"La segretaria del Pd Elly Schlein accusa il presidente del Consiglio Giorgia Meloni di passare dalla dipendenza dal gas di Putin a quello di Trump, nell'assurdo presupposto di una sudditanza dell'attuale governo al presidente americano dal quale l'attuale esecutivo si è dissociato già diverse volte". Risponde per le rime Lucio Malan, presidente del gruppo di Fratelli d'Italia al Senato, all'attacco della leader dem, riportando la propaganda politica sul terreno del dato di realtà. "Si dà il caso che, sulla base dei dati ufficiali di Snam e della sua omologa iberica Enagás, nel corso del 2025 l'Italia ha importato dagli Usa tra i 9 e i 10 miliardi di metri cubi di gas, cioè quanto la Spagna, modello di antiamericanismo per il Pd di Schlein, le cui importazioni di gas Usa sono stimate tra i 9 e gli 11 miliardi di metri cubi", spiega Malan snocciolando dati incontrovertibili. "A questo - prosegue il senatore meloniano - vanno però aggiunti 3 miliardi di metri cubi importati dalla Russia dal governo di Pedro Sanchez". "Dunque: Schlein accusa il governo Meloni di essere passato dalla dipendenza da Putin alla dipendenza da Trump, ma il suo modello Sanchez dipende da Trump nella stessa quantità pur avendo un Pil più basso dell'Italia del 25-30%, e dipendendo ancora in parte dalla Russia di Putin, che evidentemente più accettabile per Schlein di quella che resta sempre la potenza che ha garantito la libertà dell'Occidente". "Questo - conclude Malan - nonostante la Spagna ricavi il 20% della sua energia dal nucleare, che per il Pd è tabù. Le solite mistificazioni cui siamo abituati ma che abbiamo il dovere di denunciare puntualmente perché l'Italia non diventi come la vorrebbe il disastroso campo largo".
Le manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio sono state un ottimo test per vedere quanto la sinistra sia oggi incompatibile con il governo dell’Italia e gli interessi dell’Europa. Abbiamo visto in piazza l’utopia, l’estremismo, l’antisemitismo, il richiamo di Russia e Cina, la negazione dell’Atlantismo, linee di frattura importanti tra i gruppi. È quello che serve al Paese? No, ma in questo momento la narrazione è quella dell’arriviamo noi e cambiamo tutto. La finestra strategica è stretta: il governo Meloni ha conquistato stabilità interna, ma si muove in un contesto esterno che ha già cambiato rotta e dunque Palazzo Chigi a sua volta deve cambiare direzione, perché gli Stati Uniti, Israele, il Golfo e un pezzo cruciale dell’Asia stanno ridisegnando priorità, risorse militari ed energia, cavalcando la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale e muovendo la leva finanziaria sull’innovazione, mentre l’Europa resta indecisa e quindi vulnerabile. In questo quadro, il campo largo coltiva un programma anti -occidentale, incoerente con gli interessi europei, la sinistra è sparita sul piano istituzionale, è presente solo in piazza, mentre la destra rischia di restare attendista, in attesa di un chiarimento da Washington e dalle cancellerie europee che non arriverà, perché il nuovo equilibrio è già un’opera in fieri. Ci sono le evidenze operative, è tutto alla luce del sole, fin dall’inizio: riduzione del presidio degli Stati Uniti in Europa (il ritiro di 5000 soldati dalla Germania), arsenali e forniture meno disponibili per l’Ucraina, spostamento di forze verso Pacifico e Golfo, nuovi dazi sulla produzione di auto e camion, e una Banca centrale europea che a giugno potrebbe alzare i tassi di interesse nonostante sia in calo la crescita, con un potenziale effetto testa-coda. Meloni si è mossa bene sull’energia (viaggio nel Golfo, missione in Azerbaijan, coperture del taglio delle accise) e sul fronte degli investimenti ha avviato un piano casa che però ha bisogno di certezza e rapidità, serve un cronoprogramma con target trimestrali di cantierabilità e spesa. Il rischio politico è doppio: l’elettore di sinistra persiste nell’utopia, mentre quello di destra riconosce alla maggioranza l’impegno, ma percepisce incertezza quando sente messaggi oscillanti su Stati Uniti e Israele che, al di là di Trump e Netanyahu (che sanno dove stanno andando), rappresentano un punto di riferimento per i conservatori. La narrazione non può essere lontana dall’Occidente, anche perché quella europea non esiste. Così lo stallo comunicativo diventa stallo strategico. Il vero nodo da sciogliere è a Bruxelles: senza pressione sul Patto di Stabilità, senza regole più intelligenti sul fronte della spesa, l’Italia rischia di restare intrappolata come il resto d’Europa - in uno scenario in cui i tassi salgono, la crescita cala e gli Stati Uniti cambiano il mondo. Senza di noi.
C'è del torbido dietro il clamoroso caso di Angri, dove una donna di 35 anni, originaria del Bangladesh, ha evirato il marito in casa. A quanto si è appreso, l'uomo avrebbe voluto portare anche la sua prima moglie nella casa in cui si era trasferito con la nuova compagna. Un intreccio che avrebbe spinto la donna a narcotizzare il convivente per poi recidergli il pene di netto con un coltello da cucina mentre dormiva. E' accaduto nel pomeriggio del primo maggio nella città dell'Agro Nocerino Sarnese. La donna è stata arrestata per tentato omicidio e lesioni gravissime; lui, 41enne, è ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Una vicenda che ha scosso l'intera comunità di Angri e che riporta alla mente un caso che colpì l'opinione pubblica internazionale: era il 1993 quanto Lorena Bobbitt evirò il marito John Wayne con un coltello da cucina mentre dormiva. Una dinamica analoga a quella avvenuta nel Salernitano. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47530314]] Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, anche sulla scorta del racconto fornito dall'uomo nel momento in cui è stato lanciato l'allarme ai vicini, tra i due sarebbero sorte delle tensioni dopo il recente trasloco nella nuova casa. La coppia in precedenza viveva a Sant'Antonio Abate e solo da qualche giorno si era trasferita ad Agri, in un'abitazione più grande. Una scelta che sarebbe stata imposta dal 41enne per poter ospitare nella stessa casa anche la prima moglie. Circostanza che avrebbe alimentato forti contrasti all'interno della coppia, fino all'epilogo di venerdì pomeriggio. L'uomo ha raccontato di aver avvertito una forte sonnolenza mentre pranzava, e questo lascia ipotizzare che insieme al cibo sia stato utilizzato un sonnifero. Approfittando del profondo stato di torpore in cui era caduto il convivente, la donna lo avrebbe colpito con un coltello da cucina, recidendogli il pene. Nonostante la grave ferita, è stato lui stesso a chiedere aiuto ai vicini, i quali hanno subito allertato il 118. I medici hanno quindi deciso il trasferimento d'urgenza all'ospedale di Nocera Inferiore, dove l'uomo, una volta bloccata l'emorragia, è stato operato. Nel frattempo i sanitari hanno dato l'allarme: sul posto sono intervenuti i carabinieri del reparto territoriale di Nocera, coordinati dal pm Gianluca Caputo. La 35enne è stata arrestata quasi in flagranza di reato: per lei si sono aperte le porte del carcere.
Il nome all'anagrafe è Francesco Gaiardelli, a è passato alla storia (della tv) come Medioman, grazie alla Gialappa's Band che lo canzonava. Ora però l'ex concorrente del Grande Fratello può diventare sindaco di Macugnaga, località montana del Piemonte ai piedi del Monte Rosa. Gaiardelli/Medioman sfiderà un candidato forte, il leghista Stefano Candiani. Anche Gaiardelli è cresciuto nella Lega, sia pure non in prima fila. E la fama, appunto, l'ha rimediata in tv partecipando al celebre reality di Mediaset nell'ormai lontano 2001. Era la seconda edizione del GF e lui arrivò quarto. "Io sono presidente del Distretto turistico dei Laghi, un'Atl della Regione Piemonte e forse la più importante - spiega lui a La Stampa -. Macugnaga la conosco bene, abbiamo lì un ufficio, e ha bisogno di essere rilanciata dopo il commissariamento del Comune e mille altri problemi. Un gruppo di albergatori mi ha chiesto di valutare la possibilità di candidarmi. Ho deciso di accettare perché mi è sembrata una cosa bella, giusta e doverosa". Pensa già al programma ("Valutazione realistica della situazione, promozione, organizzazione e rilancio del turismo, ricerca dei finanziamenti per farlo"), non è contro Candiani ("Ma molti macugnaghesi ritengono che non sia opportuno avere un sindaco che è anche parlamentare, sta a Roma e si occupa di politica a tempo pieno. Non gliene resterebbe per dedicarsi al paese") e nemmeno contro la Lega ("Sono ancora iscritto al partito") e c'è chi dice però che sia passato con il generale Vannacci: "No, assolutamente - precisa -. La nostra è una lista civica, totalmente civica. Ci sono perfino un paio di ex socialisti". Tuttavia è appoggiato da Davide Titoli, referente locale di Vannacci. Spiazza tutti quando spiega chi sia il politico che stima di più: "Rosy Bindi, una donna molto intelligente, molto colta e molto preparata".
Una critica alla sua Juventus, ma anche un siluro su Massimiliano Allegri. Alla vigilia della partita con il Verona che potrebbe blindare la prossima Champions dei bianconeri, mister Luciano Spalletti torna sul pareggio per 0-0 a San Siro della scorsa settimana. Uno spettacolo piuttosto deprimente dal punto di vista tecnico tra la terza e la quarta forza del campionato, soprattutto se paragonato alle spettacolari semifinali di Champions League. "La partita tra Psg-Bayern? La Champions in generale non premia la sicurezza. Premia chi crea lo scompiglio non chi lo evita. Noi si tende ad avere controllo nelle situazioni del nostro calcio. In Champions League hanno questa attenzione nelle giocate che spaccano gli equilibri, oltre i reparti, gli avversari". "Ci sono calciatori forti dentro la Champions, che creano questa instabilità. La velocità del gioco, le giocate di quelle che danno vantaggio di quei calciatori lì, creano difficoltà. In questa velocità di gioco si crea una instabilità dove tu puoi prendere vantaggi ma reggere a quell’urto lì diventa più difficile. Il calcio moderno per me va verso questa decisione di prendersi qualche rischio, non paga soltanto mantenere un ordine e un ritmo basso. Poi nel ritmo basso tutto diventa prevedibile, leggibile. Bisogna un po’ adeguarsi a questo livello qui", ha aggiunto. "Mantenere il proprio stile di gioco quando il battito cardiaco sembra toglierti il fiato è un’ulteriore qualità. Rimanere lucidi in quelle partite diventa difficilissimo ma se mantiene equilibrio ci sta che tu vada a prendere vantaggio da ciò che genera la partita. La direzione è comunque quella", ha spiegato. "Io non sono rimasto contento dalla partita di Milano, giocare queste partite ti rimpicciolisce un po’. Ti tiene in ordine, porti il risultato a casa ma non prendere posizione non mi piace. Non voglio vederlo dalla mia squadra, ti fa stare a metà con ciò che vogliamo diventare. Se non mantieni un livello di frequenza tutto diventa prevedibile, ci siamo adattati alle regole del Milan e questo a me non piace. Avevo un buco nello stomaco perché son fatto così e lo vivo così, l’ho fatto presente alla squadra il giorno dopo. In Champions League c’è un livello differente", ha sottolineato l'allenatore toscano.
McLaren usa la pausa come leva. Gli altri come scusa. Ferrari vive il rettilineo da comparsa. Leclerc crea, il motore annulla. Mercedes frena, aggiornamenti solo in Canada. Le pagelle dell Sprint Race del Gran Premio di Miami. NORRIS 9 LECLERC 8 VERSTAPPEN 7,5 ALPINE 7,5 ANTONELLI 6 RUSSELL 5,5 HAMILTON 5 WILLIAMS / AUDI 0 LINDBLAD – SV Voti e giudizi si riferiscono solo alla Sprint Race. Escluse qualifiche e gara.
Ancora una volta, Andrea Sempio e la famiglia di Chiara Poggi giocano dalla stessa parte, contro la Procura di Pavia. Il pm della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco ha formalmente accusato Sempio di omicidio volontario e non più in concorso: la mattina del 13 agosto del 2007 avrebbe dunque ucciso Chiara nella villetta familiare di via Pascoli e avrebbe agito da solo. Una ipotesi sconvolgente, perché di fatto obbligherebbe anche alla revisione del primo processo concluso con la condanna a 16 anni di carcere in via definitiva a carico del fidanzato della vittima, Alberto Stasi. Ospite a Quarto Grado su Rete 4, l'avvocato di Sempio Liborio Cataliotti ha contestato il movente che secondo gli inquirenti avrebbe spinto l'allora 19enne a uccidere Chiara: un rifiuto sessuale. "Io lo trovo addirittura contraddittorio, fantasmagorico perché attinge all'immaginifico - le parole del legale ospite di Gian Luigi Nuzzi. "Questa imputazione per me, per come la leggo, e per come la considero è incomprensibile". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47521203]] "Non ho mai visto un'accusa di questo tipo, l'approccio sessuale degenerato in omicidio, non invaghimento o il rifiuto di un corteggiamento, non l'ho mai visto non accompagnato da un atto sessuale e cioè da un tentativo di violenza sessuale che qui manca", ha sottolineato ancora Cataliotti. Il prossimo 6 maggio, Sempio è stato convocato in Procura alle 10 per l'ultimo interrogatorio prima della chiusura formale delle indagini. Il momento della verità. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47525781]] Anche secondo Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, gli avvocati della famiglia Poggi, l'ultima ipotesi della Procura di Pavia è "irreale, che sembra costruita a tavolino senza tener conto dei dati già noti". "Avevamo chiesto di estendere l'incidente probatorio proprio per evitare il proliferare di ricostruzioni infondate sui tanti aspetti che sono già stati ampiamente chiariti da periti e consulenti, ma la Procura di Pavia ha fatto altre scelte", aggiungono i legali intervistati dal Corriere della Sera. "Leggeremo gli atti per capire quali siano state le ragioni di queste scelte". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47528874]]
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A Mestre tentato assalto di un gruppo di anarchici a un gazebo di Fdi allestito in vista delle imminenti elezioni comunali. "Una manifestazione per difendere un detenuto al 41bis come Alfredo Cospito e magari colpire, nel cuore di Mestre, in una Piazza Ferretto gremita di famiglie, bambini e cittadini, il gazebo elettorale di Fratelli d'Italia. È questo il concetto di 'democrazia' delle peggiori sinistre: quelle che, incapaci di confrontarsi, scelgono ancora una volta la violenza contro le persone, le istituzioni e la società civile, trasformandola nel loro unico linguaggio. Per questo vanno fermati", commenta il senatore Raffaele Speranzon, coordinatore regionale di Fratelli d'Italia. "Il messaggio che arriva da una certa sinistra è chiaro: alimentare con ogni mezzo la tensione, lo scontro e il caos, alzando continuamente il livello delle provocazioni. Non si tratta di un episodio isolato, ma della fotografia di un clima pericoloso che richiama derive che il nostro Paese ha già pagato a caro prezzo. Grazie alle forze dell'ordine - continua Speranzon - che con il loro pronto intervento hanno impedito che questi potessero assaltare il gazebo dove comunque c'erano decine di militanti del partito che mentre gli ultrà di sinistra inneggiavano alle foibe, hanno intonato ad alta voce l'inno nazionale". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47342279]] "Non è un caso che nel mirino ci sia proprio Fratelli d'Italia. Il nostro partito ha sostenuto con determinazione il pieno utilizzo e il rafforzamento del regime del 41bis, difendendone l'applicazione nei confronti di soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza dello Stato, come nel caso di Alfredo Cospito. Una linea chiara, portata avanti dal governo guidato da Giorgia Meloni, che ha ribadito la necessità di non arretrare di un millimetro nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata. È evidente che chi contesta queste scelte, arrivando fino alla violenza, non accetta il principio che sia lo Stato a stabilire regole e limiti. Tentano di intimidire chi difende legalità e sicurezza, ma così facendo confermano solo la giustezza di quelle misure e la necessità di applicarle con fermezza" conclude Speranzon. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Bognolo Tommaso (@tommaso.bognolo_fdi)
"A Madrid abbiamo condizioni diverse. Il servizio fa più male e bisognerà disinnescare la prima di servizio di Zverev. Lui sta cercando di essere molto aggressivo, ma con Jannik ultimamente ha fatto fatica, soprattutto a Monte-Carlo. Sarà una partita bella da giocare". A parlare è Simone Vagnozzi, il coach di Jannik Sinner, a poche ore dalla finale di Madrid contro Alexander Zverev. "Proviamo sia a lavorare sul breve che sul lungo termine - ha detto -. Sappiamo quanto sono importanti il drop shot e le discese a rete, soprattutto sulla terra. La cosa importante è che ci sta riuscendo anche in partita. Da quando abbiamo iniziato questo lavoro, abbiamo lavorato cercando di far diventare Jannik un giocatore da tutto campo e penso che ci stiamo riuscendo. Non è ancora al suo massimo, siamo sicuri di questo: la cosa importante con un giocatore così - ha proseguito il coach di Sinner - è avere delle cose su cui lavorare". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47539599]] E ancora sulle sue condizioni fisiche prima della finalissima: "Jannik è un po’ stanco, ma sta migliorando un po’ ogni giorno. È migliorato molto da quando ha iniziato il torneo e contro lo spagnolo Jodar è stata una partita molto bella e tesa". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47540521]]
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Negli ultimi mesi il turismo ha trovato l’ennesima parola nuova: quietcation. Vacanze silenziose, senza caos, senza social, senza folla, senza rumore. Tradotto: sparire. Ma dietro il neologismo, come spesso accade, c’è qualcosa di meno leggero. Perché se sempre più viaggiatori scelgono mete isolate, e senza telefonino, riducono i programmi e cercano la solitudine, la domanda è inevitabile: stiamo seguendo una tendenza o stiamo reagendo a un disagio? Per Lorenzo Campese, che da oltre trent’anni lavora sulla consapevolezza e lo sviluppo delle qualità umane con Altroove, il dubbio non esiste: «Non è una moda, è un grido d’allarme dell’anima. La definirei una reazione immunitaria della coscienza». Altroove (wwwaltroove.it) realtà che si occupa di presenza, meditazione e lavoro esperienziale, parte da un presupposto semplice: il problema non è fuori. Ed è esattamente qui che la quietcation, secondo Campese, mostra il suo limite. «Viviamo in un’epoca di iper-stimolazione dove l’identificazione con la mente è totale. Il disagio che sentiamo non è dato dal rumore esterno, ma dal fatto che non riusciamo più a sentire noi stessi sotto il rumore dei pensieri». Il punto, quindi, non è il silenzio. È chi lo cerca. Perché si può anche andare lontano, isolarsi, spegnere tutto. Ma portandosi dietro la stessa testa. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47541692]] «Possiamo andare in un monastero sull’Himalaya, ma se portiamo con noi il “narratore interno” — quella voce che giudica, pianifica e si lamenta — non saremo mai in silenzio. Non si tratta di una stanchezza fisica che si risolve dormendo. È una fatica esistenziale. È la stanchezza di sostenere un personaggio». Un passaggio che fotografa bene il presente: identità da mantenere, aspettative da rispettare, immagini da alimentare. «La persona non è stanca di fare, è stanca di essere qualcuno». Dentro questa pressione continua si inserisce un altro fattore decisivo: l’affaticamento decisionale «La mente moderna è come un browser con troppe schede aperte. Ogni scelta, anche la più banale, richiede energia. Si cerca di ridurre, delegare, eliminare. Vacanze senza pianificazione, viaggi in solitaria, itinerari aperti. Non per spirito d’avventura, ma per necessità. Quando la qualità della presenza diminuisce, decidere diventa un peso insopportabile perché abbiamo perso il contatto con l’intuizione». E allora si prova a staccare. Dal lavoro, dal traffico, dalle notifiche... «Crediamo di voler scappare dal capo o dalla tecnologia. In realtà stiamo cercando di scappare dal nostro stesso rumore mentale. Da un “Io” che è diventato troppo pesante da trascinare. Il problema, quindi, non è dove si va. È da cosa si scappa. E soprattutto: se sia possibile farlo davvero». A questo punto il tema smette di essere turistico e diventa personale. Perché il silenzio esterno, da solo, non basta?. «È solo un puntatore, un invito. Diventa utile solo se è uno specchio per il silenzio interiore. Ed è qui che entra in gioco il concetto chiave del lavoro di Altroove: la presenza. Una parola semplice, ma quasi mai praticata. Presenza significa essere qui al 100%, mentre il corpo è qui. Sembra banale, ma raramente accade. Non teoria, ma pratica concreta: mentre lavi i piatti, senti l’acqua, mentre cammini, senti la terra». Il problema è che questo “qui” oggi è sempre più raro... «A livello individuale, ansia e depressione. A livello collettivo, una società reattiva. La sintesi. un’umanità non presente è una massa di sonnambuli». In questo scenario, la quietcation che ruolo ha? «Spegnere il telefono per un weekend e poi riaccenderlo con lo stesso stato d’animo di prima non serve a nulla. La disconnessione, senza consapevolezza, diventa solo una dieta temporanea». E allora? «Non basta solo partire. Serve fermarsi. Non basta cambiare luogo. Bisogna cambiare stato. Perché altrimenti — anche nel silenzio — resta tutto com’era. Rumore compreso». Foto di Stefano Orsini
Atalanta-Genoa finisce 0-0 alla New Balance Arena di Bergamo, match valido per la 35a giornata di Serie A. Un punto a testa per Raffaele Palladino e Daniele De Rossi con la Dea che rimane al 7° posto della classifica con 55 punti e il Grifone stabile al 14° posto con 40 punti. Nerazzurri vicini alla rete del vantaggio al 79' con Giacomo Raspadori che ha colpito la traversa.
Como e Napoli non si fanno male al "Sinigaglia", replicando lo stesso risultato dell'andata. Lo 0-0 finale pesa più per la squadra di Fabregas, che si "mangia le mani" per le occasioni sprecate da Douvikas e Diao nella prima mezzora di gioco. Il Napoli, invece, si sveglia troppo tardi, colpendo un palo all'84' con Politano. Questo risultato spegne probabilmente il sogno Champions del Como: domani la Juve in caso di vittoria contro il Verona (già retrocesso) può scappare a +5. In chiave scudetto, invece, domani all'Inter basterà un pareggio contro il Parma per festeggiare il titolo anzitempo. Nella prima frazione lo scarso cinismo del Como e i salvataggi di Rrahmani e Milinkovic mantengono il risultato sullo 0-0. La prima chance del pomeriggio è di Douvikas al 8', lanciato tutto solo a rete da un assist illuminante di Nico Paz. Dopo aver superato il portiere, però, l'attaccante greco perde l'attimo e permette il rientro di Rrahmani che salva sulla linea il tiro avversario. Al 31', invece, è Diao a ritrovarsi a tu per tu con Milinkovic: l'esterno senegalese, però, perde il duello, lasciandosi ipnotizzare dal serbo. Dall'altra parte, il Napoli produce poco e nulla: oltre a qualche spunto di Alisson, da segnalare, al 18', su sviluppo di corner, l'incornata di McTominay, terminata a lato. Sempre meglio il Como sul piano del gioco anche in avvio secondo tempo, nonostante una partita col passare dei minuti sempre più spezzettata, cattiva e meno qualitativa. Al 60' Diao ci riprova, spendendo di poco alto sopra la traversa il cross dalla sinistra di Valle; quattro minuti più tardi, Milinkovic chiude la porta anche sul tentativo sporcato di Baturina. Nel finale si riaccende il Napoli, sfruttando l'inevitabile stanchezza dei padroni di casa. All'80' McTominay si inserisce alle spalle della retroguardia comasca, ma il suo tiro finisce sull'esterno della rete: al 84', invece, il tiro a giro di Politano dal limite si stampa sul palo. Con questo pareggio il Napoli sale a quota 70 punti e rischia di essere agganciato dal Milan al secondo posto. Sempre più vicina, invece, la qualificazione in Europa del Como, anche se probabilmente non sarà nella coppa più nobile e rischia ora di terminare addirittura in Conference League.
"Jannik è il numero uno del mondo e non ha perso una partita dall’inizio di febbraio. Penso che in questo momento sia senza dubbio il miglior giocatore al mondo e che dovrò giocare davvero molto bene per avere una possibilità. Ma so di esserne capace e domenica cercherò di dare il massimo”. Alexander Zverev sembra quasi arrendersi ancora prima di giocare contro Sinner. E ha tutte le ragioni per farlo. In fondo negli ultimi scontri non ha mai avuto troppa fortuna. Anzi. ”Credo che, come molti altri giocatori, mi capiti di guardare le statistiche prima delle partite - ha detto Zverev -. Ma penso che molto dipenda dal fatto che il tennis è anche uno sport di sensibilità. Contro Jannik, contro Carlos o contro i migliori giocatori del mondo, la realtà è che non ci saranno mai due partite uguali. Lo so io, lo sanno anche loro. Ci saranno sempre degli aggiustamenti. Cercheremo sempre di trovare il modo di batterci a vicenda. Quindi, sì, certo, le statistiche aiutano un po', ma penso anche che come loro sappiano che io conosco quelle statistiche, di sicuro cambieranno qualcosa.E lo stesso vale anche per me. Ogni giocatore ha punti deboli e punti di forza e credo che alla fine i migliori giocatori trovano sempre un modo per vincere. In questo caso, negli ultimi due mesi il migliore di tutti è stato Jannik. E penso che nonostante l'AI e le statistiche che rivelano tutti i segreti sul suo gioco, nessuno riesce a batterlo. Quindi penso che l'AI ti possa portare solo fino a un certo punto”.
Tra politica e cronaca nera. Andrea Sempio "non deve presentarsi spontaneamente, ma solo se sarà disposto l'accompagnamento coattivo" secondo Massimo Lovati, per dieci mesi difensore di Andrea Sempio nell'inchiesta bis sul delitto di Garlasco - dove è stata assassinata Chiara Poggi -, fino allo scorso ottobre quando gli fu revocato il mandato e oggi ufficialmente candidato sindaco della vicina Vigevano con Democrazia Sovrana Popolare di Marco Rizzo. "Il film di Marco Bellocchio 'Sbatti il mostro in prima pagina' è del 1972: sono passati più di 50 anni ma non ci ha insegnato niente" ha aggiunto a margine della presentazione della sua candidatura. Vigevano, con 62.201 abitanti, è il più popoloso dei 93 comuni lombardi al voto il 24 e 25 maggio. In caso di elezione Massimo Lovati ha annunciato di voler dedicare i primi 100 giorni da sindaco "a promuovere la cultura italiana organizzando un evento dedicato al grande scrittore vigevanese Lucio Mastronardi e intitolandogli una via". Lovati, nato a Vigevano, è avvocato dal 1982. "Non ho mai fatto attività politica a nessun livello - ha spiegato l'ex avvocato di Andrea Sempio - neanche al liceo. Alle elezioni mi sono sempre astenuto. Ho aderito a questo partito perché porta idee nuove".
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