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Era andata a dormire e si è svegliata paralizzata dalla vita in giù. È l'assurda storia di Katie Martin, giovane tatuatrice americana che è stata colpita, improvvisamente, da una rara infezione al midollo spinale. La ragazza è stata ricoverata d'urgenza in un ospedale di Omaha, in Nebraska all'inizio di marzo, in seguito a "un dolore piuttosto improvviso e intenso che ha rivelato un'infezione ossea". È stato necessario l'intervento chirurgico per la rimozione di due dischi e mezzo. Katie ha riferito al canale KETV che i medici "non sono ancora del tutto sicuri di come si sia manifestata" l'infezione spinale, apparsa da un giorno all'altro. Su Instagram, la tatuatrice aveva rivelato la sua paralisi il 3 marzo: "Ciao a tutti! Grazie per aver visitato il mio sito e per continuare a supportare la mia arte; purtroppo, devo chiudere temporaneamente a causa di un problema medico inaspettato che al momento mi ha paralizzata dalla clavicola in giù", ha scritto all'epoca. "Prevedo una pronta e completa guarigione e tornerò presto a creare e condividere la mia arte qui", ha continuato, promettendo di "tornare presto". Quando in seguito le è stata diagnosticata un'infezione al midollo spinale, ha comunicato ai suoi follower di essere "ricoverata in terapia intensiva e che i medici stanno lavorando con impegno per farmi guarire. So che la riabilitazione sarà lunga e farò del mio meglio per tenervi aggiornati su questo nuovo percorso di vita". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47902380]] Nonostante tutto, la ragazza non ha perso la speranza: Sono "davvero molto ottimista e penso che tutto questo abbia uno scopo divino nella mia vita e che ci sia una ragione". "Sono di ottimo umore e sono estremamente motivata e determinata a rimettere in sesto il mio corpo", ha scritto dopo essere stata dimessa dall'ospedale. Katie è molto amata all'interno della sua comunità e i suoi lavori da tatuatrice sono pericolarmene apprezzati, tanto che molte attività commerciali locali hanno organizzato una raccolta fondi per lei. Un bar ha pubblicato sui social media un annuncio in cui offriva shot nei suoi quattro locali di Omaha, devolvendo il ricavato alle spese per la convalescenza di Martin a maggio. Altre attività commerciali hanno invece organizzato una raccolta fondi domenica, con decorazioni ispirate alle opere di Martin, musica dal vivo e cibo. Alla fine della giornata di domenica, le attività commerciali avevano raccolto oltre 6mila dollari per la convalescenza di Martin. "Non potrei immaginare di fare tutto questo senza la mia famiglia, la mia comunità", ha dichiarato Katie. "Il sostegno ricevuto mi ha permesso di andare avanti e di rimanere in vita. Grazie al supporto della comunità", ha continuato. "Mi sento bene, sapete, apprezzo ogni piccolo passo avanti. Ora riesco a muovere le dita dei piedi. Ho appena iniziato a muovere le dita dei piedi, il che è un traguardo straordinario a questo punto. Riesco a muovere un po' le ginocchia. Quindi il mio obiettivo è tornare a camminare, superare tutto questo e capire perché è successo".
Non ci sarà un ultimo duello e nessun’altra battuta da imparare a memoria, con buona pace dei fan. Clint Eastwood ha scelto di uscire di scena nel modo più coerente con la sua leggenda: senza dare nessuna spiegazione. È bastata una frase del figlio Kyle, musicista jazz che ha lavorato alle colonne sonore di diversi suoi film, durante un concerto ad Amiens, in Francia: «Ora è in pensione. Ma sono stato molto fortunato a poter lavorare con lui su parecchi film». Nato a San Francisco nel 1930, Eastwood cominciò negli anni Cinquanta, mala svolta arrivò quando Sergio Leone lo trasformò nello straniero senza nome della Trilogia del dollaro. Un poncho, un sigaro, una pistola e quello sguardo ridotto a una fessura: così nascono le leggende. Poi venne l’ispettore Callaghan, poliziotto brutale e iconico, amatissimo e contestato. Nel 1971 debuttò dietro la macchina da presa con Brivido nella notte e da allora non ha più smesso di costruire film come un vero artigiano. Mentre cambiavano le stagioni del cinema americano, Eastwood restava un’anomalia produttiva. Con la sua Malpaso Productions ha difeso un’idea quasi estinta: film girati rapidamente, controllando i costi, senza l’ansia di voler compiacere il mercato. Eastwood non ha attraversato Hollywood da reduce, l’ha attraversata da uomo libero. ATTORE E REGISTA REGOLARITÀ Anche nell’ultima fase ha continuato a girare con una regolarità impressionante: Ore 15:17 - Attacco al treno, Richard Jewell, The Mule, Cry Macho, fino a Giurato numero 2. E proprio l’ultimo titolo rende il ritiro ancora più simbolico. La vecchia alleanza tra Eastwood e Warner Bros., una delle più solide della Hollywood moderna, si è chiusa con un film dallo storytelling classico, uscito negli Stati Uniti con una distribuzione decisamente limitata, nonostante l’elogio della critica. No, non è un dettaglio secondario: Giurato numero 2 ruota attorno alla storia di un uomo comune che deve fare il giurato in un processo per omicidio. Un film sulla responsabilità, sulla colpa che non si cancella solo perché nessuno la vede. Ancora una volta, al centro non c’è l’eroe che salva il mondo, ma un cittadino costretto a guardare in faccia il prezzo delle proprie scelte. Farà la cosa giusta o no? Come molti dei suoi personaggi, Clint Eastwood ha scelto di uscire dall’inquadratura senza chiedere permesso, senza indulgere in conferenze stampa strappalacrime. Consoliamoci con la sua sterminata filmografia, e teniamoci stretta un’idea di cinema che Hollywood sembra aver ormai smarrito: mestiere, disciplina e narrazione. Niente sermoni, niente pedagogia buonista. Il vecchio Clint se ne va così, con quello sguardo di ghiaccio che ci ha fatto innamorare tutti. Ah, avercene di cowboy così.
A Porta a Porta si parla del caso della grazia a Nicole Minetti. Il punto di partenza del dibattito è quello che ha fissato la procura di Milano: "Dagli accertamenti svolti – scrive la Procuratrice generale Francesca Nanni – risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito e in base al quale sono state assunte le determinazioni da parte delle Autorità competenti nell’iter procedimentale nella concessione della grazia". Parole fin troppo chiare che non solo hanno chiuso il caso ma hanno anche messo in discussione le parole che diversi esponenti del Pd hanno pronunciato in questi ultimi tempi. Ad essere in imbarazzo nello studio di Bruno Vespa è il piddino Marco Furfaro che balbetta: "Il Pd non ha mai chiesto nulla, eh, sul caso Minetti, mai chiesto nulla". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48017422]] Il silenzio avvolge lo studio e a prendere la parola è Galeazzo Bignami che cala l'asso: "Ah non ha detto nulla il Pd? Non ha detto nulla? Allora le leggo qui le parole dell'onorevole Debora Serracchiani responsabile Giustizia per i dem 'cosa aspetta Nordio a farsi da parte??, ecco cosa diceva il Pd". Furfaro rimane in rigoroso silenzio. Colpito e affondato. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48018334]]
Dopo il pronunciamento dei magistrati milanesi, la strategia di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani è cambiata. Dalla difesa si è presto passati alla richiesta di risarcimento dei danni al Fatto Quotidiano - "Più che i danni, ha detto l'imprenditore al Corriere della Sera, io credo che dovrebbero chiudere il giornale" -, a È sempre Cartabianca e a Report. Si parla di un mega risarcimento: circa 250 milioni di euro. E, stando a chi conosce bene la coppia dovrebbero devolvere i soldi, "che siano un euro o decine di milioni", alle organizzazioni internazionali che si occupano di bambini adottati. "Credo che bisognerà trarre delle conclusioni e agire", hanno spiegato i legali di Cipriani e Minetti. "Oltre cinquanta articoli — hanno specificato — pubblicati anche nelle edizioni online dalla testata Il Fatto Quotidiano, le trasmissioni È sempre Cartabianca andata in onda su Rete 4 il 28 aprile e Report, trasmessa il 3 maggio su Rai 3". "Noi abbiamo avuto delle notizie — la replica di Peter Gomez, direttore dell’edizione online del Fatto Quotidiano —, le abbiamo date con nome e cognome. E prendiamo atto che le notizie che abbiamo raccontato non vengono considerate vere: questo, senza sentire la fonte da cui provengono. Curioso".
Il confine tra sfera privata e pubblica sui social è ormai sempre più labile. Dovrebbe saperlo bene Danilo Toninelli che nelle scorse ore ha raccontato un suo dolore personale su Facebook, salvo poi prendersela con chi lo commentava. La controversia nasce dalla puntata di DiMartedì, dove nel consueto spazio dedicato a Luca e Paolo, il duo comico si sofferma su vari temi. Anzi, su vari personaggi della politica italiana. E sarcasticamente indugiano sul nuovo progetto dell'ex ministro grillino: la creazione di un'app - Bastapensieri.it - per la salute mentale: "L'app fornisce un aiuto psicologico a chi ne ha bisogno, quindi è una cosa ammirevole", premettono su La7 Luca e Paolo per poi arrivare al punto: "Per lanciarla ha affittato dei cartelloni pubblicitari a Time Square, a New York. Uno spot costato tantissimo", osserva uno dei due comici mentre un altro sottolinea: "Una pubblicità in italiano in una piazza che l'italiano non lo parla". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46429237]] E così, è il ragionamento dei due, per ovviare al problema ecco che Toninelli ha pensato fosse meglio "metterci la faccia diffondendo un video sui social". "La mamma gli diceva Danilo tu non vali un ca**, l'aveva capito prima di tutti", sorride Luca mentre Paolo commenta il tono utilizzato dall'ex ministro: "Sta leggendo un gobbo". "Sembra che stia parlando con uno che si sta per buttare giù. Io non ho capito una mazza, forse l'app serve a me", ironizza ancora Luca. Sul finale, la chiosa altrettanto ironica: "Mia mamma non mi amava", "comprate le mie pentole". Un riferimento al fatto che Toninelli abbia utilizzato una sua storia per pubblicizzare la piattaforma? Chissà... Certo è che il diretto interessato non l'ha presa benissimo. "Ho visto il servizio di Luca e Paolo e una cosa mi ha colpito su tutte. Non il fatto che abbiano preso in giro me, perché chi fa comunicazione pubblica sa che può capitare, ma mi ha colpito il fatto che abbiano preso in giro un uomo che ha avuto il coraggio di raccontare la sua ferita interiore, in un periodo in cui la maggior parte degli uomini soffre in silenzio, non dice che sta male, fa finta che vada tutto bene anche quando c'è solitudine, dolore, depressione, l'assenza del coraggio di chiedere aiuto". Per questo - prosegue nel filmato - sono dell'idea che sia giusto raccontarsi, raccontare il proprio dolore. Io l'ho fatto con sincerità e continuerò a farlo anche se ci sarà qualcuno che ride o che semplifica il tutto attraverso una battuta, perché a fronte di un uomo che ha il coraggio di raccontare il proprio dolore interiore, quel vuoto che si porta dentro a causa di genitori disfunzionali, ce ne sono troppi che invece soffrono in silenzio". La sua esperienza era stata raccontata da lui stesso così: "Sto guarendo dai miei schemi di dolore, da quella mia eredità emotiva che mi faceva soffrire perché portavo dentro di me il dolore di mamma e papà, una mamma completamente chiusa, col cuore chiuso, che poteva essere concentrata solo su se stessa perché sennò non sopravviveva, perché a propria volta aveva avuto dei genitori disfunzionali e che mi ha passato questo zaino pieno di sassi che significava tu non vali, tu non sei amorevole, perché di fatto a me e ai miei fratelli non ci dava amore, non ci abbracciava, non ci accudiva, non ci confortava, avevamo un tetto sopra la testa, un piatto sopra il tavolo e nient'altro, quindi i figli come me nascono con questo vuoto d'amore interiore incredibile che gli fa vivere sempre la ricerca di conferme, con una paura incredibile". "Anche se oggi – proseguiva Toninelli - la realtà è cambiata e non c'è più quella guerra, quel dolore, per lui è sempre uguale, per lui si vive sempre in pericolo, tutti guerra, con la terapia, con la meditazione, finalmente c'è stata un'integrazione dentro di me, non partono più quegli schemi automatici che mi dicono Danilo paura, paura, panico, panico, non ce la fai, non sei amabile se non ti ha amato la mamma, chi vuoi che ti possa amare". Infine il riferimento alla sua creazione: "Grazie a questo rinascita è nato un progetto che si chiama basta pensieri che nasce dall'esperienza della competenza di persone straordinarie che si trovano al Villaggio Globale dei Bagni di Lucca che formano altri psicologi specializzandoli in questa psicologia olistica integrata: corpo mente ed emozioni che guarisce le persone fino a farle rinascere, approfittare, è veramente un'esperienza straordinaria ed è veramente il migliore investimento per se stessi e per gli altri di un'intera vita".