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Dalle parti di Repubblica considerare l'elettore di centrodestra un sostanziale involuto è pratica ricorrente. E l'ultima conferma arriva dall'Amaca di Michele Serra, la rubrica proposta nella copia del quotidiano di sabato 30 maggio. Serra ragiona sul campo largo, ne chiede notizie, fa notare che, ad oggi, non né esiste una composizione così come il programma latita. "Qualcuno sta lavorando concretamente a quel programma, sta prendendo appunti, sta leggendo documenti, sta scambiando opinioni con i pari grado degli altri partiti?", si interroga la penna rossa, evidente la preoccupazione poiché il voto è all'orizzonte. Laconicamente, aggiunge: "Si sa solo, per adesso, che intendono partecipare". Certo, una critica al fronte progressista. Ma ecco che Michele Serra passa dalla critica all'insulto sostanziale, quando nelle battute finali della sua rubrica sposta i riflettori sul fronte avversario. "Si fa notare che il centrodestra non ha alcun programma comune e che i suoi componenti sono divisi su molte cose, per esempio la politica estera", premette. "Ma sono molto differenti i due corpi elettorali - riprende -, quello di centrosinistra più critico, più esigente. Meno facile da accontentare. A desta basta un no all'immigrazione che a sinistra deve diventare, necessariamente, come governare l'immigrazione e lavorare per l'integrazione. È più difficile. Dunque ci vuole più tempo per capire il da farsi: e il tempo stringe", conclude Michele Serra. Insomma, l'elettore di centrodestra è facilone, gli basta uno slogan, un "no" all'immigrazione. La consueta spocchia, insomma. Forse proprio quella spocchia per la quale il centrosinistra, spesso e volentieri, viene respinto con perdite dagli elettori...
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Flavio Cobolli continua a stupire al Roland Garros e conquista per la prima volta in carriera l'accesso agli ottavi di finale dello Slam parigino. Il tennista romano, numero 10 del seeding, supera con autorità lo statunitense Learner Tien e si garantisce un posto nella seconda settimana del torneo senza aver ceduto nemmeno un set. E ora senza Sinner, Alcaraz e Djokovic, ogni sogno è concesso. Sul prestigioso Philippe-Chatrier, l'azzurro offre una prestazione solida e convincente, imponendosi con il punteggio di 6-2, 6-2, 6-3 in appena un'ora e 46 minuti. Dopo aver eliminato Andrea Pellegrino e Wu nei turni precedenti, Cobolli conferma il suo eccellente stato di forma anche contro il giovane mancino americano, controllando il match dall'inizio alla fine. Al termine dell'incontro, il romano ha espresso tutta la propria soddisfazione: "Ho tanti amici qui a sostenermi ed è bello vincere davanti a loro. Sono molto felice della mia performance e del modo in cui ho vinto. Complimenti anche a Learner (ndr.), ha giocato due partite incredibile e forse oggi era un po' stanco. Avevo perso contro di lui a Pechino, ma oggi si giocava su terra, che è la superficie dove sono cresciuto". Per Cobolli si tratta di un traguardo storico a Parigi, ma il cammino non è ancora finito. Agli ottavi sfiderà infatti Zachary Svajda, altro statunitense in grande fiducia dopo la vittoria ottenuta in cinque set contro l'argentino Francisco Cerundolo. In palio ci sarà un posto nei quarti di finale del torneo.
Da sempre a fine maggio vengono esposte le relazioni dei due esponenti di vertice, il governatore della Banca d’Italia e il Presidente di Confindustria. In entrambi i casi il ruolo istituzionale impone un’analisi del periodo precedente e di prospettiva futura che, però, non si discosta mai più di tanto da quella dell’anno prima. Quest’anno è approdata l’IA e sia Orsini sia Panetta hanno sottolineato l’importanza che l’IA sta avendo a livello globale e di come sia necessaria per dar una nuova spinta all’evoluzione del Paese. Bene sottolineare, in parte fatto da entrambi, che per approdare all’IA e utilizzarla, senza che essa sottoponga il nostro capitale umano ad essa, diventando incontrollabile, servono massicci investimenti pubblici e privati che non possono limitarsi ad acquistare dagli Usa o dai cinesi la tecnologia, ma è indispensabile che sia l’Italia sia l’Ue, ne diventino emancipatori e costruttori. Serve soprattutto a noi ben altra qualità tecnologica nelle filiere produttive e parimenti mastodontici investimenti nella formazione per tutte le fasce di età, in modo da evitare com’è successo nel rapporto tra Pa e cittadini che la prima sia in costante ritardo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47880749]] L’esempio della fornitura della carta d’identità obbligatoria solo dopo 15 anni dall’ingresso nel nostro Paese, così che l’amministrazione tributaria imponga ai contribuenti l’obbligo della denuncia annuale, riservandosi sei anni per stabilire la correttezza e congruità, e rimborsi l’eventuale l’eccesso versato solo dopo molti anni, è l’esempio eclatante dei ritardi tecnologici e formativi. Serve un progetto di formazione all’IA, o meglio di alfabetizzazione diffusa che deve iniziare nel ciclo scolastico, ma che venga anche diffusa per l’intera popolazione. Oltre all’evoluzione tecnologica non può e non deve passare sotto traccia quanto il sistema Paese fatica ad allinearsi ai migliori del globo, nonostante la manifattura sia ai primi posti dell’export a livello mondiale, posizionandosi nei primi cinque, seppur in presenza di una pronunciata carenza di grandi gruppi industriali a capitale italiano, posizionati ai vertici delle filiere, dovuta a ricambi generazionali che abbandonano le produzioni industriali puntando solo più su quelle finanziarie. Servirebbe che il vertice istituzionale bancario e quello del più grande rappresentante del sistema economico privato evidenziassero nelle loro relazioni che tra i limiti che riducono la crescita c’è anche una carenza di un capitalismo italiano per molteplici motivi, in parte dovuti alla politica, in parte alla comodità di ridurre il rischio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47943017]] Il fatto che Pmi e microimprese, ormai quasi totalmente in mano al controllo estero, siano il traino del Paese non può non preoccupare, in ragione sia dei loro limiti dimensionali e patrimoniali, sia che non consentono investimenti necessari per poter crescere in produttività ed essere più competitive. Parimenti andrebbe anche sottolineato che, viceversa, il sistema bancario s’è trasformato e modernizzato ed è in grado di sostenere oggi la crescita del nostro sistema socioeconomico. Fusioni e incorporazioni sono state all’origine della crescita delle banche italiane, condizione che ne ha consentito un rafforzamento patrimoniale che rende le nostre prime 5 banche nelle prime 10/12 dell’Ue. Le banche hanno fatto quanto tanto per sostenere la crescita del Paese, sarebbe opportuno che altrettanto facesse il capitalismo italiano.
Francesca Albanese - che Pd, Avs e M5S si litigheranno col coltello fra i denti come candidata alle prossime elezioni parla al Senato. Accompagnata infatti dagli esponenti Peppe De Cristofaro (Alleanza Verdi e Sinistra), Laura Boldrini (Pd) e Dario Carotenuto (M5S). Sì lui, il flottigliante. Quello che si è paragonato, rimanendo serio, agli ostaggi israeliani catturati dai tagliagole di Hamas. L’evento si è svolto nella Sala Caduti di Nassiriya intitolata in ricordo della strage dei nostri soldati in Iraq ad opera di un terrorista marocchino. La deputata grillina Emanuela Corda ebbe a dire che di lui non se ne doveva parlare «solo come di un assassino» ma «anche come di una vittima oltre che carnefice». La Albanese si sarebbe forse complimentata ed ha parlato liberamente per oltre un’ora. Nessuno ha osato disturbare quella conferenza stampa. Come è sacrosanto che sia in una democrazia. Peccato che questa accortezza alberghi solo a destra e non anche a sinistra. Qualche mese fa alcuni parlamentari di destra volevano tenere una conferenza stampa sul tema delle conseguenze dell’immigrazione incontrollata e sulla necessità di valutare la remigrazione come possibile strumento di politica migratoria. È scoppiato il caos. Ingresso bloccato, il solito “Bella ciao” e nessuna conferenza. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47865458]] Scena che si ripete ogni volta La differenza fra i due schieramenti è antropologica, quasi genetica. A sinistra la pratica del tappare la bocca all’avversario è sistematica e non occasionale. Basta avere l’accortezza di etichettare l’interlocutore come “fascista”, “razzista” o “nazista” e si apre automaticamente un ventaglio di opzioni. Tipo menù a tendina in un qualsiasi software gestionale. La logica è semplice: se sei un fascista, e se tale sei lo decidono loro, non puoi parlare. Ed una volta rotto un argine vale tutto. Odifreddi commenta l’uccisione di Charlie Kirk dicendo che «chi semina vento raccoglie tempesta». Rosy Bindi si chiede, non si sa se con sarcasmo o dispiacere, del perché gli attentatori che sparano a Trump non fanno mai centro. Mettiamo che le è scappata la frizione ed è andata di complottismo un tanto al chilo. Sono due etti che faccio dottò lascio? Ma i temi e gli argomenti della Francesca Albanese sono a dir poco scivolosi. Se i crimini del nazismo (con la imperdonabile acquiescenza del regime fascista nella fase terminale della sua esistenza) sono riconducibili allo sterminio sistematico degli ebrei, qui la Albanese ha ben poco da insegnare. O forse troppo. Facendosi scudo del ruolo ricoperto in Onu afferma a caldo che il massacro del 7 ottobre «è stata la risposta all’oppressione di Israele». Di nuovo siamo alla giustificazione, alla contestualizzazione se non alla vera e propria esaltazione. Ma più di ciò che Albanese afferma, preoccupa ciò che lei non riesce proprio a dire. Ricordate Fonzie in Happy Days? Non ce la faceva a dire «ho sbagliato». Gli si murava la bocca e mugolava sofferente monosillabi incomprensibili. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47918618]] TENERA CON HAMAS Hamas è un banda di feroci tagliagole. È più forte di lei. «Ma Hamas è un’organizzazione terroristica?» le chiedo secco e senza preamboli in una puntata di Coffee Break su La7. La Albanese inizia a farfugliare: «Che c’entra?... Se Hamas è un’organizzazione terroristica o meno? ... Non è questo il punto». Ci mancava solo un «come se fosse Antani». La Albanese ha fatto scuola. E nemmeno alle nostre latitudini si riesce infatti ad ammettere che il fatto di Modena sia un atto terroristico. Ma solo opera di uno squilibrato che non è stato curato a dovere. Gira e rigira è colpa nostra. E che non lo sai? Ovviamente ieri il discorso della Albanese è stato a senso unico. “Genocidio” è la parola passe-partout. Non puoi parlare di Israele se non parli di genocidio. Matematico. Ed ha avuto buon gioco facendosi scudo dell’ignobile pagliacciata con cui il ministro israeliano Ben Gvir ha deriso i flottilleros. Peccato però che le legnate quei perdigiorno le abbiano prese nella Spagna dell’idolo Sanchez al momento però in tutt’altre faccende affaccendato visti gli scandali di corruzione. Francia e Germania (dove non governa la destra) l’hanno condannata ufficialmente per antisemitismo dopo le sue dichiarazioni sul 7 ottobre. Gli Stati Uniti l’hanno sanzionata più volte, definendola responsabile di “malignant antisemitism” e di sostegno al terrorismo. Anche il sinistratissimo Canada si è espresso contro di lei. L’Adl e Un Watch hanno documentato anni di dichiarazioni in cui Albanese ha paragonato Israele ai nazisti, minimizzato gli orrori di Hamas e usato stereotipi antisemiti. La Albanese è insomma una delle italiane più conosciuta all’estero. Un brand. Tipo Ferrari. E vista la bruttezza dell’ultima creatura (la Luce che sembra una Hyundai), la distanza fra i due marchi non è neppure così incolmabile.
La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova parla di accuse infondate, dice che «non è stato presentato un singolo fatto o materiale» che provi la presenza di droni russi «da qualche parte nell’Unione Europea», mentre l’ex presidente Dmitri Medvedev consiglia i cittadini europei di non sorprendersi più di nulla, che «il sonno tranquillo è finito». Mosca in sostanza non lo ammette, nega tutto, ma allo stesso tempo ne approfitta, facendo ipotizzare che effettivamente l’incursione del drone schiantatosi contro un condominio di Galati, nella Romania orientale, fosse pianificata. La strategia è quella applicata su tutto il fronte orientale da almeno un anno a questa parte, costanti incursioni in Polonia, Estonia, Lituania, Lettonia e Finlandia con il preciso intento di destabilizzare Nato e Unione Europea. Il sottosegretario di Stato polacco per il Commercio, Michal Baranowski, ha sottolineato che «non si tratta di errore, ma di provocazione», aggiungendo «che è estremamente grave» ed è «difficile sottovalutare la portata di questa escalation». Tantomeno il timing dell’incidente può essere definito casuale, arrivando proprio mentre Donald Trump ha deciso, nonostante le premesse contrarie, di rafforzare il fianco orientale della Nato, e proprio mentre la Romania sta attraversando una complicata crisi politica. TRUMP MANDA SOLDATI TALLONE D’ACHILLE Solo qualche giorno fa, dopo aver ricevuto l’Ordine al Merito del Parlamento europeo, la presidente moldava Maia Sandu ha ipotizzato la fusione del suo Stato con la Romania quale via alternativa per l’adesione alla Ue. E come per incanto, qualche ora dopo, un drone di uno sciame diretto in Ucraina ha improvvisamente sbagliato strada finendo contro un condominio a Galati, in Romania.
Il tempo passa, le giornate si allungano e attorno al Milan aumenta la confusione. Perché se già sarebbe quantomeno anomalo non conoscere il nome del nuovo allenatore a fine maggio, la situazione assume contorni bizzarri quando l’incertezza coinvolge anche ad e ds. Tradotto: oggi il Diavolo sembra privo di una guida. Uno scenario che impaurisce i tifosi, disorienta i calciatori - molti sarebbero sul punto di chiedere la cessione, Adrien Rabiot compreso (e poi, tra gli altri, ci sono Luka Modric, vicino al ritiro, e Christian Pulisic, il quale avrebbe chiesto 8 milioni l’anno per rinnovare il contratto in scadenza nel 2028) - e complica notevolmente il lavoro di chi prova a raccontare ciò che accade. Nonostante la piazza pulita seguita alla disfatta con il Cagliari, la sensazione è che al Milan convivano ancora anime e correnti di pensiero differenti. Da un lato la voglia di Zlatan Ibrahimovic, super consulente di Gerry Cardinale, di scegliere in prima persona l’allenatore, dall’altro la possibilità di nominare il tedesco Ralf Rangnick capo delle operazioni sportive, affidandogli quindi il compito di individuare il nuovo tecnico. Nelle ultime ore, comunque, sembrerebbero in crescita le quotazioni di Mauricio Pochettino, impegnato al Mondiale con gli Stati Uniti. Una candidatura, quella del tecnico argentino, che lascerebbe perplessi: l’ex Tottenham non rispecchia l’identikit tracciato da Cardinale, che aveva parlato di un tecnico «giovane e con idee offensive». Pochettino ha 54 anni e non ha mai dimostrato di badare troppo allo stile. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47922631]] RAFFICA DI NOMI [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47917385]] Prima di firmare con il club di Aurelio De Laurentiis, deve definire la buonuscita con il Diavolo, ma in via Aldo Rossi non c’è nessuno con cui poterne discutere (Allegri ha ancora un anno di contratto, a 5 milioni a stagione). Questione di tempo, comunque, e poi sarà ufficiale l’approdo a Napoli di Allegri: firmerà un biennale da 4,5 milioni l’anno più bonus. Resta con il cerino in mano Vincenzo Italiano, che aveva lasciato il Bologna convinto di trasferirsi in azzurro (poi la virata verso Allegri di De Laurentiis). E se Italiano guarda all’estero, alla guida dei rossoblù arriva invece Domenico Tedesco: 40 anni, ma già un’ottima esperienza internazionale, tra Spartak Mosca, Lipsia, Belgio e Fenerbahce. L’italo-tedesco avrà un’occasione in una squadra ambiziosa di Serie A, un po’ come Fabio Grosso, pronto a firmare con la Fiorentina. E poi ci sono i due giovani rampanti dalla B: Alberto Aquilani e Ignazio Abate. Protagonisti di grandi stagioni tra Catanzaro e Juve Stabia, sono seguiti da tante squadre, Sassuolo (dove il già citato Grosso ha fatto benissimo) e Torino (dove Roberto D’Aversa saluterà: piace al Verona su tutte.
Pil, occupazione, export. Con tanto di lode di Bruxelles per i progressi fatti dall’Italia anche sul fisco e sulla finanza pubblica. Giornate dure per i gufi. Più la sinistra cavalca l’onda del catastrofismo, più i numeri si ribellano. Avete presente l’apocalisse dei dazi, con Giorgia Meloni che getta il made in Italy in pasto a Donald Trump? Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, arrivò persino a dire che era la «cortigiana» del capo della Casa Bianca e stava mandando il Paese «a sbattere». Ebbene, cortigiana o no, nel 2025 l’Italia ha raggiunto il record di 640 miliardi di export, con un +3,3% complessivo sul 2024 e un robusto +7,2% verso gli Stati Uniti. Tendenza che non si è assolutamente spenta. Ad aprile l’export è volato dell’11,3% su base annua, con un +12,1% verso gli Stati Uniti. Dato non banale visto che le esportazioni Ue verso gli Usa nel primo trimestre sono crollate del 30%. EXPORT Però ieri l’Istat ha rivisto al rialzo i dati sul primo trimestre. Il Pil mese su mese è passato dallo 0,2 allo 0,3%, quello anno su anno da 0,7 a 0,8%. Risultato: nei primi tre mesi il Pil francese è sceso dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e salito dello 0,9% sull’anno. Quello tedesco è cresciuto rispettivamente dello 0,3% e dello 0,4%. In altre parole, anche oggi l’apocalisse arriva domani. Per adesso andiamo avanti meglio delle principali economia della Ue, con un pil acquisito per l’anno in corso dello 0,6%, meglio delle stime. Senza contare, come ha detto ieri il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, che «dal 2019 l'economia ha mostrato una significativa capacità di tenuta. Nonostante la pandemia e lo shock energetico del 2022, il Pil è cresciuto di oltre il 6%: un risultato in linea con la media dell'area euro, ma superiore su base pro capite». Già, perché se si vogliono fare bene i conti bisogna considerare anche aumenti e diminuzioni della popolazione residente. Stando alle analisi dell’economista Marco Fortis e dell’Osservatorio di Carlo Cottarelli, calcolando questo fattore dal 2020 al 2025 il Pil pro capite dell’Italia è cresciuto del 18,2%, più di Francia (11,5%), Germania (2,85%) e persino della straordinaria Spagna di Sanchez, che si è fermata al 17,8%. Ci batte solo la Grecia (26,1%), unico Paese che nel periodo ha avuto un decremento demografico più marcato del nostro (-4,1% contro -1,4%). Secondo l’Istat, nell’ultimo anno in Italia ci sono 269 mila occupati in più. Un dato molto importante, che conferma un record storico: non c’erano mai state così tante persone al lavoro nella nostra Nazione. pic.twitter.com/FJixYAfeJq May 29, 2026 LAVORO Anzi. È solo una parte della verità. Nessuno dei numeri snocciolati ieri dall’Istat si era mai visto. Tanto per avere un’idea nel 2022, quando si è insediato il governo, il tasso di disoccupazione era all’8,1% e i senza lavoro erano 2 milioni, oggi sono 1,3. Adesso, va bene tutto. Possiamo cercare il pelo nell’uovo, denunciare la storica difficoltà dell’Italia a far crescere produttività e salari. Ma davvero vogliamo raccontarci la favola che si stava meglio con 700mila disoccupati in più e un milione di posti di lavoro in meno?
C’è chi, davanti al mare, conta le onde. E chi, prima ancora di stendere il telo, conta i bonifici. Perché nell’estate 2026 il vero sport da spiaggia non sarà il beach volley ma la caccia all’ombrellone “accessibile”, una disciplina estrema che richiede sangue freddo, calcolatrice e, possibilmente, uno stipendio non ancora evaporato tra mutuo, benzina e gelati formato famiglia. E così, mentre il ponte del 2 giugno inaugura ufficialmente la stagione della tintarella, gli italiani scoprono che il posto più vicino al bagnasciuga rischia di costare quanto una mini vacanza all’estero. A fotografare il fenomeno è Altroconsumo, che ha contattato in forma anonima 222 stabilimenti balneari in dieci località italiane, da nord a sud, monitorando i prezzi della prima settimana di agosto. Il verdetto è chiaro: rispetto al 2025 i listini salgono mediamente del 6%, ma negli ultimi cinque anni il rincaro complessivo ha toccato il 24%. Tradotto: l’ombrellone è diventato un piccolo bene di lusso, soprattutto nelle località più gettonate. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47658055]] La regina dei rincari è la coppia Taormina-Giardini Naxos, dove i prezzi schizzano fino al +16% in un solo anno. Seguono Alghero con un aumento del 14% e Gallipoli con il 10%. Più contenuti gli incrementi nelle altre mete monitorate, tra il 2% e il 7%, mentre Alassio resta praticamente stabile. Stabilità che però non significa convenienza: la località ligure si conferma infatti la più cara d’Italia. Per una settimana in prima fila con ombrellone e due lettini servono in media 368 euro. Praticamente un mutuo con vista mare. I PREZZI Subito dietro c’è Gallipoli, dove la media delle prime quattro file arriva a 324 euro, seguita da Alghero con 274. Sopra quota 200 euro anche Taormina-Giardini Naxos, con 237 euro, e Viareggio con 232. Più “soft”, si fa per dire, Palinuro con 188 euro, Anzio con 179, Senigallia con 159 e Rimini con 158. La più economica resta Lignano, dove per la stessa sistemazione si spendono mediamente 157 euro. Una cifra che oggi viene quasi da definire rassicurante. Guardando invece la media nazionale delle prime quattro file, il conto continua a salire: 238 euro per la prima fila, 229 per la seconda, 219 per la terza e 210 dalla quarta in poi. In pratica, anche stare un po’ più lontani dall’acqua non salva davvero il portafogli. E a pesare non sono soltanto lettini e ombrelloni. Federconsumatori segnala infatti aumenti consistenti anche per cibo e bevande venduti negli stabilimenti: acqua, tramezzini e piatti da ristorante possono costare fino al 40-45% in più rispetto ai locali fuori dalla spiaggia. Senza dimenticare quei lidi che continuano a guardare con sospetto chi arriva con la borsa frigo da casa. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47662638]] Eppure qualche eccezione esiste ancora. Nel Ravennate, in Romagna, per esempio, il bagno Venere di Lido di Classe resiste come una piccola oasi anti-salasso: la prima fila stagionale costa 800 euro fino al 10 ottobre, ma ad agosto un ombrellone con due lettini si può trovare anche a 100 euro a settimana. Un caso raro, quasi romantico, in un’Italia balneare che sembra aver trasformato la tintarella in una prova di resistenza economica. Non sorprende allora che sempre più italiani guardino con interesse alle spiagge libere. Secondo l’indagine di Altroconsumo, il 35% preferisce la spiaggia gratuita, con o senza servizi, soprattutto per la libertà di scegliere ogni giorno dove andare e, naturalmente, per il risparmio. Chi invece opta per gli stabilimenti lo fa soprattutto per comodità, docce, cabine e attrezzature. Ma il problema è che gli spazi gratuiti continuano a ridursi. L’ESEMPIO Intanto gli italiani si preparano al primo grande esodo del 2 giugno. Con una certezza: quest’anno, più che la crema solare, servirà una buona strategia finanziaria. Perché il mare resterà pure di tutti, ma l’ombra, ormai, sembra riservata a pochi. E tra prenotazioni online, supplementi per la fila “vip” e parcheggi a peso d’oro, la sensazione è che sotto l’ombrellone ci si sieda sempre meno in costume e sempre più da clienti premium. Altro che estate popolare: la vera abbronzatura del 2026 rischia di essere quella del conto corrente prosciugato.
Dopo l'annuncio di chiusura delle indagini e l'emergere dei dettagli relativi all'inchiesta, la contromossa di Andrea Sempio e dei suoi legali. Una contromossa che può sortire degli effetti concreti: si allontanerebbe, infatti, la data del possibile rinvio a giudizio ed eventuale processo. L'inchiesta sul delitto di Chiara Poggi, a quasi vent'anni dai fatti, entra infatti in una nuova fase destinata a protrarsi ancora per diversi mesi. A rallentare il percorso verso una possibile richiesta di processo non è soltanto la recente proroga delle indagini concessa dalla Procura di Pavia fino al 28 settembre, ma anche una serie di approfondimenti tecnici disposti dagli inquirenti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47937361]] Tra gli incarichi conferiti dalla Procura figura quello affidato allo psichiatra Roberto Catanesi, chiamato a esaminare e rielaborare sotto il profilo processuale una vasta mole di materiale già analizzato in precedenza dal Racis dei carabinieri: diari, agende personali, appunti, messaggi e contenuti pubblicati sui forum. Parallelamente, altri specialisti, tra cui dattiloscopisti, anatomopatologi ed esperti della scena del crimine, dovranno confrontarsi con le consulenze depositate dalla difesa di Andrea Sempio. L'obiettivo dichiarato dagli investigatori è quello di "assicurare una ricostruzione quanto più completa, oggettiva e scientificamente fondata alla vicenda". Un lavoro che, nelle intenzioni dell'accusa, dovrebbe consentire di verificare e contestare in modo approfondito le conclusioni raggiunte dai consulenti della difesa prima di qualsiasi eventuale richiesta di rinvio a giudizio. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47936416]]