«I conti sono molto in ordine. Quando ci siamo insediati avevamo un deficit all’8,1%, oggi è al 3,1%. La previsione del governo era il 3,3%, abbiamo fatto meglio delle nostre stesse previsioni». In trasferta a Cipro per il vertice informale dei capi di Stato e di governo del Consiglio europeo, Giorgia Meloni torna sulle polemiche alimentate ad arte dall’opposizione sulla mancata uscita (in anticipo di un anno) dalla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo. E passa al contrattacco. Perché, sostiene la premier, se l’Italia non è riuscita a rispettare il vincolo del 3% la colpa è dei governi precedenti. Di uno, in particolare: quello guidato da Giuseppe Conte tra il 2019 e il 2021, sostenuto da Pd e M5S. È a quella stagione, fatta di spesa incontrollata e bonus a pioggia, che vanno fatta risalire, almeno in parte, le ragioni delle difficoltà attuali. «Quel disordine sui conti pesa ancora» spiega Meloni durante un punto stampa. «Perché finirò di pagare i debiti e il Superbonus quando arriveranno le elezioni politiche. E quindi qualcuno ha lasciato dei debiti che il governo successivo doveva ripagare per cinque anni. Un impatto di 140 miliardi è un impatto importante, perché sono 40 miliardi l’anno...». Certo, ammette, «potevamo fare meglio», ma «abbiamo fatto tutto quello che potevamo per centrare l’obiettivo (di ridurre il deficit sotto il 3%, ndr)» e «non penso che si potesse andare oltre la politica seria che abbiamo fatto, spendendo le risorse che potevamo spendere su delle priorità che erano giuste, evitando di spendere su cose che non avevano senso». Quanto all’emergenza energetica, la premier rimarca la necessità per l’Ue di agire in fretta. «Penso che l’Europa debba essere molto più coraggiosa» premette, prima di ribadire il suo apprezzamento per la proposta che ha fatto la presidente della Commission, Ursula von der Leyen: «È un passo in avanti» precisa, che però «non è sufficiente». «Sarebbe un errore» sottolinea «se noi credessimo di dover seriamente affrontare queste questioni solo quando siamo arrivati “oltre”, come è accaduto in passato; perché quando ci si muove troppo tardi, il prezzo che si paga è più alto». Sostiene dunque che serva «maggiore apertura ed efficacia», anche sull’ipotesi, avanzata pure dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, di sospendere il patto di stabilità. E il motivo è che la proposta della Commissione, puntando ad allentare i divieti per gli aiuti di Stato, rischia di andare a scapito dei Paesi che hanno meno spazio fiscale, a cominciare dall’Italia. «In quel caso» spiega Meloni, «bisogna ragionare su un modello per cui anche queste spese non vengono conteggiate, come si fa con il programma Safe sulle spese di difesa». La premier poi avverte sulla crisi energetica, che riguarda soprattutto l’autotrasporto, alle strette per i rincari di benzina e gasolio innescati dalla guerra in Iran. «Ci ritroviamo con un aumento che rischia di impattare su tutti i beni di consumo e quindi diventa un problema di inflazione» sostiene. Quanto a un eventuale scostamento di bilancio per fronteggiare l’emergenza, Meloni dice di non escludere niente, anche se prima di qualsiasi decisione «dobbiamo vedere quali sono le regole». «Siamo venuti qui a portare ovviamente la nostra posizione determinata, non per fare semplicemente l’interesse italiano, che è come sempre la cosa che per noi è più importante di tutte, ma per fare interesse l’europeo. Perché se non si risponde per tempo su questi temi rischiamo di farci molto male» aggiunge. Sul fronte della spesa militare, che dovrebbe aumentare, secondo gli accordi Nato, di 12 miliardi di euro nel prossimo triennio, la premier rimarca di avere, al momento, «altre priorità», come appunto l’energia, anche se si dice pronta a «mantenere tutti i nostri impegni».
Il guitto di Putin, Vladimir Solovyev, ha attaccato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo scenario che ieri avevo cominciato ad abbozzare dopo l’assalto a Giorgia Meloni si è materializzato. La Russia in 48 ore ha preso di mira il Quirinale e Palazzo Chigi con un’operazione di «disinformatia» coordinata con l’agenda politica italiana e internazionale. Il Cremlino gioca la partita dell’influenza in un anno elettorale, sostiene con la propaganda i partiti filo-russi e pronti all’abbraccio con la Cina, così cerca di ribaltare la partita vera, quella in Ucraina. Indebolire l’Italia, mandare a casa nel voto del 2027 il governo Meloni è un obiettivo primario del Cremlino, significa porre le basi per uno sfaldamento del fronte politico e militare che sostiene Kiev. La scacchiera dei russi è quella di un impero. Si vota anche negli Stati Uniti, in novembre ci saranno le elezioni di mid-term e - a dispetto di quanto si scrive con lenti ideologiche - al Cremlino fa comodo un Trump trasformato in un’anatra zoppa, senza la maggioranza al Congresso, con un problema non risolto di successione e candidato nelle presidenziali del 2028. Sul piano militare, l’impatto di una sconfitta di Trump a novembre e di un cambio di governo in Italia pochi mesi dopo, può cambiare la strategia della guerra, con gli Stati Uniti pronti a chiedere un impegno maggiore all’Europa, a sua volta indebolita e con un problema di prezzi energetici e inflazione. Putin cerca di guadagnare tempo, allungare la coda della crisi energetica innescata dalla crisi nello Stretto di Hormuz, prova a ribaltare la narrazione di una vittoria russa che non c’è. Gli attacchi di Solovyev sono la saldatura tra la Russia e i movimenti filo-jihadisti, il racconto della campagna militare di Mosca contro i «nazisti» di Kiev è parallelo all’epica terroristica della «resistenza» di Hamas, Hezbollah e dei Pasdaran contro i «nazisti» israeliani. Questa tragica riscrittura della storia è destinata a materializzarsi domani nelle manifestazioni del 25 aprile, macchieranno la festa della Liberazione. Perfino alla Biennale d’Arte di Venezia questo cortocircuito è visibile, con la decisione della giuria di non premiare gli artisti russi e israeliani, perché appartenenti a paesi «i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale». Siamo di fronte non solo all’incredibile equiparazione tra una dittatura e una democrazia, ma al silenzio sulle imprese del regime iraniano. Non è cultura, non è arte, è grave confusione morale.
È da un anno e mezzo che A.F., l’agente della Polfer che ha sparato, uccidendolo, al nigeriano Moussa Diarra, è indagato per eccesso colposo di legittima difesa: i fatti sono del 20 ottobre 2024. La Procura di Verona, dopo la ricostruzione degli inquirenti, a novembre ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione del fascicolo: secondo il pubblico ministero l’agente si è difeso dall’aggressione di Diarra, il quale avrebbe cercato di accoltellarlo nel piazzale antistante la stazione. Caso chiuso? Macché. Ora il giudice per le indagini preliminari, oltre ad aver rigettato la richiesta della Procura, ha chiesto l’apertura di un’inchiesta a carico dell’agente e del collega per depistaggio e alterazione della scena del crimine, il che significa almeno altri 6 mesi di accertamenti (che andranno fatti daccapo, è probabile che venga chiesta pure una proroga) più l’eventuale dibattimento, a meno che la prossima volta non si arrivi definitivamente all’archiviazione. In ogni caso un’odissea, o un calvario, fate voi. L’immigrato, qualche ora prima, dentro la stazione, aveva spaccato alcune vetrine. Inoltre aveva danneggiato delle auto della polizia. Alcuni minuti dopo, a un paio di chilometri dalla stazione, aveva cercato di accoltellare un altro poliziotto, stavolta della municipale. Quest’ultimi due fatti non sono stati contestati dal gip, per il quale però la dinamica che ha portato alla morte dell’immigrato «è tutt’altro che chiara», ci sarebbero «lacune investigative che devono essere colmate poiché la vicenda presenta plurime “anomalie”», e «la consulenza balistica del pm appare scarsamente attendibile». Una delle contestazioni principali è che non ci sarebbe la certezza che Diarra impugnasse un coltello – un’ora e mezza prima però aveva aggreditola municipale «pare con un coltello», ha scritto lo stesso gip – ma stavolta in stazione «non sembra assolutamente, anzi pare da escludere che quello che viene descritto come un “oggetto che riflette la luce” sia un coltello” (...). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47381437]] Pare trattarsi di un oggetto a forma, pur irregolare, di parallelepipedo...». Diarra è morto attorno alle 7.10. L’aggressione con quello che per lo stesso gip «pare un coltello» è avvenuta poco dopo le 5.30. Il pm aveva confermato la ricostruzione secondo cui poco dopo, in stazione, l’agente della Polfer era stato minacciato a distanza ravvicinata con un coltello da cucina di 11 centimetri dalla lama seghettata (ne aveva un altro nello zaino), verosimilmente quello con cui aveva provato a colpire un’ora e mezza prima. Il gip ipotizza scenari diversi: «Dalle riprese non si vede neppure che Diarra tenga in mano il coltello, che si vede bene, invece, nel video effettuato da R.S. (il collega) con il telefonino, mentre Diarra è a terra agonizzante». L’uccisione è stata ripresa da alcune telecamere di sicurezza, e però il gip si è concentrato particolarmente su un’altra, che pur funzionando non ha tenuto in memoria le immagini. Il giudice contesta che sul «malfunzionamento» non c’è stato alcun approfondimento: «Il fatto che non sia stato identificato chi poteva aver visto i filmati in live della telecamera che non poteva non aver ripreso la scena decisiva, suggerisce che la storia del malfunzionamento della cam73 sia stata “pensata” in un momento successivo al 20 ottobre», cioè alla morte del nigeriano. Che era stato fermato dalla Polfer dopo i danneggiamenti di qualche ora prima. Le indagini hanno accertato che, come scritto dal pm, «non è emersa alcuna patologia psichiatrica né l’assunzione di farmaci specifici, circa l’asserita depressione di Diarra», il cui permesso di soggiorno era scaduto. Non si era presentato all’appuntamento per rinnovarlo fissato dall’ufficio immigrazione: «È stato accertato» - ha scritto sempre il pm- «che in tale istanza di rinnovo Diarra ha dichiarato di avere un contratto con la ditta ..., azienda presso la quale però non si è mai presentato, analogamente a quanto accaduto con l’azienda agricola...». Il pm aveva concluso che «alla luce di tutte le predette considerazioni, l’indagato non è imputabile avendo commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio contro il pericolo di un’offesa ingiusta, ponendo in essere una difesa senza alcun dubbio proporzionata all’offesa». Il gip ha riaperto tutto, ipotizzando che il coltello, una volta finito a terra l’immigrato, gli sia stato messo in mano da altri. Contattato da Libero l’avvocato dell’agente, Matteo Fiorio, ha commentato: «Il comportamento del mio assistito è stato determinato da una situazione di pericolo estremo, improvviso e concretamente percepito nel corso del servizio, in un contesto operativo concitato. Il poliziotto ha sempre agito nell’esercizio delle sue funzioni, in una situazione che richiedeva una reazione immediata a fronte di una minaccia armata. Confidiamo», ha sottolineato, «che gli ulteriori accertamenti possano restituire un quadro ulteriormente completo e fedele dei fatti come già emersi dalla indagini». Lo stesso avvocato due mesi fa ha contestato l’intervento della senatrice Ilaria Cucchi (Sinistra Italiana) che rilanciando un video (parziale) dell’accaduto sui social aveva parlato di «volontà di sparare al cuore» da parte dell’agente. «Un colpo è stato esploso in aria come avvertimento», ha replicato il legale, «un secondo ha attraversato il cappuccio della felpa e il terzo ha attinto il braccio sinistro, dopo aver perforato il marsupio con telefono e portafoglio, verso il torace e infine il cuore». La sinistra è pronta a ritornare in piazza per attaccare il poliziotto. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47383096]]
Faccia a faccia con gli immigranti violenti. Fortune alterne per gli inviati di Mario Giordano a Fuori dal coro, su Rete 4. Va male (e poteva finire pure peggio) al giornalista spedito a Trento, accolto da un coro «giornalista, vaffanc**». Il servizio è sullo spaccio di droga a cielo aperto. «Come mai siete qua?», domanda. «Business, spacciare», risponde placido lo straniero. La tensione sale velocemente: «Nascondi la mia faccia porca putt**», e si giunge all'aggressione fisica: «Ci stanno prendendo a bastonate, guardate cosa stanno facendo. Spray al peperoncino, lancio di bottiglia, sassi e bastonate. Questi immigrati si scagliano contro la nostra telecamera», spiega il cronista. Un suo collega è invece a Pesaro, nelle Marche, dove un africano fuori controllo semina il terrore facendola spola una manciata di chilometri più a nord con la vicina Cattolica, in Romagna. Il ragazzotto ha un nome e cognome, Babu Yallow, e un curriculum criminale impressionante: 11 denunce per resistenza, altre per lesioni e l’aggressione ai danni di 4 poliziotti e 2 carabinieri. Si presenta con occhiali scuri sul volto, sorriso beffardo stampato in faccia, silenzi di sfida e risposte a monosillabo, sprezzanti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47347172]] Sullo schermo, le immagini delle sue imprese: vetrine sfondate a calci, bidoni fatti volare in aria, e poi le sue vittime quotidiane. «Tu continui ad aggredire delle persone, non è vero? - gli domanda il giornalista - Non hai aggredito nessuno?». Yallow tace. «Una persona qua dentro? Un tabaccaio? Abbiamo un video dite che spacca una vetrina? Quello del video non sei tu, scusami? Hai aggredito una persona qua dentro, o sbaglio? Una ragazza l’hai spinta. Hai aggredito il tabaccaio, qua sempre a Cattolica. Hai morso un altro signore in un altro minimarket. Hai aggredito una persona, una turista su un treno per andare verso Pesaro. E a Pesaro hai aggredito le forze dell’ordine. Non sei tu queste persone?». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47349502]] «No», replica l’immigrato con somma faccia tosta. «E ti sembra normale fare a botte per strada? L’hai anche minacciato dicendo “prendo la pistola e dammi tutto”. Hai mai avuto una pistola?». «No, non ancora». «Non ancora? E tu vuoi armarti?», «Eh, sì», «Perché vuoi armarti?», «Perché mi piace», «Ti piace armarti?», «Certo, sì».
La perequazione automatica è il meccanismo che adegua annualmente le pensioni all’inflazione, con l’obiettivo di preservarne il potere d’acquisto. In teoria, l’aumento degli assegni dovrebbe corrispondere all’incremento del costo della vita. Tuttavia, nella pratica questo principio è stato spesso ridimensionato, soprattutto per esigenze di finanza pubblica. Nel tempo, infatti, il legislatore è intervenuto più volte per modulare la rivalutazione, rendendola un diritto non assoluto ma soggetto a limiti variabili. Nel biennio 2023-2024 è stato introdotto un sistema di indicizzazione differenziata, noto come “sistema a blocchi”. Questo modello ha garantito la rivalutazione piena solo alle pensioni più basse, quelle che arrivavano a circa 2.413 euro lorde, mentre per quelle medio-alte ha previsto percentuali progressivamente ridotte. Il risultato è stato un adeguamento parziale all’inflazione per una larga fascia di pensionati, senza però arrivare a un blocco totale. Si è trattato quindi di una riduzione selettiva degli aumenti, finalizzata a contenere la spesa pubblica e redistribuire le risorse. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47379913]] Sul piano giuridico, come ricorda Brocardi.it, la questione centrale riguardava la compatibilità di queste limitazioni con i principi costituzionali. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 52 del 2026, ha ritenuto legittimo l’intervento, purché non venga eliminata del tutto la tutela. Anche la Cassazione ha confermato questa interpretazione, sottolineando che si tratta di un equilibrio tra diritti dei pensionati e sostenibilità del sistema. In sintesi, la perequazione resta garantita, ma entro i limiti imposti dalle risorse disponibili. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47398609]]
I maranza seminano il panico tra gli studenti di Porto di Legnago (Verona). Qui, nei pressi della fermata dell'autobus, una baby-gang è protagonista di un video diventato virale. Nelle immagini si vede un litigio e poi un passaggio di pistola tra due giovanissimi (molto probabilmente minorenni). Successivamente il video si interrompe. Sulla vicenda indagano i carabinieri di Legnago. Oltretutto potrebbe trattarsi della stessa baby gang che si è resa protagonista di alcuni episodi spiacevoli nella zona nelle scorse settimane. "Un fatto inaccettabile - ha scritto su Facebook il sindaco di Legnago, Paolo Longhi - che non può e non deve essere sottovalutato. Ho contattato immediatamente i nostri bravissimi Carabinieri, che sono già al lavoro per individuare i responsabili e assicurarli alla giustizia". Da domani, aggiunge Longhi, "sarà rafforzata la presenza della Polizia Locale nell'area del terminal, con presidi negli orari di entrata e uscita degli studenti. È un segnale concreto, ma non sufficiente. Serve uno sforzo collettivo. Serve il coinvolgimento delle famiglie, che non possono voltarsi dall'altra parte o rassegnarsi a episodi di questo tipo. Serve una comunità che reagisce". A commentare l'accaduto anche il presidente del Veneto, Alberto Stefani. "Chi compie azioni di questo genere deve essere obbligato a restituire qualcosa alla comunità. Questi ragazzi devono andare a lavorare per il loro paese, a pulire scuole, strade, cimiteri e parchi, per imparare quei valori che hanno reso ospitale e laborioso il Veneto". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47254671]] E ancora: "Come abbiamo proposto all'Ufficio scolastico regionale e ad Anci, vogliamo istituire lavori di pubblica utilità obbligatori per chi commette certe azioni, inserendo questi maranza in attività concrete, visibili, alle dipendenze dei cittadini. Peraltro, non possiamo tollerare che certi comportamenti diventino quasi un modello, amplificato e virale sui social. Serve un cambio di paradigma: più responsabilità, più presenza delle istituzioni e un messaggio chiaro: chi sbaglia paga, e paga lavorando". Dal filmato si sente una voce gridare: "Dammi la pistola, dammi la pistola". Poi il colpo sparato in aria in mezzo alla strada. Come si vede nel video alcuni giovanissimi studenti scappano in strada urlando. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47369205]]
Come ogni settimana, torna l'appuntamento con la supermedia sondaggi realizzata da Youtrend per Agi. Due dati in particolare saltano subito all'occhio. Fratelli d'Italia continua a salire e a restare il partito più apprezzato dagli elettori: conquista lo 0,1% e si piazza così al 28,2%. Il Partito democratico, invece, continua a scendere: perde lo 0,2% e si attesta così al 22,4%. Altra grana per la segretaria Elly Schlein. A seguire troviamo il Movimento Cinque Stelle. Il partito guidato dall'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte conquista lo 0,1% e si colloca in questo modo al 12,8%. Male Forza Italia. La formazione politica guidata da Antonio Tajani scende dello 0,3% e si attesta quindi all'8,3%. Subito sotto c'è la Lega di Matteo Salvini. Il Carroccio guadagna lo 0,1% e sale così al 7,3%. Poi si segnala Alleanza Verdi e Sinistra, in netto calo. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni perdono lo 0,2% e si attestano così al 6,2%. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47352111]] Per quanto riguarda tutti quei partiti considerati "minori", in testa c'è Futuro Nazionale. Il generale Roberto Vannacci sale dello 0,2% e si attesta quindi al 3,5%. A seguire Azione di Carlo Calenda, stabile al 3%. Dunque Italia Viva di Matteo Renzi, che sale dello 0,3% e vanta quindi il 2,6%. Ancora, Più Europa stabile all'1,5% e Noi Moderati che cresce dello 0,1% e si colloca così all'1,1%. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47372203]]
Come il sole e la luna, come il giorno e la notte. Jannik Sinner e Carlos Alcaraz non potrebbero essere più diversi. Ed è bello così. I due tennisti più forti al mondo si distinguono sia per lo stile di gioco in campo ma anche per quello nella vita reale. Se allo spagnolo piace fuggire ogni tanto in quel di Ibiza per gosersi un po' l'Isla Bonita, all'altoatesino piace tenersi informato per comprendere ciò che sta accadendo nel mondo. “Non sono della generazione di TikTok - ha spiegato Sinner in un'intervista rilasciata a El Mundo -. Se voglio distrarmi durante un torneo chiamo un amico, gioco alla PlayStation o direttamente guardo un po’ Youtube. Mi piace vedere video lunghi, dove parlano di temi differenti, di divulgazione, di scienza o di geopolitica, anche di cose più profonde. Il mondo sta cambiando molto - ha aggiunto - ed è importante sapere tutto. Guardo anche interviste o Vlog di altri sportivi e avevo voglia di mostrare anche le mie cose”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47385185]] Differenze a parte, Sinner e Alcaraz restano comunque ottimi amici. Anche se non sono intimi e, in un certo senso, è giusto così: "Ovviamente non parliamo di tutto fra di noi - ha proseguito il numero due al mondo -. Anche questo è normale. Non parliamo di argomenti da un punto di vista personale. Parliamo sempre di cose generali ed è sempre piacevole trascorrere del tempo con lui. E’ un ragazzo molto gentile, sempre lo è stato. Poi ci sono cose che preferiamo tenerci per noi”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47383904]]
Un padre che riesce ad abbracciare la sua sesta figlia soltanto una volta in diciotto anni, in una camera di sicurezza durante un appello e giusto perché il suo avvocato ha il buon cuore di convincere gli uomini della scorta, i quali dimostrano quel tanto di pietà umana che fa la differenza. Ma anche un signore di 64 anni che ormai ha il volto scavato e i capelli grigi, è provato e a cui, in un certo senso, viene il miracolo: nonostante tutto non perde la lucidità, non chiede sconti, ripete che con questa brutta faccenda, con l’omicidio di Vitalina Balani, lui non c’entra e aggiunge che di galera ne uscirà da innocente. Andrea Rossi è un ex commercialista di Bologna a cui la vita, grazie soprattutto alla tenacia del suo avvocato, ha appena dato una seconda possibilità. Ché messa così uno potrebbe pensare abbia risolto i suoi guai, invece è un’espressione da prendere alla lettera: la sua storia è una gimcana di processi e carte bollate, di accuse e probabilmente malintesi, di piccoli errori (per carità in buonafede) che però si trasformano in grandi stravolgimenti dell’esistenza. Oggi, vent’anni esatti dopo quel maledetto 15 luglio del 2006 che ha dato l’avvio a ogni cosa, diciannove anni dopo il suo arresto e sedici dopo la condanna passata in giudicato, può finalmente chiedere la revisione del processo che lo riguarda perché “al di là di ogni ragionevole dubbio” c’è più di un aspetto che non torna. Quando viene trovata morta, Vitalina, settant’anni, cliente del professionista bolognese, si pensa a un decesso naturale: sarà in obitorio che un medico noterà delle macchie anomale sul suo collo compatibili con uno strangolamento. All’inizio i sospettati sono due, il badante straniero della donna che è stato licenziato da poco (e che, a oggi, non si sa che fine abbia fatto) e Rossi, che gestisce il suo patrimonio ma che ha, con lei, un debito di circa due milioni di euro dato che avrebbe dovuto investire i fondi che gli aveva affidato e, invece, ha utilizzato il suo denaro per comprare cianfrusaglie d’antiquariato. Un movente, sì, d’accordo: pure solido. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47382895]] Ma solo quello. Tutto il resto è il copione di un poliziesco tra l’altro scritto abbastanza male. L’ora della morte viene fissata tra le 13.29 del giorno prima (quando Balani fa, senza saperlo, la sua ultima telefonata) e le 14.06 (quando un corriere deve consegnarle dei cuscini ma nessuno gli apre la porta): si tratta di una mezz’ora scarsa in cui Rossi non può provare dove si trovi, ma si tratta anche di un lasso di tempo che scricchiola di suo (la mancata consegna di un fattorino non implica necessariamente un assassinio). Nello studio di Rossi vengono trovati degli assegni di Balani che, secondo l’accusa, lui avrebbe trafugato subito dopo averla ammazzata; e la stessa notte in cui la donna muore il suo commercialista passa ore al computer dell’ufficio a cancellare i file relativi ad alcune posizioni debitorie che ha anche con altre persone. Il legale Gabriele Bordoni, che prende in mano il fascicolo dopo i tre gradi di giudizio, si accorge di una cosa che, da sola, ribalta il quadro: dalle carte scopre che l’autopsia sul corpo di Balani rileva un’ipostasi “sospetta” a un braccio. Per la medicina legale un’ipostasi è un ristagno di sangue che dovrebbe depositarsi nella parte bassa del corpo per via del livor mortis il quale, ovviamente, segue la gravità. In un braccio di Vitalina, invece, è posizionata in alto. Come è possibile? «È stato il professore Giovanni Pierucci a capire l’arcano», spiega Bordoni: «Il 118 è intervenuto prima delle forze di polizia e, nel tentativo di rianimare la donna, l’ha spostata. Quel sangue era ancora fluido e ciò significa che la morte era più recente di quanto lì per lì si sia stimato». Tradotto: Vitalina non è deceduta nel primo pomeriggio, semmai verso sera e per la sera Rossi un alibi ce l’ha, tra l’altro un alibi di ferro che è già agli atti perché è tra gli elementi di prova a suo carico: era impegnato a cancellare i documenti dal pc. Sulla maglietta della donna, inoltre, ci sono tracce di dna maschile che non sono compatibili con quelle del commercialista, eppure nessuno pensa mai di verificarle con altri soggetti. Non è stata una passeggiata la richiesta di Bordoni per la revisione: prima di ottenere quella che, adesso, a Firenze, darà un briciolo di speranza al suo assistito e alla sua famiglia, se l’è vista respingere almeno due volte (una alla corte d’appello di Ancona e un’altra a Perugia): ma non è stata una passeggiata nemmeno il processo che ha subìto Rossi, di fatto indiziario, cioè basato su circostanze più che su prove dirette. «Vedremo se la corte, rimettendo insieme i pezzi in maniera ordinata, giungerà alla conclusione che non può essere stato lui. Rimane che se basta tutto questo per mandare una persona all’ergastolo forse non siamo un Paese di diritto», chiosa il penalista, «ma di rovescio». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47385211]]
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Clamoroso balzo in avanti di Fratelli d'Italia che smentisce ancora una volta la solita narrazione della sinistra. Stando all'ultimo sondaggio realizzato da Only Numbers di Alessandra Ghisleri per Porta a Porta, il programma di approfondimento politico di Rai 1 condotto da Bruno Vespa, rispetto allo scorso 7 aprile FdI conquista addirittura lo 0,1%. Restando dalle parti della maggioranza di governo, troviamo Forza Italia in calo dello 0,2% che si attesta all'8,6%. Subito dopo c'è la Lega di Matteo Salvini. Il Carroccio è stabile all'8,3%. Spostandoci dalle parti del campo largo, troviamo sempre il Partito democratico in testa. La formazione politica guidata da Elly Schlein guadagna lo 0,2% e si colloca così al 22,5%. Subito dopo c'è il Movimento Cinque Stelle. Giuseppe Conte guadagna mezzo punto percentuale e si piazza quindi al 12,2%. Infine, Alleanza Verdi e Sinistra. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli sono stabili al 6,5%. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47372203]] Capitolo cosiddetti partiti "minori". Stabile anche Alleanza Verdi al 6,5%, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci è al 3,6% (+0,2%), Azione è al 3% (-0,2%) e Italia Viva al 2,5% (+0,1%). Infine +Europa è all'1,7% e cede lo 0,2% mentre Noi Moderati è allo 0,8%(+0,1%). Il centrodestra raggiunge il 46,5% e sale dell'1,4%, il campo largo senza Azione, invece, è al 45,4% in crescita dello 0,6% (+0,6%). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47400784]]
Giuseppe Conte a Il Cavallo e La Torre parla di una vicenda molto intima e personale. Finora inedita. "Ho governato in forti difficoltà, ho avuto anche una situazione familiare con mio figlio molto difficile, che nessuno ha mai saputo, addirittura anche ai miei stretti collaboratori l'ho taciuta. È stato un momento di grande sofferenza personale", ha affermato il presidente del M5S Giuseppe Conte, ospite del programma su Rai3. Poi torna alla politica e a quelle primarie che tanto agitano il Movimento Cinque Stelle: "Io devo rappresentare la mia comunità" e "per quanto riguarda la figura che segnerà il gol, il centravanti, io ci sono, dobbiamo trovare la figura più competitiva, possiamo fare le primarie, ma prima dobbiamo lavorare al programma". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47349188]] Infine sull'ipotesi della presenza di Renzi nel campo progressista, afferma: "Non ne faccio una questione personale, però ci sono dei principi: il conflitto di interessi. Io ho già presentato in questa legislatura - aggiunge - una legge sul conflitto di interessi a mia prima firma e non è una legge contro qualcuno, è una legge per affermare che per fare una buona politica nell'ambito di un campo progressista noi dobbiamo assolutamente chiarire che chi fa politica fa politica, chi fa altro fa altro". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47378945]]
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