Sondaggio Emg Acqua, controsorpasso del centrodestra sul campo largo
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Minuto 8.23: prima partita del Mondiale di calcio, primo clamoroso errore e primo gol del torneo. A segnarlo è Julian Quinones, attaccante dei padroni di casa del Messico, che in uno stadio Azteca colmo all'inverosimile sblocca il match contro il Sudafrica con una rasoiata dal limite. La cerimonia inaugurale, sulle note dell'inno Dai Dai cantato da Shakira, era appena terminata. La difesa sudafricana, però, evidentemente era rimasta ancora ai balli e ai frizzi e lazzi. Palla recuperata sulla trequarti, retropassaggio al portiere che invece di rinviare la gioca sul difensore centrale, davanti a lui. Il quale però cincischia, sbaglia il controllo e perde la palla sul pressing dei messicani. La palla finisce al bomber dell'Al-Qadsiah, squadra della Saudi Pro League (in Arabia faceva coppia con l'azzurro Retegui, oggi infortunato) che evita un altro difensore e colpisce implacabilmente. Beffa delle beffe, il pallone (calciato con grande potenza, va detto) passa persino sotto le gambe del portiere e si infila in rete centralmente. Comprensibili scene di giubilo sugli spalti e festa grande anche in panchina. No, il Mondiale per i messicani non poteva proprio cominciare meglio. Per il Sudafrica, invece, roba da Mai dire gol. First goal of the 2026 FIFA WORLD CUP by Mexico pic.twitter.com/CqjgQC66hJ June 11, 2026
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Oltre 120mila posti di lavoro. Ventitré miliardi di euro di Pil. E poi collegamenti molto più rapidi e una riduzione delle emissioni di Co2 di 12,8 milioni di tonnellate. Sono questi alcuni dei benefici che la realizzazione del Ponte sullo Stretto potrà portare all’Italia. E che l’inchiesta per corruzione della magistratura rischia di vanificare, tra le grida di giubilo della sinistra. Che non a caso ieri festeggiava. Giuseppe Conte, per dire, ha parlato di «progetto fallato». «Adesso c’è anche l’ombra della corruzione che si allunga» ha detto il leader M5S, «e buttiamo soldi, dobbiamo recuperare quei 13 miliardi e mezzo» per destinarli al rilancio di «questo Paese». Di certo, dalle parti del governo l’attenzione sull’indagine è alta. «Dal punto di vista amministrativo non cambia assolutamente nulla, quindi il percorso va pienamente avanti» ha rassicurato il sottosegretario alla Presidenze del Consiglio Alessandro Morelli. «L’obiettivo» ha aggiunto «è quello di realizzare la più importante infrastruttura del secolo». Ieri sul tema è intervenuto anche l’ad di Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ribadendo che la società è «totalmente estranea alle indagini in corso» e che il «progetto è valido», per cui «andiamo avanti». Come sottolineato qualche settimana fa sempre da Ciucci, l’iter burocratico dovrebbe completarsi entro la fine di quest’estate, per passare alla «fase realizzativa nell’ultimo trimestre dell’anno». La previsione è di concludere i lavori nel 2033 in modo da rendere operativo il Ponte l’anno successivo. Inchieste della magistratura permettendo. Il danno per l’economia e i territori coinvolti rischia di essere elevato. A partire dalla mancata creazione di 120mila posti di lavoro. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48088664]] EFFETTI ECONOMICI [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47952461]] COSTO INSULARITÀ L’opera inoltre contribuirà dalla conclusione dei cantieri alla fine della concessione trentennale - a ridurre di circa 12,8 milioni di tonnellate le emissioni di Co2, soprattutto grazie al trasferimento del traffico aereo, automobilistico e navale verso le ferrovie. Ma non c’è solo l’aspetto economico da valutare. Per esempio, grazie all’opera si avrà una riduzione del traffico, con il miglioramento della qualità della vita, e la possibilità di riqualificare i sistemi portuali che, alleggeriti dalle funzioni di traghettamento locale, potranno concentrarsi sul mercato croceristico. Non solo. Il progetto include infatti 40 chilometri di collegamenti stradali e ferroviari per le comunità locali, consentendo l’eliminazione dal tessuto urbano del traffico di mezzi dalla Sicilia alla Calabria. E poi la vera sfida: trasformare una delle zone più depresse d’Italia in una macroarea Calabro-Siciliana capace- grazie a un sistema logistico integrato da Augusta a Gioia Tauro- di rendere il nostro Paese più competitivo nei confronti dei grandi sistemi trasportistici internazionali. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46208558]]
C’è qualcuno che vuole speculare sulla storiaccia uruguaiana. Parliamo di una donna straniera che, secondo fonti qualificate di Libero, starebbe tentando di agganciare mediatori italiani ed esteri in grado di “piazzare” sul mercato delle informazioni sue presunte rivelazioni. Si tratta di una professionista che, per lavoro e vecchie amicizie, ha una consolidata consuetudine con il mondo della comunicazione, a tutti i livelli, e che, da qualche tempo, si promuove come depositaria di (supposte) notizie ad alto voltaggio su Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti e sul loro stile di vita sudamericano. Finora, da quel che le fonti hanno riferito al nostro giornale, la “gola profonda” non avrebbe avuto successo in questa ricerca di “acquirenti”, tanto da meditare, parrebbe, di abbandonare l’impresa. Ai mediatori (pochi per la verità) che con lei hanno avuto modo di confrontarsi, la donna non avrebbe offerto riscontri o prove del suo racconto, ma solo narrazioni a senso unico che, ovviamente, rappresentano un rischio enorme dal punto di vista di una eventuale pubblicazione. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48106360]] CORRETTEZZA FINTO SCANDALO In questo stesso opaco contesto si inserisce la figura del giornalista Eduardo Preve, a cui fa riferimento direttamente Graciela Torres, l’ex collaboratrice della residenza uruguaiana di Cipriani che inizialmente aveva formulato le accuse sui presunti festini hard raccolte dal Fatto. I legami e l’operato di Preve a Montevideo sono finiti al centro delle analisi dei media locali. La testata La Derecha Diario, come raccontato ieri dal nostro giornale, lo inquadra come un «noto esponente politico dell’estrema sinistra uruguaiana» che riuscirebbe a ottenere, «in modo alquanto discutibile», la visione di denunce e atti che al contrario «dovrebbero rimanere strettamente riservate presso la Procura». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48104482]] BUGIARDO SERIALE Ai dubbi sulla condotta professionale si aggiungono anche i dettagli di un procedimento giudiziario che lo vede coinvolto a Maldonado. Come riportato dalle colonne di El País, il cronista è stato infatti denunciato da un automobilista a seguito di una violenta aggressione legata a motivi di viabilità. Il giornalista lo avrebbe afferrato per il collo minacciandolo di investirlo con il suo camion. Il motivo? L’auto parcheggiata male. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48103563]]
La battuta terribile di Francesco Silvestri, che giovedì alla Camera dopo che Giorgia Meloni ha riferito in aula sul Consiglio europeo del 18 e 19 giugno prossimi ha descritto la premier "con le ginocchiere per stare più comoda" davanti a Donald Trump ha fatto esplodere Fratelli d'Italia e tutto il centrodestra, con Silvestri che si è difeso goffamente sostenendo di essersi riferito al governo e non al presidente del Consiglio (falso, si è rivolto direttamente a Meloni con tanto di termine "Lei", reiterato) per poi fare spallucce di fronte alle accuse di sessismo e volgarissimo doppio senso: "La malizia sta negli occhi di chi guarda". Il suo stesso leader Giuseppe Conte ha minimizzato, mentre dal Pd si registrano reazioni imbarazzate di molte protagoniste. Del caso si è ovviamente discusso anche in televisione. E Matteo Pucciarelli, firma di Repubblica, ospite di Francesco Vecchi a 4 di Sera, su Rete 4, da veemente accusatore del centrodestra si trasforma in tentennante difensore d'ufficio di Silvestri. "Io premetto che sinceramente non avrei mai usato questa espressione, perché è fraintendibile. Chiaramente si parlava di rapporti con Israele e con gli Stati Uniti, il riferimento è al suddito che si inginocchia al sovrano, questo era il senso", spiega il giornalista che poi ribalta il quadro condannando, di fatto, la leader di Fratelli d'Italia. "Ci vedo però anche tanto vittimismo da parte del presidente Meloni, che appena ha l'occasione si trasforma e si racconta come la Calimero insultata. Chiaramente, ripeto, una battuta infelice ma il senso era chiaro. Non riesco davvero a immaginarmi che il senso potesse essere diverso". Forse, se a pronunciare quella frase fosse stato un deputato di FdI contro Elly Schlein, l'avrebbe immaginato molto più facilmente. A strigliarlo ci pensa Paola De Micheli, esponente dem tra le poche a condannare l'eccesso verbale di Silvestri. In collegamento con 4 di Sera, sottolinea: "Non esiste una donna che abbia un minimo di esposizione pubblica o che abbia avuto degli incarchi non solo istituzionali, magari anche aziendali che purtroppo non abbia dovuto, diciamo, passare questo tipo di battutismo che è offensivo, è offensivo della nostra dignità di donne perché tutto quello che facciamo lo possiamo fare bene o male, ok? Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori e non ho visto tantissimi colleghi sperticarsi, diciamo, in solidarietà. Io invece sono molto dispiaciuta per la Meloni che peraltro avevo incontrato anche con una certa, diciamo, simpatia proprio il giorno prima alla Confcommercio e tra donne e mamme, diciamo così, avevamo fatto le nostre solite chiacchiere da donne che non meritano di essere trattate in questo modo. Meloni e le accuse sessiste: “C’è anche tanto vittimismo da parte del Presidente Meloni” #4disera News pic.twitter.com/HpzedMMVM6 June 11, 2026
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Nuova notte di raid sull'Iran, anzi no. Dopo gli attacchi di ieri il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato una nuova ondata di bombardamenti "di massima durezza" con l'obiettivo di conquistare "l'Isola di Kharg" e altri punti strategici delle infrastrutture petrolifere, "assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas". A scriverlo è lo stesso tycoon su Truth. Sullo stesso social network, quando il countdown era già partito, però, è arrivato il contrordine: niente raid. "Le discussioni con la Repubblica Islamica dell’Iran sono state portate al più alto livello della leadership iraniana e approvate, in qualità di presidente degli Stati Uniti ho annullato gli attacchi aerei e i bombardamenti previsti per questa sera", annuncia Trump. Spiegando che "le discussioni e i punti finali sono stati approvati, sia a livello concettuale che nei minimi dettagli, da tutte le parti coinvolte, tra cui Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri". In vigore resterà il blocco navale "fino al completamento di questa transazione", ma a breve comunicherà "ora e luogo della firma". Teheran, da par suo, si era preparato alle minacce di Washington promettendo di reagire a qualsiasi attacco mirato al Paese. "La Repubblica islamica dell'Iran risponderà con fermezza, durezza e dolore a qualsiasi azione o minaccia", aveva detto Ebrahim Azizi, presidente della commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento. Da Teheran, però, arriva una gelida smentita: l'agenzia stampa iraniana Fars riferisce da fonti dei pasdaran che "nessun documento di intesa è stato approvato con gli Stati Uniti". Non manca, insomma, solo la firma di Mojtba Khamenei, la Guida Suprema gravemente ferita e di fatto fuori dai giochi fin dalla sua nomina. Dopo i raid della notte scorsa, comunque, Teheran aveva previsto la chiusura totale di Hormuz 'fino a nuovo ordine'. Tanto che l'agenzia marittima iraniana ha avvisato: "Alla luce delle tensioni create dalle forze americane di invasione nella regione e dell'annuncio fatto ieri sera dalle forze armate iraniane, lo Stretto rimarrà chiuso fino a nuovo avviso". Fortunatamente, l'allarme è poi rientrato, anche se la tensione resta comunque alta, così come l'attenzione. Intanto, nella notte italiana le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti "hanno iniziato a lanciare ulteriori attacchi di autodifesa contro diversi obiettivi in Iran, su ordine del Comandante in Capo. Gli attacchi sono una risposta all’aggressione ingiustificata e continua da parte dell’Iran". I raid sono iniziati alle 23.15 italiane. Le forze del Centcom hanno lanciato attacchi contro sistemi di sorveglianza militare, sistemi di comunicazione e siti di difesa aerea iraniani in tutto l’Iran. Mezzi del Corpo dei Marines, dell’Aeronautica e della Marina degli Stati Uniti hanno utilizzato munizioni di precisione contro obiettivi iraniani che “rappresentavano una minaccia per le forze statunitensi e le navi mercantili internazionali in transito nelle acque regionali". Il Centcom ha poi smentito le notizie diffuse dai pasdaran sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, precisando che “le navi commerciali continuano a transitare dentro e fuori". E aggiunge che "fonti mediatiche iraniane affermano che l’Iran ha attaccato una nave da guerra statunitense nello Stretto di Hormuz. Falso. Verità: nessuna nave da guerra statunitense è stata colpita". Parlando a Fox, Trump ha rivelato che alti funzionari iraniani lo hanno chiamato direttamente per chiedere la cessazione dei bombardamenti. Il presidente ha anche dichiarato che l’operazione statunitense ha comportato il dispiegamento di 49 missili Tomahawk insieme a caccia, con l’obiettivo di colpire sistemi radar e di difesa aerea. Gli attacchi sarebbero stati diretti contro posizioni a circa 65 chilometri da Teheran e lungo la costa sud-occidentale dell’Iran, affacciata sul Golfo Persico. "L’Iran non ha difese", ha aggiunto poi nel pomeriggio di oggi il presidente americano convinto che, se volesse, potrebbe inviare truppe per invaderlo e conquistarlo "domani". "Sono finiti – ha affermato -. Potremmo entrare domani. Potremmo inviare truppe, ma non voglio truppe sul terreno, tuttavia, se volessi, potremmo mandare un piccolo contingente di soldati e conquistare l'intero Paese". Ma, ha precisato, "preferirei non colpire ponti e centrali energetiche. Gli iraniani non avrebbero acqua da bere". In risposta, secondo i media statali iraniani, l'Iran starebbe valutando la possibilità di colpire le attività di Elon Musk in Medio Oriente. Il governo di Teheran, riferisce l'agenzia di stampa Fars, ha infatti accusato gli eserciti di Stati Uniti e Israele di utilizzare i servizi internet forniti da Starlink. Fra gli obiettivi nel mirino dei pasdaran ci sono dunque le stazioni di terra situate in Qatar, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Oman, e gli stessi azionisti di SpaceX.