L’invecchiamento del cervello potrebbe dipendere anche dal sistema immunitario. È quanto suggerisce una nuova linea di ricerca che sta attirando l’attenzione della comunità scientifica: alcune cellule immunitarie presenti nel sangue, con il passare degli anni, sembrano contribuire al declino cognitivo e ai problemi di memoria. Secondo studi pubblicati sulla rivista scientifica Nature, alcune cellule T “invecchiate” rilasciano sostanze infiammatorie e un enzima capace di alterare il normale funzionamento cerebrale nei topi anziani. I ricercatori hanno osservato che queste cellule immunitarie, accumulandosi nel tempo, possono interferire con i meccanismi legati alla memoria e all’apprendimento. L’aspetto più interessante dello studio riguarda però ciò che accade quando questa attività viene bloccata. Nei modelli animali, infatti, inibire l’enzima prodotto dalle cellule T senescenti ha portato a un miglioramento delle capacità cognitive e della memoria. Un risultato che apre nuove prospettive nella comprensione dell’invecchiamento cerebrale. Per anni il declino cognitivo è stato attribuito quasi esclusivamente ai cambiamenti che avvengono direttamente nel cervello. Oggi, invece, emerge sempre più chiaramente il legame tra cervello, infiammazione e sistema immunitario. Questo fenomeno, spesso definito “inflammaging”, descrive proprio lo stato di infiammazione cronica di basso grado che accompagna l’età avanzata e che potrebbe avere un ruolo importante nello sviluppo di malattie neurodegenerative. Gli studiosi sottolineano che si tratta ancora di ricerche preliminari, effettuate principalmente su modelli animali, e che saranno necessari ulteriori studi per capire se gli stessi meccanismi siano presenti anche nell’uomo. Tuttavia, la scoperta rafforza l’idea che mantenere in salute il sistema immunitario possa avere effetti positivi anche sul cervello. In futuro, terapie mirate a ridurre l’attività delle cellule immunitarie “senescenti” potrebbero diventare una nuova strategia per rallentare il declino cognitivo legato all’età. Una prospettiva che potrebbe cambiare il modo in cui vengono affrontati l’invecchiamento cerebrale e le malattie neurodegenerative.
L’Inter ha conquistato il tetto d’Italia trionfando in campionato e coppa nazionale, portando a compimento un lavoro partito da lontano, frutto di intuizioni, costanza e capacità organizzative. Non è un caso se da sei anni a questa parte il club nerazzurro è regolarmente in lotta per vincere trofei, nei confini del nostro paese così come in Europa. Obiettivo già difficile di per sé, ma reso ancora più arduo dalla via della sostenibilità, che in viale della Liberazione hanno intrapreso dal giugno del 2021, quando il club ha presentato un rosso da 245,6 milioni. Era evidente che bisognava fare qualcosa e nel 2022 le perdite sono state ridotte a 140,05 mln, poi un’altra sforbiciata nel 2023 e nel 2024, prima con un bilancio da -85,8 mln e poi con quello da-35,7, l’ultimo in rosso, considerando che nel giugno del 2025 si arriva al tanto desiderato utile: +35,4 milioni, un risultato impressionante. E un altro utile è previsto anche per giugno 2026, con le stime che anticipano un attivo che si attesterà tra i 5 e i 10 mln. Nel mentre della dura scalata, l’Inter resta competitiva e vince sul campo, uscendo con slancio da insidie in cui altri trovano inciampi e rallentamenti. Esperienza, organizzazione e gioco d’anticipo sono a capo di tutto e la macchina nerazzurra è già in moto per farsi trovare pronta ai nastri di partenza del prossimo campionato, visto che l’attuale rosa subirà modifiche strutturali per via degli addii, già previsti, di alcuni senatori. Qualche riunione è già stata svolta, la più importante è stata quella che ha portato al giusto compromesso di mercato tra proprietà e dirigenza, la quale ha ottenuto il via libera a profili d’esperienza, seppur poco “futuribili”. Oaktree ha compreso che con soli giovani aumenta considerevolmente il rischio di incorrere in stagioni complesse e allora si procederà verso la creazione di un giusto mix. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47721631]] Il prossimo confronto è programmato a breve, nei giorni tra la partita casalinga contro il Verona e la trasferta di Bologna. Sarà l’occasione per iniziare a parlare concretamente del rinnovo di Chivu, al quale è già stata confermata la piena stima del club. Tant’è che proprio il tecnico rumeno avrà ancora maggiore centralità anche in tema di mercato, nell’individuazione di profili su cui scommettere. Sempre a maggio, inoltre, Oaktree inizierà a parlare di rinnovo con il direttore sportivo, Piero Ausilio, in scadenza di contratto nel 2027. Grosse rivoluzioni sono attese poi nell’area medica, che dovrebbe andare incontro a una “ristrutturazione”. Entro fine maggio sarà chiara anche la strategia di mercato: per adesso si viaggia verso la promozione a titolare di Martinez tra i pali, in modo da destinare gli investimenti in zone di campo che richiedono interventi più costosi. Per quanto riguarda la metà campo, il nome più concreto è quello di Curtis Jones (25) del Liverpool, ma si lavora per inserire anche un calciatore con le caratteristiche di Nico Paz. In tema uscite, attenzione ad Aleksandar Stankovic (20), che ha già due offerte dalla Premier, di cui una da 40 milioni. Insomma, scudetto e Coppa Italia non riempiono la pancia, l’Inter sta già organizzando il futuro, con l’obiettivo di conservare il vantaggio costruito su molte antagoniste. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47724847]]
"Apparentemente molte operazioni di acquisizione sono state presentate, dagli attori cinesi, come diversificazione ed investimenti. In realtà la strategia imperialista del Partito Comunista Cinese pianifica e giustifica acquisizioni cosiddette 'strategiche' e di controllo con assoluta precisione e pianificazione di medio-lungo periodo. L’Europa, in questo, risulta perdente, perché non ha una strategia unitaria ne una visione a medio-lungo periodo. Strumenti come il Buy Europe sono soltanto tardive pezze calde verso un malato cronico". Paolo Costantini, generale della Guardia di Finanza in congedo, in un'intervista rilasciata al Tempo ha spiegato come il dragone sia riuscito a entrare nella plancia di comando del mondo. "Esiste ed è evidente l’iniziativa imprenditoriale privata in Cina e, formalmente, la distinzione con le aziende di Stato è palese - ha sottolineato il generale -. Ma laddove le imprese rivestono un ruolo strategico (ed il concetto di 'prodotto strategico' in Cina è molto più ampio di quello conosciuto in Europa), lo Stato diventa protagonista assoluto. In questo è ovvio che gli apparati di intelligence cinesi, anche grazie agli accresciuti poteri conferiti dalla N.I.L. del 2007/2008, hanno 'preso in mano' in modo deciso e netto le operazioni industriali e commerciali, nonché finanziarie, al fine di preservare gli interessi assoluti del Paese. Commentare la N.I.L. del 2007/2008 sarebbe molto utile, in questo senso, al fine di far comprendere la reale portata dell’intelligence cinese sull’economia locale, ma soprattutto globale". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47721185]] Secondo Costantini, in passato l'Italia ha sottovalutato il pericolo cinese: "Purtroppo i molti 'warning' che le Agenzie di intelligence italiane hanno lanciato negli anni verso le istituzioni ed i Governi che si sono succeduti, non hanno sortito l’effetto sperato. La Cina, al contrario, è entrata in Italia in settori strategici avendo quello 'sguardo lungo' che non abbiamo compreso in pieno. I canali di influenza sono sempre gli stessi, e sono quelli tipici delle strutture di intelligence: individuazione degli anelli deboli, come ad esempio aziende strategiche o potenzialmente strategiche con capitalizzazione debole e familiare, analisi dei potenziali talenti presenti sul territorio nazionale nei vari settori, partiti politici in affanno finanziario o nascenti. La sottovalutazione è stata tanta". E ancora: "Se possiamo credere alla favoletta che inizialmente la Cina investiva per diversificare ed ottenere dividendi da società italiane che promettevano buone crescite finanziarie degli investimenti, oggi la Cina é più allettata dal cosiddetto 'dividendo cognitivo', ossia entrare in plancia di comando della partecipata italiana e trasferire il know how industriale direttamente in Cina, specie se si tratta di imprese con profili dual use. In queste ore, si sta consumando un caso molto evidente di questo cambio di indirizzo: la Partecipazione in Ferretti, gigante della nautica da diporto (all’epoca dell’investimento settore sconosciuto e non praticato dai cinesi), sta mutando in una operazione dual use con il tentativo di portare una parte di tecnologia nautica in Cina. La Golden Power, a mio avviso, se esercitata tardivamente può solo danneggiare l’economia nazionale perché andrebbe, a mio avviso, coadiuvata con una preventiva azione di intelligence al fine di individuare prima le criticità per poi intervenire con lo strumento normativo". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47725967]]
Sul delitto di Omicidio di Chiara Poggi non si combatte più soltanto una battaglia giudiziaria. Oggi, dentro la nuova inchiesta aperta dalla Procura di Pavia, emerge anche uno scontro tra magistrati. Al centro della tensione c’è la figura della pm Laura Barbaini, storica magistrata milanese che contribuì alla riapertura dell’inchiesta culminata nella condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, dopo due assoluzioni. Secondo la nuova gestione della Procura di Pavia, guidata dal procuratore Fabio Napoleone e dal vice Stefano Civardi, Barbaini avrebbe mantenuto negli anni una posizione troppo rigida e schierata, respingendo sistematicamente ogni ipotesi alternativa rispetto alla colpevolezza di Stasi. In particolare, i nuovi atti contestano alla magistrata di aver liquidato già nel 2017 le tracce che conducevano ad Andrea Sempio come “già vagliate e irrilevanti”. Da una parte c’è chi ritiene che la verità giudiziaria sia stata definitivamente accertata con la condanna di Stasi; dall’altra chi sostiene che alcune piste investigative non siano mai state approfondite fino in fondo. La tensione è esplosa soprattutto attorno alla fuga di notizie relativa a un esposto presentato dai legali di Stasi, documento che ha rappresentato una delle basi della nuova indagine su Sempio. Secondo gli investigatori pavesi, una copia dell’atto, ancora riservato, sarebbe arrivata illecitamente alla difesa di Sempio e al generale Luciano Garofano, consulente del nuovo indagato. Gli accertamenti avrebbero portato gli investigatori a concentrare l’attenzione proprio sulla copia custodita dalla Procura generale di Milano e riconducibile a Laura Barbaini. Un dettaglio, in particolare, avrebbe attirato l’attenzione: un post-it presente soltanto su quella copia e su quella arrivata ai consulenti della difesa. La Procura di Pavia non accusa formalmente la magistrata ma nei nuovi atti emerge chiaramente il sospetto che Barbaini abbia agito in una sorta di “alleanza di fatto” con i difensori di Sempio e con i legali della famiglia Poggi, da sempre convinti che non esistano piste alternative credibili rispetto alla responsabilità di Stasi. A rendere ancora più pesante il clima sono anche alcune intercettazioni riportate negli atti, nelle quali i genitori di Chiara Poggi attribuirebbero proprio a Barbaini il suggerimento di presentare un esposto contro la Procura di Pavia per contestare la gestione della nuova indagine. Per la Procura pavese, Laura Barbaini avrebbe superato il confine tra convinzione personale e ruolo istituzionale, trasformandosi da collega con una visione diversa a vero e proprio ostacolo alla nuova inchiesta. Per chi invece continua a credere nella colpevolezza definitiva di Alberto Stasi, la magistrata avrebbe semplicemente difeso una sentenza passata in giudicato e un impianto accusatorio già confermato dalla Cassazione.
Sarà un fine settimana di gran fermento nel centro del centrosinistra. Territorio, mettiamolo in chiaro, dove sono presenti posizioni lontanissime tra loro. Soprattutto sulla politica estera. Accomunate, però, da un punto: sentirsi a disagio nel Pd di Elly Schlein e quindi sperare che il candidato premier del centrosinistra possa essere un altro.L’appuntamento più importante sarà a Roma, all’Auditorium Antonianum, dove si ritroveranno, sabato mattina, i cattolici che fanno riferimento a Graziano Delrio e quelli che gravitano attorno alla Comunità di Sant’Egidio, rappresentati nel Pd da Paolo Ciani. Ma ad accendere i riflettori è il nome di un relatore su tutti: Romano Prodi. Parlerà di Europa e dei nuovi equilibri che si stanno formando. Ma è noto che il principale sostenitore della creazione di un soggetto di centro alleato del Pd, una Margherita 2.0. Significativa, poi, è la presenza di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, che interverrà su democrazia, partecipazione e territori, considerato un possibile nome di compromesso per Palazzo Chigi, se Schlein e Conte facessero entrambi un passo indietro.L’iniziativa sarà introdotta da Delrio, poi, ci saranno alcune personalità di centrosinistra, ma non del Pd, che sul territorio hanno un consenso importante: Angelo Chiorazzo, presidente di “Basilicata Casa Comune”, Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria e già sindaca di Assisi (personalità civica, attorno a cui tutto il centrosinistra trovò l’unità e vinse alle Regionali), Chiara Maule, segretaria di una lista del Trentino, Daniela Ghergo, sindaca di Fabriano. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47725011]] VOCI DIVERSE PROTESTA Del resto anche Prodi, su Kiev, difesa e Cina, forse non la pensa come alcuni dei relatori. Ciani non la nega, ma spiega che quello di sabato «non vuole essere un manifesto politico, il tema è confrontarci. Il ruolo dell’Europa è da immaginare. Chi ha posizioni in tasca, sbaglia. Prodi, forte della sua esperienza, ci viene a dire la sua idea. Poi magari non coincide con la mia o con quella di Tarquinio o di Delrio. Ma ci confrontiamo». Quanto ai riformisti del Pd, dice, «la nostra è un’area con una comune origine culturale, ma non è un pezzo del Pd». Intanto a Torino, sempre lo stesso giorno, Stefano Bonaccini riunisce i riformisti del Pd entrati in maggioranza con Schlein, anche loro con un ospite di rilievo: Walter Veltroni. Non vanno né a Roma né a Torino, invece, i riformisti rimasti a fare la minoranza dentro il Pd, convintamente filo-ucraini e a favore della difesa europea, come Guerini, Gori, Picierno, Sensi. In tutto questo sta crescendo, negli ultimi giorni, l’ipotesi che il candidato premier alla fine non si scelga con le primarie, ma con un tavolo tra leader. A riaccendere la speranza è stato Giuseppe Conte, finora il più determinato a fare le primarie: «Ho detto che sono disponibile» alle primarie, ha detto l’altra sera a Porta a Porta, «perché tutti ne parlavano. Poi, se ci sono altri criteri li valuteremo». E in quel «poi» c’è chi ha letto un timido cambio di rotta. Ma se così fosse, si dice, per Schlein si mette male. Il leader del M5S, infatti, potrebbe pretendere dalla leader dem un passo indietro contestuale: non lo faccio io, ma nemmeno tu. E tornano in ballo due nomi: Silvia Salis e Manfredi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47736037]]
Il rating dell'Italia resta confermato a "BBB+/A-2" con outlook positivo. È quanto emerge dalle tabelle dell'agenzia di rating internazionale S&P. A gennaio l’agenzia aveva mantenuto invariato il giudizio a BBB+ e migliorato l’outlook a positivo, confermando la valutazione di ottobre e aprile 2025, quando il merito di credito del Paese era stato alzato dal precedente livello BBB. La decisione arriva al termine di una giornata nella quale i conti pubblici sono stati al centro dell'attenzione. La guerra in Iran e la chiusura di Hormuz hanno avuto un impatto sui prezzi energetici e l'obiettivo del governo rimane quello di aiutare le famiglie e le imprese ad affrontare l'attuale fase. Sul tema è intervenuto il vicepremier Antonio Tajani che ha sostenuto la necessità che non ci siano solo interventi tampone sulle accise. "Non escludo una manovra correttiva", ha poi aggiunto in una giornata in cui lo spread è tornato a salire. Ma non è questa la strada che il governo ha imboccato. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46652888]] Oggi, intanto, con le aspettative di una pace in Iran non corroborate dal summit Trump-Xi Jinping, i mercati in fibrillazione hanno fatto volare il petrolio Wti oltre 105 dollari e lo spread a 78 punti base, col Btp decennale a poca distanza dalla soglia del 4%. E gli investitori temono proprio l'impatto dello shock energetico sulle finanze statali dei Paesi più indebitati. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46128326]]
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Annullato il processo per stupro a carico di Harvey Weinstein, l'ex produttore cinematografico che fu travolto dal movimento "Me Too". Lo ha deciso un giudice federale a Manhattan dopo che la giuria non è stata in grado di raggiungere un verdetto. Il caso in questione aveva avuto origine dalla denuncia di un'aspirante attrice, Jessica Mann, che aveva accusato Weinstein di averla violentata in una stanza d'albergo nel 2013. Nonostante quest'ultima decisione, Weinstein rimarrà comunque in carcere visto che a suo carico pendono diverse condanne per altri reati sessuali. Il verdetto del giudice è arrivato dopo che, per una seconda volta, una giuria non è riuscita a pronunciarsi in merito a questa accusa. Non ce l'ha fatta neanche dopo due giorni di dibattimento. Oggi il giudice Curtis Farber della Corte suprema dello Stato a Manhattan ha ordinato un nuovo processo: "È abbastanza chiaro che i giurati siano irrimediabilmente in stallo", ha dichiarato. Ora toccherà al procuratore distrettuale di Manhattan, Alvin Bragg, valutare se il suo ufficio manderà a processo Weinstein per la quarta volta oppure no. Il procedimento risale al 2020, quando Weinstein finì a processo per la prima volta e fu condannato per stupro contro Jessica Mann. Il verdetto però fu annullato e in un secondo processo lo scorso anno la giuria non riuscì a decidere sulla questione della violenza sessuale. Secondo la difesa, il rapporto sarebbe stato consensuale. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47523606]]
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Non una bellissima serata per Luciano Darderi, sconfitto in semifinale degli Internazionali di Roma dal norvegese Casper Ruud dopo un match interrotto per pioggia e dominato da Ruud. A tutto questo si è aggiunta un'uscita poco felice fatta da uno spettatore sulle tribune del Centrale. Durante il secondo set, in particolare, dopo che Ruud si era guadagnato di nuovo una palla break, un tifoso dagli spalti ha urlato: "Luciano, abbiamo pagato". Un grido che si sarebbe ripetuto pure al punto successivo, facendo fischiare il Centrale e scatenando la reazione di Darderi stesso. L'azzurro, infatti, non l'ha presa bene: si è girato verso le tribune e ha mostrato la racchetta, invitando il tifoso a giocare al posto suo e mandandogli anche un bacio. La scena è andata avanti per qualche secondo, tra i fischi del resto dello stadio. Poi Darderi è tornato in campo scuotendo la testa. A seguire, dopo aver realizzato un punto, si è rivolto di nuovo agli spalti chiedendo: "Contento ora?" e mimando il gesto dei soldi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47736358]] Nonostante l'esito della semifinale, l'italo-argentino ha comunque fatto sognare ed entusiasmare il Foro Italico con tutte le partite precedenti, quando ha vinto sia contro il nuovo talento spagnolo Rafa Jodar sia contro Alexander Zverev, numero 3 del mondo, e Tommy Paul. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47719006]]
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