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Il progetto di riabilitazione tramite lo sport coinvolge ora anche il club bianconero, che si aggiunge all’Inter. Grazie a Enel Cuore, ente filantropico del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo, si tengono corsi formativi da allenatore per minori e giovani adulti negli istituti penitenziari. L’obiettivo è ridurre la recidiva e costruire nuove competenze Il calcio esce dallo stadio ed entra nelle vite più fragili, diventando strumento educativo e di reinserimento sociale, con corsi dedicati per i giovani detenuti dando loro la possibilità di imparare un mestiere, quello dell’allenatore di base. Con il sostegno di Enel Cuore, il Twinning Project accelera la sua espansione in Italia e al fianco del progetto scende in campo una big del calcio italiano, la Juventus Football Club, che si aggiunge all’FC Internazionale Milano. Il club bianconero entra ufficialmente nel programma internazionale che “gemella” società calcistiche professionistiche e istituti penitenziari, con l’intento di costruire percorsi formativi rivolti ai giovani in condizioni di fragilità. Un modello che punta a trasformare il pallone in una leva concreta di cambiamento, capace di incidere su competenze personali, relazionali e professionali. L’obiettivo è costruire un ponte tra esperienza sportiva e crescita individuale, offrendo ai partecipanti (detenuti a fine pena, che stanno scontando gli ultimi 24 mesi), strumenti utili per il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro. Il calcio diventa così un linguaggio universale, capace di creare fiducia, disciplina e nuove prospettive. Nel caso della Juventus, il progetto si concretizza con un percorso educativo strutturato presso l’Istituto Penale per Minorenni “Ferrante Aporti” di Torino. Quattro allenatori del settore giovanile bianconero guideranno i partecipanti in dodici incontri, alternando lezioni teoriche e attività pratiche sul campo. Il programma non si limita all’insegnamento del gioco del calcio, ma si concentra sullo sviluppo di competenze trasversali fondamentali: comunicazione efficace, lavoro di squadra, leadership, gestione dei conflitti e capacità di riflessione personale. Il Twinning Project ETS rappresenta oggi uno dei modelli più strutturati a livello internazionale nell’ambito della riabilitazione attraverso lo sport. Nato nel Regno Unito nel 2018, il programma è stato sviluppato in collaborazione con il sistema penitenziario britannico e con le principali istituzioni calcistiche, tra cui la Football Association e la Premier League. Nel tempo ha costruito una rete di 73 club professionistici gemellati con istituti penitenziari. L’espansione internazionale, avviata nel 2023 con il supporto della FIFA, ha portato il progetto in diversi continenti, dagli Stati Uniti al Sudafrica, fino all’Europa e all’America Latina. In totale, sono oltre 6mila i partecipanti coinvolti nei percorsi formativi. Come detto l’altro club attivo è l’Inter che ha concluso il primo ciclo di formazione in collaborazione con Kayros, comunità residenziale per minori di Milano. Il programma, articolato in tre mesi di incontri settimanali, ha coinvolto 14 giovani in un percorso che unisce formazione calcistica e sviluppo di competenze personali. Al termine del ciclo, i partecipanti hanno ricevuto un attestato in “Leadership nello sport”, simbolo di un percorso strutturato e orientato al reinserimento sociale. Il ruolo di Enel Cuore è centrale nello sviluppo del programma in Italia. Il sostegno dell’ente filantropico attivo da oltre 20 anni al fianco delle più importanti realtà del terzo settore, permette infatti al Twinning Project di ampliare la propria presenza territoriale e di attivare nuovi percorsi in più città, come quello di Torino, con un’attenzione particolare agli istituti penitenziari minorili e ai giovani adulti. Il valore aggiunto del Twinning Project risiede nella sua capacità di unire mondi distanti: il calcio professionistico, il sistema penitenziario e il terzo settore. L’ingresso della Juventus segna una nuova fase di crescita per il progetto in Italia, che punta a rafforzare il proprio impatto sociale attraverso una rete sempre più ampia di club e istituzioni. Twinning Project, infatti, coinvolgerà prossimamente anche altre squadre di serie A. Un modello a cui Enel Cuore crede molto, poiché mette al centro le persone, prima ancora degli atleti o dei risultati sportivi, e prova a dimostrare come il gioco del calcio, oltre la competizione, possa diventare uno strumento reale di inclusione e di riscatto sociale.
La sfida di Alex Zanardi alla vita, alla morte e al destino è cominciata nel 1979: lui aveva solo 13 anni e la sorella maggiore era scomparsa in un incidente stradale. Un anno dopo, il papà regalò ad Alex un kart e da lì sbocciò la sua storia umana e sportiva, tragica e gloriosa insieme. Zanardi è scomparso a 60 anni, ma può ben dire di aver vissuto due, tre vite. E forse non morirà mai davvero. Da ragazzo ha raggiunto le più alte vette sportive, debuttando con la Jordan nel 1991 in Formula 1. Quindi il passaggio alla Lotus e l'avventura in America, con i successi nella Formula Cart. Il grande Frank Williams lo richiama in F1, ma non va bene. Il bolognese resta però nel mondo delle quattro ruote. Il 15 settembre 2001, durante una gara del campionato Champ Car al Lausitzring, in Germania, il canadese Alex Tagliani si schianta contro la sua vettura, tranciandola a metà. Zanardi nello schianto perde di netto le due gambe, amputate. E' a un passo dalla morte, ha un solo litro di sangue in corpo, ma viene miracolosamente soccorso e salvato sul posto. Il cappellano in pista gli conferisce l'estrema unzione, eppure Alex ce la fa, dopo un calvario di mesi fatti di operazioni chirurgiche e arresti cardiaci. Parte una nuova avventura: le protesi, un recupero prodigioso, oltre l'umano, una forza mentale senza limiti. Zanardi si innamora del paraciclismo, diventa il testimonial mondiale dell'handbike, conquista ori alle Paralimpiadi di Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016, centra primati mondiali. Sbarca pure in tv, come conduttore del mitico Sfide. Chi meglio di lui. Si arriva infine al 19 giugno 2020. Zanardi, instancabile promotore, organizza una staffetta di beneficenza in handibike in Toscana. A Pienza perde il controllo in curva del suo mezzo e viene centrato in pieno da un camion che procedeva in senso opposto. Lo schianto frontale è tremendo, Alex finisce ancora una volta in fin di vita. Dopo mesi di inchieste e sospetti, si appurerà la verità: nessun errore o distrazione del camionista, nessun problema con l'asfalto in quel tratto della Statale 146. Si è trattato di una atroce fatalità. In condizioni disperate, non ha alcuna intenzione di mollare. Il suo corpo sembra indistruttibile, nonostante le ferite e le cicatrici. Nel gennaio del 2021, 6 mesi dopo e i passaggi in un centro specializzato di Lecco e al San Raffaele di Milano, Zanardi si risveglia dal coma nel gennaio 2021. Viene trasferito a Padova, insieme a lui la moglie Daniela e il figlio Niccolò. L'ultimo Natale lo ha trascorso a casa.
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La prima vita di Alex Zanardi, scomparso a 60 anni venerdì Primo maggio (come Ayrton Senna) finisce il 15 settembre 2001 al Lausitzring, in Germania. Nella gara di Champ Car, dopo una sosta ai box e nella fase di rientro in pista, la monoposto del pilota bolognese, ex Williams in Formula 1, perse il controllo a bassa velocità su un tratto sporco e la sua Reynard Honda - praticamente ferma sulla pista - venne centrata in un impatto violentissimo dalla Forsythe guidata dal canadese Alex Tagliani. Nell'impatto, avvenuto a circa di 320 km/h, la vettura di Tagliani spezzò a metà la monoposto di Zanardi, il quale subì l'amputazione immediata di entrambe le gambe. Quando arrivò il responsabile medico della Cart, Steve Olvey, le gambe erano staccate dal corpo e il sangue colava sull'asfalto. Bloccò il flusso chiudendo le arterie femorali, ma Alex in quel momento aveva solo un litro di sangue in corpo. Lo trasportarono in elicottero all'ospedale di Berlino, ma il cappellano prima di partire gli impartì l'estrema unzione. L'elisoccorso atterrò sul tetto dell'ospedale e il chirurgo responsabile dell'ospedale lo operò la prima volta già su quel tetto. Saranno quindici le operazioni, quattro i giorni di coma, sei le settimane di ricovero. Il 31 ottobre 2001 venne dimesso dalla clinica tedesca, pronto ad affrontare la seconda parte della sua straordinaria vita. Zanardi non si arrese, recuperò dall'infortunio e si reinventò. Tornò a camminare con le protesi e anche a correre in macchina, in diverse categorie. Ma la nuova passione divenne l'handbike: quarto alla sua prima gara, la Maratona di New York, nel 2007. Nel 2011, conquistò il record sui 42 km nella Grande Mela. A Londra 2012 arrivarono i primi ori paralimpici. Quattro anni più tardi, a Rio 2016, conquistò altri due ori e un argento nella gara in linea. Tra il 2013 e il 2019 conquistò anche 12 titoli mondiali, che ne fecero il più vincente di sempre nella storia del paraciclismo.
Anche il mondo della politica piange Alex Zanardi, e non potrebbe essere altrimenti perché il 60nne ex pilota di Formula 1 e pluri-campione paralimpico di handbike, scomparso a 60 anni, come pochi in Italia e nel mondo è stato simbolo di forza, coraggio, voglia di vivere. "L’Italia perde un grande campione e un uomo straordinario, capace di trasformare ogni prova della vita in una lezione di coraggio, forza e dignità - scrive la premier Giorgia Meloni su Instagram -. Alex Zanardi ha saputo rimettersi in gioco ogni volta, affrontando anche le sfide più dure con determinazione, lucidità e una forza d’animo fuori dal comune. Con i suoi risultati sportivi, con il suo esempio e con la sua umanità, ha dato a tutti noi molto più di una vittoria: ha dato speranza, orgoglio e la forza di non arrendersi mai. A nome mio e del Governo rivolgo un pensiero commosso e la più sincera vicinanza alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene .Grazie di tutto, Alex". "È con sincero e profondo dispiacere che ho appreso la notizia della scomparsa di Alex Zanardi, straordinario esempio di forza, coraggio e determinazione. Un grande campione italiano, capace di trasformare le difficoltà in un messaggio di speranza per tutti. Alla sua famiglia rivolgo le più sentite condoglianze, mie personali e del Senato della Repubblica", commenta sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa. "Buon viaggio Alex, grande uomo, sportivo e combattente", aggiunge il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. Per Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, Zanardi "ha insegnato a tutti cosa significa non arrendersi mai. Un esempio straordinario di forza, dignità e amore per la vita, che resterà nel cuore degli italiani. Condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari". "Bologna piange uno dei suoi più grandi campioni, di sport e di vita. Anche per questo il Comune di Bologna gli conferì il Nettuno d'oro nel 2012: per aver 'dimostrato di essere un grande campione nella vita e nello sport, e grazie al suo impegno nel sociale ha ridato speranza a molte persone disabili, diventandone punto di riferimento' - ricorda Matteo Lepore, sindaco di Bologna. "Il più profondo cordoglio mio e dell'amministrazione comunale alla moglie, alla famiglia, agli amici, ai colleghi e a tantissimi tifosi. Bologna saprà ricordarlo degnamente". Luca Pancalli, ex presidente del Comitato italiano paralimpico, all'agenzia LaPresse ricorda "tutti i momenti straordinari vissuti insieme, io da presidente e lui da atleta, le tante chiacchierate private che abbiamo fatto parlando dei nostri figli e dei progetti, oltre che del futuro del nostro movimento. Sarebbe stato una ottima una meravigliosa guida per il comitato paralimpico. Conserverò di lui l'abbraccio dopo la sua medaglia a Rio 2016. Un esempio per tutti e uno straordinario motore e acceleratore della nostra famiglia paralimpica. Ha sempre dato un grandissimo contributo fuori e dentro il campo". Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Giorgia Meloni (@giorgiameloni)
Da oggi "il governo che ho l'onore di guidare diventa il secondo più longevo della storia repubblicana". Lo scrive su Instagram la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. "Non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani. Grazie a chi continua a sostenerci, a credere nel nostro lavoro e nella serieta' del nostro impegno. Andremo avanti con determinazione per completare il percorso avviato, con rispetto per il mandato ricevuto dai cittadini italiani e con una sola bussola: l'interesse nazionale", aggiunge il presidente del Consiglio. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Giorgia Meloni (@giorgiameloni) Sui 68 governi della storia della Repubblica italiana, quello Meloni, oggi, diventa come detto il secondo più longevo di sempre. Con i 1.288 giorni trascorsi dal giuramento al Quirinale del 22 ottobre 2022, la premier supera il quarto esecutivo guidato da Silvio Berlusconi (1287 in carica), di cui peraltro faceva parte come ministra della Gioventù, ed è distante 124 giorni da quello che il Cav guidò dall'11 giugno 2001 al 23 aprile 2005 (1412 giorni in carica). Per trovare un esecutivo di centrosinistra bisogna scendere al quinto posto della classifica: è Matteo Renzi, con i suoi 1.024 giorni a palazzo Chigi, che occupa la prima posizione tra i governi più longevi della storia repubblicana guidati non dal centrodestra. Mentre il primo governo di Bettino Craxi (anche il primo esecutivo guidato da un esponente del Psi), che rimase in carica dal 4 agosto 1983 al 1º agosto 1986, è al quarto posto in assoluto (e il primo della Prima Repubblica) con i suoi 1093 giorni di 'anzianità'. Tra i più corti ci sono, invece, il Fanfani I, appena 22 giorni (dal 19 gennaio al 10 febbraio 1954), il De Gasperi VIII, 32 giorni (dal 16 luglio al 17 agosto 1953) e lo Spadolini II, 100 giorni (dal 23 agosto al 1º dicembre 1982).
Il mondo dello sport e non solo dice addio ad Alex Zanardi, 60 anni di gloria e tragedia. E soprattutto di sfida: alla malasorte e ai limiti fisici e mentali dell'uomo. La sua storia straordinaria è stata un lungo e continuo inno alla vita, perché Zanardi a scrivere la parola fine non si era mai rassegnato: lo ha fatto ieri sera - come annuncia stamattina la famiglia - morendo dopo sei anni di lotta estrema contro l'ennesimo torto che la vita gli aveva fatto. L'ex pilota bolognese di Formula 1 e campione-simbolo delle Paralimpiadi se ne è andato il 1° maggio, nello stesso giorno che 32 anni fa si portò via un altro gigante delle corse come Ayrton Senna, e lascia un'eredità fatta di coraggio e grandezza umana e morale. La sua esistenza, sempre al limite, con la morte aveva fatto i conti più volte, ma lui non si era lasciato spaventare, gli era sfuggito per ripartire con la solita grinta, sorretto da una forza di volontà fuori dal comune, con quell'immancabile e contagioso sorriso. Bolognese, classe '66, papà idraulico, mamma sarta, Zanardi è stato l'uomo che visse due volte, o anche più: amante dello sport, la velocità, la corsa, le macchine sono la grande passione del giovane emiliano. Nemmeno la morte della sorella maggiore in un incidente stradale, nel 1979, lo aveva fatto desistere. E infatti diventa pilota automobilistico. A 14 anni il papà gli aveva regalato il primo kart. Così aveva cominciato Zanardi, per poi fare la trafila nelle formula minori ed approdare in Formula 1, nel 1991, con la Jordan. Nel Circus sarebbe rimasto fino al 1994, guidando anche per la Lotus. I risultati però non sono quelli attesi e Zanardi si trasferisce negli Stati Uniti, dove si dedica alla Formula Cart. Tra il '96 ed il '98 le sue stagioni migliori. Nel 1999 Frank Williams lo vuole sulla sua macchina. Ma non è un ritorno fortunato ed il pilota bolognese chiude la carriera con 44 gran premi, e un punto raccolto. E' proprio alla guida che la vita lo mette subito di fronte a una prova durissima: il 15 settembre 2001, durante una gara del campionato Champ Car al Lausitzring, in Germania, uno schianto terribile, Zanardi perde improvvisamente il controllo della vettura, che viene centrata dal pilota Alex Tagliani. Nell'incidente perde entrambi gli arti inferiori, che gli vengono amputati. Rischia di morire dissanguato, ma non perde mai conoscenza. In qualche modo riescono a portarlo vivo in ospedale, a Berlino. Seguiranno mesi di sofferenza scandita dalle operazioni, il lento recupero, il riscatto, il ritorno. Subisce 16 interventi chirurgici e 7 arresti cardiaci, ma riesce a sopravvivere. Alex non si accontenta di andare avanti, lui vuole tornare a gareggiare, a sentire di nuovo l'adrenalina della competizione. Scopre la passione per il paraciclismo: disciplina che lo porta a vincere quattro ori alle Paralimpiadi tra Londra 2012 e Rio 2016, oltre a otto mondiali su strada. In mezzo diversi libri autobiografici e divulgativi, e la fortunata conduzione televisiva di Sfide. Ma il destino doveva riservargli ancora un altro brutto scherzo: il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike, la morte bussa di nuovo alla spalla dell'ironman azzurro. Zanardi rimane coinvolto in un incidente sulla Statale 146 a Pienza, in Toscana, perde il controllo della handbike e si scontra con un camion che arriva dalla corsia opposta. L'impatto è devastante; ma Alex sopravvive, nonostante le condizioni siano disperate. Sottoposto a numerosi interventi resta in coma oltre un mese, subisce altre operazioni e viene trasferito dapprima in un centro specializzato di Lecco e, a seguito di alcune complicazioni, in terapia intensiva all'Ospedale San Raffaele di Milano. Un'altra rinascita, viene trasferito a Padova, a gennaio 2021 riacquista la coscienza. La famiglia, l'inseparabile moglie Daniela e il figlio Niccolò, lo tengono al riparo dal mondo esterno: farà Natale a casa Alex, l'uomo dalle mille sfide e dalle altrettante vite. A tutti è sempre apparso immortale, per quei miracolosi, ogni volta, ritorni alla vita.