Maxi sequestro di droga nel Milanese, arrestato 42enne con 45 kg di cocaina
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Il sistema vigilato dalla COVIP si conferma una delle principali infrastrutture finanziarie e sociali del Paese, con risorse complessive prossime ai 400 miliardi di euro tra previdenza complementare e casse professionali. I dati illustrati nella Relazione annuale evidenziano una crescita significativa del sistema e il rafforzamento del ruolo della previdenza complementare nel welfare italiano. Alla fine del 2025 operano in Italia 273 forme pensionistiche complementari e, per la prima volta, il numero complessivo degli iscritti ha superato la soglia dei 10 milioni di aderenti, con una crescita prossima al 5 per cento rispetto all'anno precedente. Il tasso di partecipazione ha raggiunto il 39,9 per cento delle forze di lavoro, contro il 33,8 per cento registrato cinque anni fa. Anche il patrimonio continua a crescere. Le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari hanno raggiunto 262 miliardi di euro, in aumento del 7,7 per cento rispetto al 2024, pari all'11,6 per cento del PIL nazionale. Nel solo 2025 sono stati raccolti contributi per 22,4 miliardi di euro, mentre il conferimento del TFR ha raggiunto 9,6 miliardi, quasi un miliardo in più rispetto all'anno precedente. Particolarmente significativo il dato relativo ai nuovi aderenti: nel corso dell'anno si sono registrate circa 757 mila nuove iscrizioni, il valore più elevato dell'ultimo decennio. Oltre la metà dei nuovi iscritti ha meno di 35 anni, segnale di una crescente consapevolezza delle giovani generazioni circa l'importanza della pianificazione previdenziale. Positivi anche i risultati delle Casse di previdenza professionali, che amministrano attività per circa 136 miliardi di euro, in crescita del 6,7 per cento rispetto all'anno precedente, a tutela di oltre 1,7 milioni di professionisti iscritti e centinaia di migliaia di pensionati. Complessivamente, tra previdenza complementare e previdenza professionale, il sistema sottoposto alla vigilanza della COVIP rappresenta oggi uno dei principali aggregati di risparmio istituzionale del Paese e una leva strategica per la stabilità economica e sociale nazionale. Il 2025 e i primi mesi del 2026 hanno inoltre segnato una fase di particolare innovazione normativa e istituzionale. Tra i principali risultati conseguiti figurano l'istituzione dell'Arbitro sulle Controversie Previdenziali, le nuove misure per la previdenza complementare introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, il rafforzamento della disciplina della sanità integrativa, l'ampliamento delle competenze attribuite alla COVIP e l'innalzamento dei massimi edittali delle sanzioni amministrative. Le riforme approvate intervengono lungo l'intero ciclo previdenziale: adesione, investimento ed erogazione delle prestazioni. Particolare rilievo assumono la revisione dei meccanismi di adesione automatica per i nuovi assunti, l'introduzione di modelli di investimento life-cycle maggiormente coerenti con l'età degli iscritti e la possibilità di erogazione diretta delle rendite da parte dei fondi pensione, con effetti positivi in termini di efficienza, riduzione dei costi e tutela degli aderenti. La principale sfida strutturale resta tuttavia quella demografica. Nel 2025 in Italia sono nati circa 355 mila bambini a fronte di oltre 652 mila decessi; il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, mentre gli over 65 hanno raggiunto quota 14,8 milioni. In questo scenario, la sostenibilità del sistema pensionistico deve necessariamente accompagnarsi al tema dell'adeguatezza delle future prestazioni, soprattutto in un contesto caratterizzato da carriere più discontinue, maggiore mobilità lavorativa e livelli contributivi spesso insufficienti. Permangono inoltre significativi margini di crescita della previdenza complementare. Restano infatti differenze rilevanti tra uomini e donne, tra Nord e Sud del Paese e tra categorie professionali. Particolare attenzione dovrà essere dedicata ai lavoratori autonomi, alle micro e piccole imprese e alle categorie ancora scarsamente coinvolte nei percorsi di accumulazione previdenziale. Un ulteriore tema strategico riguarda il rapporto tra risparmio previdenziale ed economia reale. Attualmente circa l'80 per cento delle attività finanziarie dei fondi pensione risulta investito all'estero. L'obiettivo non è imporre investimenti domestici, ma creare condizioni affinché l'Italia diventi sempre più attrattiva per il capitale previdenziale di lungo periodo, attraverso mercati dei capitali più profondi, imprese più trasparenti e strumenti finanziari adeguati alle esigenze degli investitori istituzionali. La crescente integrazione tra previdenza, assistenza e sanità rende sempre più centrale il tema del welfare complementare. Il comparto della sanità integrativa coinvolge oggi circa 18 milioni di iscritti, oltre 300 fondi e casse sanitarie e beneficia di un sostegno fiscale superiore a 3 miliardi di euro annui. Si tratta di un settore destinato ad assumere un'importanza crescente alla luce dell'invecchiamento della popolazione e della diffusione dei fenomeni di non autosufficienza. In questo contesto, la COVIP guarda con particolare attenzione all'evoluzione del quadro normativo e regolamentare, mettendo a disposizione le competenze maturate nella vigilanza sulla previdenza complementare per contribuire allo sviluppo di sistemi di welfare integrativo sempre più trasparenti, efficienti e orientati alla tutela dei cittadini. Guardando al futuro, le priorità della Commissione saranno rappresentate dall'avvio dell'operatività dell'Arbitro sulle Controversie Previdenziali, dalla piena attuazione delle riforme recentemente introdotte, dal rafforzamento della vigilanza sui crediti contributivi, dall'accompagnamento degli enti verso i nuovi modelli contabili accrual e dal monitoraggio dell'evoluzione del quadro normativo e regolamentare in materia di sanità integrativa. Tra gli obiettivi strategici del prossimo anno assume particolare rilievo l'istituzione presso la COVIP di un Comitato consultivo sulle Strategie Previdenziali, quale sede permanente di confronto tra istituzioni, operatori, studiosi e parti sociali per elaborare proposte e soluzioni sui grandi temi del futuro previdenziale italiano. Parimenti significativa appare la proposta del cosiddetto "salvadanaio previdenziale alla nascita", una misura che punta a valorizzare il principale alleato della previdenza: il tempo. L'obiettivo è favorire percorsi di accumulazione di lungo periodo fin dai primi anni di vita, rafforzando la cultura previdenziale e la sicurezza economica delle future generazioni. In questo quadro, il rafforzamento della COVIP rappresenta una condizione essenziale per garantire una vigilanza moderna, indipendente ed efficace. Persone, tecnologia e capacità di analisi costituiranno i pilastri della nuova fase di sviluppo dell'Autorità, chiamata a presidiare un settore che amministra risorse pari a quasi 400 miliardi di euro e che coinvolge milioni di cittadini.
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Il giorno dopo le critiche delle opposizioni per la sua assenza al vertice in Montenegro, Giorgia Meloni replica con durezza sul Corriere della Sera."Le polemiche sul presunto isolamento le lascio volentieri a una sinistra disperata, per quanto invece riguarda chi adombra ragioni politiche per la mia assenza, ricordo che quando ho qualcosa da dire, la dico. Gli atteggiamenti infantili o morettiani 'mi si nota di più se vengo o se non vengo' li lascio volentieri ad altri", ha dichiarato la presidente del Consiglio. Meloni ha spiegato che la scelta di non partire è stata solo logistica: la cerimonia per il francobollo dell’Arma dei Carabinieri a Reggio Calabria si è allungata più del previsto e non le è sembrato opportuno volare in Montenegro solo per stare “massimo un’ora”.La premier ha sottolineato di essere tra i leader più presenti ai vertici internazionali e di trovare “ridicole” le polemiche che si scatenano solo su di lei. Ha aggiunto che, se avesse avuto ragioni politiche per saltare un vertice, non avrebbe certo scelto quello sui Balcani, visto che l’Italia è tra i principali sostenitori dell’integrazione europea della regione. Meloni ha comunque avvisato il premier montenegrino Milojko Spajic e ha preso l’impegno di un incontro bilaterale a breve.L’assenza viene letta soprattutto in relazione al tavolo dei “Volenterosi” su Ucraina e pace (oggi a Londra con Macron, Starmer, Merz e Zelensky). Il governo italiano mantiene una posizione di “osservazione e appoggio”, considera prematura l’entrata dell’Ucraina nell’Ue e sta lavorando a un riavvicinamento con gli Stati Uniti.
Un subacqueo di 35 anni ha perso la vita in modo tragico in Australia occidentale, attaccato da uno squalo di circa quattro metri e mezzo mentre praticava pesca subacquea in apnea.L’incidente è avvenuto nei pressi di Michaelmas Island, un’area isolata al largo della costa di Albany, a circa 375 chilometri a sud-est di Perth. L’uomo si trovava in acqua insieme alla famiglia, che ha assistito terrorizzata all’aggressione. Immediatamente soccorso e trasportato a riva con un’imbarcazione privata, il 35enne è stato sottoposto a intensi tentativi di rianimazione sulla spiaggia per oltre due ore dai paramedici. Purtroppo le ferite riportate erano troppo gravi e i sanitari non sono riusciti a salvargli la vita. La polizia locale ha avviato i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. L’area intorno all’isola è stata temporaneamente interdetta e le autorità hanno invitato bagnanti e subacquei alla massima prudenza.Michaelmas Island è una riserva naturale protetta, nota soprattutto per le colonie di uccelli marini e per ospitare una rara specie di marsupiale (il potoroo di Gilbert). Non è storicamente considerata una zona ad alta presenza di squali residenti, tuttavia le acque circostanti di King George Sound attirano regolarmente grandi squali bianchi, soprattutto per la presenza di foche e per i movimenti stagionali di prede.La zona è frequentata da subacquei locali anche per la presenza del relitto della baleniera Cheynes III, affondata volontariamente negli anni ’80 per creare un sito di immersione.
La stagione negativa di Rafael Leao non si ferma. Dopo un’annata deludente con il Milan, segnata da prestazioni sottotono, continui infortuni, l’addio alla Champions League e i fischi del Meazza, l’attaccante portoghese sperava di ritrovare fiducia e serenità in nazionale. Invece, nell’amichevole disputata a Lisbona tra Portogallo e Cile, Leao ha vissuto un altro episodio negativo.Nel recupero del primo tempo, a seguito di un contrasto tra Faundez e João Cancelo sulla linea di fondo, è scoppiato un parapiglia. Leao è intervenuto in difesa del compagno, perdendo però completamente la calma. Dopo una serie di spintoni rivolti al difensore cileno Roman, lo ha colpito con una manata in pieno volto, facendolo finire a terra. L’arbitro italiano Zufferli non ha avuto dubbi e ha estratto il rosso diretto per Leao e per l’avversario. La notizia peggiore per il giocatore riguarda ora il fronte disciplinare. Per condotta violenta con espulsione diretta, il regolamento prevede generalmente una squalifica tra le due e le tre giornate. Uno stop di questa entità rischierebbe di escludere Leao dall’esordio al Mondiale. Resta però aperta la possibilità che la squalifica venga ridotta a una sola giornata, che verrebbe scontata nell’ultimo test match prima dell’inizio della competizione. In quel caso, il portoghese potrebbe essere disponibile per la prima partita della fase a gironi.Un nuovo capitolo complicato per Leao, che continua a collezionare momenti negativi in un periodo particolarmente difficile della sua carriera.
Lo Stato di New York è al centro di un acceso dibattito politico dopo l’approvazione di una controversa proposta di legge che modifica il linguaggio giuridico ufficiale, eliminando i termini “madre” e “padre” da importanti sezioni normative.La maggioranza democratica ha fatto passare il testo al Senato statale (dopo il via libera dell’Assemblea lo scorso marzo), e il disegno di legge si trova ora sulla scrivania della governatrice Kathy Hochul per la firma definitiva. La riforma riguarda principalmente le norme relative all’affidamento dei minori e ai diritti genitoriali.Secondo il nuovo testo, la parola “madre” sarà sostituita dall’espressione “genitore gestante”, mentre “padre” diventerà “genitore non gestante”. Anche il concetto di “paternità” verrà sostituito dal termine più generico di “genitorialità”. I promotori democratici difendono la misura sostenendo che l’aggiornamento del linguaggio sia necessario per rendere la legislazione più inclusiva e per riconoscere tutte le diverse forme di nucleo familiare esistenti oggi. Per loro si tratta di un passo avanti verso una maggiore tutela delle realtà genitoriali moderne.Di parere opposto i critici, prevalentemente repubblicani e conservatori, che considerano la riforma superflua, ideologica e priva di reale utilità pratica. Contestano inoltre la tempistica del voto, arrivato in fretta proprio alla chiusura della sessione legislativa.La decisione ha acceso un vivace confronto sull’opportunità di modificare termini fondamentali legati alla famiglia nella lingua giuridica, diventando uno dei temi più discussi nel panorama politico americano degli ultimi giorni.
Emma Marrone è tornata a parlare del suo fisico sui social, rispondendo con orgoglio alle critiche ricevute nei giorni scorsi sulla sua forma fisica. Durante un video pubblicato sui suoi profili, la cantante pugliese ha mostrato i suoi addominali laterali, spiegando con sincerità: "Quelli laterali, perché davanti non ho più muscoli dopo le operazioni". Emma ha voluto condividere con i fan i segni visibili della sua dura battaglia contro il tumore alle ovaie, scoperto nel 2004 quando era ancora giovanissima. Gli interventi chirurgici hanno modificato il suo corpo, ma non hanno intaccato la sua forza interiore.Le critiche erano arrivate dopo la sua partecipazione al Power Hit Estate 2026 Grand Opening di RTL 102.5. Invece di ignorarle, Emma ha deciso di reagire in modo diretto, mostrando il suo fisico senza filtri e trasformando gli attacchi in un momento di empowerment e autostima.Nel video la cantante ha lanciato un messaggio positivo e potente, soprattutto rivolto alle donne: "Amatevi sempre e non ascoltate nessuno". Un invito chiaro a coltivare l’amore per se stessi e a non farsi condizionare dai giudizi esterni sull’aspetto fisico.Con questo gesto Emma Marrone conferma ancora una volta il suo carattere autentico e la sua volontà di essere di esempio per chi affronta difficoltà personali, fisiche o emotive. La sua storia continua a ispirare tanti fan, che apprezzano la sua trasparenza, la sua resilienza e la capacità di trasformare le sfide in forza e consapevolezza.
Anna Aksamit, modella polacca di 30 anni, è stata brutalmente aggredita venerdì pomeriggio in pieno giorno a Milano, nella zona di Porta Romana, mentre si recava a fare la spesa al supermercato vicino casa. L’episodio è avvenuto poco dopo le 14.La donna ha raccontato al Corriere della Sera di aver notato un gruppo di sei, sette o otto ragazzi che stavano bevendo birra per strada. Avendo avuto subito una brutta sensazione, ha cambiato percorso per evitarli, ma il branco l’aveva già puntata. I giovani l’hanno inseguita, raggiunta, circondata e hanno iniziato a molestarla pesantemente. Secondo il suo racconto, volevano violentarla. Anna ha cercato in ogni modo di difendersi e opporsi, ma da sola non è riuscita a fermarli. È stata ripetutamente palpeggiata e colpita con pugni all’addome e al volto.Le sue urla disperate hanno attirato l’attenzione di un giovane, presumibilmente italiano, che è intervenuto con coraggio affrontando il gruppo da solo. Grazie al suo intervento tempestivo, i ragazzi sono fuggiti. Anna ha definito il suo salvatore un “vero eroe”, sottolineando che ha rischiato molto e che probabilmente deve a lui la propria incolumità. La modella, ancora sotto shock, ha trascorso tutta la notte a piangere e non riesce a dimenticare quegli attimi di terrore. Attualmente ha un occhio gonfio per le botte e fatica a ricordare con precisione i volti degli aggressori, anche se li descrive come magri e alcuni con bottiglie di birra in mano.La donna non ha ancora formalizzato la denuncia, ma dovrebbe presentarla nelle prossime ore. Nel frattempo sta cercando di rintracciare il giovane che l’ha salvata per ringraziarlo di persona,
Roberto Vannacci ha annunciato da Viareggio l’ingresso di cinque nuovi membri in Futuro Nazionale, il suo movimento di estrema destra, definendolo con retorica militare «il nostro sbarco in Normandia». L’operazione porta a otto il numero di deputati del gruppo, che raddoppia così la propria rappresentanza parlamentare, e segna un significativo prelievo di parlamentari dalla maggioranza di governo.Dalla Lega arrivano il calabrese Domenico Furgiuele e il veneto Gianangelo Bof. Da Forza Italia passano Attilio Pierro e Davide Bergamini. A questi si aggiunge come militante l’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato leghista e storica voce dell’euroscetticismo italiano.Vannacci ha sottolineato la crescita del tesseramento: da 90.000 a 94.000 iscritti in sole 24 ore. I nuovi arrivati motivano la scelta con la coerenza ideologica. Rinaldi ha lamentato un progressivo abbandono, da parte della Lega, dei temi della sovranità monetaria e confinaria su cui aveva costruito il proprio consenso. Pierro ha parlato di "coerenza" con i propri ideali di destra, ritenendo Futuro Nazionale l’espressione più autentica di quel mondo oggi. L'impressione però è quella di tanti cercatori di poltrone per avere assicurata una candidatura al prossimo giro di valzer. Ideali in gioco sì, ma non solo quelli...
Intense curve emotive portano Adriano Panatta a ripensare a quella primavera del 1976 quando, dopo aver sbancato gli Internazionali di Roma, trionfò al Roland Garros. Sensazioni? Cobolli sfida Zverev: il pronostico di Panatta? Una parola per Arnaldi. Torniamo alla finale? Zibì Boniek, che è quasi di famiglia in casa Cobolli, mi disse qualche tempo fa: Flavio può arrivare molto in alto. Se lei dovesse giocare contro Zverev quale tattica utilizzerebbe? La stessa che usava contro Borg e lo batteva spesso? Quindi? Ovvero? Un suo pregio? Una dote del tedesco, invece? Un difetto di Zverev? In semifinale non ha fatto molta fatica contro Mensik. Le va un salto nel tempo? Nel 1976 fu un trionfo inatteso, il suo? Cosa ricorda? Finale che lei rischiò di non giocare. Vero che rischiò anche di perdere un dito della mano? Oggi pomeriggio il sogno sarebbe il trionfo di un altro romano, mezzo secolo dopo un romano, premiato da quel romano che vinse allora. «Mi sta facendo venire mal di testa. Sì, ho capito, se Flavio non soffrirà troppo la pressione, potrebbe anche accadere quello che mi ha detto. Io sarei il più felice di tutti».
Non è finita finché non lo dice Marco Travaglio. L’ospitata del direttore del Fatto quotidiano a Otto e mezzo, su La7, ha fatto il giro della rete. Merito di Paolo Mieli e Italo Bocchino, che l’hanno incalzato. E merito, si fa per dire, di Travaglio che ad ammettere di aver calcato la mano sul caso della grazia a Nicole Minetti non ci pensa nemmeno. Figurarsi chiedere scusa. La Procura generale di Milano ha messo nero su bianco che il Fatto ha scritto falsità. «Io non faccio mai nessun processo a nessuno, tantomeno a un altro giornalista, però andare avanti per partito preso non è un buon modo, hai capito?», lo contesta Bocchino. «Ci deve essere una volta che riconosci che il risultato di una sentenza o di una decisione al Capo dello Stato ti dà torto e fai il signore». «Vorrei vedere te, vorrei un po’ vedere se faresti pippa o se risponderesti», replica stizzito il direttore. «No, falsario non me lo prenderei - interviene Mieli -, però lascerei passare un giorno, dai. Si fa miglior figura... ma ti è mai capitato una volta di dire questa cosa dà torto a una tesi che io sostenevo e ne prendo atto, punto». «Se avevo torto sì - chiosa il direttore del Fatto -, in questo caso ho pubblicato un’intervista a una persona reale che la procura generale non ha voluto sentire perché contraddiceva quello che aveva deciso». «Io penso che qualcuno abbia pasticciato e uno deve chiedere scusa per i pasticci», taglia corto Bocchino. Invito che cade nel vuoto.
A Barcellona, in una giornata di prima estate, succede qualcosa di particolare, nonostante sia una città abituata all’inusuale, all’eccentrico. Una folla si snoda lungo le strade centrali, senza schiamazzare, senza urlare; si canta e si prega, in molti piangono, mentre cercano di arrivare il più vicino possibile al cantiere della Sagrada Familia. È il 12 giugno 1926, giorno dei funerali di Antoni Gaudì, artista, mistico, uomo di grande fede, che chiamano «l’architetto di Dio», molti con affetto e ammirazione, altri con disprezzo. È morto all'Ospedale della Santa Creu, l’ospedale dei più poveri, dove il 7 giugno, è stato ricoverato perché investito da un tram lungo la Gran Via. A causa dei suoi abiti logori e dell’aspetto dimesso, viene scambiato per un mendicante e soccorso con ritardo. Due giorni di agonia, poi il 10 giugno muore. Nonostante le richieste di Gaudí di avere un funerale semplice e l’ordinanza delle autorità che vieta l’uso di corone di fiori, Barcellona si ferma per salutarlo. Mentre il carro funebre l’attraversa, la gente dalle finestre lancia fiori al suo passaggio. Le spoglie di Gaudí vengono tumulate nella cripta della Sagrada Familia, nella cappella della Virgen del Carmen, dove riposano tuttora. Non poteva essere diversamente: questa è l’opera a cui ha dedicato ogni fibra del suo essere, il sigillo della sua esistenza. La morte e il funerale sintetizzano la vita di Gaudì, fuori dagli schemi, governata dalla creatività e dalla certezza di essere vicino a Dio. Una fede e un’esistenza esemplari, tanto che papa Francesco lo ha dichiarato Venerabile, il primo “gradino” che porta alla beatificazione e alla canonizzazione. LE CELEBRAZIONI Nato il 25 giugno 1852 nel Camp de Tarragona, Antoni proviene da una famiglia di artigiani del rame; impara presto a usare con abilità mente e mani, in una sorta di umanesimo integrato, che non separa niente ma in tutto cerca una sintesi, nel puro stile educativo cristiano. Crescendo, la sua vocazione artistica diventa sempre più chiara, così come è evidente che il suo è uno stile del tutto diverso. Quando comincia a studiare e compie i primi passi nel mondo artistico, il temperamento sanguigno lo porta ad avere contrasti con i docenti; ha dimenticato la sua infanzia quasi ascetica e gli piace esibirsi sui palcoscenici di alcuni teatri e atteggiarsi con modi da dandy: del resto è bello, occhi azzurri, capelli biondi e folti, elegante. Ed è anche impegnato sul fronte sociale e politico. Ma quando inizia a lavorare, lo fa sul serio. Anche se si tratta di progettare semplicemente lampioni per la Plaça Reial: riesce a trovare una soluzione brillante, adoperando di strutture a sei bracci vivificate dal connubio di pietra e ghisa. Una costruzione monumentale e complessa, che assorbirà le sue energie fino alla morte, e diventa un vero e proprio spartiacque esistenziale nella vita dell’architetto, sentendosi investito da un imperativo mistico e spirituale: non più teatri, concerti, dibattiti o cene raffinate, dunque. D’ora in poi vive in uno stile di vita frugale, quasi monacale, finalizzato alla costruzione di quello che viene concepito come un altare espiatorio che «si deve nutrire di sacrifici». Ama stare fra la gente, soprattutto con i più umili, vive con gli operai, si dà da fare per raccogliere fondi, accoglie i visitatori del cantiere, ma nello stesso tempo alimenta un’intensa vita di meditazione e di preghiera, decidendo di vivere in una modesta stanza dentro il cantiere. La sua preoccupazione non è terminare le opere, i lavori per la Sagrada Familia durerà per altri cento anni, dopo la sua morte, ma indagare l’uomo e il suo destino, guardare la realtà come un linguaggio “cifrato” in cui Dio comunica con l’umanità e l’intera creazione. Lo fa fino all’ultimo giorno, quando viene raccolto per strada, ferito a morte, vestito come un medicante.
La Sagrada Familla è un colossale paradosso di pietra. È probabilmente la chiesa più visitata del mondo e anche il più popolare polo d’attrazione di una città come Barcellona, una capitale che però è ultra secolarizzata, dove se c’è una fede è quella per la movida. Con i suoi 172 metri che ne fanno la chiesa più alta del mondo svetta quindi su un contesto che non ha quasi più nulla a che vedere con i valori che vuole rappresentare. Per quante ne abbia tutte le fattezze non si può chiamarla neanche cattedrale, perché la cattedra dell’Arcivescovo della capitale catalana è rimasta sotto le volte gotiche di Santa Creu i Santa Eulalia. Gaudí con uno scartamento geniale non aveva cancellato l’apparenza ma ne aveva cambiato radicalmente la sostanza. Aveva trasformato l’impianto gotico in un impianto in cui a far da guida è la natura con le leggi imperscrutabili della sua geometrie. Giustamente qualcuno ha detto che la Sagrada Familla è come una foresta, non solo perché non finisce mai di crescere e di proliferare (il cantiere è aperto da oltre 140 anni), ma proprio per avere una fisionomia vitalistica che l’apparenta a una natura vegetale. PARADOSSI In questo si consuma un altro dei suoi paradossi: concepita nell’alveo di un cattolicesimo conservatore e identitario, s’è fatta forma genialmente sincretistica in cui la relazione, o meglio, l’apparentamento con la natura gioca un ruolo sostanziale. Gaudí aveva infatti riscontrato che in natura erano presenti infiniti esempi di modelli architettonici, come i giunchi, le canne e le ossa. Era arrivato alla certezza che non esistesse struttura portante migliore che il tronco di un albero o lo scheletro umano. Queste forme, funzionali ed estetiche, sono state usate dal grande architetto con grande saggezza, riuscendo ad adattare il linguaggio della natura alle forme strutturali dell’architettura. Ad esempio ha assimilato la forma elicoidale al movimento e quella iperboloidale alla luce. Le colonne assomigliano in tutto per tutto a tronchi di alberi, che si ramificano via via per spartire il peso delle volte; sono inclinate per distribuire meglio la pressione perpendicolare alla loro sezione. Tra i sogni di Gaudí c’era anche quello di fare della guglia più alta della basilica, la Torre del Gesù, un faro per la città. Un faro naturalmente che sapesse sfruttare al massimo la luce naturale. Ora il suo sogno si è fatto realtà grazie all’intervento di un artista bergamasco che ha vinto il concorso internazionale lanciato dall’ente che oggi gestisce il grande cantiere della basilica, la Junta Constructora del Temple Expiatori de la Sagrada Família. Il prossimo 10 giugno verrà infatti svelata l’opera realizzata da Andrea Mastrovito e alzata ai 172 metri della Torre. Si tratta di una scultura con un agnello, l’Agnus Dei, tutta in vetro inserita dentro una “gabbia” di aste dorate a forma di iperboloide, cioè di un cilindro sottoposto ad una torsione al centro. Ebbene, grazie alle competenze di uno straordinario laboratorio vetrario bergamasco a cui Mastrovito si è appoggiato, l’Agnus Dei è stato coperto da migliaia di schegge di vetro (tutto con riuso di scarti, seguendo la filosofia in tanti casi adottata dallo stesso Gaudí). Le schegge sono state inserite, anzi conficcate, una ad una e rappresentano tutti i peccati del mondo di cui Cristo si è fatto carico. Osservandolo dal basso si scorge anche la macchia rossa di una ferita. Di giorno quelle schegge riflettendo la luce del sole saranno come un caleidoscopio bianco e raggiante acceso sul cielo di Barcellona. Un effetto che continuerà nella notte grazie all’intervento di una più importanti studi di luminotecnica d’Europa, lo studio Waldemeyer di Londra.
L a basilica della Sagrada Famìlia di Barcellona, che Leone XIV visiterà il 10 giugno, a cento anni dalla morte di chi la progettò, Antoni Gaudì, è il capolavoro architettonico più geniale dei tempi moderni. Insegna al mondo clericale come costruire le chiese (quelle moderne di solito sono penose). E insegna pure come si costruisce “la” Chiesa a una gerarchia bergogliana molto confusa. Gaudí, in un suo scritto, ricorda il Duomo di Milano e la cattedrale di Colonia costruiti, spiega Curti, grazie alla partecipazione del popolo con secoli di elemosine. Infatti la loro costruzione si protrae per secoli e si affida non alla sicurezza di un finanziamento umano preventivo, ma alla Divina Provvidenza che tocca e converte i cuori. La costruzione del tempio materiale così va di pari passo con la costruzione spirituale della Chiesa. L’elemosina, offerta come penitenza per il perdono dei propri peccati, scandalizza i moralisti, ma ha un senso umano profondo (dare qualcosa di sé, qualcosa che ha un valore, per riparare un male compiuto) ed ha fondamenti evangelici: san Pietro scrive che «la carità copre una moltitudine di peccati». Lo imparò da Gesù che, nell’episodio della peccatrice che gli aveva profumato i piedi, disse: «Le sono perdonati i suoi molti peccati» (Lc 7,47). La vicenda della Sagrada Famìlia fa capire la nostra storia moderna: il tempo della scristianizzazione. La seconda metà dell’Ottocento infatti dà inizio all’epoca delle rivoluzioni. Nel 1848 scoppiano in Europa quelle liberali e nazionali che cominciano a demolire l’ordine scaturito dal Congresso di Vienna (distrutto definitivamente dalla prima guerra mondiale). SOTTO ATTACCO Il luogo scelto era alla periferia di Barcellona, in mezzo a campi incolti, vicino a un povero agglomerato di case noto come El Poblet che però crebbe subito in modo veloce e disordinato per l’afflusso di masse di lavoratori dovuto all’industrializzazione della città. La svolta avvenne nel 1883 quanto il primo architetto fu sostituito dal giovane Antoni Gaudì che concepì poi un nuovo progetto della chiesa. Per Gaudì fu anche una profonda svolta spirituale. Si rese subito conto che costruire la Sagrada Familìa significava lasciare che la Provvidenza edificasse la basilica e edificasse come tempio di Dio lui stesso, che infatti oggi è avviato verso la beatificazione. Gaudì concepì il geniale e mirabile progetto che oggi vediamo realizzato, ma, spiega Curti, poté portare personalmente a compimento solo poche cose significative. Anzitutto la cappella dedicata a san Giuseppe, nella cripta, con la prima messa celebrata il 19 marzo 1891. Non a caso è l’anno della Rerum novarum di Leone XIII che non fu, come si crede, un’analisi della rivoluzione industriale, ma fu la grande risposta della Chiesa in difesa della fede dei popoli minacciata di sradicamento, la fede che porta – si legge nell’enciclica all’“eterna felicità”. La Sagrada Familìa ne è il monumento più bello. Non solo dette alle misere e disordinate case dei lavoratori del Poblet un centro, un cuore, un’identità e anche un luogo dove fare comunità, una famiglia di famiglie. Ma fece abitare tra loro la famiglia di Nazaret che fu la culla dell’incarnazione di Dio. Nella basilica, insieme ai santi, sono rappresentati anche i volti delle persone del quartiere. La Porta della Madonna del Rosario fu l’altra cosa che Gaudì poté compiere personalmente. Il rosario era la preghiera del popolo. Nel portale, fra i patriarchi, c’è, scrive Curti, «una giovane pastora, vestita con una tunica tipica dei poveri dell’epoca, tentata da una borsa di denaro, e un giovane anarchico al quale un demonio offre una bomba Orsini». Era «l’autore materiale dell’attentato» del 7 novembre 1893: prima di essere giustiziato si era confessato. Perdonato da Dio, perché nessuno è escluso dalla misericordia. Era il senso del “Tempio espiatorio della Sacra Famiglia”. Che mette al centro la famiglia ed è oggi la più bella contestazione delle ideologie anti-famiglia e woke. Ci si attende che il Papa mercoledì lo ricordi, inaugurando la torre di Gesù Cristo che farà della Sagrada Famìlia la chiesa più alta del mondo. www.antoniosocci.com
In attesa di capire cosa accadrà al Consiglio federale della Lega di mercoledì, Luca Zaia pensa all’amore. L’ex governatore del Veneto è un uomo innamorato della politica, di sicuro, della famiglia, ma soprattutto del suo territorio ed è lieto di annunciare, tra una festa del trattore e un podcast nel Fienile, il matrimonio di Francesca Michielin e Davide Spigarolo. La cantante nata a Bassano del Grappa e il futuro marito, preparatore atletico di Marostica, ex saltatore in alto nonché figlio della campionessa olimpica Gabriella Dorio, stanno insieme da quattro anni e si sposeranno presto. Zaia è contento. *** Di «amore travolgente per Silvio» parla Francesca Pascale a proposito della sua relazione con il fondatore di Forza Italia. «Non sono mai stata propensa al matrimonio, le mie nozze (con Paola Turci ndr) hanno stupito anche me. Sono state dettate più dal dolore per la morte di Silvio Berlusconi che dalla logica». Così Pascale, ospite di Monica Setta a Storie al bivio di sera, che andrà in onda martedì sera su Rai2. Francesca confessa la sua gelosia nei confronti del Cav: «Quante gliene ho fatte passare. Lo spiavo, controllavo i telefoni. Capitai una sera a casa senza avvisare e lo trovai a cena con alcune donne. Le cacciai tutte». E ancora: «Dimezzerei gli anni che mi restano da vivere per passare anche solo un giorno con Silvio». In quanto a una candidatura in politica, l’ex consigliera di Napoli spiega di avere avuto offerte, dal centrodestra e da Renzi, «ma ho detto sempre di no». *** Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri domani presenta la sua nuova assistente, Julia. Da mesi l’esponente Pd è in campagna elettorale perla riconferma e ogni scusa è buona per illustrare i progetti della sua giunta. Ieri, ad esempio, era in spiaggia, ai cancelli di Castel Porziano, per decantare l’attività di riqualificazione di due chilometri di arenile sul litorale romano, «l’ennesima passerella del sindaco», secondo Fdi. Julia è un’assistente virtuale non in carne ed ossa, e dovrebbe «rendere più semplice l’accesso a informazioni e servizi». *** Cosa fa Pina Picierno ora che ha lasciato il Pd? Per ora si sa che la vicepresidente del Parlamento Ue, cofondatrice dei dem, mercoledì 10 assisterà alla proiezione speciale del film “Elena del Ghetto”, diretto da Stefano Casertano e interpretato da Micaela Ramazzotti. L’evento privato è promosso proprio da Picierno, che hala delega alla Giornata della Memoria. Il film, prodotto da Titanus e Masi Film con Rai Cinema, M74, Sound Art 23 e Titanus Spa, è stato presentato nell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma.