https://video.italpress.com/play/mp4/video/Opgg
https://video.italpress.com/play/mp4/video/Opgg
https://video.italpress.com/play/mp4/video/MnJQ
https://video.italpress.com/play/mp4/video/MnJQ
https://video.italpress.com/play/mp4/video/BGnn
Il fine settimana si preannuncia ancora all’insegna del bel tempo, grazie alla presenza dell’alta pressione che continuerà a garantire condizioni stabili e soleggiate su gran parte dell’Italia. Come spiega il colonnello Mario Giuliacci sul suo sito meteogiuliacci.it, nche se già nella giornata di domenica 3 maggio si inizieranno a intravedere i primi segnali di un lieve indebolimento dell’anticiclone, il sole resterà protagonista, accompagnato da temperature in aumento e localmente superiori alle medie stagionali, soprattutto al Centro-Nord. Questa fase di stabilità, tuttavia, è destinata a interrompersi a breve. Una nuova perturbazione è infatti in avvicinamento e porterà un deciso cambiamento del tempo già nei primi giorni della prossima settimana, riportando piogge e condizioni più instabili su molte regioni. Nella giornata di lunedì 4 maggio il cielo si presenterà progressivamente più nuvoloso su gran parte del Paese, con schiarite che resisteranno principalmente all’estremo Sud. Le prime piogge interesseranno il Nord-Ovest e, successivamente, si estenderanno anche a Toscana, Lazio e Sardegna. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47472898]] Il peggioramento sarà più evidente martedì 5 maggio, quando le precipitazioni coinvolgeranno a tratti gran parte del Centro-Nord, oltre a Campania, nord della Puglia e Sardegna. La fase instabile proseguirà anche mercoledì 6 maggio, con piogge sparse soprattutto al Centro-Nord e sull’isola sarda. Si profila quindi un ritorno a condizioni più tipicamente variabili, con l’ombrello che tornerà protagonista dopo un weekend dal sapore quasi estivo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47482660]]
Secondo quanto riportato da Il Foglio, il ministro della Giustizia Carlo Nordio sarebbe pronto a un'azione legale nei confronti di Sigfrido Ranucci per le sue dichiarazioni a È sempre Cartabianca, su Rete 4: stando a quanto scrive il quotidiano, che cita fonti del ministero, nell'istanza di risarcimento si farà riferimento al danno alla reputazione e all'immagine del Guardasigilli prodotto dalla diffusione di notizie non ancora verificate. Per questo, la Rai sarebbe indirizzata a non fornire alcuna tutela legale al conduttore di Report. Ospite di Bianca Berlinguer, Ranucci, invitato per presentare il suo libro, ha anticipato alcune rivelazioni legate al ministro della Giustizia Carlo Nordio, sulla vicenda della grazia a Nicole Minetti. "Una fonte ci ha detto di aver visto il ministro Carlo Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay", ha affermato il giornalista riferendosi a una delle proprietà in Sudamerica di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti. "Noi difendiamo il giornalismo d'inchiesta. Ma non quello fondato su fonti non verificate", ha dichiarato l'ad Rai, Giampaolo Rossi, in un'intervista a Il Sole 24 Ore. "La Rai ha a cuore il giornalismo d'inchiesta - ha proseguito - che fa parte della sua storia. Ma il Servizio Pubblico tutela un giornalismo fondato su fatti verificati, rigorosi. Non può tollerare che un'accusa a un ministro, o a qualsiasi cittadino, si basi su una fonte che si dichiara non verificata. Ranucci era stato autorizzato ad andare in una trasmissione per presentare il suo libro, non per partecipare a un talk".
Ferruccio Gard - linguaggio forbito, battute taglienti e pallore vampiresco era uno dei “magnifici sette” inviati di “90° Minuto”, trasmissione cult che, negli Anni ’70 e ’80, ci mostrava in anteprima i gol della domenica. Gard, unico ancora in vita tra i volti storici che caratterizzavano il “teatrino” di Paolo Valenti, curava i collegamenti dal Veneto e in particolare da Verona dove, nel 1985, ha raccontato lo scudetto dell’Hellas. Ora, a 85 anni, Ferruccio è in pensione, scrive romanzi e, soprattutto, si dedica al suo grande talento, cioè la pittura: è uno dei pionieri e un punto di riferimento dell’arte programmata cinetica e di quella optical ed espone le sue opere in mezzo mondo. «Guardi, guardi che vista qui dalla sala: si può ammirare il profilo di San Marco. Dovrebbe vedere che colori quando c’è il tramonto». Meraviglioso. I colori che attirano di più qui in casa sua, però, sono quelli dei quadri. Ferruccio Gard, sono tutte sue opere? Quanti ne ha realizzati, si può fare una stima? Lei è considerato uno dei pionieri dell’arte programmata e cinetica e dell’optical art. Che differenza c’è? E che accade? C’è qualcuno cui si ispira? Come mai sorride? Complimenti. Che tecnica utilizza? Quanto ci mette per realizzare un quadro? Che però le dà grandi soddisfazioni. Della sua arte hanno detto cose eccezionali esperti e intellettuali come Jorge Amado, Achille Bonito Oliva, Piero Dorazio, Luciano Caramel. C’è un commento che l’ha resa particolarmente orgoglioso? A proposito di tinte, quale è il suo colore preferito? Cioè? Lei ha partecipato a sette edizioni della “Biennale di Venezia”, alla “Quadriennale di Roma” e due volte alla “Biennale Architettura di Venezia”. Non solo: sue opere sono esposte nella “Collezione della Farnesina” sull'Arte Italiana Contemporanea, alla “Galleria internazionale d'arte moderna di Venezia”, al “MAGI ’900 - Museo delle eccellenze artistiche e storiche italiane” e al “Museo Satoru Sato” di Osaka, in Giappone. Quante mostre ha fatto, invece, in carriera? Che quotazione hanno le sue opere? Tradotto per noi che non siamo esperti? Chi sono gli acquirenti? Quale è l’aspetto che piace di più delle sue tele? Dove? Gard, ma quando gira per le mostre la gente la riconosce ancora come uno dei mitici inviati di “90° Minuto”? Poi ne parliamo con calma di quegli anni e di voi “magnifici sette”. Come mai quello sguardo cupo? E dove ha trovato la forza di reagire? A proposito del tempo che passa, facciamo un salto all’indietro. Al piccolo Ferruccio. Che bambino è? È bravo a pedalare? Velocista? Gli dà retta? Quando, invece, inizia ad avvicinarsi alla pittura? Il professore apprezza? E quando fa il salto di qualità? E cosa succede? Ma nel frattempo ha già iniziato a lavorare come giornalista? Segue subito il calcio? Cioè? Torniamo alla sua carriera. Quando passa alla Rai? Un anno dopo, nel 1974, entra nel gruppo di “90° Minuto” guidato da Paolo Valenti, prima come unico inviato in giro per l’Italia e poi come punto di riferimento dal Veneto per raccontare il Vicenza e, poi, il Verona. Come ci arriva? Perché? Lei viene subito amato dal pubblico, per l’aspetto molto serio abbinato, però, a un’ironia inaspettata. Qualche esempio? Oppure? Ancora uno. Qualcuno sostiene che la “Gialappa’s” si sia ispirata a lei. A colpire gli spettatori, in quegli anni, è pure il suo look. Lei, per esempio, appare sempre pallidissimo tanto che Paolo Ziliani, su “Il Giorno”, la paragona a “Nosferatu”. Lei è anche il primo a introdurre la moda del cappello e a volte si presenta con un copricapo alla Sherlock Holmes. In quel periodo la trasmissione fa 20 milioni di spettatori, è un successo pazzesco. Che aveva detto? Parliamo della vostra grande squadra di “90° Minuto”. Un ricordo per ognuno: partiamo a Paolo Valenti. Tonino Carino. Cesare Castellotti. Gianni Vasino. Luigi Necco. Marcello Giannini. Giorgio Bubba. A proposito di squadre, Valenti era tifoso della Fiorentina come Giannini. E lei? Nel 1985 ha avuto la fortuna di raccontare lo storico scudetto dell’Hellas. Calcio, ma non solo. Lei si è occupato anche di altro, facendo grandi scoop. E che fa? Grande colpo, no? Poi? Altri servizi extra calcio da ricordare? Ferruccio, ultime domande veloci. 1) Rapporto con la religione. 2) Paura della morte? 3) Non abbiamo parlato della sua vita privata. 4) Qualcuno che vorrebbe riabbracciare? 5) Ha ancora un sogno? «Ho mandato una Pec a San Pietro chiedendo la cortesia di poter fare un’ultima mostra a 104 anni. Non ha ancora risposto, ma chi tace acconsente...».
«Fuori il Pd dal corteo». È questo uno degli slogan che hanno riscosso maggiore successo durante la manifestazione del 1° maggio torinese. Quelle frange rossissime, che da anni idem coccolano nelle città, gli si stanno rivoltando contro. È la galassia antagonista a cui fanno riferimento i centri sociali più violenti - come Askatasuna - protagonisti degli assalti alla polizia in tutto il Paese. E, nonostante le “gesta” raccontate quotidianamente su siti e giornali, dal Pd non è mai arrivata una presa di distanze netta da queste realtà. Ci hanno pensato loro, quindi. «Oggi non è solo una ricorrenza, oggi scegliamo da che parte stare», aveva detto il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo parlando del 1° maggio. E la sinistra più estrema ha scelto: lontano dal Pd. Durante il corteo si sono susseguiti diversi momenti di tensione tra gli esponenti dei centri sociali e della Fiom da una parte e quelli dei dem dall’altra. Prima i cori, poi gli spintoni e il tentativo di strappare le bandiere piddine dalle mani dei militanti. Alla fine, i membri del partito di Elly Schlein sono stati costretti a compattarsi e a prendere le distanze dai contestatori per evitare che si mettesse male. Anche perché, tanti dei presenti avevano un piano ben preciso che esulava dalle celebrazioni della festa dei lavoratori. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47519957]] Pensavano di riprenderselo. Il centro sociale. E, invece, hanno trovato la polizia schierata ad aspettarli. I criminali di Askatasuna avevano preparato tutto per trasformare il 1° maggio nel giorno della “riconquista” della storica sede in viale Regina Margherita 47 a Torino. Ma lo Stato li ha respinti, mantenendo la legalità che era stata ripristinata lo scorso dicembre con lo sgombero dell’immobile occupato. Il corteo dei centri sociali si era inizialmente accodato a quello istituzionale, capitanato dal sindaco insieme ad Anpi e sindacati. Dietro lo striscione “Torino partigiana” si sono schierate tutte le forze antagoniste del territorio, dai vertici di Aska fino agli altri centri sociali torinesi come il Gabrio, il comitato Vanchiglia Insieme, collettivi studenteschi, No Tav e i pro-Palestina con il coordinamento Torino per Gaza. Un migliaio di persone che si è sfilato dalla manifestazione principale quando il serpentone è arrivato a destinazione e ha proseguito, invece, marciando verso la sede del centro sociale sgomberato. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47523087]] L’armamentario era quello d’ordinanza: volti coperti e aste in ferro e in legno per partire all’assalto della polizia. Dietro il furgoncino con i vessilli antagonisti, un cordone di incappucciati era già pronto a partire all’attacco. Durante la sfilata non sono mancati i soliti cori obbrobriosi contro Giorgia Meloni e il governo, le bandiere americane e israeliane date alle fiamme e, addirittura, le note di “Bandiera rossa” in una sorta di revival anarco-comunista. Il tutto, come da copione, accompagnato dal sostegno alla nuova spedizione della Global Sumud Flotilla e alla “resistenza” palestinese a Gaza. «Questa città ci ha insegnato a essere ribelli, dal 18 dicembre c’è una ferita aperta: Askatasuna è stato sgomberato con violenza e un intero quartiere è sotto assedio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47524863]] I picchiatori rossi hanno trovato in viale Regina Margherita la polizia in tenuta antisommossa ad attenderli. Testa bassa, striscione alto, si sono fatti avanti sfidando gli avvertimenti degli agenti a non avanzare. Dopo il lancio di pietre e bottiglie all’indirizzo delle divise, sono stati azionati gli idranti per provare a disperdere il gruppo di violenti. Ma l’acqua non è bastata; gli antifa si erano preparati bene e avevano una strategia ben precisa per riprendere il controllo del palazzo. Dopo le prime cariche, si sono dispersi nelle vie limitrofe cercando di accerchiare lo stabile per fare irruzione dal cortile. Peccato che una volta sfondato il cancello, si sono trovati davanti decine di agenti che li hanno messi in fuga. Le reazioni dal campo largo? La solita condanna delle violenze, con annesso “ma”. Miglior interprete è stata la grillina, nonché ex sindaco di Torino, Chiara Appendino: «Alla destra dico chiaramente: non azzardatevi a usare questi episodi isolati per oscurare la marea umana che oggi ha riempito le piazze d’Italia».
Ogni giorno che passa il “Caso Minetti” si sgonfia sempre più. Anche dall’Uruguay continuano ad arrivare notizie che smontano le ricostruzioni del Fatto Quotidiano di Marco Travaglio. L’ultima smentita alle “indiscrezioni” del quotidiano arrivano dall’allora capo dell’Inau (l’agenzia uruguaiana che si occupa di adozioni) Pablo Abdala, oggi deputato del Partido Nacional, all’opposizione nel Paese. «L’adozione da parte della coppia Minetti-Cipriani è stata condotta con successo e nel rispetto della legge», ha spiegato il parlamentare ai media sudamericani. «Sul caso sono intervenuti diversi magistrati, poiché ad un certo punto era stato persino presentato un ricorso per tutela costituzionale». Insomma, secondo l’ex direttore dell’Inau «c’è stato un intervento della magistratura in merito all’affidamento provvisorio del bambino alla famiglia adottiva e la sentenza che ha decretato la separazione dalla famiglia biologica e l’adozione piena». E ancora: «Sono stato presidente dell’Inau dall’aprile 2020. Questa situazione ha avuto inizio nel 2018 quando il bambino è stato dichiarato adottabile ed è stato affidato all’ente. Nel corso del 2019, poi, si è instaurato un legame tra il bambino e la famiglia adottiva, accompagnato da sentimento di affetto reciproco». Questo, sempre secondo Abdalka, è quanto emerge «dalla sentenza che ha portato al processo d’adozione». Infine l’ex diretto dell’Inau ha chiarito che «il legame è nato in seguito alla visita della coppia alla casa famiglia dell’istituto nel 2019» e che «i bambini ospitati nella casa famiglia andavano a trovare i genitori adottivi nel loro ranch, dove trascorrevano un pomeriggio, accompagnati dagli educatori e dal personale della casa famiglia. Questa- ha concluso Abdala - è una pratica comune per i bambini affidati all’Inau nell’ambito di vari progetti». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47512709]] A smontare ulteriormente le polemiche di questi giorni arriva anche un’inchiesta fatta dal giornale uruguaiano Observador, che ha ricostruito la vicenda relativa all’adozione e alla presenza di un’altra coppia pronta a prendere con sé il bambino e che, secondo le ricostruzioni fatte da alcuni media italiani, sarebbero stati “sorpassati” da Nicole Minetti. L’Observador conferma la presenza di questa seconda famiglia che avrebbe ottenuto un parere favorevole all’omissione, ma aggiunge un dettaglio non certo irrilevante, che riguarda il fatto che a carico dell’uomo della coppia sarebbe emersa una denuncia per violenza domestica, che sarebbe stata presentata da una ex compagna. Secondo la ricostruzione sarebbe stata la direttrice del dipartimento per le adozioni, Valeria Caballo a rendere nota la denuncia. Subito dopo la procedura di adozione di quella coppia si sarebbe arenata a favore di Cipriani-Minetti. Sebbene non vi siano tracce nel fascicolo di questa denuncia, la ricostruzione sembra credibile. Non si capirebbe altrimenti come mai i genitori che si sono visti sorpassati non abbiano presentato ricorso contro l’adozione alla coppia italiana, della quale avrebbero appreso solo per telefono. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47520092]] A proposito di ricorsi, nella ricostruzione si fa riferimento anche alla condanna italiana di Minetti per sfruttamento della prostituzione. Una circostanza che in un primo momento sembrava aver bloccato la pratica, che si è però sbloccata definitivamente grazie a un ricorso presentato dagli avvocati Santiago Martinez e Lucìa Lorente, nel quale si sosteneva che il reato di sfruttamento della prostituzione non dovesse essere valutato tale in Uruguay, ai fini dell’adozione, perché in quel Paese la prostituzione è legale. Un’argomentazione che fece breccia nei giudici che l’accettarono, facendo ripartire l’iter per l’adozione. E così, secondo i media uruguaiani, a parità di carichi pensali pendenti, i giudici hanno optato perla coppia italiana, probabilmente anche a fronte della diversa situazione economica che avrebbe consentito al minore di avere maggiori possibilità. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47523610]] In serata su questa vicenda è arrivata anche la nota dei legali italiani di Cipriani-Minetti, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra, nella quale si legge che «nel complessivi procedimento di adozione sono stati rappresentati in maniera trasparente i procedimenti penali italiani di Nicole Minetti; la scelta dei giudici uruguayani di dare il bambino in adozione alla coppia Minetti e Cipriani è stata assunta sulla base dell’istruttoria svolta dalle autorità competenti sui contesti famigliari dei richiedenti; si è trattato quindi di una valutazione comparativa ben ponderata basata su risultanze oggettive». I legali smontano anche «le illazioni» riguardanti l’avvocata trovata carbonizzata e indicata come legale dei genitori biologici del bambino: «Non lo è mai stata, ma era il tutore del minore - scivono i legali - e in tale veste aveva espresso un approfondito e motivato parere positivo all’adozione dal bambino da parte della coppia Cipriani e Minetti». Sul fronte degli approfondimenti sulla grazia, richiesti dal Quirinale in accordo col ministro Nordio, è giunta in Uruguay, tramite l’Interpol, una richiesta di informazioni riguardante la procedura d’adozione. La richiesta - si apprende dal media uruguaiano Telenoche - include anche informazioni sulla madre biologica del bambino.
Fabio Capello si è raccontato, sia dal lato sportivo sia da quello umano. L'ex grande allenatore di Milan, Roma, Juve e Real Madrid ha confessato la sua evoluzione politica nel corso degli anni: dal Partito Repubblicano fino a Silvio Berlusconi e alla Lega. Ora, invece, preferisce Fratelli d'Italia: "Voto Meloni", legando le sue posizioni anche al forte ricordo delle Foibe e alle radici familiari vicine al confine orientale. Di Berlusconi, ha spiegato, conserva un ricordo eccezionale. E lo ha definito come un sognatore capace di rendere reale l'utopia di una squadra sul tetto del mondo. "Eccezionale, le cose che ha fatto sono state uniche. La tv hanno provato a farla in tanti, ma nessuno è mai riuscito. Ha iniziato e ha ingaggiato Mike Bongiorno. Al primo incontro con la squadra disse: dobbiamo fare la squadra più forte del mondo. Pensavamo fosse un matto… era un sogno e lui quel sogno l’ha realizzato", ha ricordato. Al Corriere della Sera, don Fabio ha poi confessato alcuni aneddoti sulla sua lunga carriera da allenatore. "A Madrid Cassano ne ha combinate tante e non le ricordo tutte", ha detto. Su Fantantonio, invece, "a Madrid ne ha combinate tante e non le ricordo tutte. Insieme a Balotelli sono i due esempi di talenti che si sono persi. Un peccato. Qualche settimana fa ho chiamato Antonio, lui era impegnato con i suoi figli e mi ha detto: la richiamo. Quando il telefono è squillato, mi ha detto: mister, i miei figli mi hanno chiesto, papà a chi dai del lei?".
"Si tratta di un fatto di una violenza inaudita che impone una riflessione seria, equilibrata e finalmente libera da ideologie". Il caso di Angri, dove una donna di 35 anni ha evirato il marito dopo averlo narcotizzato durante un pranzo in casa, ha sconvolto l'Italia intera. E ora l'avvocato Angelo Pisani, fondatore del progetto 1523.it - Potere ai Diritti, ha deciso di intervenire in prima persona entrando nel caso come un Caterpillar. "Il nostro intervento sarà a tutela della vittima, ma anche di tutti coloro che subiscono violenze troppo spesso ignorate o minimizzate". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47530314]] La vicenda, insomma, di per sé sconcertante, pare destinata a uscire dalla cronaca nera e dall'interesse locale della cittadina dell'Agro Nocerino Sarnese, in Campania. La donna, bengalese come il marito, avrebbe messo in atto il suo folle piano di vendetta a seguito della pretesa della vittima di portare anche la prima moglie nella casa dove la coppia si era trasferita. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47543751]] Una "punizione" atroce e bruale che non può non far riflettere. "L'episodio di Angri - sottolinea Pisani, che fa sapere di essere disposto a difendere gratis l' uomo evirato - rappresenta una scena che scuote le coscienze e richiama le istituzioni a un intervento concreto e responsabile". Pisani annuncia anche che il movimento si costituìrà parte civile nel procedimento penale: "La violenza va condannata sempre, in ogni forma e indipendentemente da chi la commette", conclude il professionista.
"Il Paese è fermo, Meloni ha fallito su tutto". E a stretto giro di posta, arriva per Elly Schlein la durissima replica di Fratelli d'Italia: "Segretaria, piegare la realtà per adattarla alla propria narrazione è propaganda". Ricapitoliamo: la leader del Partito democratico concede una intervista a Repubblica per attaccare Giorgia Meloni. "Non capisco cosa ci sia da festeggiare - incalza riferendosi al record di longevità del governo -. Avevano i numeri per fare tutto e non hanno fatto nulla per migliorare la vita degli italiani. Guardi gli ultimi tre anni e mezzo: calo della produzione industriale per 37 mesi su 42, crescita zero, tasse record, costo energia più alto d'Europa, stipendi tra i più bassi e liste d'attesa infinite in sanità. Non sono risultati da rivendicare". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47489265]] "Se non vedi la fatica che fanno i cittadini alle prese con bassi salari, bollette alle stelle e un'inflazione sul carrello della spesa che sta erodendo il potere d'acquisto delle famiglie; se non ti poni il tema del rilancio dell'azione di governo, significa che hai solo voglia di tirare a campare - prosegue Schlein -. Non mi stupisce, questo esecutivo è nato su un patto di potere e fa di tutto per preservarlo". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47544282]] E ancora: "Hanno sbagliato tutto e noi siamo in campo con un'alleanza unita e competitiva: quando vinceremo le elezioni, non faremo lo stesso errore". Alla domanda se si aspetta una conversione europeista della premier, Schlein replica: "No. Fin qui la sua strategia è stata opporsi alla difesa comune e comprare più armi e gas dagli Usa, mentre fa la guerra alle rinnovabili. Toccherà a noi fare l'inverso per far ripartire l'economia: servirà soprattutto al Sud per creare buona impresa e lavoro di qualità. Inoltre, approveremo il salario minimo e abbatteremo il costo dell'energia che fa perdere competitività alle aziende. L'interesse nazionale si difende così, non come fanno i nostri sedicenti nazionalisti. L'alleanza progressista c'è già, è il frutto del lavoro testardamente unitario di questi anni, insieme si è presentata e ha vinto in tante città e regioni. Riusciremo a costruire un'alternativa credibile che parli dei problemi reali degli italiani". Su X, arriva la risposta di FdI: "Schlein ci prova a costruire consenso su un racconto catastrofico, ma puntualmente la realtà presenta il conto. La recessione evocata dal Pd non c'è e il mercato del lavoro continua a creare occupazione con quasi mille nuovi posti di lavoro stabili al giorno da inizio legislatura. Segretaria - conclude il post -, piegare la realtà per adattarla alla propria narrazione è propaganda. E con la propaganda non si governa".
"Ma dove è spuntato quel manipolo di tuttologi che senza aver parlato con Sinner o con qualcuno del suo team ha sparso la voce che il n.1 del mondo probabilmente avrebbe saltato Roma?". Su X si sfoga Paolo Bertolucci, ex gloria del tennis azzurro e capitano in Coppa Davis: basta terrorismo sulla possibile assenza di Jannik agli Internazionali di Roma, gli Open d'Italia in calendario subito dopo la Caja Magica di Madrid, torneo Masters 1000 nel quale l'altoatesino è giunto ancora una volta in finale. Giocherà questo pomeriggio contro il tedesco Zverev, per la gloria e per il record. All'affondo di Bertolucci, come da tradizione social, rispondono i suoi tanti follower scatenando un dibattito molto interessante e persino civile, rarità di questi tempi. "Uno è un giornalista e mi sembra pure che scriva per lo stesso tuo giornale. E mi sembra pure che abbia anche detto che la stagione di Alcaraz sia finita...", scrive un utente. "Sembra, sembra... Troppi sembra, nessuna certezza", replica ancora l'ex campione di Davis nel 1976. "Mi sento un po' stanchino. Tra la fine di questo torneo e Roma cercherò di recuperare. Poi, vedremo", aggiunge un altro appassionato ricordando le parole dello stesso Jannik. "11 giorni tra Montecarlo e Madrid, 7/8 tra Roma e Roland Garros. 8/9 giorni tra RG e Halle. Chi lo vuole competitivo nei 2 Slam, deve solo augurarsi di non vederlo nella Capitale". "Halle sarà difficile visto che non è iscritto per il resto non credo seguirà il consiglio", taglia corto ancora Paolo. La miccia è ormai accesa, con una serie di botta e risposta clamorosi. "Non c’è bisogno di tuttologi, è evidente che Jannik rischia molto a fare all-in su Roma e Parigi, anche se potrebbe fare la storia". "Evidente per te! Per fortuna è lui che decide", "Basta ascoltare Vagnozzi", "Sarebbe bastato conoscere metodologia e programmazione", "Dopo 3 mesi incredibili e Alcaraz ai box io punterei a vincere Madrid per il record e Parigi per lo Slam. Roma il prossimo anno al posto di Madrid. Sappiamo tutti che il fisico ti può presentare il conto all'improvviso". "Ricapitolando: tu saresti più bravo del n. 1 del mondo per quanto riguarda la programmazione. Bene a sapersi", "Vince Montecarlo, vince (quasi sicuramente Madrid), gioca a Roma perché è 'casa' e gli italiani lo vogliono a Roma e arriva al RG stanco (essendo umano e non un robot)... forse sarebbe il caso che riposasse qualche giorno", "Zverev ha lo stesso programma e in più ha giocato Monaco". Come sempre, oltre a X, parlerà il campo.
Fortunatamente per qualcuno viene prima Roma Capitale del Partito democratico. E così il sindaco (dem) Roberto Gualtieri si sfoga e intervistato dal Corriere della Sera tira una clamorosa picconata al suo stesso partito, colpevole in Parlamento di essersi astenuto sulla riforma votata dal solo centrodestra. Un via libera in aula accolto tra le proteste del centrosinistra e l'indignazione delle forze di governo per l'atteggiamento disfattista e "anti-italiano" delle opposizioni. "Avrei auspicato una maggioranza più ampia per questa riforma attesa da molto tempo. Roma ha bisogno di un ordinamento che preveda poteri e risorse adeguate per poter svolgere al meglio il proprio ruolo di Capitale, di grande metropoli e di centro mondiale della cristianità - spiega Gualtieri, lamentando l'atteggiamento del Nazareno -. Il testo comunque è stato approvato e ora, invece delle accuse reciproche, sarebbe bene lavorare per concludere l'iter parlamentare e per definire e approvare in parallelo la legge ordinaria senza cui la riforma costituzionale sarebbe monca e inattuabile. E' ancora possibile farlo". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47494837]] Per Gualtieri, l'astensione del Pd è stato "un errore tattico e di sottovalutazione della rilevanza nazionale di Roma". Forse per non rompere del tutto con la segretaria Elly Schlein, il primo cittadino definisce "eccessiva" la reazione della premier Giorgia Meloni: "Per non parlare dei toni usati nel dibattito parlamentare da alcuni esponenti della maggioranza che non si addicono a un percorso di riforma condiviso". Gualtieri è comunque ottimista sull'iter della riforma: "Per evitare il referendum la Costituzione prevede la maggioranza del due terzi solo nelle ultime due votazioni. E ci sono tutte le condizioni per arrivarci se verrà definita in modo condiviso e contestuale una buona legge ordinaria. Non si capisce per quale motivo, con posizioni così vicine, bisognerebbe arrestare adesso il processo parlamentare". "Abbiamo già presentato una prima bozza sia sulla governance sia sulle risorse - spiega ancora il primo cittadino di Roma -. Per fare degli esempi, una maggiore autonomia amministrativa in una serie di ambiti importantissimi, dai rifiuti alla regolamentazione degli affitti brevi. C'è anche una sorta di istituzionalizzazione del 'metodo Giubileo' per investimenti di rilevanza nazionale. Sulle risorse proponiamo una compartecipazione all'Iva e una maggiore autonomia finanziaria che ci consentirebbe di pesare di meno sulle casse dello Stato". Di certo, "Roma si può governare bene anche oggi e lo stiamo dimostrando" anche se "una buona riforma consentirebbe di fare meglio e di più" evidenzia ancora Gualtieri che puntualizza: "È un errore leggere con gli occhi della propaganda politica questa vicenda. Le polemiche danneggiano chi le cavalca in modo strumentale perché tolgono credibilità e i cittadini non le apprezzano".
Una Laura Pausini letteralmente senza fiato. No, non per l'emozione, anche se a giudicare dall'affetto e l'entusiasmo del pubblico dell'Equador accorso ad ascoltare la popstar romagnola sarebbe stato più che logico. Ma per l'atmosfera, intesa come rarefazione dell'ossigeno. Scherzi della location: la mitica interprete di Solarolo, diventata celebre da ragazzina al Festival di Sanremo con La solitudine e poi partita alla conquista del mondo, raggiungendo un successo planetario e lo status di diva totale nella galassia latino-americana, da Miami a Buenos Aires, venerdì 24 aprile si è esibita nel Palazzetto dello Sport General Rumiñahui di Quito, in Ecuador appunto. La città si trova a ben 2.850 metri sul livello del mare e come ben sanno anche gli appassionati di calcio, mantenere la performance fisica a quell'altitudine è assai complicato. Serve una ossigenazione eccezionale e soprattutto un'abitudine a gestire lo sforzo. Niente paura, comunque. In una pausa dello show Laura, visibilmente provata, è corsa dietro le quinte è si è fatta dare dai suoi collaboratori una mascherina per l'ossigeno. Qualche secondo di inalazione, per fare il pieno di energia e recuperare le forze, e si torna in scena. L'auto-ironia però non è mai venuta meno: "Si può parlare mentre si indossa questa maschera, o è meglio di no?", ha chiesto spiazzando tutti. Laura Pausini se presentó en Quito y, en medio del show, hizo una breve pausa para recibir oxígeno debido a la altura. Luego continuó el concierto entre aplausos del público. pic.twitter.com/rbesHco654 April 25, 2026
La foto di Gonzalo Higuain in canottiera, barba e (pochi) capelli lunghi, un po' trasandato e decisamente appesantito, ha fatto il giro del mondo diventando, come si dice in gergo social, virale. L'ex attaccante di Real Madrid, Napoli, Juventus e Milan, oggi ha 38 anni e fino a 6 stagioni fa era il terrore delle difese della Serie A e dell'Europa. Titolare della Nazionale argentina al fianco di Leo Messi fino al Mondiale russo nel 2018, recordman della storia della Serie A nel 2015/16, appena 10 anni esatti fa, con 36 gol segnati in 35 partite con il Napoli, letale anche nella Juventus con 3 scudetti vinti tra 2016 e 2020 (salvo una stagione trascorsa tra Milan e Chelsea), il Pipita ha scelto di chiudere con il calcio "svernando" nella Mls americana, nelle fila dell'Inter Miami. Ha appeso gli scarpini al chiodo (continuando a segnare a raffica, ovviamente), nel 2022. Quindi a differenza di molti colleghi ha scelto di sparire, vaporizzarsi. Nessun ruolo di peso dentro o fuori dal campo: né allenatore, né dirigente, né commentatore. E così è stato pizzicato da un fan in un negozio di articoli sportivi della soleggiata metropoli della Florida: pantaloncini corti, sandali ai piedi, un look da "total relax". Eppure in tanti sono rimasti sconvolti, con commenti di scherno e parole come "decadimento" e "tracollo" ad accompagnare i post condivisi di quella foto. Eppure, come riporta anche il Corriere dello Sport, non tutto potrebbe essere come sembra: avanza infatti il sospetto che la foto sia stata in parte ritoccata, anche grazie all'Intelligenza artificiale. I capelli rasati, come al termine della carriera, sarebbero stati sostituiti con una chioma lunga per donare all'insieme un effetto "trucido". Per la gioia degli odiatori di professione, ovviamente.
LA GIURIA LA TRAMA PERCHE' VEDERLO Perchè il romanzo originale è tra i migliori di Grisham e Gary Fleder ("Il collezionista") è il miglior traduttore che si poteva desiderare. Nel cast dei grandi attori emerge un mefistofelico Gene Hackman nei panni del corruttore di giurati.
Tutto pronto per lo scudetto. Anche la festa. All'Inter questa sera basterà un pareggio con il Parma a San Siro per mettere in bacheca il 21esimo titolo della sua storia. Non scontato, perché i nerazzurri la scorsa estate erano reduci da una sconfitta devastante, lo 0-5 contro il Psg nella finale di Champions League e da un cambio di allenatore traumatico: via Simone Inzaghi, una garanzia, e dentro una scommessa come Cristian Chivu. Il giovane tecnico romeno, uno che la Pinetina la conosce come le sue tasche, ha saputo rivitalizzare il gruppo storico e ricompattare lo spogliatoio dopo le tensioni di giugno tra Lautaro Martinez e Calhanoglu. Ha ridisegnato tatticamente i suoi progetti, sapendo adattarsi al mercato e al materiale umano che ha trovato in mano. E ha gestito i momenti di difficoltà, come le lunghe assenze per infortunio di Lautaro e Dumfries, due giocatori-chiave, i cali di forma del pilastro Barella e soprattutto la crisi emotiva di Bastoni, uscito con le ossa rotte dalla bufera mediatica per la simulazione contro la Juventus. Non era facile avere la meglio di Napoli e Milan, ma l'Inter ce l'ha fatta allungando proprio nel momento più delicato. Ora sarà scudetto, e la certezza aritmetica arriva proprio quando è esploso un altro caso, "Arbitropoli", con tanti che sembrano voler puntare proprio i nerazzurri. In ogni caso, stasera sarà festa. I tifosi si preparano per la gioia allo stadio e poi, eventualmente, l'immancabile appuntamento in piazza Duomo. Per i calciatori e lo staff invece la società ha già bloccato un locale top secret. La vera festa "di popolo" arriverà in occasione di Inter-Verona, la penultima giornata di campionato. Il 15 maggio, due giorni dopo la finale di Coppa Italia a Roma contro la Lazio. E la festa, davvero, quel giorno potrebbe essere completa.
Non c'è davvero limite alla fantasia criminale dei truffatori: il bancomat è uno dei luoghi più pericolosi, in questo senso, ma non c'è solo il rischio della clonazione della propria carta. Le mani e gli occhi dei malintenzionati, spesso bande esperte e organizzatissime, super-attrezzate anche a livello tecnologico, sono sempre in azione e per questo l'utente deve cercare di premunirsi il più possibile e fornire meno appigli. Uno di questi potrebbe essere la ricevuta che ogni sportello chiede se stampare o meno al termine del prelievo di denaro. Come ricorda anche Tgcom, non stamparla non è solo un modo per "proteggere" l'ambiente evitando spreco di carta e inchiostro, ma anche un modo per togliere la possibilità ai truffatori in agguato di leggere i diversi dati personali contenuti nella stessa ricevuta. Vengono infatti riportati data, ora, importo, luogo dell'operazione e, in alcuni casi, persino le ultime cifre della carta utilizzata. Una sorta di "porta aperta" alla truffa. I delinquenti infatti spesso rovistano nei cestini nei pressi degli sportelli bancomat dove gli utenti gettano distrattamente la ricevuta dell'operazione appena conclusa. L'obiettivo è usare i dati contenuti per "dare corpo" a truffe telefoniche in cui si fingono operatori di quell'istituto di credito o del trasporto pubblico. Sentendo riferimenti precisi a numero di carta, prelievi e spostamenti, i malcapitati potrebbero più facilmente cadere nella trappola. Il truffatore spesso si presenta come operatore anti-frode per fare abbassare la guardi alla vittima, quindi invia un sms e un link truffaldino su cui cliccare per dare l'ok alle verifiche (false) del caso, magari con il pin d'ordinanza. E la truffa è servita.