Nei dibattiti parlamentari e nei talk show i campioni del Campo Largo liquidano la stabilità del governo come un fattore trascurabile, per alcuni addirittura negativo. Questo racconto evidenzia la povertà degli argomenti dell’opposizione e l’ignoranza di gran parte dei suoi leader su come funziona l’economia. È un festival della demagogia, un inquietante preludio di quel che potrebbe accadere se la sinistra vincesse le elezioni. La stabilità è la condizione primaria per proteggere la ricchezza reale di milioni di italiani. Il nostro è un Paese ricco che nella retorica politica ama raccontarsi povero, una bugia. Il rapporto congiunto Banca d’Italia e Istat, pubblicato il 28 gennaio 2026, certifica che alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto 11.732 miliardi di euro: il valore più alto mai registrato dall’inizio della serie storica nel 2005. Con un patrimonio pro capite di 199.000 euro, l’Italia supera per il secondo anno consecutivo il Regno Unito. Quello che tutti dimenticano è che siamo una nazione straordinariamente ricca con uno Stato straordinariamente indebitato. Il dato da leggere non è il testa a testa. È la tenuta strutturale: in un contesto di shock esterni continui, gli italiani non hanno ancora visto un’alternativa credibile al governo Meloni. Il centrodestra ha costruito, nel tempo, la percezione di essere l’argine — forse non un’opzione entusiasmante (e chi può essere entusiasta con quello che accade nel mondo?), ma di certo è una scelta solida. È un capitale politico che si spende lentamente, ma esiste. E al voto si arriva tra un anno. Mario Draghi offre più di uno spunto per continuare a ragionare su questo quadro. Ieri ha ricevuto il Premio Carlo Magno e il suo discorso di Aquisgrana è forse il più sistematico che l’ex premier e presidente della Bce abbia mai pronunciato. La diagnosi è precisa: l’Europa si è affidata all’export e alla sicurezza pagata dagli Stati Uniti per evitare scelte politiche interne difficili. Quel mondo è finito. Ora che entrambi i pilastri cedono, il modello si incrina e gli Stati più fragili pagano il prezzo più alto. «Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme. L’Europa sta rispondendo a questa nuova realtà. Ma sta rispondendo all’interno di un sistema che non era stato concepito per sfide di questa portata». In questo quadro, l’Italia è il Paese europeo con il maggior debito in rapporto al Pil tra le grandi economie, con milioni di risparmiatori esposti alle tensioni sui titoli di Stato e con spread che si muovono al minimo segnale di instabilità politica. Draghi lo sa meglio di chiunque altro: quando i mercati percepiscono fragilità al centro, colpiscono la periferia. E la periferia, oggi, siamo ancora noi, bastava osservare il vertice di Pechino tra Trump e Xi Jinping per capire che si va verso un G2, un accordo (o una guerra, vedremo quanto la lezione di Tucidide sarà ascoltata o meno) tra le due superpotenze. Guidano gli Stati Uniti, la Cina si adatta come l’acqua. L’epicentro del cambiamento è in America, dove tutto va in un’altra direzione e velocità. L’indice S&P 500 ieri ha toccato per la prima volta quota 7.500 punti: +19% dal minimo del 30 marzo, oltre 10.900 miliardi di dollari di capitalizzazione recuperati in sette settimane. Un rimbalzo storico, in un contesto di dazi, inflazione e conflitti aperti. La Borsa sta prezzando la struttura dell’economia americana. Draghi lo dice nel suo intervento senza citare Wall Street, ma il concetto è quello: «La lezione è che la durezza esterna richiede profondità interna». Gli Stati Uniti assorbono gli shock meglio di tutti perché hanno mercati dei capitali profondi, un mercato interno integrato, capacità di mobilitazione industriale e un settore tecnologico formidabile. È la struttura che manca ancora all’Italia, all’intera Europa. Per questo siamo la preda di Washington e Pechino. Per i risparmiatori italiani, il messaggio è indiretto ma chiaro: in un mondo dove i mercati premiano la solidità sistemica, un Paese con 3.100 miliardi di debito pubblico non può permettersi governi che i mercati stessi non riconoscano come affidabili. Lo spread è un termometro. E in questo momento, la febbre dell’Italia è bassa. Da quattro anni il governo Meloni la tiene sotto controllo, è un atto di responsabilità verso milioni di italiani. Ai mercati non interessa chi vince, ma se esiste un governo capace di onorare gli impegni con i creditori internazionali, capace di rispettare il Patto di stabilità, di interloquire con la Bce e con la Commissione europea in maniera credibile. Un esecutivo politicamente incoerente o fiscalmente irresponsabile trasformerebbe la ricchezza degli italiani nel collaterale di una crisi di spread. Prendiamo una famiglia che ha acquistato una casa, ha un mutuo, ha investito in un fondo, ha un conto deposito e un Btp comprato allo sportello. Sembra un quadro solido e lo è. Ma ognuno di questi asset è collegato, direttamente o indirettamente, alla credibilità del debito pubblico italiano. Una gestione fantasiosa dei conti avrebbe effetti devastanti: riduce il valore del fondo di investimento, aumenta la rata del mutuo, trasforma la casa in un bene invendibile e il valore del Btp cala. È esattamente quello che è accaduto in Italia tra il 2011 e il 2013. Il meccanismo di trasmissione dalla crisi del debito sovrano alla ricchezza delle famiglie è rapido e colpisce chi ha una casa, un mutuo e dei risparmi. Cioè la classe media italiana. In questo scenario, il governo italiano non ha margini per commettere errori. Meloni e Giorgetti in questi quattro anni non ne hanno commessi. Ecco perché la stabilità è un valore, è gestione prudente, è moneta sonante.
C’è un fruscio continuo, un rumore di fondo che sembra mangiarsi le parole. Le frasi si interrompono, le sillabe spariscono dentro il rombo dell’auto e il vento che entra dai finestrini. Eppure, secondo gli investigatori, proprio in quei frammenti captati mentre Andrea Sempio parla da solo in macchina si nasconderebbe una parte decisiva della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Perché in quelle intercettazioni ambientali — oggi finite al centro di un feroce dibattito tecnico e investigativo — gli inquirenti leggono il movente, il rancore, perfino un rapporto mai chiarito con Chiara Poggi. Il cuore dell’indagine è dunque in una conversazione del 14 aprile 2025. Sempio, ascoltando in auto un podcast sull’omicidio di Chiara Poggi, inizia a parlare tra sé e sé. La registrazione è disturbata, a tratti quasi incomprensibile per qualsiasi orecchio. Ma nella verbalizzazione gli investigatori attribuiscono all’indagato parole pesantissime: «...lei ha detto: “non ci voglio parlare con te”...», direbbe imitando una voce femminile. Poi ancora: «...e io gli ho detto “riusciamo a vederti”...». E subito dopo: «...e da un lato l’interesse non era reciproco...». Per la procura è molto più di uno sfogo sconnesso. È il racconto di tre telefonate fatte da Sempio verso casa Poggi nell’agosto 2007, telefonate che non sarebbero state dirette all’amico Marco Poggi ma proprio a Chiara. E non solo. Nello stesso dialogo emergerebbe anche il riferimento a un presunto video intimo della ragazza: «...lei dice “non l’ho più trovato” il video...», direbbe la voce attribuita a Sempio. Poi ancora: «...con quel video... e io ce l’ho... dentro la penna...». Frasi spezzate, pronunciate a bassa voce, che per gli inquirenti disegnerebbero il profilo di un interesse sentimentale non corrisposto e di un risentimento maturato dopo un rifiuto. Una parte importante del nuovo impianto accusatorio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47720953]] Ma quanto valgono davvero quelle registrazioni, vista la bassa qualità dell’audio, o perlomeno di quello circolato sui siti d’informazione? «Bisogna partire da un punto fondamentale: ciò che si ascolta in televisione o sui siti dei giornali non è mai il file originale», spiega Marco Perino, tra i pochi periti fonici forensi italiani specializzati in indagini foniche. «Ogni passaggio, ogni “inoltro” comporta una perdita di qualità se non effettuata secondo metodologie forensi. Un conto è lavorare sul file originale in possesso della procura, un altro è ascoltare una copia divulgata dai media. Un perito fonico forense è abituato a lavorare su audio disturbati: se fossero perfettamente comprensibili, non verremmo chiamati in causa». Perino descrive la professione del consulente fonico come un’operazione quasi chirurgica: «Un bravo perito, dove non riesce a comprendere, scrive gli omissis. Si lavora sul rapporto segnale-rumore. Il rumore va ridotto, la voce migliorata o isolata, ma ogni intervento deve essere documentato scientificamente e deve poter essere ripetuto da un altro consulente anche a distanza di anni». E prosegue: «Il rischio più grande- avverte il perito, - è il condizionamento. Se io parto dall’idea che una persona sia colpevole, il cervello tenderà a interpretare i suoni in quella direzione. Per questo un perito fonico non interpreta: scrive soltanto ciò che sente». Sullo stesso punto insiste anche Stefano Cimatti, investigatore e criminologo forlivese che da anni collabora con procure e tribunali. «Le intercettazioni in auto sono quasi sempre disturbate. Basta un finestrino aperto, il motore, la pioggia o l’aria condizionata per compromettere l’ascolto. Per questo si lavora sui file originali con software molto avanzati, capaci di isolare le frequenze vocali e ridurre i rumori di fondo. Alla fine il risultato arriva». Secondo Cimatti, il paragone più efficace è quello con una fotografia: «La copia pubblicata online non avrà mai la nitidezza dell’originale. E soltanto sull’originale puoi davvero schiarire, ingrandire, isolare dettagli. “a quell’audio disturbato, sintetizzando, si possono estrarre frasi comprensibili». Nel verbale notificato a Sempio, gli investigatori riportano anche un’altra intercettazione ritenuta significativa. È del 12 maggio 2025. L’indagato parla ancora da solo in auto e, commentando le tracce di sangue nella villetta di via Pascoli, pronuncia una frase che la procura considera cruciale: “Quando sono andato io... sangue c’era”. Gli stessi verbalizzanti annotano però che il passaggio potrebbe anche essere interpretato come “quando sono andato via”. Una differenza minima all’ascolto, enorme sul piano investigativo. «A volte lo stesso audio che ascolta una persona comune restituisce parole diverse rispetto a quelle che riesce a cogliere un perito fonico», spiega ancora Perino. «È una questione di allenamento all’ascolto. Noi siamo abituati a lavorare dentro il rumore, a distinguere frequenze e suoni che per altri restano confusi. Ma proprio per questo bisogna attenersi solo a ciò che è realmente intelligibile, senza mai riempire i vuoti con interpretazioni». Ed è qui che si gioca la partita decisiva. Perché l’intera inchiesta sembra poggiare su parole captate tra fruscii, pause e sillabe mozzate. Frasi che per gli investigatori raccontano un retroscena rimasto nascosto per 18 anni, ma per la difesa potrebbero essere il risultato di interpretazioni forzate. Nel giallo di Garlasco, tra Dna, impronte e alibi, ora il peso dell’inchiesta passa anche attraverso parole spezzate dal rumore. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47722918]]
"Voglio occuparmi della mia città il più a lungo possibile, ho da fare questo mandato e poi non è detto che non abbia l'onore di farne un altro". Dal palco della prima delle nove tappe di Repubblica Insieme, Silvia Salis rispedisce al mittente gli inviti di chi la vorrebbe come nuovo leader del centrosinistra a livello nazionale e si dichiara concentrata esclusivamente sulla propria città. All'evento che celebra i cinquant'anni di Repubblica, la sindaca di Genova ha detto di voler sfruttare la grande attenzione di cui gode in tutto il Paese per attirare interesse verso il capoluogo ligure. "L'ho già detto molte volte che sono stata eletta sindaca di Genova ed è il lavoro che voglio fare, al quale sto dedicando tutta la mia vita", ha detto. "L'attenzione che ha Genova in questo momento a livello nazionale e internazionale è grande. Voglio usare - continua - il Comune per attrarre interesse verso questa città. Credo che fare il sindaco sia la palestra per quanto riguarda occuparsi di politica a tutti i livelli, questo soprattutto in una città grande e complessa come Genova. Mi sono occupata per molti anni di politica, chi pensa che il Coni non abbia contatti con la politica o non sia compreso in dinamiche di politica nazionale è una persona che non sa cos'è il Coni. Quindi devo dire che ogni esperienza può dare e aggiungere qualcosa". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47658229]] "Mi chiedono ogni giorno che cosa farò, - continua la sindaca rispondendo alla vicedirettrice di Repubblica Stefania Aloia e Luigi Pastore, il caporedattore della redazione genovese - ma fare il mio mestiere è come fare un figlio, non puoi sapere quello che ti aspetta. Parlando da atleta, credo che fare il sindaco sia una sorta di decathlon della politica: ti prepara su tutti i temi, tiene in contatto diretto con i problemi e le opportunità. È un lavoro molto pratico, forse il più interessante. Da donna, poi, sento sempre quel dovere di dover dimostrare qualcosa in più: un Paese senza donne che lavorano è più povero". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47675237]]
Come ogni mercoledì sera, Alessandra Ghisleri ha presentato a Real Politik - il programma di approfondimento politico di Rete 4 condotto da Tommaso Labate - i dati dell'ultimo sondaggio realizzato dal suo istituto. Il trend è sempre lo stesso. Fratelli d'Italia guida la classifica dei partiti più apprezzati dagli elettori italiani. La formazione politica guidata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni conquista lo 0,3% e si piazza al 28,3%. Subito dietro c'è Forza Italia stabile all'8,5%. Stesso discorso per la Lega di Matteo Salvini. Il Carroccio non si muove dall'8%. Spostandoci dalle parti del campo largo, troviamo sempre il testa il partito democratico. La formazione politica guidata da Elly Schlein sale dello 0,1% e si attesta così al 22,5%. Dietro c'è il Movimento Cinque Stelle. Giuseppe Conte è in calo dello 0,4% e si piazza così all'11,9%. Poi c'è Alleanza Verdi e Sinistra. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli scendono dello 0,1% e si collocano in questo modo al 6,5%. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47696974]] Per quanto riguarda tutti quei partiti considerati "minori", in testa c'è sempre Futuro Nazionale del generale Vannacci stabile al 3,5%. Poi Azione di Carlo Calenda al 3,1% (-0,1%), Italia Viva di Matteo Renzi al 2,7% (+0,2%), Più Europa all'1,7% (+0,2%) e Noi Moderati stabile allo 0,8%. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47710424]]
Mentre in pista continua a fare i conti con una stagione complicata in F1 — su un’Aston Martin anche più lenta della neoarrivata Cadillac — Fernando Alonso si è concesso un acquisto che non è passato inosservato. Il due volte campione del mondo ha infatti arricchito il proprio garage con una delle supercar più rare e costose in circolazione: una Pagani Zonda 760 Roadster Diamante Verde dal valore stimato intorno ai 10 milioni di euro. La consegna è avvenuta a Monaco, dove il pilota spagnolo vive da anni, e Alonso ha condiviso il momento sui social. Si tratta di un esemplare estremamente esclusivo, realizzato su misura e caratterizzato da una livrea verde e da soluzioni tecniche di altissimo livello. La vettura monta un motore Mercedes-AMG V12 da 7,3 litri capace di sviluppare 760 Cv. A rendere ancora più personale il progetto c'è un dettaglio legato alla recente nascita del figlio Leonard. Pagani Automobili ha infatti fatto realizzare un seggiolino per bambini personalizzato con il numero 14 e i colori del casco del pilota. Un regalo simbolico, pensato per accompagnare Alonso anche nella sua nuova vita da padre. La Diamante Verde è considerata quasi un pezzo unico. Tra il 1999 e il 2019 sono state costruite soltanto 140 Pagani Zonda, e gli esemplari più esclusivi hanno raggiunto quotazioni da record sul mercato dei collezionisti. L'auto si aggiunge a una collezione già ricchissima. In passato Alonso ha posseduto una Ferrari Enzo, oltre a modelli come la Mercedes-Benz CLK Gtr, la Aston Martin Valkyrie e la storica Ferrari F40. Una passione per le auto speciali che, almeno fuori dai circuiti, continua a regalargli soddisfazioni. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da G-E (@ge_supercars)
La sfida tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner promette di segnare i prossimi anni del tennis, ma per il campione spagnolo non deve necessariamente trasformarsi in un confronto carico di tensione. In un’intervista rilasciata a Vanity Fair, ‘Carlitos’ ha raccontato il rapporto con l’azzurro, sottolineando come la competizione possa convivere con il rispetto reciproco. "Ci aiutiamo a vicenda a dare il nostro meglio — ha spiegato il numero 2 del mondo, che ha perso la vetta del ranking dopo il k.o. contro l’azzurro a Montecarlo — Lottiamo per lo stesso obiettivo, ma non c'è bisogno di odiarsi perché vogliamo la stessa cosa. Quando competi a questi livelli, avere una stretta amicizia è complicato, ma si può fare e io sono assolutamente a favore”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47577375]] Alcaraz invita però alla prudenza quando si accostano i loro confronti alle grandi rivalità della storia del tennis: "Le rivalità sono processi lunghi — ha aggiunto — La nostra non è ancora paragonabile a quelle storiche del tennis perché abbiamo ancora tanti anni davanti. Speriamo di continuare a giocare uno contro l'altro tante volte, magari in molte finali, dividendoci i tornei più importanti”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47580881]] Nell’intervista realizzata prima del forfait al Masters 1000 di Madrid e pubblicata mentre è fermo per un problema al polso che gli farà saltare anche il Roland Garros dopo gli Internazionali d’Italia, lo spagnolo parla anche del peso mentale del circuito. "Anche noi siamo umani — ha detto — Ci sono giorni buoni e cattivi, a volte ci si sveglia senza voglia di fare nulla ma bisogna comunque presentarsi. In alcuni momenti non mi sono fermato per prendermi una pausa e questo mi ha portato a non giocare bene e a infortunarmi”. Infine una riflessione sulla vita oltre il tennis: "So di vivere la vita che ho sempre sognato, ma a volte vorrei avere più momenti per me stesso, per fare le cose che farebbe un ragazzo di 22 anni. Non voglio diventare schiavo del tennis".
I già penosi riflessi violenti di una cronaca urbana degradata e le isolate intemperanze di chi vive ai margini del patto sociale stanno lasciando spazio a un fenomeno ben più sinistro e profondo: la metodica decostruzione dell’autorità. Ogni insulto scagliato sul volto di un agente a Milano, ogni minaccia filmata e data in pasto ai social a Roma, non è che un rintocco nel rintanarsi dello Stato dinanzi alla tracotanza dell'inciviltà. Questa eclissi del rispetto non nasce dal nulla. Trova un terreno fertile e pericoloso in una certa regia politica. Quando esponenti delle istituzioni, come Ilaria Salis, scelgono di porsi non già come garanti dell'ordine, ma come paladini di un antagonismo che flirta con l’illegalità e l’occupazione, il messaggio che filtra nelle piazze è devastante: la divisa come bersaglio di una presunta “resistenza”. Per carità l’aggressione verbale alle Forze dell’Ordine da parte degli antagonisti è da sempre il gesto tipico di chi vive ai margini della legalità, ma oggi assistiamo a una pericolosa legittimazione sociale e politica del disprezzo verso chi indossa una divisa. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47705289]] I recenti fatti di Milano e Roma descrivono perfettamente questa nuova realtà. Nel capoluogo lombardo, ad esempio, un video catturato durante un posto di blocco mostra pesanti insulti rivolti agli agenti di Polizia impegnati nel loro servizio. Non sono più rare le rimostranze da parte persino della Municipale che menziona la necessità di dotare i vigili di giubbotti antitaglio per far fronte a contesti sempre più ostili. Nella Capitale è diventato virale Yari Dall’Ara, un personaggio già noto alle autorità, che ha pubblicato su TikTok un video in cui insultava con veemenza i caschi bianchi a Centocelle, impegnati nel contrasto alla sosta selvaggia. Nel filmato, l’uomo incitava i suoi follower a scagliarsi contro gli agenti; rintracciato successivamente dalla polizia locale, è stato denunciato per oltraggio, minacce e diffamazione aggravata. Questi atti di «esibizionismo anti-istituzionale», grazie alla cassa di risonanza del web, trasformando l'oltraggio in un contenuto acchiappalike che genera emulazione. A Napoli, un paio di settimane fa, al corteo contro la «remigrazione» gli antifa hanno usato persino pistole ad acqua contro gli agenti. Questo elemento è forse ancora più grave: la percezione di impunità. Promossa, questa, persino all’interno delle istituzioni. Figure come Ilaria Salis, il suo ex assistente-editore Mattia Tombolini, o certi esponenti della galassia radicale sembrano alimentare un clima di costante sospetto, se non di aperta ostilità, verso le Forze dell’Ordine. Quando la militanza politica si sovrappone alla giustificazione di contesti in cui la legalità viene calpestata — si pensi alla questione delle occupazioni o agli scontri di piazza — si lancia un messaggio devastante: la legge è opzionale e chi la difende è un oppressore. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47708324]] Questo «buonismo antagonista» fornisce l’alibi morale all’aggressore di strada. Se un leader d’opinione o un rappresentante politico dipinge sistematicamente l’operato della Polizia come repressivo o autoritario, il cittadino che insulta l'agente al posto di blocco si convincerà di essere, a modo suo, un «combattente per la libertà». È qui che la politica fallisce il suo compito primario: la pedagogia del rispetto. Invece di ricucire il rapporto tra Stato e cittadini, una certa parte politica soffia sul fuoco del risentimento, facilitando una reazione a catena che indebolisce chiunque tenti di mantenere l'ordine. Mentre esponenti come Matteo Salvini o Flavio Tosi denunciano l'uso di falci, martelli e bandiere rosse come simboli di una violenza mai sopita, il rischio è che la tutela delle Forze dell’Ordine diventi un terreno di scontro elettorale, anziché un valore condiviso. Ma la gravità del momento non risiede nel colore delle bandiere, bensì nella metodica demolizione del concetto di rispetto istituzionale. Quando l’agente deve preoccuparsi più della gogna mediatica e della «lettura politica» del suo intervento che della propria incolumità, lo Stato ha già perso. La deriva attuale non è una vivace dialettica democratica; è un’erosione silenziosa della sicurezza collettiva. Se permettiamo che l’insulto alla divisa diventi un atto «politicamente comprensibile», stiamo di fatto smantellando l’unico argine rimasto tra la civiltà e la legge del più forte. Il rischio finale è il cortocircuito: una società che disprezza chi la protegge è una società destinata a rimanere senza protezione, in balia di chi urla più forte o di chi, protetto da un'immunità di fatto, decide che le regole valgono solo per gli altri. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47708045]]
Giuseppe Conte torna all’attacco di Giorgia Meloni. Intervenendo a 4 di sera su Rete4, il presidente del Movimento 5 Stelle ha dichiarato:"Giorgia Meloni vive nel paese delle meraviglie, c’è uno scollamento rispetto alla popolazione. Parlo delle famiglie che non arrivano a fine mese, di un lavoratore su 4 che vive con 1000 euro al mese, dei giovani che sono costretti ad andare via". Conte ha poi aggiunto: "Meloni non dice tutte falsità, c’è l’aumento degli occupati, un trend che continua dal 2022, ma gli stipendi sono sempre più bassi, abbiamo il record negativo in Europa". E ha concluso:"Ha una parlantina di grande livello, si vede che fa politica da quando aveva 16 anni, che se la sa cavare con la comunicazione, ma la politica non può essere solo capacità comunicativa perché gli elettori sanno che ci sono stati 4 anni di nulla". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47709808]] Peccato che Giuseppe Conte, nel lanciare queste critiche, sembri dimenticare completamente i disastri provocati dal suo governo. È stato infatti durante la presidenza Conte che è nato e decollato il Superbonus 110%, una delle misure più costose e controverse della storia repubblicana: centinaia di miliardi di euro di risorse pubbliche bruciate, frodi diffuse, cantieri lasciati a metà, condomini bloccati e un impatto pesantissimo sui conti pubblici che ancora oggi grava sui contribuenti italiani.Mentre accusa Meloni di vivere “nel paese delle meraviglie”, Conte rimuove con disinvoltura il fatto che molte delle difficoltà economiche che denuncia oggi sono state amplificate proprio dalle scelte del suo esecutivo, in primis quel Superbonus che i 5 Stelle hanno difeso a oltranza nonostante i danni evidenti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47709414]]
Secondo il sondaggio Only Numbers di Alessandra Ghisleri, realizzato per Porta a Porta, il centrodestra mantiene la leadership nelle intenzioni di voto degli italiani, pur registrando un lieve calo.Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si conferma primo partito al 28,5% (-0,3% rispetto al 22 aprile). Il Pd segue a 22,8% (+0,3%). Il Movimento 5 Stelle è fermo all’11,9% (-0,3%), mentre Forza Italia ottiene l’8,4% (-0,2%) e la Lega l’8% (-0,3%).Completano il quadro: Alleanza Verdi e Sinistra al 6,3% (-0,2%), Futuro Nazionale di Roberto Vannacci al 3,7% (+0,1%), Azione al 3%, Italia Viva al 2,6% (+0,1%), +Europa all’1,5% (-0,2%) e Noi Moderati all’1% (+0,2%).Il dato politico più rilevante è il vantaggio del centrodestra, che si attesta complessivamente al 45,9% (-0,6%), contro il 45,1% del “campo largo” (senza Azione), in calo dello 0,3%. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47710424]] Il centrodestra resta quindi davanti, seppur di misura.Gli astenuti e indecisi si confermano molto alti, attestandosi al 45,1% del campione.Il sondaggio conferma una sostanziale stabilità del quadro politico, con il centrodestra che mantiene un vantaggio, seppur ristretto, sul centrosinistra. Fratelli d’Italia rimane il partito di gran lunga più forte, mentre il Pd consolida leggermente la sua posizione di secondo partito. Le forze minori mostrano variazioni minime, senza stravolgimenti significativi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47725011]]
In Italia si stanno intensificando i controlli sulle assenze per malattia. Secondo l’ultimo monitoraggio Inps relativo alla seconda metà del 2025, sono state effettuate 400.000 visite mediche di controllo domiciliari, con un trend in crescita.La Legge di Bilancio 2026 punta a rafforzare ulteriormente il sistema attraverso nuovi strumenti digitali e un maggiore coordinamento tra Inps, medici, aziende e lavoratori. Tra le principali novità c’è il nuovo servizio online sulla Piattaforma digitale nazionale dati, che permette ai datori di lavoro di richiedere visite di controllo, verificarne lo stato, consultarne l’esito e annullarle se necessario. Dal 2023 le fasce orarie di reperibilità sono unificate per tutti i dipendenti, pubblici e privati: il lavoratore in malattia deve essere reperibile tutti i giorni (inclusi festivi e domeniche) dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. In caso di cambio di domicilio durante la malattia, deve comunicarlo tempestivamente all’Inps.Nel secondo semestre 2025 sono stati rilasciati oltre 14 milioni di certificati medici di malattia (+2,8% rispetto all’anno precedente), di cui il 78,7% nel settore privato. I mesi invernali registrano il maggior numero di attestati. Parallelamente sono aumentate anche le verifiche: 199mila nel terzo trimestre 2025 (+5,8%) e circa 200mila nel quarto.Il certificato deve essere inviato telematicamente dal medico all’Inps e poi comunicato dal lavoratore al datore di lavoro entro due giorni. L’assenza ingiustificata al domicilio durante le fasce di reperibilità può comportare sanzioni economiche (riduzione o perdita dell’indennità) e conseguenze disciplinari. Il lavoratore può però uscire per visite, esami, terapie o acquisto di farmaci, se in grado di documentarlo.
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"La morte per tossicità da ossigeno, o iperossia, è una delle più drammatiche che possano verificarsi durante un'immersione, una fine orribile". Così Claudio Micheletto, past president dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo) e direttore Pneumologia presso l'azienda ospedaliera universitaria di Verona, ha commentato all'Adnkronos Salute l'ipotesi legata al decesso dei 5 subacquei italiani alle Maldive. "Quando si respirano concentrazioni troppo elevate di ossigeno, il gas diventa tossico per l'organismo - ha spiegato lo specialista - Durante l'immersione compaiono vertigini, dolore, alterazione dello stato di coscienza e disorientamento, condizioni che rendono impossibile risalire in superficie". La tossicità da ossigeno provoca "danni sia neurologici sia respiratori. L'iperossia determina un'infiammazione acuta dell'apparato bronco-respiratorio, con danni a polmoni e alveoli, oltre a effetti sul sistema nervoso centrale", sottolinea Micheletto. Secondo l'esperto, il fatto che cinque persone siano morte nella stessa immersione fa pensare "non tanto a un problema di profondità, quanto piuttosto a ciò che hanno respirato". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47729189]] I sintomi dell'iperossia comprendono "dolore toracico, infiammazione acuta e una grave tossicità dei tessuti, incompatibile con la sopravvivenza". "È probabile che qualcosa non abbia funzionato nelle bombole - ha concluso Micheletto -. Chi le utilizzava non poteva accorgersene: i controlli competono a chi produce e gestisce le attrezzature". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47730666]]
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C’era una donna iraniana dietro il famoso schiaffo di Brigitte Macron al marito e presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. A un anno dal ceffone rifilato dalla première dame all’inquilino dell’Eliseo prima di scendere dall’Airbus presidenziale al loro arrivo in Vietnam, il libro del giornalista di Paris Match Florian Tardif, Un couple (presque) parfait (Albin Michel), rivela dettagli saporiti su quella scena. Che fece il giro del mondo, alimentando le più ardite ricostruzioni e innumerevoli sfottò. «In realtà, fu una scenata sentimentale», ha raccontato ieri l’autore a Rtl. Rispondendo alle domande di Marc-Olivier Fogiel, Tardif afferma che tutto sarebbe nato dalla gelosia della première dame per aver visto uno scambio di messaggini dolci tra il presidente e l’attrice iraniana Golshifteh Farahani, naturalizzata francese e nota a livello internazionale per film come Paterson e A proposito di Elly. «Il presidente della Repubblica, per diversi mesi, ha intrattenuto una relazione platonica, così mi è stato detto e ripetuto, con l’attrice iraniana. Ci sono stati messaggi che si sono spinti assai lontano», ha raccontato l’autore. Uno in particolare: «Ti trovo molto carina...». «Un messaggio che (Brigitte, ndr) non avrebbe mai dovuto leggere», ha detto un amico intimo della coppia a Tardif. La corrispondenza tra Macron e l’attrice ha in ogni caso generato scintille e tensioni nella coppia presidenziale francese, culminate con uno schiaffone in mondovisione. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47708611]] All’epoca, l’Eliseo cercò subito di minimizzare la vicenda, affermando che le immagini erano state interpretate male. Ma in un secondo momento, l’entourage del presidente fornì una seconda versione: si sarebbe trattato semplicemente di «un momento di complicità», di uno scherzo tra marito e moglie prima dell’inizio della visita ufficiale. Lo stesso Macron respinse l’idea di una «lite domestica»: stavano semplicemente «scherzando», «come facciamo spesso», disse. Ma non era così. «Tutto quello che c’è nel libro è basato su fatti», ha detto a Rtl Tardif, che segue da anni il presidente francese e il suo entourage, e ha pubblicato il libro avvalendosi di settanta fonti vicine alla coppia presidenziale. Secondo la ricostruzione di Tardif, la scena di gelosia privata, consumatasi pochi secondi prima dell’apertura del portellone, sarebbe diventata pubblica a causa di un malinteso all’interno dell’aereo. «Si pensava che la discussione fosse terminata. Non era così», ha raccontato a Rtl Tardif. L’autore definisce l’episodio una classica «scena di coppia», aggiungendo che oggi l’Eliseo si sarebbe pentito della gestione della vicenda a livello di comunicazione. A suo dire, lo staff presidenziale avrebbe potuto mostrare semplicemente l’immagine di «una coppia reale, non perfetta». Le rivelazioni scottanti del giornalista di Paris Match sono state contestate ieri dall’entourage della first lady francese. Secondo quanto riportato al quotidiano Le Parisien, Brigitte Macron avrebbe negato categoricamente la versione dei fatti esposta da Tardif, precisando di non controllare mai il telefono del marito. Lo staff presidenziale ha inoltre sottolineato che questo dettaglio sarebbe stato comunicato direttamente anche all’autore del libro durante le sue ricerche. Al momento l’Eliseo non ha comunque rilasciato ulteriori commenti ufficiali sui contenuti del libro. «Ciò che ferirà Brigitte non è tanto il contenuto del messaggio quanto ciò che esso lasciava intuire: una possibilità. Una porta socchiusa su un mondo che lei credeva di controllare. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47689691]] Niente di concreto, né di veramente riprovevole, ma bastava il solo pensiero che ciò potesse esistere», scrive l’autore di Un couple (presque) parfait”. Che lungo le 224 pagine dell’inchiesta descrive una coppia molto unita, ma segnata da tensioni ricorrenti, in particolare riguardo alla seduzione e al rapporto di Macron con il potere. «Gli piace sedurre; lo lusinga», afferma il giornalista di Paris Match, secondo cui il ruolo della première dame si è indebolito nel corso del suo secondo mandato all’Eliseo. «Lo dice lei stessa. Non è nemmeno una mia teoria. È quello che pensa. Dice: “Non mi ascolta più”». Il riferimento è a una recente intervista rilasciata dalla première dame alla Tribune du dimanche. «All’Eliseo ho visto oscurità, cattiveria e stupidità. A volte sono molto triste», ha dichiarato Brigitte Macron a fine aprile, rivelando di tenere un diario dove scrive i suoi pensieri e di quanto l’abbia aiutata a superare i momenti difficili.
Al centro della tragedia che è costata la vita a cinque subacquei italiani nelle Maldive c’è con ogni probabilità l’uso del Nitrox, la miscela respiratoria fornita dallo yacht "Duke of York".Il lussuoso panfilo della Luxury Yacht Maldives, partito da Malè, è infatti attrezzato specificamente per immersioni anche impegnative e mette a disposizione dei clienti proprio il Nitrox (aria arricchita con ossigeno). Questa miscela, composta da una percentuale di ossigeno superiore rispetto all’aria normale (generalmente tra il 32% e il 36% o più), permette immersioni più lunghe e riduce il rischio di malattia da decompressione, ma richiede una corretta gestione delle percentuali di miscela, delle profondità massime e dei tempi di fondo. Lo yacht "Duke of York", un’imbarcazione di 2010 adibita a crociere diving di lusso, ospita fino a 21 ospiti paganti (oltre 2.000 euro a settimana) e 13 membri d’equipaggio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47728473]] Oltre al comfort di 11 cabine climatizzate, salone, ristorante e ponti panoramici, l’offerta include proprio il Nitrox e un dhoni di supporto per avvicinarsi agli atolli.Secondo le prime ricostruzioni, i cinque italiani stavano effettuando immersioni nelle acque di un atollo disabitato utilizzando verosimilmente il Nitrox fornito dalla barca. L’uso di questa miscela, pur vantaggioso quando gestito correttamente, può diventare pericoloso in caso di errore di analisi della miscela, calcolo sbagliato della profondità operativa, contaminazione o gestione inadeguata della decompressione.Al momento non sono ancora chiari i dettagli tecnici precisi (percentuale di ossigeno nelle bombole, profondità raggiunte, profilo di immersione), ma il Nitrox rappresenta l’elemento centrale attorno al quale ruotano le indagini sulla dinamica che ha portato alla morte dei cinque subacquei. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47729189]]
«Le case hanno vita, tutto ha un’anima». Lo dice con emozione e orgoglio Juanita, una donna di Varese con un passato difficile che racconta come ha trasformato un rudere comprato a pochi euro nella sua casa dei sogni a Sambuca, borgo antico in Sicilia. E soprattutto racconta la fatica ma anche la gioia di fare la stessa cosa, con un’altra casa fatiscente, per la sua amata nipote, come regalo per la laurea. E quando lo spettatore vede il prima e il dopo, si emoziona pure lui. Prima ci sono muri scrostati, calcinacci, ammassi di cemento e polvere; dopo ci sono ambienti meravigliosi, muri dipinti personalmente dalla proprietaria, un’alcova dove rilassarsi, una cucina accogliente, fiori e dettagli curati con amore. Juanita è la prima dei protagonisti del nuovo format Case a 1 euro o poco più, su Real Time da stasera, ogni giovedì alle 21.30, per cinque appuntamenti. Il tema del programma è la casa (che rimanda al rifugio, al calore, alle persone care) ma anche il concetto di trasformazione di ciò che sembra vecchio e da buttare in qualcosa di vitale, fresco. E anche quello di conservare le radici, non per forza rottamare il passato. Il format, diretto e scritto da Tiziana Martinengo con Giorgia Vaccari, realizzato da Milano Produzioni, è disponibile anche in streaming su discovery+. Tutto avviene in Sicilia: acquirenti provenienti dall’Italia e da tutto il mondo intraprendono la ristrutturazione di immobili fatiscenti per riconnettersi con le proprie origini o realizzare il loro sogno italiano. Tra località come Sambuca e San Marco d’Alunzio, le abitazioni, acquistate a pochi spicci, vengono progressivamente trasformate in eleganti dimore. Quello che emerge è il racconto di un fenomeno sempre più diffuso di recupero abitativo, nato per contrastare lo spopolamento e valorizzare i piccoli centri. La serie racconta cinque storie, intrecciando le esperienze dei nuovi proprietari con quelle delle comunità locali. Dopo Juanita c’è Salvatore, nato in Sicilia ma emigrato in Australia a 5 anni, che acquista la casa dei nonni per restituirle vita e memoria; quella di Domenico, calabrese, che si innamora di Sambuca e compra una vecchia palazzina per realizzare un terrazzo con vista; quella di Chris e Francesca, coppia con origini italiane, che dalla Florida sceglie di costruire una casa per le vacanze di tutta la famiglia. Ogni racconto regala un’emozione diversa.