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Il Campus Bio-Medico ha inaugurato l’Agri Research and Teaching Center, un polo avanzato per l’innovazione come ponte tra università, imprese e istituzioni. Il centro rappresenta un hub agro-biotech europeo di riferimento nell’ambito One Health, capace di coniugare ricerca, applicazione e impatto reale. È la risposta alle sfide globali contemporanee, come la sicurezza alimentare, l’energia, la sostenibilità integrale, la gestione efficiente delle risorse naturali, l’innovazione tecnologica e la tutela della salute umana. In un contesto sempre più complesso e interconnesso, è necessario adottare modelli capaci di affrontare simultaneamente queste criticità, mettendo in relazione ambiente, uomo e sistemi produttivi. L’ecosistema evoluto del Campus Bio-Medico Serra e laboratorio, un hub aperto e multifunzionale [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47633803]] Un modello operativo esportabile Giorgio Salvitti, Consigliere del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha osservato: “Si tratta di un tema fondamentale per il settore agricolo, perché investire nella ricerca è essenziale per aumentare non solo la capacità produttiva, ma soprattutto la qualità dei prodotti. Questo è l’aspetto più importante. Credo che la direzione intrapresa sia quella giusta e i risultati ci stanno dando ragione: le aziende agricole che hanno già investito nell’innovazione stanno registrando un raddoppio della capacità produttiva per ettaro. È un dato molto significativo, che dimostra come questi investimenti possano garantire anche un importante ritorno economico per le imprese agricole. Per questo è giusto sostenerle, sia dal punto di vista della qualità del prodotto sia sotto il profilo economico. Il ricambio generazionale e la ricerca, come le tecniche di evoluzione assistita e l'Intelligenza Artificiale, aiuteranno questo settore ad avanzare ancora di più sui mercati internazionali". Giancarlo Righini, Assessore Bilancio, Programmazione economica, Agricoltura e Sovranità alimentare della Regione Lazio, ha dichiarato: “L’Agri Research and Teaching Center è un’iniziativa strategica che valorizza il potenziale della Regione Lazio nei settori dell’innovazione agro-biotech, della sostenibilità e della ricerca applicata. Investire in tecnologie avanzate, agricoltura sostenibile e formazione significa rafforzare la competitività del nostro sistema produttivo e creare nuove opportunità per giovani, imprese e territorio. Il progetto del Campus Bio-Medico interpreta concretamente la visione One Health, integrando sviluppo scientifico e tutela ambientale in una prospettiva di crescita sostenibile e internazionale”. Per Titti Di Salvo, Presidente del Municipio Roma IX Eur: “L’inaugurazione dell’Agri Research and Teaching Center rappresenta un risultato importante per il territorio del Municipio IX e per tutta la città di Roma e per il nostro territorio. Un progetto con visione sociale che mette al centro innovazione, sicurezza alimentare, formazione e salute, rafforzando il ruolo del Campus Bio-Medico come punto di riferimento per la ricerca e lo sviluppo di modelli orientati alla sostenibilità umana integrale. La collaborazione tra istituzioni, università e imprese è la strada giusta per costruire comunità capaci di affrontare le grandi sfide del nostro tempo”. Carlo Tosti, Presidente Università Campus Bio-Medico e Fondazione Policlinico UCBM, ha affermato: “É una giornata importante perché dà concretezza ai tanti impegni e annunci sul tema della sostenibilità e del progetto One Health. Come Campus Bio-Medico siamo da sempre attivi e propositivi nel promuovere l’innovazione tecnologica al servizio del pianeta e della tutela dell’ambiente. Oggi presentiamo diverse soluzioni tecnologiche che, attraverso sistemi acquaponici e idroponici, offrono applicazioni concrete capaci di rendere più sostenibile la vita quotidiana e il futuro del nostro pianeta. Questa è la direzione giusta: un percorso che unisce innovazione, sostenibilità e responsabilità. Inoltre, l’iniziativa ha anche un importante valore didattico e formativo, perché contribuisce a sensibilizzare e coinvolgere le nuove generazioni su temi fondamentali per il futuro". Domenico Mastrolitto, Direttore Generale del Campus Bio-Medico SpA, ha affermato: “Con l’Agri Research and Teaching Center, il Campus Bio-Medico compie un passo avanti significativo nello sviluppo di un ecosistema integrato di ricerca e didattica innovativa. Si tratta di un incubatore di innovazione e sostenibilità, un’infrastruttura tecnologica avanzata che nasce come spazio di sperimentazione interdisciplinare, in cui scienza, tecnologia e sostenibilità convergono per affrontare sfide complesse quali la sicurezza alimentare e la salute delle comunità. Il nuovo centro tecnologico è stato concepito come un polo aperto a collaborazioni con Enti istituzionali, imprese, università, offrendo a studenti, ricercatori e partner industriali un ambiente in cui sviluppare soluzioni concrete e trasferire competenze, secondo la visione integrata One Health. L’impatto atteso è multidimensionale, sui piani produttivo, scientifico e sociale, con interventi sulle filiere locali sostenibili, sulla formazione, sulla creazione di valore per il territorio, occupazione qualificata e nuove opportunità di innovazione”. Maria Siclari, Direttore Generale ISPRA, ha sottolineato: “Con l’inaugurazione dell’Agri Research and Teaching Center apriamo la strada a un’idea di futuro fondata su sostenibilità, innovazione e tutela delle risorse. Viviamo in un mondo interconnesso. Ambiente, uomo e sistemi produttivi sono legati da un filo unico. È il paradigma One Health, che qui diventa metodo di lavoro quotidiano. In questo Center, ricerca, didattica e produzione si incontrano per promuovere concretamente i principi dell’economia circolare: dal recupero degli scarti agricoli al riutilizzo delle risorse, fino alla lotta contro lo spreco alimentare. Per questo il Center fa propri i valori della campagna ‘Facciamo Circolare realizzata da ISPRA in collaborazione e con il finanziamento del MIMIT’, con l’obiettivo di trasformare idee e buone pratiche in opportunità concrete per le persone e per il pianeta”. Secondo Livio Proietti, Presidente Ismea: “Questo progetto nasce dalla collaborazione tra istituzioni e privati e rappresenta un modello innovativo capace di coniugare sostenibilità ambientale, sociale ed economica. La vera sfida di questi impianti è proprio la sostenibilità economica, affrontata qui attraverso soluzioni innovative come i pannelli solari bifacciali, che consentono di ottimizzare energia e calore. Il valore aggiunto di queste coltivazioni è la capacità di superare i limiti imposti dal clima e dalla stagionalità, garantendo prodotti freschi tutto l’anno. Inoltre, queste tecnologie permettono di recuperare spazi inutilizzati, come aree di archeologia industriale, riducendo il consumo di suolo. Come Ismea siamo pronti a sostenere e sviluppare ulteriormente questo progetto, perché crediamo che l’innovazione sia una leva strategica per il futuro dell’agricoltura italiana”.
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È durato circa un’ora e mezza l’incontro a Palazzo Chigi tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il segretario di Stato americano Marco Rubio. Il vertice, iniziato poco prima di mezzogiorno con una stretta di mano e uno scambio di baci, è servito a rafforzare il solido partenariato strategico tra Italia e Stati Uniti. Rubio ha sottolineato “l’impegno degli Stati Uniti a una stretta collaborazione sulle priorità condivise”, discutendo le principali sfide internazionali, dal Medio Oriente all’Ucraina.Riguardo alla Nato e alla possibile rotazione delle truppe americane, il segretario di Stato ha precisato: "C’è sempre un piano per effettuare una rotazione all’interno della Nato ma in ultima analisi la decisione spetta a Trump". Ha poi aggiunto di non aver parlato con Meloni di un possibile ritiro delle basi statunitensi dall’Italia. Sul fronte Iran, Rubio si è mostrato cauto ma ottimista: "Spero che ci sia una seria proposta dell’Iran nelle prossime ore". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47548001]] Sull’Ucraina ha invece dichiarato: "Restiamo pronti a fare da mediatori ma non vogliamo perdere tempo se gli sforzi non vanno avanti".Dal lato italiano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rimarcato l’importanza del rapporto transatlantico, affermando: "Sono convinto che l’Europa ha bisogno dell’America, l’Italia ha bisogno dell’America, ma anche gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa e dell’Italia. L’unità dell’Occidente è fondamentale". Rubio ha concluso l’incontro con un tono più leggero, scherzando sulle sue origini piemontesi dopo aver ricevuto un albero genealogico: "La prossima volta che tornerò e sarò nella regione, terrò un discorso in italiano". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47565912]]
Nella giornata di ieri, giovedì 7 maggio, Giorgia Meloni ha ricevuto il neoeletto premier ungherese Péter Magyar a Palazzo Chigi. L'incontro è stato definito "proficuo" dalla premier e ha consolidato la "solidità delle relazioni tra Italia e Ungheria". Eppure, c'era chi, dopo la vittoria di Magyar alle elezioni ungheresi del 12 aprile scorso, affermava con convinzione: "Quello che è certo è che ha perso Orbán, ma con lui ha perso Trump e ha perso Giorgia Meloni". Le parole, smentite in toto dalle immagini che arrivavano da Palazzo Chigi, appartengono alla segretaria del Pd, Elly Schlein. Già, perché la segretaria, dopo la sconfitta di Orbán, era arrivata a celebrare la fine del sovranismo: "Il tempo dei sovranisti - sosteneva - è finito, il tempo delle destre nazionaliste è finito. Ha vinto la libertà. Ha vinto la democrazia. Ha vinto la voglia d'Europa". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47299171]] Parole che, ora, tornano di stringente attualità. I profili social di Fratelli d'Italia hanno infatti rilanciato il video in cui Schlein si spendeva nel sancire il tramonto delle 'destre-destre', un semplice escamotage per mettere in evidenza lo scollamento tra le parole di Elly e la realtà. FdI infatti ha montato le immagini con quelle dell'incontro tra Meloni e Magyar, i sorrisi e le strette di mano. A corredo, un commento, tranchant: "Segretaria, anche questa volta ci ha regalato un assist. Vuole rifare il video magari cambiando qualche parola?". Niente da aggiungere...
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Siamo alle solite. Pur di infangare gli alpini, anche stavolta spuntano fuori storie assurde che, come sempre, andranno attentamente verificate. A lanciare l’ennesima accusa è Alice Salvatore, ex consigliera regionale del Movimento 5 Stelle e già candidata alla presidenza della Liguria. Sui social ha pubblicato un messaggio ironico e amaro: "Buona adunata a tutte", raccontando di essere stata molestata mentre viaggiava su un autobus a Genova in questi giorni mentre la città ospita l’Adunata Nazionale degli Alpini. Nel post, Salvatore descrive di aver notato, pochi minuti dopo essere salita sul mezzo, "sguardi alticci di due ragazzi con birra in mano" che la fissavano insistentemente. Poco dopo, secondo il suo racconto, sarebbero stati altri tre alpini "più attempati" a infastidirla mentre era impegnata al cellulare. "Uno si avvicina a me, tira fuori il cellulare e comincia a farmi il verso, avvicinandosi sempre di più, digitando al cellulare, guardandomi e sghignazzando insieme agli altri", scrive. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47592454]] La Salvatore sostiene di aver reagito con una risposta tagliente, dopo la quale i molestatori avrebbero smesso. Come spesso accade in questi casi si cerca di fare di tutta un'erba un fascio. Ma di fatto i toni della sinistra contro l'adunata cominciano a toccare vette finora inimmaginabili. E il caso raccontato dalla Slavatore, depreabile, di certo non rappresenta affatto l'adunata dei nostri militari. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47616347]]
La distanza più grande, oggi, non è quella in classifica, ma quella emotiva. Tra il Milan e i suoi tifosi si è aperta una frattura profonda, alimentata da mesi di delusioni e resa ancora più pesante dallo scudetto vinto dall’Inter e dalla corsa nerazzurra fino alla finale di Coppa Italia, dopo una vittoria contro la Lazio di Maurizio Sarri appare più che possibile. Fino a poco tempo fa il bersaglio principale della contestazione era Gerry Cardinale, accolto a San Siro dai cori “Cardinale vendila”. Adesso però qualcosa è cambiato. La rabbia del popolo rossonero si sta spostando sempre più verso l’a.d. Giorgio Furlani, tanto che online cresce una petizione contro il dirigente del club, arrivata in poche ore a numeri enormi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47565511]] Il problema, per molti tifosi, non è soltanto perdere. È non capire dove stia andando il Milan. Non si vede una linea chiara, non si percepisce una strategia sportiva solida e ogni settimana emergono nuove indiscrezioni che aumentano la confusione. Il possibile addio di Igli Tare, il ruolo ancora indefinito di Zlatan Ibrahimovic all’interno della società, i rapporti complicati con Massimiliano Allegri: tutto contribuisce a dare l’impressione di un club sospeso, senza una vera identità tecnica e dirigenziale. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47594328]] E forse è proprio questo che fa più male ai milanisti. Il confronto inevitabile con il passato. Con quel Milan che Carmelo Bene definì “la più grande squadra di ogni tempo”, quella di Sacchi, dei tre olandesi, di Baresi e Maldini. Guardando il presente, sembra davvero passata un’altra epoca. Non trent’anni. Quasi due secoli.
Francesco Dolci, 41 anni, è indagato nell’inchiesta sulla presunta profanazione della tomba di Pamela Genini. Le telecamere del cimitero di Strozza lo hanno ripreso nel cuore della notte davanti al cancello chiuso del camposanto, dove erano in corso lavori di riesumazione. Durante l’interrogatorio con il pm Giancarlo Mancuso, Dolci ha ammesso di essere stato sul posto dopo aver inizialmente negato, spiegando di aver bevuto troppo dopo una cena. Secondo gli investigatori, la sua presenza potrebbe essere collegata al timore che i lavori facessero emergere eventuali manomissioni del loculo. Il punto centrale dell’inchiesta riguarda soprattutto un messaggio inviato da Dolci alla sua avvocata all’1.49 del 18 marzo. Nell’sms, riportato dal Corriere della Sera, l’uomo scrive: "Dai un ultimo bacio alla tomba di Pamela". Gli inquirenti attribuiscono grande importanza a questa frase, interpretandola come un possibile riferimento alla situazione del loculo. Nel testo Dolci parlava anche di presunte minacce ricevute. A rafforzare i sospetti ci sarebbero inoltre le numerose visite compiute nei giorni successivi al cimitero: secondo chi indaga, avrebbe controllato il loculo in modo insistente, soffermandosi proprio nei punti dove sono stati poi trovati segni di forzatura, come tracce di mastice e parti scollate. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47580437]] Dolci continua però a proclamarsi innocente e sostiene di essere vittima di un complotto. Ha anche minimizzato il ritrovamento di silicone e ancoranti chimici sequestrati dai carabinieri, definendoli materiali comuni da edilizia. Intanto proseguono gli accertamenti sui dispositivi elettronici sequestrati. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47602045]]
Negli ultimi anni, la sostenibilità è diventata una delle parole più utilizzate nel mondo dell’impresa. Una presenza costante nei messaggi pubblicitari, nei siti aziendali, nelle dichiarazioni istituzionali. Ma proprio questa diffusione ha generato un effetto paradossale: più se ne parla, più diventa difficile capire cosa significhi davvero. Il rischio è quello del greenwashing. Un fenomeno ormai diffuso, in cui il linguaggio della sostenibilità viene utilizzato come leva comunicativa, senza che a questo corrispondano pratiche concrete e verificabili. Una narrazione che rassicura, ma che spesso non regge a un’analisi più approfondita. In settori complessi, come quello dei metalli preziosi e dei gioielli, il tema è ancora più delicato. La filiera è articolata, l’origine delle materie prime non sempre immediatamente tracciabile e il valore economico resta fortemente legato a logiche tradizionali. C’è poi un ulteriore elemento: la percezione. Alcuni ambiti, come quello dei cosiddetti “compro oro”, sono storicamente lontani dall’immaginario della sostenibilità o della responsabilità sociale. Un settore spesso considerato opaco, dove il tema principale è sempre stato il prezzo, non il processo. Proprio per questo, i segnali di cambiamento che arrivano da questo ambito assumono un significato particolare. Negli ultimi anni, alcune realtà hanno iniziato a lavorare su un modello diverso, basato su due direttrici: da un lato la tracciabilità e la verificabilità dei processi, dall’altro l’attenzione alle persone e all’organizzazione. È il caso di aziende che hanno scelto di sottoporre i propri claim a certificazioni indipendenti, come la ISO 17033, introducendo un livello di controllo che prova a ridurre il rischio di greenwashing e a riportare il tema della sostenibilità su un piano concreto. Allo stesso tempo, cresce l’attenzione verso la dimensione sociale del lavoro. Non solo ambiente, quindi, ma condizioni, opportunità, equilibrio tra vita professionale e personale. In questo contesto si inseriscono iniziative istituzionali come l’elenco delle Imprese Responsabili in favore della maternità promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che riconosce le aziende impegnate nel supporto alla genitorialità e nella costruzione di contesti lavorativi più equi. «In un settore come il nostro, parlare di sostenibilità o di responsabilità può sembrare distante dalla percezione comune», commenta Alessandra Baldissera, General Manager di Oro in Euro . «Per questo abbiamo scelto di lavorare sui processi e non solo sul racconto: rendere verificabili le nostre attività e costruire un ambiente di lavoro equo sono due aspetti dello stesso percorso». Il dato interessante, in questo caso, non è tanto il riconoscimento in sé, quanto il contesto in cui avviene. Portare logiche di trasparenza, responsabilità e attenzione alle persone in un settore percepito come difficile rappresenta un cambio di paradigma che va oltre la singola azienda. Il punto, oggi, non è stabilire chi sia “più sostenibile”, ma capire quali realtà stanno provando a rendere questi principi concreti, anche dove sembrava meno probabile. Perché, in un contesto in cui le parole rischiano di perdere significato, la differenza torna a essere una sola: quella tra chi comunica e chi si assume la responsabilità di dimostrare ciò che fa.