Perché i Promessi Sposi sono così indigesti, seccanti, soprattutto tra i più giovani lettori? Lo sono perché Manzoni da un secolo e mezzo rappresenta il canone scolastico per eccellenza. L’antimanzonismo iniziò quando Manzoni fu etichettato dai principi della Scapigliatura come un “padre malato”. Tarchetti ripudiava la visione provvidenzialistica e la lingua manzoniana, preferendo tematiche irrazionali, macabre, ammirando Baudelaire e Poe. Eppure Manzoni distribuisce nel suo romanzo momenti horror, elementi gotici e terrificanti (come il castello dell’Innominato), personaggi inquietanti e temi da romanzo nero: la violenza a una giovane o la monacazione forzata. La storia della Monaca di Monza è degna del Marchese de Sade per erotismo e crudeltà. Manzoni affronta con genio il motivo della iniziazione alla carriera del vizio, che riveste nell’opera del Divin Marchese un’importanza centrale. Forse per questo motivo Umberto Eco consigliava: «Leggetelo di nascosto, sotto il banco, come fosse un libro proibito». M’innamorai di Manzoni e del suo romanzo a vent’anni, seguendo le lezioni di Isabella Superti Furga a Milano. Per l’esame di storia moderna preparai una ricerca su Don Gonzalo Fernández de Cordoba, che fece assediare Casale dal più valente generale di Spagna, Ambrogio Spinola. Manzoni nel capitolo XIII dedica pagine stupende al Gran Cancelliere spagnolo a Milano, Antonio Ferrer, che sostituiva il governatore di Milano, Cordoba, impegnato nell’assedio di Casale. È il racconto manzoniano della rivolta di San Martino (1628), quando Ferrer salva dalla «gente bestiale» il vicario ed esclama, battendo la mano sulla sua zucca monda: «que dirá de esto su excelencia, che ha già tanto la luna a rovescio, per quel maledetto Casale, che non vuole arrendersi?». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46177754]] Leggevo I promessi sposi immaginando di passeggiare con Manzoni nel suo giardino, tra le Magnolie e i Cedri del Libano, tra le forme e le immagini, i labirinti e i tranelli della sua mente, quando stavano nascendo i personaggi del suo romanzo. Intanto ricopiavo e fotocopiavo documenti alla Trivulziana di Milano e alla Biblioteca del Seminario di Casale Monferrato, dove si conservano le fonti primarie sugli assedi seicenteschi alla cittadella difesa dal francese Toiras. Nel sogno, avrei voluto donare le inedite carte a Manzoni: i disegni del chirurgo della cittadella, “uomo medico” Orazio Francesco Polino, che descrisse tra il 1628 e il 1630 le ferite degli uomini e delle donne che ebbe in cura, annoverandone la guarigione o il decesso, con l’ausilio della scienza medica delle cinquecentine con l’opera di Paracelso e Averroè. Manzoni, nel capitolo XXVII, ironizza sulla cieca ambizione politica e militare di Don Gonzalo, narrando così la guerra di successione di Mantova e del Monferrato: «L’assedio poi andava male, in lungo, ogni tanto all’indietro, e per il contegno saldo, vigilante, risoluto degli assediati, e per aver lui poca gente, e, al dire di qualche storico, per i molti spropositi che faceva. Su questo noi lasciamo la verità a suo luogo, disposti anche, quando la cosa fosse realmente così, a trovarla bellissima, se fu cagione che in quell’impresa sia restato morto, smozzicato, storpiato qualche uomo di meno, e, ceteris paribus, anche soltanto un po’ meno danneggiati i tegoli di Casale». Nel 1994, l’assedio di Casale, di manzoniana memoria, ritornò nel romanzo L’isola del giorno prima di Eco. Il protagonista, Roberto de la Grive, è bloccato su una nave nell’Oceano. Roberto ricorda l’assedio sanguinoso di Casale, che Eco paragona alla schiena di un drago (per le sue tante torri). Un romanzo che appartiene alla grande tradizione dei Contes filosofici e che non potrebbe esistere senza I promessi sposi. Roberto, infine, sono io, che amo la storia e Manzoni e che incrociavo il professore negli archivi di Milano e sulle rive del Po, da noi ribattezzato Río Sangriento. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47502427]]
Il grande storico Arnold J. Toynbee ci ha insegnato che le civiltà muoiono per suicidio, non per assassinio. La lezione è stata capita bene a Washington, ma non nella Ue. Si possono fare critiche e obiezioni alla Casa Bianca su fatti specifici, ma il suo rifiuto del suicidio è netto. In Europa no. Da noi si avversa Trump rifugiandosi in una comoda demonizzazione, parlando di caos e follia. Ma il presidente Usa ha una linea chiara: nel mondo è in corso un confronto titanico in cui l’Occidente rischia di soccombere e dunque occorre reagire con determinazione. È il filo rosso che spiega tutte le sue mosse. Comprese quelle sull’Iran, dove la cronaca conferma la storia. Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare». Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza. L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi. Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana». In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata». Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà. La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro. L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio». Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici. www.antoniosocci.com
Il 25 Aprile, la festa della confusione rossa. Lo sconcerto per le indecorose manifestazioni di piazza di sabato scorso è ancora fresco, così come il cortocircuito a sinistra dove i fantasmi di Anpi, Brigata ebraica e antisemitismo si mescolano in un cocktail ad altissima gradazione polemica. A 4 di Sera, Pierluigi Bersani dà il meglio (o il peggio) di sé facendo di tutta un’erba un fascio. E si perdoni l’ironia: «Le piazze erano strapiene e questi episodi disdicevoli e sgradevoli non le hanno rovinate. Io do ragione pienamente al sindaco Sala, perché se in un corteo di 70.000-100.000 persone, non dentro ma in testa al corteo, finiscono le bandiere israeliane, il ritratto dello Scià, i cartelli che inneggiano a Trump mentre sta succedendo quel che sta succedendo, vuol dire che il buonsenso è andato a farsi benedire». Insomma, chi sfila insieme ma osa mostrare un vessillo diverso da quello palestinese o dalla bandiera falce e martello va punito: «Sono provocazioni non accettabili - sottolinea serenissimo l'ex segretario del Pd -. E che tutto questo si concluda dando dell’antisemita all’Anpi, questa è una cosa inaccettabile. Fa bene l’Anpi ad andare in tribunale su questo. Attenzione, perché la cosa può prendere delle pieghe veramente sgradevoli e anche un po’ pericolose». Ospite di Paolo Del Debbio è anche Paola De Micheli, che di Bersani è compagna di partito e di fatto anche concittadina. Meritoriamente, la deputata dem torna al nocciolo di tutta la questione: «È inaccettabile che gli ebrei della Brigata ebraica che hanno sfilato siano stati trattati così. Capisco la preoccupazione legata alla presenza delle bandiere, però io penso che la storia ci racconti che solo la pace è il vero simbolo della liberazione. Qualunque tipo di odio e di astio che abbiamo visto in questa manifestazione non solo ha sporcato, ma ha anche allontanato alcune persone che stanno facendo un percorso culturale di riconoscimento della liberazione. Quella deve essere la festa di tutti». Quindi un pensiero che dovrebbe far riflettere Bersani per primo: «In questo Paese purtroppo l’antisemitismo l’abbiamo combattuto, ma forse non abbastanza, perché c’è ancora e c’è di più per quello che è successo tra Israele e Palestina». E non c’è bandiera israeliana che tenga. "Noi, in questo Paese, l’antisemitismo l’abbiamo combattuto, ma forse non abbastanza, perché c’è ancora e c’è di più” #4disera pic.twitter.com/2aQcgBE7qY April 29, 2026
Meglio una martellata sulla testa o un pallino sparato da una pistola ad aria compressa sulla spalla, sulla mano oppure sul collo, giusto sotto la guancia? Nessuno dei due, ovviamente. Dilemma che non dovrebbe neppure porsi; però, visti i tempi che corrono, dilemma estremamente attuale. Eitan Bondì, il ragazzo ebreo responsabile dell’attentato ai due sostenitori dell’Associazione Nazionale Partigiani, è accusato di tentato omicidio per i colpi esplosi contro di loro. I militanti pro-Pal vicini al centro sociale Askatasuna che hanno preso a martellate un agente di polizia a Torino sono incriminati per lesioni aggravate, visto che non l’hanno ammazzato. Per la cronaca, il primo reato prevede pene dai sette ai vent’anni di carcere, il secondo dai tre ai sette anni. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47504184]] «C’è qualcosa che non mi torna», riflette l’avvocato Raffaele Della Valle, raggiunto al telefono mentre sta preparando un convegno. «Bisogna considerare che la valutazione dell’elemento psicologico di chi delinque è comunque un elemento molto evanescente e suscettibile di diverse interpretazioni, però ci sono dei criteri oggettivi al quale ancorarlo». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47481660]] Avvocato, quali sono gli elementi per distinguere se un atto violento è configurabile come tentato omicidio o come invece lesioni aggravate? E a questo proposito, valuta corretta l’incriminazione di Eitan Bondì per tentato omicidio? Bondì però aveva un arsenale in casa... Tesi debole? Il comportamento è comunque gravissimo: un attentato a due militanti dell’Anpi proprio in quanto tali... E un martello invece, è arma idonea ad ammazzare? Perché allora i militanti pro-Pal sono stati accusati solo di lesioni? Tot capita, tot accuse? L’agente colpito inizialmente aveva il casco... Processare un martellatore per lesioni può essere un messaggio negativo? Per esempio, avvocato? Tutto dipende dalla libera valutazione del magistrato... In sintesi, dunque? «I latini dicevano “Tot capita, tot sententiae”, letteralmente “tante teste, altrettante opinioni”, il che significa che i giudizi spesso dipendono da chi sono l’accusato, l’accusatore e il giudice piuttosto che dalla realtà dei fatti che si è chiamati a valutare. Io ho italianizzato l’antico brocardo, sentenziando che tutto capita, o può capitare, nei verdetti dei nostri tribunali».
Decaro commissaria se stesso, per evitare che a farlo sia il governo. È scaduto ieri il termine per l’approvazione dei bilanci della sanità, e la regione Puglia si è presentata ai ministeri con un disavanzo certificato da 369 milioni di euro. Buco che non trova copertura e che spalanca la strada al commissariamento. E così da lunedì Antonio Decaro si autoproclamerà commissario ad acta con un solo obiettivo: aumentare l’Irpef dei pugliesi. Unica soluzione per coprire il buco creato dall’amministrazione Emiliano (che ancora non si sa se tornerà a fare il magistrato o il politico). Dalla quale, come nota il centrodestra pugliese non vi è alcuna discontinuità: «Il nostro dubbio è quasi una certezza: nel 2025 la spesa sanitaria è andata fuori controllo per foraggiare clientele e accordi elettorali in vista delle regionali. Per non dire della corsa ai tagli dei nastri di ospedali, ambulatori e sale operatorie ancora chiusi dopo mesi. Ed ora il conto di questi sprechi che si sommano a mille altri – manutenzioni e incarichi inutili, nomine e promozioni regalate, acquisti sfrenati – Decaro lo presenta ai pugliesi. Basta con la polvere sotto il tappeto, vengano fuori sperperi e responsabili. I pugliesi hanno il diritto di sapere». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47286245]] Come notano i consiglieri del centrodestra: «Il presidente Decaro e l’assessore Pentassuglia, a fronte di nostre reiterate richieste, fanno scena muta e non spiegano come e chi abbia creato questo debito spaventoso, li mettiamo spalle al muro e chiediamo una Commissione d’indagine urgente per chiarire ogni singola voce di spesa e i responsabili. Vogliamo l’elenco, vogliamo nomi e cognomi». Il centrodestra evidenzia anche una cosa importante: «Visto che dicono in maniera generica che la spesa farmaceutica ha inciso pesantemente sul buco, chiediamo di sapere quale sia stata nelle singole Asl e perché, già negli anni passati, non siano stati rimossi i direttori generali che non hanno vigilato sullo splafonamento, benché la legge regionale 7/2022 preveda esplicitamente la decadenza in caso di mancato rispetto dei tetti di spesa». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47461889]] Nel frattempo a Bari vecchia si torna a sparare, colpendo passanti estranei ai clan. E i turisti hanno paura, come si teme anche per i prossimi festeggiamenti di San Nicola. E pure Emiliano e Decaro per anni hanno detto di aver liberato Bari vecchia dai clan, tranne la sorella di Capriati a cui erano andati a fare visita. E nonostante il buco lasciato di 360 milioni, Decaro vuole nominare Emiliano suo consulente.
«Qui il gioco è passarsi il fiammifero per vedere chi si brucia. Ma al momento il fiammifero è spento e quindi nessuno si può bruciare». Nel senso che non ha sbagliato la Procura di Milano, non ha sbagliato il Guardasigilli e tantomeno ha sbagliato il Quirinale? «Nel senso che questo scandalo della grazia a Nicole Minetti è partito da ricostruzioni giornalistiche che al momento non trovano alcun riscontro probatorio. Potrebbe benissimo non essere uno scandalo». Ricostruzioni giornalistiche che puntano a mettere in difficoltà il ministro Carlo Nordio, e quindi il governo? «Qui tutti vogliono sputtanare tutti e nessuno si prende la briga di leggere le carte». Mirko Mazzali è avvocato e politico. Era capogruppo in consiglio comunale a Milano per Sinistra e Libertà e presidente della commissione Sicurezza quando il sindaco era Giuliano Pisapia. Per dirla con lui, è uno che «non ha in nessuna simpatia la Minetti». Ma non per questo vuole condannarla sulla base di illazioni. «Gli avvocati che hanno attaccato i colleghi che hanno firmato l’atto di grazia, sostenendo contenga falsità, possono autodenunciarsi al consiglio di disciplina», afferma. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47503807]] Il Quirinale ha chiesto al ministero della Giustizia un supplemento di indagine per verificare se davvero “Minetti ha cambiato vita”, come ha scritto la Procura, dando parere favorevole alla grazia... Atteniamoci ai fatti allora, avvocato... Niente di tutto questo è vero? [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47503951]] Le inchieste giornalistiche paventano che Minetti organizzi Bunga Bunga in Uruguay... Poco rispetto verso i protagonisti, istituzioni incluse? [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47505342]] Nessun rispetto anche perla privacy del bambino... Si è perfino insinuato in tv che Nordio sia andato in Uruguay per incontrare Minetti... «Sì, senza nessuna prova. A volte certa stampa, anziché essere cane da guardia del potere pare comportarsi come lo strumento di chissà quali poteri».
Il tè matcha è diventato negli ultimi anni una bevanda molto popolare, ma la sua storia è antica e legata a una tradizione precisa. Oggi si trova in caffetterie e ricette moderne, ma nasce come parte di una cultura molto più profonda. Il matcha è una polvere finissima ottenuta dalle foglie del tè verde della pianta Camellia sinensis. La differenza rispetto al tè verde tradizionale è fondamentale: nel matcha si consuma l’intera foglia, non solo l’infuso. Questo lo rende più concentrato in sostanze nutritive e composti benefici. Il matcha ha origini in Cina, ma è in Giappone che ha trovato la sua identità attuale. Fu introdotto secoli fa dai monaci buddisti zen, che lo utilizzavano durante la meditazione per mantenere concentrazione e calma allo stesso tempo. Da lì si è sviluppata la famosa cerimonia del tè giapponese, dove il matcha è protagonista ancora oggi. Questa tradizione non riguarda solo la bevanda, ma anche un rituale fatto di gesti lenti e precisi, pensato per favorire attenzione e consapevolezza. Il matcha è considerato benefico soprattutto per la presenza di antiossidanti, in particolare le catechine. Queste sostanze aiutano a contrastare lo stress ossidativo, un processo legato all’invecchiamento cellulare e a diverse malattie. Tra i principali effetti associati al consumo di matcha ci sono: supporto al metabolismo, grazie alla combinazione di catechine e caffeina, che può favorire un leggero aumento del dispendio energetico miglioramento della concentrazione, dovuto alla presenza di caffeina insieme alla L-teanina, che aiuta a mantenere attenzione senza agitazione, l’effetto antiossidante, utile nel proteggere le cellule dai danni dei radicali liberi e il supporto al sistema cardiovascolare, grazie a composti che possono contribuire alla salute dei vasi sanguigni. Ovviamente non si tratta di un “super alimento miracoloso”, ma di una bevanda che, inserita in uno stile di vita equilibrato, può offrire alcuni benefici. Una caratteristica molto apprezzata del matcha è il tipo di energia che fornisce. Contiene caffeina, ma la sua azione è più graduale rispetto al caffè. Questo effetto è dovuto alla L-teanina, che favorisce uno stato di calma vigile. Il risultato è una stimolazione meno brusca e più prolungata. Tradizionalmente il matcha viene preparato con acqua calda e frustato fino a ottenere una schiuma leggera. Oggi è molto diffuso anche il matcha latte, mescolato con latte vaccino o vegetale, e viene utilizzato anche in dolci, gelati e altre ricette. Il matcha è molto più di una moda: è una bevanda con una lunga storia, nata tra Cina e Giappone, e ancora oggi legata a rituali di concentrazione e benessere. Il suo successo moderno si basa su gusto, tradizione e possibili benefici per la salute, soprattutto grazie alla ricchezza di antiossidanti e al suo effetto energetico equilibrato.
Occhio alle parole: «Persone radicalizzate»; l’«ala estremista» della Capitale; «sentinelle ebraiche che spadroneggiano»; «nuclei paramilitari»; «degenerazione squadristica». In stato di fermo c’è Eitan Bondì, ma sotto accusa c’è l’intera comunità ebraica della Capitale. L’indice è puntato su tutti, non solo sul 21enne che ha ammesso le sue responsabilità per il ferimento, il 25 aprile, di due attivisti dell’Anpi. Come tra i partiti politici (di sinistra), anche tra i giornali (quelli più vicini alla sinistra) è partita la campagna per criminalizzare la realtà ebraica romana. Altro che «cane sciolto», come pure trapela finora dagli investigatori, Bondì è solo la punta dell’iceberg. Gad Lerner, ad esempio, è sicurissimo. Due giorni fa, il giornalista ha fatto la sua diagnosi: «Da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che in nome dell’autodifesa minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele». Lerner li chiama «nuclei paramilitari» che andrebbero sciolti. E ieri sul manifesto il giornalista ha sviscerato il tema con un intervento nel quale definisce la cornice entro cui opererebbero le “squadre”: l’ideologia della «destra israeliana» riconducibile al Likud e a Benjamin Netanyahu: quella del «soli contro tutti», dell’antisemitismo «eterno che prescinderebbe dai crimini perpetrati da Israele e dunque lo assumerebbe a modello di una brutalità necessaria». LA SIMBOLOGIA Per il quotidiano comunista, a differenza di quanto accertato finora, non si è trattato del «gesto di un folle». «Non è una novità, infatti», scrive il manifesto in un articolo dal titolo «L’estremismo dei giovani romani tra leader discussi e chat radicali», «la presenza nella comunità ebraica romana di piccoli nuclei che interpretano la loro militanza come una difesa a oltranza di Israele». Militanti che si sarebbero radicalizzati «on line. Su Telegram e Signal ci sono diverse chat sioniste di destra in cui la violenza verbale è la norma». Su Repubblica, a proposito di Bondì è usato il termine «cecchino». Sostantivo, però, che definisce chi spara ripetutamente per contratto e/o lavoro (su commissione). Sia negli eserciti regolari, sia nelle milizie paramilitari. Soprattutto, spara proiettili. Non pallini di plastica, il cui uso peraltro in un caso analogo (a Rovigo, nei confronti di una docente) non è valso l’incriminazione di un gruppo di studenti bensì l’archiviazione. Anche Repubblica cede alla tentazione delle «persone radicalizzate», un gruppo, per una «chiamata di correità» che investe l’intera comunità ebraica capitolina. In cronaca di Roma, un articolo associa Bondì - oggi atteso dall’interrogatorio di convalida del fermo - alla «cosiddetta “Brigata ebraica Vitali”, gruppo d’azione che si richiama alla figura di Dario Vitali, militare di religione ebraica fedele al fascismo». Organizzazione il cui logo evoca, per Repubblica, la «simbologia della X Mas e degli Arditi»: «Un teschio con una rosa tra i denti». Motivo dell’associazione (tutta da verificare da parte degli investigatori): il 21enne sarebbe cresciuto «proprio in quell’area». Ovvero i quartieri dove si sarebbero concentrate le azioni della “brigata”: Garbatella, Marconi, Monteverde, Ostiense. IL BERSAGLIO POLITICO Il Fatto Quotidiano invece di «squadre» scrive di «sentinelle», ma il senso non cambia. A Roma la situazione sarebbe fuori controllo a causa delle «iniziative riconducibili a un nutrito gruppo di persone che a Roma storicamente agisce quasi da “sentinella” (appunto, ndr) a difesa della Comunità». Ecco l’identikit di queste forze di intervento rapido: «Sono ambulanti, urtisti, commercianti, tassisti e anche ragazzi delle scuole ebraiche e universitari. Qualche ultrà dell’Olimpico, più romanisti che laziali. Polizia e Carabinieri sembrano conoscerli uno per uno». Totale: un centinaio di persone. Il fatto che esista questa “manovalanza” starebbe provocando uno scontro all’interno della Comunità ebraica romana. Eccolo, il bersaglio grosso: i vertici attuali - «il capo, Victor Fadlun», e il «suo ispiratore Riccardo Pacifici»- accusati di cattiva gestione, incapaci di non riuscire a controllare la «fetta muscolare» della Comunità.
«Da qui in avanti lo Stato incasserà ogni anno 21 miliardi di euro in meno, che significano 21 miliardi di euro in più nelle tasche di lavoratori e famiglie italiane». È fiero soprattutto di questo risultato, Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega proprio all’attuazione del programma. Alla vigilia del giro di boa dei 1.287 giorni di attività del governo Meloni - che diventerà domani, 2 maggio, il secondo esecutivo più longevo della storia repubblicana, superando il Berlusconi quater, - il braccio destro di Giorgia Meloni ci viene a mettere in colonna anche i “numeri” dell’intervento economico a favore dei lavoratori e delle famiglie. A cominciare proprio dal taglio del cuneo fiscale. Fazzolari sottolinea infatti che «considerando solo il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori e la revisione delle aliquote Irpef, da qui in avanti lo Stato incasserà ogni anno 21 miliardi di euro in meno. Il che significano 21 miliardi di euro in più nelle tasche di lavoratori e famiglie italiane», scandisce Fazzolari all’agenzia di stampa Adnkronos assicura che «intendiamo proseguire su questa linea, portando avanti con determinazione quella che considero la vera rivoluzione di questo esecutivo, cioè l’attuazione puntuale del programma di governo, nel pieno rispetto degli impegni presi con gli italiani», taglia corto. Quanto alla longevità dell’esecutivo Fazzolari spiega che non è tanto una questione di orgoglio per la permanenza a Palazzo Chigi. «Non è la durata, di per sé, il punto centrale. Io credo che il vero elemento di forza sia la qualità del lavoro fatto sinora. I risultati», sottolinea l'esponente di primo piano di Fratelli d’Italia, «sono misurabili: livelli record di occupazione e riduzione della disoccupazione e del precariato, conti pubblici in ordine e ritrovata fiducia di mercati e investitori, crollo degli sbarchi e un protagonismo internazionale che non si vedeva da anni». Al tempo stesso prosegue la guerra all’evasione ed elusione fiscali. L’Agenzia delle entrate - i dati sono aggiornati al 2025 e diffusi a marzo 2026 - ha segnato un nuovo record nelle somme incassate l’anno scorso in seguito al contrasto all’evasione fiscale. Si tratta di 36,2 miliardi di euro (+8,2% rispetto al 2024), 7,2 dei quali per conto di enti locali, previdenziali e altri. Dei 29 miliardi incassati direttamente dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione (+10,4% sul 2024), 15,9 miliardi sono stati versati direttamente dai contribuenti dopo aver ricevuto un atto della stessa Agenzia; 6,9 miliardi a seguito di una cartella e 3,3 miliardi nell’ambito delle attività di promozione della compliance. A questi vanno aggiunti gli incassi dovuti dalla rottamazione delle cartelle e pagamenti residui della definizione delle liti pendenti, che ammontano a 2,9 miliardi. Sostanzialmente nel triennio 2023-2025 sono stati recuperati oltre 100 miliardi di euro. E c’è da dire che appare in calo, secondo il Tesoro, una riduzione media della propensione all’evasione in tutte le imposte (tranne Imu e accise) del 10,9% rispetto al 2019, che comunque resta ancora molto alta. Secondo le stime della Banca d’Italia ogni anno circa 100 miliardi di euro vengono sottratti al fisco dagli evasori. Nel 2025 le analisi di rischio e i controlli preventivi hanno assicurato minori spese a carico del bilancio dello Stato per oltre 5 miliardi e 600 milioni di euro, tra crediti fittizi, indebite compensazioni e rimborsi Iva non spettanti. Le indagini condotte con la magistratura e le Fiamme gialle per contrastare l'illecito appalto di manodopera hanno portato incassi erariali per oltre 400 milioni e la regolarizzazione di 11.500 lavoratori. Allo stesso tempo i rimborsi fiscali hanno toccato la cifra record di 26,3 miliardi di euro. Così come sono state in forte crescita le attività di contrasto al fenomeno delle partite Iva “apri e chiudi”: 12mila quelle cessate d’ufficio dall’Agenzia delle entrate in collaborazione con la Guardia di Finanza, più del doppio rispetto a quelle intercettate nel 2024. C’è da dire che l’attività di monitoraggio informatico preventiva e tramite l’incrocio delle diverse banche dati ha portato i contribuenti a mettersi volontariamente in regola. Oltre 2 milioni di contribuenti e aziende hanno accolto la possibilità di rateizzare i debiti fiscali, di cui il 70% tramite il servizio online “Rateizza adesso” al quale è possibile accedere autonomamente collegandosi on line.
"Assolutamente non parlerà e si avvarrà della facoltà di non rispondere perché non potrà andare a fare un interrogatorio alla cieca": Fabrizio Gallo, legale di Massimo Lovati già difensore di Andrea Sempio, lo ha detto a Mattino Cinque proprio a proposito di Sempio, indagato dalla procura di Pavia per il delitto di Garlasco e convocato dai pm il prossimo 6 maggio. Secondo il legale, la difesa aspetterà di avere gli atti di indagine prima di andare davanti ai magistrati. L'avvocato, poi, ha parlato anche delle possibili carte in mano ai pm. Dalle telefonate di Sempio "al discorso dello scontrino, pesano tutta una serie di cose". Sul movente, invece, ha detto: "A mio avviso i magistrati lo hanno trovato anche nel computer di Chiara. Questo ha permesso ai magistrati di fare un capo di imputazione che a mio avviso sarà molto difficile smontare". #Garlasco, Fabrizio Gallo: "Sempio si avvarrà della facoltà di non rispondere"#Mattino5 è in diretta su #Canale5 e in streaming su Mediaset Infinity pic.twitter.com/ZoXq6Zg21D May 1, 2026
Stampare la ricevuta dopo aver prelevato al bancomat potrebbe non essere conveniente. Se a trovarla vicino allo sportello è un truffatore, infatti, i dati presenti sullo scontrino, come data, ora, importo, sportello utilizzato, ultime cifre della carta e a volte anche il saldo residuo possono aiutare un finto operatore bancario a sembrare credibile. La ricevuta, insomma, potrebbe essere un rischio. Quelle informazioni, infatti, potrebbero trarre in inganno durante una telefonata o anche in un messaggio, rendendo più credibile una falsa comunicazione della banca. La vittima, sentendo riferimenti precisi al prelievo effettuato, potrebbe abbassare la guardia e fidarsi del truffatore che lo ha contattato, pensando di parlare davvero con un addetto dell’istituto. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47299381]] Dopo essersi fidata del finto operatore, la vittima potrebbe comunicare un codice ricevuto via sms, confermare un’operazione dall’app, cliccare su un link o trasferire denaro su un conto indicato come “sicuro”. E a quel punto il danno può essere già fatto. La soluzione, dunque, è non stampare la ricevuta. Oppure, se necessaria, non lasciarla accanto allo sportello, ricordandosi sempre di portarla con sé. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47188319]]
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Le migliori spiagge 2026? Una classifica è stata stilata, a livello internazionale, da The World’s 50 Best Beaches e si basa sul lavoro di oltre mille tra giudici, esperti e “Ambasciatori della spiaggia”. Diversi gli indicatori dietro i punteggi, come la bellezza naturale, la presenza e la tutela della fauna, le condizioni del mare, la qualità dell’esperienza sonora, l'assenza di folla e il livello di conservazione dell’ecosistema. Secondo i dati ufficiali, il primo posto va a Entalula Beach, nelle Filippine. Al secondo posto, ecco Fteri Beach in Grecia. E a completare il podio Wharton Beach, in Australia. Le altre località nella Top 10, invece, sono: East Beach a Vomo Island (Fiji), Nosy Iranja in Madagascar, Dhigurah alle Maldive e la Playa Balandra in Messico. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47480854]] L'Italia si inserisce nella Top 50, con due spiagge, entrambe in Sardegna: Cala dei Gabbiani (18ª posizione) e La Pelosa (48ª posizione), a Stintino, che resiste tra le migliori al mondo anche grazie alle rigide misure di tutela, dal numero chiuso ai limiti sugli accessi. Una spiaggia, in particolare, la celebre Cala Goloritzé, vincitrice nel 2025, non compare più nella classifica perché entrata nella categoria “Best of the Best”, una sorta di élite permanente riservata alle spiagge già consacrate. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47480940]]
"Ha ragione il sindaco Lo Russo a dire oggi 'scegliamo da che parte stare', visto che fino ad oggi ha flirtato con i centri sociali e Askatasuna. Ora decida di stare dalla parte della Costituzione ed entro una settimana assegni l’immobile a realtà serie, ad associazioni del territorio specchiate e non conniventi con gli estremisti della sua maggioranza e della sua parte politica. Faccia il sindaco di tutti e non di una parte sola! Altrimenti il ministro Piantedosi ci ascolti, ci ascolti la maggioranza di Governo: in mancanza di una risposta istituzionale da parte del Comune, si proceda al sequestro dell’immobile. Ancora una volta i 'poverini' di Askatasuna hanno inferto una ferita a un corteo democratico, in questo caso a una festa come quella del Lavoro, che dovrebbe unire e non dividere, che dovrebbe rispettare la Polizia che anche oggi lavora per garantire la sicurezza della nostra città. Non sono ammessi tentennamenti. Non sono accettate risposte provocatorie. Passano i mesi e il sindaco dimostra che la sua maggioranza ha l’encefalogramma piatto quando si tratta di far rispettare ai propri compagni quella Costituzione che brandisce solo contro gli avversari. Di fatto, per scopi elettorali, continua a far 'okkupare' l’immobile, anche dopo la liberazione da parte del Governo: una vergogna. Caliamo un velo pietoso sull’utilizzo di questo argomento, la Carta fondamentale, da parte del sindaco in tema di lavoro. Torino è in declino non per caso, ma per politiche compiacenti e per l’assenza di una visione industriale in trent’anni di amministrazione. Roberto Rosso e Marco Fontana, rispettivamente segretario provinciale e cittadino di Forza Italia Torino.
Nausea, crampi addominali e febbre a 38 per alcuni studenti in gita alle Eolie dopo aver mangiato una pizza: è successo tra il 28 e il 29 aprile a Vulcano. Il gruppo, 120 persone tra allievi e docenti impegnati in un progetto formativo sportivo, ha iniziato a dare segni di cedimento subito dopo cena. I professori si sono mossi subito: mentre alcuni ragazzi venivano portati a braccio alla guardia medica dell’isola, il medico di turno faceva la spola con l’albergo per visitare chi non riusciva nemmeno ad alzarsi dal letto. Secondo quanto riferito dal Giornale di Sicilia, le condizioni dei ragazzi sono ora in miglioramento, ma il caso è ancora da chiarire. I carabinieri sono arrivati sull'isola per interrogare i presenti e ricostruire i movimenti della scolaresca, così da capire cosa sia successo davvero. Nel mirino degli inquirenti ci sarebbe una cena in una pizzeria locale. Il sospetto, in particolare, è che una portata andata a male possa aver scatenato la valanga di malori. Non si capisce, però, perché l'intossicazione abbia colpito solo una parte del gruppo, risparmiando altre persone. A stare male, infatti, è stata solo una ventina di studenti.
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“Sono lieto di annunciare che, in considerazione del fatto che l'Unione europea non sta rispettando il nostro accordo commerciale pienamente concordato la prossima settimana aumenterò i dazi applicati all'Unione europea per le auto e i camion che entrano negli Stati Uniti”: il presidente Usa Donald Trump lo ha annunciato sul suo social Truth. Aggiungendo: “Il dazio sarà aumentato al 25%”. Il capo della Casa Bianca ha assicurato anche che "è pienamente inteso e concordato che, se produrranno auto e camion negli stabilimenti statunitensi, non ci sarà ALCUN DAZIO. Molti stabilimenti automobilistici e di camion sono attualmente in costruzione, con oltre 100 miliardi di dollari investiti, un RECORD nella storia della produzione di auto e camion. Questi stabilimenti, con personale americano, apriranno presto. Non c'è mai stato nulla di simile a ciò che sta accadendo oggi in America!". Una decisione, quella del tycoon, che rischia di riaprire le tensioni commerciali transatlantiche tra Washington e Bruxelles, in un settore, quello dell'automotive, già sensibile per entrambe le economie. Non è tardata ad arrivare la replica di Bruxelles. Il presidente della commissione commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lange, ha definito i nuovi dazi “inaccettabili”, una dimostrazione che gli Stati Uniti sono un partner “inaffidabile”. “Il Parlamento europeo continua a rispettare l'accordo siglato in Scozia, lavorando per finalizzare la legislazione. Mentre l'Ue mantiene gli impegni, la controparte statunitense continua a non rispettarli”, ha specificato il politico tedesco in un post su X. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47520505]]
Jannik Sinner è il primo finalista del Mutua Madrid Open 2026. Il n.1 al mondo ha sconfitto col punteggio di 6-2 6-4 Arthur Fils (n.25 e n.21 del seeding) raggiungendo così la prima finale in carriera sulla terra rossa della Caja Magica. A 24 anni, l’azzurro è così il più giovane di sempre a qualificarsi ad almeno una finale di tutti i tornei Masters 1000. Come lui ci sono riusciti – anche se in età più avanzata – solo Novak Djokovic (25 anni), Rafael Nadal (27) e Roger Federer (30). Con questa vittoria, la 350esima della sua carriera nel circuito maggiore, sale a 22 la striscia di match consecutivi vinti da Sinner. Sono 27 se si contano solamente i Masters 1000, considerando che l’ultima sconfitta risale al torneo di Shanghai dello scorso anno. Solo Nadal e Djokovic avevano disputato almeno cinque finali consecutive in questa categoria di tornei, e solo lo spagnolo (2011) e Federer (2006) avevano raggiunto la finale nei primi quattro “1000” di una stagione. Di loro due, però, nessuno è mai riuscito a vincerli tutti e quattro nello stesso anno, quindi Sinner può puntare ad un’impresa mai riuscita prima nella storia. Per farcela, domenica, dovrà battere il vincente della seconda semifinale, uno tra Alexander Zverev (n.3 e n.2 del seeding) ed Alexander Blockx (n.69). Una topadora tenistica, sin fisuras y con una defensa impecable. Una cabeza inquebrantable, llena de sangre fría que manejan una derecha letal. Eso y mucho más, es Jannik Sinner. pic.twitter.com/nQVo8VdRGN May 1, 2026