Rassegna Stampa Quotidiani
Libero Quotidiano
America Week - Episodio 61
4 minuti fa | Ven 10 Apr 2026 10:55

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Presta "Mi batterò sempre per una televisione onesta e professionale"
4 minuti fa | Ven 10 Apr 2026 10:55

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Realpolitik - Iran: Che fine fa la tregua?
29 minuti fa | Ven 10 Apr 2026 10:30

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Italpress €conomy - Puntata del 10 aprile 2026
1 ora fa | Ven 10 Apr 2026 09:40

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Sequestrati beni per un milione a un pericoloso narcotrafficante al 41 Bis
1 ora fa | Ven 10 Apr 2026 09:15

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Mercato immobiliare dinamico ma sul futuro pesano le incognite sui tassi
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:52

Sequestrato portale e-commerce, vendeva grandi marchi taroccati
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:45

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Presta "Mi batterò sempre per una televisione onesta e professionale"
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:41

Claudio Amendola: la Bottiglieria? Parleremo con nuova proprietà
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:41

Otto e mezzo, De Benedetti demolisce Pd e M5s: "Di insalate non me ne intendo"
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:38

Le guerre di Trump e Netanyahu e le reazioni di Meloni e del governo italiano, alle prese con una ricostruzione post-fallimento al referendum. Di questo si è dibattuto nell’ultima puntata di Otto e Mezzo, il talk di approfondimento politico e sociale di La7, condotto da Lilli Gruber a seguire del telegiornale serale di Enrico Mentana. Tra gli ospiti, in collegamento da Dogliani, c’è anche l’imprenditore Carlo De Benedetti, che ha dato un giudizio sì lusinghiero su Elly Schlein, meno sul campo largo e le primarie. Queste le parole di De Benedetti: “Il Partito Democratico è un partito un po' schizofrenico che non riesce a stare insieme, ma non con altri, bensì con sé stesso. Io trovo che la Schlein ha fatto un eccellente lavoro nel ricostruire il Partito Democratico, lo ha preso che era a pezzi e lo ha portato al 22%. Mi è piaciuto molto il suo intervento alla Camera, è stato un intervento da capo dell'opposizione”. La Schlein, con una frase ad effetto, aveva attaccato la Meloni sul referendum: “Lei ci sfida, ma le dò una notizia: l’avete già persa quella sfida, perché avete sfidato la Costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto nelle urne”. Guarda il video di Carlo De Benedetti a Otto e mezzo su La7   La conduttrice, allora, gli chiede quale sia il passo successivo: “Lei è favorevole alle primarie all'interno del centrosinistra?”. E qui De Benedetti piazza la battuta: “No, guardi io di insalate non me ne intendo”. Sorridendo, la Gruber chiede: “Perché dice così? Sarebbe un miscuglio?”. De Benedetti spiega: “Chi mangia la carota, chi il pomodoro, dalle primarie si esce più divisi e astiosi di prima”. La domanda della conduttrice, allora, diventa legittima: “Come si sceglie il leader allora?”. De Benedetti è spiazzante: “Lo sceglierà Mattarella”. La Gruber brancola: “In che senso?”. De Benedetti allora chiude così: “Nel senso che affiderà l'incarico in proporzione alla difficoltà della situazione economica in cui ci troviamo alla persona che gli ispira più fiducia nell'interesse del Paese o se vogliamo dirla come fa la Meloni, della Nazione”.

Dritto e rovescio, Donzelli zittisce Luisella Costamagna: "A sinistra non ci riuscite!"
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:28

Che effetti ha sull’Europa e, in particolare, sull’Italia questo 2026 caratterizzato da tensioni e guerre, ultima quella con l’Iran da parte di Stati Uniti e Israele. Che effetti dal punto di vista commerciale, diplomatico, energetico e sociale possono scaturire dalla chiusura dello stretto di Hormuz, snodo cruciale per le risorse energetiche dell’Occidente? È un dibattito che si è scatenato nell’ultima puntata di Dritto e Rovescio, talk di Rete4 condotto da Paolo Del Debbio. Con lo scontro tra la giornalista Luisella Costamagna e il responsabile nazionale dell'organizzazione di Fratelli d’Italia alla Camera, Giovanni Donzelli. Quest’ultimo rivendica un po’ più di amor patrio da parte dell’opposizione: “Pietà un attimo con questo disfattismo antinazionale che vedo sempre a tutti. Gli altri fanno sempre meglio di noi, ma un po' di orgoglio nazionale. Invito Luisella Costamagna ad andare al confine fra l'Italia e la Francia a Ventimiglia e vedrà che ci sono le code dei francesi che vengono a fare benzina in Italia, perché in Italia abbiamo fatto i migliori sconti al carburante rispetto alla Francia e al resto dei paesi europei. Però per voi l'Italia fa sempre male, perché a sinistra non riuscite ad amare la patria, mai. Se poi c'è il governo alla destra, allora per forza è tutto sbagliato. Amatela un po' questa nazione, un po' d'orgoglio”. Poi l’affondo di Donzelli alla stampa: “Abbiamo un'opposizione di giornalisti e di parlamentari che è concentrata a criticare Giorgia Meloni, quando si è dimessa la Santanché si doveva mettere un mese prima o un mese dopo, provare a infangare le istituzioni e inventarsi che la Meloni adesso sarebbe addirittura mafiosa per un selfie fatto sette anni fa, a una qualsiasi occasione, e vorrei vedere quanti selfie ha fatto Costamagna senza sapere chi la incontrava per strada. Abbiamo le opposizioni che pensano solo a fare un teatrino irresponsabile e gli italiani davanti a questo vedono da un lato Giorgia Meloni e la sua credibilità, dall'altro opposizioni che non propongono nulla, ma sanno solo guardare il calendario, i selfie e fare un'opposizione strumentale e ridicola”. La Costamagna, allora, replica condannando l’atteggiamento del premier nei confronti di una condotta di guerra sbagliata da parte degli USA: “Questa condanna chiara, netta di una guerra scellerata e illegale scatenata da Trump e Netanyahu nei confronti dell'Iran e anche del Libano, francamente, non l'ho sentita e mi manca. Una guerra che ci sta facendo pagare prezzi salatissimi, non solo in termini economici, ma ci dimentichiamo anche dei rischi attentati. Manca una risposta seria ed efficace del governo sull'emergenza energetica, perché i decreti del governo sulle bollette e sul caro carburante sono assolutamente insufficienti. E manca una risposta ai tanti problemi degli italiani che non nascono con la guerra. C'erano già prima i dati economici negativi del nostro paese, che secondo me hanno pesato fortemente sul no al referendum. Le pensioni non è che dipendano da Trump, le condizioni della nostra sanità non dipendono da Trump e dalla guerra. I salari, l'immigrazione. E poi francamente è mancato in questa informativa anche una spiegazione delle vicende come minimo imbarazzanti che riguardano il governo, con tanto di dimissioni tardive di Delmastro, Bartolozzi, Santanché, fino alla relazione del ministro Piantedosi”.   "Per voi l'Italia fa sempre male perché a sinistra non riuscite mai ad amare la patria!" #drittoerovescio pic.twitter.com/29XF6N8HnS April 9, 2026

Melania Trump: Non sono una vittima di Epstein e lui non mi ha presentato a Donald Trump
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:27

Sinner, stanchezza e dolori: cos'è successo veramente
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:22

Jannik Sinner vince, ancora. Questa volta, però, lo fa ricordandosi di essere umano. Non è la versione dominante, lineare, quasi automatica, vista nelle ultime settimane, è una versione più fragile, più intermittente, ma proprio per questo forse ancora più significativa. Perché nel 6-1 6-7(3) 6-3 con cui supera Tomas Machac e conquista il quarto... quarto di finale a Monte Carlo in cinque partecipazioni, c’è dentro tutto: il controllo, il calo, il dubbio e poi la reazione. C’è, soprattutto, la sua mentalità. Il primo set è quello del tipico copione, quasi una prosecuzione naturale di quanto visto sul cemento prima e nell’esordio qui sulla terra monegasca nel match con Humbert, poi: ritmo alto, pressione costante, Machac subito fuori giri. Sinner domina 6-1, senza concedere appigli. Poi però la partita cambia: la percentuale di prime scende, la schiena probabilmente che manda qualche segnale (anche se non preoccupante), la percorrenza sul campo diventa più lunga. Il ceco ne approfitta a metà, perché sul 5-2 nel secondo set ha la partita in mano, va a servire per andare subito al terzo ma, complice la tensione del momento, non la chiude, lasciando rientrare l’azzurro fino al 5-5. È il tie-break, perso, ad allungare il match e a spezzare la striscia di 37 set consecutivi vinti da Sinner nei Masters 1000. Ed è proprio al terzo che Sinner fa la differenza, non scappando dalla difficoltà del momento, complice anche una sensazione di malessere avvertita in campo. Nel terzo set alza il livello quando serve, trova il break nel terzo gioco e lo difende con ordine, fino alla fine. Non è il miglior Sinner, ma è quello che basta. Ed è forse questo il segnale più importante.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47204628]]   COMPLICAZIONI «Oggi non è stato facile, mi sono trovato in una situazione complicata», ammette. «Quando avevo bisogno ho messo l’energia che avevo, ho cercato di alzare il livello ed è così che l’ho portata a casa». Non c’è ricerca di alibi, ma una lettura lucida del momento: «Tutto parte dagli allenamenti, dal cercare di finire bene anche quando sei stanco». Monte Carlo, poi, non è un torneo qualsiasi. È casa, nel senso più concreto del termine. «Qui posso dormire nel mio letto, sono piccole cose che fanno la differenza». E mentre Sinner lotta e passa, Carlos Alcaraz fa lo stesso. Lo spagnolo supera Tomas Etcheverry 6-14-6 6-3 in un match che ricalca quasi perfettamente quello dell’azzurro: partenza facile, passaggio a vuoto, poi la capacità di rimettere ordine. È un testa a testa che continua, non solo nei risultati ma nelle modalità. Due numeri uno che si inseguono senza dirlo, senza forzarlo. «Sia io che Carlos sappiamo la situazione, ma gioco per i titoli. La classifica in questo momento è secondaria. Non sto a rincorrere il numero 1» chiarisce Sinner. Eppure, partita dopo partita, lo sta facendo. Vissuta dalle tribune del Monte Carlo Country Club, la sensazione che lascia questa partita, non è nella perfezione, che non c’è stata, ma nel aver saputo allenare la difficoltà, affrontando una situazione nuova per gli ultimi tempi, anche quando il corpo manda segnali, quando la partita si complica. È stato in questo contesto che Sinner ha saputo ricordare a tutti e a se stesso come riprendere in mano le redini di una partita che sembrava poter sfuggire.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47206012]] Giocherà oggi, secondo match dalle 11, sul campo Ranieri III, il quarto di finale con il canadese Felix Auger-Aliassime. Si ferma invece Matteo Berrettini, battuto da Joao Fonseca 6-3 6-2. Una prestazione brillante, quella del brasiliano, che conferma quanto di buono si dica su di lui e quanto il futuro, in fondo, sia già cominciato.

Vertice Tajani-Marina Berlusconi, le indiscrezioni: che nome spunta
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:22

Una cosa è certa: lunedì Antonio Tajani si recherà a Beirut in missione da ministro degli Esteri «per la stabilità del Paese. Ma prima della polveriera libanese, il leader di Forza Italia dovrà affrontare oggi a Milano il pranzo con Marina e Pier Silvio Berlusconi. Un incontro per discutere del partito come ne avvengono tanti tra i figli del Cavaliere e il segretario degli azzurri, se non fosse che stavolta sul tavolo verrà servito il nome del nuovo capogruppo alla Camera. Rumors parlano di Enrico Costa nel caso in cui Paolo Barelli, attuale guida di Fi a Montecitorio, dovesse essere sacrificato in ragione del rinnovamento. Dieci giorni fa Tajani non aveva escluso un suo addio nel caso in cui da Milano gli avessero fatto saltare il fedelissimo Paolo. Poi le voci di dimissioni da leader sono rientrate, ma oggi è il gran giorno delle trattative e con il vicepremier ci sarà anche Gianni Letta nel ruolo di saggio mediatore ed «eminenza azzurrina» a tentare di trovare una soluzione che non scontenti nessuno. Un cambio rumoroso nella truppa dei forzisti è già avvenuto al Senato, con il passaggio del testimone da Maurizio Gasparri a Stefania Craxi, al termine di una rocambolesca raccolta firme. Il vertice odierno potrebbe determinare un nuovo cambiamento negli assetti azzurri, tanto più che oltre al nodo del capogruppo a Montecitorio è scoppiata la grana dei congressi regionali. Ma andiamo con ordine.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47015236]]   A differenza dell’ultima volta, oggi a Milano non ci sarà solo Marina ad accogliere Tajani, ma anche il fratello Pier Silvio, a testimonianza di come i due fratelli si muovano in perfetto accordo per il bene del partito fondato dal padre. I due lavorano all’unisono in qualità di imprenditori e cittadini, più che di aspiranti politici. Tradotto: non c’è alcuna notizia di possibili discese in campo alle prossime Politiche né da parte del numero uno di Mediaset né per quanto riguarda la sorella, presidente Mondadori. Ciò non toglie però che i due siano particolarmente attenti alla politica e in particolare alla creatura fondata dall’illustre genitore di cui conoscono anche i costi di gestione. Dunque, pur dichiarandosi sempre soddisfatti del lavoro di Tajani, che ha saputo anche aumentare i consensi di Fi, non è un mistero che ci sia la volontà da parte dei Berlusconi di innovare ancora di più e di fare qualche aggiustamento. Sarà Enrico Costa a prendere il posto di Barelli? In Transatlantico qualcuno fa notare che così i due capigruppo delle Camere sarebbero entrambi “figli di” (Enrico è figlio di Raffaele Costa, segretario del Partito Liberale, inoltre aveva lasciato Berlusconi prima per Alfano poi per Calenda). E poi bisogna dare un giusto risarcimento a Barelli, il quale potrebbe rientrare nel giro delle poltrone vacanti al governo se non fosse che è presidente della Federazione Italiana Nuoto, ruolo che dovrebbe lasciare se diventasse sottosegretario.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47048802]]   Ma c’è pure l’ipotesi un doppio passaggio e cioè l'approdo di Maurizio Casasco al governo con Barelli che lo sostituirebbe alla presidenza della commissione di vigilanza sull’analisi tributaria. Altri nomi che circolano: Giorgio Mulè, Deborah Bergamini e Pietro Pittalis, mentre Orsini si è chiamato fuori. Come se non bastasse, c’è maretta sui congressi regionali che nell’idea di Tajani dovrebbero partire subito per arrivare a quello nazionale nel 2027. Per Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vicesegretario del partito, Tajani deve restare leader ma il congresso deve tenersi dopo le Politiche: «No al partito delle tessere, dei congressi come rito novecentesco».

America Week - Episodio 61
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:19

Omicidio Rogoredo, Cinturrino arriva in tribunale per l'incidente probatorio
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:18

Marchigiani curati male per colpa della destra? Record di longevità
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:15

Quando i politici vogliono vincere le elezioni ma hanno pochi argomenti, si aggrappano alla sanità come a un’autoambulanza, sperando che li porti a destinazione. In Italia la sanità per definizione non funziona, attaccarla è una sorta di flebo per il candidato senza idee, perché tutti noi, quando siamo malati o abbiamo bisogno, siamo fragili, vulnerabili, talvolta irrazionali. Posto che il diritto alla salute è stabilito dalla Costituzione, per valutare quanto le lagnanze della politica siano propaganda e quanto invece si basino sulla realtà, passiamo a qualche dato pratico. La sanità pubblica si paga con i soldi. L’Italia, se si escludono il Principato di Monaco, San Marino e un altro paio di staterelli plutocratici, è tra le cinque nazioni al mondo dove si vive di più. In Europa siamo secondi solo alla ricchissima Svizzera. Non siamo però tra le cinque nazioni più ricche del mondo; anzi, siamo oltre il trentesimo posto. Ne deriva, se non vogliamo credere alla favola che viviamo più a lungo degli altri perché beviamo il vino e mangiamo la pizza, che abbiamo una sanità più efficace di quello che ci possiamo permettere. Questo ragionamento prende le fila dai dati pubblicati dall’Istat, in base ai quali le tre Regioni dove si vive di più in Italia sono, nell’ordine, Marche, Umbria e Molise. Quella invece dove si muore prima è la Campania, maglia nera. Il fatto che nel 2023, anno al quale si riferiscono gli ultimi dati disponibili, i territori longevi fossero amministrati tutti dal centrodestra è forse una casualità, ma è utile rilevarla. Che invece il sistema sanitario campano sia da sempre nelle mani della sinistra è cosa nota, e forse anche buona parte del problema. Ciò che preme però ricordare, a futura memoria, è che nelle ultime campagne elettorali per le Regionali l’argomento principale, se non il solo, del campo largo per spodestare i governatori di centrodestra è stato l’attacco sulla sanità. Nelle Marche di Francesco Acquaroli c’è quello che è risultato il miglior ospedale pubblico d’Italia, le Torrette di Ancona. Questo non ha impedito al dem Matteo Ricci di accusare il rivale di aver allungato i tempi per le visite, volere spingere il settore privato e tenere i pronto soccorso troppo affollati. Non gli ha consentito però neppure di vincere. Stesso film, ma con finale diverso, è andato in onda in Umbria, dove la candidata Stefania Proietti ha impostato la sua campagna elettorale quasi solo sulla critica della gestione sanitaria regionale. Questa volta la narrazione distruttiva ha punito la governatrice uscente, Donatella Tesei, la cui riabilitazione a opera dell’Istat le restituisce onore ma non la carica perduta per problemi ingigantiti. Quanto al Molise, che ha avuto la sanità commissariata per anni, gli elettori hanno creduto alle promesse del governatore Francesco Roberti, di centrodestra, di rafforzare gli ospedali piuttosto che alle accuse disfattiste del campo largo. E le statistiche hanno dato loro ragione. Nessuno vuole nascondere le difficoltà della sanità pubblica e la necessità di rinforzarla. Non si faccia però facile propaganda sulle paure e sui disagi dei cittadini osi rischia che la mala-informazione sia più diffusa della mala-sanità.

Ucraina, droni russi colpiscono Odessa: colpite infrastrutture energetiche
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:15

Artemis II verso il rientro, conto alla rovescia per l'ammaraggio
2 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:05

Realpolitik - Iran: Che fine fa la tregua?
3 ore fa | Ven 10 Apr 2026 08:00

Il linguaggio di Trump e il bon ton jihadista
3 ore fa | Ven 10 Apr 2026 07:59

«Un’intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile». «Aprite Hormuz, bastardi. Un accordo o devasto tutto». Il linguaggio di Donald Trump è stato criticato come barbaro e antidiplomatico, come se il regime iraniano si fosse distinto per il bon ton e la retorica politicamente corretta. In realtà, a Teheran usano parole ben peggiori verso Israele, anzi la «entità sionista», fino da quando nel 1989 l'ayatollah Ruhollah Khomeini prese il potere. Lo stesso Khomeini definiva lo Stato ebraico «tumore canceroso» e un «regime occupante» da far scomparire. «Israele deve essere cancellato dalla carta geografica» disse nel 2005 l'allora presidente Mahmoud Ahmadinejad. «Israele è alla fine e verrà presto elimi«U nato dalle carte geografiche», ribadì Ahmadinejad nel 2008. Sempre Ahmadinejad arrivò a mettere in dubbio la Shoah. «Alcuni Paesi europei insistono nell'affermare che durante la Seconda Guerra Mondiale Hitler bruciò milioni di ebrei e li rinchiuse nei campi di concentramento. Qualsiasi storico, commentatore o scienziato che dubiti di ciò viene incarcerato o condannato. Sebbene non accettiamo questa affermazione, se supponiamo che sia vera... Se gli europei fossero onesti, dovrebbero cedere alcune delle loro province in Europa – come in Germania, Austria o altri Paesi – ai sionisti, e i sionisti potrebbero stabilire il loro Stato in Europa. Voi offrite una parte d'Europa e noi la sosterremo». Secondo lui, «la maggior parte degli ebrei in Israele non ha radici in Palestina, ma tiene in mano il destino della Palestina e si permette di uccidere il popolo palestinese». L'11 dicembre 2006 arrivò a ospitare a Teheran una Conferenza internazionale per la revisione della visione globale dell'Olocausto, in pratica un raduno di negazionisti, ai quali disse: «grazie alla volontà del popolo e alla volontà di Dio, la tendenza all'esistenza del regime sionista è in declino, ed è ciò che Dio ha promesso e ciò che tutte le nazioni desiderano. Il regime sionista sarà presto spazzato via, nello stesso modo in cui fu spazzata via l’Unione Sovietica, e l’umanità raggiungerà la libertà». «Entro 25 anni non resterà nulla di Israele»: a fare la profezia fu nel 2015 la Guida Suprema Ali Khameni; non fu però in grado però di prevedere che entro 11 ani non sarebbe rimasto nulla di lui stesso, a parte un cadavere presumibilmente calcinato tra le macerie E nel 2021 era stato lo stesso Parlamento iraniano ad approvare un disegno di legge per «distruggere/eliminare Israele entro il 2041». Si tratta peraltro della posizione di Hamas, che assieme a Hezbollah e più di recente agli Huthi è uno degli alleati che il regime di Teheran utilizza per mettere questi programmi in pratica. «Israele sarà stabilito, e rimarrà in esistenza finché l’islam non lo ponga nel nulla, così come ha posto nel nulla altri che furono prima di lui» è già scritto nel Preambolo. «Quando i nemici usurpano un pezzo di terra musulmana, il jihad diventa un obbligo individuale per ogni musulmano. Di fronte all’usurpazione della Palestina da parte degli ebrei, dobbiamo innalzare la bandiera del jihad», è nell’articolo 15. «Israele, in quanto Stato ebraico, e i suoi ebrei sfidano l’islam e tutti i musulmani», è l’articolo 18. L'articolo 31 aggiunge peraltro che «all’ombra dell’islam, è possibile ai seguaci delle tre religioni – islam, cristianesimo ed ebraismo – coesistere in pace e sicurezza. Anzi, pace e sicurezza sono possibili solo all’ombra dell’islam, e la storia antica e quella recente sono le migliori testimoni di questa verità». Una cosa che viene spesso ripetuta è che queste posizioni distinguerebbero tra israeliani (i «sionisti») ed ebrei. Falso pure questo: a smentirlo basta ricordare i due attentati montati da Servizi iraniani e Hezbollah a Buenos Aires, che nel 1992 e nel 1994, che fecero un totale di 115 morti e più di 500 feriti fra la comunità ebrea argentina. Ma è Trump il barbaro...

Rottura con gli Usa? La Nato perde pezzi anche senza Donald
3 ore fa | Ven 10 Apr 2026 07:51

Ossignora mia, mi si è allargato il fossato atlantico, ed è tutta colpa dell’orco col toupet, strillano gli atlantisti dell’ultima mezz’ora, quelli che rivendicano un’Alleanza in cui non hanno mai creduto contro il presidente degli Stati Uniti, ossimori viventi. Certo che l’Oceano si sta ampliando a dismisura, certo che i rapporti sono al minimo sindacale (il governo italiano, vi piaccia o no, è una lodevole eccezione), ma è un dramma da collocare nella prospettiva della Storia, non un pretesto per attizzare la cronachetta anti-trumpiana di giornata. Dice il Wall Street Journal che l’amministrazione Usa sta valutando un piano di trasferimento delle truppe da quei Paesi che hanno mostrato scetticismo o perfino fattuale opposizione alla guerra contro la tirannia degli ayatollah (Spagna e Germania in primis) ai membri che viceversa si sono mostrati più solidali e collaborativi. La collaborazione richiesta verteva essenzialmente sul libero utilizzo delle basi, sulla concessione dello spazio aereo e sulla disponibilità a una pressione diplomatico-militare per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Diciamo pure l’abc, se fai parte di un’Alleanza su cui hai oggettivamente costruito il tuo benessere. Eppure, in troppi casi le richieste americane sono state frustrate. «Ho percepito la delusione del presidente», ha detto ieri il Segretario Generale della Nato Mark Rutte al termine dell’incontro nello Studio Ovale. Ma il problema non è lo stato emotivo di Trump, il problema è uno squilibrio strutturale che sta ormai deflagrando in tutta la sua insostenibilità, come ha riconosciuto lo stesso Rutte: «Dopo la fine della Guerra Fredda alcuni alleati dell’Europa occidentale hanno sviluppato una malsana co-dipendenza, convinti che la pace fosse permanente». È stata la grande illusione irenista e welfarista del Vecchio Continente, uno dei più riusciti casi di opportunismo tra alleati, se non di “parassitismo” (il primo a introdurre lo slittamento semantico fu il vostro guru Barack Obama, care anime belle), per cui su questa sponda dell’Atlantico ci si poteva dare senza inibizioni alla moltiplicazione della spesa sociale, perché alla difesa ci pensava sempre lui: il contribuente americano. Solo che là, sull’altra sponda, non sono beoti come li abbiamo dipinti noi per quelle otto decadi in cui ci hanno liberato/difeso dal nazifascismo, dal comunismo, dall’islamismo e da qualunque Opa totalitaria sulle nostre libertà. Anzi, il rischio lo avevano chiaro fin da subito. Testi e musica di Dwight Eisenhower, anno 1951: «Se tra 10 anni tutte le truppe americane di stanza in Europa allo scopo di assicurare la difesa nazionale non saranno tornate negli Stati Uniti, allora questo progetto, la Nato, sarà fallito». Diciotto anni dopo, Richard Nixon effettua un tour diplomatico presentando la sua nuova dottrina: gli alleati devono fornire più truppe e assumere maggiore responsabilità, anche finanziaria, per la propria difesa. In cambio, durante la Guerra del Kippur del 1973 ottenne il diniego da parte di molti Paesi europei al sorvolo o allo scalo degli aerei mandati a sostegno di Israele: corsi e ricorsi. Perfino un campione dell’occidentalismo come Reagan nel 1987 rivolse dure critiche ai partner, troppo dipendenti dalla protezione militare americana e troppo riluttanti ad impegnarsi economicamente e pure operativamente in aree strategiche come... il Golfo Persico. No, la Storia non la freghi, la Storia è «testimone dei tempi, luce della verità, maestra di vita» (Cicerone). No, l’inquietante piano inclinato su cui sta la sopravvivenza della Nato non è colpa di Trump, non potete, non possiamo cavarcela (ancora) a buon mercato.

A Roma fan impazziti per il ritorno dei Cesaroni alla Garbatella
3 ore fa | Ven 10 Apr 2026 07:49

Affari tuoi, Herbert Ballerina si umilia da solo: "Sempre peggio"
3 ore fa | Ven 10 Apr 2026 07:44

Un Herbert Ballerina in grande spolvero, quello che giovedì delizia i telespettatori di Affari tuoi, il quiz show dell'access prime time di Rai 1 condotto da Stefano De Martino. Si parte con le canoniche presentazioni da pacchista-disturbatore: "Herbert Ballerina da Campobasso, io dipingo i lombrichi... Sono un vermiciatore". "Mamma mia...", allarga le braccia De Martino. "L'hai capita?", "Sempre peggio". Quindi tocca all'angolo delle (strampalate) invenzioni. "Oggi è per la tranquillità nel mondo". "Oh, te ne vai?", lo gela il conduttore. "No, e dove me ne vado? Su Marte? Oggi praticamente i tempi sono frenetici e la gente si innervosisce e perde le staffe. E allora io per non perdere le staffe ho inventato delle staffe con il Gps così tu le puoi ritrovare!". "E come si chiama questa invenzione?", "Gps Staffe, per non perdere le staffe!", ribadisce un entusiasta Herbert, brandendo la bizzara invenzione dopo averla sfilata da sotto il bancone. "Che livello...", riconosce ancora uno sconsolato De Martino, che poi si fa dare un passaggio da Ballerina arrivando a grandi balzi fino alla scrivania al centro dello studio. Sulle note, ovviamente, della festosa Marcia dei Bersaglieri.   Invenzioni di Herbert: oggi il "Gps staffe" #affarituoi pic.twitter.com/NztRVBgqFC April 9, 2026

Porta a Porta, Bruno Vespa zittisce Provenzano: "Questo non glielo consento"
3 ore fa | Ven 10 Apr 2026 07:33

Giuseppe Provenzano provoca e Bruno Vespa lo rimette in riga. A Porta a Porta, lo storico programma di approfondimento politico di Rai 1, il conduttore ha perso la pazienza con il responsabile esteri del Partito democratico. Il dem, infatti, continuava a interrompere gli altri ospiti in studio per poter parlare. "Stia zitto, questo non glielo consento, la battuta poteva risparmiarsela", è intervenuto Vespa. Facciamo ordine. A inizio discussione Lucio Malan di Fratelli d'Italia stava iniziando il suo intervento. Ma neanche il tempo di completare il suo ragionamento e già Provenzano ha provato a interromperlo per poter dire la sua. "Prima ha parlato, adesso mi lasci parlare", è intervenuto ancora una volta Vespa. "Stavamo interloquendo dottor Vespa, è legittimo, siamo in uno studio democratico", si è giustificato Provenzano. Subito dopo Vespa ha indicato la poltrona del conduttore invitando il dem a prendere il suo posto: "Vuoi venire?". "Ci mancherebbe altro, non lo farei mai", la replica del piddino che però si è lasciato andare a una battuta infelice alludendo a un presunto orientamento politico del padrone di casa: "Forse dovrebbe sedersi da quella parte".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46450131]]   La battuta di Provenzano ha fatto alterare Vespa che si è avvicinato al suo ospite e urlando gli ha spiegato: "Questo non glielo consento, con quello che vedete in giro sulla par condicio… Anche la battuta se la poteva risparmiare. Adesso stia zitto, lasci parlare gli altri per favore". "Io parlo invece, era una battuta", ha chiosato l'esponente del Pd.   Scontro fra Provenzano e Vespa a #PortaaPorta. pic.twitter.com/NNKPcyVwY4 April 9, 2026