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Con ogni probabilità è la partita più attesa del torneo di Madrid quella tra Jannik Sinner e Rafael Jodar. Quest'ultimo, 19enne spagnolo, è già considerato da molti un fenomeno. Jodar arriva a sfidare il numero 1 del mondo dopo essere partito dalle qualificazioni e aver eliminato, in serie, De Jong, De Minaur, dove sugli spalti a osservarlo c'era proprio Sinner, Fonseca e Kopriva. Non a caso, su quella che va in scena mercoledì 29 aprile Jodar ha ammesso: "È una partita molto difficile. Cercherò di giocare al meglio, imparare molto e mantenere la stessa mentalità, fiducioso di avere le mie possibilità di vincere. Jannik è un grande giocatore, sarà una partita molto bella domani e non vedo l’ora di giocare contro di lui per la prima volta qui a Madrid. È molto emozionante. Jannik è un giocatore eccezionale a tutto tondo, lo si vede in ogni partita che gioca. È sempre molto concentrato, con una grande mentalità. Questo lo aiuta molto durante le partite. Ovviamente, ha un ottimo dritto e un ottimo rovescio. È un grande giocatore. Se voglio fare bene, dovrò dare il massimo". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47463043]] Eppure il 19enne non si dà per vinto e in conferenza stampa ha precisato: "Affronterò un punto alla volta; c’è ancora molta strada da fare prima di poterci pensare. So che se gioco bene, con la giusta mentalità e un buon tennis, avrò la possibilità di vincere. Devo fare molto bene quello che ho fatto finora, concentrandomi più sul mio gioco che su quello dell’avversario". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47471254]]
Palazzo Chigi prova a spiegare come sono andate le cose, mentre il film della grazia a Nicole Minetti resta pieno di ombre. Due atti, spiegano fonti governative: prima i documenti, poi la comunicazione. E infatti Giorgia Meloni scende in campo in prima persona, nel corso di una conferenza stampa, per blindare la linea: il Guardasigilli Carlo Nordio “non ha responsabilità” e il governo “è estraneo”. Tutto, insomma, poggia sul lavoro poco approfondito delle toghe e sulle valutazioni della Procura generale di Milano, con conseguente firma del Quirinale. Dietro la ricostruzione ufficiale – si legge sul Corriere della Sera - si muove un sospetto che a Palazzo Chigi aleggia pesante: e se il lavoro delle toghe non fosse stato così inattaccabile? Se quei pareri tecnici poggiassero su elementi da verificare meglio? L’iter, per sommi capi, è stato questo: le indagini che hanno portato all’istanza di grazia sono state svolte e certificate dalla Procura generale di Milano e l’atto di clemenza è stato firmato dal capo dello Stato, con il parere favorevole (di prassi) del ministro della Giustizia. I documenti portati da Nordio sul tavolo di Alfredo Mantovano sono chiari. Il primo, firmato dal sostituto procuratore generale Gaetano Brusa, sottolinea “la risalenza nel tempo dei reati e lo stile di vita successivo” di Minetti, arrivando a certificare “una radicale presa di distanza dal passato deviante”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47469800]] Non solo: la Procura ricostruisce un contesto in cui “personalità di potere” avrebbero creato “un clima ambientale” tale da condizionare le scelte della giovane. Insomma, quasi una attenuante morale. Poi c’è il secondo documento, che Nordio mostra a Mantovano: il decreto del tribunale di Venezia - 19 luglio 2024 - che riconosce la sentenza di adozione (istanza di Nicole Minetti e del compagno Giuseppe Ciprani, ndr) emessa dal giudice di Maldonado (Uruguay) nei confronti di un bimbo, all’epoca 7 anni, “i cui genitori biologici sono stati dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale”. Istanza validata in Italia dal presidente del tribunale Caruso. E qui si crea la crepa. Il Quirinale ha chiesto approfondimenti, segno che qualcosa non tornasse fino in fondo. E a Palazzo Chigi il messaggio, neanche troppo implicito, è netto: “Chiedete alla Procura di Milano, non certo a noi”. Tradotto: se emergessero “dati non veritieri”, la responsabilità non sarebbe politica. La partita, dunque, è tutt’altro che chiusa. Perché se il parere dovesse cambiare, la grazia potrebbe essere revocata, con effetto retroattivo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47472095]]
Potrebbe esserci un nuovo colpo di scena nel giallo di Pietracatella. Le ultime evidenze scientifiche non escludono che la ricina, il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, fosse stata sciolta nell'acqua. Sostanza inodore, incolore e insapore, la ricina potrebbe essere stata sorseggiata dai bicchieri, quasi certamente la sera del 23 dicembre. Uno scenario - riporta Il Corriere della Sera - ipotizzato dagli specialisti dell’ospedale Cardarelli e girato agli inquirenti che indagano, per duplice omicidio premeditato, sulla morte delle due donne, poco dopo Natale. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47476655]] Un sospetto, non ancora una certezza. Che però viene da evidenze scientifiche. Il motivo? Se fosse finita negli alimenti consumati dalle vittime e forse da Gianni Di Vita (marito e padre rispettivamente di Antonella e Sara ndr), la probabilità di una sua istantanea volatilizzazione, già da una cottura sugli 80°, sarebbe stata altissima. Così come gli investigatori sono sicuri che il veleno non fosse sciolto nelle flebo praticate da un infermiere amico di Gianni e che quest'ultimo lo ha chiamato a casa per le infusioni. Per chi indaga si è trattato di "una morte on-off". L’effetto dell’avvelenamento della ricina è infatti questo, "un interruttore che d’improvviso si spegne" e che toglie la vita, annientando, le "centrali energetiche" delle cellule. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47463834]] Intanto la procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli, e il capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano, si sono recati a Pavia presso il Centro antiveleni Maugeri. Secondo quanto si apprende, la visita è servita per un confronto diretto con il consulente incaricato degli accertamenti tossicologici, finalizzato ad approfondire alcuni aspetti tecnici emersi dalla relazione già trasmessa alla Procura. In particolare, al centro degli approfondimenti ci sarebbero la tempistica dell'esposizione alla ricina e la lettura complessiva dei dati analitici alla luce del decorso clinico delle due vittime.
«Le microalghe contro la crisi del petrolio non sono più un esperimento da laboratorio. Sono una possibile risposta industriale alla nuova fragilità dell’economia globale. Mentre lo Stretto di Hormuz torna a essere il collo di bottiglia del mondo, l’energia smette di essere solo una materia prima. Diventa sicurezza nazionale, costo sociale, stabilità delle imprese». Hormuz detta la nuova agenda mondiale Le microalghe contro la crisi del petrolio Dal barile alla bioraffineria La CO₂ non è solo un nemico La guerra colpisce i fertilizzanti Liquid Forest e Liquid Tree: la città respira L’industria pesante e il biotech climatico Autonomia energetica, valore aggiunto La domanda che l'Ue non può ignorare L’Europa può continuare a subire ogni crisi internazionale come una tassa occulta su imprese e famiglie? Oppure può trattare biocombustibili, biofertilizzanti e fotobioreattori come pezzi di autonomia strategica? La risposta non sarà unica. Tuttavia, Hormuz ha già mostrato il punto debole. Un’economia che dipende da rotte lontane resta vulnerabile. Per questo la bioeconomia delle microalghe non va archiviata come nicchia verde. Va discussa come industria di sicurezza.
Le telecamere comunali hanno ripreso, alle 2 di notte, la sagoma e l’andatura di un uomo davanti al cimitero di Strozza, insieme a un’inquadratura parziale di un’automobile. Secondo gli inquirenti si tratterebbe di una compatibilità "tra l’80 e il 90%" con Francesco Dolci, ex fidanzato e poi amico di Pamela Genini, la 29enne profanata nel cimitero del piccolo comune bergamasco. Il filmato risale a qualche giorno prima della macabra scoperta del 23 marzo e si colloca entro la settimana precedente, prima che le immagini venissero sovrascritte. La profanazione della salma di Pamela – apertura del loculo, della bara bianca, taglio della zincatura e della testa – risalirebbe invece a novembre, poco dopo il funerale del 24 ottobre. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47380377]] Pamela Genini era stata uccisa il 14 ottobre a Milano con 76 coltellate dal compagno Gianluca Soncin. Dolci, 41 anni, impresario edile, non risulta indagato. Interpellato in tv, ha inizialmente escluso di essere passato di notte dal cimitero, per poi ammettere che potrebbe essere successo una volta in cui era "fuori di sé".Dolci ha più volte parlato di presunti giri pericolosi in cui Pamela sarebbe finita, citando conti esteri, società e cassette di sicurezza. Agli inquirenti risultano effettivamente tre cassette di sicurezza tra Milano e Bergamo, contenenti complessivamente tra i 300 e i 400 mila euro, oltre a un orologio di valore e al denaro sul conto corrente. Tutto andrà ai familiari dopo le pratiche di successione. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47405245]]
Vladimir Solovyov torna sugli attacchi a Giorgia Meloni. Tra questi il "puta-Meloni" detto in diretta sulla tv di Stato russo, di cui lui è conduttore. Per lui "se ci si riferisce alla parola in spagnolo, o in italiano, vuol dire una cosa; se, invece, si considera la lingua russa put***a è in realtà putanitsa, che significa confusione, non sapere di quel che si parla, quel che intendevo è che Meloni è confusa". Intervistato dal Fatto Quotidiano, la voce vicina a Vladimir Putin ribadisce di non doversi scusare. Il motivo? "Penso che prima di scusarmi io, vi dovreste scusare voi per quel che è stato fatto in questi anni, come europei avete perso il rispetto della vostra Storia". La sua critica nasce dal fatto che la presidente del Consiglio non starebbe facendo "quel che è meglio per gli italiani". Il giornalista russo attacca dunque anche la classe dirigente europea affermando che "i leader europei sono senza memoria, sono come farfalle, non ricordano il passato, i russi ricordano bene cos'hanno fatto gli italiani mandati da Mussolini in Donbass" e aggiunge che "l'Italia non la vedo più al centro della mappa d'Europa come quando c'era il Signor Berlusconi, oggi siete in mano alla burocrazia europea". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47467692]] E sulla questione Ucraina si dice certo che "risolvere la guerra è semplice: l'esercito ucraino deve ritirarsi dal Donbass, smettere di uccidere i russi e stabilire di essere uno Stato neutrale". Nel conflitto "l'esercito russo è attento al collateral damage, potevamo infliggere molte più vittime, ma state attenti: le nostre armi migliori le conserviamo per gli europei casomai ci attaccassero". In ogni caso il giornalista smentisce mire espansionistiche russe verso l'Occidente chiedendo provocatoriamente: "Perché mai dovremmo invadervi? Non certo per le vostre donne, le vostre materie prime che non avete, o la vostra tecnologia che importate dalla Cina". Infine, sulla situazione in Medio Oriente, esprime delusione per il governo israeliano sostenendo che "i massacri contro i palestinesi avrebbero dovuto aprire gli occhi ai vostri leader che invece sono bloccati nel doppio standard" e conclude rivendicando il suo ruolo di comunicatore poiché "propaganda viene dal latino ciò che deve esser diffuso, è il mio lavoro, ed è anche per questo che voglio ricordare alla Signora Meloni cosa è stato fatto agli ebrei in Italia". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47386405]]
C’è un supertestimone che potrebbe rivelarsi importante per gli inquirenti impegnati nelle indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Si tratta di Gianpiero Mastrogiorgio, professore di scienze infermieristiche e amico di famiglia. La sera del 26 dicembre è stato lui a essere chiamato dal padre Gianni per praticare a casa una flebo a madre e figlia, che accusavano da Natale ripetuti episodi di vomito e diarrea. Sempre lui si è presentato all’ospedale di Campobasso nelle ore drammatiche in cui le due donne sono morte per collasso multiorgano e ha mantenuto i contatti con Alice, l’unica figlia rimasta illesa, che il 27 dicembre ha accompagnato la sorella Sara in ospedale per l’ultima volta. Le chat tra Alice e Mastrogiorgio, la moglie e le due figlie sono state estratte dal cellulare della ragazza e acquisite dalla Procura di Larino. Il professore era già stato sentito dalla Mobile subito dopo i decessi, quando si ipotizzava ancora un’intossicazione alimentare. Ora Mastrogiorgio è stato convocato per il 5 maggio dal legale di uno dei medici indagati per svolgere indagini difensive, insieme all’infermiere del Cardarelli che seguì il caso. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47463834]] Le difese dei medici sostengono che l’avvelenamento sia avvenuto il 26 dicembre e non il 23, data considerata troppo lontana, e chiedono di accertare l’esistenza, il contenuto e la provenienza delle flebo somministrate a casa.Proprio per chiarire i tempi dell’intossicazione, la procuratrice Elvira Antonelli e il capo della Mobile Marco Graziano si sono recati ieri a Pavia per confrontarsi con il direttore del centro antiveleni Locatelli. Nei prossimi giorni la Scientifica analizzerà gli scarti di cibo trovati in casa alla ricerca di ricina, mentre oggi sono previsti accertamenti istologici a Bari. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47460098]]
Svolta nelle indagini sugli spari con una pistola a pallini contro due iscritti all’Anpi avvenuti sabato pomeriggio nei pressi del parco Schuster a Roma.La Polizia ha fermato un ragazzo di 21 anni, Etihan Bondi, accusato di aver premuto il grilletto contro Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano, di 62 e 66 anni, rimasti feriti in modo lieve. Il giovane avrebbe ammesso le proprie responsabilità e dichiarato di far parte della "Brigata Ebraica". Decisivi per l’identificazione sono stati i video acquisiti dagli investigatori, coordinati dalla Procura. In particolare, le immagini sul lungotevere di Pietra Papa hanno permesso di ricostruire la targa dello scooter bianco guidato dal 21enne, che secondo le testimonianze delle vittime indossava una mimetica verde e un casco integrale scuro.Le vittime hanno raccontato che il ragazzo si è fermato con lo scooter, ha puntato la pistola contro di loro con il braccio teso e ha sparato almeno quattro volte. La Procura starebbe valutando di contestare al giovane anche il reato di tentato omicidio. Il movente sarebbe legato al fatto che entrambi portavano al collo i fazzoletti dell’Anpi.Martedì, prima del fermo, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva dichiarato che le indagini erano a buon punto, aggiungendo che c’era "curiosità di vedere che tipo di personalità si cela" dietro il responsabile degli spari. Il 21enne è stato condotto in carcere in attesa dell’udienza di convalida del fermo.
Sciur padrun da li beli braghi bianchi, fora li palanchi». Sono le strofe di una canzone popolare piacentina, presto assurta a simbolo delle rivendicazioni salariali dei lavoratori dei campi e delle officine. E c’erano le lotte del lavoro, che, come scriveva su La Stampa uno schietto liberale quale Luigi Einaudi, contribuivano a far crescere e a far maturare i lavoratori, a dare loro una coscienza. Era il periodo della Seconda Internazionale, del riformismo socialista, quando l’ideologismo dei comunisti era ancora di là da venire. Fu il congresso di Parigi del 1889 a dichiarare ufficialmente il primo maggio Festa internazionale dei lavoratori in ricordo dei violenti scontri che nel 1886 avevano opposto a Chicago operaie forze dell’ordine. Oggi, in un mondo del lavoro, e non solo del lavoro, cambiato, che l’intelligenza artificiale trasformerà ancora più radicalmente nei prossimi anni, ha ancora un senso il primo maggio? Certo che lo avrebbe se si declinassero quelle richieste di dignità sul lavoro e di giusto salario al nostro tempo, a un mondo in cui il lavoro si è frammentato, ove lo sfruttamento si esercita per vie molto più subdole, dove i processi di individualizzazione rendono quasi impossibile pensare all’organizzazione nel senso classico del termine. Le grandi fabbriche son morte, il sindacato sopravvive. Ma, per sopravvivere, il sindacato, almeno in Italia, fa un altro mestiere. E lo fa ancora intriso di quell’ideologia comunista che aveva a un certo punto del Novecento, come si è detto, preso il posto del riformismo « socialista, il quale, da parte sua, aveva relegato la fine del capitalismo in un ideale e lontano futuro e si era concentrato sui problemi di vita e di lavoro dei più deboli. Oggi il sindacato più non tutela i nuovi deboli, gli sfruttati dei lavori più umili; avalla anzi contratti di fame pur di affermare un proprio potere, il potere dei propri leader. I quali sono più interessati a fare politica e ad occupare lucrosi posti di sottogoverno, appena possibile, che non a studiare il nuovo mondo e reinventarsi non tradendo lo spirito di solidarietà che dovrebbe essere nel loro Dna. In piazza non si scende per un contratto di lavoro da rinnovare o per chiedere maggiore dignità sul lavoro. Le piazze le si convoca per affermare tutto l’odio possibile contro Trump, Netanyahu, la Meloni, un astratto “turbocapitalismo”. D’altronde, gli operai hanno capito tutto da un pezzo e hanno abbandonato il sindacato, che oggi ha per lo più fra i propri iscritti i pensionati e gode delle simpatie soprattutto o forse solo del mondo dei media politicizzati e della classe borghese sedicente “riflessiva”. Quanto al partito della sinistra, che sia diventato il partito della Ztl lo dimostrano i dati elettorali: le zone più povere della città sono state da tempo espugnate dai partiti di destra mentre la sinistra è egemone ai Parioli a Roma o al quartiere di Brera a Milano. Stanco rito nel rito antiquato sarà anche quest’anno il “concertone” di Piazza San Giovanni. Con i soliti cantanti à la page che sfrutteranno, come sempre, l’occasione non per far sentire buona musica ma per farsi riconoscere nel “circoletto” degli amici che contano e decidono le comparsate televisive e i lauti contratti discografici. Non si parlerà certo di lavoratori e sfruttamento, ma si ascolterà sicuramente qualche prevedibilissimo e scontato slogan pro-Pal.
Nel corso della puntata di È sempre Cartabianca, andata in onda martedì 28 aprile su Rete4 e condotta da Bianca Berlinguer, il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, è intervenuto in studio riferendo una presunta informazione ricevuta da una fonte riguardo al ministro della Giustizia Carlo Nordio. "Una nostra fonte avrebbe visto il ministro Nordio nel ranch di Cipriani a marzo. Se fosse vero, è una notizia. Stiamo verificando", ha dichiarato Ranucci.La conduttrice ha poi ricostruito il contesto della vicenda, collegando l’indiscrezione alla recente inchiesta pubblicata da "Il Fatto Quotidiano" sulla pratica per la richiesta di grazia concessa a Nicole Minetti: "Quindi Nordio, ministro della giustizia, mentre seguiva questa pratica da dare al Quirinale per chiedere la grazia per Nicole Minetti, sarebbe andato in quel ranch dove la Minetti viveva con Giuseppe Cipriani, che è il figlio di Cipriani dell’Harry’s bar, collegato a Epstein perché erano soci, e avrebbe incontrato direttamente queste due persone". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47469800]] A quel punto è intervenuto in diretta telefonica il ministro Carlo Nordio, che ha smentito la ricostruzione."I primi di marzo di quest’anno ero impegnato in campagna elettorale per il referendum", ha spiegato Nordio.Il ministro ha inoltre precisato che un suo viaggio in Uruguay, Paese in cui Cipriani e Minetti risiedono, risale a uno o due anni fa e si è trattato di una breve missione ufficiale per accordi governativi tra Italia, Uruguay e Argentina."Sono stato in Uruguay e in Argentina per una breve missione ufficiale per accordi governativi, non ricordo se l’anno scorso o due anni fa. Ma escludo in via assoluta di avere mai incontrato questi signori o di essere mai entrato nei loro ranch, case o abitazioni. Non so da dove escano queste follie inventate di sana pianta", ha affermato Nordio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47472095]]