White House says talks ‘constructive’ but Russian negotiators not present; more civilians killed in country’s south-east by Moscow attacks. What we know on day 1,488 Ukrainian and US negotiators trying to secure a peace settlement of Russia’s invasion opened their latest round of talks in Florida on Saturday, with more discussions planned through the weekend. Russian representatives did not attend the meeting. “We continued discussing key issues and the next steps within the negotiation track,” the chief Ukrainian negotiator, Rustem Umerov, posted on X. Russian and Ukrainian negotiators met at two sets of US-brokered talks in the United Arab Emirates this year and a round in Geneva last month. Moscow and Kyiv agreed on prisoner exchanges, but no breakthroughs were achieved. The White House described the latest meeting as “constructive”, with discussions “focused on narrowing and resolving remaining items to move closer to a comprehensive peace agreement”. Russian attacks killed four people in south-eastern Ukraine and left much of the northern region of Chernihiv without power on Saturday, officials said. Zaporizhzhia governor, Ivan Fedorov, said the morning attack on the city killed a man and a woman, and injured six others, including two children. In the adjacent Dnipropetrovsk region, officials said two people died in an area south-east of the main regional centre, Dnipro. Five people were injured in attacks at multiple places. In his nightly video address, President Volodymyr Zelenskyy said power had been cut to parts of Chernihiv region, where efforts were under way to fix damage after a drone strike on an energy facility. Power and water supplies have also been cut to parts of Kyiv. Ukrainian forces shelled a public building in Russia’s border region of Belgorod on Saturday, killing four people, the regional governor said. Vyacheslav Gladkov, writing on Telegram, said the attack hit a “social site” in the village of Smorodino, without giving further details. The bodies of two women were pulled from under rubble, he said. Belgorod has come under frequent Ukrainian attack during the four-year war. Authorities in nearly a dozen Russian regions in recent weeks cited various excuses to prevent demonstrations against internet censorship and the blocking of the popular messaging app Telegram. In most cases, they succeeded. Mindful of a crackdown on dissent since the invasion of Ukraine, activists decided not to risk holding unauthorised rallies, even if they weren’t about the war. Some went to court to challenge government refusals to authorise pickets, while others scaled them back to smaller indoor gatherings. Tens of thousands of Czechs filled a large plain in Prague to rally against the government of the billionaire prime minister, Andrej Babi, on Saturday, slamming it for “arrogance of power”. The Million Moments for Democracy movement organising the protest has criticised the government for “playing down” threats from Russia invading Ukraine. Protesters, some carrying Ukrainian flags, criticised its refusal to provide military aid to Ukraine. Babis leads a three-party nationalist cabinet comprising his catch-all ANO party, the far-right SPD and the rightwing Eurosceptic Motorists. “[The government] is doing everything to drag us towards Russia and, together with Hungary and Slovakia, to dent the EU,” Marek Perutka, a conservationist carrying a Ukrainian flag told Agence France-Presse. Continue reading...
Donald Trump threatened to deploy ICE agents to US airports on Monday if congressional Democrats do not immediately agree to fund airport safety – key US politics stories from 21 March at a glance Donald Trump threatened to deploy Immigration and Customs Enforcement agents to US airports on Monday if congressional Democrats do not immediately agree to fund airport safety. Transportation Security Administration personnel are set to miss a second full paycheck on 27 March amid a partial government shutdown in its 36th day as lawmakers clash over funding for the Department of Homeland Security, the parent agency for TSA and ICE. Continue reading...
Il presidente statunitense, 'inizieremo dalla più grande'
Gli accertamenti si concentrano anche sul precedente ricovero e sul rapido peggioramento delle condizioni nelle ore successive alla dimissione dall’Infermi, mentre gli inquirenti analizzano cartelle cliniche per ricostruire quanto accaduto
Jessica Francisconi, vita spezzata ad appena 31 anni venerdì. Ha militato per oltre dieci anni nelle squadre pallavolistiche di serie C e D. Il compagno e allenatore: “Non accettava di mollare senza provarci”
Rebus viale dell’Appennino: ma l’edificio transennato è un disagio grande anche per tutti gli utenti della strada. Il Comune vuole comprarla e, finalmente, demolirla. Ma prima c’è il nodo di un’ipoteca
Vi proponiamo "Tele...raccomando", la rubrica di Klaus Davi dedicata al piccolo schermo CHI SALE (Porta a Porta) Come un fulmine a ciel sereno, la notizia della morte di Umberto Bossi veniva battuta dalle agenzie poco dopo le 20:30 di giovedì. E subito tutte le redazioni conferivano il giusto tributo a un grande leader politico italiano. Ne han parlato Milo Infante in Ore 14 Sera su Rai 2 e Paolo Del Debbio a 4 di sera e a Dritto e rovescio su Rete 4. E poi spazio a Porta a Porta in seconda serata su Rai 1 subito nel blocco iniziale che ha raggiunto, a cavallo della mezzanotte, l'ottimo share del 14.1% con 1,5 milioni di spettatori, approfittando anche del traino di Don Matteo 15 che ha chiuso in rialzo con l’ultima puntata. Al di là delle considerazioni prettamente numeriche, una testimonianza tangibile di quanto interesse, affetto e, in un certo senso, nostalgia abbia ingenerato il ricordo del fondatore della Lega. Eloquente il titolo di Bruno Vespa, «Il Senatur che ha cambiato la politica italiana», che poi ripropone un frammento di un duello avvenuto proprio nel suo studio il 9 aprile 1996 tra Bossi al centro e Berlusconi-Fini, da una parte, e Dini-D’Alema, dall’altra.
Senza perdere la tenerezza. Estendere i diritti. Braccio teso (no, non quello) verso chi ha bisogno. Il partito sociale della sinistra. Dal 1957 l’Arci (Associazione ricreativa e culturale italiana) conia e ricicla slogan e certezze solidali. Oggi è una rete di mezzo migliaio di circoli, una ramificazione capillare di enti e comitati di gestione. Un apparato. Perciò, ha bisogno di gente che ci lavori sul serio. Il che in genere comporta l’essere pagati. Invece in questi giorni si è destato un vespaio di proteste per un bando di Arci Torino in cui si offriva un posto di “Responsabile dell’ufficio di Comunicazione”. Responsabile con la R maiuscola. Con un sacco di mansioni, peraltro, tipo: tutte le attività di comunicazione istituzionale, progettuale, online e offline, cioè tutta la line. Affiancato da addetto stampa, graphic designer, Uffici, Aree, Esecutivi, Presidenti, tutte entità maiuscole, tanto coordinamento, tanto supporto, implementare, interfacciarsi, curare, incontrare, essere strategici e operativi insieme. Al lordo, per 15mila euro all’anno che, con Partita Iva o Cococo, tolti i contributi e le imposte, fanno 800 netti al mese. Cioè lo stipendio di uno di quei poveretti che arrancano contromano per recapitare dei pasti inesorabilmente raffreddati. Se i rider sono assurti a icona dell’ultimo gradino nella piramide alimentare (“Se non studi finirai a fare il rider!”), chi ha studiato per anni, dato che questo è richiesto nel bando, oltre a esperienza almeno triennale, competenza di grafica e web design e capacità di visione strategica - che non è mica solo studiare la mappa di Google - chi dunque ha investito in annidi formazione, di specializzazione, di approfondimento, può andare tranquillamente a seppellirsi in uno scantinato e nutrirsi di radici. Essendo il contratto a scadenza, è poi libero fra un anno di morire di fame. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46861997]] CONTRADDIZIONI La reazione, come detto, è stata veemente. Ma come, va bene guardare con sdegno ai parametri di mercato, però qui ne va della dignità sociale, proprio. A questo punto al malcapitato presidente dell’Arci Torino, Daniele Mandarano, è toccato rispondere. All’inizio ha farfugliato qualcosa a proposito di un contesto «che non distribuisce utili», ma a questo punto neanche grandi salari. Poi c’è una questione normativa per cui tra lavoratori dipendenti del Terzo settore non si può superare il rapporto di uno a otto (se capiamo bene, nessuno all’Arci può essere pagato più di 120mila euro all’anno, caso mai qualcuno cercasse di approfittarne). Dopodiché, per ipotesi astratta, anche il Responsabile comunicazione dell’Arci farebbe fatica a pagarsi i biglietti per gli eventi dell’Arci, oltre alla tessera annuale di 12 euro che è obbligatoria anche solo per poterci mettere piede una volta (un milione di iscritti, 12milioni che entrano solo di lì, il costo di 800 Responsabili). Insomma, non è bastato. Sempre a Mandarano è toccato vergare lunghi messaggi e comunicati (redatti, si presume, da lui stesso, per risparmiare), specificando che sì, si può arrivare a qualcosa di più, e che la R non era maiuscola. Alla fine hanno ridato il posto allo stesso di prima, visto com’era facile? Tuteliamo i migranti raccoglitori di frutta e creiamo nuovi emigrati in fuga dalle proposte dell’Arci. Sempre senza perdere la tenerezza, per carità, ma soprattutto cercando di non perdere la faccia. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46628934]]
Mani Pulite, dal cappio al grilletto. «La vita di un giudice che volesse indagare sulla Lega», tuona Bossi, «vale il costo di una pallottola, 300 lire». Il senatùr risponde a chi gli chiede di un possibile coinvolgimento della Lega in Tangentopoli, è settembre ’93. Sette mesi prima, alla Camera – tra un florilegio di cravatte sgargianti – il deputato leghista Luca Leoni Orsenigo ha sventolato un cappio, bersaglio i politici corrotti. Le pallottole di Bossi fischiano sui giornali e in tivù. Per la magistratura si tratta di «una minaccia». I barbari leghisti, gridano i nemici, devono andarsene dal parlamento. Il fondatore della Lega spiegherà poi che era stato ironico. Il riverbero delle polemiche più dure prosegue oltre un anno. Seduta di Montecitorio del 21 dicembre ‘94, prende la parola l’onorevole Lelio Lantella, fuoriuscito dalla Lega ed entrato nel Gruppo Misto: «Naturalmente, quando leggiamo sulla stampa che l’onorevole Bossi ha ricevuto una pallottola, deploriamo questo episodio gravissimo perché si inserisce nel quadro di inciviltà tremenda che abbiamo stigmatizzato. Ma occorre pure sottolineare che, nel nesso causale di questo clima, entrano anche alcune responsabilità dell’onorevole Bossi, perché quando egli afferma, come ha fatto, che le pallottole costano 300 lire, a qualcuno potrebbe venire l’idea di comprarsene qualcuna e di potersele permettere». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46913025]] Il resoconto stenografico della Camera riporta “Applausi dei deputati dei gruppi federalisti e liberaldemocratici, di Forza Italia, di Alleanza nazionale-Msi e del centro cristiano democratico”. Capo carismatico, comunicatore, provocatore. Ve lo immaginate Bossi nella società del politicamente corretto? «La Lega ce l’ha duro!». Cabiate, provincia di Como, 26 luglio ’97: «Quando vedo il tricolore mi incazzo! Il tricolore lo uso per pulirmi il culo!». Gli viene contestato il vilipendio alla bandiera: la Camera nega l’autorizzazione a procedere. Passano due mesi, il senatùr dirige la Festa dei Popoli Padani. Riva degli Schiavoni, Venezia. Una signora s’affaccia alla finestra e brandisce il tricolore: «Signora, il tricolore lo metta nel cesso! (...) Ho ordinato un camion rimorchio di carta igienica tricolore, personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore». La condanna per vilipendio stavolta arriva. «Bossi ha fatto la Lega», spiegava il capo, «ma la Lega non è Bossi. La Lega è un fiume inarrestabile». Lo era anche lui. Altra adunata, Curno (Bergamo), 26 settembre’93: «Ho sentito la Boniver (senatrice del Psi, ndr), che ha fatto un comunicato stampa dicendo che ha avuto sentore che la Lega si stia armando (fischi dalla platea). Cara Boniver... Cara bona, bonazza nostra... La Lega non ha bisogno di armarsi, noi siamo sempre armati... di manico!». Bossi simula un gesto dell’ombrello, ma l’ombrello è qualcos’altro. Il 15 settembre ’96, a Venezia, l’annuncio dell’indipendenza della Padania: «È giunta l’ora di avviare la grande impresa di far nascere questo nuovo Paese, che noi oggi battezziamo con il nome di Padania, in nome dell’autorità che ci deriva dal diritto naturale di autodeterminazione e dalla nostra libera coscienza. Chiamando per voce delle nostre libere istituzioni l’insegnamento di amore perla libertà e di coraggio dei Padri Padani a testimone dell’onestà delle nostre intenzioni. Noi, popoli della Padania, solennemente proclamiamo: la Padania è una repubblica federale indipendente e sovrana. A sostegno di ciò noi ci offriamo gli uni agli altri, a scambievole pegno, le nostre vite, le nostre fortune e il nostro sacro onore». Gli stranieri. «I padani hanno lavorato la loro terra per migliaia di anni, mica per darla a Bingo Bongo o al primo cinese di turno»; «A me i negri stanno simpatici, loro non possono egemonizzarci. I meridionali sì, perché hanno in mano lo Stato». Roma ladrona, la Lega non perdona. Terzo congresso federale, 15 febbraio ’97: «Evidentemente per Roma e per gli italiani il più grave problema della Padania è che ci sono troppi padani. La razza pura ed eletta dei romanofili pensa di poter dirigere dall’alto le terre incognite padane ridotte a colonie penali celtico-congolesi nel nome sacro ed eterno “de Roma”». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46912745]] Bossi va davanti alla prefettura di Bergamo, manifestazione dell’8 dicembre 2007: «Il nostro popolo è pronto ad attaccare. Si dice che il Paese stia andando a fondo, ma io conosco solo un Paese, che è la Padania. Dell’Italia non me ne frega niente». E ancora: «L’Italia tratta i popoli della Padania come colonie interne da sfruttare economicamente e da assoggettare etnicamente, magari spingendovi le masse di immigrati extracomunitari che dovrebbero, secondo le analisi degli illuminati di Santa Romana Chiesa, raggiungere i 13 milioni di individui in pochi decenni». Primo congresso federale del partito (8 dicembre ’89), Segrate, Milano. Ovunque sciarpe bianco-rosse, i colori della Lega Lombarda. Tifo indiavolato. I vecchi cronisti raccontano di un discorso lungo 18 cartelle, cifra verosimile riascoltandolo dall’archivio di Radio Radicale. Il grande capo viene interrotto dagli applausi per una trentina di volte. «Dietro l’immigrazione di colore non c’è solo l’interesse di una sinistra allo sbando che cerca i voti di un nuovo sottoproletariato, non c’è solo la Chiesa rinchiusa nei palazzi dell’avere che ha perso ogni credibilità e cerca di riempire i suoi seminari vuoti con religiosi che ormai trova solo nel terzo mondo. C’è anche e soprattutto l’interesse del grande capitale». Si torna ai grilletti, 29 agosto ’94: «Se non avessimo impedito la rivolta si sarebbe incendiato tutto il Nord. E se in Sardegna, un’area isolata, qualche mitra lo puoi trovare, in Lombardia trovi tutto, dai cannoni agli aeroplani, tutto quello che vuoi. Se esplodeva la rivolta nella bergamasca, spazzava via la Lombardia che al quinto giorno si sarebbe sollevata in armi contro il regime». Bossi ha ricordato di aver «fermato 300mila bergamaschi pronti a imbracciare il fucile». «Si tratterà di una battaglia durissima. Ma noi della Lega non siamo soldati di ventura. Non siamo mercenari. Siamo degli idealisti pronti a qualunque scontro, a batterci all'arma bianca, a d uscire all’assalto in ogni momento attorno alle nostre bandiere. Il nuovo periodo storico deve arrivare presto e deve essere illuminato dalla grande luce del federalismo!». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46912608]]
Impressions of Keir Starmer, sketches about dodgy skincare products, and some ‘god-awful performances’ aside, the inaugural episode’s ambition was refreshing to see In the end, it’s a feeling, isn’t it? You can tally up the laughs, work out the ratio of good lines to bad, sketches that fly, sketches that plummet straight into the mire – but in the end, a comedy show leaves you with a feeling that tells you whether it worked or not. The general feeling, I think, will be that the inaugural episode of Saturday Night Live UK – Sky’s version of the famous 51-year-old American original founded and still overseen by the infamous Lorne Michaels – did work. Continue reading...
Bologna, il blitz della polizia locale dopo l’allarme dei residenti. Un ventenne bloccato in via Cavaioni, non aveva nemmeno la patente
Domani giornata decisiva per l'assegnazione dei titoli del campionato italiano 2026. Si parte ore 9.30 con le semifinali a cui faranno seguito le finali per il terzo e quarto posto, prima delle finali che decreteranno i nuovi Campioni d'Italia
A Plan de Corones si sono giocate le 20 gare in programma dei tabelloni femminili e maschili. Domani gran finale Domani, semifinali in programma dalle ore 9.30 a seguire, le finali per il terzo e quarto posto, prima delle finali che assegneranno gli scudetti 2026
Tens of thousands gathered in Seoul to show that, after a four-year hiatus, they had still kept a place for the band in a very changed world The Zubillaga family had come from Veracruz, Mexico. Julio and Miryam had brought their daughters, Renata, 15, and Fernanda, 11, as a gift, across 15 hours of flights to a city none of them had visited before. They had tried for world tour tickets to see BTS in Mexico but they had been snapped up already, so they came to Seoul instead, joining the tens of thousands outside the gates, waiting for the music to reach them. “It’s beautiful,” Renata says of the new album, Arirang. Her favourite member, like her mother and father, is Jung Kook. The Zubillaga family, (L-R) Julio (44), Renata (15), Miryam (43) and Fernanda (11), flew to South Korea from Mexico as a birthday gift for Renata. Continue reading...
La coppia italiana, dopo aver vinto la Pool A, nell'ottavo di finale hanno sconfitto 2-1 (21-17, 14-21, 15-13) le statunitensi Harward/Hodel 2-1 (21-17, 14-21, 15-13)
La prima serata del Serale di Amici 25 si chiude con un bilancio amaro che vede l'uscita di scena di tre profili estremamente diversi tra loro, lasciando un vuoto sia tecnico che emotivo...
La prima serata del Serale di Amici 25 si chiude con un bilancio amaro che vede l'uscita di scena di tre profili estremamente diversi tra loro, lasciando un vuoto sia tecnico che emotivo...
Osaka admits to ‘dilemma’ after loss to Talia Gibson Norrie, Boulter and Jones all out to end British hopes Naomi Osaka has said she does not intend to continue competing if she frequently loses in first round matches after suffering a disappointing 7-5, 6-4 defeat to Australia’s Talia Gibson in her opening match of the Miami Open. Osaka, who received a first-round bye as the 16th seed in Miami, moved sluggishly in an error-strewn performance and was outplayed by the talented 21-year-old Gibson, who will play Iva Jovic in the next round. Continue reading...
La coppia azzurra, vinta brillantemente la Pool A, hanno superato nell’ottavo di finale le statunitensi Harward/Hodel 2-1 (21-17, 14-21, 15-13)
I ministri dell’energia dell’Unione hanno ricevuto istruzioni di non affrettarsi a reintegrare le riserve e di esercitare “flessibilità”
Mozic e soci passano all'Allianz 0-3 (21-25, 23-25, 20-25) e si guadagnano per la prima volta un posto ra le prime quattro del torneo. Gli scaligeri sfideranno Civitanova per entrare in finale
I mullah alzano il tiro e mostrano la capacità di raggiungere distanze impreviste. Due testate iraniane bucano le difese aeree dello Stato ebraico a Dimona e Arad
La struttura finita sotto il fuoco Usa ha decine di centrifughe intatte ed è da anni nel mirino di statunitensi e israeliani
Gli scaligeri superano 0-3 (21-25, 23-25, 20-25) la squadra di Piazza, chiudono la serie 3-1 e raggiungono le già qualificate Perugia e Civitanova
Teheran dà il via libera a imbarcazioni di Cina, Indie e Malesia. Trattative con Tokyo. Sono intanto 22 i governi disposti a mettere in sicurezza lo stretto in caso di tregua