Tajani "Le nostre forze armate sono straordinarie costruttrici di pace"
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Un clamoroso addio alla Rai: Milo Infante lascia Viale Mazzini, destinazione Mediaset. Questo è quanto rivela il sito di Davide Maggio, circostanza confermata, in buona sostanza, anche dalla chiusura tagliente di Infante nell'ultima puntata stagionale di Ore 14. Secondo quanto riportato, il giornalista e conduttore avrebbe già formalizzato le proprie dimissioni all'amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, aprendo così la strada a un imminente approdo a Cologno Monzese. Per Infante si profilerebbe un incarico di primo piano all'interno dell'universo Mediaset. Le ipotesi circolate nelle ultime ore parlano di responsabilità che andrebbero ben oltre la semplice conduzione di un programma televisivo. Sul tavolo ci sarebbe infatti anche un ruolo di coordinamento editoriale all'interno di una redazione, segnale della fiducia che il gruppo riporrebbe nella sua esperienza professionale. Tra le voci emerse, viene esclusa la guida di "Dentro la Notizia", nonostante il format sembri particolarmente adatto alle sue caratteristiche giornalistiche. A rendere ancora più insistenti le speculazioni sono state le parole pronunciate dallo stesso Infante al termine dell'ultima puntata di Ore 14, trasmissione che ha chiuso una stagione positiva anche sul fronte degli ascolti. Nel saluto finale, il conduttore è apparso emozionato e, soprattutto, poco incline a dare per scontato un ritorno in video dopo l'estate. "Dobbiamo chiudere veramente, siamo arrivati alla fine della stagione di Ore 14", ha detto in diretta. Poi il passaggio che molti hanno interpretato come un indizio sul suo futuro: "Quando finisce un viaggio e non sai questo viaggio come, dove e quando riprenderà, anche se la speranza è di tornare a metà settembre col nostro appuntamento quotidiano". Parole che, alla luce delle indiscrezioni, assumono oggi un significato del tutto particolare.
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Ergastolo per Gabriele Bianchi, accusato dell'omicidio di Willy Monteiro, il ragazzo brutalmente pestato a morte nella terrificante notte di settembre 2020 a Colleferro. La Corte d'Assise d'Appello di Roma ha pronunciato la condanna al carcere a vita al termine del terzo giudizio d'appello sulla vicenda che sconvolse l'Italia. Il procedimento era stato riaperto dopo l'intervento della Cassazione, che aveva disposto una nuova valutazione delle attenuanti generiche riconosciute a Bianchi nell'appello bis, conclusosi con una pena di 28 anni. Per il fratello Marco, invece, l'ergastolo era già diventato definitivo. Nel corso dell'udienza, i giudici hanno inoltre accolto la richiesta di accesso alla giustizia riparativa avanzata dall'imputato. Qualora i familiari di Willy decidessero di aderire, potrà essere avviato un percorso di confronto tra le parti; in caso contrario, Bianchi potrà intraprendere un diverso iter di natura psicologica. "La richiesta di accesso alla giustizia riparativa non poteva incidere sulla pena da applicare - ha spiegato l'avvocato Domenico Marzi, legale della famiglia di Willy Monteiro -. Un conto è la sanzione, un altro è il percorso rieducativo. L'istanza non poteva tradursi nella concessione delle attenuanti generiche". Il legale ha poi richiamato "la violenza efferata" di quella notte, parlando di "una violenza inaudita che ha ucciso un ragazzo inerme". Prima della decisione della Corte, Gabriele Bianchi aveva preso la parola per rendere dichiarazioni spontanee e rivolgersi alla famiglia della vittima. "Voglio presentare le mie scuse alla famiglia di Willy per quanto accaduto. Il dolore di questa storia la porto dentro di me da sei anni. Non sono più quel ragazzo che sei anni fa ha varcato le porte del carcere - ha detto in aula -. Sono padre e ho un bimbo di sei anni che vedo crescere nelle salette dei colloqui. Insieme facciamo progetti e speriamo in un futuro migliore, ciò anche grazie all'aiuto della famiglia di mia moglie che mi sostiene e crede nella mia innocenza".
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