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La settimana del 25 aprile inizia con un lunedì ad alta tensione istituzionale, terminato in serata con un colloquio al Quirinale tra Sergio Mattarella e il sottosegretario Alfredo Mantovano, braccio destro di Giorgia Meloni. Viene cambiato in corsa il decreto Sicurezza, appena approvato in Senato, per via della norma che fissava un compenso forfettario al rappresentante legale «che ha fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito». In pratica, si prevedeva di pagare gli avvocati se il loro cliente immigrato avesse accettato di tornare spontaneamente in patria. Per questo sarebbero stati stanziati 492.000 euro l’anno. Ipotizzando 800 rimpatri volontari (una media degli ultimi anni), il compenso sarebbe ammontato a 615 euro a rimpatrio, da versare tramite il Cnf, il Consiglio nazionale forense. Una norma che non faceva parte del testo originario firmato dai ministri, ma era stata inserita in Senato tramite un emendamento della maggioranza. Mattarella e i consiglieri giuridici del Colle l’hanno giudicata ad alto rischio di incostituzionalità. Al punto che il presidente della repubblica- spiegano fonti parlamentari - avrebbe potuto non mettere la propria firma sulla conversione in legge del decreto. Eventualità che Mattarella ha fatto presente a Mantovano durante il colloquio. Così non va, è stato il senso delle parole di Mattarella, che ha lasciato a governo e maggioranza il compito di trovare una soluzione. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47341952]] Lo stesso Cnf aveva preso le distanze da quella norma, avvertendo che certi compiti «non rientrano tra le proprie competenze istituzionali», e perciò aveva ottenuto gli applausi dell’Anm, il sindacato dei magistrati. Negativa anche la reazione dell’Unione delle Camere penali, che ha giudicato quella previsione «incompatibile con la Costituzione e con i principi più elementari della deontologia forense». Sul provvedimento, per ragioni contabili, era arrivato anche il parere negativo del ministero dell’Economia, mentre il ministero della Giustizia si era limitato a non intervenire, evitando comunque di dare parere positivo. Contro il decreto, ovviamente, ha spinto anche l’opposizione, assieme alle associazioni dei giuristi progressisti, convinte che in quel testo ci siano anche altri articoli incompatibili con la Costituzione. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47357913]] In circostanze diverse il problema sarebbe stato di soluzione relativamente semplice. L’interlocuzione tra la presidenza della repubblica e quella del consiglio ha sminato, senza clamore, casi più difficili. Stavolta, però, i tempi sono strettissimi. Il decreto, affinché non decada, deve essere approvato dalle due Camere entro il 25 aprile, nella stessa formulazione. Il varo di una versione “riveduta e corretta” in entrambi i rami del parlamento è operazione assai complicata, tenendo anche conto dei 1.200 emendamenti al decreto presentati a Montecitorio e della volontà dell’opposizione di far saltare un provvedimento-simbolo dell’esecutivo. Perciò erano state proposte soluzioni “creative”. Come quella ipotizzata in un’intervista a Repubblica da Enrico Costa. Siccome «non si può non tener conto delle osservazioni arrivate dai vari ambiti in queste ore», il capogruppo di Forza Italia aveva annunciato un ordine del giorno del suo partito per impegnare il governo a non approvare le regole attuative della norma, di fatto sterilizzandola, e a confrontarsi con le parti coinvolte, primi tra tutti gli organismi dell’avvocatura. Questo, però, non avrebbe risolto il problema di costituzionalità, del quale Mattarella avrebbe tenuto conto al momento di decidere se firmare il provvedimento, respingerlo o approvarlo con riserva, ossia inviando un messaggio al parlamento e al governo nel quale rendere espliciti i propri dubbi. Così è stato necessario un intervento radicale, discusso tra Mantovano e il capo dello Stato, mentre a Montecitorio l’esame del decreto in commissione è stato sospeso, in attesa che da lassù arrivassero notizie sulle intenzioni del governo. A notte inoltrata, scartata l’ipotesi di un emendamento a causa dei tempi ristretti, la strada individuata è il varo di un nuovo decreto che potrebbe essere approvato dal consiglio dei ministri già oggi o domani. Questo provvedimento si limiterebbe a cancellare la norma che prevede il compenso per gli avvocati che ottengono il rimpatrio volontario dei loro assistiti. Il decreto Sicurezza sarebbe dunque approvato dalla Camera nella stessa versione in cui lo ha votato il Senato, ma l’articolo giudicato incostituzionale dal Quirinale sarebbe subito sterilizzato, senza mai entrare in vigore.
Tre gare, tre segnali. Il mondiale 2026 sembra scritto da un elettricista depresso: vince chi gestisce energia, batterie, finestre, menù e mappe. Più centralina che cilindri, più software che fegato. Però dentro il tecnicismo spunta una notizia splendida e sgradita ai salotti: Antonelli non è hype, è roba vera. Due vittorie di fila, passo sporco e faccia pulita. Gli altri parlano, lui pesta. Russell dice di non avere paura del compagno, ma sente già il fiato sul collo: da capobranco a coinquilino è un attimo. Intanto Mercedes incassa e corre su un binario perfetto. Ferrari resta il romanzo italiano: talento, pathos, difetto cronico di continuità. Leclerc lotta come un randagio di razza. Hamilton alterna lampi e nebbia, ma la sensazione è la solita: appena tocchi qualcosa, spesso peggiora. Red Bull invece pare una setta senza santone: Verstappen furioso, confuso, sfiduciato. E intanto Lambiase, cervello pregiato non vestito di rosso per caso, va in McLaren dal 2028. Max già sbuffa: quando finirà l’aria, finirà anche il resto. McLaren merita un capitolo a parte: smarrita, impallata, capace di inciampare anche da ferma. Solo nella terza gara rialza la testa con Piastri, dopo un avvio da sit-com di quarta fascia. Blando, ça va sans dire, galleggia a vista. E mentre Trump fa la guerra a mezzo pianeta, la F1 si rinvia: quest’anno due mesi di pausa se tutto fila liscio. Fantastico. La FIA completa l’opera con regolamenti da bricolage corretti dopo l’uso. E parla del 2031 come l'anno dell'addio all'ibrido e del ritorno ai V8 turbo con e-fuel. Più che arbitri del gioco, sembrano quelli che montano il mobile al contrario e poi danno la colpa a ciò che è scritto sul libretto.
"Ho una qurela in ballo con l’Esercito. Avevo detto che noi italiani non siamo bravi a fare la guerra e un generale ci ha letto un’offesa alle famiglie delle vittime cadute in guerra. Come diceva Troisi: sono responsabile di ciò che dico, non di quello che capisci". Non rinuncia né al sarcasmo né alla combattività, Luciana Littizzetto, e nell'intervista al Corriere della Sera in cui presenta il suo ultimo libro, Il tempo del la la la, contrattacca pure, senza remore. Nella lunga conversazione si passa dall'infanzia al rapporto con i genitori, dalle paure personali alle amicizie, da Torino ai figli adottivi ormai grandi e indipendenti. E c'è pure qualche passaggio curioso sulla vita professionale. Per esempio, Madonna a Che tempo che fa che aveva preteso che la spalla di Fabio Fazio rimanesse nel suo camerino: "Aveva fatto una serie di richieste: tappeti neri ovunque, nessuno poteva incontrarla. Più che lei, mi sa che era preoccupato Fabio". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:41980177]] Al di là della battuta sugli italiani e la guerra, un'altra è venuta particolarmente male: "Avevo preso in giro Carmen Russo per la sua gravidanza adulta. Ci rimase malissimo. Avrei potuto risparmiarmela, mi è dispiaciuto". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:41992962]] Successo e soldi, binomio inscindibile. Ma, assicura Luciana, "ne distribuisco molti. Non ho sfizi particolari. Ho ancora una vecchia Suzuki Splash che va benissimo". E ha sempre una casa a disposizione di chi ha bisogno: "Adesso ci vive una curda con suo figlio". Le resta un desiderio, anche questo tra il privato e il politico: "Mattarella non l'ho mai incontrato di persona. Lui mi piacerebbe davvero". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:41998740]]
L'omicidio di Chiara Poggi? "Un'esucuzione". Torna a ribadirlo Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio. Ospite di Ignoto X, l'avvocato commenta la testimonianza di due vicini di casa dei Poggi. Il primo dice di aver notato un’auto parcheggiata nella via di Chiara la sera prima del delitto e aggiunge "erano in due". Il secondo parla di un uomo in bici, questa volta alle 7:30 del mattino, proprio il giorno del delitto: "Era vicino al cancello, curvo sulla bici". Soggetti misteriosi mai citati prima. Da qui la tesi di Lovati: "Si tratta di un omicidio premeditato e non di impeto". Il movente, sempre a detta del legale, non sarebbe tanto nel pc della vittima quanto in una chiavetta Usb in suo possesso. Chiavetta contenente "materiale compromettente". Tornando all'ipotesi "esecuzione", Lovati ricorda: "Intanto è stato sottovalutato un dato tecnico che è quello delle ferite sulle palpebre, che è molto sintomatico perché contiene un messaggio: 'Tu non dovresti guardare, ecco perché io ti ferisco sulle palpebre'". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47349174]] Insomma, per Lovati Alberto Stasi, unico condannato per l'omicidio di Chiara, mente. "È un bugiardo, secondo me". Il motivo? "Non ha scoperto nessun cadavere, non è mai entrato in quella casa, ma ovviamente manca la dimostrazione". Per questo secondo Lovati gli inquirenti avrebbero dovuto disporre un esperimento giudiziale, uno strumento che prevede la ricostruzione dal vivo di tutti gli eventi di un delitto, sul luogo stesso dei fatti e con il soggetto interessato. Stasi, in questo caso. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47353146]]
Lo spagnolo Carlos Alcaraz vince la sfida con Jannik Sinner ai Laureus World Sports Awards 2026, gli Oscar dello sport organizzai per il terzo anno consecutivo a Madrid. Entrambi erano in nomination nella categoria "Sportivo dell'anno" e il premio è stato assegnato al beniamino di casa. Quasi una beffa, perché arriva in uno dei momenti più difficili nella carriera del fenomeno di Murcia: un infortunio all'avambraccio rischia di fargli perdere infatti l'occasione di giocare agli Internazionali di Roma e al Roland Garros, con il rivale Sinner che l'ha da poco ri-scavalcato al numero 1 del ranking Atp e che ha l'occasione di allungare ulteriormente. Proprio Sinner, a Madrid per i premi e per giocare il torneo 500 Caja Magica, ha ancora una volta regalato parole al miele per Carlos: "Madrid è un campo totalmente diverso dagli altri, son qua per fare il mio meglio, per essere pronto per Roma ma poi è Parigi la cosa più importante. Alcaraz sta passando un momento non facile quindi speriamo di vederlo al più presto possibile in campo, anche già a Roma. Spero che ci sia per il Roland Garros, perché quando vuoi vincere vuoi vincere contro i più forti al mondo". Mi dispiace per Carlos. E anche a Jannik. Ero sicura di ciò. Loro hanno un buonissimo legame. Andare a manipolare certe sue dichiarazioni per far sembrare che Jannik non importi, e’ meschino. Lo dico sempre, le persone non sono più abituate al bene… pic.twitter.com/2T72aytz8D — francesca (@_MissCoraline_) April 20, 2026 "Ogni rivalità è un po' diversa, io e Carlos siamo persone normali - ha detto l'altoatesino -. Abbiamo vinto gli ultimi tornei importanti, lui mi spinge a dare sempre il meglio ed è la cosa più bella. Altre rivalità sono durate 15 anni, noi siamo solo all'inizio: può succedere ancora di tutto, ma speriamo di no", ha concluso, con un sorriso. (ANSA). 2026-04-20T20:11:00+02:00 CRS ANSA per CAMERA04 GEST04 Alcaraz ha vinto i Laureus Awards dopo un 2025 straordinario, coronato con il numero 1 al mondo nel circuito Atp. Lo scorso anno ha vinto due titoli del Grande Slam (Roland Garros e US Open), raggiungendo la finale a Wimbledon. A soli 22 anni, il tennista è diventato il più giovane vincitore del premio, succedendo nell'albo d'oro a leggende del calibro di Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic. Alcaraz aveva già vinto il premio Laureus come "Rivelazione dell'anno" nel 2023 e segue le orme dei Big Three. "È un onore incredibile vincere il premio Laureus nella categoria 'Sportivo dell'anno'. Come tennista, competo per titoli in campo, ma questa statuetta Laureus significa qualcosa di più, perché significa che sono stato riconosciuto tra i più grandi atleti del mondo, in tutte le discipline", ha detto Alcaraz dal palco. "Tre anni fa ho ricevuto il premio Laureus come 'Rivelazione dell'anno' a Parigi e ho incontrato uno dei miei idoli, Lionel Messi, che aveva vinto il premio come 'Sportivo dell'anno'. Quel giorno ho sognato di iscrivere il mio nome in quell'elenco di vincitori e oggi ci sono riuscito. Sto seguendo le orme di giganti come Messi, Federer, Djokovic, Usain Bolt e naturalmente il grande Rafa Nadal", ha proseguito Alcaraz, "ora capisco davvero perché questi premi significano così tanto per i migliori atleti del mondo".
Lo spagnolo Carlos Alcaraz vince la sfida con Jannik Sinner ai Laureus World Sports Awards 2026, gli Oscar dello sport organizzai per il terzo anno consecutivo a Madrid. Entrambi erano in nomination nella categoria "Sportivo dell'anno" e il premio è stato assegnato al beniamino di casa. Quasi una beffa, perché arriva in uno dei momenti più difficili nella carriera del fenomeno di Murcia: un infortunio all'avambraccio rischia di fargli perdere infatti l'occasione di giocare agli Internazionali di Roma e al Roland Garros, con il rivale Sinner che l'ha da poco ri-scavalcato al numero 1 del ranking Atp e che ha l'occasione di allungare ulteriormente. Proprio Sinner, a Madrid per i premi e per giocare il torneo 500 Caja Magica, ha ancora una volta regalato parole al miele per Carlos: "Madrid è un campo totalmente diverso dagli altri, son qua per fare il mio meglio, per essere pronto per Roma ma poi è Parigi la cosa più importante. Alcaraz sta passando un momento non facile quindi speriamo di vederlo al più presto possibile in campo, anche già a Roma. Spero che ci sia per il Roland Garros, perché quando vuoi vincere vuoi vincere contro i più forti al mondo". "Ogni rivalità è un po' diversa, io e Carlos siamo persone normali - ha detto l'altoatesino -. Abbiamo vinto gli ultimi tornei importanti, lui mi spinge a dare sempre il meglio ed è la cosa più bella. Altre rivalità sono durate 15 anni, noi siamo solo all'inizio: può succedere ancora di tutto, ma speriamo di no", ha concluso, con un sorriso. (ANSA). 2026-04-20T20:11:00+02:00 CRS ANSA per CAMERA04 GEST04 Alcaraz ha vinto i Laureus Awards dopo un 2025 straordinario, coronato con il numero 1 al mondo nel circuito Atp. Lo scorso anno ha vinto due titoli del Grande Slam (Roland Garros e US Open), raggiungendo la finale a Wimbledon. A soli 22 anni, il tennista è diventato il più giovane vincitore del premio, succedendo nell'albo d'oro a leggende del calibro di Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic. Alcaraz aveva già vinto il premio Laureus come "Rivelazione dell'anno" nel 2023 e segue le orme dei Big Three. "È un onore incredibile vincere il premio Laureus nella categoria 'Sportivo dell'anno'. Come tennista, competo per titoli in campo, ma questa statuetta Laureus significa qualcosa di più, perché significa che sono stato riconosciuto tra i più grandi atleti del mondo, in tutte le discipline", ha detto Alcaraz dal palco. "Tre anni fa ho ricevuto il premio Laureus come 'Rivelazione dell'anno' a Parigi e ho incontrato uno dei miei idoli, Lionel Messi, che aveva vinto il premio come 'Sportivo dell'anno'. Quel giorno ho sognato di iscrivere il mio nome in quell'elenco di vincitori e oggi ci sono riuscito. Sto seguendo le orme di giganti come Messi, Federer, Djokovic, Usain Bolt e naturalmente il grande Rafa Nadal", ha proseguito Alcaraz, "ora capisco davvero perché questi premi significano così tanto per i migliori atleti del mondo".
Arum (società del presidente esecutivo di B.F Federico Vecchioni) e Dompé Holdings (che fa riferimento a Sergio Dompé) hanno deciso di promuovere congiuntamente un'offerta pubblica di acquisto (OPA) volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di B.F., holding quotata su Euronext Milan e attiva nel settore agroindustriale. L'offerta ha a oggetto massime 133.242.020 azioni, che rappresentano il 50,878% del capitale sociale, ovvero la totalità delle azioni, dedotte le 63.235.900 azioni detenute da Arum e rappresentative del 24,147% del capitale, e le 65.405.471 azioni, rappresentative del 24,975% del capitale, detenute da Dompé Holdings. Gli offerenti pagheranno un corrispettivo in denaro pari a 5,00 euro per ciascuna azione portata in adesione (premio pari al 13,80% rispetto al prezzo ufficiale al 20 aprile). Gli offerenti intendono così consolidare la propria influenza sulla società, pur senza conseguire una partecipazione complessiva tale da determinare il delisting. In particolare, intendono perseguire "l'obiettivo di accrescere le rispettive partecipazioni detenute nel capitale e cristallizzare alcuni profili di governance, anche al fine di garantirne la stabilità degli assetti proprietari, investendo ulteriormente nella crescita e nello sviluppo", si legge in una nota. L'obiettivo è dotare B.F., anche tramite la stipula di un patto parasociale, di "una base proprietaria coesa, idonea a sostenere l'attuazione dei piani strategici e industriali di medio-lungo periodo". Gli offerenti ritengono, infatti, che "una struttura azionaria stabile costituisca un presupposto essenziale per consentire al management di B.F. di operare in un contesto di certezza e continuità, promuovendo investimenti mirati nel potenziamento delle filiere produttive, nell'innovazione tecnologica". Altri azionisti rilevanti sono Fondazione Cariplo (5,791% del capitale), ENI Natural Energies (5,315%), Inarcassa (4,003%), I.S.M.E.A. - Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (4,315%).
Oggi è il giorno dei nuovi negoziati Usa-Iran a Islamabad, in Pakistan e potrebbe diventare il giorno della pace in Medio Oriente? Il presidente americano Donald Trump si è detto fiducioso che l'Iran negozierà, aggiungendo che altrimenti "si troverà ad affrontare dei problemi mai visti prima". In una telefonata al programma radiofonico conservatore The John Fredericks Show, ha quindi aggiunto: "Spero che raggiungano un accordo giusto e che ricostruiscano il loro Paese". E quando questo accadrà, "non avranno armi nucleari". Di seguito le principali notizie della giornata. "Recupero dell'uranio sarà lungo e difficile" - Il recupero dell'uranio in IRAN sarà ''lungo e difficoltoso''. Lo ha scritto il presidente americano Donald Trump sul social Truth ribadendo che gli attacchi Usa hanno distrutto i siti nucleari in Iran. "L'Operazione Midnight Hammer è stata una completa e totale distruzione dei siti di materiale nucleare in Iran. Pertanto, recuperarlo sarà un processo lungo e difficile", ha scritto. Teheran chiede il rilascio immediato della nave cargo sequestrata dalle forze Usa - L'Iran ha chiesto il rilascio immediato della nave cargo sequestrata dalle forze statunitensi nel Golfo di Oman, denunciando un'azione "pericolosa" e "criminale". Lo ha affermato il ministero degli Esteri iraniano in una nota diffusa oggi. Secondo il presidente Usa Donald Trump, la Marina Usa ha aperto il fuoco domenica contro l'imbarcazione, battente bandiera iraniana, dopo un tentativo di forzare il blocco navale imposto dalle forze Usa nell'area. Teheran ha chiesto la liberazione della nave, dell'equipaggio e delle famiglie coinvolte, senza fornire dettagli sul carico, indicato solo come di valore pari a "milioni" di dollari. Il ministero ha avvertito che la Repubblica islamica utilizzerà "tutte le proprie capacità" per difendere interessi e sicurezza nazionale, attribuendo agli Stati Uniti la responsabilità di un'eventuale escalation. Non e' chiaro il numero né la nazionalità delle persone a bordo, né lo stato attuale dell'imbarcazione. Usa, i velivoli da attacco al suolo A-10 rimarranno in servizio fino al 2030 - La Forza aerea degli Stati Uniti ha deciso di estendere almeno fino al 2030 l'impiego degli aerei d'attacco al suolo A-10 Thunderbolt II, noti come "Warthog" ("Facocero"), rinviandone ancora una volta il ritiro dal servizio. Inizialmente prevista entro il 2026, la dismissione dei velivoli era già stata ridimensionata dal Congresso, che ha imposto il mantenimento di 103 esemplari in servizio fino al 2029 attraverso la legge di bilancio della Difesa. Gli A-10 hanno dimostrato ancora una volta la loro utilià durante le recenti ostilità con l'Iran. Il capo dello Stato maggiore congiunto Dan Caine ha elogiato il ruolo svolto nel salvataggio di due aviatori costretti a lanciarsi da un caccia F-15E Strike Eagle colpito da un missile. I velivoli hanno fornito copertura alle operazioni di recupero, contrastando le forze iraniane. Durante la missione, un A-10 è stato colpito, il pilota è riuscito a lasciare lo spazio aereo iraniano prima di eiettarsi. Entrato in servizio negli anni Settanta, l'A-10 è noto per il cannone da 30 mm ad alta cadenza di tiro installato sul muso, progettato per distruggere mezzi corazzati e fornire appoggio ravvicinato alle truppe a terra. Hormuz, Centcom: respinte 27 navi iraniane dall'inizio del blocco navale - La Marina degli Stati Uniti ha respinto 27 navi che cercavano di entrare o uscire dai porti iraniani dall'inizio del blocco statunitense nello Stretto di Hormuz, avviato circa una settimana fa. Lo ha reso noto il Comando Centrale Usa. Un funzionario militare statunitense ha inoltre riferito al "New York Times" che un'unità di Marine ha ispezionato un gran numero di container a bordo della Touska, una nave cargo iraniana disabilitata e sequestrata dalla Marina domenica nel Golfo dell'Oman dopo aver tentato di eludere il blocco. Si tratta del primo caso noto di un'imbarcazione che avrebbe cercato di aggirare il blocco imposto dagli Stati Uniti su tutte le navi in ingresso o uscita dai porti iraniani dall'entrata in vigore della misura la scorsa settimana. Funzionari statunitensi decideranno come procedere con la nave una volta completate le ispezioni, ha dichiarato una fonte militare sotto anonimato per discutere questioni operative. Tra le opzioni vi sarebbe il traino dell'imbarcazione verso l'Oman, secondo esperti indipendenti, oppure consentire alla Touska di dirigersi verso un porto iraniano, se in grado di farlo. L'equipaggio della nave dovrebbe fare ritorno in Iran a breve, ha aggiunto un secondo funzionario militare statunitense.
Oggi è il giorno dei nuovi negoziati Usa-Iran a Islamabad, in Pakistan e potrebbe diventare il giorno della pace in Medio Oriente? Il presidente americano Donald Trump si è detto fiducioso che l'Iran negozierà, aggiungendo che altrimenti "si troverà ad affrontare dei problemi mai visti prima". In una telefonata al programma radiofonico conservatore The John Fredericks Show, ha quindi aggiunto: "Spero che raggiungano un accordo giusto e che ricostruiscano il loro Paese". E quando questo accadrà, "non avranno armi nucleari". Di seguito le principali notizie della giornata. "Gli sherpa di Teheran e Washington si trovano a Islamabad" - Gli 'sherpa' delle delegazioni di Iran e Stati Uniti si troverebbero già a Islamabad, capitale del Pakistan, per incontri preliminari. Lo scrive Al Jazeera citando una fonte diplomatica pakistana. Secondo il quotidiano arabo la volontà di Islamabad sarebbe quella di tenere il più "segreti" possibili i colloqui fra le parti. "Nessuna delegazione è partita da Teheran" - "Nessuna delegazione iraniana è ancora partita per Islamabad". Lo riporta la tv di Stato di Teheran. A Islamabad massimo riserbo sulle trattative - Il corrispondente di Al Jazeera ha riferito che il governo pakistano sta mantenendo il massimo riserbo sulle trattative in corso tra Washington e Teheran sul suo territorio. Secondo una fonte diplomatica pakistana citata da all'emittente qatariota, la delegazione preliminare iraniana è giunta nella capitale Islamabad, mentre la delegazione preliminare americana è già presente in città. La stessa fonte ha indicato che le due parti stanno completando le procedure preliminari per i colloqui indiretti, con il Pakistan che mostra una chiara volontà di non rivelare alcun dettaglio su luogo, natura o agenda di questi incontri. "Recupero dell'uranio sarà lungo e difficile" - Il recupero dell'uranio in Iran sarà ''lungo e difficoltoso''. Lo ha scritto il presidente americano Donald Trump sul social Truth ribadendo che gli attacchi Usa hanno distrutto i siti nucleari in Iran. "L'Operazione Midnight Hammer è stata una completa e totale distruzione dei siti di materiale nucleare in Iran. Pertanto, recuperarlo sarà un processo lungo e difficile", ha scritto. Teheran chiede il rilascio immediato della nave cargo sequestrata dalle forze Usa - L'Iran ha chiesto il rilascio immediato della nave cargo sequestrata dalle forze statunitensi nel Golfo di Oman, denunciando un'azione "pericolosa" e "criminale". Lo ha affermato il ministero degli Esteri iraniano in una nota diffusa oggi. Secondo il presidente Usa Donald Trump, la Marina Usa ha aperto il fuoco domenica contro l'imbarcazione, battente bandiera iraniana, dopo un tentativo di forzare il blocco navale imposto dalle forze Usa nell'area. Teheran ha chiesto la liberazione della nave, dell'equipaggio e delle famiglie coinvolte, senza fornire dettagli sul carico, indicato solo come di valore pari a "milioni" di dollari. Il ministero ha avvertito che la Repubblica islamica utilizzerà "tutte le proprie capacità" per difendere interessi e sicurezza nazionale, attribuendo agli Stati Uniti la responsabilità di un'eventuale escalation. Non e' chiaro il numero né la nazionalità delle persone a bordo, né lo stato attuale dell'imbarcazione. Usa, i velivoli da attacco al suolo A-10 rimarranno in servizio fino al 2030 - La Forza aerea degli Stati Uniti ha deciso di estendere almeno fino al 2030 l'impiego degli aerei d'attacco al suolo A-10 Thunderbolt II, noti come "Warthog" ("Facocero"), rinviandone ancora una volta il ritiro dal servizio. Inizialmente prevista entro il 2026, la dismissione dei velivoli era già stata ridimensionata dal Congresso, che ha imposto il mantenimento di 103 esemplari in servizio fino al 2029 attraverso la legge di bilancio della Difesa. Gli A-10 hanno dimostrato ancora una volta la loro utilià durante le recenti ostilità con l'Iran. Il capo dello Stato maggiore congiunto Dan Caine ha elogiato il ruolo svolto nel salvataggio di due aviatori costretti a lanciarsi da un caccia F-15E Strike Eagle colpito da un missile. I velivoli hanno fornito copertura alle operazioni di recupero, contrastando le forze iraniane. Durante la missione, un A-10 è stato colpito, il pilota è riuscito a lasciare lo spazio aereo iraniano prima di eiettarsi. Entrato in servizio negli anni Settanta, l'A-10 è noto per il cannone da 30 mm ad alta cadenza di tiro installato sul muso, progettato per distruggere mezzi corazzati e fornire appoggio ravvicinato alle truppe a terra. Hormuz, Centcom: respinte 27 navi iraniane dall'inizio del blocco navale - La Marina degli Stati Uniti ha respinto 27 navi che cercavano di entrare o uscire dai porti iraniani dall'inizio del blocco statunitense nello Stretto di Hormuz, avviato circa una settimana fa. Lo ha reso noto il Comando Centrale Usa. Un funzionario militare statunitense ha inoltre riferito al "New York Times" che un'unità di Marine ha ispezionato un gran numero di container a bordo della Touska, una nave cargo iraniana disabilitata e sequestrata dalla Marina domenica nel Golfo dell'Oman dopo aver tentato di eludere il blocco. Si tratta del primo caso noto di un'imbarcazione che avrebbe cercato di aggirare il blocco imposto dagli Stati Uniti su tutte le navi in ingresso o uscita dai porti iraniani dall'entrata in vigore della misura la scorsa settimana. Funzionari statunitensi decideranno come procedere con la nave una volta completate le ispezioni, ha dichiarato una fonte militare sotto anonimato per discutere questioni operative. Tra le opzioni vi sarebbe il traino dell'imbarcazione verso l'Oman, secondo esperti indipendenti, oppure consentire alla Touska di dirigersi verso un porto iraniano, se in grado di farlo. L'equipaggio della nave dovrebbe fare ritorno in Iran a breve, ha aggiunto un secondo funzionario militare statunitense.
Il centrodestra è in crisi? No, ha perso il referendum non le elezioni che arriveranno tra più di un anno, in uno scenario diverso. Ci sono molti illusi a sinistra e non pochi pessimisti a destra, ma la maggioranza ha ottenuto stabilità finanziaria, credibilità sui mercati, occupazione a 24 milioni, Pil in linea con l’UE e sopra Francia/Germania. Dopo l’affermazione del No nel referendum, Meloni ha fatto una scelta strategica chiara: niente rimpasto di governo, per capitalizzare la continuità e il prossimo record di durata dell’esecutivo, sostituire altri ministri (dopo le dimissioni di Santanchè e Delmastro) è impossibile senza passare per il Quirinale e un bis. La continuità non può essere “continuismo”, questa è la prova che Meloni dovrà affrontare nei prossimi mesi, è una fase di tempesta geopolitica, piena di scogli, il sistema dell’informazione è in larghissima parte ostile, TeleMeloni alla Rai è inesistente, Mediaset è qui e anche là, La7 è la roccaforte delle Guardie Rosse. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47352111]] Fioccheranno le inchieste, i casi del giorno, gli spioni, i dossieraggi, la solita brodaglia della propaganda della rotativa unica. Sono già partiti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47358977]] Resta un punto chiave, l’incertezza elettorale: l’opposizione non offre ancora un’alternativa programmatica visibile, il campo largo è di idee ristrette e pericolose. La lettura è semplice: risultati macro e tenuta istituzionale alimentano la narrativa di solidità del governo; la decisione di non sostituire ministri è una linea di coerenza e rifiuto di soluzioni cosmetiche; la posta in gioco è la rielezione che – va detto con chiarezza dipenderà meno dall’attuale record di durata e più dalla capacità di tradurre la stabilità in proposta concreta. Il governo si logora, è fisiologico, ma l’opposizione senza idee presto suonerà come un disco rotto.
Giorgia Meloni continua a godere di alti consensi tra gli elettori: lo dimostra l'ultimo sondaggio condotto da Demox, secondo cui la tenuta della fiducia nei confronti della premier è al 41,4%. Inoltre, per il 57,1% degli elettori intervistati, la presidente del Consiglio non dovrebbe lasciare il suo incarico a Palazzo Chigi. Più della maggioranza, dunque, preferirebbe una continuità di mandato. Chi invece vorrebbe le dimissioni è al 38,2%. Indeciso un 4,7%. Cifre, queste, che provano come a un mese dal voto il referendum sulla giustizia non abbia prodotto nessun tipo di ribaltamento. E, anzi, lo scontro con Donald Trump sempre aver pagato in termini di consensi personali per il premier. Meloni rappresenta anche la prima scelta come guida nel Paese nel caso di un post-Meloni I, con il 34,8% delle preferenze. Mentre i due avversari del campo largo, il leader del M5s Giuseppe Conte e la segretaria del Pd Elly Schlein, si fermano rispettivamente al 18,2% e 16,3%. Da segnalare, poi, il consolidamento politico del leader di Futuro Nazionale, il generale Roberto Vannacci, a cui viene riconosciuta una fiducia del 7,1% come possibile capo politico dopo Meloni. E rilevante è pure la quota di coloro che non si riconoscono in nessuna delle forze politiche: si tratta dell'8,9%. Arranca il campo largo: lo schieramento non sarebbe ancora ben consolidato per il 61% degli elettori. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47341872]]
Il curriculum criminale di Babu Yallow, l'immigrato fuori controllo che da mesi terrorizza Pesaro e Cattolica, facendo la spola tra Marche ed Emilia Romagna, è impressionante: 11 denunce per resistenza, diverse denunce per lesioni e l'aggressione ai danni di 4 poliziotti e 2 carabinieri. L'inviato di Fuori dal coro, il programma della domenica sera di Rete 4 condotto da Mario Giordano, è riuscito ad avvicinarlo e il servizio è sconcertante: occhiali scuri sul volto, sorriso beffardo stampato in faccia, silenzi di sfida e risposte concise e sprezzanti, come quella "perché mi piace" alla domanda "perché ti vuoi armare". Sullo schermo scorrono le immagini delle sue sfuriate: sfonda una vetrina a calci, getta un bidone contro una parete, vandalizza una strada. E i volti delle sue vittime: negozianti e tabaccai presi di mira, minacciati, aggrediti. Si parla di spinte, colluttazioni, addirittura morsi. E la promessa: "Torno qui con la pistola e mi prendo tutto". "Tu continui ad aggredire delle persone, non è vero? - gli domanda il giornalista - Non hai aggredito nessuno?". Yallow tace e così parte la conta: "Una persona qua dentro? Un tabaccaio? Abbiamo un video di te che spacca una vetrina? Quello del video non sei tu, scusami? Hai aggredito una persona qua dentro? O sbaglio? Una ragazza qua dentro? L'hai spinta. Hai aggredito il tabaccaio, qua sempre a Cattolica. Hai morso un altro signore in un altro minimarket. Hai aggredito una persona, una turista su un treno per andare verso Pesaro. E a Pesaro hai aggredito le forze dell'ordine. Non sei tu queste persone?". Babu si degna di rispondere, ma è uno sfregio all'evidenza: "No". "Tu e il tabaccaio? Avete fatto a botte?". "Sì, sì". "E ti sembra normale fare a botte per strada? Lui dice che tu l'hai addirittura morso. L'hai anche minacciato dicendo prendo la pistola e dammi tutto. Hai mai avuto una pistola?". "No, non ancora". "Non ancora? E tu vuoi armarti?", "Eh, sì", "Perché vuoi armarti?", "Perché mi piace", "Perché mi piace", "Ti piace armarti?", "Certo, sì". Fine del servizio, resta lo sgomento. Siamo riusciti ad incontrare Jallow, l'immigrato fuori controllo con 11 denunce per resistenza, diverse denunce per lesioni e l'aggressione ai danni di 4 poliziotti e 2 carabinieri. #Fuoridalcoro pic.twitter.com/uJbo1lke94 April 19, 2026
Qual è il futuro dello Stretto di Hormuz? Ha le idee piuttosto chiare Fatih Birol, economista turco e attuale direttore esecutivo della Agenzia internazionale dell'energia (International Energy Agency), con sede a Parigi. Birol, intervistato dal quotidiano turco Hürriyet sentenzia: “Il vaso è rotto e ripararlo sarà molto difficile”. Tradotto: il mondo deve trovare un’alternativa, e in fretta. Ed ecco il piano. Un oleodotto da Bassora a Ceyhan, dal cuore petrolifero dell’Iraq fino al Mediterraneo turco. Un progetto, come riporta Repubblica, “estremamente attraente e importantissimo - spiega Birol - sia per l’Iraq, sia per la Turchia, sia per la sicurezza degli approvvigionamenti regional”". Soprattutto europei. Perché il punto è proprio questo: smettere di dipendere da un imbuto geopolitico sempre più instabile. Lo scenario è sotto gli occhi di tutti. Hormuz bloccato, tensioni con l’Iran, flotte militari a presidiare il traffico. Risultato: il petrolio non scorre, o scorre male. E a piangere non sono solo i Paesi del Golfo, ma anche Baghdad, che da Bassora esporta il 90% del suo greggio. Senza mare aperto, resta una sola opzione: i tubi. Ed è qui che entra in gioco Ankara. Non per caso. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47330113]] “Il nodo finanziario – commenta Birol – può sciogliersi con il sostegno di Bruxelles e l'accordo politico tra Baghdad e Ankara”. La Turchia oggi paga il prezzo più alto — importa il 90% dell’energia, inflazione oltre il 30% — ma fiuta l’occasione. Vuole diventare il crocevia energetico tra Asia ed Europa. E i numeri le danno ragione: oleodotti già operativi, milioni di barili che transitano ogni giorno, una rete pronta a espandersi. Il progetto Bassora-Ceyhan è solo il primo tassello. Poi c’è la “Development Road”, poi il corridoio terrestre verso la Cina. Una strategia a tenaglia che punta a ridisegnare le rotte globali. E infatti lo stesso Recep Tayyip Erdoğan non si nasconde: “La Turchia si distingue come isola di stabilità e porto sicuro. Crediamo di cuore che questa crisi globale aprirà nuove porte per il nostro Paese”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47337025]]
“Ciao di nuovo, Jannik!”. Con questo messaggio Jannik Sinner è stato accolto sul Centrale della Caja Magica, per il suo ritorno a Madrid. Il 24enne di Sesto Pusteria deve ancora sciogliere le riserve sulla sua presenza o meno nel Masters 1000 spagnolo, intanto ha subito preso confidenza con la terra in altura, condizioni particolari che esaltano il suo gioco ma che restano diverse rispetto a quelle che troverà a Roma e al Roland Garros. La sua scelta di giocare fa discutere: sei settimane consecutive di tornei possono pesare, ma l’azzurro sembra deciso ad andare avanti. Il sorteggio chiarirà definitivamente il suo percorso, ma un ritiro a tabellone compilato appare improbabile. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47330000]] Intanto, il lavoro è già iniziato domenica pomeriggio. Allenamento a porte chiuse con Thiago Tirante, un’ora e venti sotto il sole, con Simone Vagnozzi, Umberto Ferrara e Andrea Cipolla al suo fianco. Al termine, un leggero fastidio alla spalla sinistra, senza però allarmi particolari, come riportato da La Gazzetta dello Sport. A Madrid non ci sarà lo storico rivale Carlos Alcaraz, fermato da un problema al polso, con il rischio che il tennista di Murcia salti anche Roma e Parigi. I due si ritroveranno comunque lontano dal campo, alla serata dei Laureus Awards, nella giornata di oggi, lunedì 20 marzo, entrambi candidati come Atleta dell’Anno. Un confronto diverso, ma sempre carico di significato. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47339962]] Sinner arriva lanciato: dopo Parigi-Bercy, Indian Wells, Miami e Montecarlo, ha già infilato quattro Masters 1000 consecutivi. L’obiettivo ora è la cinquina, un traguardo mai raggiunto nemmeno dai Big Three. Senza Alcaraz, il principale ostacolo sembra Alexander Zverev, già due volte vincitore qui, ma in difficoltà negli ultimi incroci con l’italiano. Attenzione anche agli altri azzurri: Lorenzo Musetti e Flavio Cobolli sognano di essere protagonisti. Madrid, insomma, parla sempre più italiano.
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“Colpa” di un bicchiere di acqua frizzante che aveva poche bollicine. O colpa, più probabilmente, della maleducazione che qui diventa impertinenza due volte: la prima perché pagare il conto al ristorante (anche se non si esce soddisfatti e con la pancia piena) è un requisito minimo di civiltà in qualsiasi contesto, e la seconda perché se in quel locale ci lavorano ragazzi con disabilità e lo scopo della ditta è proprio quello di dar loro un’occasione di indipendenza economica, quel che finisce nel piatto (in un certo senso) va in secondo piano e interessa fino a un certo punto. Due turisti. Europei. Ben vestiti. Tutto sommato benestanti, almeno dall’apparenza. Che prenotano un tavolo in un giorno di caldo di primavera. Como. Pieno centro. «Prima di aspettare l’arrivo dei primi si sono alzati e se ne sono andati senza pagare», spiega al giornale La Provincia di Como il titolare del ristorante “Da noi” Guido Grilli, «non ero di turno altrimenti sarei intervenuto con fermezza, in sala c’era uno dei nostri ragazzi che è rimasto confuso e a disagio mentre la mia collega che gestisce ordini e Cassano ha fatto in tempo a capire cosa stesse succedendo». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46669809]] Sono otto i ragazzi con difficoltà che “Da noi” ospita nelle file del suo personale, due anni e mezzo di apertura al pubblico e quella missione, dare un’occupazione stabile a chi nella vita è stato più sfortunato. E che non si merita di certo di rimanere lì, col grembiule indosso, dopo che malmustosi clienti hanno pure consumato l’antipasto, a sentirsi rifilare qualche scusa sulla qualità dell’acqua frizzante, nel bel mezzo del servizio. «Sono tante le situazioni spiacevoli coi turisti che hanno lasciato l’amaro in bocca», continua Grilli, «forse non tutti conoscono la nostra peculiarità, forse siamo più esposti. Ma tutti i cuochi e i camerieri meriterebbero maggior rispetto». Assolutamente. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46489877]]