Rassegna Stampa Quotidiani
Libero Quotidiano
Stress, battito e respiro: il cerotto intelligente che ti salva la vita
3 ore fa | Mer 3 Giu 2026 02:00

Negli ultimi anni la tecnologia indossabile ha fatto passi da gigante. Dopo smartwatch e braccialetti fitness, i ricercatori hanno sviluppato un nuovo dispositivo che sembra uscito da un film di fantascienza: un cerotto intelligente capace di monitorare continuamente il battito cardiaco, la respirazione e persino il livello di stress. Ma chi lo ha inventato? Funziona davvero? E cosa dicono gli studi scientifici? Il cerotto intelligente è un piccolo dispositivo elettronico flessibile che aderisce alla pelle come un normale cerotto. Al suo interno contiene sensori miniaturizzati in grado di raccogliere dati fisiologici in tempo reale.  A seconda del modello, può misurare: frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, temperatura corporea, sudorazione della pelle, variabilità del battito cardiaco, livello di attività fisica e indicatori associati allo stress. I dati vengono inviati in modalità wireless a uno smartphone o a un computer per essere analizzati. Tra i pionieri di questa nuova tecnologia c’è il gruppo di ricerca guidato dall’ingegnere statunitense John A. Rogers della Northwestern University.  Il suo laboratorio ha sviluppato diversi dispositivi elettronici ultraflessibili che si comportano quasi come una “seconda pelle”. Nel 2026 il team ha presentato un nuovo cerotto wireless in grado di monitorare contemporaneamente attività cardiaca, respirazione, temperatura, flusso sanguigno e risposta del sudore per individuare segnali di stress. Come riesce a misurare lo stress? Lo stress non può essere misurato direttamente come la temperatura corporea.  Gli scienziati lo valutano attraverso diversi segnali biologici che cambiano quando una persona è sotto pressione: aumento del battito cardiaco; variazioni della respirazione; modifiche della sudorazione; cambiamenti della temperatura cutanea; alterazioni della variabilità della frequenza cardiaca. Il cerotto raccoglie questi dati simultaneamente e utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per riconoscere schemi compatibili con uno stato di stress.  Le prime ricerche sono molto promettenti infatti uno studio sul sistema “HealthSense”, un cerotto flessibile che combina elettrocardiogramma, sensori ottici e sensori di movimento, ha mostrato una capacità di identificare stati di stress con accuratezza superiore all’85%. Gli autori hanno inoltre riportato un elevato comfort durante l’utilizzo quotidiano. Un altro studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports ha descritto un cerotto capace di misurare contemporaneamente temperatura cutanea, conduttanza della pelle e onde del polso, parametri strettamente collegati alla risposta fisiologica allo stress.  Le evidenze scientifiche indicano che questi dispositivi possono misurare molto bene frequenza cardiaca e respiratoria infatti uno studio pubblicato nel 2022 su pazienti sottoposti a chirurgia oncologica ha valutato l’accuratezza del cerotto Healthdot, mostrando che battito cardiaco e frequenza respiratoria venivano rilevati con precisione clinicamente accettabile in oltre il 99% delle misurazioni effettuate. Altri lavori scientifici hanno dimostrato che i cerotti morbidi applicati sul torace possono monitorare contemporaneamente cuore e respirazione con elevata fedeltà anche durante le normali attività quotidiane.  Nonostante i risultati incoraggianti, esistono ancora alcuni limiti infatti lo stress è un fenomeno complesso e soggettivo, le emozioni possono influenzare le misurazioni, i movimenti del corpo possono generare interferenze. Per questo motivo gli scienziati considerano questi dispositivi strumenti di supporto e non sostituti della valutazione medica.  Cosa potrebbe cambiare in futuro? Secondo i ricercatori, questi cerotti potrebbero essere utilizzati per monitorare pazienti cardiologici,  controllare neonati e anziani fragili , individuare precocemente episodi di stress cronico; seguire pazienti a casa dopo un ricovero  e migliorare la prevenzione delle malattie cardiovascolari. L’obiettivo è quindi creare sistemi sempre più discreti, precisi e capaci di avvisare medici e pazienti prima che compaiano sintomi evidenti.  I cerotti intelligenti rappresentano una delle innovazioni più promettenti della medicina digitale. Le ricerche mostrano che possono misurare con buona precisione battito cardiaco e respirazione e che sono in grado di stimare il livello di stress analizzando diversi segnali biologici contemporaneamente. Sebbene siano necessari ulteriori studi per perfezionarne l’affidabilità, le evidenze scientifiche suggeriscono che questi dispositivi potrebbero diventare strumenti importanti per la salute del futuro.

Pd nel panico, "siamo in ritardo": Elly Schlein sempre più all'angolo
3 ore fa | Mer 3 Giu 2026 01:08

Il primo stop alla «patrimoniale sui miliardari e sui grandi patrimoni», proposta domenica da Elly Schlein, arriva dal principale alleato della coalizione, il M5S. A recapitare il messaggio, forte e chiaro, è stata ieri Vittoria Baldino, deputata e vicepresidente del Movimento 5 Stelle, intervenendo a Ping Pong, su Radio 2. La patrimoniale potrebbe essere inclusa nel programma del centrosinistra?, le hanno chiesto. Risposta: «No, non c’è. Noi stiamo scrivendo un programma insieme ai cittadini, con Nova, e ci sono tantissime proposte e tantissime idee, anche come redistribuire le ricchezze. Bisogna dare respiro alle imprese che in questo momento stanno soffrendo e alle famiglie che stanno soffrendo».   IL PERIMETRO E ha messo in discussione anche il perimetro dell’alleanza: fare una coalizione con Matteo Renzi? «Giuseppe Conte ha detto più volte che in questo momento non si può parlare di persone, ma si deve parlare di programma condiviso». Se verrà condiviso e se «viene condivisa anche la modalità con cui, una volta vinte le elezioni, andremo al governo e dal giorno dopo non penseremo a congiure di palazzo ma a governare questo Paese, allora si potrà parlare di programmi con chi deciderà di starci». Prima il programma, poi si vede chi ci sta, poi si decide con chi si vuole stare. Il problema è che il lavoro sul programma, nonostante Avs e+Europa chiedano damesi di vedersi, non è ancora partito. Il M5S sta facendo il suo percorso con Nova, il Pd sta organizzando una serie di incontri rivolti al mondo industriale. Ma iniziative che mettano insieme la coalizione, non sono ancora previsti. Così come resta irrisolto l’altro, decisivo problema: come scegliere il candidato premier (che con la nuova legge elettorale, sicuramente approvata entro l’anno, si dovrà indicare prima del voto) e con che regole. «Lo schieramento di centrosinistra», spiega a Libero Walter Verini, «ha un’altra urgenza: quella di definire al più presto un programma serio, condiviso, credibile. Non solo per vincere, ma per governare. Poi», aggiunge, «si dovrà scegliere la guida, che dovrà essere condivisa, unitaria, competitiva». Verini, però, come tanti nel Pd, non è convinto dal ricorso ai gazebo: «Spero molto in una sintesi, in un accordo. Le primarie di coalizione - dopo un programma serio - possono lasciare scorie, divisioni. Con o senza ballottaggio». Il fronte di quelli che sperano in un tavolo tra leader che trovi una soluzione, a quel punto “terza”, è molto ampio. E trova supporter anche ai piani alti delle istituzioni. I nomi che girano sono i soliti: Franco Gabrielli, Gaetano Manfredi, Silvia Salis e anche Roberto Elly Schlein e Giuseppe Conte, però, non ne vogliono sapere. Il leader dovrà essere uno di loro due. E le primarie restano il metodo al momento più plausibile. Anche perché, come ha dimostrato il caso di Venezia, la fedeltà degli elettori del M5S non è scontata. Promuovere una competizione in cui ciascuno esprima le sue differenze, ma poi si risolva democraticamente con la scelta di un leader, pensano in tanti, è l’unico modo per legare l’elettorato del M5S. «Si fa un processo e lo si condivide, a quel punto il candidato può essere del M5S o del Pd», spiegava ieri Pasquale Tridico, minimizzando la tendenza dell’elettorato pentastellato a non votare candidati dem. Con quali regole costruire questo «processo», è un’altra spina. Conte vuole una consultazione aperta e senza ballottaggio. Il Pd ha interessi opposti: «Quando si tratta di scegliere il candidato a una carica monocratica, che sia sindaco, presidente di regione o premier», spiega un dirigente dem, «è chiaro che non è opportuno che diventi candidato chi è votato da una minoranza. Il candidato deve rappresentare almeno la metà più degli elettori. Quindi se nessuno supera quella soglia al primo turno, si deve prevedere un ballottaggio». Peraltro nel 2012 andò così. Visti i tempi, si potrebbero replicare anche i tempi. Allora si votò il 25 novembre per il primo turno, il 2 dicembre per il ballottaggio.

Magyar, epurazioni e processo: come "annulla" Orban, cosa sta succedendo in Ungheria
4 ore fa | Mer 3 Giu 2026 01:00

Come si dice epurazione in ungherese? La domanda va posta al neo primo ministro Péter Magyar, trionfatore delle elezioni dello scorso 12 aprile per il rinnovo dell’Assemblea nazionale d’Ungheria. Alla testa del Partito del Rispetto e della Libertà (Tisza), Magyar ha mandato in pensione Viktor Orbán, capo del governo di Budapest per venti anni: i primi quattro dal 1998 al 2002 e gli altri sedici tutti di un fiato fra il 2010 e il 2016. Uscito di scena il padre e padrone del Paese, Magyar si è sistemato in un ufficio ministeriale nei pressi del Palazzo del Parlamento, il fastoso complesso neogotico sulle rive del Danubio, grande attrazione turistica della capitale. La scelta di Magyar è di rottura: fino a ieri gli uffici del primo ministro erano ospitati nell’ex monastero carmelitano di Buda convertito nel 2019 in sede del governo. Ottenuta la fiducia dell’Assemblea Nazionale, il leader di Tisza ha dato ordine di riaprire il monastero alle visite dopo averlo personalmente liberato dalle barriere che lo circondavano. Un segnale per i cittadini: Orbán non c’è più e neppure il suo ufficio. Al gesto simbolico sono seguite una serie di mosse di sostanza: nel giro di pochi giorni Magyar ha chiesto le dimissioni del capo dello Stato, Tamás Sulyok; del procuratore generale d’Ungheria, Nagy Gábor Bálint; del presidente della Corte Costituzionale Péter Polt; e ancora del presidente della Corte di Cassazione András Varga Zsolt. Aria fresca Magyar ha chiesto anche alla Corte dei Conti e all’Autorità per la Concorrenza.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47469245]] RICAMBIO   Visto che c’era, il neocapo del governo ha fatto un po’ di pulizia anche fra i ranghi militari facendo pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale il decreto con cui il colonnello generale Gábor László Böröndi è stato sollevato dall’incarico di capo di stato maggiore delle Forze armate con effetto dal 31 maggio 2026. L’avvicendamento di Böröndi con il generale Zsolt Sándor è stato giustificato con «una mancanza di armonia» e la necessità di ripristinare il morale interno alle forze armate scrive Hungary Today, ma lo schema è ormai consolidato: le posizioni-chiave del potere devono essere affidate a uomini (di donne se ne vedono per ora poche) fedeli a Magyar e al suo partito Tisza. Non si tratta però né di uno spoils system all’americana né del manuale Cencelli all’italiana. L’idea è di cancellare ogni traccia dell’eredità di Orbán, un leader che forte di maggioranze “introvabili” al Parlamento di Budapest, ha rimodellato il Paese a propria immagine e somiglianza. Alla testa delle truppe di Fidesz, l’Unione civica ungherese posizionata molto a destra dello schieramento politico, nel corso degli anni Orbán ha consolidato il potere dell’esecutivo, imposto giri di vite alle attività dei media, limitato lo spazio di manovre delle ong, ha indebolito le accademie e l’indipendenza dei giudici guadagnandosi sulla stampa straniera il nomignolo di Viktator ed entrando in rotta di collisione con l’Unione europea sugli standard democratici dell’Ungheria. Il braccio di ferro culminato nella decisione di Bruxelles di congelare miliardi di euro in finanziamenti per il Paese mitteleuropeo, subito scongelati con l’arrivo di Magyar.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47610702]]   PUPAZZI Se da un lato è dunque “normale” che un primo ministro di rottura tagli con il passato – fra i suoi primi atti ha messo fino allo stato d’emergenza in vigore dal 2020 causa Covid e mai più revocato – più curiosa è la circostanza che fino al 2024 lo stesso Magyar, che oggi si definisce un conservatore liberale, fosse membro dello stesso Fidesz, il partito dalle cui file è stato scelto per esempio il capo dello Stato due anni fa. Secondo Magyar, il presidente Sulyok «è inadatto a incarnare l'unità della nazione ungherese, indegno di essere il guardiano dello stato di diritto e inadatto a servire come standard morale o modello di ruolo per il popolo ungherese». E al quale ha intimato di sloggiare entro il 31 maggio. Sulyok non si è fatto impressionare replicando che quelle del capo del governo sono osservazioni di carattere politico e non istituzionale; quindi si è appellato alla Commissione di Venezia, il principale organo consultivo del Consiglio d’Europa in materia di diritto costituzionale. La strada per de-orbánizzare l’Ungheria è forse più in salita di quanto credesse lo stesso Magyar. L’uomo che ha promesso di servire e non dominare il suo Paese è pronto alla battaglia: lunedì ha promesso che farà di tutto per cacciare «i pupazzi di Orbán» anche se dovesse procedere a colpi di modifiche costituzionali non concordate con l’opposizione. L’Ue è già pronta a chiudere un occhio. O anche due.

Pordenone, cornacchia attacca i passanti: "Va abbattuta". E scoppia la polemica
4 ore fa | Mer 3 Giu 2026 00:19

Nera come la pece, anche se tecnicamente il suo corpo è grigio: ma quella testa corvina, le zampe, il becco, perfino gli occhi sembrano un mantello nell’oscurità. È intelligente come pochi, opportunista come molti e aggressiva quando (le) serve. La cornacchia di Pordenone è già un caso. Lì, sui tigli della città, soprattutto su quelli di via Damiani, nei quali ha fatto il nido: giorno e notte, sempre all’erta, vigile, non sta ferma un attimo. Difende, legittimamente, i suoi piccini ed è giusto così, è la natura, è quel cuore di mamma che non s’insegna e non s’impara e non è di certo una prerogativa di noi umani. Solo che lei, “lady black”, lo anima pure un po’ troppo. Sono mesi che, a Pordenone, chi abita nelle vie limitrofe a quegli alberi, non vive più. Specie gli anziani, specie le signore che non possono manco più uscire sul terrazzo a prendere una boccata d’aria in questi giorni in cui si boccheggia, perché quel batuffolo di penne nere le prende di mira, vola in picchiata sulle loro teste e le aggredisce. È successo una, due, decine di volte (addirittura in strada): va avanti così almeno da aprile, c’è chi è rimasto ferito, chi si è beccato una bella (per modo di dire) abrasione sul capo, chi semplicemente è stufo marcio di sentirsi ostaggio di un uccello il quale, per carità, andasse a svolazzare dove più gli garba, però perché deve prendersela con persone che non le hanno fatto niente?   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47981500]]   È che vai a dirglielo, alla cornacchia friulana, che quei residenti esasperati non ce l’hanno con lei, che non sono un pericolo, che la convivenza pacifica è possibile. Loro, per far fronte a una situazione a metà tra un film di Hitchcock e un racconto di Allan Poe, han fatto la cosa più umana che esista: sono andati a lamentarsi in Comune. Scusi-sa-sor-sindaco-ma-così-è-un-incubo. E Alessandro Basso, che è il primo cittadino di Pordenone in quota Fratelli d’Italia, ha emanato un’ordinanza urgente per l’incolumità e la sicurezza pubblica con la quale autorizzava, già ad aprile, la famiglia che ha segnalato la problematica a disporre di una “gabbia trappola”, epperò la misura non ha funzionato, come sono andati a vuoto tutti i tentativi di allontanare l’animale. Allora il sindaco ha optato per la via più dura, che va bene la salvaguardia dell’ecosistema e tutto il resto, nessuno lo mette in discussione, ma qui la cornacchia in questione mica ha accennato a chetarsi un attimo, semmai ha continuato ad attaccare senza criterio chi le passava qualche decina di metri sotto l’albero: «In caso di accertato e persistente pericolo» il Comune, adesso, dispone l’eventuale intervento straordinario di rimozione del volatile a carico del corpo forestale regionale. Apriti cielo, la Lav, la Lega anti-vivesezione, non le ha mandate a dire: «La condanna a morte dell’animale è inaccettabile. Abbiamo proposto di installare sagome di disturbo lungo la strada, inoltre la persona (quella che maggiormente è presa di mira, ndr) può uscire di casa con l’ombrello. Ci sono diversi modalità per evitare un’azione del genere, dobbiamo considerare il fatto che l’uccello è nel suo diritto biologico di fare la guardia la nido dove ci sono tra tre a cinque pulli». Gli animalisti hanno già fatto sapere che depositeranno un ricorso al Tar contro il provvedimento di Basso.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47985041]] Anche a Basiglio (nel Milanese), giusto qualche dì fa, una coppia di cornacchie ha reso necessario l’intervento della polizia locale che ha isolato temporaneamente un’area residenziale a seguito di alcune loro aggressioni verso i passanti (due nello specifico) che sono rimasti feriti; mentre a Roma, all’Eur, alcuni esemplari, nella seconda metà di maggio, hanno attaccato due donne che portavano a spasso i propri cani in due episodi distinti (e sostanzialmente fotocopia di quelli lombardi e friulani). Questa è la stagione dell’anno in cui le cornacchie si riproducono e, di conseguenza, sono più propense a difendere i propri piccoli che credono (anche se erroneamente, come in questi casi) in pericolo.

2 giugno, Mattarella "Celebriamo un percorso che lega generazioni e territori"
5 ore fa | Mar 2 Giu 2026 23:40

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Inter, 40 milioni sul piatto: il big su cui il club punta tutto
6 ore fa | Mar 2 Giu 2026 23:00

«Sì, sono pronto per il salto in una grande realtà. L’ultima stagione mi ha trasmesso la consapevolezza di potermi misurare in una squadra fortissima. Ora la mia testa è alla Nazionale, ma dopo le vacanze vedremo», parola di Marco Palestra. Il terzino destro di proprietà dell’Atalanta, ha vissuto una stagione eccezionale in prestito al Cagliari - vincendo anche il premio di miglior difensore del campionato - e non nasconde la voglia di grande calcio. Dichiarazioni che, tra l’altro, suonano come un’apertura all’Inter: non è un segreto che i campioni d’Italia abbiano individuato in Palestra un rinforzo ideale da regalare a Cristian Chivu. Tra l’Inter e Palestra, però, ci sono un paio di ostacoli. Il primo è rappresentato dall’Atalanta stessa: un club che non fa sconti per i propri diamanti. Beppe Marotta sarebbe pronto a mettere sul piatto 40 milioni di euro per il terzino della Nazionale. Basteranno? Non è detto. A maggior ragione se dovesse presentarsi il secondo ostacolo: la concorrenza della Premier League. Le prestazioni di Palestra hanno attirato l’attenzione di tante big europee e sarebbe complicatissimo competere con i club inglesi, che potrebbero accontentare la richiesta della Dea: i bergamaschi partono da una valutazione di 50 milioni. PASSATO “MILANESE” Insomma, l’affare per l’Inter avrebbe il retrogusto della beffa, ma non sarebbe un buon motivo per abbandonare la pista. Se prima si è raccontato degli ostacoli, ci sono anche dei fattori che possono favorire un trasferimento a Milano. Innanzitutto i rapporti tra Inter e Atalanta. Nonostante gli attriti per il caso legato ad Ademola Lookman, con la trattativa sfumata l’estate scorsa, le due dirigenze vanno d’accordo, favorendo le contrattazioni. E poi c’è l’elemento Nazionale. I giocatori azzurri dell’Inter, infatti, starebbero corteggiando da settimane l’esterno di proprietà dell’Atalanta. L’affare, tra l’altro, sarebbe slegato da una possibile uscita di Denzel Dumfries (che ha una clausola rescissoria da 25 milioni). Perché l’intenzione dell’Inter è regalare a Chivu una squadra che possa aprire un ciclo vincente (sempre sulle fasce, il tecnico vuole trattenere Carlos Augusto, voglioso di cambiare aria). Palestra, dopotutto, corrisponde a un profilo sempre più ricercato nel calcio moderno: quello dell’esterno di gamba, capace di mettere insieme entrambe le fasi, garantendo spinta continua e ottime doti nell’uno contro uno. Una possibile arma in più per lo squadrone nerazzurro.

2 giugno, Mattarella saluta artisti e sportivi coinvolti nello spettacolo
8 ore fa | Mar 2 Giu 2026 20:55

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2 giugno, Mattarella "Celebriamo un percorso che lega generazioni e territori"
8 ore fa | Mar 2 Giu 2026 20:53

Verdone, Bebe Vio, Cortellesi, Mattarella incontra artisti e sportivi dello spettacolo del 2 giugno
8 ore fa | Mar 2 Giu 2026 20:33

Arianna Fontana regala una medaglia olimpica a Mattarella al Quirinale per il 2 Giugno
8 ore fa | Mar 2 Giu 2026 20:16

Frecce Tricolori sorvolano Roma per la Festa della Repubblica, il video dalla cabina di pilotaggio
9 ore fa | Mar 2 Giu 2026 19:53

Mattarella sale a bordo della Lancia Flaminia e va via dai Fori Imperiali al termine Parata 2 giugno
9 ore fa | Mar 2 Giu 2026 19:42

'Sei il migliore', folla saluta Mattarella che va via dai Fori Imperiali a termine Parata 2 giugno
9 ore fa | Mar 2 Giu 2026 19:37

Mattarella assiste alla Parata del 2 giugno ai Fori Imperiali
9 ore fa | Mar 2 Giu 2026 19:35

Mattarella assiste all'esecuzione Inno di Mameli cantato da Bocelli alla Parata del 2 giugno
9 ore fa | Mar 2 Giu 2026 19:21

Meloni, occhio al dettaglio indossato: "Qualcuno storce il naso? Non mi importa"
10 ore fa | Mar 2 Giu 2026 18:34

Tantissime le persone che hanno accolto Giorgia Meloni alla cerimonia all'Altare della Patria. Il presidente del Consiglio ha percorso a piedi il tragitto sui Fori imperiali. Proprio per questo, stando al racconto di Giorgio Mulè, la leader di Fratelli d'Italia avrebbe optato per una scarpa comoda. Il vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, ai microfoni di Un Giorno da Pecora, ha spiegato: "Con la presidente Meloni abbiamo interloquito sulle scarpe, lei indossava delle sneakers, per carità, eleganti e molto comode, ma delle sneakers. E quando glielo ho fatto notare lei mi ha risposto: 'devo fare la scala dell'Altare della Patria, devo avere una scarpa comoda. E anche se qualcuno storce il naso a me non importa".  Il premier ha partecipato alla cerimonia di deposizione di una corona d'alloro sulla Tomba del Milite ignoto da parte del Capo dello Stato, all'Altare della Patria alle 9.15. Alle 10 ha invece assistito alla rivista militare ai Fori Imperiali. In serata, alle 21, sarà invece in piazza del Quirinale per partecipare all'evento i 'Volti della Repubblica'. Il 2 giugno è "una festa di riconoscenza e di responsabilità: una festa di riconoscenza perché, quello che noi abbiamo oggi, dobbiamo sempre ricordare che qualcuno l'ha costruito prima di noi con grandi storie, con piccoli gesti quotidiani e con piccole scelte di ciascuno; una festa di responsabilità perché dopo tant'anni dobbiamo anche chiederci che Repubblica vogliamo essere domani. Credo che questa nazione abbia tutte le carte in regola per essere se vogliamo più ambiziosa. Credo che, nonostante le difficoltà, stia dando grande prova di sé e mi piacerebbe che fosse anche una festa dell'orgoglio", sono state le sue parole.

2 giugno, Mattarella saluta artisti e sportivi coinvolti nello spettacolo
10 ore fa | Mar 2 Giu 2026 18:11

Dimore storiche, Ciccioli "Fondi di coesione anche per i privati"
11 ore fa | Mar 2 Giu 2026 18:05

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Mattarella va via a termine della Parata, sale sulla Lancia Flaminia e saluta con la mano
12 ore fa | Mar 2 Giu 2026 16:55

Firenze, scritte con minacce a Giorgia Meloni. FdI: "Episodio vergognoso"
12 ore fa | Mar 2 Giu 2026 16:54

"Meloni I° della lista", "Meloni appesa". È questo il contenuto delle due scritte apparse il 2 giugno in un sottopasso del Quartiere 2 di Firenze. Entrambe invocano la morte della presidente del Consiglio, così come denunciato dalle foto pubblicate su Facebook da Simone Sollazzo, consigliere di quartiere nel gruppo di Fratelli d'Italia. "Nel giorno della Festa della Repubblica mi sono imbattuto in queste scritte nel Quartiere 2 che invocano la morte del Presidente del Consiglio - ha scritto in un post -. Un episodio vergognoso che non può essere liquidato come una semplice bravata o come una manifestazione di dissenso politico. In democrazia si può criticare un Governo, contestare una maggioranza, combattere politicamente un avversario. Ciò che non si può fare è alimentare odio e minacce".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47956332]]   Il consigliere ha annunciato che provvederà a scrivere "immediatamente" al presidente del Quartiere e alla sindaca di Firenze, Sara Funaro, "affinché la scritta venga rimossa quanto prima, ma anche perché arrivi una presa di posizione chiara, netta e senza ambiguità su quanto accaduto". "Le istituzioni democratiche meritano rispetto sempre, indipendentemente dal colore politico di chi le rappresenta - ha aggiunto -. E proprio oggi, 2 giugno, questa dovrebbe essere una convinzione condivisa da tutti".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47955967]]   "Mi auguro che la condanna sia unanime e immediata. Perché la democrazia non si difende a giorni alterni e non cambia valore a seconda di chi è il bersaglio - ha concluso -. Troppo spesso infatti assistiamo a indignazioni selettive: parole durissime quando ad essere colpiti sono alcuni, silenzi imbarazzanti quando nel mirino finiscono esponenti del centrodestra o il presidente del consiglio.Solidarietà al nostro Presidente".         Visualizza questo post su Instagram                       Un post condiviso da Simone Sollazzo (@simone_sollazzo_firenze)

Ratzinger, la vedova del maggiordomo fa causa al Fondo Pensioni del Papa: "Vivo con 280 euro al mese"
12 ore fa | Mar 2 Giu 2026 16:33

A sei anni dalla morte del marito, Manuela Citti continua la sua battaglia legale contro il Fondo Pensioni della Santa Sede. La 57enne è la vedova di Paolo Gabriele, l'ex maggiordomo di Benedetto XVI noto come il "corvo" del caso Vatileaks. E ora, la richiesta della donna è quella di aumentare la pensione di reversibilità del marito. La donna vive con una pensione mensile di circa 280 euro, un mutuo ancora da pagare e due figli a carico.  Da qui l'obiettivo di elevare la pensione di reversibilità del marito fino alla soglia minima prevista (800 euro). Una proposta però non accolta: una prima sentenza della giustizia vaticana ha respinto il ricorso. La controversia - spiega il Corriere della Sera - ruota attorno all'interpretazione delle norme previdenziali vaticane e alla volontà che Benedetto XVI avrebbe espresso nei confronti della famiglia del suo ex collaboratore. Dopo il caso Vatileaks e la successiva condanna per furto aggravato di documenti riservati, Gabriele venne infatti graziato da Joseph Ratzinger e successivamente fu reinserito in un'attività lavorativa legata alla Santa Sede.    [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47577627]]   Dopo la morte di Gabriele a causa di una grave malattia, alla vedova venne riconosciuto un versamento una tantum di 110.809 euro relativo agli anni di servizio prestati presso la Santa Sede tra il 1999 e il 2013. Non le è però stata concessa l'integrazione della pensione minima richiesta, né è stato riconosciuto il successivo periodo lavorativo svolto presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura. La difesa sostiene che la normativa non escluda la possibilità di cumulare l'indennità una tantum con il trattamento pensionistico minimo. Ecco allora che il caso torna davanti ai giudici vaticani.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47975357]]

Ecco i Bersaglieri a 'passo di corsa' alla Parata del 2 giugno ai Fori Imperiali
12 ore fa | Mar 2 Giu 2026 16:32

2 giugno, Meloni incontra paracadutista dopo mancato lancio causa vento forte: Ci rifaremo
12 ore fa | Mar 2 Giu 2026 16:22

Musica, Federico Mecozzi: "Battiato è stato per me come un secondo padre"
13 ore fa | Mar 2 Giu 2026 15:48

Il compositore ha presentato a Rimini il suo nuovo disco Traiettorie impercettibili, viaggio tra note e pensieri nelle melodie del grande cantautore siciliano Le melodie di Franco Battiato scomposte e riarrangiate - ma meglio sarebbe dire “ricomposte” - dal polistrumentista, compositore e direttore d’orchestra Federico Mecozzi,  sono il corrispettivo in musica dell’Uomo vitruviano di Leonardo. O - se volete restare nel mondo delle sette note - sono la versione spirituale e moderna del Clavicembalo ben temperato di Bach. Il cerchio e il quadrato dentro i quali iscrivere un’epoca a cavallo fra due secoli e tre generazioni. Che però grazie a Federico e Franco si tengono per mano. Mecozzi stavolta non ha scelto la Rimini rivierasca e un po’ ruffiana “tra i gelati e le bandiere” sublimata da De André e magnificamente deformata da Dalla ma è voluto tornare nella Romagna più sua, quella dell’entroterra marecchiese, sul letto dell’antico fiume Ariminum (oggi Marecchia) che al capoluogo romagnolo ha dato il nome. È la terra dei suoi padri. Concetto romantico che Federico presentando da par suo, con quel mix perfetto di emozione, umile dignità e grande coraggio, ha voluto evocare, restituendo alla sua gente un “Battiato vissuto quasi come un secondo padre”. Sicché si capisce la scelta intima, quasi un’ultima confessione prima di partire verso quelle Traiettorie impercettibili, titolo dell’album del musicista romagnolo classe 1994, freschissimo di uscita e dedicato in toto al cantautore di Riposto. Un omaggio, quello di Rimini, celebrato non in un teatro o un anfiteatro classico, come si confà da sempre alle armonie mediterranee del Battiato siculo e naturalmente connesso con altri fiumi, quelli della Mesopotamia, ma in un contesto naturale, figlio di un’utopia sociale che dal basso, dal degrado di un’area verde, si esalta e diventa politica aristocratica, espressione del governo dei filosofi, dei letterati. E il luogo un Parco degli Artisti dove tutto può compiersi. Proprio come sognava  il maestro. La cui voce muta in parola parlata, nella splendida retorica civile e indignata che negli anni ha accompagnato brani come Povera patria o Inneres Auge. E a levarsi allora è l’eco di un altro canto, quello di Federico, sulle note di un suo bellissimo brano autografo, Motionless  in cui il Mecozzi cantante mette a nudo persino il pianoforte col quale sceglie di accompagnarsi. E tutto allora prende e coglie sensi ulteriori, all’alba di un giugno italiano e quest’anno così orgogliosamente repubblicano, esattamente ottant’anni dopo il referendum che diede il voto alle donne e aprì l’Italia a un’altra idea di Europa. In cui anche la lingua tedesca aveva bisogno di essere riletta e pacificata. Come, se non con le note dell’Inno alla Gioia di Beethoven che nella versione “paracantautorale” di Mecozzi, d’un tratto, col suo violino sembra evocare persino quella Samarcanda resa meno lontana da un altro grande autore italiano: Roberto Vecchioni. Da dove, per tornare in questo giugno 2026, si deve passare per l’indiavolata danza araba che Federico, nel suo primo album, Awakening, intitolò Desert Dance, volto moderno ma ancora potentemente identitario di quel medioriente che si staglia sempre più presente nella quotidianità globalizzata e nichilista di ognuno di noi. Figli di un’occidente mai quanto oggi in crisi. Che Battiato, già vent’anni fa con le parole del suo autore filosofo, Manlio Sgalambro, aveva preconizzato ne Il vuoto. E oggi, mixato con le note degli anno venti del figlio-epigono Mecozzi, si riempie di traiettorie ulteriormente e ancora diversamente percettibili.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47992941]] [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47992942]]

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13 ore fa | Mar 2 Giu 2026 15:35