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Non era all’oscuro di quanto avveniva. Elena, compagna di Luca Spada, detto Spadino, l’autista dell’ambulanza della Croce Rossa arrestato a Forlì, appare ben consapevole delle attività illecite del compagno, nonostante non risulti indagata.Le intercettazioni telefoniche agli atti dell’inchiesta rivelano dialoghi espliciti. Il 31 ottobre, alle 8.35 del mattino, Elena chiede candidamente al compagno: "Stai facendo secco un altro vecchio?". Spadino replica: "No sono qui con R. che dobbiamo prendere una vecchia per Ravenna. Un’Alibabà per Ravenna dobbiamo prendere". Il giorno successivo, a fine giornata, la donna domanda: "Tutto ok? Hai lavorato?". Lui risponde: "Sì, G. oggi ha fatto due morti". Elena commenta compiaciuta: "Hai fatto due morti? Bravo". Spadino puntualizza: "No, io no. G. ho detto". Lei insiste: "Ah, bene, gli hai lasciato il biglietto da visita?". E lui, seccato: "No, li ha fatti lui, non li ho mica fatti io".In un altro scambio Spada comunica di essere impegnato "con un cadavere a Meldola da portare a Forlì", mentre Elena gli chiede in un’occasione: "Hai montato una lapide?". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47238380]] Secondo la giudice per le indagini preliminari, con la compagna l’indagato "fa chiaramente riferimento ai contatti lavorativi intrattenuti con i titolari di agenzie funebri". Spada arriva a chiedere a Elena di controllare gli orari delle visite ospedaliere "perché tanto secondo me loro (i titolari dell’agenzia ndr) mi chiamano per dei servizi. Perché han detto che ne hanno un altro, di passare dall’ufficio perché ne hanno due". Dopo la perquisizione, l’uomo telefona alla titolare dell’agenzia Romagna di Meldola per avvertirla "di un “bolirone” che si sta alzando" nei suoi confronti. Il resto è la cronaca triste di questi giorni. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47241402]]
Da San Siro di Milano all'Olimpico di Roma. Decine di strutture sportive potranno trovare nuova vita anche per accogliere concerti, iniziative pubbliche, rigenerare pezzi architettonici storici senza perdere l'antico fascino La nomina di un Commissario straordinario da parte del Governo Italiano sottolinea ancora di più la volontà di istituire un processo più snello e coordinato tra tutti i vari interventi; in grado di velocizzare le procedure e supervisionare l’idoneità delle strutture. Drees & Sommer può mettere ancora una volta a disposizione il know-how maturato in grandi infrastrutture che può essere applicato anche per gli stadi. Gli standard richiesti saranno quelli dei principali templi dello sport e in quest'ottica è intuibile che sarà necessario prodigarsi - con competenze e rapidità - nella realizzazione e adeguamento delle strutture sportive (specialmente a Milano e Roma). Proprio in quest'ottica, e guardando al prossimo futuro, gli imminenti Europei di Calcio del 2032 rappresentano l'ennesima sfida per dotare l'Italia di più aggiornate e funzionali strutture sportive. La nomina di un Commissario straordinario da parte del Governo Italiano sottolinea ancora di più la volontà di istituire un processo più snello e coordinato tra tutti i vari interventi; in grado di velocizzare le procedure e supervisionare l’idoneità delle strutture. Drees & Sommer può mettere ancora una volta a disposizione il know-how maturato in grandi infrastrutture che può essere applicato anche per gli stadi. Gli standard richiesti saranno quelli dei principali templi dello sport e in quest'ottica è intuibile che sarà necessario prodigarsi - con competenze e rapidità - nella realizzazione e adeguamento delle strutture sportive (specialmente a Milano e Roma). Il grande successo mondiale di Milano-Cortina 2026 ha acceso i riflettori sulle enormi potenzialità di strutture innovative, fruibili e diffuse in un quadrante geografico strategico nel cuore dell'Europa. Quello che è certo è che oggi l'Unipol Dome Milano Santa Giulia è divenuta, dopo il debutto mondiale dei Giochi Invernali Olimpici 2026, la nuova struttura iconica della città. La struttura avveniristica pronta a diventare la più grande, innovativa e sostenibile multi-propose Arena in Italia; è stata commissionata da CTS EVENTIM, società numero uno in Europa e seconda in tutto il mondo nel settore della biglietteria e dell'intrattenimento dal vivo. Da maggio aprirà le sue porte per ospitare live spettacoli ed eventi sportivi di ogni tipo; lanciando così Milano, la Lombardia e tutta l'Italia nel circuito mondiale dell’entertainment. Con i suoi 16.000 posti, la sua iconica forma e la facciata di LED più grande d’Europa, questa struttura è stata proprio concepita per diventare un punto di riferimento per la città e per il panorama internazionale. L’Arena sorge a Santa Giulia, in un quadrante strategico dotato di ottimi collegamenti. “Per Drees & Sommer” commenta Oliver Mantinger, Managing Director di Drees & Sommer Italia, “partecipare a questo progetto è stato un traguardo e una sfida. Siamo entrati in gioco nella fase di costruzione, assumendo il compito di Project Management e fornendo servizi di supporto al Construction Management, Commissioning Management e LEED commissioning. Il nostro team di esperti ha garantito una pianificazione chiara e rigorosa, assicurando il rispetto delle milestone e delle tempistiche prestabilite. Un progetto di questa portata e complessità, che porta con sé grandi sfide, dimostra quanto sia essenziale avere un team Project Management. Aver preso parte a questa impresa ci ha permesso di ampliare ulteriormente le competenze nel supporto alla gestione di progetti multidisciplinari, affrontando sfide tecniche e organizzative con approcci innovativi. La trasparenza dei processi, la collaborazione con tutti gli stakeholder e l’applicazione di metodologie agili hanno rappresentato i pilastri del nostro intervento. Un modello per il futuro. Unipol Dome non è solo un’infrastruttura: è un manifesto di efficienza, sostenibilità e innovazione. La rapidità di realizzazione, la qualità degli spazi e la capacità di ospitare diversi eventi di entertainment e sport dimostrano una perfetta combinazione di ambizione e concretezza. Per noi di Drees & Sommer, questo progetto segna un passo importante verso la costruzione di luoghi che non siano semplici edifici, ma esperienze. Non si tratta di una semplice arena coperta, ma di un vero e proprio ecosistema dedicato all’intrattenimento. Aree ristorazione, spazi commerciali, zone VIP, un nuovo livello di ospitalità e servizi dedicati rendono l’esperienza del pubblico completa e immersiva. La progettazione ha seguito rigorosamente i principi LEED e l’edificio otterrà la certificazione, confermando l’impegno verso la sostenibilità e l’efficienza energetica.” Versatilità e performance: un debutto olimpico. L’Arena ha già dimostrato la sua straordinaria flessibilità ospitando le gare di hockey su ghiaccio durante i Giochi Olimpici. Un banco di prova impegnativo, superato con successo, che ha evidenziato la capacità della struttura di adattarsi a format e discipline differenti. A partire da maggio, il palazzetto aprirà le porte a concerti e eventi sportivi, consolidando il suo ruolo di hub culturale e sportivo. Proprio in quest'ottica, e guardando al prossimo futuro, gli imminenti Europei di Calcio del 2032 rappresentano l'ennesima sfida per dotare l'Italia di più aggiornate e funzionali strutture sportive. La nomina di un Commissario straordinario da parte del Governo Italiano sottolinea ancora di più la volontà di istituire un processo più snello e coordinato tra tutti i vari interventi; in grado di velocizzare le procedure e supervisionare l’idoneità delle strutture. Drees & Sommer può mettere ancora una volta a disposizione il know-how maturato in grandi infrastrutture che può essere applicato anche per gli stadi. Gli standard richiesti saranno quelli dei principali templi dello sport e in quest'ottica è intuibile che sarà necessario prodigarsi - con competenze e rapidità - nella realizzazione e adeguamento delle strutture sportive (specialmente a Milano e Roma).
Papa Leone XIV è arrivato all'aeroporto "Houari Boumédiène" di Algeri, in Algeria, per la prima tappa del viaggio apostolico in Africa. L'aereo con a bordo il Pontefice è atterrato alle ore intorno alle ore 11. Nel frattempo, però, tutto il mondo (politici italiani compresi) sta già commentando le pesantissime affermazioni del presidente americano Donald Trump sul Pontefice. "Io non ho paura dell'amministrazione Trump", "parlo del Vangelo" e quindi "continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra", sono state le prime parole del Santo Padre con i giornalisti sul volo da Roma ad Algeri, in risposta all'attacco del capo della Casa Bianca. "Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui". "Non sono un grande fan di Papa Leone - le frasi del presidente americano -. È una persona molto liberale ed è un uomo che non crede nella lotta alla criminalità". Trump ha quindi accusato il Pontefice di "giocare con un paese che vuole un'arma nucleare". "Non voglio un Papa che pensi che sia giusto che l'Iran possieda un'arma nucleare - ha aggiunto sul social Truth -. Papa Leone è debole sulla criminalità e pessimo per la politica estera. Leone dovrebbe essere grato perché, come tutti sanno, è stato una sorpresa scioccante. Non era in nessuna lista per essere Papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che fosse il modo migliore per affrontare il presidente Donald J. Trump. Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano". Il presidente russo Vladimir Putin ne ha approfittato per entrare a gamba tesa, trasformando la crisi diplomatica in un caso di contrapposizione morale tra Est e Ovest. Secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale russa Tass, il Cremlino ha espresso piena solidarietà a Papa Leone XIV, definendo gli attacchi di Trump "la prova definitiva del collasso etico della leadership americana". "Mentre Washington minaccia la distruzione e offende la guida spirituale di milioni di fedeli, la Russia si riconosce nel messaggio di moderazione e pace del Pontefice", si legge nella nota diffusa da Mosca. Putin ha confermato di aver avuto un colloquio con il Santo Padre, blindando diplomaticamente il "Pellegrinaggio di Fratellanza" in Algeria proprio mentre Trump cerca di isolare la Santa Sede. Fonti del Cremlino citate dalla Tass sottolineano come l’attacco di Trump al Papa e la minaccia di un’escalation nello Stretto di Hormuz siano "facce della stessa medaglia: un’arroganza imperiale che non rispetta né la fede né la stabilità globale". Con questa mossa, la Russia punta a isolare Trump sul piano internazionale, presentandosi come l'unico difensore della diplomazia religiosa di fronte alla linea dura della Casa Bianca.
«Alto 1,70 m, pesa 75 kg. Attenzione, cosa mangi a pranzo?». Basta una domanda alla giornalista di Dritto e rovescio, su Rete 4, per scatenare il caos in studio e lasciare Paolo Del Debbio senza parole, o giù di lì. L’intervistato è un aitante giovanotto dal fisico atletico, tal Michele. «Più o meno, nella media, sono intorno alla ventina di uova al giorno». Tra i presenti, non inquadrati, si intuiscono reazioni disgustate. «Poi?», «Aggiungiamo. Cambio in base alle emozioni. Solitamente, se vado a mangiare la carne supero il chilo, la pasta supero il chilo e vado più o meno su questa linea». «Ma come fa a essere così, scusi?», domanda incuriosito il padrone di casa. «È l’ormone», commenta qualcuno. «Principalmente ho basato il mio stile di vita sul digiuno intermittente», «Quindi mangia una sola volta e si abbuffa?», «Esatto, è un abbuffo controllato». Gli orari del pasto cambiano, «dipende dalle giornate. A volte arrivo a fare solo il pranzo, a volte solo la cena. La colazione è l’unica che salto, solitamente. Il caffè però è concesso». Il “pappone dei conigli”, così lo definisce Del Debbio, desta scalpore. «Mangio una volta al giorno o più o meno una ventina di ore tra un pasto e l’altro», precisa Michele. E qui il discorso si fa piccante, e non certo per l’uso di spezie: «Ma se la sera diciamo dopo cena ha degli incontri, insomma immagino delle cose, non è un po’ appesantito?», chiede sommessamente il conduttore. «Inizialmente sì, poi ovviamente il corpo si adatta. Come ci siamo abituati a fare 5-6 pasti al giorno ogni 2-3 ore, ci si abitua con un po’ di pazienza e costanza anche a questo». «Lei dopo quanto è operativo, diciamo?», «Dipende da cosa bisogna fare, ma di solito subito». La dieta di Michele, che si è anche esibito in gare tra mangioni in cui ha ingurgitato in pochi minuti tre chili di ramen, non convince Giorgio Calabrese, medico e dietologo in collegamento con la trasmissione: «È proprio un brutto messaggio, è una condizione in cui noi avremo dei problemi. La prima cosa che avverrà sono i calcoli alla cistifellea, avremo una steatosi epatica, un problema di colesterolo che crescerà. È un bellissimo ragazzo e vorrei salvargli la vita». Auguri.
Una scena terrificante. Una banda di maranza si è impossessata dei Navigli, un quartiere milanese molto frequentato da giovani e turisti. Soprattutto la sera, quando i locali su entrambe le sponde del fiume sono pieni di clienti all'ora dell'aperitivo e oltre. Accanto ai bar e ristoranti, ci sono delle bancarelle che vendono merce: dai gadget della Madonnina a vestiti e maglie con stemmi della città. Come detto, una banda di maranza ha scatenato l'inferno sui Navigli. Un video postato su Instagram dall'account Welcome to Favelas Milano mostra alcuni ragazzini di origine straniera - armati di mazze, bastoni e coltelli - che prendono di mira una bancarella distruggendola. Poi, non contenti, inseguono il venditore all'interno di una chiesa. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47200238]] Sotto al video postato sui social in tanti sono rimasti scioccati dalla violenza dei maranza: "Sarebbero da individuare e agire con misure severe, e se minorenni (sti cazz***) devono essere giudicati come adulti", "Il sindaco Sala 'le strade di Milano sono ancora piene di fascisti'", "La famosa Milano da bere. Libera, tollerante, capitale europea. Tie' beccate sta monnezza va", "E nessun italiano che fa qualcosa, TRANNE I VIDEO!!! Siamo ospiti a casa nostra ormai!!!", "Iniziamo ad abituarci, purtroppo andrà sempre peggio, se in Italia non si pone fine a questa situazione", "Cosa sta diventando sto paese rifugio per i rifiuti della società". Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Welcome to Favelas (@welcometofavelas)
C’è un momento, in certe vittorie, che vale più del trofeo. Non è il rovescio vincente, non è il match point. È quello che succede subito dopo. E, a Monte Carlo, Jannik Sinner lo ha mostrato senza filtri. Ha battuto Carlos Alcaraz, 7-6 6-3, si è preso il Principato e pure un pezzo di storia. Primo grande titolo sulla terra (prima solamente il 250 di Umago nel 2022, sempre contro Alcaraz), proprio contro quello che sul rosso sembrava intoccabile. Unico, insieme a Djokovic, a vincere il “Sunshine Double” e Monte Carlo uno in fila all’altro. Terzo titolo Masters 1000 consecutivo della stagione, il quarto contando anche Parigi, ovvero l’ultimo del 2026. La scena vera è arrivata dopo le celebrazioni di rito. Quando la tensione si è sciolta e il numero uno è tornato semplicemente Jannik. Si piega, respira, realizza. Poi corre. Verso il suo angolo, verso i suoi. Lì c’è tutto: il team, il padre, il fratello. E soprattutto lei, Laila Hasanovic. Abbraccio sì, bacio no. Dettaglio che fa rumore, perché spesso oggi si guarda più al contorno che al campo. E non è finita qui, perché un quadretto che si rinnova viene dipinto qualche istante dopo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47159323]] Spunta, quasi all’improvviso, Siglinde Sinner. Emozionata, defilata, come sempre. Non ama stare sotto i riflettori, anzi: “Non seguo mai le gare di Jannik tutte intere dal vivo”, aveva confessato tempo fa. Una madre che soffre, si nasconde, poi riappare quando tutto è finito. E forse è proprio questo il segreto di Sinner: normalità. Nel discorso finale, niente frasi costruite. Spontaneità: “Non saprei da dove iniziare, siamo arrivati qui cercando di accumulare più partite possibili per avere un feedback sulla terra con i grandi tornei che si avvicinano. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47229487]] Oggi è stato un livello molto alto da parte di entrambi viste le condizioni col vento. Un altro risultato incredibile, ritornare al numero 1 è importante per me, ma la classifica è secondaria. Sono contento di aver finalmente vinto un torneo importante su questa superficie. Grazie a ogni singola persona nel mio box, grazie alla mia famiglia e continuiamo su questa strada. Questo torneo – chiude ridendo Sinner - significa tanto per me, è un torneo fantastico, anche perché posso dormire a casa”. In un’epoca di urlatori, Sinner sussurra la vittoria. Laila Hasanovic no jogo de tênis de seu namorado, Jannik Sinner, hoje. pic.twitter.com/hr7xWkhl9f April 12, 2026
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È bello essere numeri 1 e si fa in fretta a festeggiare, ma… la vittoria di Sinner su Alcaraz a Monte Carlo può essere di corto respiro e l’altoatesino molto presto potrebbe ritornare sul secondo gradino del podio. Dieci punti appena, infatti, separano il nostro asso della racchetta dal martello di Murcia. Ed è su questo filo sottilissimo che Jannik Sinner rischia di giocarsi il trono del tennis mondiale già tra una settimana, la sua 67ima da leader della classifica ATP. Sì, perché il paradosso del ranking ATP è tutto qui: puoi dominare per mesi, vincere, convincere, sembrare inattaccabile. E poi ritrovarti appeso a un dettaglio. A una manciata di punti che fanno la differenza tra restare numero uno o scivolare dietro al solito rivale, Carlos Alcaraz. Già, perché i punti non si sommano all’infinito: scadono. E quando scadono, presentano il conto. Un anno straordinario, il 2025, porta con sé anche un eredità per Sinner, dominatore che ora deve difendere quanto conquistato. Da questo punto di vista, ad ogni torneo Alcaraz ha da perdere molto meno e da guadagnare molto di più. Una zavorra non da poco per l’azzurro. Lo spagnolo può tornare subito in vetta e per farlo deve vincere il torneo 500 di Barcellona. Un dettaglio che può ribaltare tutto. L’anno scorso in Spagna Alcaraz perse la finale contro Rune e subì un infortunio a metà del secondo set. Oggi quel gap di punti non guadagnato è tesoro prezioso, perché ai nastri di partenza Carlos perderà solo 330 punti. Dovesse vincere il torneo ne guadagnerà 550, 170 in più e sufficienti per riconquistare lo scettro, visto che Sinner è avanti di “soli” 160 punti. Il ranking ATP è così, è un gioco di equilibri settimanali, dove anche un solo torneo può cambiare la gerarchia. E quando i due fenomeni sono così vicini, ogni variazione diventa decisiva. Sinner lo sa. Alcaraz pure. E il tennis, oggi, vive sospeso tra loro due.
"È morto per le botte. Hanno smesso di colpirlo solo quando si sono resi conto che l'avevano ammazzato. A quel punto e solo a quel punto sono scappati. Nel frattempo sono arrivate alcune persone a capire cosa stava succedendo. Due giovani hanno iniziato a praticare il massaggio cardiaco a Giacomo. Io sono corsa da lui, gli tenevo la testa tra le mani ma dalle orecchie usciva il sangue. Suo figlio gli teneva la mano e diceva: 'Babbo, alzati. Per favore alzati'. Ma non si è alzato, Giacomo è rimasto a terra". Sono le parole di Sara Tognocchi, compagna di Giacomo Bongiorni, il 47enne ucciso nella notte di sabato in piazza Felice Palma a Massa. Una vicenda su cui sono in corso accertamenti, ma che la donna ricostruisce con parole nette: "Non è vero che Giacomo è morto perché è caduto per terra dopo un cazzotto, è morto per le botte", ha dichiarato in un'intervista al Corriere della Sera. Nell'intervista concessa al Corriere della Sera, Tognocchi, anche lei 47enne, ricostruisce l'accaduto: "Sabato sera eravamo usciti con alcuni amici, c'era anche mio fratello Gabriele con suo figlio. Stavamo andando a prendere un kebab, erano da poco passate le 21.30. In piazza Palma c'era un gruppetto di giovani: erano in sei, forse sette. Hanno cominciato a lanciare bottiglie contro la vetrata del negozio e mio fratello ha detto 'ma non tirate le bottiglie: ci sono le persone che possano farsi male'. Gabriele si è rivolto a questi ragazzi in maniera gentile, glielo ha detto educatamente perché nostra madre ci ha insegnato l'educazione". Il gruppetto ha "circondato mio fratello e poi il mio compagno. Sono arrivati anche altri giovani. Hanno cominciato a colpirli. Non hanno detto nulla. Li picchiavano e basta. Mio fratello è finito per terra e hanno continuato a picchiare. Non si sono mai fermati. Pestavano Giacomo, io lo vedevo a terra e loro sopra". "Io ero sconvolta, mi sono messa a chiedere aiuto - ha raccontato nell'intervista - Ho preso il figlio del mio compagno e l'ho portato via, ho avuto paura che questi ragazzi si mettessero a picchiare anche i bambini. Poi ho continuato a chiedere aiuto, a dire che dovevano smetterla. Ma loro non hanno smesso. L'hanno pestato a morte". Sara e Giacomo si erano conosciuti tre anni fa e nel prossimo mese di luglio si sarebbero sposati. "Mi auguro che la giustizia faccia il suo corso".
Consorzi Agrari d’Italia - CAI, punto di riferimento per migliaia di imprese agricole italiane e realtà strategica al servizio della filiera agroalimentare nazionale, annuncia di aver recepito le indicazioni della Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro, applicando da subito i relativi listini come riferimento nella determinazione del prezzo riconosciuto ai propri soci e conferitori. La decisione, operativa da oggi 13 aprile 2026, rappresenta un passo concreto nella direzione della trasparenza del mercato e della tutela del valore generato dagli agricoltori. I prezzi elaborati in sede CUN costituiscono infatti un riferimento nazionale costruito in modo paritetico tra le componenti della filiera e consentono di superare frammentazioni e disomogeneità territoriali, offrendo un criterio più chiaro, leggibile e coerente per la valorizzazione del grano duro italiano. Si tratta di una scelta volontaria, che CAI assume con convinzione, nella consapevolezza che oggi più che mai gli agricoltori abbiano bisogno di certezze, regole di mercato comprensibili e strumenti in grado di rafforzare la loro posizione economica lungo la filiera. “Applicare i listini CUN significa mettere a disposizione dei nostri soci e conferitori un riferimento nazionale trasparente, oggettivo e riconoscibile, utile a dare maggiore chiarezza nella formazione del prezzo del grano duro”, dichiara Nicola Mozzini alla Direzione Produttiva Commerciale e Logistica di Consorzi Agrari d’Italia. “È una scelta che va nella direzione di una più equa distribuzione del valore lungo la filiera e che riconosce il ruolo centrale degli agricoltori, primo anello produttivo del sistema agroalimentare italiano”. “Per CAI questo passaggio non è solo un adeguamento tecnico, ma un’assunzione di responsabilità verso il mondo agricolo”, commenta Marco Allaria Olivieri, nuovo Direttore Generale di Consorzi Agrari d’Italia. “Dare trasparenza ai meccanismi di mercato significa contribuire a tutelare il reddito delle imprese agricole, sostenere la competitività delle produzioni nazionali e rafforzare una filiera del grano sempre più orientata alla qualità, all’origine italiana e alla giusta remunerazione del lavoro agricolo”. L’adozione dei prezzi CUN si inserisce in un percorso più ampio che CAI porta avanti a sostegno dei produttori agricoli, attraverso strumenti di accompagnamento e di gestione del mercato capaci di offrire maggiori garanzie alle imprese, a partire dai contratti di filiera e dagli strumenti di protezione del reddito. Con questa decisione, Consorzi Agrari d’Italia conferma il proprio impegno a essere non soltanto un operatore di mercato, ma un partner strategico degli agricoltori italiani, capace di affiancarli in una fase complessa per il settore, nella quale la difesa del reddito, la trasparenza delle regole e la valorizzazione del prodotto nazionale rappresentano condizioni essenziali per il futuro dell’agricoltura italiana.
Nel gioco della roulette, a Monte Carlo è uscito il numero uno. A puntarci, con la lucidità di chi sa aspettare il momento giusto, è stato Jannik Sinner: 7-6 6-3 a Carlos Alcaraz, primo titolo al Rolex Monte-Carlo Masters, primo 1000 sulla terra, terzo stagionale, il quarto consecutivo considerando Parigi. E soprattutto, di nuovo numero uno del mondo. Una vittoria che riscrive nuovamente le regole di questo duello, con Jannik nuovamente a guidare, vincendo lì dove prima non era riuscito, non a questo livello, con un avversario che si alimenta di vittorie sulla terra rossa mandando il segnale che quel regno non è più intoccabile. C’è stato il vento, quello vero che spira dal mare che affaccia sulla rocca di Monte Carlo, a complicare tutto. Raffiche irregolari, traiettorie da riscrivere, timing da reinventare punto dopo punto. In condizioni così, si dice sempre che vince il più tecnico, e quindi il pensiero corre ad Alcaraz, alla sua mano, alla sua capacità di inventare e invece la partita ha raccontato altro. Certo è che però quando serve scegliere dentro l’incertezza, allora la differenza si sposta sulla gestione. E qui si gioca in casa Sinner, capace di amministrare anche il vento e leggi della fisica. La finale è stata a corrente alternata, non bellissima, ma con una costante chiara: nei momenti che contano, il controllo è dell’azzurro. Meglio nei numeri, meglio nel piano tattico, più solido nelle scelte. Rimette tutto in equilibrio e si affida al tie-break, territorio che Sinner conosce a memoria. La vittoria del primo set è figlio anche di un cambio di rotta: il servizio torna a funzionare, mette tutte le prime e pressione ad Alcaraz che con un doppio fallo consegna il primo set. Nel secondo parziale lo spartito sembra cambiare, ma è solo un’illusione. Alcaraz prova a muovere l’inerzia, trova un break, ma non riesce a consolidarlo. Il servizio lo tradisce, il vento lo accompagna fuori ritmo, il suo tennis perde continuità. COMPATTEZZA - Sinner invece resta compatto, ricuce e poi accelera: dal 1-3 al 5-3, quattro giochi consecutivi che chiudono il discorso. Quando serve peril match, non concede nulla. Tutto si chiude in 2 ore e 12 minuti di non grandissimo tennis, ma comunque densissimo di significati. «Grazie a tutti, è un sogno vincere qui. Giocare qui è come essere in Italia», dice Sinner, dal campo mentre il vento fa ondeggiare le bandiere tricolori: «Essere numero 1 è davvero bello ma la cosa più importante resta sempre lavorare nel miglior modo possibile per farsi trovare pronti. So che io e Carlos siamo vicinissimi mala cosa più importante restano i titoli e le vittorie negli Slam, poi dopo si vedrà dove siamo io e lui». L’inno d’Italia sette anni dopo Fabio Fognini, torna a risuonare al Country Club. E Sinner lo canta con orgoglio: «Essere italiano è sempre molto bello» dirà in conferenza stampa. Il sorpasso su Alcaraz vale il ritorno in vetta, anche se la corsa resta apertissima. Lo spagnolo ripartirà da Barcellona con la possibilità immediata di rispondere. È un duello che si alimenta da solo, che non concede tregua, appassionante, ma intanto il numero uno è uscito davvero sulla roulette del Principato e a sbancare il tavolo è stato Jannik Sinner.