Un'apertura da parte della Ue sullo sforamento del deficit. Un'apertura, però, legata a doppio filo allo sciagurato Superbonus 110%, la misura edilizia voluta e introdotta da Giuseppe Conte e grillini che a distanza di anni continua a terremotare i conti dello Stato. E continua ad essere ostativa nell'ottenere l'ok a un lieve sforamento da parte di Bruxelles. Da Bruxelles, come accennato, è arrivato un segnale. Ossia la possibilità di chiudere già nel 2026 la procedura per deficit eccessivo resta infatti sul tavolo, a patto che i numeri definitivi sui conti pubblici consentano una revisione al ribasso del disavanzo. A confermarlo è stato il commissario europeo all'Economia, Valdis Dombrovskis, dopo un confronto con il ministro Giancarlo Giorgetti a margine dell'Eurogruppo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47481581]] Secondo quanto riferito dal vicepresidente della Commissione Ue a La Stampa, il titolare del Tesoro avrebbe spiegato che "potrebbero esserci alcune rivalutazioni dei dati in autunno, alla luce dei numeri definitivi del Superbonus. E quindi potrebbero esserci degli sviluppi". Insomma, tutto legato ancora al Superbonus. Nel dettaglio, il nodo resta tutto nei dati che Eurostat dovrebbe riesaminare nei prossimi mesi. Se il deficit 2025 venisse corretto dal 3,1% al 2,9% del Pil, la Commissione potrebbe prendere in considerazione la chiusura immediata della procedura. "Teoricamente è possibile", ha osservato Dombrovskis, chiarendo che ogni decisione verrà assunta "in autunno sulla base dell'eventuale rivalutazione di Eurostat". Ma il commissario ha anche ricordato che il deficit dovrà "stabilizzarsi sotto la soglia", ossia al di sotto del 3% previsto dalle regole europee. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47412696]]
Per Silvia Salis è arrivato il giorno della difesa (d'ufficio e obbligata) degli Alpini e di una nuova, imbarazzante gaffe. Dopo aver tollerato per giorni un clima ostile nei confronti delle Penne nere, oggi la sindaca di centrosinistra ha inaugurato la 97esima Adunata nazionale Alpini. "Disagi? Non vorrei parlarne, oggi pensiamo ad abbracciare gli alpini e a passare tre giorni insieme a loro e fargli sentire il calore della città", ha spiegato Salis a margine della cerimonia dell'alzabandiera. "Invitiamo tutta la città a partecipare e ad abbracciare gli alpini che sono arrivati da tutta Italia - ha proseguito -. Il tempo ci sta assistendo e quindi prenderemo parte a tutti gli appuntamenti con entusiasmo". Non tutti i genovesi hanno accolto favorevolmente l'adunata: "Noi siamo genovesi, il mugugno fa parte del Dna della città - scherza Salis -, però, come è stato già per la prima volta che abbiamo ospitato l'Adunata Alpini anche questa volta c'è un grande affetto, un grande entusiasmo e voglia di partecipare. Se non fossimo mugugnoni non saremmo genovesi". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47564313]] Una definizione, questa, che è piaciuta poco o nulla a tanti genovesi, che sui social hanno criticato la prima cittadina per lo scivolone. Probabilmente, invece, le parole morbide rivolte agli Alpini avranno fatto arrabbiare e parecchio anche chi, tra sinistra e ultra-femministe, non avrebbe concesso alcun spazio ai militari, più volte volgarmente etichettati come "ubriaconi" e "molestatori". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47574935]] Con la cerimonia dell'Alzabandiera in piazza De Ferrari e l'onore ai caduti sotto l'arco di piazza della Vittoria, in ogni caso, si è aperta stamattina ufficialmente l'Adunata. Salis come detto ha partecipato alle cerimonie inaugurali, che sono proseguite con il taglio del nastro della cittadella ai giardini di Brignole. Con la prima cittadina anche il presidente del Consiglio comunale, Claudio Villa, il vicesindaco Alessandro Terrile, la consigliera delegata alla 97esima Adunata, Vittoria Canessa Cerchi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47613501]] "Care alpine e alpini, Genova vi dà il benvenuto - ha detto la sindaca nel suo saluto inaugurale alla cittadella - È un'emozione forte vedere questa distesa di penne nere che, a venticinque anni dall'ultima volta, torna a riempire le nostre piazze e i nostri vicoli". Salis ha sottolineato che "vedere le vostre truppe, i vostri mezzi, ci ricorda che gli Alpini sono un pilastro della nostra difesa e del soccorso pubblico. Qui vediamo la mano tesa dello Stato che interviene quando il fango o la neve provano a fermarci. O, come a Genova dopo il crollo del Ponte Morandi, quando tragedie devastano le nostre città e le nostre comunità. Questa cittadella ci aiuta a capire che per servire il Paese, in montagna o nelle città, nell'ordinario o nelle emergenze, il cuore è fondamentale ma da solo non basta: servono competenza, studio e i migliori strumenti che la tecnica ci mette a disposizione". Salis ha poi rivolto un pensiero ai ragazzi e alle ragazze che in questi giorni passeranno nella cittadella e tra gli stand degli Alpini "per iniziare a vivere da vicino lo spirito alpino, lo spirito della montagna. Per loro adesso sarà soprattutto un gioco, come camminare sul ponte tibetano, provare ad arrampicarsi su una parete o simulare una sciata. Ma chissà che da quel gioco un giorno non possa nascere uno spirito di servizio. Quello che mi piacerebbe che in tanti capissero tra i vostri stand e festeggiando con voi in questi giorni - ha aggiunto - è che nella vita si vince davvero solo se lo si fa in squadra. Con sudore e impegno. Gli stessi che voi Alpini mettete ogni giorno al servizio del Paese".
Cambiano i capi di governo in Ungheria, ma il rapporto con l’Italia e Giorgia Meloni resta intatto. Péter Magyar ha vinto le elezioni meno di un mese fa, mettendo fine all’epopea di Viktor Orbán, ma gli entusiasmi della sinistra italiana, già raffreddatisi, ieri hanno ricevuto una doccia gelata. Magyar, conservatore e leader di un partito che appartiene all’ala destra dei Popolari europei, pur non essendo ancora entrato in carica, ha scelto Meloni come primo leader con cui avere un incontro bilaterale. È lui stesso, a colloquio finito, a fare un bilancio sui social network: «Abbiamo constatato che Italia e Ungheria condividono posizioni simili su molte questioni, che si tratti di adottare misure decisive contro l’immigrazione illegale, dell’adesione all’Ue dei Paesi dei Balcani occidentali o del rafforzamento della competitività degli Stati membri». Fa sapere di avere invitato Meloni in Ungheria e di avere concordato un sostegno agli investitori dei due Paesi, nonché il completamento nel più breve tempo possibile del terminal ungherese nel porto di Trieste. Chiude augurando «lunga vita all’amicizia italo-ungherese». Considerazioni che Magyar accompagna con un video dell’incontro in cui ha messo come sottofondo la musica dei Ricchi e Poveri: “Sarà perché ti amo”, manco a dirlo. Continuità, insomma. La stessa che si registra a palazzo Chigi, dove una nota spiega che il «primo scambio di vedute» ha confermato la «solidità» dei rapporti tra Italia e Ungheria sia riguardo ai «principali dossier bilaterali», come la cooperazione nella difesa, sia sulle «tematiche prioritarie» della Ue, a partire «dal rafforzamento della competitività europea e della gestione del fenomeno migratorio». I due leader lavoreranno insieme a Bruxelles e ci sono i presupposti per costruire qualcosa di simile al rapporto che Meloni aveva con l’«amico» Orbán. Inizieranno dal controllo dell’immigrazione irregolare da parte della Ue, non a caso enfatizzato da ambedue. Assieme alla questione iraniana e al rialzo dei costi dell’energia, l’immigrazione è stata il filo conduttore di tutti gli incontri che Meloni ha avuto ieri. In visita a Palazzo Chigi, nel pomeriggio, si è presentato il primo ministro polacco Donald Tusk, pure lui nel Ppe. Al termine del confronto i due sono apparsi insieme davanti alle telecamere. La premier ha ricordato che a Bruxelles si sono «ritrovati molto spesso a condurre le stesse battaglie», tra cui quella contro i meccanismi Ue che «contribuiscono a gonfiare artificialmente i prezzi dell’energia», come il «sistema Ets» che grava sulle aziende che emettono CO2. Lei e Tusk, ha rimarcato, si sono «sempre trovati sulla stessa lunghezza d’onda» anche «sul tema della lotta all’immigrazione illegale». E ha ringraziato la Polonia perché «è in prima fila per difendere i confini esterni dell’Unione» dagli ingressi irregolari. Tusk ha ricambiato: «La Polonia capisce molto bene la necessità dell’Italia di avere un sostegno per quanto riguarda le politiche del Mar Mediterraneo. Anche grazie a Meloni siamo riusciti a convincere gli altri Paesi della necessità di difendere le frontiere europee». Per queste e altre ragioni (inclusi i valori in comune tra i due Paesi, rafforzati dal lungo pontificato di Karol Wojtyla) hanno concordato di avviare le consultazioni per rafforzare il partenariato tra Italia e Polonia, tramite un nuovo trattato di amicizia che sostituirà quello siglato nel 1991. Di controllo dell’immigrazione e investimenti nel settore dell’energia Meloni ha discusso con il primo ministro del governo di Unità nazionale libico, Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh, ricevuto a palazzo Chigi prima di Tusk. Un confronto che rientra nell’operazione della premier per diversificare le fonti di approvvigionamento. In più, con il leader di Tripoli, è stato affrontato il tema dei cittadini libici detenuti in Italia. C’è la volontà, ha detto Dbeibeh, di «accelerare le procedure relative all’attuazione dell’accordo sullo scambio di prigionieri». Stamattina sarà il segretario di Stato americano, Marco Rubio, a incontrare Meloni per quella che a Roma definiscono «una visita di cortesia». Più articolato il colloquio che Rubio avrà prima alla Farnesina con Antonio Tajani, al quale potrebbe partecipare pure Guido Crosetto. Il ministro degli Esteri ha assicurato che non discuterà delle «battute» con cui Donald Trump ha criticato il papa. Si parlerà del Libano. Lì l’Italia ha una presenza forte che intende mantenere anche dopo la missione Unifil (che scadrà a fine anno), e svolge un ruolo che torna utile agli Stati Uniti, i quali potrebbero chiederle di rimanere, magari partecipando a una nuova missione multilaterale. E si parlerà, inevitabilmente, dei rapporti bilaterali tra Roma e Washington, dopo le minacce di Trump di ritirare i suoi 13mila soldati dall’Italia, e del ripristino della libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. Una partita in cui potrebbero avere un ruolo i cacciamine italiani. Il governo confermerà a Rubio la disponibilità a inviarne due per mettere in sicurezza quel tratto di mare, una volta cessato il conflitto e ottenuto il via libera dal parlamento.
Uno studio condotto su oltre 12 mila persone rivela che è possibile ridurre del 36% il rischio di primo infarto. Come? Abbassando sensibilmente il colesterolo Ldl. A rivelarlo è lo studio internazionale Vesalius-CV, presentato al 57° Congresso Nazionale ANMCO 2026 di Rimini. Si tratta di una delle scoperte più rilevanti nel panorama della medicina moderna. La ricerca, destinata a cambiare profondamente l'approccio alle malattie cardiovascolari, dimostra che intervenendo tempestivamente su pazienti ad alto rischio, anche in assenza di eventi clinici precedenti, è possibile salvare migliaia di vite. In Italia, le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte, con più di 220mila decessi ogni anno. Lo studio Vesalius-CV ha seguito i pazienti - tutti soggetti a un rischio cardiovascolare elevato o molto elevato, ma senza una storia clinica di infarti o ictus - per oltre quattro anni. I risultati hanno provato che una riduzione significativa dl colesterolo Ldl, considerato uno dei fattori causali una delle cause dirette dell'aterosclerosi, si ottiene una diminuzione concreta degli eventi cardiovascolari maggiori come infarto e ictus. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47256170]] "Il rischio cardiovascolare - ha spiegato il dottor Grimaldi, presidente di ANMCO - si sviluppa nel tempo, spesso senza sintomi evidenti, mentre la malattia è già presente. Per questo motivo, agire precocemente rappresenta oggi un nuovo paradigma nella cura delle patologie cardiovascolari". "Il dato più rilevante - ha detto Claudio Bilato, vicepresidente di ANMCO - è proprio la riduzione del rischio di un primo evento cardiovascolare che si ottiene grazie all'utilizzo di evolocumab: questo risultato può tradursi in un impatto significativo sulla salute della popolazione e sulla vita concreta delle persone". Prosegue Bilato: "Significa evitare un infarto, un ictus o una complicanza che può lasciare conseguenze permanenti. La novità è che possiamo intervenire in una fase in cui il paziente non ha ancora avuto eventi, ma è già esposto a un rischio elevato. Nello studio , l'impiego di evolocumab ha consentito di ridurre efficacemente il colesterolo LDL di oltre il 50%, raggiungendo i livelli intorno ai 45 mg/dL". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47462565]]
Visto che il “caso Minetti” si va sgonfiando di giorno in giorno, al Fatto hanno pensato bene di buttarla sull’ideologia. E così in un lungo articolo Veronica Gentili ci ha spiegato che l’assoluzione della pubblica opinione nei riguardi dell’organizzatrice delle “cene eleganti” del Cavaliere è avvenuta in un batter d’occhio a causa del suo essere madre adottiva. È bastata un’adozione difficile (che per quelli del Fatto resta dubbia e strumentale nonostante gli ultimi documenti dell’Interpol che certificano un iter del tutto legale) per far dimenticare la vita di “peccato” che Minetti trascorreva all’ombra di Arcore con le altre olgettine. Insomma, si lamenta Gentili, la «mamma è sempre la mamma» nella cultura dominante e così vedere Minetti col bimbo al parco e cagnolone al seguito ha indotto l’italica ipocrisia bigotta a dimenticare yacht, lusso e ragazze selezionate. Si potrebbe obiettare che di contro all’ipocrisia bigotta, e perfettamente speculare ad essa, il moralismo bacchettone condanna le Minetti di tutti i tempi a una indelebile lettera scarlatta. Che poi, a ben guardare, lo scandalo non erano le cene col bunga bunga, semmai il fatto che Minetti senza altri meriti che le suddette cene, fosse stata catapultata nel consiglio regionale lombardo col listino bloccato e con la promessa di un futuro ingresso in Parlamento che fortunatamente ci siamo risparmiati. Ma torniamo al mammismo di cui Veronica Gentili si duole nel profondo perché le donne non possono essere ridotte a «fattrici moderne». Forse pensa di trovarsi sul set di una nuova serie su “Il racconto dell’ancella”, perché è davvero difficile rintracciare nella sensibilità contemporanea una cultura della maternità degna di questo nome, ma è al contempo anche difficile rintracciare quel sentimentalismo “mammista” che resta un portato della famiglia borghese ottocentesca. Niente. Tutto cancellato. Tutto buttato alle ortiche. Anzi, si rivendica a più non posso accanto al diritto alla fluidità sessuale quello alla felicità individuale che non contempla il sacrificio della procreazione. Sono ormai due decenni che la parola “madre” è diventata uno stereotipo da abbattere, un corollario dell’odiato patriarcato, da quando Zapatero in Spagna approvò la legge che permetteva nei certificati di nascita di introdurre il “progenitore A” e il “progenitore B” al posto di “padre” e “madre”. Una battaglia linguistica che non c’entra nulla con l’abbattimento degli stereotipi di genere: si tratta di un passo avanti verso il transumanesimo che dovrà liberare l’uomo dalle “catene biologiche”. E a che scopo? Per aumentare le proprie capacità individuali, trasformandole per sostituire la compiuta evoluzione naturale e proseguire il corso evolutivo a proprio arbitrio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47603210]] Se la rivoluzione femminista ha legato la maternità al desiderio e non più al dovere socio-familiare oggi questo non è più ritenuto sufficiente. Si deve abbattere la dignità del simbolico materno, relegandolo nelle anticaglie del pensiero reazionario, anche se segnali di vita giungono da studiose come Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo che in un recente saggio hanno affermato che quello femminile è il “sesso che genera” e ciò non solo sul mero terreno biologico ma più in generale quello femminile è il sesso che crea legami e costruisce relazioni. Un primo tentativo per recuperare quella mistica della maternità demolita frettolosamente dai cascami del materialismo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47589044]] Tra le relazioni più significative c’è appunto quella tra madri e figli e figlie. Abbandonare tutto ciò per l’elogio di un’umanità indistinta è molto pericoloso, perché con le mamme si rischia di buttare via anche l’identità femminile. E non ce n’è bisogno perché ormai tutte le abbiamo capito: non è nell’essere madre che si rintraccia il filo della nostra identità ma nella costruzione quotidiana di relazioni con gli altri. Una diga alla società liquida globalizzata, fondata e centrata sull’interesse e la cura per l’umano, incarnato proprio, guarda caso, dalla Grande Madre simbolo di fecondità. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47588920]]
Jannik Sinner arriva a Roma da dominatore del circuito, fresco del trionfo di Madrid e del quarto Masters 1000 consecutivo conquistato in stagione. Ma alla vigilia degli Internazionali d’Italia il numero uno del mondo ha voluto parlare soprattutto di sé stesso, della sua vita fuori dal campo e dell’immagine spesso troppo rigida che viene costruita attorno alla sua figura. Tutto nasce dalle parole di Adriano Panatta, che nei giorni scorsi aveva raccontato le differenze caratteriali tra Sinner e Carlos Alcaraz. L’ex campione romano aveva definito l’azzurro un perfezionista assoluto, capace di lavorare ogni giorno sui propri limiti, lasciando però intendere che dietro tanta disciplina ci fosse comunque un ragazzo felice. “Altrimenti sarebbe un santo o un martire”, aveva detto Panatta. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47577375]] E proprio su questo tema Sinner ha scelto di rispondere con sincerità e anche con un sorriso. “Certo che mi diverto”, ha spiegato davanti ai giornalisti. “Alla fine sto facendo tutto il possibile per diventare la miglior versione di me stesso come tennista. Ci sono sacrifici e momenti in cui devi fare delle scelte, però è sempre stata questa la mia mentalità”. Poi il passaggio più personale, quasi liberatorio: “Sono d’accordo sul fatto che si vive una volta sola. Ho 24 anni e voglio divertirmi anch’io. Solo che magari il mio divertimento si vede meno”. Una frase accompagnata da una risata, mentre in sala stampa scattava l’applauso divertito dei presenti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47581341]] Sinner ha raccontato di aver passato i giorni di pausa tra golf e partite a calcio con gli amici, lontano dalla pressione del circuito. “Ognuno si diverte a modo suo”, ha aggiunto. “Non c’è una regola”. Parole semplici, ma che raccontano bene il volto umano del campione più forte del momento.
Una torta portata a casa Di Vita nelle ore precedenti il giorno di Natale potrebbe segnare una svolta nelle indagini che riguardano la famiglia di Pietracatella, sopravvissuta all'avvelenamento da ricina. Gli ultimi accertamenti rivelano che una zia della famiglia avrebbe portato a casa una torta, che sarebbe stata mangiata anche dall'anziana madre di Di Vita, oltre che da altri familiari. Dunque, "non si può escludere che l'avvelenamento da ricina possa essere avvenuto il 24". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47611772]] Nel frattempo, secondo quanto riportato da Repubblica, Gianni Di Vita e la figlia Alice avrebbero lasciato la casa della cugina Laura, dove avevano vissuto fino a pochi giorni fa. Tuttavia, il legale di famiglia Vittorino Facciolla assicura che il trasloco non ha niente a che vedere con le immagini: "Alice non poteva più vivere a Pietracatella, ha solo 19 anni e deve fare l’esame di Stato. Appena usciva di casa, veniva assediata dai giornalisti. Una pressione insopportabile, aggravata dal dolore che si porta dentro. Si sono trasferiti a Campobasso per cercare di trovare una tranquillità che hanno perduto nel loro paese. Non c’è nessun’altra ragione, né la volontà di prendere le distanze da Laura". L'avvocato ha spiegato che papà Gianni vuole "proteggere" sua figlia già "molto provata" e "in condizioni psicologiche facilmente immaginabili". Altri interrogatori, sempre nell'ambito dell'inchiesta su mamma e figlia avvelenate con la ricina, sono in programma anche domani. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47628877]]
Dopo Barcellona, Toronto. Oggi e domani, infatti, Elly Schlein sarà nella città canadese per il Global Progress Action Summit, organizzato dal premier Mark Carney, nuova stella della galassia progressista. Un viaggio che si inserisce, come quello di Barcellona del 17 e 18 aprile per il Global Progressive Mobilisation ideato da Pedro Sanchez, in un’operazione che la segretaria del Pd sta facendo ormai da alcuni mesi: tessere rapporti internazionali con i leader del campo progressista, di fatto auto-legittimandosi come interlocutrice dei progressisti italiani, farsi conoscere, in generale, sulla scena mondiale. Obiettivi utili per dimostrare di avere tutte le carte in regola per candidarsi a guidare il Paese, così da rassicurare le cancellerie europee, in dubbio sull’affidabilità della coalizione di centrosinistra, ma anche quegli elettori del centrosinistra che considerano Conte più autorevole, per il fatto di essere già stato presidente del Consiglio. Un pregiudizio venato da elementi sessisti e paternalisti: Schlein è donna e giovane. Ma c’è. E la segretaria dem è decisa a smentirli. Con i fatti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47616167]] Domani interverrà in tarda mattina, mentre questa sera è previsto un incontro con l’ex presidente Usa, Obama. Al summit di Toronto partecipano leader progressisti europei e americani, è un seguito ideale dell’appuntamento che si è tenuto a Barcellona, organizzato da Sanchez. Lo scopo è creare una rete globale di forze progressiste in contrapposizione alle forze di destra. Il fatto che Schlein, dei leader italiani dell’opposizione, sia l’unica ad andare, è già una legittimazione importante. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47616324]] Nel frattempo ieri mattina, sempre nell’ottica di accreditarsi con quegli ambienti che guardano con sospetto a lei e al Pd, è stata all’assemblea della Confederazione italiana agricoltori, all’Auditorium Antonianum di Roma. E qui Schlein, attirando l’attenzione di un uditorio inizialmente diffidente, ha fatto un discorso molto critico nei confronti dell’Europa: «Dobbiamo essere chiari su quello che pretendiamo dall’Europa. Credo nell’Unione europea», ha detto, «ma penso che così stiamo tradendo una promessa di maggiore benessere. L'Europa deve cambiare togliendo i veti e mettendo in campo tutte le risorse necessarie ai cambiamenti. Il Next generation Eu non può fermarsi lì. Bisogna proseguire negli investimenti comuni europei, per competere con i colossi che minano a schiacciarsi». Ha, poi, promesso di essere al fianco degli agricoltori «per garantire il giusto prezzo dei prodotti agricoli». Una battaglia, ha aggiunto, che «faremo accanto a voi perché il vostro lavoro è fondamentale, da voi dipende il mondo». E si è detta pronta a una battaglia «per ridurre i costi dell’energia», altro tema sensibile per la platea dell’Antonianum. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47616905]] Schlein, insomma, prova a parlare la lingua di mondi fin qui lontani. Non solo per provare a conquistare Palazzo Chigi. Anche per gare più vicine. A fine mese si voterà a Venezia. Ed è una delle sfide amministrative su cui il Pd punta di più. Non a caso Schlein ha voluto Andrea Martella, veltroniano della prima ora, capace di dialogare con quel Veneto che guarda con diffidenza alla sinistra. Ma non basta un nome, serve che tutti si cambi. E Schlein ci sta provando.
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"Spero che ciò non accada perché, io questo fatto atroce, non l'ho commesso". È il commento di Andrea Sempio, letto questa sera a 'Quarto Grado' su Retequattro da Gianluigi Nuzzi, sulla possibilità di essere arrestato per il delitto di Chiara Poggi. "È ovvio che il pensiero di tutti è che Chiara possa avere verità e giustizia - ha detto Sempio conversando con delle persone a lui vicine -. Ad iniziare dai suoi parenti che ancora, dopo 20 anni, non vedono la parola fine relativamente all'aspetto giudiziario. A tutti loro va la mia vicinanza". Intanto l'ultima informativa dei carabinieri sullo scontrino di Sempio dà fiato alla difesa. "Le spiegazioni sullo scontrino e sui soliloqui che leggiamo dalla stampa ci confermano che Andrea Sempio ha sempre detto la verità ed è innocente". Lo afferma all'Adnkronos l'avvocata Angela Taccia che insieme al collega Liborio Cataliotti difende il 38enne indagato per l'omicidio aggravato di Chiara Poggi. In queste ore tra i giornalisti circola l'informativa conclusiva del Nucleo investigativo di Milano che per oltre un anno ha investigato sul commesso di telefonia chiarisce alcuni elementi di cui si è a lungo discusso nel caso mediatico di Garlasco. Impossibile certificare chi ha fatto il tagliando del parcheggio su cui si è dibattuto come alibi. In particolare, il tagliando "non può avere alcun valore positivo o negativo" perché "è impossibile - scrivono i militari nella relazione di 310 pagine - riscontrare con certezza che sia stato proprio lui a produrlo andando a Vigevano quella tragica mattina", né di conseguenza lo si può escludere. Allo stesso modo, i monologhi in auto interpretati come una possibile confessione potrebbero avere un'altra spiegazione tenuto conto che quei soliloqui vengono intercettati quando Sempio ascolta "un podcast" sul delitto del 13 agosto 2007. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47636580]] Una possibilità che - dopo l'indiscrezione mediatica non contestualizzata - l'indagato aveva spiegato subito ai difensori. In queste ore intanto i legali di Andrea Sempio "stanno lavorando al fine di ottenere il prima possibile tutti gli atti e i documenti raccolti in questo anno di indagine. Saranno giorni di intenso studio e lavoro. Ci augurano che i media adottino più cautela nell'interpretare informazioni che purtroppo sono state divulgate in violazione del segreto istruttorio". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47637580]]
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Novak Djokovic è stato eliminato a sorpresa al primo turno degli Internazionali d’Italia 2026. Il campione serbo, 24 volte vincitore di tornei del Grande Slam, si è arreso in tre set al giovane qualificato croato Dino Prizmic, numero 79 del ranking ATP, con il punteggio di 2-6 6-2 6-4 dopo due ore e un quarto di gioco. Nonostante la sconfitta inattesa, Djokovic ha lasciato il Centrale del Foro Italico con un gesto di grande classe e fair play. Invece di dirigersi subito negli spogliatoi, come spesso avviene dopo una sconfitta, il 38enne serbo si è fermato in campo per dedicare del tempo ai suoi tifosi, in particolare ai tanti bambini presenti. Nole ha firmato numerosi autografi e, prima di lasciare il campo, ha regalato il suo asciugamano a un giovane supporter, regalando momenti di grande emozione ai presenti. Un comportamento esemplare che ha ricevuto ampio apprezzamento da parte del pubblico romano.Si tratta di un addio temporaneo (e forse definitivo) al Centrale del Foro Italico da parte di uno dei più grandi campioni della storia del tennis. Con questo gesto Djokovic ha dimostrato ancora una volta di essere non solo un grande campione sul campo, ma anche un atleta di spessore umano fuori dal rettangolo di gioco.
A Otto e Mezzo questa sera c'è lui: Massimo Giannini. L'editorialista di Repubblica in queste ore è finito al centro delle polemiche per una frase infelice pronunciata dal salotto di Floris a Dimartedì che vi riproponiamo per inquadrare meglio il profilo della penna "rossa": "La longevità è sicuramente un pregio, ma è condizione non sufficiente per fare un buon governo. È come un essere umano, siamo tutti contenti se un essere umano vive fino a cento, centodieci anni, ma bisogna vedere in che condizioni ci arriva. Se passa gli ultimi venti anni della sua esistenza immobile, su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che sia vissuto così tanto". Parole a cui hanno risposto con sdegno tanti tra coloro che su quella sedia a rotelle ci passano il resto della vita. E visto che con le parole, quelle pesanti e incaute, Giannini ha un rapporto, diciamo, discutibile, ecco che nel corso della puntata del talk condotto da Lilli Gruber, Giannini definisce Giorgia Meloni "la sciamana", la "sciamana di Trump" citando il suo ultimo libro in uscita: "Lei è una sciamana di Trump perché quando c'è stato l'assalto a Capitol Hill ha fatto un tweet per sostenere l'azione dei fan di Trump. E ricordate l'uomo vestito con le corna in testa come uno sciamano? Ecco perché la definisco una sciamana di Trump. Inoltre io pubblicai un editoriale dal titolo 'Sciamani d'Italia' proprio su Meloni e la premier mi risposte con un dibattito serrato finito con il regalo di una copia del suo libro autografata con una dedica di cui poi parlerò...", ha affermato Giannini. Subito dopo la Gruber ha dato la parola a Italo Bocchino presente in studio: "Cosa ne pensa delle parole di Giannini?". Bocchino lo spegne con una frase: "Mi viene da ridere...".
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