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Strafalcione di Ilaria Salis a L'Aria Che Tira. L'ex supplente alla scuola secondaria, oggi europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra italiana, ha coniato un nuovo termine "zelanza". Accade durante un acceso scontro con Francesco Giubilei. Al centro l'esperienza cubana della Salis per conto della Flotilla. "Difenderò sempre la libertà, e la libertà è anche quella di andare in piazza a dire quelle stupidaggini", ha precisato il giornalista ed editore. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47705289]] Da qui lo scivolone dell'attivista: "Nel caso dell'Arabia Saudita e del Qatar non mi sembra che abbiate difeso la libertà con tutta questa zelanza... Cosa mi dice a proposito della libertà dei palestinesi? Sono detenuti nelle carceri israeliane in condizioni disumane". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47865458]] Intanto un report appena pubblicato dal Network Contagion Research Institute (Ncri), e visionato dall'Adnkronos, ricostruisce quella che i ricercatori descrivono come una rete di influenza allineata all'Iran e Hamas, operativa negli Stati Uniti e finanziata da una fondazione da 48 milioni di dollari senza registrazione legale nello Stato della Florida. Al centro c'è Susan "Medea" Benjamin, fondatrice di CodePink e al vertice dell'Arc of Justice Foundation. Intorno a lei, una costellazione di organizzazioni, convogli umanitari e volti noti dell'attivismo internazionale, tra cui Ilaria Salis e Mimmo Lucano. Entrambi infatti erano a bordo del convoglio Nuestra América, partito da Miami il 20 marzo 2026 con destinazione Cuba. Qui il video della gaffe di Ilaria Salis su La7
L’ex portavoce di Giuseppe Conte e volto noto della televisione è stato candidato alle elezioni comunali di Ceglie Messapica, il comune in provincia di Brindisi dove vive la sua famiglia. Nonostante la notorietà conquistata con il Grande Fratello, gli anni al fianco di Conte e le frequenti apparizioni televisive su La7, Casalino ha ottenuto soltanto 246 preferenze.Un risultato deludente: non è stato eletto e non è nemmeno arrivato primo nella sua lista civica “Uniti si cambia”, che univa il simbolo del Movimento 5 Stelle a quello di “Radici d’impegno”. A superarlo nettamente è stata Isabella Vitale, già consigliera comunale uscente, che ha ottenuto quasi 100 preferenze in più rispetto a lui. Dietro Casalino, a una ventina di voti di distanza, si è piazzato Giovanni Dovizioso, un candidato molto meno noto al grande pubblico. E in questo flop calmoroso emerge con tutta la sua forza il contrasto tra la fama nazionale di Casalino e il suo scarso appeal sul territorio di origine. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47590110]] Nonostante il tentativo di rientrare in politica attiva nella sua terra, l’ex “portavoce” (come lui stesso si definisce nel suo libro autobiografico) non è riuscito a convertire la visibilità mediatica in consenso locale.Un risultato che rappresenta una battuta d’arresto per Casalino, battuto da candidati decisamente meno conosciuti fuori dal piccolo comune pugliese. Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino, per Rocco Casalino la strada verso un seggio in Parlamento è tutta in salita... [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47868873]]
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A un anno dal suo lancio, il Manifesto dell’educazione economico-finanziaria promosso da Starting Finance continua a crescere e a raccogliere adesioni di grande rilievo, affermandosi come uno dei punti di riferimento del dibattito nazionale sui temi della consapevolezza economica, della formazione e dello sviluppo delle competenze per il futuro delle nuove generazioni. Il Manifesto nasce con l’obiettivo di promuovere una maggiore cultura economico-finanziaria come strumento di libertà individuale e crescita collettiva. Il documento raccoglie infatti i principi che da sempre guidano la mission di Starting Finance, media company leader in Italia nell’informazione e nella formazione per i giovani sui temi dell’economia: rendere la conoscenza finanziaria accessibile a tutti, favorire una comunicazione chiara e indipendente e valorizzare la formazione continua come leva per compiere scelte più consapevoli, nella vita personale così come in quella professionale. Una sfida, questa, che diventa sempre più urgente. Secondo i dati dell’Osservatorio Edufin-Index, il livello medio di alfabetizzazione finanziaria in Italia si attesta a 56 punti su 100, al di sotto della soglia minima di sufficienza fissata a 60. Inoltre, solo il 40% della popolazione possiede competenze considerate adeguate. In questo contesto, nel corso dell’ultimo anno, il Manifesto ha assunto un ruolo sempre più centrale, raccogliendo l’adesione di professionisti e figure autorevoli del settore. Un segnale che conferma come i valori e i principi alla base del documento non parlino soltanto ai giovani, ma siano oggi condivisi in misura crescente anche dai protagonisti del mondo economico e finanziario. Tra i firmatari figurano Emanuele Levi (Amministratore Delegato e Direttore Generale di CDP Venture Capital), Valeria Brambilla (Amministratrice Delegata di Deloitte & Touche SpA) e Igino Beverini (Deputy Head of Lazard Italy). Che si vanno ad aggiungere ad altri eccellenti professionisti, già firmatari del testo: Benedetto Vigna (Amministratore Delegato di Ferrari), Francesco Gattei (CFO di Eni), Gabriella Alemanno (Commissario Consob), Matteo Del Fante (Amministratore Delegato di Poste Italiane). Non si tratta solo di nomi, ma del segnale che il Manifesto continua a vivere, a unire e ad aggregare consenso, rafforzando una visione che va oltre la semplice divulgazione. Al centro c’è un principio chiaro: la finanza come diritto. Non un ambito riservato a pochi, ma una competenza fondamentale e democratica affinché tutti siano in grado di gestire le proprie risorse economiche, prendere decisioni più consapevoli e costruire un cuscinetto di risparmio per affrontare il futuro con maggiore tranquillità. «L’economia si muove per cicli e le imprese devono essere in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato. In questo scenario, poter contare su diverse forme di accesso ai capitali rappresenta un elemento strategico - commenta Igino Beverini (Deputy Head of Lazard Italy), tra i nuovi firmatari del Manifesto -. Diffondere educazione economico-finanziaria significa anche aiutare le nuove generazioni a comprendere meglio queste dinamiche e ad affrontare con maggiore consapevolezza il mondo del lavoro e dell’impresa». Il Manifesto trova la sua forza più autentica nel mettere i giovani nelle condizioni di compiere scelte in piena autonomia e consapevolezza. Offrire strumenti, non indicazioni. Ecco perché Starting Finance utilizza un linguaggio innovativo e pop, senza però con questo rinunciare alla qualità degli approfondimenti: una scelta che non è solo stilistica e comunicativa, ma che è innanzitutto figlia della mission originaria di democratizzare l’accesso all’educazione finanziaria, renderla cioè comprensibile a tutti. «Negli ultimi anni il ruolo del CFO è cambiato profondamente: oggi le competenze tecniche restano fondamentali, ma non bastano più. Servono capacità di leggere la complessità, gestire il rischio e comprendere a fondo il business - aggiunge Valeria Brambilla (Amministratrice Delegata di Deloitte & Touche SpA) -. Per questo credo che iniziative come il Manifesto dell’Educazione Finanziaria abbiano un valore importante: aiutare i giovani a costruire consapevolezza economica significa dare loro strumenti concreti per affrontare il futuro con maggiore autonomia e responsabilità». Il fatto che il Manifesto continui a raccogliere firme e adesioni, racconta una domanda sempre più diffusa che attraversa generazioni e ambiti diversi: quella di una maggiore consapevolezza economica come leva di autonomia. Un’esigenza avvertita con particolare urgenza dai più giovani, ai quali Starting Finance si impegna a fornire strumenti adeguati attraverso contenuti divulgativi e un’ampia offerta formativa della propria Business School.
L’infiammazione potrebbe diventare una delle chiavi più importanti per individuare precocemente il cancro ai polmoni e bloccarne la progressione. Ma non è tutto: nuove ricerche stanno anche mostrando come alcune aree del cervello influenzino comportamenti ripetitivi e perseveranti, aiutando gli scienziati a comprendere meglio i meccanismi che guidano le decisioni. Sono due studi differenti, ma accomunati da una stessa rivoluzione scientifica: l’uso di tecnologie avanzate per osservare ciò che accade dentro il corpo con un livello di dettaglio mai raggiunto prima. Come riportato dalla Nature, i risultati potrebbero avere implicazioni importanti sia per la medicina oncologica sia per le neuroscienze. Nel caso del cancro ai polmoni, i ricercatori si sono concentrati sull’adenocarcinoma polmonare, una delle forme più diffuse della malattia. Grazie alla cosiddetta “trascrittomica spaziale”, una tecnica che permette di osservare come i geni si attivano all’interno dei tessuti, gli scienziati hanno scoperto che i segnali infiammatori cambiano in modo preciso nelle diverse fasi della progressione tumorale. In pratica, l’infiammazione non sarebbe soltanto una conseguenza del tumore, ma potrebbe diventare un indicatore utile per capire quando la malattia sta evolvendo verso stadi più aggressivi. Questa scoperta apre la strada a trattamenti più mirati e personalizzati. L’obiettivo futuro è intercettare il tumore molto prima che diventi invasivo, intervenendo con strategie specifiche a seconda dello stadio della malattia. Secondo gli esperti, comprendere il “dialogo” tra cellule tumorali e ambiente infiammatorio potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui viene affrontato il cancro ai polmoni nei prossimi anni. Un secondo studio, sempre riportato da Nature, si è invece concentrato sul comportamento perseverativo, cioè la tendenza a ripetere un’azione anche quando non è più vantaggiosa. Per capire da dove nasce questo meccanismo, gli scienziati hanno studiato il cervello dei topi durante un esperimento basato su premi e decisioni. Gli animali dovevano scegliere se girare una ruota verso destra o sinistra per ottenere una ricompensa, ma le probabilità di successo cambiavano continuamente. Nonostante esistessero opzioni migliori, i topi tendevano spesso a ripetere le stesse scelte. Una strategia apparentemente inefficiente, ma che consentiva reazioni più rapide. Attraverso registrazioni neurali avanzate, i ricercatori hanno individuato il ruolo centrale della corteccia prefrontale dorsale, in particolare di una regione chiamata corteccia motoria secondaria anteriore. Questa area del cervello mostrava un’attività strettamente collegata alla perseveranza e ai tempi di reazione veloci. Quando gli studiosi hanno temporaneamente inibito quella regione, i topi sono diventati meno perseveranti e più lenti nelle decisioni. Il risultato suggerisce che il cervello, in alcune situazioni, privilegia la velocità rispetto all’accuratezza. Ripetere un comportamento già noto può essere meno efficiente, ma richiede meno energia mentale e permette di reagire più rapidamente. Anche se gli studi riguardano ambiti diversi, entrambi mostrano quanto sia importante comprendere i meccanismi nascosti dietro il comportamento delle cellule e dei neuroni. Nel caso del tumore al polmone, identificare i segnali dell’infiammazione potrebbe migliorare diagnosi e terapie precoci. Nel caso del cervello, capire perché insistiamo su scelte poco vantaggiose potrebbe aiutare a studiare meglio disturbi compulsivi, dipendenze e problemi legati al controllo del comportamento. La medicina e le neuroscienze stanno entrando in una fase sempre più precisa e “personalizzata”, dove ogni dettaglio biologico può trasformarsi in una nuova opportunità per comprendere il corpo umano e forse, un giorno, curarlo in modo più efficace.
Del poeta russo dell'Ottocento, Fëdor Ivanovic Tjutcev (1803-1873) Adelphi propone un volume, La Russia e l’Occidente, a cura di Marco Filoni e con un saggio di Massimo Cacciari (pag.230, €14). È singolare che un autore scoperto come poeta nientemeno che da Puškin e che Tolstoj adorava, tanto da affermare che «senza di lui non si può vivere», cercasse nella sua maturità di affermarsi come abile diplomatico ed esperto di relazioni internazionali, affidando ai saggi il meglio di sé. Oggi, come allora, sono le sue poesie ad essere amate, mentre i suoi saggi sono finiti in un andito buio, accanto a polverosi cimeli dell’impero russo. Sul pensiero politico di Tjutcev, tuttavia, si continua a discutere, dimenticando, però, come quelle dottrine politiche destinate ad un grande impero slavo furono cancellate, già durante la vita del diplomatico russo, dalla sconfitta dello Zar Nicola I nella guerra di Crimea. Si dimentica, poi, che il vero slavofilismo fu incarnato da pensatori reazionari come Dostoevskij e come sul tema della Russia e della rivoluzione abbia scritto pensieri profondissimi l’anziano Tolstoj nei primi anni del Novecento. Inoltre la Russia è crollata durante la Prima guerra mondiale. Sono seguiti Lenin e Stalin, che hanno costruito un impero ateo, lontano da quella Russia “santa” agognata da Tjutcev.Eppure, ancora oggi, nella Russia di Putin, esiste un pensiero ostile contro l’Occidente (colpevole di aver disintegrato l’unica cristiana e innescato il 1789), mentre le memorie della Rivoluzione del 1917 e del rivoluzionario Lenin vengono lentamente e inesorabilmente smantellate. Distinguiamo, innanzitutto lo slavofilismo dal russofilismo. Non si può parlare di slavofilismo per Tjutcev considerando il suo interesse e il suo sostegno alla Grecia ortodossa e alle sue lotte. Piuttosto si può pensare a un suo grande russofilismo, ovvero alla sua fedeltà a chi personificava la Russia, cioè lo Zar. Il suo sogno, infranto crudelmente dalla sconfitta nella guerra di Crimea, era il ritorno della “Seconda Roma”, la città di Bisanzio-Costantinopoli, nel suo seno: la vera terra ortodossa, la Russia. Il testo che dà il titolo al volume, La Russia e l’Occidente, è stato ritrovato nell’archivio di Tjutcev dopo la sua morte: il trattato è incompiuto, ma secondo il piano dell’opera (presente in due versioni quasi identiche e riportato nell’edizione Adelphi alla fine del saggio, a p. 63) il secondo e l’ottavo capitolo sono stati poi realizzati nei saggi La questione romana e La Russia e la Rivoluzione. Il testo è datato 12 aprile 1848 ed è stato scritto come memorandum per lo Zar Nicola I. Di certo il manoscritto era circolato, tanto che il 22 luglio 1848 lo scrittore Stepan Petrovic Ševyrëv scriveva allo storico Michail Petrovic Pogodin che il memorandum, scritto da Tjutcev, fu letto dallo Zar, che desiderava fosse stampato. Nicola I, dopo averlo letto, dichiarò: «Qui ci sono tutti i miei pensieri». La Russia e la Rivoluzione è un testo per gli storici, da studiare accuratamente perché appare nell’anno rivoluzionario 1848. Una versione di La questione romana è pubblicata il 1° gennaio 1850 sulla Revue des Deux Mondes. La “questione romana” è un tema importante per i russi dell’Ottocento. Lo Zar si recò a Roma nel 1846. A difendere il Papa, però, furono le truppe francesi. È il periodo complesso del 1848, che lasciò segni duraturi in tutta Europa. Pagine memorabili scrissero Rosmini in missione a Roma, senza dimenticare il tema dell’incivilimento, che riaprì il dibattito filosofico e politico sotto il segno di un revival di Gian Domenico Romagnosi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47864976]] Tjutcev fu ostile al 1848, alla “civilizzazione”, all’Europa. Ridicolizzò i polacchi schiacciati dall’esercito dello Zar e approvò le baionette russe contro l’Ungheria rivoluzionaria del 1849. Oggi, il dandy Tjutcev brinderebbe con champagne ai bombardamenti contro i civili ucraini: «per riunire sotto la bandiera russa le fraterne generazioni di slavi». P.s. Massimo Cacciari e Marco Filoni presenteranno il saggio oggi a Milano alle ore 19 al Chiostro dell’ex Convento di Santa Maria della Vittoria (Via De Amicis 17). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47864877]]