Se la notizia non fosse uscita sul prestigioso Wall Street Journal penseremmo a uno scherzo di pessimo gusto. Invece è tutto vero e il giornalista è talmente chiaro che non si resiste alla tentazione di riportare la prima riga: «Perché i Democratici se la prendono con le suore cattoliche che compiono opere di carità?». Chi scrive ha qualche idea in proposito, ma qui conviene attenersi ai fatti, gravissimi, per i quali ci si augura l’intervento della Santa Sede. Perché a quanto pare dove comandano i Democratici ai cattolici per fare opere di carità serve il bollino progressista. Ecco i fatti: le suore domenicane a New York gestiscono, a titolo gratuito, una casa di cura con quarantadue posti letto in cui ospitano malati di cancro indigenti, offrendo loro cure gratuite. Si chiama carità cristiana ed è doppiamente lodevole in un luogo in cui se non hai un’assicurazione sanitaria e ti ammali, ti trovi letteralmente in braghe di tela. Ebbene le sorelle del Rosary Hill, così si chiama la struttura, sono state costrette a intentare causa allo Stato di New York presso un tribunale federale, dopo che il Dipartimento di Salute dello Stato – che in questo frangente ricorda un po’ il Comitato di Salute Pubblica di Robespierre, che però passava direttamente alle vie di fatto – ha imposto loro l’agenda Lgbt. A un controllo è risultato che le regole del Rosary prevedono che gli uomini usino i bagni degli uomini, le donne quelli delle donne. Inoltre queste sono indicate con pronomi femminili, gli uomini con quelli maschili. Insomma, fanno quello che si è fatto dall’alba dei tempi, per di più con il placet dottrinale del cattolicesimo, il quale notoriamente riconosce due sessi soltanto. Come la natura, del resto, ma vallo a spiegare alla Democratica Kathy Hochul, avvocato (o dobbiamo forse scrivere avvocata, alla Boldrini, calpestando Dante Alighieri?) e grande amica di Barack Obama, che bontà sua dovrebbe controllare cosa fanno le sue fantomatiche “autorità di controllo statali” che sembra stiano violando le libertà di coscienza e religiose. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45805654]] Perché imporre a delle suore un corso obbligatorio di «competenza culturale incentrato sui residenti che si identificano come lesbiche, gay, bisessuali o transgender» sotto la minaccia di multe, revoca della licenza e addirittura la prigione è una violenza. Peggio: una bestemmia. Una follia che poteva essere tramutata in realtà distopica solo nel magico mondo del giacobinismo anticristiano in salsa gay pride. Con i fiori e le bandiere arcobaleno, il contorno di carri blasfemi e altre amenità, ma pur sempre giacobinismo. Se le suore non lasciano vestire da donna gli uomini e non si riferiscono loro con il pronome politicamente corretto, «anche quando i pazienti non sono presenti» finiscono insomma al tribunale speciale Lgbt e rischiano «multe, ingiunzioni, la revoca della licenza e perfino la prigione». Fa una certa impressione, ammettiamolo. Da parte loro, le sorelle non si piegano né lo faranno. Se il grande fratello Democratico pensa di piegare i cristiani si sbaglia di grosso. Non c’è riuscito Nerone, figuriamoci se la spunta Kathy Hochul. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45985528]]
E se si candidasse un secondo nome del Pd? Se alle primarie per scegliere il candidato premier del centrosinistra si presentasse, oltre a Elly Schlein, un altro nome del Pd? La possibilità è prevista dallo Statuto del partito, grazie a una modifica che fu introdotta e votata nell’autunno 2012 (allora il segretario era Pierluigi Bersani) in vista delle primarie di coalizione del centrosinistra, per permettere anche a Matteo Renzi, ai tempi sindaco di Firenze, ma figura emergente nel Pd, di candidarsi. Prima di allora, lo Statuto del Pd, scritto quando si presumeva un scenario bipartitico, stabiliva che il solo candidato premier è il segretario, stop. Ma nell’ottobre 2012, dopo la sconfitta del Pd veltroniano, fortemente a vocazione maggioritaria, si decise di cambiare. Non solo, infatti, si decise di creare una coalizione, ma si stabilì che se qualcuno, pur non essendo il segretario, vuole candidarsi alle primarie di coalizione, può farlo. A patto che presenti un numero di firme pari al 10% dell’assemblea nazionale (circa una novantina) o al 3-4% degli iscritti. La norma è tornata alla memoria di tanti, in questi giorni, proprio per la strana rimozione che sta colpendo tanti che pure hanno vissuto quel precedente. Nelle decine di interviste che i big hanno fatto, nessuno ne parla. E non ne parla nemmeno uno che del Pd sa tutto, come Dario Franceschini, protagonista, ieri, di un’intervista sul Corriere della Sera che ha segnato la domenica del centrosinistra. L’ex ministro della Cultura, uno degli ultimi, lucidi, acuti strateghi del campo progressista, ha voluto puntualizzare due cose nel bailamme che si era creato dopo il referendum. Primo: si devono fare le primarie. «Io credo», ha spiegato Franceschini, «che i meccanismi di scelta del leader nel nostro campo siano due: o si fa come la destra e si individua il leader del partito più grande o si fanno le primarie, che continuo a pensare siano il modo più trasparente e coinvolgente, se usate in modo virtuoso, di operare questa scelta». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47215595]] Parole che mettono fine alla velleità, che pure c’era al Nazareno, di poterle evitare. Secondo: il candidato del Pd sarà Schlein, non è tempo di federatori. «Nello statuto c’è scritto che è il segretario o la segretaria il candidato. Ma oltre allo statuto c’è la politica: Schlein è una vincente, ha vinto le primarie, le elezioni regionali e ha costruito una coalizione che sembrava impossibile costruire». Insomma: non solo Schlein ha diritto di essere il candidato premier, ma se lo merita. Ma è proprio questo passaggio («Nello statuto...») che ha acceso la lampadina di altri notabili dem. Nello statuto, infatti, c’è scritto che ci può essere anche una seconda candidatura, oltre a quella del segretario o della segretaria. Ed è una suggestione attorno a cui diverse persone stanno ragionando. A cominciare da Matteo Renzi (che peraltro conosce bene quella norma dello statuto, essendo stata introdotta proprio per permettergli di candidarsi). Se Silvia Salis, come ha detto più volte, è indisponibile a correre per le primarie, perché non candidare un esponente della minoranza dem? I nomi che girano in queste ore sono quelli di Giorgio Gori, Graziano Delrio, Marianna Madia. Guarda caso tre personalità che sabato hanno parlato alle Primarie delle Idee, iniziativa lanciata da Renzi per dare sostanza programmatica al tentativo di riunire i riformisti del centrosinistra sotto uno stesso tetto. Ma potrebbero spuntarne altri. Si tratterebbe, in ogni caso, di individuare una figura del Pd capace di attrarre consensi anche tra i riformisti fuori dal partito. Potrebbe essere, infatti, il candidato della quarta gamba della coalizione, quella Casa Riformista a cui il leader di Italia Viva sta lavorando (con la benedizione del Pd: anche Franceschini ha confermato che sarebbe una ottima idea). Ma Schlein come la prenderebbe? Non è detto, si dice, che l’operazione sarebbe contro il Nazareno. Anzi. In uno schema di primarie a doppio turno (come il Pd insisterà a fare), un terzo candidato riformista iscritto al Pd – che si aggiunga a Schlein e Conte – consentirebbe di non disperdere voti riformisti che, diversamente, in caso di una competizione solo tra Schelin e Conte o tra loro due e un esponente di Avs, andrebbero nell’astensione. Al secondo turno, poi, i voti naturalmente finirebbero per convergere su Schlein, consegnandole la vittoria sull’ex premier. Non solo: per Schlein sarebbe meglio avere un candidato riformista del Pd, piuttosto che un indipendente (Manfredi o Sala) o un candidato di Italia Viva. Nel primo caso, infatti, la percentuale raccolta resterebbe sempre nei confini del Pd. Schlein potrebbe rivendicare quei consensi dentro il recinto del Pd. Diversamente, dovrebbe riconoscere alla quarta gamba centrista un peso probabilmente superiore a quello attualmente rappresentato dai partiti che la compongono. Se fatta in un certo modo, potrebbe essere una operazione persino “concordata” con Schlein, si dice. Il sasso, intanto, è lanciato. Poi, si vedrà. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47227898]]
Donald Trump al centro di Otto e Mezzo. Nella puntata di lunedì 13 aprile su La7, Lilli Gruber introduce gli attacchi del presidente americano a Leone XIV. Inutile dire che subito a prendere la palla al balzo ci pensa Massimo Giannini, che non perde occasione per attaccare il governo italiano: "Giorgia Meloni non è mai netta con Trump, ma ora comincia a dire qualcosa... Il lungo addio è iniziato, le basterà?". Immediata la reazione di Italo Bocchino: "Meloni è amica del presidente americano, come tutti lo sono stati prima di lei con gli altri presidenti americani. Se ci fosse stato Conte o Schlein avrebbero avuto ottimi rapporti con Trump. Meloni quando non era d'accordo, lo ha sempre detto. Anche quando Trump ha attaccato Zelensky in conferenza stampa". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47199344]] E ancora: "Io sono sempre stato perplesso su Trump, chiaro che è un problema per le destre ma costringe l'Ue a guardarsi allo specchio. È un portatore di disordine mondiale, ma non significa che è tutto sbagliato". "La cosa più giusta?", lo incalza la conduttrice mentre il giornalista replica: "Lo smantellamento della cultura woke che abbatteva le statue di Colombo". Ed ecco che subito si inserisce Giannini: "Come Mussolini: le statue". Parole che scatenano Bocchino: "Anche il tuo amato Stalin ha fatto cose buone". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47081348]]
Herbert Ballerina nel mirino dei telespettatori. Ormai presenza fissa ad Affari Tuoi, l’attore ha sollevato qualche critica e su X ecco che si legge: "Una vita a cercare di essere un comico di nicchia poi purtroppo o per fortuna è diventato l’omega di sdm e ora dopo conduttore è diventato anche ballerino (fa tutto male ma ci piace per questo)". E ancora: "Talmente fantasiosi che hanno ricopiato una coreografia che Alfonso Ribeiro fece a Dancing with the stars e che divenne virale #affarituoi Io lo adoro ma questo balletti sono un po' inutili”. Il riferimento è al consueto balletto di Martina Miliddi che, per l’occasione, ha coinvolto Ballerina. Una trovata, quella del programma di Rai 1, non andata giù a diversi telespettatori. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47238379]] Eppure non è la prima avventura, questa di Herbert, a fianco di Stefano De Martino. L’attore e comico originario di Campobasso era già stato scelto per Bar Stella e per Stasera tutto è possibile. La loro amicizia – aveva detto Ballerina da Caterina Balivo – "è nata per caso. Lui stava preparando un programma, Bar Stella, mi chiamò per chiedermi se volevo partecipare. Ci eravamo visti una sola volta. Ci incontrammo a Milano ed è sbocciato l'amore, più da parte sua. A me lui all'inizio non piaceva come tipo, poi mi sono innamorato anche io. Ci siamo subito trovati, è nata una bella amicizia. Ci vediamo anche fuori dal set, questa cosa aiuta perché sappiamo già le battute che facciamo". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47252814]]
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Solo i partiti minori crescono. Incredibile ma vero, il sondaggio del TgLa7 di Enrico Mentana vede il segno - davanti a tutti i grandi partiti. Un segno, però, che non preoccupa la maggioranza. Fratelli d'Italia è e rimane al primo posto nella rilevazione di Swg. Il partito di Giorgia Meloni cala sì del -0,2 per cento ma il 13 aprile si piazza comunque a un passo dal 30 per cento (29,3 per cento". In due settimane perde lo 0,1 anche il Partito democratico che scivola al 21,9. Terzo posto per il Movimento 5 Stelle che, rispetto al 30 marzo, arriva al 12,2 per cento. Poco più sotto Forza Italia che passa dal 7,9 al 7,7 per cento. E ancora, Verdi e Sinistra italiana che rimangono stabili al 6,6 e la Lega che passa dal 6,6 al 6,3 per cento. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46966107]] Aumenta invece il gradimento per tutti i partiti minori: Azione, Italia Viva e Noi Moderati guadagnano +0,1 per cento, Futuro Nazionale, Più Europa me Altre Liste +0,2. Cala dell'1 per cento la percentuale di chi non si esprime. Insomma, il primo sondaggio di Swg dopo Pasqua vede i partiti variare di poco. Con l'unica novità: che a crescere sono i partiti minori. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47060740]]
Nuovo strafalcione a L'Eredità. A bacchettare la concorrente Mirtilla ci pensa il popolo di X che mostra il video della domanda a lei rivolta da Marco Liorni. Quale? La seguente: "'Il mastro 'Don' di un celebre romanzo". Ovviamente la risposta è: Don Gesualdo, il romanzo di Giovanni Verga, pubblicato nel 1889 che narra la vicenda dell'omonimo protagonista ed è ambientato a Vizzini, in Sicilia, nella prima metà dell'Ottocento in periodo risorgimentale. Peccato però che la ragazza risponda "Geppetto", nonché personaggio immaginario del libro Le avventure di Pinocchio. Da qui i commenti sui social: "L'avrà confuso con Mastro-don Ciliegia", ironizza qualcuno. E ancora: "Ma è del mestiere?". Di certo non è la prima volta che un concorrente scivola su qualche domanda. "Comunque non serve essere fan del calcio, io seguo zero ma la finale del 2006 l'ho vista e mi ricordavo di Grosso", "Ci fosse Mike oggi li sbatterebbe tutti fuori dallo studio. Massa di ignoranti", "Sì immagino che per fare la ghigliottina e sparare serva la stessa freddezza, uguale proprio", scrivevano tempo fa i telespettatori. L'avrà confuso con Mastro-don Ciliegia.#eredità #leredità #ghigliottina #rai1#Pinocchio #Geppetto #MastrodonGesualdo#12aprile #13aprile pic.twitter.com/wwYd9r7iuX April 13, 2026
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