Animi caldi su Rete 4 durante il programma È sempre Cartabianca, il talk condotto da Bianca Berlinguer. Al centro del dibattito il delitto di Garlasco. In studio, tra gli ospiti, c'è l'avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, mentre in collegamento c'è il giornalista Marco Oliva. I due, già protagonisti in passato di accesi dibattiti, questa volta si trovano sulla stessa linea riguardo la fitta rete di telefonate che ci sarebbe stata tra l'ex responsabile della Polizia Giudiziaria e Andrea Sempio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47705296]] Un punto che fa piuttosto alterare De Rensis: "Prima vedevo il dottor Oliva che annuiva, ed è un attestato di merito che gli sto dando, sulle 16 telefonate", dice l'avvocato. "Ci sono dei fatti sui quali bisogna alzare le mani, perché quella è una roba, e il dottor Oliva lo sa perché ha fatto tanta giudiziaria, che non si è mai vista in un procedimento penale, che il capo della pg chiama un indagato trattino indagando sedici volte in un fine settimana o che comunque ci sia un traffico tra avvocato, indagato, poi capo dalla pg… È una roba che non si fa". A quel punto, interviene Oliva: "Infatti è giusto che si faccia l'accertamento perché io trovo aberrante che una persona deputata a fare delle intercettazioni dica io sono un asino, non l'ho mai fatto prima, ed era l'unico in quella realtà che non sapeva l'importanza del caso di Garlasco". "Le chiamate di Sapone a Andrea Sempio? E' una cosa che non si fa" #ÈsempreCartabianca pic.twitter.com/gt8YA8s8RS May 19, 2026
Avversari sui campi del mondo fino a qualche settimana fa, separati in tutto in questo momento. La rivalità tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz è in stand-by. Se il martello di Murcia allunga ancora di più i tempi del suo recupero e si congeda anche dal Queen’s e da Wimbledon (aveva dato forfait anche per Roma e Parigi), in una delle sue rare interviste uk ragazzo di San Candido allarga l’orizzonte del suo dominio sul tennis: “Non credo che si possa essere al 100% del proprio potenziale a ventiquattro anni. L’ambizione è arrivarci tra qualche anno”. Se lo spagnolo ha guardato la finale di Roma col ghiaccio sul polso non ancora guarito, Sinner nell’intervista all’Équipe intravede il suo futuro: “Un giocatore che serve molto bene. Aggressivo, ma allo stesso tempo capace di leggere ogni situazione”. Il problema al polso di Alcaraz nasce a Barcellona il 14 aprile, quando chiama il fisioterapista contro Virtanen. “Abbiamo deciso che la cosa più saggia è essere cauti. È un momento complicato per me, ma sono sicuro che ne usciremo più forti”. Da allora forfait a Madrid, Roma, Roland Garros, Queen’s e Wimbledon. Nei giorni scorsi ha cambiato il tutore passando da quello rigido ad uno più morbido, che gli consente movimenti più semplici. Ma della racchetta in mano, per ora, non si parla. Il polso impone stop e prudenza. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47723077]] Il ritorno è ipotizzato a Montreal ad agosto, ma non ci sono certezze. Intanto Alcaraz perde punti pesanti, mentre Sinner consolida il suo primato. Nel circuito la sensazione è che si sia aperta una fase completamente diversa, con lo spagnolo costretto a inseguire il recupero fisico prima ancora del ranking, mentre l’italiano approfitta della continuità e della stabilità del suo tennis. Un equilibrio che si riflette anche nelle parole fuori dal campo, dove Sinner insiste sulla crescita graduale e sulla gestione mentale del successo. L’idea è quella di un dominio costruito più sulla costanza che sugli strappi, in attesa che Alcaraz possa tornare a spingere come nelle sue giornate migliori. In questo scenario la rivalità resta sospesa, ma pronta a riaccendersi appena le condizioni fisiche dello spagnolo lo permetteranno di nuovo in campo ad altissimo livello. Per ora comanda il silenzio del recupero e il tempo fa la differenza. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47633461]]
Per la sinistra non c'è partita. L'ultimo sondaggio, quello realizzato dall'Istituto Noto per Porta a Porta, vede Fratelli d'Italia crescere ancora. Rispetto all'ultima rilevazione dello scorso 30 aprile, il partito di Giorgia Meloni guadagna mezzo punto (+0,5 per cento) e si attesta al 29,5. Secondo posto per il Partito democratico che invece perde lo 0,5 e si piazza al 21,5 per cento. Calo anche per il Movimento 5 Stelle che si attesta al 13 per cento e cala dello 0,5. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47774593]] Quarto posto per Forza Italia che si attesta al 7 per cento e cede un punto percentuale, mentre la Lega è stabile al 7. Cala nuovamente Alleanza Verdi e Sinistra. Il partito di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni scivolano al 5,5 per cento (-0,5). Il partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, resta al 4 per cento. Sempre tra i partiti minori, Italia Viva è stabile al 2,5 per cento e Azione rimane al 2. Noi Moderati è invece all'1,5, stabile come +Europa all'1 mentre il Partito Liberaldemocratico sarebbe all’1 per cento. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47759286]] Risultato? A conti fatti il centrodestra, comprese le altre liste (+1 per cento), è al 46 stabile, mentre il campo largo, più gli altri (+2), resta al 45,5 per cento, salendo dello 0,5. La stima dell'affluenza resta al 60 per cento come nella scorsa rilevazione.
Nel mosaico ancora incompleto del delitto di Garlasco emerge un dettaglio rimasto per anni ai margini dell’inchiesta: la cavigliera che Chiara Poggi indossava il giorno dell’omicidio. Un particolare apparentemente secondario, ma che oggi torna al centro dell’attenzione investigativa insieme alle nuove ipotesi sul Dna e alla pista della doppia bicicletta utilizzata per la fuga. Secondo il consulente della famiglia Poggi, Dario Redaelli, proprio su quell’accessorio sarebbe presente una traccia genetica riconducibile presumibilmente all’assassino. Una possibilità che riapre interrogativi mai del tutto chiariti su come siano stati trattati alcuni reperti nelle prime fasi delle indagini. La cavigliera, infatti, potrebbe essere stata analizzata in passato, ma senza approfondimenti sufficienti o con tecniche oggi considerate superate. Il dettaglio assume ancora più peso alla luce delle dichiarazioni rese da Alberto Stasi nel 2025 davanti ai pm della Procura di Pavia. L’ex fidanzato di Chiara ha infatti raccontato di non aver mai visto quella cavigliera durante i quattro anni della loro relazione. Un’affermazione che sorprende, considerando il lungo rapporto tra i due e la quotidianità condivisa. “Non le avevo mai visto la cavigliera in quattro anni, e di certo non l’aveva a Londra”, avrebbe dichiarato Stasi agli investigatori, riferendosi all’ultimo viaggio fatto insieme prima del delitto. Un ricordo che alimenta ulteriori dubbi sull’origine dell’accessorio e sul momento in cui Chiara avrebbe ricominciato a indossarlo. Lo stesso Stasi avrebbe aggiunto di aver chiesto spiegazioni alla fidanzata dopo aver notato quell’oggetto insolito. “Mi ricordo di averle chiesto da dove arrivasse”, ha messo a verbale. “Chiara non mi diede una vera e propria spiegazione, mi disse una cosa tipo: ‘No, ma ce l’avevo e mi piaceva. Ho voluto rimetterla’”. Parole che oggi vengono rilette sotto una luce diversa. Per gli investigatori e per i consulenti delle parti, la cavigliera potrebbe rappresentare molto più di un semplice accessorio: potrebbe essere un elemento capace di collegare Chiara a qualcuno incontrato poco prima dell’omicidio o addirittura contenere tracce decisive mai valorizzate davvero.
Vai dal medico, ricevi una prescrizione e ti aspetti di stare meglio nel giro di pochi giorni. È così che immaginiamo il funzionamento della medicina moderna: diagnosi, farmaco, guarigione. Eppure la realtà è molto più complessa. Come riportato sul Times secondo il farmacista e accademico britannico Dr Nick Barber, autore del libro The Truth About Medicines, molti farmaci, dall’aspirina alle statine, non funzionano allo stesso modo per tutti i pazienti. In alcuni casi, possono addirittura non avere alcun effetto. Per decenni abbiamo considerato i medicinali come strumenti “universali”: se un farmaco funziona su migliaia di persone durante i test clinici, allora dovrebbe funzionare anche su di noi. Ma il corpo umano non è standardizzato. Età, genetica, metabolismo, alimentazione, stile di vita e perfino il microbioma intestinale possono cambiare radicalmente il modo in cui una medicina agisce. Un antidolorifico che elimina il mal di testa in una persona potrebbe risultare quasi inutile in un’altra. Lo stesso vale per antidepressivi, farmaci contro il colesterolo o terapie per la pressione alta. Barber sottolinea che spesso la medicina moderna lavora su probabilità statistiche: un farmaco viene approvato perché aiuta “molte persone”, non necessariamente “tutte”. Le statine, usate per abbassare il colesterolo e prevenire problemi cardiovascolari, sono tra i farmaci più prescritti al mondo. Tuttavia, non tutti i pazienti ottengono gli stessi benefici. Alcuni mostrano un netto miglioramento dei parametri cardiaci, altri registrano effetti minimi, mentre altri ancora sviluppano effetti collaterali come dolori muscolari, stanchezza o problemi epatici. Questo non significa che le statine siano inutili, ma che la loro efficacia dipende fortemente dal singolo individuo. La medicina personalizzata, cioè adattata alle caratteristiche biologiche del paziente, sta cercando proprio di affrontare questo limite. L’aspirina è considerata uno dei farmaci più affidabili e conosciuti della storia. Eppure esiste un fenomeno noto come “resistenza all’aspirina”: alcune persone non reagiscono al farmaco nel modo previsto, riducendo così la sua capacità di prevenire coaguli e problemi cardiovascolari. Le ragioni possono essere genetiche, metaboliche oppure legate all’assunzione contemporanea di altri medicinali. Questo dimostra come persino i farmaci più studiati non garantiscano risultati identici per tutti. Uno degli aspetti più sorprendenti della ricerca farmacologica riguarda il ruolo dell’effetto placebo. In molti studi clinici, una parte significativa dei pazienti migliora assumendo sostanze prive di principio attivo, semplicemente perché crede di stare ricevendo una cura efficace. Questo non significa che i sintomi siano “immaginari”, ma che mente e corpo sono profondamente collegati. Fiducia nel medico, aspettative positive e contesto terapeutico possono influenzare concretamente la percezione del dolore e il recupero. Prima di essere approvati, i farmaci vengono testati su migliaia di persone. Tuttavia, i partecipanti agli studi clinici spesso non rappresentano perfettamente la popolazione reale. Gli anziani, chi soffre di più malattie contemporaneamente o chi assume molti medicinali può reagire in modo diverso rispetto ai soggetti selezionati per gli studi. Inoltre, un farmaco può risultare efficace “in media”, ma nascondere grandi differenze individuali. Se su dieci persone sei migliorano molto e quattro non migliorano affatto, il medicinale verrà comunque considerato efficace. La soluzione potrebbe arrivare dalla farmacogenomica, il settore che studia come i geni influenzano la risposta ai farmaci. In futuro, un semplice test genetico potrebbe aiutare i medici a capire quale terapia funzionerà meglio per ogni paziente, evitando tentativi inutili ed effetti collaterali. Alcuni ospedali stanno già iniziando a usare approcci personalizzati per oncologia, cardiologia e psichiatria. L’obiettivo è superare il modello “un farmaco per tutti” e creare cure più precise e mirate. Il messaggio di Barber non è quello di diffidare della medicina, ma di comprenderne i limiti. Se un farmaco non sembra funzionare, non bisogna interrompere autonomamente la terapia, ma parlarne con il medico. A volte è necessario modificare dosaggi, cambiare principio attivo o valutare fattori esterni come dieta, sonno e interazioni farmacologiche. La medicina moderna resta uno degli strumenti più potenti mai sviluppati dall’uomo. Ma non è una scienza esatta. E forse il futuro della salute non sarà trovare “il farmaco perfetto”, bensì trovare il farmaco giusto per ciascuno di noi.
Il governo, il piano casa, l’aveva presentato venti giorni fa. Ma ieri, dopo le critiche pretestuose dell’opposizione, Giorgia Meloni lo ha rivendicato. E lo ha fatto davanti alla platea più titolata ad apprezzare e capire il senso di quel progetto e la logica delle norme per tutelare chi possiede una casa: i proprietari immobiliari. Parlando davanti all’assemblea annuale di Confedilizia, attraverso un video-messaggio, la premier ha ribadito la linea del governo. «Troppo spesso i proprietari affrontano un vero e proprio calvario per tornare in possesso del proprio immobile. E questo oltre ad essere ingiusto, crea un danno economico e sociale enorme» è la premessa dell’intervento della premier. «Ecco perché abbiamo deciso di tagliare i tempi per l’esecuzione degli sfratti e introdurre una procedura d’urgenza per ottenere in via giudiziale il titolo esecutivo e quindi il rilascio dell’immobile». Perché, dice Meloni, parte sempre un «dibattito surreale» quando «si affronta il tema degli sfratti o dello sgombero delle case occupate». I proprietari vengono infatti «etichettati come “nemici di classe”, gente insensibile ai “diritti” di morosi e abusivi». «Una narrazione ideologica», per la premier, «che calpesta sia i diritti dei proprietari ma anche di chi una casa vorrebbe averla». E il motivo è semplice: se i proprietari sanno che i loro diritti non sono difesi dallo Stato, «allora le case disponibili saranno sempre meno e i prezzi sempre più alti». Meloni poi entra nel dettaglio dei provvedimenti varati dal governo. Da un lato, con il decreto Sicurezza «combattiamo le occupazioni abusive»; dall’altro, con il disegno di legge sugli sfratti approvato di recente in Consiglio dei ministri «fissiamo tempi certi e rapidi per il rilascio degli immobili occupati senza titolo, perché il contratto di affitto è scaduto o l’inquilino non paga». «Norme di buon senso», per la premier, «attese da anni», che si accompagnano e completano il piano casa. «Un piano ambizioso e strutturale, con cui mettiamo a disposizione fino a 10 miliardi di euro per raggiungere un obiettivo minimo: rendere disponibili oltre 100 mila alloggi in 10 anni» dice Meloni. «Per noi, chi possiede una casa ha il diritto di vedere la proprietà tutelata dallo Stato, mentre chi non ce l’ha deve essere aiutato e sostenuto ad acquistarla ad un prezzo giusto. Diritti che non sono in conflitto, come dice erroneamente qualcuno, ma che invece si sostengono a vicenda». La premier ringrazia poi Confedilizia e il suo presidente, Giorgio Spaziani Testa, per il contributo fornito nell’elaborazione dei provvedimenti adottati dal governo. «Il Piano Casa, così come il disegno di legge sugli sfratti» spiega «non sono iniziative calate dall’alto mail frutto di un lavoro di squadra che ha coinvolto categorie economiche e produttive, parti sociali, Regioni e Comuni». Anche il vicepremier, Matteo Salvini, ha inviato un videomessaggio. «Stiamo ragionando anche all’interno della maggioranza su una limitazione, secondo me in questo momento penalizzante ed eccessiva, sull’utilizzo e la messa a reddito della proprietà privata: limitare il cosiddetto mercato degli affitti brevi», sottolinea il leader della Lega. «Se la proprietà privata è sacra, ognuno del suo appartamento fa quello che vuole. Semmai si può regolamentare all’interno del condominio, però bloccare o censurare no» aggiunge Salvini. Che parla di «una battaglia ideologica di alcuni sindaci», come quelli di Firenze e Milano, «che a furia di vincolare, limitare e penalizzare si svuotano i centri storici». Presente anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che sottolinea come non esista «giustizia sociale senza che ci sia un serio rispetto delle regole». Questo mentre Spaziani Testa ha avanzato la proposta di Confedilizia su un’estensione della cedolare secca: «Continuiamo a chiederla sulla locazioni non abitative». «L’estensione» sottolinea il presidente dell’associazione dei proprietari, «figura tra i principi della delega fiscale, è arrivato il momento di attuarlo. Bisogna liberalizzare gli affitti non abitativi e semplificare la tassazione». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47585018]] Quanto al piano casa, questo incassa il plauso di Confedilizia. «Crediamo sia giusto recuperare migliaia di alloggi pubblici, che sia giusto coinvolgere investitori privati ed affrontare il tema dell’offerta abitativa» spiega Spaziani Testa. Mentre per favorire gli affitti, «il punto decisivo è creare fiducia: le case non si mettono sul mercato con un clima di incertezza. Serve un clima di legalità. Questo vale in particolare per gli sfratti». Per questo, dice Spaziani Testa, «sosteniamo il ddl del governo» collegato al piano casa, ora all’esame del Senato, «non per avere più sfratti ma per avere più affitti: se manca fiducia nei tempi della giustizia e di tutela del diritto di proprietà le case escono da mercato». Intanto il piano casa ha incassato anche l’approvazione degli industriali. «È un intervento che va nella direzione sollecitata da Confindustria» e che è «coerente con le proposte da noi avanzate nel piano per l’Abitare sostenibile dei lavoratori» dice il vicepresidente degli industriali, Angelo Camilli, secondo cui il piano «rappresentare una straordinaria leva di sviluppo sociale ed economico per il Paese». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47726535]]
https://video.italpress.com/play/mp4/video/8rNL
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Il Presidente degli Stati Uniti ha detto ai giornalisti: "Stiamo liberando Cuba". La dichiarazione è stata fatta da Donald Trump alla Joint Base Andrews, poche ore dopo l'annuncio da parte del dipartimento di Giustizia di aver incriminato l'ex Presidente cubano Raul Castro. Il 94enne fratello di Fidel Castro contiene accuse relative all'abbattimento, avvenuto nel 1996, di due aerei civili appartenenti all'organizzazione cubano-americana in esilio "Fratelli al Soccorso". Raúl Castro, all'epoca ministro della Difesa, avrebbe ordinato l'attacco, in cui persero la vita quattro persone, tra cui tre cittadini americani. "Non ci sarà escalation, non penso che sia necessario che ci sia", precisa Trump rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se l'incriminazione di Castro farà salire ulteriormente la tensione tra Washington e l'Avana. Il presidente ha affermato che Cuba sta "crollando, è un disastro, hanno praticamente perso il controllo, hanno veramente perso il controllo di Cuba", ha ripetuto riferendosi al governo cubano. Da mesi lo stesso Trump parla apertamente di una possibile "annessione" dell'isola agli Stati Uniti. L'incriminazione da parte degli Stati Uniti è una "mossa politica priva di fondamento giuridico", ha affermato su X il leader cubano Miguel Diaz-Canel secondo cui appunto le accuse mirano ad "aggiungere al fascicolo che stanno inventando per giustificare la follia di un'aggressione militare contro Cuba".
"Sono immagini che fanno schifo. Non c'è molto da commentare in più". Furioso e indignato: Paolo Del Debbio mostra in diretta a 4 di Sera su Rete 4 il video choc pubblicato sui social nella giornata di mercoledì da Itamar Ben-Gvir, il leader del partito israeliano di estrema destra Otzma Yehudit e controverso ministro della Sicurezza nazionale nel governo Netanyahu, non nuovo a provocazioni e gesti eclatanti. Nel filmato, Ben-Gvir si reca di persona al porto di Ashod per deridere e umiliare gli attivisti della Global Sumud Flotilla bloccati in acque internazionali dalla Marina militare israeliana, fermati e posti in manette, bendati e fatti inginocchiare con il volto a terra. Una gogna pubblica che ha provocato le proteste internazionali e diplomatiche di tutti i Paesi d'origine degli attivisti pro-Pal, compresa l'Italia con la premier Giorgia Meloni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro degli Esteri Antonio Tajani che hanno subito condannato con parole e atti decisi Ben-Gvir. "Le immagini che state vedendo hanno fatto il giro del mondo - apre la trasmissione Del Debbio, mentre il video scorre -. Sono persone ammanettate, costrette a stare in ginocchio, con il viso a terra, mentre un ministro del governo israeliano li irride e sono gli attivisti della Flotilla catturati dai militari israeliani, sono immagini che fanno letteralmente schifo, non c'è da commentare molto di più. Fanno letteralmente schifo". "In più - prosegue Del Debbio - chi si è reso attore di questa cosaè un ministro del governo Netanyahu, ora il governo italiano ha fatto molto bene a condannare quanto accaduto, a pretendere le scuse di Netanyahu, oltre alla liberazione immediata dei fermati. E ha fatto molto bene il ministro italiano a convocare immediatamente l'ambasciatore israeliano". "Non so quanto serva - conclude il giornalista, sconsolato -, perché una volta ho avuto modo di parlare con l'ambasciatore israeliano e vabbè... Non è che sia uno che ti dice più di tanto. Anche perché se no il giorno dopo è in quelle condizioni lì", taglia corto Del Debbio alludendo agli attivisti ammanettati. Buonasera e bentornati a #4disera! #Rete4 e in streaming su Mediaset Infinity pic.twitter.com/pZ1vKltusH May 20, 2026
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"Sono preoccupato, non l'ho mai visto così". Ecco l'effetto devastante di Roma e della tensione su Jannik Sinner. A svelarlo è Gianni Milan, vicepresidente della Federtennis, che ha accompagnato il numero 1 del tennis mondiale nella sua avventura agli Internazionali d'Italia. Jannik poi ha vinto, continuando la sua incredibile striscia record nei Masters 1000. Ma mentalmente ha dovuto reggere il peso della pressione di decine di migliaia di appassionati accorsi al Foro Italico convinti di assistere a un trionfo. A 25 anni, nonostante 3 anni di imprese senza precedenti nella storia della nostra racchetta, decisamente un bel peso da sopportare. Sinner ce l'ha fatta, travolgendo il norvegese Casper Ruud in finale, ma psicologicamente ed emotivamente non è stato affatto facile. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47788277]] Alla vigilia, come rivelato dallo stesso presidente della Federtennis Angelo Binaghi (letteralmente "terrorizzato" dopo una telefonata al riguardo), c'era stato il rischio di forfait: Sinner, reduce da 4 vittorie di fila a Indian Wells, Miami, Monte-Carlo (contro il suo eterno rivale Carlos Alcaraz) e Madrid, era preoccupato di infortunarsi o arrivare spremuto all'appuntamento per lui più importante dell'anno, il Roland Garros, tempio della terra rossa nel quale nel 2025 ha subìto forse la più cocente delle delusioni, il ko contro Alcaraz in una finale già entrata nella leggenda. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47793374]] A Roma però Sinner ci è voluto andare a ogni costo, e ha mantenuto le attese. "Se vi ricordate - ha sottolineato Milan al podcast The Fox - Sinner all'inizio della finale con Ruud ha subìto il break, non ha messo dentro una prima palla, quindi si vedeva chiaramente che era in uno stato di tensione totale. Anche per questo va dato merito a questo ragazzo, perché effettivamente lui a questo torneo ci teneva praticamente come un Grande Slam. Cioè per lui era una cosa importantissima". "Io ho parlato col suo manager durante la settimana", ha quindi detto Milan riportando le parole di Alex Vittur: "Mi diceva: 'Gianni, io sono preoccupato perché non l'ho mai visto così, neanche negli Slam. Ha una carica di tensione che è molto elevata, speriamo che in qualche modo ne venga fuori'". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47798456]] "Ecco, quando si parla che Sinner, la Coppa Davis, è italiano... scusate - taglia corto Milan, brutalmente -, ma sono tutte caz***te. Questo è un ragazzo dell'Italia, veste la maglia azzurra e il torneo di Roma ne è la conseguenza. Quello che lui ha provato è stato incredibile per il suo modo di essere e per il ragazzo che pensiamo che sia. Invece è un ragazzo totalmente normale, che ha dei valori incredibili, ma anche lui ha queste debolezze che lo rendono normale ma anche grande pure da questo punto di vista".
L'indiscrezione è di quelle pesanti e imbarazzanti. Prima del match poi perso inopinatamente in casa 2-0 domenica contro la Fiorentina, la Juventus aveva già organizzato una cena di squadra per festeggiare la qualificazione in Champions League. Tutto saltato, ovviamente: il clamoroso ko contro la Viola, già salva e senza particolari stimoli se non quello di ben figurare contro un'avversaria storica, ha infatti spinto i bianconeri addirittura al sesto posto, in zona Europa League. Gli ultimi 90 minuti vedranno i bianconeri impegnati nel derby contro il Torino. Per riagganciare il treno-Champions dovranno fare bottino pieno e sperare in un pareggio del Milan (in casa contro il Cagliari) o della Roma (a Verona contro il già retrocesso Hellas), rispettivamente terzo e quarta a 70 punti. Non solo: non dovrà vincere nemmeno il Como, quinto insieme alla Juve a 68 punti ma in vantaggio negli scontri diretti (doppio 2-0). I lariani, però, hanno lo scontro più difficile contro la Cremonese alla ricerca disperata dei 3 punti per credere nella salvezza in extremis. Secondo quanto riportato da Tuttosport, quotidiano sportivo torinese molto, molto vicino alla Juve, i giocatori sarebbero stati già impegnati a organizzare la cena, quasi come se la Champions fosse già stato un obiettivo raggiunto e archiviato. Un altro smacco per Luciano Spalletti, che dopo la sconfitta taglia-gambe è apparso abbacchiatissimo e quasi rassegnato davanti alle telecamere e ai suoi stessi tifosi.
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C'è una banconota in Europa che può valere 500 euro e anche oltre. Il suo valore nominale? 0 euro. Sì, zero euro. E proprio questo fa impazzire i collezionisti e gli appassionati di numismatica. La banconota in questione è nota come "la banconota di Kiel", dedicata alla storica cittadina tedesca, ma di "0 euro" ce ne sono e parecchi anche in Italia. Tutto è nato dall'iniziativa di una imprenditore francese, tale Richard Faille: come racconta il Messaggero, nel 2015 ha contattato la Oberthur Fiduciaire, azienda transalpina autorizzata ufficialmente dalla Banca Centrale Europea per stampare la vera cartamoneta circolante, e ha proposto di stampare le banconote "0 Euro Souvenir", pensate proprio per diventare una chicca da collezionisti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47805778]] Obiettivo raggiunto nel giro di pochi mesi: colore violaceo come le banconote da 500 euro ritirate dalla circolazione, uno "zero" decisamente inusuale e scelte iconografiche pensate apposta per attirare gli appassionati. Quelle italiane hanno immagini come il Colosseo, la Basilica di San Pietro, la Torre di Pisa e il Duomo di Milano, ma anche il Ponte di Rialto, Piazza San Marco e il Canal Grande a Venezia, il David di Michelangelo a Firenze, l'Arena di Verona, gli scavi di Pompei, la Reggia di Caserta, i Trulli di Alberobello, il Vesuvio, Castel del Monte in Puglia, i borghi delle Cinque Terre, la Mole Antonelliana di Torino. Non è un caso, perché queste banconote vengono vendute nei bookshop dei musei, nei siti archeologici, nei grandi negozi di souvenir o in distributori automatici nei luoghi a più alto flusso turistico. Il costo? Dai 2 ai 5 euro, che però lievitano a diverse decine una volta che le banconote entrano nel giro delle aste.
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