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Dove è stata presa la ricina, la sostanza a cui sono risultate positive Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita? È questa la domanda su cui continuano a interrogarsi gli inquirenti, impegnati nel giallo di Pietracatella, Campobasso. A maggior ragione dopo la diffusione di un audio su Gianni Di Vita, rispettivamente marito e padre delle due vittime. Sì, perché nell'intercettazione registrata a casa delle vittime si sente una dottoressa dell'ospedale di Campobasso dare aggiornamenti sui valori dei tre ricoverati: "Ti dico quello che sto osservando: allora Di Vita ha più di 112 mila piastrine… Poi un’altra cosa: la bilirubina totale è alta. È alta per Sara, Antonella e ad anche Gianni Di Vita: aumenta sempre di più, è indiretta e non coniugata". Dunque Di Vita aveva in corso una intossicazione ma evidentemente più leggera. Forse da solo contatto? Ed è proprio per questo che le indagini si concentrano anche sulla possibile provenienza della sostanza. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti ci sarebbe quella di un veleno ricavato in modo artigianale dai semi della pianta del ricino. Le attività riguarderebbero ambienti diversi, dai contesti rurali e domestici fino ad ambiti a fini didattici, come scuole di agraria, dove la pianta è utilizzata per studio e laboratorio. Si tratta di accertamenti tecnici legati alla disponibilità della materia prima e non di ipotesi accusatorie. Resta centrale, sul piano scientifico, la relazione del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, attesa per chiarire la natura della sostanza individuata nei campioni biologici delle due vittime. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47326995]] Intanto sull'audio il legale di Gianni Di Vita, parte offesa allo stato attuale, Vittorino Facciolla, fa sapere che tali elementi indicano che "anche Gianni è entrato a contatto con la sostanza perché, evidentemente, se di avvelenamento si è trattato, lo stesso era un potenziale bersaglio". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47339241]]
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Premessa. La prossima non sarà un'estate semplice i turisti di tutto il mondo. La guerra in Medio Oriente e la conseguente crisi energetica stanno mettendo in allarme tutte le compagnie aeree, che si trovano alle prese con una carenza del carburante e con sempre più viaggiatori che optano per un soggiorno in patria. Da non sottovalutare anche l'incertezza data dai conflitti, con alcuni aeroporti che potrebbero non essere disponibili, sia come hub di partenza e arrivo ma anche come scali. Insomma, come ai tempi del Covid, l'incertezza regna sovrana. Detto questo, per loro natura gli italiani restano comunque ottimisti. E una meta su tutte sta letteralmente spopolando: il Montenegro. Sì, perché si tratta di una meta poco gettonata e una destinazione giudicata autentica e conveniente dal punto di vista economico. Negli ultimi anni è diventato una sorta di “gemma nascosta” dell’Adriatico, capace di offrire un mix molto simile a quello di destinazioni più note come Croazia o Grecia, ma a prezzi decisamente più contenuti. Il costo della vita è abbordabile e questo permette al turista di godersi a pieno l'esperienza: mangiare fuori, soggiornare in hotel o semplicemente godersi i servizi locali costa meno, spesso con standard qualitativi comparabili. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47277970]] Capitolo prezzi. Una vacanza in Italia come si deve rischia di costarci tra i 1.500 e i 2000 euro a persona. In Montenegro, invece, può risultare sensibilmente più accessibile, senza rinunciare al mare, alla natura e alle attività. Infine, la compattezza del territorio permette di combinare in pochi giorni esperienze diverse, passando dalla costa alle montagne senza lunghi spostamenti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47314816]]
Nuova fase per La Cascina Costruzioni e la sua divisione Nos, tecnologia e comunicazione “Da più di 30 anni Nos è al fianco degli aeroporti italiani, portiamo ora il nostro know how anche nel mercato estero”. Riccardo Erbi è il consigliere delegato di La Cascina Costruzioni, società proprietaria di Nos e aderente al Consorzio La Cascina. A Londra in marzo si è tenuto il PTE (Passenger Terminal Expo 2026), fiera dedicata ai prodotti e servizi per i terminal aeroportuali, vetrina di eccellenza del mercato internazionale, e La Cascina Costruzioni - Nos era presente. Segno della maturità di un’azienda con una storia solida, pronta per un passo ulteriore appena le contingenze attuali lasceranno il passo alla normalità e alla ripresa. Nos, entrata a far parte del mondo La Cascina Costruzioni nel 2020, è un fiore all’occhiello. È leader nel campo delle segnaletiche, degli arredi e della comunicazione per aeroporti, stazioni e centri commerciali, poi è allestimenti speciali, facciate ventilate, re-charge point, espositori, display. Tutto questo rientra in una definizione, il wayfinding, “strategie e strumenti che aiutano ad orientarci e muoverci in spazi come aeroporti, stazioni, ospedali, centri commerciali o ... città”, spiega Erbi, “e in tempi complicati come gli attuali, sapere dove si è e dove andare si dimostra essenziale”. A Londra La Cascina Costruzioni - Nos ha dato il via ad una fase nuova, guardando ai primi mercati accessibili, individuati nell’est Europa e nel nord Africa ma restando aperti al resto, “abbiamo un management proattivo” sottolinea Erbi, che fornisce anche numeri di dettaglio: il fatturato di La Cascina Costruzioni - Nos è di 87 milioni di euro, con 227 dipendenti e un portafoglio clienti di 130 milioni, all’interno del Consorzio La Cascina (oltre 600 milioni di fatturato, e più di 16mila operatori) che vale certamente come forte leva per lo sviluppo futuro. Le aspettative del consigliere delegato sono fondate, le proiezioni sul mercato globale collegato al wayfinding aeroportuale da qui ai prossimi 6-7 anni dicono che il suo valore toccherà i 3 miliardi di euro, il mercato europeo già ora vale circa 350 milioni e raddoppierà, e per restare solo all’Italia - considerando che il nostro Paese ha gestito lo scorso anno 230 milioni di passeggeri attraverso 45 scali certificati ENAC - la stima ragionevole del futuro mercato interno si posiziona tra 60 e 90 milioni di euro. I numeri raccontano anche una trasformazione in atto dell’intero settore. Il wayfinding aeroportuale non è più soltanto segnaletica fisica: la componente software pesa già oltre il 40% del fatturato globale del comparto, e i gestori aeroportuali acquistano sempre più una soluzione di performance - accessibilità, dati, aggiornamento continuo - accanto ad un prodotto manifatturiero. Inoltre, la crescita del traffico ha registrato in Europa un record di 2,6 miliardi di passeggeri nel 2025, moltiplicando la pressione sugli scali e rendendo urgente più quantità e qualità dei sistemi di orientamento. L’intelligenza artificiale entra in questo mercato in modo sempre più concreto: wayfinding conversazionale multilingue su chioschi e display; rerouting (cioè la riprogrammazione del viaggio o il reindirizzamento del passeggero su un volo alternativo per raggiungere la destinazione finale) in tempo reale in base a gate e affollamento; contenuti adattivi per lingua e fascia oraria; fino ad arrivare all’integrazione con i sistemi di identità digitale dei passeggeri. La traiettoria di Nos in questo senso è squisitamente pragmatica: diventare un’azienda che sa integrare la tecnologia dentro la propria competenza progettuale, costruendo sistemi ibridi dove il profilo in materiali di qualità diventa il contenitore intelligente di un display connesso, gestibile da remoto e misurabile nelle sue performance. “La capacità e l’esperienza di La Cascina Costruzioni - Nos raccontano di un’azienda nata da un team di professionisti trent’anni fa e che oggi è presente in tutti gli aeroporti d’Italia”, riprende Erbi, “con questo capitale veramente non comune ci stiamo avviando a gestire la nuova fase, in cui la digitalizzazione preme sul modello di business, e lo faremo con soddisfazione, perché renderà il lavoro ancora più premiante, per noi, per la committenza e soprattutto per gli utenti, i primi che sempre teniamo in considerazione: noi siamo nati in un mondo cooperativo”. E di strada ne è stata fatta tanta. In fondo, suggerisce Erbi, “tutti hanno già conosciuto La Cascina Costruzioni - Nos” guardando la segnaletica negli aeroporti di Roma Fiumicino e di Ciampino, la nuova segnaletica dell’aeroporto di Milano Linate, o quella di Catania Fontanarossa, di Palermo Falcone e Borsellino, per citare solo alcuni esempi, che comprendono l’aver pensato e installato l’intera segnaletica al passeggero, gli arredi di design, i ledwall, e così via. Conclude Erbi: “Se non sai dove andare, finirai probabilmente in qualche altro posto, diceva Yogi Berra, leggendario allenatore di baseball dei New York Yankees. Con Nos non succede mai”.
Un incubo. Un orrore. Una minaccia invisibile e imprevedibile: acido cosparso sui sedili di un autobus. Il caso scuote il Veneto, dove tre persone sono rimaste ustionate dopo essersi sedute sull'autobus 25 di Arriva Veneto, partito lo scorso giovedì mattina da Chioggia, direzione Venezia. La situazione più grave è quella di una minorenne, una delle vittime, le cui condizioni sono le più complesse. "Ustione di terzo grado per la quale, probabilmente, si dovrà ricorrere all'intervento chirurgico". Così la madre ha rivelato la diagnosi, contestando anche la versione iniziale diffusa dalle istituzioni. "Definire una tale lesione come irritazione sembra troppo riduttivo e fuorviante", ha aggiunto la sorella della ragazza, riferendosi al comunicato dell’assessore ai trasporti Cristina Boscolo Zemelo. La ragazza è la seconda persona ad aver avuto contatto con la sostanza corrosiva. Prima di lei, un’altra passeggera era arrivata a Venezia con abiti danneggiati dal liquido, senza però voler ancora parlare pubblicamente. Coinvolto anche un uomo, medicato per lesioni giudicate meno gravi. Momenti di difficoltà anche nella gestione dell’emergenza: mentre la ragazza veniva visitata al pronto soccorso di Piove di Sacco, i genitori tentavano invano di segnalare il pericolo. "Mi hanno solo fatto rimbalzare come una pallina di ping pong, non riuscivano a capire la situazione. Ad Arriva Veneto sono stata costretta a lasciare un messaggio alla segreteria". Intanto gli indumenti della giovane sono stati acquisiti dalla Polizia, insieme al sedile rimosso dai Vigili del Fuoco e ai filmati di bordo. La ragazza ha raccontato quel che ha provato nei primi istanti successivi al contatto con l'acido: "Di solito non prendo quel bus ma quella mattina ero in ritardo. Poco dopo che mi sono seduta ho cominciato a sentire un bruciore che si è fatto sempre più forte. Non capivo cosa fosse e ho chiamato la mamma che mi ha detto di scendere alla prima fermata per venirmi a prendere", ha raccontato. Dopo un primo accesso in ospedale, la famiglia ha chiesto ulteriori accertamenti a Chioggia, fino al coinvolgimento del Centro Grandi Ustionati di Padova. Qui è stata confermata la natura dell’ustione, probabilmente causata da soda caustica, con danni profondi alla pelle e tempi di recupero ancora incerti.
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Veleno per topi negli omogeneizzati: scatta un maxi ritiro in Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca per il marchio di alimenti per l’infanzia HiPP. "Questo richiamo non è dovuto a difetti di prodotto o di qualità da parte nostra. I vasetti hanno lasciato il nostro stabilimento in condizioni perfette”, ha spiegato l’azienda in una nota, parlando di un “atto criminale” attualmente sotto indagine. Secondo le autorità, la manomissione riguarderebbe vasetti da 190 grammi di omogeneizzato a base di carote e patate destinato a bambini di 5 mesi, venduti nei supermercati SPAR in Austria. Il primo campione positivo è stato rilevato sabato 18 aprile. I rivenditori in Slovacchia e nella Repubblica Ceca, invece, hanno preferito rimuovere tutti i prodotti del marchio dagli scaffali. Secondo la polizia austriaca, i prodotti sospetti potrebbero presentare un adesivo bianco con un cerchio rosso sul fondo del barattolo. Tra i segnali di allarme anche un coperchio danneggiato o già aperto, un odore anomalo o l’assenza del tipico “clic” all’apertura. A segnalare il primo caso è stato un cliente. Per fortuna, però, nessuno avrebbe consumato il prodotto contaminato. Lo hanno riferito le autorità. Ingerire veleno per topi è pericoloso perché si tratta di una sostanza tossica contenente generalmente bromadiolone, un anticoagulante che impedisce la coagulazione del sangue e può provocare sanguinamenti, lividi e presenza di sangue nelle feci. I sintomi possono comparire tra due e cinque giorni dopo l’ingestione. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47061071]]
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Il rilascio del Patch Tuesday di aprile 2026 (identificato dal codice KB5083769) sta generando una serie di criticità tecniche di alto profilo, portando alcuni sistemi Windows 11 in uno stato di instabilità totale. Cinque giorni dopo il rollout, sulle pagine di supporto Microsoft Learn Q&A sono segnalati scenari critici. Il processo si aggiornamento sfocia in un "death loop", come è stato battezzato da alcuni utenti. I sintomi segnalati seguono un pattern ricorrente e decisamente bizzarro: gli schermi mostrano un mosaico di pixel distorti. A quel punto i PC provano una riparazione automatica, senza successo. Così si riavviano in un ciclo infinito e diventa necessario un intervento manuale avanzato per uscire dalla fase di pre-boot. I report tecnici evidenziano alcune configurazioni specifiche colpite dal problema. Un caso dettagliato riguarda un HP Pavilion 590-p0044, equipaggiato con processore AMD Ryzen 5 2600, 32 GB di RAM e GPU NVIDIA GTX 1080ti. Secondo l'assistente basato su intelligenza artificiale di Microsoft (Q&A Assist), è possibile che l'aggiornamento cumulativo di sicurezza possa aver corrotto componenti critici per il boot, con una particolare incidenza sui sistemi basati su architettura AMD. Ma gli utenti possono comunque risolvere il problema. Alcuni testimoni, come l'utente Thomas B, sono riusciti a ripristinare la funzionalità della macchina accedendo all'ambiente di recupero e procedendo alla disinstallazione manuale dell'ultimo "Quality Update". In questi caso è indispensabile seguire alcune linee guida. Tentare un Ripristino di Sistemaa un punto precedente l'installazione del patch, procedere con la Riparazione all'avvio e, come ultima spiaggia, eseguire una reinstallazione locale del sistema operativo. Ma c'è comunque il rischio di perdita di accesso immediato ai documenti di lavoro.