Mosca, la Bmw si muove, esplode e si schianta: ammazzato il generale di Putin
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Poveri giornalisti, ci mancava solo il Giuseppe Conte furioso. Il leader di M5S ce l’ha con la categoria, colpevole di lesa maestà. Minaccia querele d’ora in poi contro chiunque macchi il suo onore e rovini il suo umore. Sguinzaglia le truppe speciali d’azzanno, l’esercito parlamentare del vaffa, per l’occasione indignato contro chi usa toni inquisitori, forse perché ritiene di averne il diritto in esclusiva. RICOSTRUZIONE Chi è in difetto è in sospetto, rammentala saggezza popolare. Noi siamo convinti della purezza d’animo e di portafogli di Giuseppi, però il suo intignarsi in un’intemerata intimidatorio della libera stampa, avanti così, rischia di far dubitare anche il meglio intenzionato. Fratelli d’Italia gli domanda di riferire in Aula, mentre il Pd gli fa scudo chiedendo di chiudere la commissione d’indagine sul Covid. Per tutta risposta, i grillini pretendono le dimissioni del presidente dell’organismo parlamentare, Marco Lisei. Una cagnara insomma, un polverone alzato quasi si volesse nascondere il contenuto delle dichiarazioni rese da chi ha pagato fior di parcella all’ex compagno di studio del capo di M5S senza essere in grado di motivare convincentemente l’oneroso esborso. Per trovare una spiegazione a una reazione così scomposta non c’è che la giustificazione di essere poco avvezzi alla critica giornalistica. Conte e compagni hanno ricevuto peana per aver scassato i conti con il superbonus e il reddito di cittadinanza. Sono stati trattati come eroi malgrado abbiano avuto una gestione disastrosa della pandemia. Vengono graziati dalla stampa, che nulla gli chiede delle posizioni in politica estera ed economia, che ne rileverebbero opportunismi e inadeguatezze. Fisiologico che quando si trovano al centro di un’attenzione poco gradita sbrocchino. Eppure, chi la fa l’aspetti. Quanto livore, quanta aggressività, quanti attacchi a vanvera arrivano dai banchi di M5S contro il governo ogni qual volta una minima ombra vela Giorgia Meloni e compagnia... Gli onorevoli pentastellati sono un commando istruito per sputare sentenze e sparare quintali di immondizia contro il nemico politico prima ancora di capire di cosa stanno parlando. E la stampa che ne perora le cause è anche peggio. GIUSEPPI Giuseppi non si abbassi a fare rissa con i giornalisti, finirebbe per fare la figura di Donald Trump, a cui peraltro deve il suo soprannome più sfortunato, e passare per uno che offende e teme la stampa libera. Un Donald Trump dello Stivale, per di più, con la pochette al posto del ciuffo. Rifletta che in fondo, se lo attaccano è perché lo temono e che in realtà nessuno l’ha accusato mai di aver commesso reato; trattamento invece riservato dai suoi tifosi con la penna a molti suoi rivali, peraltro poi rivelatisi innocenti senza tante scuse. Casomai dovesse tornare a Palazzo Chigi, rifletta che non c’è tutti gli anni una pandemia a concederti l’immunità delle critiche. Inizi a vaccinarsi anche lui dal virus della stampa avversa, che provoca ulcere e annebbia la testa.
L’arma non segreta della sinistra si chiama Roberto Vannacci. Hanno deciso che il loro uomo è lui. Lo porteranno in processione da uno studio televisivo all’altro come la Madonna di Loreto: chi gli manda un bacio, chi getta un fiore, chi si prenota per due ore. E a lui, che è tutto tranne che scemo, va benissimo così. Il giorno in cui il generale si dimostra ininfluente nell’experimentum crucis di Vigevano (il candidato di Forza Italia rimonta e vince al ballottaggio senza la lista “Vigevano Futura”, che al primo turno aveva superato il 14%), la storia che si sceglie di raccontare è quella opposta. Sul Corriere della Sera Carlo Verdelli, ex direttore di Repubblica, dipinge una destra sconquassata dall’«onda che non t’aspetti e che invece si gonfia minacciosa, settimana dopo settimana, di aderenti, finanziamenti, iscritti, piazze piene e sondaggi ubriacanti». La fantasia galoppa nello scenario sognato dall’opposizione: «Poniamo che la campagna acquisti di Vannacci continui con l’ingresso di altri colonnelli e marescialli in uscita dai partiti di governo, poniamo che la crescita dei consensi lo porti anche oltre il 5 per cento...». Faranno il possibile perché accada. Stasera l’europarlamentare sarà ospite di Lilli Gruber su La7. «Volendolo fare nero lo renderà simpatico», scrive Il Foglio. Ma la conduttrice questo lo sa benissimo, come lo sanno i suoi colleghi. Vannacci è una creatura mediatica della cricchetta progressista e lui è il primo a riconoscerlo: «Si moltiplicano i miei promotori. Dopo Pucciarelli, Ranucci e tutti quelli che ogni giorno mi dedicano attenzioni e prime pagine, ecco un nuovo, prezioso sostenitore involontario: Gad Lerner. Di questo passo dovrò mandare la tessera onoraria a metà dei salotti televisivi». Anche più di metà, vista la percentuale bulgara di conduttori pendenti a sinistra. E definire la loro sponsorizzazione «involontaria» fa parte della messinscena. Gonfiarlo, per chi non vuole un’altra vittoria della destra, è una di quelle operazioni che gli scienziati sociali chiamano «win-win». Se Vannacci cresce al punto da costringere la maggioranza a stringere un accordo elettorale con lui, potranno dire che Meloni e i suoi alleati hanno dato le chiavi di casa al fascistone omofobo e filorusso. Se l’accordo non si farà, dare visibilità a Vannacci sarà ancora più necessario, per togliere voti a Fratelli d’Italia e Lega e portare il centrodestra al di sotto del disastrato campo largo. Matteo Renzi, uno dei pochi che da quelle parti ci capisce, spinge per lui da mesi: «La Lega e la destra i voti rischiano di perderli, quando c’è qualcosa che nasce all’estrema destra». Oggi, intanto, Futuro nazionale organizza a Milano un “AperiVannacci”: alle 20.30 visione collettiva di Otto e mezzo, a seguire dibattito su quello che è successo in studio. Da gentiluomo di destra, assieme alla tessera il generale farebbe bene a portare alla rossa conduttrice un mazzo di fiori. È il minimo, visto il monumento che lei e gli altri gli stanno costruendo.
Antonio Decaro è riuscito a battere persino il suo padrino Michele Emiliano: dopo soli sei mesi dalle elezioni è già al primo assessore indagato. Si tratta di Graziamaria Starace, assessore al Turismo della giunta Decaro. Indagata per concussione in concorso con il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti (fedelissimo di Emiliano e sostenuto da tuttto il campo largo), che ricopre anche il ruolo di presidente della provincia di Foggia. concessorio di un lido. Secondo la procura di Foggia, il sindaco Nobiletti e l’assessore regionale Starace avrebbero deciso a tavolino una serie di controlli, finalizzati alla revoca di alcuni permessi al villaggio turistico dell’ex marito dell’assessore. Minacciandolo di revocargliele se non le avesse pagato gli alimenti. Dopo la messa in regola e i relativi controlli eseguiti nell’ambito di una ricognizione disposta dal Comune di Vieste sugli stabilimenti balneari, l'uomo ha riottenuto le concessioni. Come del resto l’assessore regionale Starace. La quale in questi giorni è in viaggio per motivi personali. Dovrebbe rientrare a breve. Dalla Regione fanno sapere che valuteranno la vicenda. E nel silenzio di Decaro, la Starace affida la sua immagine a un post su Facebook parlando «di una delicata e dolorosa vicenda strettamente personale e familiare, che mi perseguita da anni e mi vede vittima. Da donna e da madre - scrive Starace -, ho continuato a stare in piedi e ad andare avanti con la massima forza e coraggio, nonostante il peso che mi porto dentro. Ho piena fiducia nella magistratura che ricostruirà ogni passaggio nelle sedi proprie, essendo in corso diversi procedimenti che mi vedono parte lesa e dove sono certa che il quadro emergerà con chiarezza». Ma si difende anche l’assessore comunale : «La revoca del mio incarico – attacca Paglialonga- non deriva dalla divergenza di vedute politiche sull’amministrazione della città. La perdita di fiducia nella mia persona non deriva da qualcosa di sbagliato o non condiviso nell’esercizio delle mie funzioni o peggio per qualcosa di illecito che avrei commesso. La perdita di fiducia deriva dal fatto che, mio malgrado, sono diventato testimone di un procedimento penale per fatti molto gravi che vedono coinvolto il sindaco e che non potevo far finta di non vedere». «Le registrazioni di cui si parla – prosegue l’ex assessore - non sono voci, indiscrezioni o racconti di parte. Sono fatti già acquisiti dagli organi competenti, che per questo stanno indagando e svolgendo tutti gli approfondimenti necessari. Non posso accettare di passare come il problema di questa storia, mentre i suoi protagonisti sono ben altri». Tace invece Decaro, ormai da sei mesi impegnato quotidianamente nel suo tour fra tutte le sagre, processioni, e feste patronali di tutti i Paesi della Puglia. Ormai l'ordine di alzare le tasse a tutti i pugliesi lo ha già firmato.
Con le Comunali definitivamente alle spalle, il centrodestra torna a concentrarsi sulla legge elettorale. Il provvedimento è atteso nell’Aula della Camera il 26 giugno ma, in base all’andamento dei lavori assembleari, la discussione potrebbe entrare nel vivo il 29. Nel frattempo, il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, rilancia: «Stiamo lavorando per dare all’Italia una legge elettorale che garantisca governabilità e rispetto del voto popolare. Quando ci sarà rifletteremo sulla data» del voto, «ma sicuramente sarà il 2027, che sia giugno oppure ottobre dipende da tanti fattori». Si riaffaccia dunque la possibilità di un voto nella primavera del prossimo anno, quando andrebbero alle urne anche grandi città come Roma, Milano, Napoli, Bologna e Torino. Sul piatto peserà di certo la valutazione politica sull’opportunità o meno di accorpare gli appuntamenti elettorali in un unico “election day”. Ma per ora il ragionamento viene bollato come «molto prematuro» in ambienti della maggioranza, chiamata a fare quadrato non solo sulla legge elettorale - con il nodo delle preferenze - ma anche sulle prossime candidature. A far gola al centrodestra è, in particolare, Milano.
Mi stava preoccupando il fatto che l’iter di una grande opera quale è il ponte sullo Stretto di Messina non fosse stato interessato da un’inchiesta giudiziaria. Non sarebbe stato da noi, infatti è accaduto e forse è meglio così perché, come si usa dire, via il dente via il dolore. La procura di Roma ha aperto una inchiesta con tre indagati ipotizzando pressioni indebite sull’ex presidente della Corte di Conti per ottenere un parere preliminare positivo sulla fattibilità dell’opera. Vedremo gli sviluppi ma già il variegato fronte “no ponte” si è ringalluzzito: “Visto? L’avevamo detto che sarebbe successo, fermiamo tutto e non se parli più”, come se sotto indagine fosse finito il ponte in quanto ponte. Non è così: una cosa (utile) sono le grandi opere, altra sono eventuali miserie umane. Prendiamo il Mose, il sistema di dighe mobili per proteggere Venezia dall’acqua alta. Da inizio lavori, nel 2003, sono state arrestate 14 persone per false fatturazioni e 35 per corruzione, compreso l’allora presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan. Oggi non c’è veneziano che non ringrazi Dio che l’opera sia stata completata e abbia risolto una volta per tutte il problema che ogni due per tre metteva in ginocchio la città e la sua economia. Vogliamo parlare dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria? Negli anni sono stati più gli arresti di mafiosi e ’ndranghetisti dei chilometri costruiti (oltre 400) ma oggi in poco più di tre ore si viaggia da una città all’altra. Gli esempi sarebbero infiniti ma per fortuna ha sempre prevalso la volontà di andare avanti, non cedere allo scoramento né ai moralisti, tantomeno al malaffare. Se sarà accertato che qualcuno sul ponte in questione ha cercato scorciatoie o vantaggi personali è giusto che paghi, aggiungo che paghi con la massima severità. Ma il ponte è innocente, la stragrande maggioranza dei calabresi e dei siciliani – certificano i sondaggi – attendono di attraversarlo e liberarsi dalla schiavitù dei traghetti, migliaia di persone aspettano un posto di lavoro, centinaia di imprese di fatturare. Non possono essere quattro eventuali malandrini, semmai risulteranno tali, a fermare tutto questo.
Nella notte tra martedì e mercoledì, la Corte d’Assise di Rimini ha assolto con formula piena Louis Dassilva, il 36enne senegalese unico imputato per l’omicidio di Pierina Paganelli, l’ex infermiera 78enne uccisa con 29 coltellate la sera del 3 ottobre 2023 nel garage di casa sua in via del Ciclamino a Rimini.Dopo oltre 16 ore di camera di consiglio, la giuria ha dichiarato Dassilva “non aver commesso il fatto” sia per l’omicidio sia per il capo d’imputazione secondario (aver portato un coltello fuori dall’abitazione). L’impianto accusatorio della Procura, che aveva chiesto l’ergastolo, è quindi completamente crollato.L’imputato, in carcere da luglio 2024, è stato immediatamente liberato poco dopo le 4 del mattino. In aula sono scoppiate le lacrime di Dassilva e le grida di gioia della moglie Valeria Bartolucci, che lo ha abbracciato fuori dal carcere esultando: "Sei libero!"."Ha vinto solo la giustizia, questa è la rinascita della giustizia", ha detto Dassilva ai giornalisti. La moglie ha raccontato i tre anni di sofferenza: "Mi è scoppiata la felicità… Ci hanno dipinto lui come un killer lucido e spietato e me come la bugiarda del villaggio". Ora la coppia chiede solo un po’ di tregua per ricostruire la propria vita e ha già escluso di tornare a vivere nella casa di via del Ciclamino.Una sentenza clamorosa che ribalta completamente il processo e lascia il caso Paganelli ancora senza colpevole.
Le spiagge siciliane restano le più economiche d'Italia anche nel 2026. Lo dicono i dati della ricerca annuale sui costi dei servizi balneari, condotta dall'Osservatorio Nazionale Federconsumatori in collaborazione con la Fondazione Isscon. Tuttavia, i prezzi dei servizi balneari siciliani crescono a una velocità maggiore rispetto alla media nazionale. A fronte di un'inflazione annua prevista per tutto il sistema Paese compresa tra il 2,4% e il 3%, in Sicilia la ricerca evidenzia una crescita del 4,3% rispetto al 2025. Dunque un aumento nettamente superiore rispetto al resto d'Italia. Anche guardando al solo settore balneare, la crescita dei prezzi in Sicilia è superiore alla media nazionale del 2,7%. La presenza di moltissimi chilometri di spiagge libere permette all'isola di assorbire buona parte della domanda di residenti e turisti e a tenere bassi i prezzi degli stabilimenti rispetto al resto della penisola, tuttavia la crescita è ormai costante da diversi anni. In Sicilia, ad oggi, un abbonamento stagionale costa un terzo di quanto costa in Sardegna o in Puglia, la metà di quanto costa in Liguria, persino meno di quanto costa in Calabria. Su questo dato, però, c'è l'influenza di una buona fetta di siciliani residenti in altre regioni, o all'estero, che tornano nell'isola per le vacanze estive. Si parla sempre di turisti i quali, però, difficilmente pagano i servizi balneari. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48077016]] "Siamo di nuovo di fronte ad uno scenario ambivalente, che merita un giudizio dolce-amaro - commenta il presidente di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa - proprio come l'anno scorso. È chiaro che prezzi bassi in spiaggia è un bene per i consumatori siciliani, e per quelli che vengono in vacanza in Sicilia, ma è altrettanto chiaro che questi prezzi dipendono dalla scarsa attrattività degli stabilimenti balneari siciliani. Attrattività che è scarsa, a sua volta, per la grande concorrenza che proviene dalle spiagge libere e dagli alti costi di tutto il resto di cui ha bisogno un turista". "La nostra impressione - conclude La Rosa - è che il turista che sceglie la Sicilia per le vacanze debba spendere troppo per raggiungere l'isola, debba spendere un bel po' per l'albergo e per il cibo e che, vedendo la spiaggia libera, la scelga per risparmiare almeno su quello anche perché il prezzo dell'abbonamento giornaliero (quello più richiesto dai turisti) è praticamente in linea con la media nazionale". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48086451]]
Alcune circostanze del delitto di Garlasco non risulterebbero chiare ancora oggi ad Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, la 26enne Chiara Poggi, nonché unico condannato per l'omicidio. Interrogato dal procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone il 20 maggio 2025 sulle nuove indagini su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, Stasi ha parlato di tutto ciò che non gli tornerebbe della mattina del 13 agosto 2007, giorno in cui trovò il cadavere della ragazza nella villetta di via Pascoli. Alcuni spezzoni dell'interrogatorio sono stati mandati in onda da Quarta Repubblica, il programma di Nicola Porro su Rete 4. Un dubbio riguarderebbe il muretto di cinta di casa di Chiara, rotto nel punto in cui lui aveva scavalcato il giorno del ritrovamento del corpo. "Era rotto, ma non l’ho rotto io. E nemmeno lo ha fatto qualche carabiniere. Qualcuno potrebbe aver scavalcato. Ed è una cosa che mi ha sempre lasciato una domanda, un’anomalia - ha spiegato -. Così come la cenere nel posacenere. Io non fumavo, Chiara nemmeno, i genitori erano partiti da una settimana. C’è qualcosa che non torna. Ma non so darmi una risposta". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48086452]] Stasi ha detto anche di non aver mai conosciuto Sempio: "Prima di questa conoscenza mai avuto sospetto su Sempio. Io, come ho detto già più volte, prima di leggere la SIT messa disposizione dalla Procura di Vigevano dalla dottoressa Muscio non sapevo che esistesse una persona che si chiamava Andrea Sempio. Le avevo lette, mi aveva personalmente incuriosito, insospettito la questione dello scontrino perché comunque le avevo lette tutte perché nell’ottica che la mia storia è importante oggi come lo era all’epoca, quindi avevo letto tutto quello che ci aveva messo a disposizione, quindi mi aveva lasciato un po’ sorpreso per quella che era la mia esperienza. Io normalmente non conservo uno scontrino del parcheggio per anni, lo esibisco al bisogno, quindi eravamo rimasti così, ma prima di allora non sapevo neanche che esistesse il signor Andrea Sempio. Mai incontrato". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48078768]]
Impossibile, a oggi, prevedere come andrà a finire la partita tra Giuseppe Cipriani e il Fatto Quotidiano, ma una cosa è certa: il giornale diretto da Marco Travaglio non può dormire sonni tranquilli. I rischi sono enormi, soprattutto sul fronte americano, dove la richiesta di risarcimento presentata dall’imprenditore alla Corte distrettuale di New York ammonta a 250 milioni di dollari (220 milioni di euro). Negli Stati Uniti, infatti, a differenza di quanto avviene normalmente in Italia le richieste in denaro da parte di chi fa causa per diffamazione sono elevatissime e cospicue sono pure le cifre finali, spesso frutto di accordi per evitare di iniziare un processo vero e proprio. Se è vero che il Fatto potrebbe aggrapparsi al “freedom of speech”, ovvero la libertà di parola che dall’altra parte dell’Atlantico è un valore molto sentito e molto esteso, è altrettanto vero che in gioco non c’è solo la reputazione di Cipriani ma anche possibili danni patrimoniali. Qui il banco rischia di saltare pesantemente. Il motivo? Se ci fossero prove concrete di perdite a causa di quella che è stata definita dall’erede della dinastia veneziana «una persistente campagna diffamatoria» esisterebbe quindi un dato più oggettivo rispetto alla lesione della reputazione e dell’onorabilità. Ed è proprio su questo che gli avvocati di Cipriani fanno leva, come emerge nelle 34 pagine della milionaria richiesta di risarcimento intentata al giornale per i falsi scoop sulla grazia concessa dal Quirinale a Nicole Minetti. I legali, infatti, parlano di un «danno sostanziale arrecato all’attività» dell’imprenditore con «costi sbalorditivi per difendersi» da un’azione che mirava «alla distruzione della reputazione e degli affari». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48059854]] Nello stesso fascicolo si legge che un istituto di credito avrebbe sospeso la pratica per un finanziamento da 50 milioni di dollari a Cipriani, che ha quindi dovuto dare un incarico «a una società investigativa esterna indipendente, a tariffe orarie esorbitanti» per smentire le accuse del Fatto Quotidiano. Cipriani, prosegue il documento, «ha sostenuto spese superiori a un milione di dollari per indagini, spese legali e professionali, e 50 milioni per costi di finanziamento legati al ritardo e altre perdite consequenziali». Di più: ballerebbero pure «milioni di dollari di danni, inclusi danni da ritardo, maggiori costi di transazione, spese investigative, onorari professionali, perdita di opportunità commerciali, deterioramento dei rapporti commerciali e altri danni consequenziali e speciali». Ecco sul piatto i 250 milioni di dollari di cui sopra. Sul fronte italiano, invece, è fissato per il 26 giugno il primo incontro di mediazione legale nell’ambito della causa che sarà trattata dal Tribunale di Roma: Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti chiedono al Fatto un risarcimento danni da “diffamazione” e “lesione dei diritti della personalità” da oltre 5 milioni di euro. A fronte di ciò, dando uno sguardo ai dati finanziari del 2025 diffusi un paio di mesi fa dalla Società Editoriale Il Fatto - quotata all’Euronext Growth Milan ed editrice de Il Fatto Quotidiano - emerge come il valore della produzione del giornale, quindi il fatturato, sia stato di 37,11 milioni di euro, in crescita del 3,3 per cento rispetto ai 35,92 milioni del 2024. Il risultato finale è stato negativo per 2,59 milioni di euro, rispetto al rosso di 1,73 milioni contabilizzato nel 2024. A fine 2025 l’indebitamento finanziario netto è salito a 4,95 milioni euro, rispetto ai 3,42 milioni di euro di inizio anno. Dunque, se anche i 250 milioni di dollari di richiesta di partenza si assottigliassero di molto, le casse del Fatto in caso di sconfitta processuale verrebbero messe a dura prova. Ma non è finita qui. In Borsa, la Società Editoriale Il Fatto ieri ha perso il 2,56 per cento rispetto a venerdì. Un segnale non troppo incoraggiante dopo la controffensiva della coppia Cipriani-Minetti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48074245]]
Il maxi scoop di Gianluigi Nuzzi, la prima storica intervista televisiva a Marco Poggi, ha diviso gli spettatori di Quarto Grado su Rete 4, ma anche gli ospiti in studio. Alle parole del fratello di Chiara Poggi e amico di Andrea Sempio, ha fatto seguito il canonico dibattito tra esperti sul delitto di Garlasco. E la criminologa Roberta Bruzzone e la giornalista Candida Morvillo non se le mandano a dire. Ad accendere la miccia la dinamica dell’omicidio del 13 agosto 2007 è la posizione del corpo di Chiara ai piedi delle scale. Bruzzone esplode subito: «Se anche non ci sono le competenze tecniche, un minimo di logica la vogliamo applicare? Tu devi calarti in una dimensione dinamica. Immagino che sia complesso». Morvillo è stizzita: «Capisco che per lei è difficile mantenere l'educazione. Mi dispiace per lei». Quando la firma del Corsera ipotizza che l’assassino si fosse sporto a guardare la testa della vittima, Bruzzone ribatte: «Non ha alcun senso che l’assassino, sapendo che magari il fidanzato sarebbe potuto rientrare a breve, rimanga 10-15 minuti in casa ad aspettare che cosa? Che il corpo scivoli? Ma in quale cartone animato. Sono stufa di argomentare con gente che non ha competenze. E finiamola di dire che quella è un’impronta insanguinata. Non lo sapremo mai, non sarà mai collocabile». «Ho provato a porle una domanda, ma vedo che con lei è impossibile», protesta Morvillo. Replica secca: «Alle domande assurde non rispondo. Fammi domande sensate e forse rispondo». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48078768]] La regia propone quindi le immagini del cosiddetto “esperimento della scarpa”: Sempio prova due paia di Frau, una taglia 43 e una 42 in camoscio. Entrambe con la famigerata suola a pallini, come le scarpe che ha indossato l'assassino di Chiara. Dal test, videoregistrato, la larghezza del piede di Sempio risulterebbe non compatibile con i due modelli. Si torna in studio e Giuseppe Brindisi incalza: «Per me non è corretto che un ufficiale di Polizia Giudiziaria, Sapone, chiami durante un weekend 10, 12 volte...». Angela Taccia, legale di Sempio, s’infervora: «Cosa c’entra Andrea? Semmai, semmai, semmai può essere sospetto il comportamento di Sapone. Ma Andrea che riceve la telefonata e chiama il suo avvocato, cosa deve fare? Chiamare il suo avvocato». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48062682]]
La Juventus è pronta a preparare una nuova rivoluzione. Dopo una stagione conclusa lontano dagli obiettivi, con il sesto posto in campionato e la conseguente partecipazione all'Europa League, il club bianconero è deciso a cambiare volto. Luciano Spalletti, scelto per inaugurare il nuovo corso, ha già indicato alla dirigenza le caratteristiche che dovrà avere la squadra del futuro secondo La Gazzetta dello Sport: più qualità tra le linee, maggiore imprevedibilità e un attacco capace di garantire continuità realizzativa. Attorno a Kenan Yildiz, considerato il talento da cui ripartire, si stanno sviluppando le principali strategie di mercato. Uno dei nomi che stuzzica maggiormente l'allenatore è quello di Brahim Diaz. Il fantasista del Real Madrid piace per tecnica, visione di gioco e capacità di creare superiorità numerica. I bianconeri monitorano da tempo la sua situazione e nei prossimi giorni potrebbero approfondire i contatti con il club spagnolo. La trasformazione più profonda riguarda però il reparto offensivo. Dusan Vlahovic sembra ormai destinato a lasciare Torino dopo il mancato accordo per il rinnovo. Il serbo è vicino alla separazione e la Juventus si è già messa al lavoro per individuare chi dovrà raccoglierne l'eredità. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48021045]] In cima alla lista resta Alexander Sorloth. Il norvegese dell'Atletico Madrid arriva da una stagione molto positiva e rappresenta il profilo ideale per garantire fisicità, profondità e presenza in area di rigore. I dialoghi tra i club proseguono e la sensazione è che la trattativa possa entrare presto nella fase decisiva. Parallelamente continua a vivere la pista che porta a Randal Kolo Muani. Dopo il ritorno al Paris Saint-Germain, l'attaccante francese non ha mai nascosto il gradimento per un eventuale ritorno in bianconero. A Torino aveva lasciato ottime impressioni e la sua volontà potrebbe rivelarsi un fattore importante. Non c'è però soltanto l’attacco, però, nei piani della Juventus. Secondo il Sky Sport24 per il centrocampo torna infatti d'attualità il nome di Franck Kessié. L'ivoriano ha rifiutato la proposta di rinnovo dell'Al Ahli, che gli aveva offerto un contratto da 12 milioni di euro a stagione, perché il suo obiettivo sarebbe quello di tornare in Serie A. Un'apertura che interessa la Juventus, alla ricerca di esperienza e personalità in mezzo al campo. Nell'ultima stagione il classe 1996 ha collezionato 42 presenze, realizzando 12 gol e servendo 6 assist, numeri che confermano la sua capacità di incidere anche in fase offensiva. Per finanziare il nuovo progetto saranno inevitabili alcune uscite. Oltre a Vlahovic, restano in bilico le posizioni di Lois Openda e Jonathan David, mentre Arek Milik sembra ormai vicino ai saluti dopo una stagione condizionata dagli infortuni. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48072902]]
Quando proviamo gioia, tristezza, rabbia o paura, spesso diciamo di “sentire” queste emozioni nel corpo. Il cuore che accelera per l’ansia, il nodo alla gola della tristezza o il calore che accompagna la felicità sono esperienze comuni a tutti. Ma esiste davvero una connessione precisa tra emozioni e corpo? Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), la risposta è sì. I ricercatori hanno scoperto che ogni emozione sembra essere associata a una sorta di “mappa corporea” specifica, un modello caratteristico di sensazioni fisiche che si attivano in diverse parti del corpo. Questa scoperta potrebbe aiutare a spiegare come nascono le nostre esperienze emotive coscienti e perché siamo in grado di riconoscere immediatamente ciò che stiamo provando. Per arrivare a questa conclusione, gli studiosi hanno coinvolto 701 partecipanti in una serie di cinque esperimenti. Ai volontari venivano mostrate parole, immagini, espressioni facciali, brevi filmati o racconti capaci di evocare emozioni specifiche. Successivamente, dovevano indicare su una sagoma del corpo le zone in cui percepivano un aumento o una diminuzione dell’attività fisica associata all’emozione appena provata. I risultati hanno rivelato uno schema sorprendente. Le persone tendevano a colorare aree molto simili del corpo per la stessa emozione, indipendentemente dal tipo di stimolo utilizzato. La felicità, ad esempio, era associata a sensazioni diffuse in gran parte del corpo, soprattutto nella testa e nel torace. La rabbia si concentrava prevalentemente nella parte superiore del corpo e nelle braccia, come se preparasse all’azione. La paura era spesso collegata a forti sensazioni nel petto, mentre la tristezza mostrava una diminuzione dell’attività nelle braccia e nelle gambe, riflettendo la sensazione di mancanza di energia che spesso accompagna questo stato emotivo. Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda la sua dimensione culturale. Le mappe corporee delle emozioni sono risultate sorprendentemente simili tra partecipanti provenienti dall’Europa occidentale e dall’Asia orientale. Questo suggerisce che il modo in cui il corpo “vive” le emozioni potrebbe essere in gran parte universale e non semplicemente il risultato dell’educazione o delle differenze culturali. Gli autori dello studio sostengono che le emozioni potrebbero essere rappresentate nel cervello attraverso vere e proprie mappe somatosensoriali. In altre parole, quando proviamo un’emozione non stiamo soltanto elaborando un pensiero o un ricordo: stiamo anche percependo cambiamenti fisici distribuiti nel corpo. La consapevolezza di queste modificazioni corporee potrebbe essere uno degli elementi fondamentali che ci permette di riconoscere se siamo felici, spaventati, arrabbiati o tristi. La scoperta apre prospettive interessanti anche in campo clinico. Se ogni emozione possiede una propria firma corporea, il monitoraggio di queste mappe potrebbe un giorno aiutare gli specialisti a comprendere meglio disturbi come ansia, depressione o altre condizioni emotive. Le mappe corporee potrebbero persino diventare un biomarcatore utile per valutare il benessere psicologico delle persone. In fondo, lo studio pubblicato su PNAS suggerisce una visione affascinante delle emozioni: ciò che proviamo non nasce soltanto nella mente, ma coinvolge l’intero organismo. Il corpo e il cervello sembrano parlare la stessa lingua, e le emozioni potrebbero essere il risultato di questo dialogo continuo. Quando diciamo di avere il cuore pieno di gioia o un peso sul petto per la tristezza, forse non stiamo usando solo una metafora: stiamo descrivendo qualcosa che il nostro corpo sperimenta davvero.
"Quello che la gran parte degli analisti non vuole capire è che la politica non è aritmetica. Tra un anno varrà solo una domanda: a capo del Governo ci vuoi Giorgia Meloni o Elly Schlein?". Intervistato dal Corriere della Sera, Galeazzo Bignami tira le somme dopo i ballottaggi delle ultime elezioni amministrative. "Il governo si conferma competitivo e soprattutto vincente, altro che rimonta delle sinistre" "Questo secondo turno - sottolinea il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera - va letto assieme al primo, con la vittoria in città importantissime come Venezia e Reggio Calabria". Inoltre "abbiamo vinto i ballottaggi in realtà tradizionalmente per noi ostiche come quelle della mia Emilia, così come a San Giovanni Rotondo dove Conte si era speso tantissimo. Infine: il Governo è arrivato a oltre tre anni e mezzo di legislatura e si conferma competitivo e soprattutto vincente, altro che rimonta delle sinistre. Il consenso per il centrodestra cresce rispetto al voto del 2022 e queste elezioni lo dimostrano. Non è cambiata l'aria, anzi. E il campo largo si trova davanti una maggioranza seria, coesa e con candidati credibili". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47904805]] Bignami riflette anche sulla riforma della legge elettorale. L'ipotesi è quello di un sistema a turno unico, come quello proposto nel 'Bignami bis', che potrebbe regalare più peso alle formazioni più piccole non coalizzate. "Noi vogliamo una legge elettorale che funzioni, che dia stabilità e anche rappresentatività. Non guardiamo al nostro interesse specifico che può emergere da una singola tornata, al bene del Paese per il futuro, chiunque vinca". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48020818]] A Roma si sta intanto parlando già delle prossime amministrative, che vedranno al voto anche città cruciali come Roma, Milano, Torino e Napoli: "Prima dei candidati verrà il programma per quelle città, perché chi vince poi deve governare", taglia corto il meloniano. "Pensiamo a Roma, dove Gualtieri vuole l'approvazione della legge su Roma Capitale e la sinistra alla Camera si oppone. Le pare serio? Per noi la credibilità e la concretezza dei programmi che presenteremo sono fondamentali. Ora lavoriamo a questi insieme agli alleati". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48032451]]
Diciassette anni: ma, almeno questa volta, non c’era nessuno ad aspettare la pronuncia del tribunale di Modena che, negli scorsi giorni, ha dichiarato ufficialmente «eredità vacante» quella di un uomo deceduto in provincia di Reggio Emilia a marzo del 2009. Tempi biblici, d’accordo, però in un certo senso giustificati: metti salti fuori un nipote, un figlio dimenticato, un parente in quota di legittima, a quel punto che si fa? Ché del signore emiliano si sa pochissimo (non si conoscono né il nome né lo status familiare né l’ammontare preciso del patrimonio che ha lasciato, ma poi a chi?; l’unico dettaglio fatto trapelare è che si sia trattato per lo più di materia immobiliare), eppure la sua è una storia mica tanto rara (e destinata a moltiplicarsi nel prossimo futuro). È che non ci pensi, o forse non ci vuoi pensare, procrastini, ti ripeti non-è-ancora-il-momento, magari arrivi a quel punto dell’esistenza in cui ti accorgi che di legami forti non te ne sono rimasti, forse non realizzi che le alternative esistono (sono spiegate nel box qui a fianco): e allora? [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47975409]] Non che valga sempre ciò che è successo a Modena-Reggio Emilia, ogni caso è a sé, ogni successione segue canali propri ed è giusto che vada in questo modo: però qui, ecco, è andata come risolve il codice civile, che alla fine è buonsenso misto a giustizia collettiva. Le case che appartenevano a quest’uomo deceduto senza lasciare eredi adesso passano allo Stato (che, a dirla tutta, le ha temporaneamente gestite per evitare che andassero in malora) perché da un lato se non c’è nessuno che se ne può far carico potrebbero addirittura cadere in uno stato di abbandono (e crear problemi a chi abita nei paraggi) e dall’altro le esigenze pubbliche potrebbero andare a vantaggio di chi davvero ne ha bisogno (aspetto che di per sè è un dato nettamente positivo). Non è un procedimento automatico, ovviamente: non è che basti il funerale di uno scapolo per rimpinguare il catasto del Comune o di un ente locale. Serve quella dichiarazione, quella che la giudice modenese Daniela Di Girolamo ha firmato giusto ora, quasi due decenni dopo in modo da dar la possibilità a chi si ritenesse in diritto di farsi avanti, per sbloccare la giacenza dell’eredità in vista appunto di una «intervenuta prescrizione del diritto ad accettarla da parte di tutti i chiamati», e allora sì, sul serio, una volta revocato il curatore che stava seguendo la pratica, adesso viene stabilito «l’acquisto automatico allo Stato dei beni» del signore che si è spento per sempre quando al governo c’era Berlusconi e in Vaticano Ratzinger. Lo dicono gli articoli 528 e 586 del codice civile (è tutto normato, è tutto segnato, è tutto perfettamente lecito): in mancanza di un testamento, se non ci sono eredi entro il sesto grado, subentra l’agenzia del demanio. Ed è così che la faccenda si allarga, perché l’eredità modenese è una cartina di tornasole dell’era moderna, nella quale viviamo sempre di più (per fortuna), facciamo sempre meno figli (per sfortuna) e campiamo pure sempre più soli (che magari per qualcuno è un bene ma per la collettività non lo è di certo). La fondazione Cariplo, che a fine dell’anno scorso ha provato a fotografare il fenomeno con una ricerca affidata all’Evaluation lab della fondazione Giordano dell’Amore, assicura che già ora i patrimoni di chi muore senza un erede in grado di subentragli valgono, in tutto, circa otto miliardi di euro (che proprio bruscolini non sono: sono, semmai, all’incirca quanto la legge di bilancio ha stanziato in più per la Sanità solo quest’anno), ma saliranno a quota 20,8 miliardi di euro tra soli quattro anni e raggiungeranno la cifra impressionante di 88,1 miliardi di euro entro il 2040 (88 miliardi di euro, in termini di manovre, sono quattro finanziarie messe una sull’altra: giusto per essere chiari). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48031007]] Tra l’altro solo il 12% degli italiani (quindi poco più di uno su dieci, chi l’avrebbe mai detto?) ha nel cassetto del comò un testamento firmato o autenticato da un notaio, una percentuale che (per ovvi motivi) sale nella fascia degli ultra 70enni e (per ragioni non altrettanto scontate) è assai più cospicua tra le donne che tra gli uomini. Non esiste nemmeno un censimento ufficiale del numero degli immobili o dei beni vacanti che, attualmente, sono in gestione alle autorità pubbliche (per risolvere questo problema, nel 2022, è stata prevista la creazione di un sistema telematico nazionale).
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Stefano Addeo, professore di tedesco di 66 anni della provincia di Napoli, è morto in ospedale a Napoli per arresto cardiaco. Il decesso è avvenuto all’ospedale del Mare, dove era ricoverato in terapia intensiva dal 10 maggio scorso dopo un tentativo di suicidio: si era lanciato da una finestra da un’altezza di circa due metri. Trasportato cosciente, le sue condizioni sono poi peggiorate fino al decesso. La salma è stata restituita ai familiari.Addeo era diventato noto nell’estate 2025 per un post sui social in cui augurava alla figlia piccola di Giorgia Meloni la stessa sorte di Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola uccisa dall’ex fidanzato. La frase aveva provocato fortissime polemiche e indignazione nazionale. La premier aveva parlato di "clima malato".Il professore era stato sospeso dall’insegnamento. Successivamente si era scusato pubblicamente, definendo il gesto "stupido" e "impulsivo", aggiungendo che era stato suggerito da ChatGPT. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47682574]] Aveva chiesto scusa per il contenuto ("non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina"), pur precisando di non ritirare le sue idee politiche e di non sentirsi rappresentato dal governo Meloni. Si era detto disponibile a incontrare personalmente la premier per scusarsi.Due giorni dopo il post, Addeo aveva tentato il suicidio ingerendo un mix di psicofarmaci, avvertendo però la dirigente scolastica. Era stato salvato dai soccorsi di carabinieri e 118. L’ultimo tentativo, a maggio, è stato quello definitivo che ha portato al ricovero e poi alla morte.
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