https://video.italpress.com/play/mp4/video/v6VL
"Meloni I° della lista", "Meloni appesa". È questo il contenuto delle due scritte apparse il 2 giugno in un sottopasso del Quartiere 2 di Firenze. Entrambe invocano la morte della presidente del Consiglio, così come denunciato dalle foto pubblicate su Facebook da Simone Sollazzo, consigliere di quartiere nel gruppo di Fratelli d'Italia. "Nel giorno della Festa della Repubblica mi sono imbattuto in queste scritte nel Quartiere 2 che invocano la morte del Presidente del Consiglio - ha scritto in un post -. Un episodio vergognoso che non può essere liquidato come una semplice bravata o come una manifestazione di dissenso politico. In democrazia si può criticare un Governo, contestare una maggioranza, combattere politicamente un avversario. Ciò che non si può fare è alimentare odio e minacce". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47956332]] Il consigliere ha annunciato che provvederà a scrivere "immediatamente" al presidente del Quartiere e alla sindaca di Firenze, Sara Funaro, "affinché la scritta venga rimossa quanto prima, ma anche perché arrivi una presa di posizione chiara, netta e senza ambiguità su quanto accaduto". "Le istituzioni democratiche meritano rispetto sempre, indipendentemente dal colore politico di chi le rappresenta - ha aggiunto -. E proprio oggi, 2 giugno, questa dovrebbe essere una convinzione condivisa da tutti". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47955967]] "Mi auguro che la condanna sia unanime e immediata. Perché la democrazia non si difende a giorni alterni e non cambia valore a seconda di chi è il bersaglio - ha concluso -. Troppo spesso infatti assistiamo a indignazioni selettive: parole durissime quando ad essere colpiti sono alcuni, silenzi imbarazzanti quando nel mirino finiscono esponenti del centrodestra o il presidente del consiglio.Solidarietà al nostro Presidente". Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Simone Sollazzo (@simone_sollazzo_firenze)
A sei anni dalla morte del marito, Manuela Citti continua la sua battaglia legale contro il Fondo Pensioni della Santa Sede. La 57enne è la vedova di Paolo Gabriele, l'ex maggiordomo di Benedetto XVI noto come il "corvo" del caso Vatileaks. E ora, la richiesta della donna è quella di aumentare la pensione di reversibilità del marito. La donna vive con una pensione mensile di circa 280 euro, un mutuo ancora da pagare e due figli a carico. Da qui l'obiettivo di elevare la pensione di reversibilità del marito fino alla soglia minima prevista (800 euro). Una proposta però non accolta: una prima sentenza della giustizia vaticana ha respinto il ricorso. La controversia - spiega il Corriere della Sera - ruota attorno all'interpretazione delle norme previdenziali vaticane e alla volontà che Benedetto XVI avrebbe espresso nei confronti della famiglia del suo ex collaboratore. Dopo il caso Vatileaks e la successiva condanna per furto aggravato di documenti riservati, Gabriele venne infatti graziato da Joseph Ratzinger e successivamente fu reinserito in un'attività lavorativa legata alla Santa Sede. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47577627]] Dopo la morte di Gabriele a causa di una grave malattia, alla vedova venne riconosciuto un versamento una tantum di 110.809 euro relativo agli anni di servizio prestati presso la Santa Sede tra il 1999 e il 2013. Non le è però stata concessa l'integrazione della pensione minima richiesta, né è stato riconosciuto il successivo periodo lavorativo svolto presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura. La difesa sostiene che la normativa non escluda la possibilità di cumulare l'indennità una tantum con il trattamento pensionistico minimo. Ecco allora che il caso torna davanti ai giudici vaticani. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47975357]]
Il compositore ha presentato a Rimini il suo nuovo disco Traiettorie impercettibili, viaggio tra note e pensieri nelle melodie del grande cantautore siciliano Le melodie di Franco Battiato scomposte e riarrangiate - ma meglio sarebbe dire “ricomposte” - dal polistrumentista, compositore e direttore d’orchestra Federico Mecozzi, sono il corrispettivo in musica dell’Uomo vitruviano di Leonardo. O - se volete restare nel mondo delle sette note - sono la versione spirituale e moderna del Clavicembalo ben temperato di Bach. Il cerchio e il quadrato dentro i quali iscrivere un’epoca a cavallo fra due secoli e tre generazioni. Che però grazie a Federico e Franco si tengono per mano. Mecozzi stavolta non ha scelto la Rimini rivierasca e un po’ ruffiana “tra i gelati e le bandiere” sublimata da De André e magnificamente deformata da Dalla ma è voluto tornare nella Romagna più sua, quella dell’entroterra marecchiese, sul letto dell’antico fiume Ariminum (oggi Marecchia) che al capoluogo romagnolo ha dato il nome. È la terra dei suoi padri. Concetto romantico che Federico presentando da par suo, con quel mix perfetto di emozione, umile dignità e grande coraggio, ha voluto evocare, restituendo alla sua gente un “Battiato vissuto quasi come un secondo padre”. Sicché si capisce la scelta intima, quasi un’ultima confessione prima di partire verso quelle Traiettorie impercettibili, titolo dell’album del musicista romagnolo classe 1994, freschissimo di uscita e dedicato in toto al cantautore di Riposto. Un omaggio, quello di Rimini, celebrato non in un teatro o un anfiteatro classico, come si confà da sempre alle armonie mediterranee del Battiato siculo e naturalmente connesso con altri fiumi, quelli della Mesopotamia, ma in un contesto naturale, figlio di un’utopia sociale che dal basso, dal degrado di un’area verde, si esalta e diventa politica aristocratica, espressione del governo dei filosofi, dei letterati. E il luogo un Parco degli Artisti dove tutto può compiersi. Proprio come sognava il maestro. La cui voce muta in parola parlata, nella splendida retorica civile e indignata che negli anni ha accompagnato brani come Povera patria o Inneres Auge. E a levarsi allora è l’eco di un altro canto, quello di Federico, sulle note di un suo bellissimo brano autografo, Motionless in cui il Mecozzi cantante mette a nudo persino il pianoforte col quale sceglie di accompagnarsi. E tutto allora prende e coglie sensi ulteriori, all’alba di un giugno italiano e quest’anno così orgogliosamente repubblicano, esattamente ottant’anni dopo il referendum che diede il voto alle donne e aprì l’Italia a un’altra idea di Europa. In cui anche la lingua tedesca aveva bisogno di essere riletta e pacificata. Come, se non con le note dell’Inno alla Gioia di Beethoven che nella versione “paracantautorale” di Mecozzi, d’un tratto, col suo violino sembra evocare persino quella Samarcanda resa meno lontana da un altro grande autore italiano: Roberto Vecchioni. Da dove, per tornare in questo giugno 2026, si deve passare per l’indiavolata danza araba che Federico, nel suo primo album, Awakening, intitolò Desert Dance, volto moderno ma ancora potentemente identitario di quel medioriente che si staglia sempre più presente nella quotidianità globalizzata e nichilista di ognuno di noi. Figli di un’occidente mai quanto oggi in crisi. Che Battiato, già vent’anni fa con le parole del suo autore filosofo, Manlio Sgalambro, aveva preconizzato ne Il vuoto. E oggi, mixato con le note degli anno venti del figlio-epigono Mecozzi, si riempie di traiettorie ulteriormente e ancora diversamente percettibili. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47992941]] [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47992942]]
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Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio su una legge dell'Ue che consentirà procedure più rapide ed efficaci a livello europeo per il rimpatrio di persone che soggiornano illegalmente negli Stati Membri. È quanto si legge in una nota. L'accordo integra il patto Ue su migrazione e asilo e contribuirò alla sua effettiva attuazione. Le nuove norme "impongono ai cittadini di paesi terzi che non hanno diritto di soggiorno negli Stati membri l'obbligo di cooperare con le autorità" e "prevedono strumenti per rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri e la creazione di centri di rimpatrio in paesi extra-Ue, nel rispetto dei diritti fondamentali". Il nuovo regolamento inoltre "stabilisce obblighi rigorosi per le persone che non hanno diritto di soggiorno nell'Ue, in particolare l'obbligo di lasciare lo Stato membro interessato e di cooperare con le autorità nazionali - prosegue il comunicato - Il regolamento stabilisce inoltre le conseguenze per coloro che non rispettano l'obbligo di cooperazione, come la riduzione delle prestazioni e delle indennità concesse in conformità alla legislazione nazionale, o il rifiuto di concedere incentivi per promuovere il rimpatrio volontario. Laddove la legislazione nazionale lo consenta, gli Stati membri possono anche imporre sanzioni penali, compresa la reclusione". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47952462]] Immediata la reazione di Fratelli d'Italia che esulta per il successo raggiunto. "L’accordo in Ue sul regolamento rimpatri ci dà ragione: il modello Albania dell’Italia fa scuola in Europa e zittisce l’opposizione di sinistra che ha boicottato questa innovativa e giusta misura. Il Modello Meloni diventa il pilastro della nuova politica migratoria dell'Unione. Con l'introduzione degli hub esterni sul modello Italia, l'Europa volta finalmente pagina. Finisce l'era dell'accoglienza indiscriminata, delle lungaggini burocratiche, degli espedienti che ostacolavano le espulsioni e si disincentiva chiaramente l’approdo nei paesi UE. Chi ieri attaccava oggi deve arrendersi all'evidenza: la linea del governo Meloni e di Fratelli d’Italia era l'unica seria, lungimirante e applicabile. Un successo storico della concretezza contro l'ideologia che darà ulteriori risultati con l’entrata in vigore del nuovo regolamento", ha commentato in una nota il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47981500]] E se da una parte il governo plaude all'accordo, dall'altra l'opposizione parla addirittura di "un fallimento normativo". "L'accordo lampo tra Consiglio e Parlamento europeo sul nuovo Regolamento Rimpatri, trainato dalla maggioranza tra popolari ed estreme destre, è un fallimento normativo che non solo calpesta i diritti fondamentali, ma minerà l'efficienza stessa del sistema, generando un inevitabile caos e un blocco dei tribunali in tutta Europa", hanno dichiarato Cecilia Strada, eurodeputata Pd e Nicola Zingaretti, capodelegazione PD al Parlamento europeo.
Tra i tifosi del Milan nelle ultime ore gira una teoria, piuttosto bizzarra per la verità: il Napoli avrebbe "scippato" Max Allegri ai rossoneri. La tesi di fondo è che l'allenatore livornese da qualche settimana si fosse accordato con Aurelio De Laurentiis per approdare in azzurro, in caso di mancata qualficazione del Diavolo in Champions League. Il sottotesto, malizioso, è che Max non abbia fatto tutto il possibile per raggiungere l'obiettivo, sicuro di approdare forse in una piazza più attrezzata e con progetti a lunga scadenza. Di sicuro, però, c'è che il licenziamento di Allegri di tutto il resto dello staff tecnico e dirigenziale deciso dal patron Gerry Cardinale sembra aver aperto ufficialmente la "fuga dal Milan". Sicuro l'addio di Rafa Leao, probabile quello di Modrid, a un passo dal ritiro dopo il Mondiale. Possibile quello degli altri big, unici pezzi pregiati della rosa: Maignan, Pulisic, Pavlovic. E Adrien Rabiot. Il fedelissimo di Allegri approdato a Milanello su pressing dello stesso allenatore che lo aveva già avuto con successo alla Juventus e che ha approfittato della clamorosa rissa nello spogliatoio del Marsiglia per riportarlo in Italia. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47984426]] Ora il francese, che giocherà il Mondiale da titolare, potrebbe seguire Max a Napoli. Il suo stipendio in rossonero è alto, ma non proibitivo: 3,5 milioni di euro fino al 2028 per un giocatore di 31 anni appena compiuti, atleticamente integro e forse nel momento migliore della carriera. Secondo il Corriere dello Sport, Allegri vorrebbe affiancarlo a centrocampo a McTominay e Lobotka, per formare un trio completo dal punto di vista tecnico e fisico, con due mezzali dotatissime per inserimento e senso del gol. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47985189]] C'è da incastrare la situazione Anguissa, giocatore decisivo nei due scudetti firmati Spalletti e Conte, con contratto in scadenza nel 2027 e reduce da una stagione sfortunat. Rabiot potrebbe essere il perfetto sostituto del camerunense.
Prosegue la bagarre con Zerocalcare. Dopo David Parenzo è Giuseppe Cruciani a rispondere al fumettista che li ha ritratti nella serie Netflix "Due Spicci". "Ora voglio rispondere al dottor Zerocalcare in questo modo molto semplice, siamo onorati, siamo onorati di essere comparsi, non ce ne frega un ca**o in realtà", esordisce per poi proseguire: "Non ce ne può fregare di meno, non mi metto alcuna medaglia di essere stato disegnato, rappresentato dal signor Zerocalcare nella serie di Netflix". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47627792]] Da qui la stoccata: "Se l'intento era quello di dire a noi due, beh finirete male, spero che finiate male, cioè a guadagnare due spicci all'Isola dei famosi, il senso era certamente quello, era certamente quello, dico al dottor Zerocalcare che sarebbe anche una bella fine perché proprio non guadagnano due spicci quelli all'Isola dei famosi diciamo, non guadagnano due spicci, se l'intento era quello eh, se l'intento era quello, perché c'è anche un certo snobbismo, no, quelli che fanno l'Isola dei famosi". Non manca dunque la stoccata: "Io preferisco quelli che fanno l'Isola dei famosi a Zerocalcare, di Zerocalcare non me ne fo**e un ca**o, nulla, zero, zero, zero". Prima di Cruciani era stato Parenzo a rispondere al fumettista con tanto di post su Instagram. "Nella nuova serie di Zerocalcare 'Due Spicci' su netflix c’è una simpatica citazione che riguarda La Zanzara: il nostro 'amico' Zero ci vuole vedere all’Isola dei Famosi a chiedere due 'spicci' …non credo accadrà ma grazie per la citazione. Non condivido nulla del 'Zerocalcare pensiero', in comune abbiamo solo la passione per le grandi Multinazionali americane".
Dopo Flavio Cobolli anche Matteo Berrettini si è qualificato per i quarti di finale del Roland Garros, secondo Slam della stagione in corso sui campi in terra battuta di Parigi. L'azzurro ha battuto in tre set, con il punteggio di 6-3, 7-6 (2), 7-6 (6) l'argentino Juan Manuel Cerundolo, 'giustiziere' di Jannik Sinner al secondo turno. Il tennista romano, numero 105 al mondo, nel terzo set ha salvato tre set point infilando cinque punti di fila che gli hanno regalato il successo. Ai quarti Berrettini affronterà il vincente della sfida tra Frances Tiafoe e Matteo Arnaldi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47980778]] Eppure, durante il match, ciò che non è passato inosservato è stato un gesto: quello della sorella del rivale di Berrettini. Proprio sul punteggio di 6-3, 7-6, 6-6 in favore dell'italiano, le telecamere hanno ripreso la sorella di Cerundolo fare un malocchio ai danni di Matteo. La ragazza è stata beccata in diretta mentre lanciava gesti e parole tutt'altro che d'amore nei confronti del tennista azzurro. Nonostante il video abbia fatto il giro del web e sollevato non poca polemica, la fattura non ha sortito l'effetto sperato dalla ragazza. "Il gesto censurabile ancora dall'angolo di Cerundolo con il tennista argentino del tutto incolpevole (ma che brutta gente che ha attorno). Comunque il malocchio ha portato male, rimbalzandole addosso alla grande E le corna chissà dove se le ritrova adesso?", commenta ironico qualcuno. Il gesto censurabile ancora dall'angolo di #Cerundolo con il tennista argentino del tutto incolpevole (ma che brutta gente che ha attorno). #malocchio ha portato male, rimbalzandole addosso alla grande #corna chissà dove se le ritrova adesso?… pic.twitter.com/iA6Zmj57Jb June 2, 2026
Scippo in piena regola. L'Inter sarebbe a un passo dal vedersi soffiare Denzel Dumfries, possibile candidato alla sostituzione del giubilato Dani Carvajal nel Real Madrid. Un interesse che tira in ballo un punto preciso del contratto che lo lega ai nerazzurri: dall’1 al 31 di luglio Dumfries si libera dietro il pagamento di una clausola di circa 25 milioni di euro. Un'"offerta" - se così vogliamo chiamarla - che vale solo nel mese di luglio. In caso di interesse prima o dopo bisogna trattare con l’Inter. Dumfries ha compiuto 30 anni il 18 aprile, è costato 12 milioni di euro e nelle ultime 3 stagioni non ha mai superato le 20 presenze da titolare in campionato. Per l’Inter i 25 milioni della clausola di luglio sono considerati sufficienti, e forse si può fare lo stesso discorso per i possibili acquirenti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47984618]] Intanto, però, anche l'Inter si starebbe guardando attorno. Occhi puntati su Marco Palestra. Dal ritiro di Coverciano, dove la Nazionale di Baldini sta preparando il doppio impegno amichevole contro Lussemburgo e Grecia, Palestra ha parlato in conferenza stampa: "Se mi sento pronto per una big? Mi sono sempre sentito pronto - ha detto il giovane esterno -. Al mio futuro per ora non penso, ora sono concentrato sui due impegni azzurri, importanti per il ranking e perché l'Italia deve ripartire. Per la prossima stagione chiedo di crescere e migliorare sempre di più e lottare per obiettivi sempre più alti". Insomma, le parole del ragazzo sembrano a tutti gli effetti una dichiarazione all'Inter. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47985189]]
Che a sinistra abbiano da sempre qualche “problemino” - se così vogliamo chiamarlo - con la legittimazione dell’avversario è cosa nota. La prova provata è il continuo ricorso alla retorica sul fascismo per attaccare chi fascista non è, da Giorgia Meloni in giù. Non stupisce quindi che la rivista rossa Micromega, nel presentare la sua rubrica “Glossario dell’estremismo di destra”, parli di «normalizzazione dei partiti di estrema destra»: un concetto pregno di quella presunzione di superiorità che a sinistra si sentono di avere per concessione divina. Gli ideatori di questo nuovo format l’hanno definito come la «cassetta degli attrezzi per poter smascherare le idee e i discorsi estremisti». Neanche a dirlo, sotto la categoria di “estrema destra” rientrano indistintamente tutti i partiti conservatori, di centrodestra, destra, sovranisti. Insomma, chiunque sia “colpevole” di opporsi alle derive della sinistra moderna, dall’ideologia woke (a cui è dedicata pure una puntata) al green, fino all’immigrazione incontrollata. Non c’è glossario che si rispetti senza quella parola che ultimamente fa venire l’orticaria a qualunque compagno: remigrazione. La prima contraddizione emerge fin da subito, con l’accostamento alla “pulizia etnica”. Tutto ciò fa specie dato che è l’autore stesso ad aver inserito il link alla definizione che le Nazioni Unite attribuiscono a “pulizia etnica”: «Una politica deliberata per rimuovere con mezzi violenti e che incutono terrore la popolazione civile di un altro gruppo etnico o religioso». Non proprio quello che propongono diversi partiti di destra. In Italia, per esempio, dove la proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione ha raccolto oltre 126mila firme, viene chiarito fin dalle prime righe che l’obiettivo è l’istituzione di un «Programma Nazionale per favorire il rientro volontario e assistito di cittadini stranieri regolarmente presenti». Ma Micromega non si ferma certo qui. La narrativa sui migranti, secondo la rivista, farebbe da ombrello a «politiche di riduzione dei diritti sociali e civili, in particolare in materia di genere, per cui le donne dovrebbe occupare il loro posto “naturale”». Chissà se per “posto naturale” si intende la poltrona di presidente del Consiglio occupata da Giorgia Meloni in Italia o da Sanae Takaichi in Giappone, entrambe attaccata a più riprese nel glossarietto rosso. Oppure alle leadership di Marine Le Pen in Francia e di Alice Weidel in Germania, anche loro spesso nel mirino. Ma saremo maliziosi noi di Libero. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47987615]] La rivista insiste poi sul fatto che «un partito di centrodestra possa facilmente adottare narrazioni e retoriche tipiche dell’estrema destra». Il riferimento, per esempio, è ai Conservatori inglesi, “colpevoli” di adottare «il concetto del virus woke» come Nigel Farage e il suo partito Reform Uk. E proprio sul “wokismo” si concentra l’ultima puntata del glossario. Con maestria, rievocando l’origine afroamericana dietro all’uso del termine “woke” per denunciare il razzismo, viene capovolta la narrazione: da un lato la cultura woke «rivendica che la voce delle minoranze sia ascoltata», dall’altro chi vi si oppone «tutela esclusivamente la voce della maggioranza». Non solo: opporsi all’ideologia woke viene associato all’essere «razzista» e «omofobo», il classico protocollo di mostrificazione messo in atto verso chi non è allineato all’agenda immigrazionista e alle derive della propaganda gender che nulla hanno a che fare con la sfera affettiva. Chissà cosa ci aspetta nella prossima puntata... [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47989456]]
Alla fine l’ammanco (anzi, il mancato incasso) è arrivato alla cifra ragguardevole di (quasi) 300mila euro: che, tra l’altro, considerata la spesa media di un single nei supermercati italiani, la quale si aggira intorno ai 3mila euro annui, fa circa lo stesso scontrino ma moltiplicato per cento volte. Mica male. Un punto vendita di San Giovanni Teatino, paesotto abruzzese di 13mila anime, una cassiera che batte i prezzi mentre il carrello di un cliente si riempie, una collega che allunga lo sguardo (una, due, tre volte) e capisce che qualcosa non va. Sul rullo c’è merce per diverse sporte, il conto finale richiesto a voce sembra sospettosamente basso. Ha-la-carta-fedeltà? È stata condannata a quatto anni e tre mesi (in primo grado, lei si proclama innocente e si vedrà in appello come procede la faccenda) la dipendente del “Risparmio casa” di San Giovanni che, secondo l’accusa, avrebbe in questo modo, ossia «in concorso con persone» per ora ignote, fatto sparire 286.071,71 euro, precisi al centesimo, dalla fatturazione dell’azienda per la quale lavorava. In sostanza, come ha sostenuto la procura e come riporta il quotidiano locale IlCentro, avrebbe rodato un meccanismo pressoché perfetto: da gennaio del 2016 fino a febbraio del 2021, avrebbe battuto «scontrini corrispondenti al prezzo della merce», epperò al contempo «consentendo di pagare importi di gran lunga inferiori». Risultato: un procedimento per furto aggravato, la prima sentenza di condanna e una provvisionale immediatamente esecutiva che le pende sul capo per 15mila euro. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47936271]] L’hanno beccata, i carabinieri di Sambuceto, quattro anni fa mentre serviva il suocero (nonostante la policy aziendale vietasse di vendere direttamente ai parenti): «Il totale dell’importo che aveva chiesto a voce non corrispondeva alla quantità di merce messa nel carrello», aveva osservato un’altra impiegata e così è venuta a galla la modalità contestata. Lei, la cassiera, per non crear problemi, avrebbe sempre battuto scontrini effettivi sul registratore di cassa (in modo che a un controllo all’uscita l’utente non avesse timore di incappare in alcuna ripercussione), solo che dopo, contante ricevuto in mano, sospendeva il conto e, quando tutti andavano a pranzo o era ora di chiudere, azzerava la compravendita oppure la “copriva” con uno sconto ufficiale. Metodo arzigogolato, sì, ma quantomeno sulla carta efficiente: saranno adesso gli ulteriori due gradi di giudizio a chiarire se le cose sono andate per davvero in questo modo. Quel che è certo è che (lo dice l’edizione 2024 del Barometro dei furti nel retail in Italia promossa dalla società di sicurezza Checkpoint systems), in linea generale, la stragrande maggioranza dei taccheggi che subiscono i nostri super all’anno avvengono sì a opera dei clienti (il 53%), ma una fetta considerevole (il 21%, più di due episodi su dieci) vanno inquadrati nella categoria dei “furti interni”, cioè messi in atto dai dipendenti. Mica è una sciocchezza, anzi: la Confcommercio, in una relazione presentata un paio di settimane fa, stima i costi dell’illegalità alle imprese del settore con un ammanco di 41 miliardi di euro (una cifra addirittura in crescita rispetto ai numeri del 2024) nel quale il taccheggio incide per perdite di almeno 5,4 miliardi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47954297]] Oltre sei commercianti su dieci (il 62,3%) lamentano di essere vittime del fenomeno, quasi due su dieci (il 19,8%) sostengono di subire piccoli furti più volte a settimana se non persino ogni dì. Tra i prodotti che vengono sottratti con maggiore frequenza ci sono i profumi e i cosmetici (il 19,7%), l’abbigliamento e le calzature (il 18,9%) e la piccola elettronica (il 14,1%). Nei reparti alimentari, invece, pasta, farine, caffè, tonno e carne in scatola sono tra le confezioni più rubate (al 13,4%, anche perché sono estremamente facili da nascondere) e superano anche gli alcolici (che si fermano al 13,1%). Prodotti per la pulizia e bevande analcoliche sono taccheggiati rispettivamente all’8,7% e al 5,6%. Il taccheggio, per l’88% di chi lo subisce, incide fino al 2% degli incassi annuali.
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"La Commissione Ue è infinitamente peggio di Giorgia Meloni". E da Massimo Cacciari tanti saluti a chi, come Lilli Gruber, cerca di caricare sulle spalle della premier italiana ogni colpa del mondo, politica e morale. Ospite di Otto e mezzo su La7, il filosofo ed ex sindaco di Venezia, sempre più spesso negli ultimi anni grillo parlante di una sinistra ora contraddittoria ora incapace di prendere una posizione, riflette sulle scelte strategiche della leader di Fratelli d'Italia. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47880768]] "Come fa a ricostruire il suo posizionamento in politica estera?", domanda velenosa la Gruber. "Si barcamena come può - risponde secco Cacciari -. Certamente non si può dire 'evviva' per quanto stanno combinando Trump e Netanyahu. Né può prendere netta distanza da loro. Dove va? Con chi si allea? Con Putin? E' una posizione totalmente obbligata. E l'Europa? Ce la prendiamo con la Meloni? Forse l'Europa avrebbe potuto sforzarsi di approntare una politica estera decente. Manca totalmente". "Se Meloni fin qui è stata succube, cosa dire allora della Von der Leyen? Cosa dire? Soltanto sui dazi ha alzato un po' la voce, ma neanche sulle più efferate stragi ha avuto una posizione chiara e definita. Ha proposto una qualche sanzione contro Israele? Ce la prendiamo con Meloni? Prendiamocela con l'Europa! Drammi apocalittici come questi vanno affrontanti da grandi soggetti politici, l'Italia da sola non può nulla. L'Europa non solo non c'è, ma per quel poco che c'è è infinitamente peggio della Meloni. La Von der Leyen è stata votata dalla Meloni ma anche dal Pd, guarda te...". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47892903]] "Quindi dovremmo prendercela con l'Europa e non con i sovranisti che minano e fanno di tutto per disunire...", riflette in studio Lilli, tradendo una certa delusione. E Cacciari interviene interrompendola: "Certo Gruber, cerchi di non equivocare quello che dico in questo modo. Ma la responsabilità di quattro scemetti che fanno i populisti ma della Commissione Ue e delle leadership effettive. Non dei sovranisti o di qualche fascista in giro per l'Europa, che non contano niente di niente. Chiaro il concetto?".