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Le nuove analisi scientifiche basate sulla Bloodstain Pattern Analysis (BPA) rileggono la scena del crimine di Garlasco del 13 agosto 2007 concentrandosi su tracce di sangue finora poco esplorate, e puntano l’attenzione su alcuni elementi che gli inquirenti ritengono compatibili con la presenza di Andrea Sempio. Uno dei dettagli più interessanti emersi è costituito da strani segni a forma di “C” rovesciata con angoli squadrati, ritrovati in più punti della scena. Secondo i periti, queste tracce potrebbero essere state lasciate dall’arma del delitto imbrattata di sangue quando l’assassino l’ha appoggiata a terra. Si tratterebbe quindi di un’impronta indiretta dell’oggetto usato per colpire Chiara. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47668863]] Questa traccia si inserisce in un quadro più ampio ricostruito dagli esperti. Il killer, dopo aver aggredito la ragazza, si sarebbe fermato sul cosiddetto “gradino zero” a osservare il corpo di Chiara a terra, come suggerito da un’impronta di tacco che indica uno stazionamento preciso. È emerso anche lo stampo di un palmo sinistro lasciato sul bordo della pozza di sangue all’ingresso: le dimensioni sono compatibili con una mano maschile adulta e non corrisponderebbero a quelle di Chiara.Le gocce di sangue sulle scale della cantina indicano che l’assassino ha portato via l’arma insanguinata, ma sorprendentemente non ci sono tracce ematiche vicino alla porta d’uscita. Per gli investigatori questo suggerisce che l’omicida abbia lavato con cura l’arma o l’abbia avvolta in un contenitore (zaino o asciugamano) per non sporcare durante la fuga.La perizia della professoressa Cristina Cattaneo parla inoltre di circa 15-20 minuti di agonia di Chiara, durante i quali la ragazza ha tentato di difendersi e scappare. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47669140]]
Il tumore al pancreas è una delle forme di cancro più difficili da trattare. Spesso viene scoperto tardi e, in molti pazienti, non è possibile ricorrere alla chirurgia per rimuoverlo. Per questo motivo, la ricerca scientifica sta puntando su nuove strategie capaci di colpire il tumore in modo più mirato ed efficace. In questo contesto si inserisce uno studio internazionale condotto presso l’IRCCS Policlinico Gemelli, che ha sperimentato un approccio innovativo basato su una sorta di “colla radioattiva”. Si tratta di una tecnica che utilizza una sostanza in grado di trasportare radiazioni direttamente all’interno del tumore. Il trattamento impiega l’Ittrio-90, un isotopo radioattivo già utilizzato in oncologia, ma in questo caso applicato in modo da rimanere localizzato nella massa tumorale. Il principio è semplice: invece di irradiare una zona ampia del corpo, la terapia viene “ancorata” al tumore, concentrando l’azione proprio dove serve. In questo modo si cerca di distruggere le cellule malate riducendo al minimo i danni ai tessuti sani circostanti. Un approccio particolarmente importante per i pazienti con tumori non operabili, per i quali le opzioni terapeutiche sono spesso limitate. I risultati preliminari dello studio sono incoraggianti. La tecnica sembra infatti migliorare il controllo della malattia e, in alcuni casi, contribuire ad aumentare la sopravvivenza. Inoltre, può essere utilizzata insieme ad altre terapie, come la chemioterapia, con l’obiettivo di potenziarne l’efficacia. È importante sottolineare che si tratta ancora di una fase di sperimentazione: saranno necessari ulteriori studi per confermare i benefici e definire con precisione quali pazienti potranno trarne il massimo vantaggio. Tuttavia, questa ricerca rappresenta un passo avanti significativo verso trattamenti sempre più mirati e personalizzati. Anche nei tumori più complessi come quello al pancreas, l’obiettivo è rendere le cure più efficaci e meno invasive. La “colla radioattiva” a base di ittrio-90 si inserisce proprio in questa direzione, offrendo una nuova possibilità per pazienti che oggi hanno poche alternative terapeutiche e aprendo la strada a sviluppi futuri nella lotta contro questa malattia.
È un libro non facilmente incasellabile, inusuale, “strano” se volete, quello di Roberto Basso appena pubblicato dalla Luiss. Strano lo è sin dal titolo: Pensare blu. Dal pensiero critico al problem solving (pagine 160, euro 16). Ma ogni eccentricità trova una sua spiegazione nel fatto che lo scopo dell’autore è proprio aiutare a pensare in modo non convenzionale, laterale rispetto ai sentieri più praticati, fuori da frasi fatte e schematismi mentali. Pensare con la propria testa, ma non in modo velleitario. È un pensare pratico quello a cui qui si mira, volto all’azione, cioè a risolvere i mille problemi che la vita ogni giorno ci pone. Alle scelte convenzionali e frettolose, Basso preferisce le decisioni ponderate, ove ogni situazione è passata al vaglio della razionalità, o meglio dello spirito critico. Impresa certo non facile in un mondo dominato dalla velocità e dall’ “accelerazione del progresso”, per dirla con Koselleck. È un appello a far passare le nostre idee al vaglio del “tribunale della ragione” di kantiana memoria: un uso della ragione che, peril grande filosofo, ci permette di uscire dall’infanzia facendosi diventare adulti, responsabilizzandoci. Un gesto rivoluzionario in un mondo di eterni infanti come il nostro, ove i poteri forti, materiali e immateriali, che sovrastano le nostre vite si arrogano il diritto a pensare per noi, per il nostro bene come dicono, dandoci le soluzioni giuste per ogni problema, alimentando così il conformismo di massa. Certo, alcune situazioni impongono decisioni rapide, ma lo stesso intuito, sembra suggerirci Basso, lo si affina con l’esperienza e quindi con il bagaglio di riflessioni precedenti che ci portiamo dietro. «Imparare a usare il sistema riflessivo e quello istintivo in combinazione tra loro può diventare – osserva - una specie di superpotere». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47616287]] L’autore, che ha una vasta esperienza ai vertici nel mondo del management, della comunicazione e delle istituzioni, correda la sua narrazione, di gradevole e scorrevole lettura, con una serie di casi esemplari volti a spiegare le sue idee: dal miracolo sull’Hudson, ove l’esperienza del pilota di un aereo di linea, riuscì ad evitare nel 2009 una strage dopo un bird strike con un ammaraggio di emergenza, alla messa a punto nel 1943 da parte giapponese del diagramma di Ishikawa, uno strumento di raffinata precisione per organizzare i concetti e trarre informazioni utili dalle “mappe mentali”. Per mettere una distanza fra noi e il mondo, Basso suggerisce di volgere lo sguardo al cielo, alla sua immensità, al suo blu intenso. Perché se la confusione è grande su questa terra, “il cielo è sempre più blu”. Nel “blu dipinto di blu” del cielo siamo in grado di volare, cioè di esseri uomini liberi. E cosa c’è di più importante per noi, in questa vita, della libertà? [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47628489]]
Francis il mulo parlante, l’unico riuscito ad aggirare il divieto ai muli imposto dalla burocrazia della sindaca Salis, ha notato che gli Alpini - senza damigiana ferire - hanno fatto sparire da Genova maranza e manigoldi vari. Lo hanno notato anche i genovesi, che da venerdì mattina a ieri sera hanno omaggiato e ringraziato le penne nere. «Più Alpini, più sicurezza, evviva!». Francis, 123esimo Distaccamento dei Muli, matricola M52519, pare che abbia suggerito all’elegante sindaca di organizzare un’adunata al mese. L’idea, invero, potrebbe essere estesa a tutte quelle città in cui per i sindaci la sicurezza è un problema di percezione, e a Milano Francis potrebbe essere il Kissinger di Sala nell’anno che gli rimane a Palazzo Marino. Il quadrupede consigliava quello zuccone del soldato Peter Stirling: vuoi che il nuovo prodigio della sinistra e l’ex manager non gli diano retta? È anche vero che Stirling, così come Francis, era americano, e oggi che in America c’è quel diavolaccio di Trump l’America meglio lasciarla stare. Alla vigilia dell’adunata, quando di Francis si ricordavano solo i cultori delle vecchie commedie d’oltreoceano, qualcuno ha provato ad avvelenare il clima. E invece il raduno è stato toccante ma non nel senso annunciato dalle pseudo femministe. Le coppiette hanno passeggiato fino a tarda notte. I giovani hanno fatto comunella con gli Alpini (e le loro damigiane) e si sono riappropriati di piazze e vicoli. Camper, roulotte e tende, ci dice un gruppetto di ventenni sotto uno degli stand che ieri per ore hanno riparato dalla pioggia (venerdì e sabato c’era un bel sole), sono riusciti a far sloggiare gli spacciatori di solito attivi sul lungomare. In questo lungo fine settimana, almeno in centro, non sono giunte notizie di qualcuno che abbia rincorso il delinquente di turno per riprendersi il portafogli o la collanina. Sennonché c’è stato di più durante questa 97esima adunata: tre Alpini hanno salvato la vita a un uomo, un pediatra in pensione, a sua volta Alpino in congedo. Stava raggiungendo la moglie al porto antico per ammirare l’Amerigo Vespucci e per strada è stato colpito da un infarto. Gli Alpini eroi, Gabriele, Patrizia e Giuseppe, milanesi e bergamaschi, gli hanno praticato il massaggio cardiaco. Oggi Genova torna alla normalità, la città sarà più triste e insicura senza gli Alpini. Purtroppo i maranza riprenderanno le consuete mansioni. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47649023]] La domenica però, nonostante l’acqua che comunque ha fatto da contrappunto al vino e alla birra, è stata ancora di festa. La sfilata, per la prima volta dopo ventidue anni senza muli per colpa dell’asina burocrazia (Francis si è imboscato in un gazebo), è cominciata alle 9 in piazza Corvetto. Un’ora dopo c’è stato il saluto alle autorità, col passaggio sotto la tribuna, dietro l’arco della Vittoria. Silvia Salis, in completo senape e scarpe sportive, ha dribblato le domande di quei cronisti che le hanno chiesto delle scritte che alcune zucche vuote hanno lasciato giorni fa sui muri e sull’asfalto («Alpini molestatori», «Alpini assassini», «Remigriamo gli Alpini»). Il nuovo prodigio per mancanza di prodigi della sinistra ha risposto che «la città si è fatta trovare pronta» e che «la politica è ormai tifoseria e si cerca in ogni modo la polemica». È anche vero che la politica a volte dovrebbe dare risposte, ma riconosciamo che solo un mese fa la sindaca ha organizzato un’enorme concerto di musica elettronica sotto il proprio ufficio e ha immediatamente alzato molte gabelle. Torniamo indietro, alle 7, quando i bar già brulicavano di avventori e andava per la maggiore una combinazione micidiale: focaccia (molte con cipolla), bicchiere di rosso e caffè. Gli Alpini oltre alla volontà hanno pure lo stomaco di ferro. Al “Focaccia food and drinks” avevano tutti dalla sessantina in su: gli Alpini giovani sono arrivati in ritardo all’appello. Dall’altro lato di piazza della Vittoria, sotto i portici, andava di più la colazione dolce, ma dubitiamo che quello nei bicchieri fosse succo di mirtillo. In mezzo gli stand enogastronomici hanno aperto alle 11 però gli spiedi sono entrati in funzione ben prima e il vento ha mescolato l’odore della carne a quello del caffè. A un certo punto abbiamo incocciato con un ragazzo che su una lente degli occhiali da sole, verdi, ha scritto “Viva”, e sull’altra “La gnocca”. Giusto. E abbasso i maranza. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47658229]]