https://video.italpress.com/play/mp4/video/YDYA
https://video.italpress.com/play/mp4/video/YDYA
https://video.italpress.com/play/mp4/video/MnKm
https://video.italpress.com/play/mp4/video/MnKm
https://video.italpress.com/play/mp4/video/XBXv
https://video.italpress.com/play/mp4/video/Vz2z
https://video.italpress.com/play/mp4/video/RvKV
Una violenza cieca e sconvolgente, in un parco pubblico in pieno giorno e sotto gli occhi di tutti, soprattutto giovani e giovanissimi. Una ragazzina minorenne è finita in ospedale a Rovigo a causa di un pestaggio da parte di tre coetanee, avvenuto in un parco nella cittadina veneta. L'episodio - del quale si è avuta notizia oggi - è accaduto venerdì 8 maggio, alle 18 circa, all'interno del Parco Maddalena, nel quartiere Commenda. La giovane stata picchiata da tre coetanee di origine nordafricana che l'hanno presa per i capelli, tirata e strattonata. Alla fine la vittima è caduta per terra e ha perso i sensi. Quando è arrivata l'ambulanza, la minorenne è stata infine trasportata d'urgenza al pronto soccorso, da cui è tornata a casa alle prime ore del giorno successivo. Le ragazzine che l'avevano aggredita si sono invece dileguate prima dell'arrivo della Polizia locale. Il motivo dell'aggressione, secondo le ricostruzioni di chi ha assistito ai fatti, sarebbe di natura sentimentale nei confronti di un coetaneo delle giovani. Altri minorenni hanno assisto alla scena e si sono dichiarati sconvolti per quanto hanno visto. La vittima è iscritta al secondo anno della scuola secondaria di secondo grado e frequenta abitualmente il parco poiché risiede poco lontano con i genitori, il fratello e la sorella.
"È talmente completo sotto tutti i punti di vista che non puoi dire ‘Mi ha dato fastidio quella cosa’". Andrea Pellegrino ha lasciato gli Internazionali d'Italia con la consapevolezza di aver vissuto il torneo più importante della sua carriera. Essere arrivato agli ottavi di finale, dopo aver superato Arthur Fils e Frances Tiafoe, è un ottimo risultato per il 29enne pugliese, che però contro il numero uno al mondo non ha potuto nulla, uscendo dal campo comunque tra gli applausi del pubblico del Centrale. In conferenza stampa ha poi spiegato cosa significhi affrontare Jannik, rispondendo subito alla domanda su quale fosse stata la cosa più difficile da gestire nel tennis di Sinner: “Tutto!”. Pellegrino e Sinner, guarda qui il video su Youtube Poi il tennista azzurro ha spiegato meglio il concetto, sottolineando soprattutto la completezza del gioco dell’altoatesino: "Non c’è una cosa specifica che mi abbia dato fastidio, nel senso che è talmente completo sotto tutti i punti di vista che non puoi dire ‘Mi ha dato fastidio quella cosa’ — ha aggiunto — Jannik serve in maniera incredibile, soprattutto nei momenti importanti. Ha una percentuale di prime impressionante rispetto a tutti gli altri giocatori con cui ho giocato e secondo me quella fa davvero la differenza”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47687213]] Ma più ancora del tennis, a colpirlo è stata la mentalità del campione italiano: "Parliamo di un ragazzo di 24 anni che ha vinto cinque Masters 1000 di fila e non perde una partita o un set da tre mesi, è qualcosa fuori dal normale — ha concluso — Forse da fuori la gente non si rende conto di quanto sia difficile competere ogni giorno. Lui invece anche in quei momenti riesce comunque a tirare fuori il meglio di sé. E penso che quello sia un talento che ha solo lui al mondo”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47686537]]
Una notte da ricordare, di quelle che cambiano la percezione di un torneo e forse anche di una carriera. Luciano Darderi ha firmato agli Internazionali d'Italia un’autentica impresa, eliminando Alexander Zverev dopo una battaglia incredibile. Sotto di un set e di un break, l’azzurro ha annullato quattro match point e poi ha dominato il terzo parziale con un clamoroso 6-0. Poi in conferenza stampa post match è rimasto incredulo, ancora frastornato per quanto accaduto sul Centrale: ”Quattro match point? Veramente? Ero talmente concentrato che non me li ricordo, ti giuro su Dio. Pensavo fossero uno o due, invece quattro! Va bene così”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47690954]] La partita, però, era cominciata in salita: "Nel primo set non mi sentivo tanto bene, mi girava la testa — ha detto Darderi — Era la prima partita che giocavo di giorno, faceva un po' caldo e le ultime due partite le avevo finite molto tardi". Nonostante tutto, aveva una motivazione forte: "Volevo dimostrare di avere il gioco per fare una buona partita contro Zverev e per fortuna sono riuscito a vincere”. La svolta è arrivata sul 5-4 del secondo set. "Sul 5 pari, 0-0, la partita è girata nella mia testa. Mi sono detto: 'Se vinci questo game, la partita può girare’". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47693416]] Per Darderi il successo ha anche un valore identitario. "Sono contento di aver scelto l'Italia e di poter difendere i suoi colori — ha concluso — La Coppa Davis? Sarebbe un sogno che ho nel cassetto". Intanto Roma applaude e se lo gode, oltre a Jannik Sinner anche Luciano è in gioco, impegnato questa sera, alle 20.30, nel quarto contro Rafael Jodar. L’altoatesino, invece, se la vedrà domani, giovedì 14 maggio, contro Andrey Rublev.
Il premier Giorgia Meloni fa il punto sul piano casa, definendone gli obiettivi e snocciolando le cifre. Ma non solo: la leader di Fratelli d'Italia coglie l'occasione anche per sganciare un siluro contro Giuseppe Conte e il suo sciagurato Superbonus 110%, la misura edilizia che ha terremotato i conti dello Stato e che continua a farlo. Nell'intervista concessa a Panorama, la presidente del Consiglio ha illustrato la strategia del governo per affrontare l'emergenza abitativa, indicando come traguardo minimo la disponibilità di 100mila alloggi nell'arco di dieci anni. Un progetto che, ha spiegato, comprende sia il recupero del patrimonio pubblico esistente sia il coinvolgimento dei privati nella costruzione di case a prezzi calmierati. "Rendere disponibili 100 mila alloggi in 10 anni è l’obiettivo minimo che ci prefiggiamo di raggiungere con il Piano Casa. Parliamo, infatti, di un traguardo che comprende già sia la quota che sarà garantita dall’intervento dello Stato e degli Enti locali, ovvero la riqualificazione delle 60 mila case popolari già costruite e che ora non sono assegnabili perché hanno bisogno di manutenzione, sia una quantificazione al ribasso del numero di case a prezzi calmierati che saranno realizzate dai privati. Ma è evidente che la chiave di volta del Piano è, appunto, la leva privata"; ha rimarcato il premier. Meloni ha quindi rivendicato l'impostazione del progetto, sottolineando come il meccanismo pensato dall'esecutivo punti a mobilitare investimenti senza pesare ulteriormente sui conti pubblici. "Noi abbiamo costruito i meccanismi per attivare questo moltiplicatore, che non graverà sulle casse pubbliche e che alimenterà un circuito virtuoso in termini di investimenti, lavoro, consumi, Pil, creando un mix equilibrato tra investimento di mercato e risposte ai cittadini. Non è molto diverso da quello che è stato fatto, con successo, in altre nazioni e in altre capitali europee. Come ad Amsterdam, Vienna, Parigi o Londra. Se lo hanno fatto all’estero, perché non dovremmo riuscirci noi?". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47684858]] Il premier ha poi portato esempi concreti per spiegare l'impatto che il piano potrebbe avere sulle famiglie e sui lavoratori. "Faccio un esempio molto concreto. Oggi un insegnante ha uno stipendio netto di circa 1.700 euro al mese e fa molta fatica a pagare il mutuo in molte città". Da qui la stima di un possibile risparmio di circa 350 euro al mese tra mutuo e affitto, con benefici analoghi anche per altre categorie come poliziotti, operai e infermieri. E per ultimo ecco la bomba politica, l'affondo contro il Movimento 5 Stelle e il presunto avvocato del popolo, "Giuseppi" Conte: "Se con il piano casa da 10 miliardi realizzeremo almeno 100.000 nuovi alloggi, con i 160 miliardi di euro destinati dalla sinistra a Superbonus e bonus facciate ne avremmo potuto costruire più di 1.600.000. Purtroppo, a pagare il prezzo di decisioni scellerate fatte dalla sinistra per raccattare facile consenso sono sempre i cittadini comuni". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47685904]]
Quarant’anni di assistenza, cura e inclusione. Il Centro di Riabilitazione Equestre del San Raffaele Viterbo ha celebrato ieri un anniversario che parla molto più della storia di un servizio, racconta una comunità che, da quattro decenni, trasforma la tecnica in relazione, il limite in linguaggio, la cura in possibilità. Nato sul finire degli anni Ottanta da un’intuizione semplice e rivoluzionaria, il Centro ha saputo costruire nel tempo un modello nel quale il cavallo è diventato molto più di uno strumento terapeutico, è ponte, linguaggio, fiducia, relazione. Un mediatore capace di accompagnare bambini, ragazzi e adulti in percorsi di riabilitazione e crescita, aiutandoli a scoprire risorse, autonomie e possibilità spesso considerate irraggiungibili. Il Centro è parte del San Raffaele Viterbo, struttura accreditata con il Servizio Sanitario Regionale e specializzata in riabilitazione fisica, psichica e sensoriale per il recupero funzionale e sociale di persone di ogni fascia d’età, con particolare attenzione all’età evolutiva e alle patologie dello spettro autistico. Le attività si svolgono con il supporto tecnico dell’Associazione Sportiva Dilettantistica AREDA. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47705802]] Alla cerimonia per il quarantennale hanno preso parte, tra gli altri, S.E. Mons. Orazio Francesco Piazza, Vescovo di Viterbo; la Sindaca di Viterbo, Chiara Frontini; il Direttore Amministrativo della ASL, Simona Di Giovanni; il Vicepresidente del CONI e Presidente della FISE, Marco Di Paola; il Presidente del Gruppo San Raffaele, Carlo Trivelli; il Direttore Sanitario aziendale, Amalia Allocca; il Direttore Sanitario della struttura, Piergiorgio Guidorzi; insieme a Daniela Zoppi e Mauro Perelli, rispettivamente responsabile e istruttore del Centro. La storia del Centro nasce da una scelta controcorrente. Il primo direttore della struttura tentò inizialmente di accompagnare i pazienti fuori dalla clinica, immaginando un graduale reinserimento nella società. Comprese però presto che il mondo esterno era ancora troppo diffidente. Scelse allora di rovesciare la prospettiva, se i ragazzi facevano fatica a entrare nel mondo, sarebbe stato il mondo a entrare da loro. Aprì così il maneggio alla comunità Viterbese e, da quel momento, pazienti della struttura e giovani del territorio iniziarono a condividere lo stesso spazio, gli stessi cavalli, gli stessi esercizi, le stesse cadute e le stesse conquiste. È in quella intuizione che prende forma ancora oggi il senso più profondo del progetto, l’inclusione non come concessione, ma come esperienza concreta, quotidiana, condivisa. Dietro questa storia c’è una visione che il Gruppo San Raffaele ha saputo sostenere nel tempo, interpretando il concetto di cura oltre il protocollo clinico e trasformandolo in una presenza concreta sul territorio. “In quarant’anni il Centro ha dimostrato quanto il cavallo possa essere un mediatore terapeutico straordinario, capace di coinvolgere la persona nella sua interezza”, ha spiegato Piergiorgio Guidorzi. “Ogni percorso nasce da una valutazione clinica e da un progetto riabilitativo personalizzato, ma trova nella relazione con il cavallo una possibilità unica di crescita. Il risultato non è soltanto motorio o funzionale, è anche umano, sociale, identitario.”. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47705801]] A sottolineare il valore sportivo, educativo e sociale dell’esperienza è stato anche Marco Di Paola, secondo cui quella vissuta dai ragazzi che frequentano il Centro è “un’esperienza unica”, capace di portare benefici e risultati concreti in tutti i partecipanti. Per la Sindaca di Viterbo, Chiara Frontini, il Centro rappresenta “un’esperienza bellissima” e un servizio importante per la comunità. Il maneggio ospita decine di cavalli Haflinger, diversi pony e anche asinelli, coinvolti in progetti terapeutici personalizzati di ippoterapia e onoterapia. Un patrimonio di esperienze e professionalità che ha contribuito a renderlo una realtà riconosciuta e apprezzata, capace di coniugare approccio clinico, relazione educativa e apertura alla comunità. In questo percorso si inserisce anche il Carosello del San Raffaele, esperienza nata dalla stessa visione inclusiva del Centro, nella quale ragazzi con disabilità e ragazzi normodotati condividono allenamenti, responsabilità, emozioni e obiettivi comuni. Una squadra unica, non due gruppi affiancati, che nel tempo è diventata simbolo concreto di inclusione praticata. Anche quest’anno parteciperà a Piazza di Siena, nella giornata conclusiva della 100ª edizione dello CSIO di Roma, confermando il valore di un progetto che porta nel cuore di uno degli scenari più prestigiosi dell’equitazione italiana una testimonianza concreta di appartenenza, coraggio e possibilità.
Sal Da Vinci, che si è classificato al primo posto dell'ultima edizione di Sanremo, ha incantato il pubblico dell'Eurovision a Vienna con il brano "Per sempre sì". La prima semifinale della gara è andata in onda ieri, martedì 12 maggio, in diretta su Rai 2. Vestito di bianco, il cantautore napoletano ha portato tutta la sua energia e il suo carisma sul palco della kermesse europea. Insieme a lui anche i protagonisti del video virale su YouTube: Francesca Tocca e Marcello Sacchetta, vestiti da sposi e pronti a replicare la coreografia ormai ballata da tutti. A lasciare tutti a bocca aperta è stato un momento in particolare della performance, quando Francesca Tocca ha sfilato la gonna e si è scoperto che era dipinta di verde, bianco e rosso: i colori dell'Italia. Sal Da Vinci, insomma, ha dimostrato il valore e la forza della sua canzone a tutti, soprattutto a chi dopo la vittoria a Sanremo pensava che il suo brano non potesse essere abbastanza internazionale. Un pregiudizio sbagliato, considerando la risposta del pubblico di Vienna, che si è lasciato trasportare dalle note di "Per sempre sì", ballando e cantando con entusiasmo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47656862]] Il brano, inoltre, è uno dei più ascoltati su Spotify tra quelli in gara. E al televoto tutto può succedere. "Lo stadio ha tremato, voce pulita, esibizione pazzesca, noi abbiamo cantato e ballato. Siamo davvero in buone mani", ha detto Elettra Lamborghini, conduttrice in Italia insieme a Gabriele Corsi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47648088]] Sal Da Vinci all’Eurovision con #Eurovisión pic.twitter.com/9puBKmMRrX May 12, 2026
Una scoperta letteralmente senza precedenti: nei resti della prima bomba atomica, infatti, è stato scoperto un materiale mai esistito prima. Si tratta di una struttura cristallina che non era mai stata osservata, né in laboratorio né in natura. A identificarla è stato un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Luca Bindi, docente di Mineralogia dell'Università di Firenze. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, ha preso in esame la cosiddetta trinitite, il materiale vetroso formatosi nel deserto del New Mexico dopo il test Trinity del 1945, il primo esperimento nucleare condotto dagli Stati Uniti. Gli studiosi hanno analizzato minuscole gocce metalliche rimaste intrappolate nei frammenti di vetro generati dall'esplosione. Da quelle analisi è emersa una nuova struttura composta da calcio, rame e silicio. Si tratterebbe di un clatrato, ossia un materiale caratterizzato da una particolare struttura "a gabbia", formatosi nelle condizioni estreme prodotte dalla detonazione, tra temperature e pressioni elevatissime. I clatrati sono considerati materiali di enorme interesse per le tecnologie avanzate, perché la loro struttura è in grado di intrappolare atomi e molecole alterando le proprietà del materiale stesso. Proprio per questo vengono studiati in diversi settori, dalla conversione del calore in elettricità fino ai semiconduttori di nuova generazione. "Capire il legame tra queste strutture aiuta gli scienziati a comprendere meglio come si organizzano gli atomi in condizioni estreme e ad ampliare le possibilità di progettazione di nuovi materiali avanzati" ha commentato Luca Bindi. Secondo gli esperti, fenomeni estremi come le esplosioni nucleari o gli impatti dei meteoriti potrebbero offrire opportunità uniche per la ricerca scientifica, creando materiali impossibili da ottenere con i normali processi di laboratorio. Il test Trinity venne eseguito dall'Esercito americano nell'ambito del Progetto Manhattan. L'esplosione avvenne il 16 luglio 1945, poco prima dell'alba, nel deserto della Jornada del Muerto, in Nuovo Messico: la potenza raggiunse i 25 chilotoni. A scegliere il nome dell'operazione fu il fisico J. Robert Oppenheimer.
Giovanni Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Figc. L’ex presidente del Coni oggi, mercoledì 13 maggio, depositerà la propria candidatura. Romano, sessantasette anni, concorrerà per conquistare la poltrona della Federazione Italiana Giuoco Calcio, rimasta orfana del presidente dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, seguite all’ennesima mancata qualificazione della Nazionale dai Mondiali (la terza consecutiva). La mossa di Malagò si inserisce in un contesto politico-sportivo già ben definito, caratterizzato da un significativo appoggio da parte di tante componenti, Lega Serie A in testa.
La narrazione del delitto di Garlasco vede ora Andrea Sempio al centro dell’attenzione… come possibile colpevole della morte di Chiara Poggi? Gli ultimi elementi a suo carico ne tracciano un quadro pesante e di questo si parla anche a È Sempre Cartabianca, il talk di approfondimento di Rete 4, condotto da Bianca Berlinguer. In studio, tra gli ospiti, c’è il giornalista Marco Oliva, molto severo con la narrazione degli elementi a carico di Sempio, rifacendosi all’unico dato concreto, la perizia Albani sul dna sotto le unghie di Chiara: “Un anno fa eravamo partiti dal fatto che ci fosse il dna di Andrea Sempio sulle dita di Chiara, la pistola fumante. Adesso, con la perizia Albani, unico atto in contraddittorio delle parti in questo momento, quel dna è diventato un indizio, perché di affidabile e certo non c'è niente, si è parlato di aplotipo. La stessa Albani dice che non si potrà mai capire né dove né come né quando. Sembra quasi che oggi, tolto o messo da parte quel dna, diventino centrali queste intercettazioni. Non vorrei essere irriverente, ma la famiglia Sempio viene descritta come una famiglia di ‘cretini’ che si tradiscono in continuazione”. Piero Sansonetti, invece, propende per l’innocenza di Stasi: “Sono sempre stato convinto dell'innocenza di Stasi e comunque dell'impossibilità di condannarlo perché i dubbi erano enormi. Allora io adesso sto assistendo a questo secondo processo. A occhio però, mi sembra che gli indizi siano superiori a quelli del primo processo, ma parliamo sempre di indizi. Esiste o no un articolo 533, mi pare, del codice penale che dice che si può condannare solo oltre ogni ragionevole dubbio? Anche il grande effetto mediatico di tutta questa vicenda, che c'era già stato nel primo caso, perché io mi ricordo che qualche grande giornale uscì con un libricino che condannava Stasi prima ancora che fosse condannato dalla corte. Il processo mediatico ci fu anche allora, ora c'è di nuovo il processo mediatico perché? Perché non ci sono le prove. Se ci fossero le prove non litigheremmo. Non ci sono per nessuno dei due, nessuno dei tre”. Alessandra Viero, infine, chiarisce: " Non facciamo a Sempio quello che abbiamo fatto a Stasi. Vedo degli elementi, degli indizi, ma non ho trovato una pistola fumante, una prova granitica e regina. Sempio sembra già condannato dal tribunale dei social, noi siamo in un'indagine preliminare. Questa è l'ipotesi, la tesi accusatoria della Procura. La difesa nel nostro ordinamento ha lo stesso peso e c'è la presunzione d'innocenza, va ribadito”. "Non vorrei essere irriverente, ma la famiglia Sempio viene descritta come una famiglia di "cretini" che si tradiscono in continuazione" #ÈsempreCartabianca pic.twitter.com/ZTeiWa6PAs May 12, 2026
Dopo la sconfitta del Milan per 2-3 contro l’Atalanta sul banco degli imputati c’è l’amministratore Furlani, reo di aver sbagliato troppo da quando è in rossonero. A cominciare dalla cacciata di Maldini, colpevole di aver vinto uno scudetto e di aver acquistato De Ketelaere. Ora la stessa sorte toccherà forse a Tare... Quindi la storia continua perché i tifosi dicono che Furlani non sa fare l’amministratore, come Leao non sa fare il leader della squadra. All’interno del Milan di oggi chiunque può infatti dire la sua, anche sulla campagna acquisti che hanno fatto in tanti, meno di tutti sicuramente Tare. La cosa strana è che fino a quando la squadra marciava a regime da primi posti e batteva tutte le più titolate sembrava fatta alla perfezione, adesso che la squadra zoppica si stanno cercando i capri espiatori, che individueranno in Allegri perché la squadra non corre più e in Tare colpevole di aver venduto bene, visto che il mercato ha chiuso in positivo di circa 90 milioni. C’è pure chi critica aspramente il mister e magari parla anche con i giocatori per giustificare qualche prestazione negativa di qualcuno, motivandola ad errata collocazione in campo da parte dell’allenatore. Questo è il modo per distruggere uno spogliatoio, mettendo un giocatore contro l’altro e il mister contro i giocatori, sempre che l’amministratore non intervenga per arginare questo fenomeno. Furlani però tace e il Milan assomiglia sempre più a una “famiglia allargata” dove ognuno può dire la sua. Se in una società di calcio a comandare sono in due, uno è già di troppo. Al momento in casa Milan esiste una specie di pace armata dove tutti si parlano dietro senza dirsi in faccia quello che veramente pensano, meno Allegri e Ibrahimovic che hanno litigato e non si frequentano più. Da allora il mister è diventato un bersaglio, anche se dall’inizio ha parlato di qualificazione Champions come obiettivo principale. Dovesse raggiungerlo farebbe quanto richiesto dalla società, non importa se attraverso alti e bassi di rendimento che stanno costringendo la squadra a lottare strenuamente per assicurarsi almeno il quarto posto. Il finale contro l’Atalanta ai più è sembrata una reazione isterica, ma noi lo vediamo quasi come una chiamata alle armi di forze più fresche e voglione di ben figurare, che Allegri magari deve mettere in atto più spesso per far capire che non esistono favoritismi nello spogliatoio. Ad esempio Nkunku ha dimostrato una vitalità che raramente si è vista negli attaccanti rossoneri: perché continuare a far giocare Leao che sembra più uno spettatore non pagante? Se Pulisic preavvisa già in settimana di non star bene e durante la rifinitura dà forfait, perché insistere con un giocatore che da mesi non vede più la porta e dà segnali di svogliatezza? E allora perché non Fullkurg, che oltre a mettere in difficoltà la difesa dell’Atalanta per poco non faceva 3-3. Che dire poi di Tare, uno dei manager migliori per quanto ha dimostrato alla Lazio. Al Milan sembra quasi che sia stato preso per dare un contentino a quanti dicevano che, dopo Maldini, mancava in società un direttore capace di gestire sportivamente ed economicamente la squadra. È stato preso il migliore ma a gestire ci pensano gli altri, mercato compreso. È proprio vero che il Milan non vuole svoltare. Più furbi i loro cugini dell’Inter quando si assicurarono Marotta, finirono le guerre e cominciarono a ottenere risultati. E anche adesso, dopo aver vinto lo scudetto con largo anticipo, i nerazzurri stanno assistendo da spettatori alla lotta per il secondo, terzo e quarto posto per la Champions...