Rassegna Stampa Quotidiani
Libero Quotidiano
La sinistra orfana degli spettri fascisti
3 ore fa | Gio 16 Apr 2026 04:52

La narrazione della sinistra anti-Meloniana in questi anni si è basata sull’equazione tra destra sovranista e fascismo storico, un falso che sta collassando e finirà per travolgere i suoi pifferai.  Due fatti hanno dato un colpo letale allo storytelling progressista sul ritorno del totalitarismo: il primo, la sconfitta di Viktor Orban nel voto in Ungheria, dove il presunto “dittatore” ha accettato un verdetto democratico e pacificamente ha lasciato il governo, un trionfo delle regole dello Stato di diritto, a Budapest, dove la sinistra qualunquista vedeva solo autoritarismo; il secondo, l’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni (reiterato ieri in un’intervista a Maria Bartiromo sulla Fox) che ha fatto evaporare il legame ideologico tra Donald e Giorgia, la prova - secondo la sinistra ipnotizzata dal canto degli Inti-Illimani - di un disegno autoritario che va dalle rive del Potomac a quelle del Tevere. Un terzo fatto ha aperto una crepa profonda: l'incontro (svelato da Libero) di Giuseppe Conte con Paolo Zampolli, uomo d’affari legato a Trump, che non casualmente coincide con un crollo nei sondaggi per le primarie del capo dei 5Stelle contro Elly Schlein, prova di una leadership instabile e vulnerabile a fattori esterni. La sola narrazione unificante del “campo largo” - l’anti-trumpismo come virus da inoculare per uccidere il melonismo - è finita, esponendo le divisioni interne e l’assenza di un programma di governo alternativo. L'agenda ora è dominata da realtà geopolitiche concrete — la guerra in Ucraina, la crisi nel Golfo, i negoziati in Medio Oriente — che l'esecutivo sta affrontando, mentre l’opposizione è costretta a rianimare artificialmente lo “spettro fascista” con una manifestazione il 18 aprile a Milano contro Matteo Salvini e i Patrioti, un preludio del solito 25 aprile dell’odio e del rancore, in cui vedremo sfilare le majorettes dei nemici del mondo libero. Quando si esce dalla fiction, l’opposizione appare incapace di ingaggiare il governo sui dossier reali, come la guerra in Ucraina (ieri l’incontro Meloni-Zelensky a Palazzo Chigi sul quale il campo largo mostra un vuoto pacifinto e parolaio), la gestione della crisi di Hormuz, i negoziati tra Israele e Libano, la ricerca di nuove (e sicure) risorse energetiche. Folgorati dalla vittoria nel referendum, con il passare dei giorni appaiono fulminati dalla realtà.

4 di Sera, "ma quale regime?": la piddina Bonafè resta senza argomenti
6 ore fa | Gio 16 Apr 2026 01:45

«In Ungheria non c’era, non c’è una dittatura. Non c’è un regime, il presidente Orban ha straperso le elezioni e ha lasciato il governo». Basterebbero queste parole per chiudere il caso-Ungheria e le strumentalizzazioni della sinistra. Ma Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo ECR al Parlamento Europeo, in collegamento con Paolo Del Debbio a 4 di Sera, su Rete 4, decide di zittire la sua interlocutrice, la dem Simona Bonafè, snocciolando tutte le questioni in ballo. «Bisogna farla finita con questa storia del regime, non c’era nessun regime - ribadisce il meloniano, mentre la deputata dem ascolta con gli occhi sbarrati -. Ci sono state le elezioni, chi governava il paese le ha perse ed è andato a casa. Vi dirò di più: nel parlamento scorso c'erano 8 partiti, anche partiti di sinistra, i socialisti, i liberali. In questo parlamento ci sono tre partiti: uno di centrodestra, uno di destra e uno di estrema destra». «Dico di più - aggiunge ancora Procaccini -: chi ha vinto le elezioni, cioè il mio collega Magyar, è la destra del Ppe.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47228336]] Sull’immigrazione è intransigente esattamente come Orban, così come sull’Ucraina nell'Unione europea e la rimozione del diritto di veto. Non c’è alcuna differenza», scandisce mentre la dem Bonafè prova a obiettare con volto terreo. «Anche io penso che Orban abbia sbagliato nello schiacciarsi su una posizione filo-russa che è antistorica. Nel suo ultimo comizio c’era gente che urlava la frase che lo stesso Orban diceva quando si opponeva al regime sovietico, “compagno è finita”, “Russia a casa”. Un posizionamento sbagliato e ne ha pagato il prezzo». Il finale è quasi irridente: «Le prime parole di Magyar su Giorgia Meloni?   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47254689]] “La voglio incontrare il prima possibile, ha fatto un ottimo lavoro, non vedo l’ora di incontrarla”». «Ricordagli che ha fatto la campagna elettorale per Orban però, eh», lo rintuzza la Bonafè, con più di una punta di malcelata stizza. «Meloni non ha mai fatto campagna elettorale per Orban, ha fatto un video per un amico ma non è mai stata l’agitprop di nessuno», replica secco l’esponente di FdI. Il caso è chiuso, perlomeno in attesa di qualche altra elezione oltreconfine a cui il campo largo sogna di aggrapparsi.

Michele Emiliano scaricato dalle toghe rosse: ecco cosa rischia
6 ore fa | Gio 16 Apr 2026 01:45

La mucca è nel corridoio, direbbe di Michele Emiliano il compagno di partito Pier Luigi Bersani. E gli farebbe uno sconto; non tanto per le dimensioni pachidermiche dell’animale politico in questione, quanto per il problema che esso rappresenta all’interno di un Pd che si arrovella sulle eventuali primarie, da giocarsi tutte con vista sui posti in lista da spartirsi dopo. Vatti a fidare di Elly Schlein, sembra suggerire la vicenda dell’ex governatore, lo sterminator del centrodestra in Puglia, l’uomo sulla cui scia Antonio Decaro, campionissimo di preferenze che ne ha preso il posto alla presidenza della Regione, ha surfato come fosse solo farina del suo sacco. Bisogna riconoscere che Emiliano, fresco padre per la quarta volta a 66 anni, sta mostrando classe. Non si sa quanto gli costi, ma è un fatto che da cinque mesi partito e governatore lo prendono in giro, lo fanno sentire di troppo, e lui non ha ancora sbottato, forzando il carattere irruento che la natura gli ha dato. Ha consegnato il proprio destino a Elly, acconsentendo a non disturbare la candidatura di Decaro, e ora non ha più altre vie. Il patto con la segretaria è un seggio sicuro alle Politiche del 2027 e nel frattempo un incarico, ma forse anche solo uno stipendio, che gli consenta di scavallare l’anno comodo sul Tavoliere senza tornare in magistratura dopo 23 anni che è in aspettativa. Riprendere la toga infatti significherebbe trasferirsi lontano dalla famiglia, poiché non si può giudicare, e tantomeno indagare, Michele era un super pm, laddove si è governato. Ma soprattutto, Emiliano giudice sarebbe una scusa inattaccabile per il Pd per non ricandidarlo e avviarlo alla pensione; perché va bene che il No ha vinto il referendum sulla giustizia, ma una toga che fa tre o quattro volte il viaggio tribunale-politica come un pendolare delle istituzioni sarebbe troppo anche per l’Associazione Nazionale Magistrati. Lupus in fabula... La cronaca racconta che Decaro, che in realtà non vuole il suo ingombrante predecessore tra i piedi, altrimenti lo avrebbe fatto assessore o gli avrebbe dato un ruolo istituzionale chiaro e operativo, ha chiesto tre volte al Csm di dare il via libera a Emiliano come consulente della Regione, domandando che venisse messo fuori ruolo dalla magistratura. Una richiesta che è stata più volte integrata ma sempre bocciata per la sua genericità. Il nuovo governatore pugliese parla di consulenza personale. Poi precisa che sarà di natura giuridica. Mette anche nero su bianco che può bastare un permessino di un anno, giusto il tempo delle elezioni. Infine, lascia che si ipotizzi un compito sulla decarbonizzazione dell’Ilva, che però non è incarico da dare a una toga ma a un manager. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46888223]] Ma per tre volte, in un ballo della taranta epistolare, il Csm dice no, con, beffa il parere sfavorevole delle toghe rosse del Consiglio. I colleghi di don Michele dedicano perfino un articolo sulla loro rivista per spiegare che è impossibile accontentare Gianni Decaro e Pinotto Emiliano perché ne andrebbe dell’indipendenza della magistratura: un giudice non può ridursi a spiccia-faccende della politica, è la traduzione in volgare delle motivazioni in giuridichese. Sintesi: l’ex sceriffo di Puglia è stato mollato da tutti. I colleghi magistrati non sono propensi a fargli sconti; anzi, gli recapitano lezioni di diritto per spiegargli che chiede l’impossibile. Il partito di Schlein non si dà pena per ottemperare alle promesse della segretaria. Non una parola, non una pressione. Decaro, l’ex pupillo, dopo averlo pugnalato impedendogli di ricandidarsi, a differenza di quanto hanno fatto Luca Zaia di persona e Vincenzo De Luca con una sua lista, fa il finto tonto e non gli trova un ruolo compatibile con la legge. E ora a Emiliano arriverà una delibera del Csm con la richiesta di indicare la destinazione dove vuol essere assegnato per il ritorno in magistratura. Una parabola triste, anche se la cosa più amara della vicenda è constatare come sia dura far digerire la legge a un magistrato di sinistra a cui non sta bene. La vituperata Giusy Bartolozzi, indotta a lasciare il governo dopo il referendum, ha impiegato un giorno a tornare in magistratura. Senza tante sceneggiate.

Colf, badanti e babysitter: come ottenere il bonus da 1.200 € (senza 730)
7 ore fa | Gio 16 Apr 2026 01:00

Il ministero dell'Economia fa chiarezza sul funzionamento del trattamento integrativo per i lavoratori dipendenti. Quest'ultimo, infatti, permetterà ai lavoratori domestici, principalmente colf, badanti e babysitter, di accedere al cosiddetto bonus Renzi. Bonus che può arrivare a 1.200 euro all'anno. Come? Semplice: per i normali lavoratori dipendenti l'aumento è automatico in busta paga. Per i lavoratori domestici, che sono impiegati da famiglie private e quindi devono occuparsi da soli delle proprie tasse, la questione è più complessa. A maggior ragione se non viene presentato nessun modulo 730 al fisco. Il bonus - come spiega Quifinanza.it - spetta a tutti i lavoratori dipendenti, in diversa misura, con stipendi inferiori a 28mila euro annui. In mancanza di una dichiarazione dei redditi, però, sarà necessario affidarsi alle verifiche dell’Agenzia delle Entrate. Attraverso i dati incrociati, l’Ade dovrebbe riuscire a risalire al reddito del lavoratore domestico, alle imposte che deve e, di conseguenza, anche al bonus eventualmente dovuto.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47268472]]   Ma come funziona il bonus? Si tratta sostanzialmente di una riduzione dell’Irpef che spetta ad alcuni lavoratori a seconda del loro reddito. Può arrivare fino a 1.200 euro netti in più all’anno in busta paga e viene spesso distribuito sulle mensilità che il lavoratore riceve. 100 euro di bonus fino a 15mila euro di reddito annuo lordo; riconosciuto solo se l’imposta lorda supera le detrazioni per gli stipendi tra i 15mila e i 28mila euro lordi annui e azzerato oltre i 28mila euro lordi annui.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47275370]]

DiMartedì, Saviano suda freddo: scontro con Trump, un vantaggio per Meloni?
7 ore fa | Gio 16 Apr 2026 00:45

Nel bel mezzo delle tensioni tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il nostro premier, Giorgia Meloni, ecco l’intervento del giornalista e scrittore Roberto Saviano, il quale è intervenuto come ospite nel corso dell’ultima puntata della trasmissione di approfondimento di La7, DiMartedì, per offrire una lettura meno scontata dello scontro politico. Secondo Saviano, l’atteggiamento del presidente americano rientrerebbe pienamente nella sua strategia comunicativa: “È nel suo stile, Trump sta cercando soldati”, ha spiegato, sottolineando come il tycoon punti a consolidare alleanze e fedeltà politiche.  Sempre Saviano spiega: “Trump in qualche modo sta cercando soldati nella sua battaglia e ha fatto quest'operazione che non è così negativa per Meloni in un momento del genere. Dopo l'attacco al Papa, l'elettorato cattolico in Italia si è profondamente raffreddato, un attacco così non si era mai visto. Quindi Giorgia Meloni in qualche modo capitalizzerà questa crisi”. Sempre secondo lo scrittore, però, questo screzio sarebbe momentaneo e si tratterebbe più di una fase tattica che di una rottura definitiva: “Se attacchi il Papa io mi allontano da Trump tatticamente, ma domani Trump tornerà in alleanza con Meloni, ma è certo questo. Perché hanno un'unità ideologica, ma non solo, ha bisogno di avere una sua figura in Europa che è certamente Giorgia Meloni. Non c'è più Orban”. Trump, lo ricordiamo, nei giorni scorsi è stato durissimo con il Pontefice, definendolo “debole” e “terribile sulla politica estera” e anche ribadito di non voler “un Papa che pensi sia ok che l’Iran abbia armi nucleari”. Ha sostenuto addirittura che il Papa dovrebbe essergli “grato” e che senza di lui “non sarebbe in Vaticano”. Giorgia Meloni non ha potuto non reagire, affermando che le parole di Trump sono “inaccettabili” e ha difeso il ruolo di Prevost, sottolineando che è “giusto e normale che invochi la pace e condanni ogni guerra”. Lo scontro, così, si è allargato e Donald Trump ha reagito attaccando anche la Meloni, dicendo di essere “scioccato” e accusandola di mancanza di coraggio. Secondo Saviano, però, questo strappo si ricucirà.    Meloni e la crisi, guarda qui il video di Roberto Saviano a DiMartedì su La7

Mercedes, lo stop della Fia al Mgu-K: la Ferrari ora spera nel titolo
8 ore fa | Mer 15 Apr 2026 23:45

Il trucchetto Mercedes in qualifica non potrà più essere replicato. Dal GP di Miami, la Fia ha deciso di intervenire su una pratica utilizzata da diverse squadre — anche dalla Red Bull — ovvero quello di sfruttare tutta la potenza elettrica sul rettilineo finale prima del traguardo, subendo il taglio repentino dei cavalli elettrici e il conseguente ‘blocco di emergenza' per un minuto solo nel giro di raffreddamento o di rientro ai box. Potenza elettrica che veniva data dall’Mgu-K — ovvero il sistema che raccoglie energia dalla frenata — ottenendo un picco di velocità superiore proprio nel momento decisivo.  Una soluzione tecnicamente consentita dal regolamento, ma che ha sollevato più di una perplessità. Le proteste di Ferrari e di altri team come Aston Martin e Audi, che hanno chiesto chiarimenti alla Federazione, ha portato così alla decisione che verrà già attuata dal prossimo GP di Miami. Una decisione che sarebbe arrivata soprattutto per le possibili implicazioni legate alla sicurezza. "Pur restando a disposizione dei team la possibilità di disattivare l’Mgu-K — si legge — non sarà tollerato l'utilizzo di questa funzione per scopi diversi da quelli legittimi". In sostanza, il sistema potrà essere utilizzato solo in caso di reale necessità e non più come strumento tattico in qualifica. Una decisione che potrebbe cambiare gli equilibri, magari in favore di quella Ferrari che, ad ora, in questo campionato di Formula 1, sembra l'unica vera antagonista della Mercedes. Ma ci sono altre modifiche in discussione, come il presidente della F1, Stefano Domenicali, ha affermato in una intervista con Autosport: “Criticare per il gusto di criticare non aiuta nessuno, ed è completamente inutile — le sue parole — Ci sono riunioni in corso questa e la prossima settimana, prima di Miami, per vedere cosa si può fare per migliorare la situazione. Stiamo prendendo in considerazione due aspetti, oltre alla qualifica c’è la sicurezza, considerando alcune preoccupazioni dei piloti”.  E sulle critiche ai sorpassi: “C’è chi dice che siano artificiali — ha concluso — Ma cosa significa ‘artificiale’? Un sorpasso è un sorpasso. Forse alcune delle persone più anziane che criticano o fanno commenti hanno la memoria corta. Se guardate indietro agli anni ’80 e all’epoca del turbo, queste cose già c’erano. Fa parte del gioco, bisogna adattarsi nel modo giusto. In generale la reazione dei fan è stata molto positiva. Non vedo l’ora di vedere a Miami quale sarà il risultato delle modifiche che faremo”.

Webuild, serve alleanza tra istituzioni e imprese per futuro infrastrutture
10 ore fa | Mer 15 Apr 2026 21:50

https://video.italpress.com/play/mp4/video/4ylx

Mattarella a Zelensky: L'Italia sarà sempre al fianco dell'Ucraina
11 ore fa | Mer 15 Apr 2026 21:22

Calenda "Clamoroso che solo ora si riconosca che Trump sia un pericolo"
11 ore fa | Mer 15 Apr 2026 21:20

https://video.italpress.com/play/mp4/video/6AnR

Foggia, omicidio personal trainer: al Tg1 il video del presunto killer
11 ore fa | Mer 15 Apr 2026 21:20

https://video.italpress.com/play/mp4/video/5zm8

Intesa Sanpaolo e Campus Bio-Medico, Italia leader nell’innovazione sanitaria
11 ore fa | Mer 15 Apr 2026 20:45

https://video.italpress.com/play/mp4/video/X9yg

Lavoro, il progetto di Elis “GenerAzione Talento” valorizza senior e giovani
11 ore fa | Mer 15 Apr 2026 20:45

https://video.italpress.com/play/mp4/video/MVkG

Ucraina, Zelensky "Necessario sbloccare il pacchetto Ue da 90 miliardi"
12 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:35

https://video.italpress.com/play/mp4/video/2wyz

Mattarella a Zelensky "L'Italia sarà sempre al fianco dell'Ucraina"
12 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:35

https://video.italpress.com/play/mp4/video/3xkR

Terziario, entro 10 anni mancherà mezzo milione di lavoratori
12 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:35

https://video.italpress.com/play/mp4/video/RVpE

Webuild, serve alleanza tra istituzioni e imprese per futuro infrastrutture
13 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:18

Calenda "Clamoroso che solo ora si riconosca che Trump sia un pericolo"
13 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:14

Sergio Mattarella, firmati tre decreti di grazia: chi sono i condannati
13 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:10

Sergio Mattarella concede la grazia a tre condannati. Tre decreti di grazia in ordine ai quali il ministro della Giustizia, a conclusione della prescritta istruttoria, ha formulato avviso favorevole. Si tratta di provvedimenti di clemenza individuale. I graziati, invece, sono Antonio Russo, Giuseppe Porcelli e Aly Soliman. Russo, nato nel 1938, era stato condannato alla pena di 12 anni per omicidio volontario. Nel suo caso è stata concessa la grazia parziale, che ha estinto due anni e sei mesi della pena detentiva ancora da espiare. Per l'88enne il Capo dello Stato ha tenuto conto non solo del parere favorevole del Guardasigilli, ma anche dell'età e delle condizioni di salute del soggetto nonché del particolare contesto familiare nel quale si era consumato il delitto, compiuto dall'uomo dopo essere stato vittima di aggressione.  Porcelli, nato nel 1975, era stato condannato a tre anni per bancarotta. Dietro la decisione di concedergli la grazia, che porta all'estinzione dell'intera pena detentiva, il mutamento di vita del condannato, che da anni si è trasferito con la famiglia all'estero, intraprendendo un'attività imprenditoriale; e la condotta riparatoria a favore dei creditori del fallimento attraverso la messa a disposizione della somma per cui era stata pronunciata la condanna.      [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47241595]]   Infine Soliman, nato nel 1960, era stato condannato a 6 anni per estorsione. Nel concedergli la grazia per la pena residua da espiare - due anni e cinque mesi - Mattarella ha tenuto conto del comportamento tenuto dal condannato, prima in detenzione carceraria e poi durante l'affidamento in prova; e dell'intervenuta espiazione di una parte considerevole della pena inflitta.     [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47241593]]

Tg News - 15/4/2026
13 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:00

https://video.italpress.com/play/mp4/video/Z9A5

Lancia, Zerbi "Con la Ypsilon 100 Turbo ci rivolgiamo a un pubblico più ampio"
13 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:00

https://video.italpress.com/play/mp4/video/GV1J

Tg News - 15/4/2026
13 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:00

https://video.italpress.com/play/mp4/video/Z9A5

Lancia, Petullà "Con Ypsilon 100 Turbo ventaglio di scelta più ampio"
13 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:00

https://video.italpress.com/play/mp4/video/J94g

Ucraina, Zelensky "Necessario sbloccare il pacchetto Ue da 90 miliardi"
13 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:00

https://video.italpress.com/play/mp4/video/2wyz

Ucraina, Meloni "L'Occidente diviso sarebbe un regalo a Mosca"
13 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:00

https://video.italpress.com/play/mp4/video/1v0m

Usa, Tajani "Essere alleati significa essere leali, franchi e sinceri"
13 ore fa | Mer 15 Apr 2026 19:00

https://video.italpress.com/play/mp4/video/Y9z2