Rassegna Stampa Quotidiani
Libero Quotidiano
2 Giugno, Mattarella depone una corona d'alloro sulla tomba del Milite Ignoto
19 minuti fa | Mar 2 Giu 2026 12:40

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Power Talks: il potere della comunicazione - Puntata del 2/6/2026
19 minuti fa | Mar 2 Giu 2026 12:40

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2 Giugno, il video della Camera di Commercio di Roma per celebrarlo
1 ora fa | Mar 2 Giu 2026 11:40

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Cina, gli aeromobili elettrici a decollo verticale per passeggeri sono realtà
2 ore fa | Mar 2 Giu 2026 10:20

25 aprile, 1 maggio, 2 giugno: quale festa "sentite" di più?
2 ore fa | Mar 2 Giu 2026 10:10

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2 giugno, l'alzabandiera a Torino. Il prefetto legge il messaggio di Mattarella
2 ore fa | Mar 2 Giu 2026 10:07

Katz: Israele ha il via libera Usa per colpire periferia sud Beirut
2 ore fa | Mar 2 Giu 2026 10:07

Milano, Beppe Sala: "Toro in Galleria? Guardo con divertimento, lasciamo finire il restauro"
2 ore fa | Mar 2 Giu 2026 10:05

Power Talks: il potere della comunicazione - Puntata del 2/6/2026
2 ore fa | Mar 2 Giu 2026 10:00

Giordania ai Mondiali 2026, ecco chi sono i cavalieri del "miracolo"
3 ore fa | Mar 2 Giu 2026 09:58

In patria li chiamano Al-Nashama, i Cavalieri. Ma quando scendono in campo, di cavalleresco nel senso romantico e stucchevole del termine c'è pochissimo: sono pragmatici. Molto italiani, nel senso più antico del termine. Ecco perché nel casting per adottare una Nazionale ai Mondiali 2026, la Giordania vi entra di diritto. Hanno staccato il biglietto per la prima, storica qualificazione di sempre ai Mondiali a suon di difesa e transizioni verticali orchestrate da Musa Al-Taamari, il faro assoluto, l’uomo che ha rotto il tetto di cristallo: è l’unico giordano a essersi imposto in un top campionato europeo, prima in Francia al Montpellier e oggi al Rennes. In Medio Oriente lo chiamano incautamente il “Messi Giordano”, ma Al-Taamari ha un’attitudine al sacrificio, un dinamismo e una fisicità che sono figlie legittime del calcio europeo. E fa niente se domenica, nel test perso 4-1 contro la Svizzera, è stato protagonista di una sciagurata “insubordinazione”: ha obbligato i suoi compagni a salire in pressione e, per tutta la risposta, gli elvetici con tre passaggi sono andati in gol. E vabbé, succede.   FRECCE DEL DESERTO Non predica nel deserto: accanto a lui, le “frecce” Yazan Al-Naimat e Ali Olwan trasformano ogni ripartenza in un incubo per le difese, mentre dietro ci pensano il colosso Yazan Al-Arab, che gioca in Corea, e il portiere Abulaila a blindare l’area di rigore. È una delle Nazionali più povere di talento del Mondiale. Per questo molto del merito va dato ai ct, che hanno saputo ottimizzare il materiale, e non solo. Hussein Ammouta, infatti, è lo stratega marocchino che a inizio 2024 li ha spinti fino a una clamorosa finale di Coppa d'Asia. Quando, nell'estate 2024, Ammouta si è dovuto dimettere per gravi motivi familiari, la Federazione non ha ceduto al panico e, soprattutto, non ha stravolto il progetto. Ha chiamato un altro tecnico marocchino, l’esperto Jamal Sellami, che ha proseguito nel solco del predecessore con un’umiltà e una furbizia rare in un mondo di prime donne. Si è ben guardato dal fare lo sbruffone o l’ideologo: ha ereditato l’impianto, ha mantenuto la feroce disciplina tattica e ha completato l’opera, guidandoli fino alla qualificazione. Continuità al potere, zero ego, massimo risultato. Il momento più alto regalato dalla Giordania prima di questa qualificazione risaliva alla corsa verso l’edizione in Brasile 2014. I Nashama riuscivano a superare l’Uzbekistan ai rigori e a guadagnarsi così l’ultimo playoff intercontinentale. Peccato che di là ci fosse l’Uruguay, reduce dal quarto posto in Sudafrica e trainato da Suarez e Cavani. Una storica inchiesta del New York Times spiegava che gli stadi di calcio in Giordania fungono da recinto per le frustrazioni sociali che, altrimenti, travolgerebbero le piazze. Per il regime, finché la rabbia e la divisione etnica si sfogano per una partita di calcio, si anestetizza il rischio di vere riforme democratiche, permettendo alla monarchia di preservare intatto lo status quo. La Nazionale è quindi un piccolo miracolo sociale per il Paese. Sembra riuscire ad azzerare i campanilismi, spegnere le tensioni e fondere anime storicamente divise sotto un’unica bandiera. Infatti la Famiglia Reale cavalca l’onda. Re Abdallah II e il Principe Ereditario Hussein non si limitano alle classiche passerelle istituzionali: scendono negli spogliatoi, abbracciano i giocatori, li accolgono in aeroporto, pubblicano ringraziamenti sui social. Hanno capito perfettamente che un pallone che rotola, ad Amman, vale infinitamente più di cento trattati diplomatici. La Giordania è un inno alla concretezza in campo e al soft-power fuori. Non sarà particolarmente romantica da tifare, ma potrebbe stupire, anche perché il girone contiene sì i campioni del mondo in carica dell’Argentina, ma anche l’Austria e l’Algeria. Difficile, ma non impossibile.

2 Giugno, Mattarella depone una corona d'alloro sulla tomba del Milite Ignoto
3 ore fa | Mar 2 Giu 2026 09:51

Festa della Repubblica, Mattarella depone una corona d'alloro sulla Tomba del Milite Ignoto
3 ore fa | Mar 2 Giu 2026 09:51

Tumore al colon-retto, la scelta quotidiana che ti condanna
3 ore fa | Mar 2 Giu 2026 09:28

Il tumore del colon-retto continua a rappresentare una delle principali sfide per la salute pubblica, nonostante sia una delle neoplasie più prevenibili. Alimentazione, stile di vita, adesione ai programmi di screening e diagnosi precoce giocano un ruolo fondamentale nel ridurre il rischio e migliorare le possibilità di guarigione. A fare il punto della situazione è la dottoressa Costanza Alvisi, direttore della Struttura Complessa di Endoscopia Digestiva dell’ASST di Pavia, consigliere nazionale della SIED e della FISMAD, che analizza i principali fattori di rischio, le strategie di prevenzione e le più recenti innovazioni terapeutiche e diagnostiche.  Secondo la specialista, esistono numerosi fattori di rischio direttamente collegati alle abitudini quotidiane. “I fattori di rischio per lo sviluppo del tumore del colon-retto riconducibili a stili di vita e alimentazione sono l’eccessivo consumo di carni rosse e di insaccati, farine e zuccheri raffinati, obesità e sovrappeso, ridotta attività fisica, fumo ed eccesso di alcol”. La dottoressa Alvisi ricorda come le evidenze scientifiche abbiano ormai chiarito il legame tra alimentazione e tumori intestinali. “È stato dimostrato che una dieta ad alto contenuto di grassi e proteine animali e povera di fibre è associata a un aumento dei tumori intestinali, tanto che dal 2015 l’International Agency for Research on Cancer ha classificato la carne rossa come probabilmente cancerogena per gli esseri umani e la carne lavorata come sicuramente cancerogena”.  Alla base di questo rischio vi sono diversi meccanismi biologici. “Gli acidi biliari prodotti per la digestione dei grassi possono trasformarsi in composti che, se presenti in eccesso, favoriscono lo sviluppo del tumore. Il rischio aumenta ulteriormente con le carni lavorate, sottoposte a processi come affumicazione, stagionatura e conservazione chimica che possono generare sostanze cancerogene”. Anche l’alcol è un fattore di rischio consolidato. “L’ingestione di alcol comporta la produzione di acetaldeide che, se presente in quantità elevate, può danneggiare il DNA delle cellule dell’apparato digerente e favorire nel tempo lo sviluppo del tumore”. Un ruolo importante è svolto anche dall’attività fisica. “L’esercizio accelera il transito intestinale riducendo il tempo di esposizione della parete del colon a sostanze potenzialmente cancerogene. Inoltre migliora la sensibilità all’insulina, riduce l’infiammazione cronica e contrasta l’accumulo di grasso viscerale, influenzando positivamente l’equilibrio delle sostanze prodotte dal tessuto adiposo”. Tra i fattori spesso sottovalutati compare anche il fumo. “Le sostanze cancerogene inalate arrivano attraverso il sangue alla mucosa intestinale, dove possono danneggiare direttamente il DNA cellulare e accelerare la trasformazione dei polipi benigni in lesioni maligne”. Inoltre, aggiunge, “il fumo altera il microbiota intestinale, favorisce uno stato infiammatorio sistemico e aumenta la resistenza all’insulina, tutti elementi che contribuiscono alla proliferazione incontrollata delle cellule del colon”. Se alcuni comportamenti aumentano il rischio, altri possono invece esercitare una significativa azione protettiva.  “È assolutamente possibile seguire un’alimentazione ideale volta alla riduzione del rischio di insorgenza del tumore del colon-retto”, sottolinea Alvisi. “Le diete ricche di fibre, caratterizzate da un elevato consumo di frutta e verdura, hanno dimostrato un’importante azione protettiva perché accelerano il transito intestinale e riducono il tempo di contatto delle sostanze cancerogene con la parete del colon”. Le fibre svolgono anche una funzione fondamentale sul microbiota. “Nutrono i batteri intestinali benefici favorendo la produzione di sostanze come il butirrato, che esercita una potente azione antinfiammatoria e contribuisce alla corretta rigenerazione delle cellule intestinali”. Un ulteriore vantaggio è legato al controllo metabolico. “Le fibre rallentano l’assorbimento degli zuccheri, prevenendo i picchi di insulina. Mantenere bassi i livelli di insulina e del fattore di crescita insulino-simile contribuisce a contrastare la proliferazione delle cellule tumorali”. Anche il calcio sembra svolgere un ruolo protettivo. “Alcuni studi hanno evidenziato una correlazione inversa tra consumo di calcio e rischio di tumore del colon-retto. Il calcio può legarsi agli acidi biliari e ai grassi liberi presenti nel colon, limitando la formazione di composti potenzialmente dannosi”. La prevenzione, però, richiede una visione complessiva. “È indispensabile distinguere tra fattori di rischio modificabili, come fumo, alcol, dieta scorretta, obesità e sedentarietà, e fattori non modificabili, come familiarità, predisposizione genetica ed età”. La maggior parte dei casi, precisa l’esperta, è sporadica. “Circa l’80-85% dei tumori del colon-retto non presenta familiarità. Un 10-15% è definito familiare, mentre il 5-10% è ereditario e legato a sindromi genetiche come la Poliposi Adenomatosa Familiare e la Sindrome di Lynch”. Tra gli altri fattori di rischio figurano l’età avanzata, le malattie infiammatorie croniche intestinali e una precedente storia di polipi o tumori del colon-retto. Parlando di prevenzione, la dottoressa Alvisi invita innanzitutto a distinguere tra prevenzione, screening e diagnosi precoce. “La prevenzione consiste nell’agire prima che la malattia inizi; lo screening serve a individuare precursori o tumori in fase iniziale prima della comparsa dei sintomi; la diagnosi identifica invece la malattia quando si è già manifestata”. Lo screening del tumore colorettale è organizzato dal Servizio sanitario nazionale e si articola in due livelli: “La ricerca del sangue occulto nelle feci rappresenta il primo livello, mentre la colonscopia costituisce il secondo livello per i soggetti risultati positivi”. Per la specialista, “la colonscopia è la vera arma di prevenzione perché consente di identificare e rimuovere i polipi interrompendo l’evoluzione verso il cancro oppure, se il tumore è già presente, di diagnosticarlo precocemente”. Particolarmente importanti sono i polipi adenomatosi. “Queste lesioni possono evolvere in tumore in un periodo stimato tra 7 e 15 anni. Si tratta di una finestra temporale preziosa che rende lo screening estremamente efficace”. Il programma nazionale è rivolto principalmente ai cittadini tra i 50 e i 69 anni, mentre in alcune regioni virtuose, tra cui la Lombardia, arriva fino ai 75 anni. Tuttavia, l’adesione resta insufficiente. “A fronte di una copertura nazionale del 94% degli aventi diritto al test del sangue occulto, l’adesione media è soltanto del 33%, ben al di sotto del target del 50%”. Il fenomeno riguarda anche gli altri Paesi industrializzati. “Nel 2023 nei Paesi Ocse solo il 48% della popolazione eleggibile si è sottoposta allo screening colorettale, con differenze che vanno dal 9% dell’Ungheria al 74% della Finlandia”.  Preoccupa inoltre l’aumento dei casi tra i più giovani. “Uno su dieci tumori del colon-retto viene oggi diagnosticato in soggetti con meno di 50 anni. Nei Paesi Ocse l’incidenza è aumentata nel 30 dei 34 Paesi osservati, con una crescita significativa anche della mortalità nelle fasce più giovani”. La strategia preventiva cambia in presenza di familiarità o predisposizione genetica. “Il tumore sporadico è quello che beneficia maggiormente del programma nazionale di screening. Per le forme ereditarie esistono invece percorsi di sorveglianza definiti dalle linee guida internazionali”. Nel caso di familiarità, “la colonscopia deve essere eseguita a 50 anni oppure dieci anni prima rispetto all’età in cui si è ammalato il familiare più giovane. Se, ad esempio, un genitore ha ricevuto la diagnosi a 40 anni, i figli dovrebbero iniziare i controlli a 30 anni”. Accanto allo screening, la diagnosi precoce rimane fondamentale. “È indispensabile rivolgersi al medico o allo specialista per interpretare correttamente eventuali sintomi, evitando l’autodiagnosi”.  Tra i segnali che non devono essere ignorati vi sono “la presenza di sangue nelle feci, improvvisi cambiamenti delle abitudini intestinali, stitichezza persistente alternata a diarrea, stanchezza, anemia, perdita di peso, mancanza di appetito e dolore addominale non spiegabile”. La ricerca sul tumore del colon-retto sta vivendo una fase di grande innovazione. “Negli ultimi anni si è assistito a un deciso cambio di rotta grazie all’evoluzione tecnologica. L’obiettivo è arrivare a diagnosi sempre più precoci e meno invasive, trattamenti sempre più mininvasivi e terapie altamente personalizzate”. Una delle novità più promettenti riguarda l’intelligenza artificiale applicata alla colonscopia. “Questa tecnologia aiuta il medico nell’identificazione e nell’interpretazione accurata di polipi e lesioni precancerose”. Parallelamente si sta sviluppando la medicina di precisione. “La chemioterapia tradizionale viene sempre più affiancata o sostituita da immunoterapia e farmaci antiangiogenici mirati alle caratteristiche biologiche del tumore”. Grande interesse suscita anche lo studio del microbiota intestinale. “Si sta valutando il suo possibile ruolo sia nella genesi del tumore sia nella risposta alle terapie oncologiche e nella progressione della malattia”. Tra le innovazioni più rivoluzionarie spicca la biopsia liquida. “Attraverso un semplice prelievo di sangue è possibile ricercare frammenti di DNA tumorale circolante. Questo esame può guidare terapie mirate e monitorare la risposta ai trattamenti”. Negli Stati Uniti il test è già stato approvato come alternativa per i soggetti che rifiutano gli screening tradizionali. “Non rappresenta il primo esame consigliato e, in caso di positività, richiede comunque una colonscopia di conferma, ma costituisce una nuova opportunità per aumentare l’adesione ai programmi di prevenzione”. Infine, anche in Italia sono in corso importanti progetti finanziati dal PNRR. “Tra gli studi più innovativi figurano quelli sull’effetto protettivo degli estrogeni e sulla profilazione genomica per costruire programmi di screening basati sul rischio individuale, migliorando l’efficacia della prevenzione e l’utilizzo delle risorse sanitarie”.  Il messaggio finale della dottoressa Alvisi è chiaro: il tumore del colon-retto è una malattia che oggi può essere prevenuta e intercettata precocemente in molti casi. Alimentazione equilibrata, attività fisica, abolizione del fumo, moderazione nel consumo di alcol e adesione ai programmi di screening rappresentano strumenti concreti e accessibili a tutti. La ricerca continua a mettere a disposizione tecnologie e terapie sempre più avanzate, ma la vera differenza resta nella consapevolezza dei cittadini. Partecipare agli screening, riconoscere tempestivamente eventuali sintomi e adottare stili di vita salutari significa aumentare significativamente le possibilità di prevenire la malattia o di curarla con successo nelle sue fasi iniziali.

Arnaldi contro Tiafoe, il punto che fa esplodere i telecronisti: "Uno scandalo"
3 ore fa | Mar 2 Giu 2026 09:21

C'è un momento, nell'incredibile ottavo di finale-maratona in cui Matteo Arnaldi ha battuto Frances Tiafoe, pubblico e telecronisti si alzano in piedi e applaudono, sbigottiti. Il tennista italiano, una delle più belle sorprese del Roland Garros 2026, si trova al quinto set, due set pari, in vantaggio 5-4 e sul 40-40. Un momento decisivo. Tiafoe accelera, schiaccia, Arnaldi è alle corde ma si difende con tutto quello che ha nel corpo, nella testa e nel polso. Alza un paio di campanili disperati ma chirurgici e sfinisce l'esperto americano, letteralmente. Tiafoe arriva stravolto a rete per rispondere al lob ma scarica quasi con frustrazione la pallina contro il nastro. Un punto praticamente fatto e sfumato.  Gli spalti applaudono, i telecronisti spagnoli sono increduli: "Ma che scandalo, voglio dire, ma la gente non ci crede, scuote la testa. Intuito a parte, non solo le sue gambe, si tratta di essere nel posto giusto, di capire dove lo colpirà la palla, è sempre già nel posto giusto". Per la cronaca, Arnaldi vincerà il quinto set 6-4, aggiudicandosi il match, mentre Tiafoe, per la rabbia, sfascerà la racchetta in panchina. Adesso Matteo sfiderà nei quarti l'altro italiano Matteo Berrettini, che superando l'agentino Cerundolo ha "vendicato" Sinner. Ai quarti anche Flavio Cobolli (impegnato contro il forte canadese Auger-Aliassime, numero 4 del tabellone), a conferma che l'Italia del tennis non vive di solo Jannik, persino negli Slam.    ️ LO IMPOSIBLE (2026) #RolandGarros pic.twitter.com/Z2sTSYYDmp June 1, 2026

Cosenza, chiusi in auto con la forza e bruciati vivi: il video dell'orrore contro i braccianti
3 ore fa | Mar 2 Giu 2026 09:12

Le vittime lavoravano nei campi e stavano rientrando dalla Piana di Metaponto. Secondo gli inquirenti sarebbero state chiuse nell’abitacolo e date alle fiamme in un regolamento di conti legato al caporalato Quattro braccianti agricoli di origine pakistana sono stati trovati morti carbonizzati all’interno di un minivan ad Amendolara, in provincia di Cosenza. Un omicidio brutale, su cui gli investigatori stanno ricostruendo ogni dettaglio e che, secondo le prime ipotesi, sarebbe maturato in un contesto di sfruttamento e gestione illecita del lavoro nei campi.  Due uomini, entrambi connazionali delle vittime, sono stati fermati con l’accusa di omicidio plurimo. Sono stati rintracciati a Villapiana e condotti in Questura a Cosenza, dove sono stati interrogati dalla Squadra Mobile. I corpi dei quattro lavoratori sono stati scoperti lungo il vecchio tracciato della Statale 106, nei pressi di un distributore di carburante. Il veicolo era completamente distrutto dalle fiamme. Le vittime, secondo quanto emerso, stavano rientrando dalla Piana di Metaponto dopo una giornata di lavoro nei campi. Fin da subito gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sulla dinamica dell’incendio e sulla possibilità che non si sia trattato di un incidente, ma di un’azione intenzionale. Un elemento chiave dell’indagine arriva dalle agghiaccianti immagini di videosorveglianza della zona. Dai filmati emergerebbe la presenza simultanea delle vittime e dei presunti aggressori all’interno dell’area di servizio dove si sarebbe consumato il delitto. Il gruppo sarebbe arrivato insieme a bordo del minivan. In un secondo momento, due persone avrebbero bloccato le portiere dall’esterno, impedendo ogni via di fuga. Dal portellone posteriore sarebbe poi stato versato del liquido infiammabile all’interno dell’abitacolo, seguito dall’innesco delle fiamme e dalla successiva fuga dei responsabili. Gli inquirenti, coordinati dalla Procura di Castrovillari, stanno valutando il movente. Gli investigatori non escludono ulteriori sviluppi nelle prossime ore. This is getting out of hand. pic.twitter.com/feLmKcCOZH June 2, 2026

Quei liberal-conservatori veri padri della Patria
3 ore fa | Mar 2 Giu 2026 09:05

I liberal-conservatori, i moderati, non hanno mai avuto nell’immaginario repubblicano il posto che pure sarebbe spettato loro, se non altro perché il popolo italiano, come ha dimostrato in più occasioni, non ama le rivoluzioni o i repentini cambiamenti imposti dall’alto. In Italia, diceva celiando Leo Longanesi, una rivoluzione non è possibile perché alla fine ci scopriamo tutti amici e parenti. Vari motivi hanno impedito che, fra i padri della Patria, un pantheon molto largo aperto anche a personalità che democratiche in senso occidentale proprio non sono state, ci fossero liberali e conservatori. Senza dubbio, la storia: il fascismo aveva trascinato nel discredito anche la destra liberale che, secondo una certa storiografia, ne avrebbe addirittura favorito l’ascesa. In secondo luogo, la sapienza politica, strategica e tattica, di un Palmiro Togliatti, che, preso atto dell’impossibilità della rivoluzione italiana, si mosse subito alla conquista delle “casematte” della cultura. Senza dimenticare infine un certo congenito individualismo proprio dei rappresentanti più illustri del pensiero liberale e di destra italiani, incapaci di fare squadra per così dire.   ATLANTISMO Eppure molte di queste personalità avevano tutte le credenziali per assurgere all’ideale pantheon repubblicano: antifasciste e anticomuniste al tempo stesso, schierate senza distinguo con l’Occidente capitalistico e con l’America, allergiche al conformismo del pensiero e aperte al confronto e alla dialettica fra opinioni diverse. Prima ogni altro citerei due politici, coloro che hanno forgiato la struttura del nostro Stato, imprimendogli una direzione atlantista, in politica internazionale, e fautrice all’industria e al mercato in economia: Alcide Gasperi (erede a suo modo di don Luigi Sturzo) e Luigi Einaudi. Entrambi, dopo aver compiuto l’opera loro, furono due sconfitti della storia, dovendo lasciare il passo a personalità che ritenevano loro compito “aprire a sinistra” come sul dirsi. Non va poi dimenticato l’altro grande padre nobile del pensiero liberale italiano, Benedetto Croce, che risultò sempre più isolato e poi dimenticato nel secondo dopoguerra, sol perché voleva riaggangiare le sorti dell’Italia repubblicana a quella liberale post-risotgimentale e perché aveva individuato nel comunismo il nuovo nemico da combattere per tener salda la libertà. Come non inserire poi nel pantheon repubblicano grandi scrittori-giornalisti come Giuseppe Prezzolini, prima, e Indro Montanelli, poi. Entrambi allergici alla retorica democraticista imposta dalle sinistre, venati da un sano scetticismo, tennero sempre ben stretta la barra dell’antitotalitarismo, cioè furono insieme antifascisti e anticomunisti (individuando nei primi, sulla scia di un altro grande, Ennio Flaiano, i “nuovi fascisti”). Loro erede può considerarsi Oriana Fallaci, che, con chiaroveggenza, intuì in tempi non sospetti la pericolisità dell’islamismo politico: non solo perché terroristico, ma anche perché volti a imporre in un domani non troppo lontano anche in Europa le leggi della sharia. Ma poiché l’immaginario è fatto anche, e forse soprattutto, dagli artisti, si può dire che tanti sono stati gli ostracismi perpetrati da certa cultura repubblicana verso irregolari o ferventi democratici di cui solo oggi si scopre la loro importanza in tutta interezza: registi come Pietro Germi, Mario Monicelli, Elio Petri; scrittori o poeti come Giuseppe Berto, Carlo Cassola, Eugenio Montale, Ignazio Silone e il grande Giovannino Guareschi (che però fu sempre un fervente monarchico); cantanti, che non vollero “impegnarsi” come Lucio Battisti, Rino Gaetano, Franco Battiato; editori come Edilio Rusconi.   LE ANOMALIE In sostanza, può dirsi che la Repubblica, che ci ha certamente garantito libertà, pace e benessere, sia vissuta e prosperata nonostante due grosse anomalie: la presenza del fattore K individuato da Alberto Ronchey, che ha per fortuna impedito un’alternanza al potere della Dc coi comunisti; e la delegittimazione della destra, che ha impedito in Italia la nascita per un lungo periodo di un partito conservatore e ha ghettizzato i rappresentanti di una cultura di destra democratica e liberale. La prima anomalia ha provveduto a superarla la storia, la seconda invece consiste ancora oggi in una asimmetria che non porta a integrare, come sarebbe giusto, la cultura liberal-conservatrice nella più ampia cultura repubblicana, che ne uscirebbe sicuramente rafforzata. Il lavoro da fare è tanto, ma è di buon auspicio il fatto che almeno la destra politica abbia avuto accesso dopo tanti anni al potere statale.

2 Giugno, il video della Camera di Commercio di Roma per celebrarlo
3 ore fa | Mar 2 Giu 2026 09:04

2 giugno, Meloni scherza con i giornalisti: Non vi fate male
3 ore fa | Mar 2 Giu 2026 09:03

Una passeggiata poetica nella Milano dai mille versi
3 ore fa | Mar 2 Giu 2026 09:01

E' vero, come recita l’introduzione di Milano. Porto di mare. La poesia e È la città a cura di Luca Mastrantonio (Mondadori, pag. 444, euro 22) che può capitare di nascere a Milano e spesso da genitori non milanesi. Anzi, capita spesso. Come capita di diventare milanesi per studio, per lavoro, per amore, per caso e pensando che sia solo una parentesi e proprio per questo alla fine sentirsi davvero milanesi. Perché, in fondo, la milanesità è una categoria dello spirito, una passione adrenalinica per la vita, prima che una definizione anagrafica. E il primo merito di questo volume è proprio quello di tratteggiare i contorni poetici di questa strana e gioiosa milanesità. Perché qui di poesia si tratta.   RACCOLTA OLTRE IL TEMPO Il volume ha l’ambizione di raccogliere le poesie che parlano di Milano. Non necessariamente quelle in dialetto, non quelle di comprovato sangue meneghino, ma quelle che in qualche modo hanno respirato l’aria di Milano. Un racconto fuori dal tempo, oltre il tempo, nei modi della poesia, dove la metropoli, nel corso dei secoli diventa il palcoscenico e la culla di uomini che scoprono mille e mille modi per campare la giornata, costruire, amare, soffrire, vivere e morire. Non a caso, la raccolta è organizzata in sei sezioni principali, sei come i sestieri in cui era divisa la Milano medievale, ognuno con una porta, una direzione, una vocazione e una funzione specifica. La prima, Il pane e le muse, è dedicata, manco a dirlo, al lavoro, o meglio al “secondo mestiere” dei poeti che, in ossequio al detto che carmina non dant panem, in ogni secolo hanno dovuto mantenersi con un’altra attività. E qui si inizia da Francesco Petrarca, chierico al servizio di vescovi e papi, che a Milano, di ritorno da Avignone, trascorse un decennio, prima in una casa adiacente a Sant’Ambrogio, poi in una amata cascina dalle parti di Baggio. Qui troviamo la Ninetta del Verzè di Carlo Porta con il mestiere più antico del mondo, la Madre operaia di Ada Negri, l’Avvampato sfasciame di Clemente Rebora, colmo fragore di carri, commerci, grida e polvere di vita cittadina; c’è la Crescenzago di Primo Levi, c’è l’invidia dell’impiegato comunale Paolo Buzzi che osserva il tumulto della città dalla scrivania dell’ufficio; c’è il Teledramma di Gianni Rodari, le solitudini di David Maria Turoldo, il Tranviere metafisico di Luciano Erba, il sonno turbato dai rumori di Vittorio Sereni, l’Autoritratto alla “macchina da scrivere” di Giovanni Giudici, I poeti lavorano di notte di Ada Merini, La casa dei lavandai di Maurizio Cucchi e, naturalmente il Mattino con il risveglio del Giovin signore. La seconda sezione, Satiri e ninfe di città, è dedicata all’amore e alle tante storie di cuore che nel tempo si sono rincorse sotto la Madonnina. Ed ecco l’ode di Ugo Foscolo All’amica risanata, quella Antonietta Fagnani Arese conosciuta alla Scala la quale, oltre che per l’autore dei Sepolcri, nutriva vivaci passioni per altri uomini. Troviamo il Memento dello scapigliato Ugo Tarchetti e Giosuè Carducci. In una chiesa gotica, Ada Negri inseguire il suo Birichino di strada, la tragica passione della Sartina di Emilio De Marchi, gli incontri di Filippo Tommaso Marinetti nella «Milano italiana e universale», tra mille visi, quello di Reginalla. Ci sono i versi dedicati da Alda Merini a Manganelli, «A te, Giorgio/noto istrione della parola...» e lo stesso Manganelli con i Tre canti per Euridice; E poi Giovanni Testori, Franco Fortini, Lalla Romano, Giovanni Raboni, Milo De Angelis...   ARRIVI E PARTENZE La terza sezione è quella della città in movimento. Arrivi e partenze, corse, transiti e gite in bici, auto, bus o tram. Ed ecco Felice Cavallotti che parte in treno mentre il pensiero corre alla sua Mariuccia, le attese di Eugenio Montale, in stazione, Nel fumo. È un racconto per immagini di incroci, tassì in corsa, biciclette nel traffico in cui la città occhieggia nelle parole di Emilio Tadini, negli scavi di Giovanni Raboni, nei tram di Franco Loi e Tiziano Rossi, sulla 90, con Vivian Lamarque dove già al tempo ti derubavano e, naturalmente, sull’Automobile da corsa «ebbrrra di spazio» di Marinetti. La raccolta propone poi uno Stradario sentimentale, una lunga passeggiata tra luoghi vie, simboli dello spirito meneghino che, come ovvio, parte dal Duomo con Carlo Porta, Marinetti, Antonia Pozzi, Alfonso Gatto, per poi passare da Sant’Ambrogio al fianco di Giancarlo Pontiggia, visitare il Cenacolo con Gabriele D’Annunzio, fare un giro in Galleria con Giuseppe Ungaretti nel tentativo di vincere «la sonnambula noia». Se in tanti, da Carlo Ravasio a Delio Tessa, da Raffaele Crovi ad Alda Merini cantano i Navigli, il socialista Filippo Turati si perde nella vita livida e nei «ruderi d’umanità» intorno al Tombone di San Marco. Come in tutte le grandi metropoli anche i cimiteri sono luoghi di vita, per quanto dolente, come canta Foscolo nei Sepolcri e Tessa dopo Caporetto. Poi c’è la Stazione Centrale di Aldo Nove, San Siro, lo stadio, le corse dei cavalli, il Monte Stella e gli altri luoghi raccontati da Dino Buzzati nella bella Scusi, da che parte per piazza del Duomo? E poi Brera, piazza Affari, le periferie, la campagna che si affaccia tra le case... Nella quinta sezione la scena si sposta negli interni «pubblici e privati». Interni di antica nobiltà, come quelli del Giuseppe Parini, ma anche angusti alloggi popolari, come quelli cantati da Ada Negri in Sgombero forzato perché la «pigion non fu pagata»; brevi spazi di intimità rubati al tumulto cittadino, case e condomini dove ci si sveglia, si ama, si muore a qualche metro dal marciapiede, si attende con Rebora «un polline di suono» dal campanello, finestre che separano e aprono sulla città, cortili pieni di voci o silenziosi, anfratti, osterie, caffè dove si consuma la vita a grandi sorsate, scuole, ospedali, luoghi di pietra e del cuore.   SPOON RIVER E I FANTASMI Quindi, la storia che nel corso dei secoli ha incrostato strade e palazzi della città. C’è il Barbarossa di Giosuè Carducci, i francesi in fuga di Carlo Porta, il Risorgimento di Manzoni, la guerra che lascia i suoi echi tra il 1915 e il ’18 e schianta viali e palazzi in una nuvola di polvere e sangue tra il ‘43 e il ’45, la città dei partigiani e quella che si trasforma, con il mondo, nel Dopoguerra. I curatori della raccolta hanno infine ideato un’ultima sezione, Presenti remoti, una “spoon river sui fantasmi di Milano”, un tempo sospeso per ascoltare, con una ventina di poeti, le voci del passato, morte eppure vitali: le streghe di piazza Vetra, la contessa decollata al castello Sforzesco, i bambini della scuola bombardata dagli Alleati, fino alle vittime della diossina e a quelle senza nome dei nostri giorni. Senza nome, appunto, alle quali la poesia accorre per offrirgliene uno, il più esatto e dolce possibile.

2 giugno, Meloni: Festa di riconoscenza, responsabilità e orgoglio
4 ore fa | Mar 2 Giu 2026 08:58

Assassini, violenti e fuori di testa: viaggio nel "laboratorio" Genova
4 ore fa | Mar 2 Giu 2026 08:57

«Ci siamo resi conto che si è alzato il livello della violenza». Qualcosa nel laboratorio del campo largo non sta andando per il verso giusto, perché a dirlo non è qualche esponente dell'opposizione in consiglio comunale, ma una semplice cittadina sempre più spaventata da una Genova che sembra in preda a immigrati fuori controllo, violenti e fuori di testa. A Fuori dal coro, su Rete 4, Mario Giordano dedica ampio spazio alla città amministrata dal centrosinistra dalla quale la sindaca Silvia Salis vorrebbe spiccare il volo (anticipato?) in direzione Roma. Per conquistare la candidatura a Palazzo Chigi , dovrebbe far girare le cose alla perfezione invece è la solita città “progressista”. Aperta e inclusiva a parole. Un caos, nei fatti. L’inviato Andrea Grattorola si reca sul posto per indagare sul senegalese irregolare in Italia da 8 anni, con sul groppone una sfilza di reati già commessi, fermato nei giorni scorsi in un parco del centro mentre trascinava il cadavere di un italiano, legato mani e piedi. Lo aveva appena ucciso a colpi di bottiglia. Un omicidio agghiacciante, una scena da film horror. Facendo un giro per i vicoli genovesi, il giornalista si imbatte così in diretta in un altro momento inquietante, incrociando uno straniero con la faccia insanguinata e in stato di evidente agitazione: «Il figlio di put**a mi ha dato le botte», urla l’uomo. «Figlio du put*a, tu e i 10 euro. tira fuori il mio sangue!». «Ma perché, gli hai venduto il crack?», domanda l’inviato del programma. «Guarda, questi sono 10 euro. Figlio di put*a, ancora chiama la polizia. Giuro che ti faccio il c*o, lo giuro su mia mamma, ti faccio il c*o», minaccia l’immigrato. «Hai la pipetta in mano, che cosa fai?. Questo figlio di put**a morirà per me». Dall'alterato alla disagiata: una donna, con il calare delle tenebre, dà in escandescenze e sale sul tetto della macchina della polizia. La signora inveisce, gli agenti restano a guardare. Davanti alle telecamere, una sua amica se la prende con Fuori dal coro. «Fate schifo al c***o», sibila all’indirizzo della troupe. «Ma voi che saltate sul tetto della polizia locale? Potete permettervi qualsiasi cosa?», contesta Grattorola. La stessa domanda che frulla in testa a molti telespettatori.    #Genova, la scena surreale della donna sul tetto della macchina della Polizia. #Fuoridalcoro è su Mediaset Infinity pic.twitter.com/4Y45U4gME9 May 31, 2026

Raid russo su Dnipro, un sopravvissuto estratto dalle macerie
4 ore fa | Mar 2 Giu 2026 08:55

2 giugno, 'Giorgia! Giorgia! Giorgia!', ovazione all'arrivo di Meloni ai Fori Imperiali
4 ore fa | Mar 2 Giu 2026 08:54

2 giugno, Bocelli saluta le Autorità e con un bacio Meloni dopo aver cantato l’Inno di Mameli
4 ore fa | Mar 2 Giu 2026 08:51

La spinta delle professioni per dare energia al Paese
4 ore fa | Mar 2 Giu 2026 08:50

Costruire un rapporto più stretto tra istituzioni e professioni per sostenere la crescita economica, semplificare il quadro normativo e rendere più competitivo il sistema produttivo italiano. È questo il messaggio emerso dal Cnpr Forum speciale “Professionisti strategici nelle trasformazioni economiche e sociali del Paese”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Al centro del confronto il ruolo dei commercialisti e delle professioni ordinistiche, considerati interlocutori fondamentali per accompagnare imprese e cittadini nelle sfide della trasformazione economica, fiscale e amministrativa. Ad aprire il dibattito è stata Chiara Tenerini (Forza Italia), che ha evidenziato come «in un momento in cui al centro dell’agenda politica ci sono lo sviluppo economico, il tema della produttività e della crescita dimensionale delle aziende che devono concorrere anche alla crescita salariale, ci deve essere un patto di corresponsabilità e di coesione, non formale ma vero, con chi rappresenta il mondo delle professioni. I commercialisti rappresentano un ordine professionale che è un presidio fondamentale del Paese, una infrastruttura importantissima che ogni giorno affronta le problematiche di chi la produttività concorre a mantenerla. Non si può pensare di scrivere riforme e leggi che dovrebbero aiutare le energie positive del Paese chiusi nelle stanze dei ministeri ma devono essere fatte in un rapporto di sincera collaborazione dove ogni parte svolge ma la politica deve avere un ascolto attivo. Bisogna riuscire in qualche maniera a instaurare un rapporto fiduciario in cui lo Stato chiaramente detta una cornice di regole chiare, semplici, che non scoraggino la libera impresa». CORPI INTERMEDI Per De Bertoldi le norme attuali non garantiscono ancora una tutela adeguata dell’attività professionale. L’equo compenso, in particolare, dovrebbe essere esteso a tutti i rapporti professionali, comprese le piccole e medie imprese e gli appalti pubblici, per evitare che resti una misura di principio con effetti limitati nella pratica. Analogamente, la riforma della responsabilità dei collegi sindacali dovrebbe includere anche revisori e società quotate, offrendo un quadro normativo più coerente con le reali responsabilità esercitate dai professionisti. Particolarmente critico sul peso della burocrazia è stato Mario Turco (M5s) che ha ricordato come il rapporto tra istituzioni e professionisti sia un fattore decisivo perla competitività del Paese, soprattutto in una fase caratterizzata da una crescita economica ancora insufficiente. I commercialisti, ha spiegato, possono contribuire in maniera significativa non solo sul piano fiscale ma anche nella semplificazione amministrativa e nel miglioramento dei rapporti tra imprese e pubblica amministrazione. Il senatore pentastellato ha inoltre posto l’attenzione sul tema generazionale, evidenziando come i giovani continuino a occupare una posizione marginale nelle politiche di sviluppo. A suo giudizio, l’Italia non ha sfruttato pienamente le opportunità offerte dal PNRR per favorire l’occupazione e la crescita professionale delle nuove generazioni. Una situazione che si riflette anche sul mondo delle professioni, dove molti giovani faticano a intravedere adeguate prospettive economiche e di riconoscimento delle proprie competenze. COMPETITIVITÀ La semplificazione normativa è stata indicata come una delle leve principali per sostenere la crescita economica, attrarre capitali e favorire l’innovazione. In questo scenario, i commercialisti svolgono una funzione strategica di collegamento tra amministrazioni pubbliche, imprese e cittadini, contribuendo all’applicazione delle norme e alla diffusione di una cultura della legalità e della corretta gestione aziendale. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla valorizzazione del capitale umano. Secondo i relatori, la crescita del Paese passa inevitabilmente attraverso il riconoscimento delle competenze professionali e la creazione di condizioni che rendano le professioni più attrattive per i giovani. Formazione continua, adeguata remunerazione delle prestazioni professionali e maggiore coinvolgimento nei processi decisionali sono stati indicati come elementi essenziali per garantire il ricambio generazionale e rafforzare il ruolo delle professioni nell’economia italiana. Dal confronto è emersa una visione condivisa: il rilancio della competitività italiana passa attraverso una maggiore collaborazione tra politica, professioni e sistema produttivo. In un contesto caratterizzato da trasformazioni economiche, digitali e sociali sempre più rapide, i professionisti sono chiamati a svolgere un ruolo strategico di accompagnamento e supporto alle imprese.