Rassegna Stampa Quotidiani
Libero Quotidiano
La finalissima dell'Atalanta? Un caso inspiegabile: cos'è successo nel Sud Italia
1 ora fa | Ven 24 Mag 2024 22:25

Vi proponiamo "Tele...raccomando", la rubrica di Klaus Davi dedicata al piccolo schermo CHI SALE (Atalanta-Bayer) Davvero in pochi credevano che sarebbe stata possibile l'impresa dell'Atalanta che mercoledì sera è riuscita a vincere l'Europa League strapazzando in finale il Bayer Leverkusen, campione di Germania imbattuto da ben 51 partite. Una partita giocata alla grande dai nerazzurri che non ha reso solo in termini di reputazione per il calcio italiano ma anche sul piano dell'Auditel. I numeri parlano da soli: una delle finali più viste in assoluto della competizione europea con 6.250.000 spettatori e il 29.2% di share, picchi del 34% verso le 22:50 quando è finito il match. Ma la notizia è che il trionfo della “Dea” ha sfondato anche in regioni del Sud come Sicilia, Calabria, Campania e Puglia dove si sono registrate medie share del 30%. Il pubblico si mostra più maturo dei tifosi da stadio e sostiene un club italiano a prescindere dalla geografia. Un altro successo del nostro sport attestato anche da OmnicomMediaGroup secondo cui performance come quelle di Sinner, di Brignone nello sci, dell'Italrugby, dell'atletica, del nuoto o della Nazionale di calcio fanno come minimo quadruplicare gli ascolti. Apprezzata la figura di un allenatore come Gian Piero Gasperini, umile e silenzioso ma che ha saputo trasformare l'Atalanta in un team di fama internazionale.

Il Genoa stende il Bologna con i gol di Malinovskiy e Vitinha, addio amaro per Thiago Motta
2 ore fa | Ven 24 Mag 2024 20:51

Il Genoa chiude la stagione con un bel successo casalingo contro il Bologna, visibilmente appagato dopo i grandi festeggiamenti per la qualificazione alla prossima Champions League. A Marassi finisce 2-0 grazie alle reti di Malinovskiy e Vitinha, una per tempo. La squadra di Gilardino saluta il campionato raggiungendo i 49 punti, mentre quella di Thiago Motta, ormai prossimo all'addio (è stato accostato prepotentemente alla Juve), resta a quota 68 con il rischio però di venir staccata proprio dai bianconeri e scavalcata dall'Atalanta (a 66 e con due gare ancora da giocare).     Tredici minuti sul cronometro e i padroni di casa sbloccano subito il risultato: Martin sfonda a sinistra e guadagna il fondo, il suo cross basso arretrato raggiunge al limite dell'area Malinovskiy che con un mancino di prima intenzione firma l'1-0, colpendo anche il palo. La risposta della formazione felsinea arriva a ridosso della mezz'ora, quando Fabbian colpisce di testa sul traversone dalla destra di Moro, mandando però la sfera a sbattere contro il legno alla sinistra del portiere prima di spegnersi sul fondo.     A inizio ripresa il Bologna prova ad aumentare un po' il ritmo mettendo leggermente sotto pressione il Genoa, ma allo scoccare dell'ora di gioco è proprio il grifone a colpire ancora: Beukema perde palla, Gudmundsson la recupera e la offre a Vitinha che davanti a Ravaglia realizza il 2-0 con un bel tocco morbido. Per il resto del tempo succede veramente poco o nulla, i padroni di casa gestiscono tranquillamente il doppio vantaggio e nel recupero falliscono anche il tris con Gudmundsson, che sotto porta sbaglia clamorosamente con il mancino.

Ecco il manifesto per tagliare le tasse: il governo accetti la sfida
3 ore fa | Ven 24 Mag 2024 19:48

C'è qualcosa che credo di sapere sul sistema fiscale italiano, avendolo osservato da vicino non solo – come tutti i cittadini – nella parte del fagiano all'apertura della stagione di caccia (mentre il ruolo del cacciatore spetta ovviamente all'onnipotente Agenzia delle Entrate), ma anche nella veste di presidente della Commissione Finanze delle Camera, incarico che ho ricoperto per due anni, dall'estate del 2013 alla metà del 2015. Dal 1948 ai giorni nostri, le presidenze di impronta e cultura liberale sono state rarissime in quella Commissione: e infatti anche in quella legislatura a un certo punto le forze egemoni (nel 2015 si entrò in fase di renzismo triumphans, con poderose sponde nazarene) decisero di porre fine all'anomalia, eleggendo un altro presidente. Del resto, bisogna capirli: in appena due anni, approfittando di un governo fragile e di larga coalizione, e quindi potendo usare appieno i poteri della Commissione, avevamo segnato due gol (vedremo quali) e sfiorato una terza rete a favore dei contribuenti. Decisamente troppo per le abitudini italiane: la “deviazione dall'algoritmo” non poteva durare.       La battaglia vinta su Equitalia. Il primo successo fu un'enorme soddisfazione: una riforma di Equitalia (allora si chiamava così) finalmente dalla parte dei cittadini. Per mesi, avevo avuto a che fare con una valanga di lettere di artigiani, commercianti e imprenditori che mi scrivevano più o meno questo: «Noi non siamo evasori. Abbiamo dichiarato il giusto. Poi è arrivata la crisi, e non abbiamo avuto i soldi per pagare in tempo tutte le tasse e i contributi. Abbiamo dato priorità a pagare gli stipendi ai nostri dipendenti, per non mettere sulla strada tante famiglie. Ma allora arriva Equitalia e ci strangola». Su questa base, avevo contribuito a convincere Silvio Berlusconi a fare di questo tema un punto cruciale della campagna elettorale del 2013. Già il giorno dopo l'elezione a presidente di Commissione, presentai una risoluzione (cioè un atto parlamentare tenuissimo, apparentemente innocuo, con impegni per il governo) con dentro tutti i punti qualificanti della riforma necessaria: con un po' di lavoro efficace, quel mio piccolo documento venne non solo votato, ma addirittura firmato da tutti i gruppi, nessuno escluso. Il retropensiero di molti era: ma cosa vuole ‘sto Capezzone, una risoluzione non si nega a nessuno, è acqua fresca. Vero, in teoria: ma con tenacia, e anche avviando una campagna mediatica piuttosto vivace, mi misi a sostenere – e formalmente era vero – che il governo aveva il dovere di recepire quel testo, dopo il voto di indirizzo della Commissione. Ricevetti segnali contraddittori: mi si disse che sarebbe stato così, ma solo dopo mie fortissime pressioni ottenni di poter leggere, il giorno prima di una seduta del Consiglio dei Ministri, una bozza della norma (quello che poi sarebbe divenuto l'art. 52 del Decreto Fare). In un pomeriggio che non dimenticherò, mi trovai a scoprire che il testo che avrebbe dovuto “ricopiare” la mia risoluzione, lo aveva invece largamente eluso e vanificato. Beh, ora posso dirvelo: feci il diavolo a quattro, e, dopo ventiquattr'ore di pugilato, ottenni che il testo divenisse davvero un'autentica fotocopiatura di quanto la Commissione, unanime, aveva stabilito. Il risultato fu a suo modo storico, e, secondo le mie stime, protesse per qualche tempo circa 5 milioni di contribuenti. Da quel momento in avanti, il Fisco non poteva più pignorare la prima casa; non poteva più pignorare i beni dell'azienda (se non nel limite di un quinto); non poteva più pignorare la seconda casa (se non per debiti superiori ai 120mila euro); doveva concedere fino a 10 anni di rate; e doveva accettare anche la possibilità che il cittadino non pagasse alcune rate (fino a 8 senza perdere il beneficio della rateizzazione) e potesse quindi riprendere a pagare dopo una piccola pausa. A decreto approvato (e poi convertito dalle Camere senza stravolgimenti), non nego di aver guardato gli scatoloni con lettere dei piccoli imprenditori disperati, che avevo accumulato e conservato per mesi, con gli occhi lucidi.     Una delega fiscale (poi non sfruttata dal governo). Un secondo successo (parziale, come vedremo) fu il lungo percorso per il varo di una legge delega fiscale, cioè l'insieme dei paletti da consegnare al Governo per la revisione dell'intera architettura fiscale del Paese (attenzione: purtroppo non della quantità delle tasse, ma della loro organizzazione). Decisi di essere io stesso relatore del provvedimento, e giungemmo a una larga approvazione della legge, che però avrebbe richiesto dei successivi decreti (detti appunto: decreti delegati). Anche in questo caso, riuscì qualcosa di impensabile, e cioè la fissazione nero su bianco di alcuni punti di chiara impronta liberale e pro-contribuenti. Faccio alcuni rapidissimi esempi. Primo: compensazione fiscale come principio da generalizzare. Ho un debito con il fisco? Ma ho anche un credito? Devo poterli compensare e annullare a vicenda. Secondo: responsabilizzazione fiscale. Deve essere individuabile, per ciascun tributo, il livello di governo che beneficia delle relative entrate (Stato, Regioni, enti locali). Stop, quindi, al caos e alla giungla delle addizionali. Terzo: contrasto di interessi, cioè la possibilità di scaricare fatture e ricevute per favorire l'emersione di base imponibile. Quarto: destinazione del ricavato della lotta all'evasione fiscale alla riduzione delle tasse. Quinto: riordino delle agevolazioni fiscali (cosiddette tax expenditures), ma con restituzione dei risparmi così effettuati attraverso minori tasse a famiglie e lavoratori. Sesto: stop ai sussidi a pioggia alle imprese, e restituzione di queste somme attraverso riduzioni di tasse a tutte le aziende. Settimo: recupero dei principi cardine dello Statuto del contribuente, a partire dall'irretroattività delle norme tributarie sfavorevoli al cittadino. Inutile dirvi che il governo che fu destinatario di quel dono (approvato grazie a una larghissima maggioranza parlamentare) non ne attuò se non una minima parte. Non solo: con rara miopia, fu anche impedito alla Commissione di segnare un terzo gol, per cui avevo offerto svariate coperture, che furono tutte rifiutate, e cioè l'abolizione del bollo auto.   Cosa non possono fare le commissioni parlamentari senza governo. È inutile girarci intorno. Da una presidenza di Commissione, ci sono cose che puoi tentare (operazioni-pirata come la prima descritta) e ci sono imprese che invece richiederebbero l'impegno compatto di un governo e di una maggioranza. E qui si arriva alle note dolenti: se vuoi ridurre le tasse, serve trovare le risorse per farlo. Da semplice parlamentare, non solo da presidente di Commissione, presentai proposte per un taglio-choc della pressione fiscale (fino a 40 miliardi), finanziato con tagli di spese individuati attraverso emendamenti che furono giudicati tecnicamente ammissibili (cioè coperti effettivamente) ma che non trovarono mai l'ok politico dei governi. Ne trassi la convinzione che ho più volte trasferito qui sulle pagine di Libero: anche un governo volenteroso farà bene a immaginare un percorso di più anni (da 5 a 10, se si ha l'opportunità di governare per due legislature) per tagliare davvero le tasse, con – chiamiamola così – una riduzione di tasse trasformata in una corsa a tappe. Può essere un modo per non darsi obiettivi irrealizzabili, per coinvolgere i cittadini in un cammino serio e senza promesse di miracoli, ma anche per evitare che le legislature passino svanendo nel nulla, senza un traguardo, senza un “senso”. Ci sarà un governo pronto a tagliare le spese per tagliare le tasse? E a farlo nell'arco di più anni, un passo alla volta? La sfida è lì, e c'è da augurarsi che Giorgia Meloni colga questa opportunità storica mancata da troppi prima di lei (ci riuscì davvero Alcide De Gasperi, assistito dal ministro Ezio Vanoni).   Cosa ho imparato, nel bene e nel male. In quella esperienza, ho imparato un paio di cose negative, ma ho anche portato a casa un insegnamento che non dimenticherò. Le note negative sono presto dette. Da un lato, il ruolo debordante delle istituzioni sovranazionali che (spesso alimentate e informate in modo distorto dai tassatori italiani) premono sempre e solo per torchiare i cittadini. Non si contano più i documenti di Ocse, Fmi, e ovviamente della Commissione Ue, che sanno solo chiedere tosature e vessazioni, avendo nel mirino la casa (riforma del catasto) e proponendo ulteriori devastanti patrimoniali. Dall'altro, l'eccessivo spazio colpevolmente concesso dalla politica all'Agenzia delle Entrate, ormai dominante, che pretende essa stessa di interferire nell'azione legislativa e nella definizione delle linee guida di politica fiscale, due territori che assolutamente non le competono. Venendo all'insegnamento da non dimenticare (e qui aleggia su di noi, amici lettori di Libero, il grande spirito della signora Thatcher), quando si parla di tasse non si parla di aspetti “tecnici”: ma siamo al cuore del rapporto tra Stato e cittadino. Lasciamo la parola alla Lady di Ferro: «Uno dei più grandi dibattiti del nostro tempo riguarda la quantità del tuo denaro che lo Stato può spendere, e quanto denaro invece puoi spendere per la tua famiglia. Non dimentichiamo mai questa verità fondamentale: lo Stato ha come risorsa di denaro solamente il denaro che la gente guadagna. Se lo Stato vuole spendere di più, può farlo solo prendendo a prestito i tuoi risparmi o tassandoti di più. Non è una buona idea pensare che qualcun altro pagherà: quel “qualcun altro” sei tu. Non esiste il denaro pubblico: esiste solo il denaro dei contribuenti». Aveva ragione lei, fino alle virgole.

TgLa7, l'annuncio di Enrico Mentana: il duello politico e l'ultimo sondaggio
3 ore fa | Ven 24 Mag 2024 19:43

In diretta nell'edizione serale del TgLa7, di oggi 24 maggio, il direttore Enrico Mentana ha lanciato il suo invito a un confronto, su La7 in prima serata, tra le forze politiche in vista delle consultazioni elettorali per le europee il 9 giugno. Gli appuntamenti, ha spiegato il direttore del telegiornale sono due: il 6 e il 7 giugno. In particolare, giovedì 6 giugno si confronteranno le forze politiche "minori" e venerdì 7 giugno le forze politiche "maggiori" fissate dai sondaggi: Fratelli d'Italia, Partito Democratico, M5s, Lega, Forza Italia, Noi Moderati, Alleanza Verdi e Sinistra.     L'ultimo sondaggio prima del silenzio elettorale per le Elezioni europee, vede l'orientamento di voto degli italiani premiare, tra i partiti maggiori, Fratelli d'Italia con 27,3%, il Partito Democratico con il 22% e il Movimento 5 Stelle con il 14,7% dei consensi. Lega e Forza Italia-Noi Moderati ex aequo all'8,6%. Primo, tra i partiti minori a superare lo sbarramento del 4%, Verdi e Sinistra che si attesta al 4,6%.   Altri due i partiti al di sopra della soglia di sbarramento sono: Stati Uniti d'Europa al 4,2% e Azione al 4,0. Sarebbero fuori dal Parlamento europeo, per il momento, Pace Terra e Dignità al 2,5% e Libertà al 2,0%. L'affluenza stimata va dal 53% al 57%.

Kate Middleton, l'indiscrezione choc: "Un calvario, fino a quando resterà lontana dal pubblico"
4 ore fa | Ven 24 Mag 2024 19:37

Kate Middleton, da mesi ormai, sta lottando contro il cancro dopo l'intervento all'addome e sta seguendo tutte le terapie, tra cui la chemio. E secondo alcune fonti vicine alla famiglia reale la moglie del principe William, potrebbe rimanere lontano dai suoi impegni pubblici fino al prossimo autunno. Nulla di ufficiale dunque, ma quel che è certo è che della principessa non c'è traccia alcuna. E non la vedremo per mesi.  I tempi della ripresa di Catherine, come viene chiamata a Palazzo da quando è diventata principessa del Galles, sono un mistero. Nei giorni scorsi il Daily Mail ha dato qualche indicazione sui tempi del suo rientro parlando con l'entourage dei principi del Galles. "Non ha preso alcun impegno pubblico quest'anno e gli amici con cui ho parlato nei giorni scorsi suggeriscono che potremmo non rivedere Catherine fino all'autunno, e solo allora se si sarà ripresa completamente", ha scritto uno dei 'royal editor' del tabloid.     Richard Eden ha anche citato una fonte, secondo cui "nessuno vuole fare pressione su Catherine. L'unica cosa che conta al momento è che stia meglio. Quest'anno ha attraversato un calvario". È certo che la principessa tornerà in pubblico solo quando avrà ricevuto il "via liberà dai medici", come ha scritto un comunicato ufficiale di Kensington Palace. Per ora segue il lavoro delle fondazioni e degli enti benefici di cui è madrina e pare abbia letto con attenzione un rapporto della Royal Foundation Centre for Early Childhood su come le aziende possono sostenere lo sviluppo dei bambini nei primi anni di vita. Ma appunto "segue il lavoro", senza alcun impegno in prima persona.

Loretta Goggi dice addio a Tale e quale show: la decisione improvvisa
4 ore fa | Ven 24 Mag 2024 19:29

Loretta Goggi dice addio a Tale e quale show e si prende una pausa dalla tv. "Ogni volta che ho avuto bisogno di guardarmi dentro, che ho avuto sentore che qualcosa non andasse come doveva, non ho lasciato passare neanche un secondo: sono scesa al volo dal treno in corsa per riprendermi ciò che mi mancava", scrive in un lungo post pubblicato sulla sua pagina Facebook.  "E questo è uno di quei momenti, sento quel campanello suonare per un desiderio che dopo 13 anni torna a farsi vivo: potermi sentire di nuovo libera di fermarmi per un po', farlo un'ennesima volta, godere di un periodo da vivere vicino alla nascita di una nuova famiglia e tenere fra le braccia il mio primo pronipote", prosegue la Goggi.     "Vi dico tutto questo perché penso dobbiate essere i primi a sapere che ho deciso di non partecipare alla prossima edizione di Tale e Quale Show  (programma che resterà sempre nel mio cuore) come a qualsiasi cosa che possa tenermi lontana dal vivere questa nuova emozione: Costanza, il suo compagno e il piccolo ci rendono partecipi della loro storia, ridando alla nostra vita un nuovo vigore che difficilmente potrebbe riuscire a regalarci un'altra esperienza: un'ondata di amore", conclude la cohuttrice. Ondata "condita di allegria, rinnovata speranza e (colmo dei colmi per chi ha una certa età) tanta voglia di ricominciare a fare progetti di vita. Felicità, miei cari tutti".

Concita De Gregorio: "Questo governo assolve chi non rispetta la legge". La reazione della Sardone | Video
4 ore fa | Ven 24 Mag 2024 19:04

Concita De Gregorio da Bianca Berlinguer a Prima di Domani, su Rete 4, nella puntata del 24 maggio, tira la sua solita bordata al governo di Giorgia Meloni, in particolare per il decreto Salva-Casa fortemente voluto da Matteo Salvini che non è un condono ma va a sanare piccole difformità interne alle case. "In generale, anche il redditometro, tutto il racconto che fa questo governo assolve, in modo subliminale, chi non rispetta la legge", attacca la giornalista ed editorialista de La Repubblica.   E Silvia Sardone, eurodeputata della Lega, che è in collegamento con la Berlinguer, a questo punto sgrana gli occhi e scuote la testa.    Ma Concita De Gregorio va avanti e insiste: "Queste persone non hanno tempo di aspettare i tempi della burocrazia per spostare una finestra? Non si vede perché. Se devo spostare una finestra in casa mia e faccio domanda, aspetto la risposta della Sovrintendenza. Che siano sei mesi o un anno. Aspetto, non faccio la finestra se non ho il permesso di farla".   "Tutto il racconto che fa questo governo assolve, in modo subliminale, chi non rispetta la legge" Concita De Gregorio è ospite a #PrimadiDomani pic.twitter.com/kl2lL6WbcF — Prima di domani (@Prima_di_domani) May 24, 2024

Violenta grandinata a Torino: strade imbiancate, le immagini sconvolgenti
4 ore fa | Ven 24 Mag 2024 18:55

Strade imbiancate a Torino. Una violenta grandinata si è abbattuta sulla città venerdì pomeriggio, intorno alle 17. Vigili del fuoco al lavoro per liberare le strade ricoperte di grandine. Sul Piemonte è ancora allerta gialla.

Milan, altro che festa. L'ultima a San Siro sarà un incubo: chi finirà nel mirino tra poche ore
4 ore fa | Ven 24 Mag 2024 18:50

Ora è ufficiale: giovedì mattina è arrivato il comunicato che ha annunciato l'addio ufficiale di Stefano Pioli al Milan. Il tecnico di Parma non sarà più l'allenatore del Diavolo nella prossima stagione  e sabato sera i tifosi rossoneri lo saluteranno nella sfida di contro la Salernitana. Non partirà il “Pioli is on fire” di questi anni, ma regnerà la contestazione dei fan contro la società, che ha scelto Fonseca come prossimo allenatore del Milan. Per l'ultima di campionato, infatti, il tifo rossonero romperà infatti il silenzio che dura ormai da tre partite (Genoa, Cagliari e Torino) per dire addio anche a Kjaer e Giroud, ma lo farà soltanto nel secondo tempo, mentre nei primi 45' resterà a bocca chiusa per contestare la scelta Fonseca, che ormai sembra a un passo dal diventare il nuovo tecnico.        La Curva Sud non è felice dell'arrivo del portoghese ex tecnico della Roma. Il tifo organizzato del Diavolo, che da settimane ha individuato in Antonio Conte l'uomo giusto per rialzarsi dopo una stagione deludente, resterà in assoluto silenzio per tutto il primo tempo per far capire alla società che la scelta Fonseca non piace. Intanto è stato rilasciato un comunicato: “Il messaggio a tutto l'ambiente Milan deve arrivare chiaro — si legge — il popolo rossonero non è più disposto ad accettare progetti non improntati a puntare al massimo livello sia in Italia che in Europa, un popolo che ha vinto come nessun altro in Italia e che si è sempre contraddistinto per la vicinanza alla propria squadra anche nei momenti più difficili della sua lunga storia. Consapevoli che non si possa vincere sempre, ma essere preparati e attrezzati a poterlo fare sempre è un'altra cosa!”. Un progetto vincente “ora è preteso — prosegue il testo — Un progetto che parta dalla panchina, passando dal campo fino ad arrivare alla dirigenza!”.       E ancora: “Volete questa curva? Volete questo stadio e questo clima sempre? Bene, ora sta a voi pagare il prezzo del biglietto, ora sta a voi passare semplicemente ai fatti — termina la nota — Milano e i Milanisti hanno sempre compreso e giustificato ogni situazione, ma non scambiate mai la nostra intelligenza per rassegnazione. Perché Milano non si è mai accontentata e mai lo farà. Abbiamo passato anni di merda, siamo tornati ai vertici e ora nessuno vuole smuoversi da lì. Abbiamo pagato fin troppo il prezzo di cambi societari ecc ecc. Il popolo rossonero vuole che la squadra torni ad occupare il ruolo di indiscussa protagonista, il ruolo che da sempre il popolo rossonero conserva ben saldo sugli spalti di ogni stadio. Secondi a nessuno! Domenica portate striscioni, bandiere e stendardi. Vedranno ancora una volta cosa possono perdersi… per il bene del Milan! Sempre!”.

Il caso Assange zittisce chi dice che gli Usa trattano i dissidenti come la Russia di Putin
5 ore fa | Ven 24 Mag 2024 18:38

Se ne faranno un ragione gli indignados che hanno osato paragonare la figura di Aleksei Navalny, attivista e dissidente che ha pagato con la propria vita la sua lotta contro un autocrate, avvelenatore e calpestatore di libertà come il presidente russo Vladimir Putin, e Julian Assange, giornalista e programmatore australiano considerato un “eroe” dagli anti-americanisti di ogni latitudine per aver diffuso materiali sensibili sulla sicurezza nazionale degli Usa in guerra a Kabul e a Falluja, mettendo in gioco la vita di agenti e informatori impegnati in missioni rischiose. Lunedì, l'Alta Corte di Giustizia di Londra ha concesso al fondatore di WikiLeaks un nuovo appello contro la sua estradizione negli Stati Uniti, che vogliono processarlo per la violazione del National Espionage Act, la legge nazionale sullo spionaggio. Una sentenza che mette ancora una volta a tacere i professionisti del vittimismo che hanno trasformato Assange in un martire della libertà d'informazione, accusando la giustizia britannica di aver azionato una «macchina repressiva» contro di lui. «È una rara buona notizia per Julian Assange e per tutti coloro che difendono la libertà di stampa», ha concesso il consulente legale di Amnesty International, Simon Crowther. Alla fine di marzo, dopo una serie di colpi di scena giudiziari, due giudici dell'Alta Corte londinese, Victoria Sharp e Jeremy Johnson, avevano chiesto agli Stati Uniti nuove garanzie sul trattamento che Assange avrebbe ricevuto oltreoceano, prima di pronunciarsi sulla richiesta del fondatore di WikiLeaks di un nuovo ricorso. I giudici vogliono assicurarsi che Assange non rischierà la pena di morte e che, in caso di estradizione, godrà della protezione del Primo emendamento della Costituzione statunitense, che tutela la libertà di espressione. I pubblici ministeri americani sostengono che Assange abbia incoraggiato e aiutato l'analista dell'intelligence dell'esercito americano Chelsea Manning a rubare dispacci diplomatici e file militari pubblicati da WikiLeaks, mettendo a rischio vite umane.   700MILA DOCUMENTI Sul fondatore di WikiLeaks, che ha diffuso a partire dal 2010 oltre 700mila documenti riservati degli Stati Uniti, in particolare in Afghanistan e Iraq, pendono diciotto capi di imputazione. E la condanna può arrivare fino a 175 anni di carcere negli Stati Uniti. Il giornalista e programmatore australiano è attualmente detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh. Le autorità britanniche lo hanno arrestato nel 2019, quando si trovava nell'ambasciata dell'Ecuador, dove ha goduto per sette anni dell'immunità diplomatica. Assange non era presente in aula al momento della sentenza “per motivi di salute”, come ha spiegato il capo del collegio dei difensori, Edward Fitzgerald. Alla notizia del “sì” a un nuovo ricorso, la folla che si era radunata all'esterno del tribunale londinese per manifestare con cartelli e striscioni «Free Assange now» la sua contrarietà all'estradizione è scoppiata in urla di gioia.   COME NAVALNY? Lo scorso febbraio, Stella Assange, moglie di Julian, disse che «ciò che è successo ad Alexsei Navalny in Russia potrebbe succedere a lui in America», che erano entrambi «prigionieri politici» oggetto di una «persecuzione». A marzo, Stella era al dipartimento di Economia dell'Università di Perugia per ritirare per conto del marito il premio Caffè, istituito nel ricordo del professor Federico Caffè. Fu un altro pretesto per sparare a zero contro Londra, l'Europa, l'Occidente. «Julian se non verrà salvato rischia di finire come Navalny. Entrambi sono prigionieri politici e per questo ho anche criticato Ursula von der Leyen che ha difeso solo Navalny. In questi anni sono stata spaventata per la vita di Julian, c'erano dei segnali che mi hanno fatto temere per lui». Ma la sentenza di lunedì è l'ennesimo schiaffo a chi, come lei, confonde regime, dove lo stato di diritto e le libertà individuali non sono garantite, e democrazia, che significa riservare un trattamento equo anche ai nemici della democrazia.

"Non esiste la destra buona": Spagna, il delirio della ministra che indigna l'Europa
5 ore fa | Ven 24 Mag 2024 18:32

Non bastava la sinistra italiana. Ora a straparlare di destra, ultradestra e fascismo ci si mette pure quella spagnola. In particolare, la ministra per la transizione ecologica e capolista dei socialisti alle prossime europee ha attaccato Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia. Il premier era intervenuto qualche giorno fa alla convention di Vox, partito della destra spagnola e che aderisce al gruppo dei Conservatori Europei all'Europarlamento.  Parlando a Canal Sur, Teresa Ribera ha tenuto a precisare che non esiste una destra "buona" e una "cattiva", ma solo una destra "cattiva". Un'interpretazione fantasiosa e che mostra plasticamente quanto a sinistra siano allergici alla democrazia e al popolo che vota. Ma tant'è, tutto il mondo è paese. E anche in Spagna, la leadership di Giorgia Meloni fa paura alla sinistra. Le frasi della Ribera contro l'ultraderecha di Fratelli d'Italia avevano come obiettivo quello di attaccare il leader dei Popolari Fejio, il quale aveva spiegato perché FdI non fosse paragonabile "ad altri partiti considerati di estrema destra in Europa". La ministra del governo Sanchez ha sfoderato tutto l'armamentario classico della sinistra nostrana: "la Meloni vieta la registrazione dei figli delle coppie omosessuali e impone limitazioni alle donne". E ancora: "Sostiene atteggiamenti assolutamente xenofobi nei confronti dei migranti". Poi la chiosa finale: "Non è questo che vogliamo per il resto dell'Europa. Non c'è un'estrema destra buona e un'estrema destra cattiva, ma un progetto che si scontra frontalmente con i valori dei diritti, della libertà di espressione e della democrazia che l'Europa ha sempre difeso".

Webuild, Salini “Semestrale e anno attesi migliori delle previsioni”
5 ore fa | Ven 24 Mag 2024 18:21

GENOVA (ITALPRESS) – “Il Gruppo sta andando molto bene, dopo i risultati conseguiti nel 2023 e nel primo trimestre 2024 e pensiamo che la semestrale e l'anno possano essere migliori delle previsioni”. Lo ha dichiarato Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, in occasione della posa del primo cassone della nuova diga foranea di Genova. “Abbiamo iniziato il 2024 molto bene con l'acquisizione di un progetto molto sfidante in Arabia Saudita, e in generale andiamo avanti secondo il piano. Abbiamo già fatto oltre la meta delle acquisizioni di ordini previste per l'intero anno. Il Gruppo cresce e continua a rafforzarsi in tutto il mondo, siamo in 50 paesi con oltre 87.000 persone e una filiera di oltre 19.000 imprese che portano avanti con noi progetti in settori molto diversi come dighe, strade, linee ferroviarie ad alta velocita, metropolitane e impianti per il trattamento e la produzione di acqua. Siamo un gruppo globale, e realizziamo circa il 70% del fatturato all'estero, che significa spingere l'export delle imprese italiane”. “Il nostro 30% di fatturato in Italia rappresenta una quota di mercato in Italia inferiore al 2%, quando i nostri concorrenti francesi detengono per esempio fra il 3 e il 10% nel loro paese – continua Salini -. Oggi il mercato delle costruzioni complessivo in Italia vale circa 200 miliardi, il Paese ha avviato un nuovo percorso di investimenti in infrastrutture, anche grazie, ma non solo, al PNRR. Siamo la più grande azienda in Italia. Nel Paese lavorano con noi oltre 17.000 persone e una filiera di 10.500 imprese, con 31 progetti in corso, tra cui la metropolitana di Roma linea C, alcuni lotti delle principali linee ferroviarie in Italia come la Napoli-Bari, la Palermo-Catania-Messina, la Verona-Padova, la Milano-Genova. Alcuni progetti sono in fase di consegna, come il progetto della M4 a Milano. Siamo orgogliosi di riportare nel Paese le competenze che creiamo all'estero, dove gli investimenti in grandi progetti non si sono mai fermati, anche offrendo opportunità ai nostri giovani. Siamo un'azienda molto competitiva anche grazie al sistema virtuoso di filiera di eccellenza che abbiamo creato. Nel settore delle grandi opere infrastrutturali la dimensione delle imprese è cruciale, al servizio della crescita del contenuto tecnologico delle opere, degli investimenti in sicurezza e della formazione. Abbiamo in programma di assumere nel mondo 15.000 persone nei prossimi 2 anni, di cui 10.000 in Italia (8.000 nel Mezzogiorno)”. “La posa del primo cassone della nuova diga rappresenta oggi il culmine di un anno di lavoro intenso da parte di un consorzio di aziende leader nel settore delle infrastrutture che hanno unito le loro competenze e risorse per affrontare la complessità di un progetto per molti versi unico e per portare avanti i lavori in trasparenza e nel rispetto dei tempi”, ha sottolineato l'amministratore delegato di Webuild. “La nuova diga foranea di Genova è un progetto per il Paese, e veste la bandiera tricolore perchè rappresenta una infrastruttura strategica voluta dai governi di diverso colore che si sono succeduti nel corso degli anni. Per garantire un futuro al nostro Paese, abbiamo il dovere di progettare oggi l'Italia dei prossimi 30 anni come parte di un sistema che si chiama Europa – ha proseguito Salini -. Dobbiamo affrontare la competizione di paesi nel mondo che stanno correndo a velocità per noi impensabili, a livello economico, oltre che per dotazione di infrastrutture e di competenze. La diga è un'opera fondamentale in quest'ottica, perchè permette all'Italia di acquisire competitività a livello globale, intercettando gli scambi provenienti da Est e in transito nel Mediterraneo, inserendosi nella Rete TEN-T, anche attraverso il Terzo Valico dei Giovi”. “La diga rappresenta una sfida molto impegnativa a livello tecnico. Operiamo in un cantiere in mezzo al mare, fino a 800 metri dalla costa, lavorando anche con condizioni metereologiche non sempre favorevoli, solo con tecnici altamente specializzati, imbarcazioni, apparecchiature sofisticate. Il consorzio PerGenova Breakwater ha adottato soluzioni innovative per accelerare i tempi di realizzazione. Il metodo ‘fast track' ha permesso di lavorare in modo parallelo su diverse fasi del progetto, riducendo i tempi complessivi. La progettazione esecutiva è stata completata in soli 5 mesi, grazie al lavoro serrato di un team di esperti che ha affrontato sfide geologiche e geotecniche complesse”, ha concluso Salini. – Foto ufficio stampa Webuild – (ITALPRESS).

L'ultimo sondaggio prima del divieto: ecco il testa a testa che può cambiare il quadro
5 ore fa | Ven 24 Mag 2024 18:15

L'Italia, retaggio dell'antiberlusconismo militante, «nei quindici giorni precedenti» le consultazioni elettorali deve fare i conti con la tagliola anti-sondaggi. Pertanto gli ultimi, come da calcoli di Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend, su X (l'ex Twitter), «saranno pubblicati domani». Cioè oggi (il tweet è di ieri). E proprio YouTrend, per accompagnare gli italiani verso le urne che saranno aperte l'8 e il 9 giugno (sabato e domenica), ha sfornato l'ultima “supermedia” frutto delle rilevazioni di nove istituti demoscopici. La “ponderazione” è stata effettuata ieri e mostra, rispetto alla media di una settimana fa, una crescita della coalizione di centrodestra, che oggi sul mercato elettorale “vale” complessivamente il 44,4% delle intenzioni di voto rispetto al 43,8% incassato alle Politiche del 2022. Un risultato significativo, visto che spesso nelle elezioni di “metà mandato”, come possono essere considerate queste Europee 2024, chi è al governo sconta una parziale disaffezione dell'elettorato. Ma poiché alle elezioni europee ogni partito- pur nel rispetto dell'alleanza - corre per sé a causa della legge elettorale proporzionale, l'attenzione va indirizzata al peso delle singole liste. E qui Fratelli d'Italia - al contrario di quanto pubblicato da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera per conto di Ipsos, secondo cui la formazione della premier avrebbe lasciato per strada un paio di punti conferma i numeri di una settimana fa, attestandosi al 27,2%: oltre un punto in più rispetto alle Politiche del 2022. Numeri che permetterebbero al partito della premier di quadruplicare i propri europarlamentari.     IL CARROCCIO VA A seguire, per restare al centrodestra, c'è la Lega con l'8,7% (+0,2% sulla rilevazione del 16 maggio) e poi l'alleanza Forza Italia-Noi Moderati, stabile all'8,5%. Proprio il piccolo balzo del Carroccio consente al partito di Matteo Salvini di sorpassare la “gamba centrista” della coalizione, che due settimane fa era davanti alla Lega. Comunque «entrambe le forze di maggioranza», emerge dal report, «mostrano nel medio periodo una tendenza positiva che potrebbe portarle al 9%, se non anche oltre». Non a caso Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, alza più in alto l'asticella: «Possiamo arrivare a superare il 10%». Quanto all'ex “campo largo”, l'ultima “supermedia” segnala il buon momento del Pd, che raggiunge il 21%, superiore al 19,1 incassato nel 2022. Una crescita certificata anche da Pagnoncelli, che accredita il partito di Elly Schlein del 22,5%: «Il risultato più alto dall'insediamento della segretaria». Sostanzialmente al palo il Movimento 5 Stelle, che resta sotto il 16% - è al 15,9% - come alle Politiche, quando strappò il 15,4%. Quanto all'ala sinistra, Alleanza Verdi Sinistra guadagna un altro 0,1% arrivando al 4,3%, appena sopra la soglia di sbarramento (fissata al 4%). Interessante, a questo proposito, quanto emerge dalla rilevazione di Pagnoncelli, che rispetto al mese scorso assegna alla formazione del duo Bonelli-Fratoianni un incremento di quasi un punto percentuale (dal 3,7%, ovvero sotto la soglia, all'attuale 4,6%). Un rimbalzo che ha una spiegazione con un nome e un cognome: Ilaria Salis. Da quando Avs ha impostato la sua campagna elettorale puntando il faro sulla detenuta italiana in Ungheria, non a caso candidata, i numeri hanno inziato a sorridere. Ma è troppo presto per cantare vittoria. «Il margine non è sufficiente da dare la certezza del superamento» della soglia. Anche perché la magistratura ungherese, accogliendo la richiesta degli arresti domiciliari per la donna, ha di fatto spuntato l'arma propagandistica di Avs.   Alleanza Verdi Sinistra non è la sola forza a dover fare i conti con la tagliola del 4%. Anche il “centro liberale” è in bilico. Quello più in difficoltà, secondo tutti i sondaggi, è Carlo Calenda con la sua Azione, che la “supermedia” di YouTrend rileva appena sotto la soglia, al 3,9%. Due settimane fa, era al 4%. Una battaglia solitaria, osserva Pagnoncelli sul Corriere, «che sembra non pagare». Va appena meglio agli Stati Uniti d'Europa, l'alleanza formata da Italia Viva e +Europa, accreditata del 4,4%, ma in calo dello 0,2% rispetto alla settimana scorsa. Il rischio di restare, fuori, insomma, è alto. Lontane dal 4%, invece, sono due liste “anti-sistema”: Pace Terra Dignità di Michele Santoro e Libertà dell'ex sindaco di Messina, Cateno De Luca. La formazione del giornalista - nonostante le comparsate tv - naviga al 2,1%, appena sopra il “rassemblement” messo in piedi da De Luca. I loro consensi sono stabili rispetto alla settimana scorsa. E non è, per loro, una buona notizia a poco più di due settimane dal voto. Da oggiscatta il silenzio (sui sondaggi). Avvertenza: i numeri pubblicati, come l'esperienza insegna, possono cambiare da qui al momento del voto. E poi c'è l'incognita affluenza, la variabile indipendente che condiziona ogni consultazione elettorale. Nel 2019 votò poco più di un elettore su due.

"Mer***, razzista". L'orrore dei pro-Palestina: aggredita Silvia Sardone | Video
5 ore fa | Ven 24 Mag 2024 18:14

Aggredita dai soliti violenti dei centri sociali e dai collettivi studenteschi. Silvia Sardone, eurodeputata della Lega e candidata capolista del Carroccio nel nord-ovest, stava effettuando un video davanti all'Università di Torino per denunciare l'occupazione dei pro Palestina. A un certo punto però un gruppo di occupanti si è avvicinato a lei con fare minaccioso e ha cominciato a intimidirla. Prima l'hanno insultata, poi una ragazza le si è avvicinata e l'ha spintonata. La leghista ha continuato a riprendere tutto, documentando l'aggressione fisica e verbale subita. "Omofoba", "razzista", "mer*a" sono solo alcuni degli epiteti che i ragazzi hanno affibbiato alla Sardone. Nonostante lei cercasse il dialogo, loro hanno continuato a prevaricarla, cercando di allontanarla a suon di insulti. Anche la persona che la stava accompagnando è stata presa di mira: alcuni giovani l'hanno minacciato e gli hanno urlato di togliere la maglietta con sopra il simbolo della Lega. Gli insulti sono continuati per diversi minuti, finché l'eurodeputata non è stata costretta ad allontanarsi.    CHE VERGOGNA! AGGREDITA E INSULTATA DA “STUDENTI” VIOLENTI DI FRONTE A UNIVERSITÀ OCCUPATA A TORINO ➡️ “Spintoni, insulti di ogni tipo, acqua addosso: è questa l'accoglienza che mi hanno “regalato” oggi alcuni giovani, membri di collettivi di sinistra e centri sociali,… pic.twitter.com/N8pFcpDGBt — Silvia Sardone (@SardoneSilvia) May 24, 2024   In un lungo post di sfogo affidato ai social, Silvia Sardone ha commentato l'accaduto: "Trovo francamente indecente che questi luoghi dove gli studenti dovrebbero studiare, diventino peggio di centri sociali dove si fa vergognosa propaganda filo Hamas e si minaccia chiunque abbia opinioni non allineate alla sinistra radicale. La sinistra istituzionale cosa dirà? Nulla come al solito? D'altronde proprio qui a Torino vuole regolarizzare i violenti del centro sociale Askatasuna.  Altro che islamofobia e razzismo, qui ci troviamo di fronte a “giovani” che sputano sopra alla democrazia in maniera scandalosa!"

"Succede troppo spesso". L'eredità, il campione Alessio perde ma si scatena il caos
5 ore fa | Ven 24 Mag 2024 18:10

L'ennesima polemica è scoppiata per il finale della puntata di oggi 24 maggio de L'Eredità, il programma condotto da Marco Liorni su Rai 1. Al Triello sono andati Francesca, Sergio e Alessio ma ad avere la meglio e ad andare alla sfida dei 100 secondi sono stati questi ultimi due. Francesca, quindi, tornerà in gara domani. Alessio ha già portato a casa 75.000 euro in un'altra precedente puntata del quiz game ed è arrivato oggi alla sua terza Ghigliottina, lo step finale del gioco, con 42.500 euro, dopo tutte le sfortunate decurtazione. Le cinque parole di questa sera erano: Guardare, Principale, Centro, Personale e Oggetto. Alessio doveva trovare quella che le lega tutte. Come risposta dà Attenzione. Sarà quella giusta? Purtroppo no, Attenzione non è quella corretta, perché la parola esatta è Interesse.      Un finale che ha scatenato il caos sui social. Perché in realtà la parola Attenzione calzava bene con tutte e cinque le parole-indizio. "Però attenzione ci stava perfettamente. Quest'anno capita con troppa frequenza che si trovino parole alternative ugualmente valide rispetto alla scelta degli autori", scrive un telespettatore su Twitter, "ma un conto è se lo facciamo noi da casa mentre è un problema più serio se lo fa il concorrente".

Usa 2024, Trump-show nel Bronx
5 ore fa | Ven 24 Mag 2024 18:00

Usa 2024, Trump-show nel Bronx

"Il silenzio degli indecenti". Elly Schlein, fango su Meloni e Toti
5 ore fa | Ven 24 Mag 2024 17:51

Elly Schlein nel botta e risposta a distanza con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Festival Economia di Trento dove non si sono mai incontrate, attacca: "Ho seguito con grande attenzione l'intervista di Giorgia Meloni qui al Festival dell'Economia di Trento. Sono rimasta stupita che non cogliesse l'occasione per dire una parola sulla situazione della Liguria e sull'arresto di Giovanni Toti. È il silenzio degli indecenti". E ancora, aggiunge la segretaria del Partito democratico, la premier "ormai subisce il diktat di Salvini che chiede a Toti di resistere, ma chi rischia di non resistere è la Regione Liguria che non merita di rimanere bloccata e di non poter voltare pagina e ripartire perché è appesa a un'indagine da cui emerge un quadro molto grave".   "Sulle responsabilità penali lavorerà la magistratura, ma c'è una questione di opportunità politica per cui non si capisce cosa aspetti il presidente Giovanni Toti a dare le dimissioni e a permettere alla Liguria di voltare pagina e di andare avanti", sottolinea Schlein.  Che critica anche il piano casa: "Oggi al governo si svegliano sulla casa, ma invece di mettere il futuro nelle mani delle ragazze e dei ragazzi, fanno l'ennesimo condono: siamo al numero 19".

**Europee: da riforme a lavoro, a Trento il duello (mancato) tra Schlein e Meloni**
5 ore fa | Ven 24 Mag 2024 17:42

Roma, 24 mag. (Adnkronos) - Il duello mancato in tv, oggi si è riproposto come sfida a distanza al Festival dell'Economia di Trento dove Giorgia Meloni e Elly Schlein si sono alternate, a stretto giro nel pomeriggio, sul palco della manifestazione. La forma è meno intensa e 'spettacolare' rispetto a quella del faccia a faccia, ma il botta e risposta, le distanze e le visioni alternative si sono comunque squadernate: dal premierato al lavoro passando per il redditometro e il Superbonus. Sul lavoro l'attacco di Meloni è dritto al Pd. "Ringrazio la segretaria del Pd Schlein per ricordarci i disastri che la sinistra al governo in 10 anni ha portato in Italia. E' vero che i salari crescono meno di quanto crescano in Francia" ma "negli anni precedenti al Covid i salari diminuivano dell'1,5% mentre in Germania aumentavano del 16% e in Francia del 9%. Può chiedere questo alla segretaria del Pd, cosa pensa dei risultati portati sui salari dalla sinistra al governo". Schlein non si sottrae e replica secca: "Cosa rispondo a Meloni? Che se la sinistra avesse fatto tutto bene in questi anni, una come me non avrebbe mai vinto le primarie del Pd.... Sono io che chiedo a Meloni: per quanto tempo, dopo 19 mesi al governo, continuerà a scaricare sui governi precedenti anziché assumersi le responsabilità?". Il capitolo 'premierato' conferma le distanze e la netta opposizione del Pd. Meloni mette in chiaro che sulla sua riforma costituzionale non intende mollare e lo spiega così: "Attualmente la mia vita si svolge così: mi alzo la mattina, cerco di risolvere problemi, vado a dormire, rimane poco tempo per mia figlia. Davvero qualcuno pensa che il mio obiettivo è continuare a fare questa vita? Quindi, io voglio lasciare qualcosa: o la va o la spacca: nessuno mi chieda di scaldare la sedia". E se Meloni non intende tirarsi indietro sul premierato e dal referendum che viene accennato da quel 'o la va o la spacca' sottolineato dalla premier, Schlein è pronta a raccogliere la sfida. Anche in un confronto faccia a faccia, che torna ancora una volta nelle parole delle due leader. "Io sono sempre disponibile a un confronto con Giorgia Meloni in qualsiasi momento, avevo persino accettato di farlo anche in Rai", sottolinea la segretaria Pd alludendo alla critiche dem al servizio pubblico che sarebbe ridotto a Tele-Meloni. E sul punto graffia la premier: "Il problema non è che c'è Tele-Meloni, ma che non c'è più Tele-Pd...". Ma sul merito, al di là della disponibilità al confronto, Schlein tiene fermo un paletto: no all'elezione diretta del premier. Ma nemmeno se la riforma sarà accompagnata da una legge elettorale a doppio turno? Viene sollecitata la segretaria del Pd: "Qualsiasi proposta che contenga questa forzatura dell'elezione diretta del premier fa saltare l'equilibrio tra i poteri dello stato. I poteri del presidente della Repubblica, per noi, non vanno toccati". Quindi il Superbonus. La presidente del Consiglio spiega "Noi abbiamo, solo sul superbonus e sui bonus edilizi, 17 miliardi di truffe, che sono l'intero valore prodotto da tutto il nostro settore del vino in un anno: se n'è andato con le truffe. Io sono una persona seria, non mi assumo la responsabilità di mandare avanti una cosa del genere". Ma qui Schlein rinfaccia a Meloni di aver votato la proroga del Superbonus: "La cosa che trovo molto ipocrita da parte di Meloni e il governo è che quando sono state votate le proroghe al Superbonus, loro le hanno votate. Loro nel gennaio 2023 hanno bloccato la cessione dei crediti e non hanno fatto nulla in questo anno se non dare la proroga alle villette su cui tanto si sono scagliati. Hanno sempre due facce". Sul redditometro, la premier chiarisce che di aver sospeso la norma "perché la voglio vedere meglio" e rivendica la lotta all'evasione. "Vengo accusata di essere amica degli evasori. E va bene, purtroppo i numeri non dicono questo. I numeri dicono che il 2023 è stato l'anno record nel recupero dell'evasione fiscale in Italia". Ma per Schlein quando si fanno "19 condoni in 19 mesi" di governo si fa una sola cosa: "si strizza l'occhio ai furbi". E aggiunge: "Sul redditometro abbiamo visto un governo confuso: prima lo hanno messo, poi hanno fatto marcia indietro. Ha dimostrato grande incoerenza anche Giorgia Meloni". C'è un tema su cui non c'è stato uno scambio a distanza: la questione Toti. E Schlein lasciando il Festival di Trento lo rinfaccia alla premier così: "Ho seguito con grande attenzione l'intervista di Giorgia Meloni al Festival di Trento e sono rimasta stupita che non cogliesse l'occasione per dire una parole sulla situazione della Liguria e l'arresto di Giovanni Toti: è il silenzio degli indecenti".

Al 20° anniversario torna al cinema il film Donnie Darko
5 ore fa | Ven 24 Mag 2024 17:41

“Donnie Darko”, tra i cento film più belli del cinema, torna sugli schermi il 3-4 e 5 giugno in versione restaurata da Notorius Pictures. A girarlo era stato Richard Kelly, che pur amando questo thriller psicologico e fantascientifico assolutamente originale, non si sarebbe mai immaginato il successo mondiale ottenuto.  In fondo Richard era al suo primo film, un regista come tanti, esordiente e senza amici importanti. Ma credeva in questa storia, l'aveva  scritta e sceneggiata con passione e un pizzico di magia. La storia parla del giovane Donal Darko, (Jake Gyllenhaal) vittima di allucinazioni, che un giorno si salva dalla turbina di un aereo precipitata sulla villa dove abita con la famiglia, grazie a  Frank , un mostruoso coniglio gigante che sembra uscito da un altro pianeta, ma è solo prodotto dalla sua fantasia. Frank diventa sempre più presente nella sua vita, fino ad indurlo a compiere atti vandalici. Ci fermiamo qui,, perchè è un film d'impatto e di grande tensione, che non si può raccontare: la sorpresa è al cinema. Tra i protagonisti: Jeana Malone, Mary Mc Donnel, Maggie Gullenhaal, Drew Barrymore. In Italia ci vorrebbero più produttori che amano il cinema come Notorius, una firma importante che sta prendendo sempre più posto nel nostro Paese e a livello internazionale. Se rivedremo questo film, lo dobbiamo a loro.

**Libri: Alessandro Giuli annuncia querela contro Dagospia**
6 ore fa | Ven 24 Mag 2024 17:37

Roma, 24 mag. (Adnkronos) - In merito all'articolo apparso oggi sul sito web 'Dagospia.com' dal titolo 'toh, il nazi-gramscismo!', comunico di aver dato mandato ai miei legali per tutelare la mia immagine ed il mio decoro professionale nelle opportune sedi giudiziarie". Lo comunica in una nota il presidente della Fondazione Maxxi, Alessandro Giuli, autore del libro 'Gramsci è vivo. Sillabario per un'egemonia contemporanea' (Rizzoli), di cui ieri si è tenuta una presentazione nella libreria Mondadori di via Cola di Rienzo a Roma.

Fagioli convocato agli Europei: rabbia e insulti contro Spalletti
6 ore fa | Ven 24 Mag 2024 17:25

Non Manuel Locatelli, sempre titolare con Mancini da c.t. e intoccabile nella Juventus del “licenziato” Allegri, ma c'è Nicolò Fagioli nella lista dei preconvocati di Luciano Spalletti prima degli Europei 2024. Una scelta coraggiosa e spiazzante, che ha provocato le reazioni furiose dei tifosi azzurri sui social, arrivate fino agli insulti all'allenatore. A pesare sul giudizio negativo, ovviamente, la squalifica di sette mesi per lo scandalo calcioscommesse che ha visto Fagioli coinvolto lo scorso autunno. Il motivo della convocazione da parte dell'ex allenatore del Napoli “Campione d'Italia” è che vuole valutarlo da vicino per capire se potrà essere utile alla causa in vista del torneo in Germania oppure no. Il giocatore della Juventus avrà qualche giorno di tempo per mettersi in mostra durante la preparazione e, vista la chiamata, non è escluso che venga lanciato titolare nell'ultima gara di campionato contro il Monza, per mettere minuti nelle gambe.       La sua convocazione non ha comunque ostacolato quella di Locatelli, viste le caratteristiche fisiche e tecniche diverse. Spalletti lo ritiene più adatto all'idea di centrocampo che ha per il torneo continentale. Per quanto riguarda il discorso della forma fisica, a meno che non finisca tra i quattro ‘tagliati, non sarebbe un titolare fisso e in qualche settimana si potrebbe allineare agli altri per essere pronto in caso di chiamata del c.t. dalla panchina.       Sotto il piano disciplinare, invece, Spalletti ha sempre parlato dei calciatori squalificati come elementi da riabilitare, che hanno sbagliato comportamenti ma che semplicemente dovevano fare un percorso per potersi rimettere in linea per poter tornare a disposizione. Fagioli è per questo perdonato, come lo sarebbe stato con Tonali se fosse tornato a giocare. Oltre alla sua pena di sette mesi, per la quale è rimasto fuori, il calciatore della Juventus è stato punito con una sanzione economica di 12.500 euro.

Nel covo delle truffe ai nonni, soldi e manuale per telefonisti: ecco come fregano le vittime
6 ore fa | Ven 24 Mag 2024 17:19

«Pronto intervento carabinieri, casa...; Lei è la moglie di...? Innanzitutto buongiorno sono il maresciallo Domenico Primo della caserma...». Cominciavano così le telefonate che hanno truffato decine di anziani a Roma, nel Lazio e in altri parti di Italia e che hanno portato i carabinieri ad eseguire 17 misure cautelari. La centrale operativa dell'organizzazione era a Napoli e operava in modo capillare, fornendo agli imbroglioni un vademecum di frasi per poter raggirare le vittime. Tra il settembre del 2022 e il marzo del 2023 sono stati portati a termine circa 80 colpi. Il modus operandi era simile ma strutturato in modo diverso, c'era chi si fingeva carabiniere, chi impiegato delle poste, avvocato o assicuratore. Il telefonista chiamava l'anziano di turno, nomi a caso scelti su internet e negli elenchi telefonici, comunicandogli che un suo familiare doveva saldare il debito per ritirare un pacco o che aveva provocato un incidente stradale. «Suo figlio sta bene, non si è fatto un graffio», si legge nelle carte scovate dai carabinieri del Comando provinciale di Roma, e ancora: «Stanno operando suo nipote alla colonna vertebrale ma è risultato sprovvisto di assicurazione». Spaventata la vittima, l'organizzazione passava all'incasso, inviando un complice a casa dell'anziano.     Dalle indagini eseguite dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roma Trionfale, coordinati dalla Procura della capitale (pm Pierluigi Cipolla, procuratore aggiunto Giovanni Conzo), emerge addirittura compiacimento per aver portato le vittime alle lacrime. Come nel 2022 in una truffa commessa ai danni di una donna residente nel viterbese. L'anziana di 85 anni ha raccontato agli inquirenti di aver ricevuto una telefonata da un uomo che fingeva di essere il nipote che «le riferiva di trovarsi nei guai e di essere in caserma per non aver pagato un pacco dal valore di 5.600,00 , chiedendole dunque di estinguere il debito a suo nome al fine di non essere arrestato». La donna ha dunque consegnato a un sedicente corriere 2.150 euro in contanti, orologi, monili in oro e persino la fede nuziale. Stando alle intercettazioni gli indagati, ognuno con una propria specializzazione, ogni giorno riuscivano a impossessarsi con i loro raggiri tra i 50mila e i 70mila euro. In un settimana rubavano oltre un chilogrammo di oro. Nella centrale operativa di Napoli sono state trovate, oltre che denaro in contante (circa 40mila euro), centinaia di schede telefoniche e decine di cellulari oltre che gioielli provento dell'attività illecita.     Dalle conversazioni captate dagli investigatori si è scoperto che Eduardo Uccello, parente stretto di Alfonso, disoccupato che girava con un orologio da 80mila euro al polso, spiegava come il periodo pasquale fosse particolarmente florido per truffe, visto che il Sabato santo dell'anno precedente era riuscito a guadagnare addirittura 30mila euro. I destinatari degli arresti emessi dal gip sono tutti di Napoli e provincia. Il gip di Roma ha disposto il carcere per Giovanni Uccello, Eduardo Uccello (entrambi ritenuti promotori e organizzatori dell'associazione a delinquere), Alfonso Uccello, Raffaele Bacio Terracino, Giuseppe Romanelli, Marco Canfora e per Angelo Pasquale Montagna. Arresti domiciliari invece per Giovanni Rendola, Lucio De Lucia, Antonio Fedele, Raffaele Russo, Giuseppe Fedele, Ciro Rendola, Francesco Siviero, Antonio Siviero, Antonio Ferioli e per Antonio Di Matteo. Il gip di Roma, in relazione alla posizione di alcuni indagati, si è dichiarato incompetente e ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura della capitale affinché le inoltri agli ufficio inquirenti di Viterbo, Napoli, Latina e Velletri.

Genova, poggiato primo cassone nuova diga foranea
6 ore fa | Ven 24 Mag 2024 17:16

Genova, 24 mag. - (Adnkronos) - Prende forma, al largo del porto di Genova, la nuova diga foranea. Nel cantiere marittimo del consorzio PerGenova Breakwater guidato da Webuild, è stato posato oggi a 25 metri di profondità il primo degli oltre 90 cassoni che comporranno i primi 4 km dei 6 km complessivi dell'opera, i cui lavori vanno avanti senza sosta. Ad assistere alle operazioni di posa, il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, insieme al Viceministro delle Infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi, al commissario straordinario dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Piacenza, al presidente facente funzione della Regione Liguria Alessandro Piana, al sindaco di Genova e commissario straordinario per la diga Marco Bucci, e a Pietro Salini, amministratore delegato Webuild. Il primo cassone oggi posato è stato realizzato nei cantieri galleggianti allestiti nel porto di Vado Ligure e misura 21,7 metri in altezza, 40 metri in lunghezza e 25 metri in larghezza, con un peso di 10mila tonnellate. Non è uno dei più grandi, dato che alcuni cassoni arriveranno fino a 67 metri di lunghezza, 35 di larghezza e 33 di altezza. La realizzazione di un cassone è un processo complesso che richiede in media 20 giorni e coinvolge circa 50 persone. Su una piattaforma galleggiante viene allestita una struttura metallica provvisoria che riproduce la forma della struttura interna del cassone da realizzare, per procedere con un primo getto di calcestruzzo. Quando il calcestruzzo si è solidificato, la cassaforma si solleva di qualche metro per ricevere altro calcestruzzo. Il procedimento si ripete fino a raggiungere l'altezza necessaria. Una volta realizzato, il cassone viene trasportato nel punto di posa prefissato mediante rimorchiatori, per poi essere affondato tramite riempimento con acqua e con materiale lapideo. Il cassone è poi completato sul posto con la realizzazione di una sovrastruttura e di un muro di protezione. In parallelo alla posa del primo cassone e alla preparazione per il posizionamento dei prossimi mega blocchi, il consorzio Genova Breakwater è impegnato in attività su vari fronti. Sul fondale sono già state posate oltre 1,4 milioni di tonnellate di materiale ghiaioso per il consolidamento delle fondamenta della diga, e sono state realizzate oltre 4.000 grandi colonne sommerse. Proprio per la realizzazione delle prossime colonne sommerse, nei prossimi giorni è previsto il potenziamento dei macchinari impiegati con la messa in opera di una grande chiatta, tecnicamente una barge, che affiancherà il pontone già in uso, triplicando la produzione settimanale delle colonne. Sono in corso intanto anche le lavorazioni per la barriera di protezione del cantiere di Vado Ligure, composta a sua volta da 5 cassoni, affiancati l'uno all'altro, di dimensioni più contenute rispetto a quelli che andranno a formare lo sbarramento principale. Continuano poi le attività di bonifica bellica in acque profonde, che saranno completate entro l'estate. Il cantiere vede in uso particolari soluzioni all'avanguardia nel rispetto dell'ecosistema marino, come la modalità di lavoro in impianto in iperbarico per la bonifica bellica adottata per la prima volta in Italia, o l'utilizzo di inclinometri per il monitoraggio geotecnico dei fondali posizionati fino a 40 metri di profondità. La Nuova Diga Foranea di Genova, la più profonda in Europa, è un'opera ingegneristica complessa, destinata a ridisegnare il ruolo della città di Genova nelle rotte commerciali globali. L'opera permetterà infatti di allargare il porto, garantendo l'ingresso a navi lunghe fino a 400 metri. Il progetto – realizzato dal consorzio guidato da Webuild al 40%, con Fincantieri Infrastructure al 25%, Fincosit al 25% e Sidra al 10% – coinvolge oggi 230 persone, tra diretti e di terzi, e impiegherà complessivamente circa 1.000 persone, e oltre 130 imprese della filiera coinvolte da inizio lavori.

"Molto più che una squadra". Donadoni incorona la Dea e svela il futuro
6 ore fa | Ven 24 Mag 2024 17:15

Cuore da tifoso, cervello da allenatore: Roberto Donadoni non poteva che essere in tribuna a Dublino, mercoledì sera, e in una diplice veste: per tifare e per analizzare quella che è stata una delle più scintillanti vittorie di una squadra italiana in Europa. Donadoni, prima domanda al tifoso: se l'aspettava? «Sono nato a Cisano Bergamasco, ho iniziato a giocare a Bergamo e sono andato fino a Dublino palpitando per la mia squadra del cuore. Speravo davvero in una serata simile. Il Donadoni allenatore, invece, era assai curioso di capire se l'Atalanta ce l'avrebbe fatta». In che senso? «Nel senso che dopo aver visto cedere la Coppa Italia alla Juventus, e in quel modo, mi attendevo una risposta, una reazione dei giocatori. Che c'è stata in modo clamoroso, come pensavo. Conosco certe dinamiche di spogliatoio». Da tecnico si aspettava, però, una mattanza simile? «Quando una squadra arriva alla finale di Europa League dopo aver dato segnali importanti negli ultimi anni in Champions e dopo aver vinto su campi nobili quali solo quelli di Liverpool o Ajax, si presenta in una finale per vincerla. L'Atalanta l'ha stradominata». Lookman è stato il magnifico match-winner ma era in dubbio alla vigilia... «È la vita, è il calcio. Talvolta quando sembra che una situazione sia indirizzata in un certo modo, accade il contrario. Lookman ha fatto tre gol incredibili».     Li riviviamo insieme? «Volentieri. Il primo è stato di furbizia, ha approfittato di una distrazione del difensore tedesco e ha infilato Kovar. Il secondo è stato un capolavoro: il nigeriano ha fatto un tunnel a Xhaka e poi ha segnato. Il terzo è venuto nel momento di più intensa pressione del Bayer. Che, poi, è crollato». Tre simboli da prima pagina per questo trionfo? «Lookmann, Percassi e Gasperini». Gasperson ha finalmente baciato il Sacro Graal dopo tante beffe. È un grande allenatore? «Lo scopriamo adesso? Ha meriti enormi anche se l'altra sera ha vinto tutta l'Atalanta e la filosofia che vige a Bergamo da una decina di anni». Il trionfo di Dublino è un punto di arrivo per la Dea? «No, affatto. È un incredibile e bellissimo punto di partenza. I giocatori volevano dimostrare a tutta Europa che le continue qualificazioni in Champions degli ultimi anni, i quarti di finale persi nel 2020 contro il Paris Saint Germain o, l'anno dopo, gli ottavi contro il Real Madrid, non erano frutto del caso». Un giorno arriverà anche il triangolino bianco-rosso-verde sulle maglie dell'Atalanta? «Noi bergamaschi andiamo per gradi. Intanto l'Atalanta andrà giocarsi la Supercoppa europea contro la vincitrice della Champions, Real o Borussia. Vi sembra un traguardo da poco?».     La Dea sta insegnando a molti, top-club compresi, come si gestisce una società calcistica, vero? «Certo. E in questo hanno avuto grandi meriti il presidente, gli attuali dirigenti, Gasperini e tutta la città». Il calcio del Gasp è: marcatura a uomo, pressing e aggressività al limite dell'ossessione. È il football del nuovo millennio? «Il calcio cambia e deve evolversi sempre. Gasperini lo ha fatto nel migliore dei modi, per esempio pungolando i giocatori reduci, come dicevo, dalla delusione in Coppa Italia». Una finale si prepara anche psicologicamente, in effetti. Il suo Milan, ad Atene nel 1994, partì sfavoritissimo. Quel Barcellona di Romario e Stoichkov pareva imbattibile e, invece, finì 4-0 per voi. Un trionfo simile a quello dell'Atalanta? «In effetti ci sono delle analogie. A noi diede molto fastidio la loro presupponenza quando dissero, alla vigilia, che sarebbe stata una passeggiata, che il calcio del futuro era il loro». A proposito di Milan, come vede questo momento? «Il club si sta adeguando al calcio di oggi dove i Berlusconi e i Moratti, o anche i Sensi, sono sempre più rari. L'Atalanta rappresenta un club unico anche per questo motivo». Vedrebbe bene Zirkzee in rossonero? «Tra gli attaccanti della nuova generazione è quello che mi piace di più perché è totale: dialoga con i compagni, gestisce il pallone e sa finalizzare». È esploso nel Bologna che ha appena perso Motta: è Thiago l'allenatore dell'anno? «Diciamo che è il Bologna la sorpresa dell'anno. E, guarda un po', ha come mago del mercato Giovanni Sartori che, per anni, ha contribuito a scrivere la favola della Dea».

Preghiera annullata a Torino, l'imam frigna: "Decisione scandalosa e incostituzionale"
6 ore fa | Ven 24 Mag 2024 17:14

"Oggi un questore ha vietato una preghiera e questo è scandaloso", queste le parole dell'imam Brahim Baya, dopo la decisione della Questura del capoluogo piemontese di vietare la preghiera mussulmana in programma venerdì al Politecnico. "Non esiste uno spazio in cui si possa pregare? Questo è il tema. Non vogliamo una moschea dentro il Politecnico, solo uno spazio riconosciuto in cui pregare", ha spiegato Baya, che poi, a chi gli chiedeva se anche gli ebrei potessero pregare all'interno dell'ateneo, ha risposto: "Certo, gli ebrei sono nostri fratelli. Non ho mai avuto nessun problema con loro, ma abbiamo tutti un problema con il massacro in corso e non vogliamo che il governo rimanga silente. Oggi non avrei parlato né di Palestina né di Israele". L'Imam ha poi chiarito il motivo per cui non ha firmato la diffida del rettore: "Non sono io l'organizzatore. Io sono stato chiamato a officiare un'orazione in qualità di ospite e, in quanto tale, non sono io il responsabile". "Il problema è l'islamofobia che abita in questo Paese, nel mio Paese, perché sono 30 anni che vivo qui e reputo l'Italia il mio Paese - ha aggiunto Baya - Laicità significa libertà religiosa per tutti, come dicono gli articoli 19 e 20 della Costituzione. Come musulmani siamo la seconda religione in Italia, con circa 3 milioni di fedeli, di cui la metà è cittadina italiana. Nonostante questo, non abbiamo ancora la dignità di essere riconosciuti come pieni cittadini dal punto di vista religioso".