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Libero Quotidiano
Vladimir Putin, clamoroso: "La guerra in Ucraina sta finendo
3 ore fa | Dom 10 Mag 2026 05:42

Vladimir Putin ha annunciato che la guerra in Ucraina si sta avvicinando alla fine. Lo ha fatto a margine della parata del Giorno della Vittoria a Mosca, svoltasi in tono minore per timore dei droni ucraini: appena 45 minuti, senza veicoli blindati, pezzi di artiglieria né missili balistici. Sulla Piazza Rossa non hanno sfilato neanche i cadetti, ma solo gli allievi più anziani delle accademie militari. E, alla fine, un rapido sorvolo di jet. «Credo che la questione si stia avvicinando alla sua conclusione», ha detto ai giornalisti. Ha accusato i politici occidentali di aver ingannato la Russia, tentando di usarla come strumento geopolitico, in un processo iniziato con l’espansione verso est della Nato nei primi anni Novanta. Al contrario, «l’attuale amministrazione statunitense e il presidente degli Stati Uniti cercano sinceramente, e voglio sottolinearlo, sinceramente, una soluzione. È evidente che questo conflitto non è necessario per loro, hanno molte altre priorità. Per questo non possiamo che ringraziarli», ha analizzato. In questo contesto, ha osservato che, a seguito delle discussioni, è emersa la proposta del presidente statunitense di estendere la tregua di due giorni aggiuntivi, dal 9 all’11 maggio, e di realizzare uno scambio di prigionieri durante questo periodo. «Abbiamo accettato immediatamente questa proposta, soprattutto perché, a mio avviso, è una proposta giustificata, dettata da considerazioni di rispetto per la nostra vittoria comune sul nazismo e che ha chiaramente un carattere umanitario», ha aggiunto. Un eventuale incontro personale con il leader ucraino Volodymyr Zelensky, ha chiarito lo Zar, dovrebbe essere il punto finale di un accordo già raggiunto, non una fase negoziale intermedia. «Se la parte ucraina è pronta a tenere un incontro personale, deve essere il punto finale, non una parte dei negoziati», ha detto. Il primo ministro slovacco Robert Fico, unico rappresentante dell’Ue presente alla parata, ha riferito di aver trasmesso al presidente russo un messaggio di Zelensky, nel quale l’ucraino si dichiarava disponibile a un incontro «in qualsiasi formato». Putin ha confermato di aver ricevuto il messaggio: «Non c’è nulla di nuovo», ha detto, aggiungendo che Zelensky, se vuole incontrarlo, dovrà contattarlo direttamente. Sul fronte europeo, Putin si è detto disponibile al dialogo con l’Ue e ha indicato nell'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder il negoziatore ideale per i rapporti tra Russia ed Europa. «Spero che la consapevolezza che la posizione tenuta da Bruxelles sia stata un errore abbia già iniziato a farsi strada e che alla fine riusciremo a ripristinare le relazioni con molti dei Paesi che oggi cercano di tradire i nostri legami», ha detto. Il 7 maggio il presidente del Consiglio europeo António Costa aveva già dichiarato che Bruxelles si stava preparando a possibili negoziati con Mosca, cercando di definire la modalità migliore per organizzarli. Putin ha poi dichiarato che sarebbe «logico» organizzare un referendum sull’eventuale adesione dell’Armenia all’Unione europea. Erevan, tradizionalmente alleata di Mosca, ha ospitato per la prima volta un vertice europeo. «Sarebbe del tutto logico tenere un referendum e chiedere ai cittadini armeni quale sia la loro scelta. In base a questo, anche noi prenderemmo la nostra decisione», ha affermato. Sul fronte dei prigionieri, Putin ha espresso la speranza in uno scambio con Kiev. Il 5 maggio Mosca aveva proposto lo scambio di 500 prigionieri, ma l’Ucraina avrebbe prima chiesto di ridurre il numero a 200 per poi «sparire dai radar». La Russia, a suo dire, aveva anche prolungato il cessate il fuoco di due giorni per consentire l’operazione. L’anno scorso gli ospiti erano stati 27, tra cui il leader cinese Xi Jinping e il presidente brasiliano Lula. Hanno però sfilato soldati nord-coreani, assieme ad alcuni veterani del conflitto. Il discorso di Putin è durato nove minuti, seguito da un minuto di silenzio: «La vittoria è sempre stata – e sempre sarà – nostra».

Hantavirus, il cigno nero e l'eterno gioco dell'oca
4 ore fa | Dom 10 Mag 2026 05:27

Provate a voltarvi indietro, viaggiate fino a sei anni fa, nel 2019, nel mondo prima del Coronavirus. Gli astrofisici scattarono la prima immagine di un buco nero; la cattedrale di Notre Dame a Parigi fu distrutta da un incendio; in Inghilterra Boris Johnson divenne primo ministro; gli Houthi dello Yemen attaccarono con i droni le infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita; l’Unione europea sanzionò la Russia sull’Ucraina (rimanendo però attaccata al tubo del gas per interesse della Germania) mentre a Mosca si moltiplicarono le proteste e gli arresti; DeepMind battè l’uomo nel gioco di strategia Starcraft II e ricevette il titolo di «Gran maestro»; tra novembre e dicembre partirono i rumors su un «nuovo virus» in Cina e solo il 31 dicembre Pechino notificò all’Oms il Covid.  In Italia morì il governo giallo-verde e nacque quello giallo -rosso, Giuseppe Conte rimase presidente del Consiglio. C’erano tutti i segnali dal futuro, il decollo di una nuova era della ricerca spaziale e dell’Intelligenza artificiale applicata al dominio della guerra, il sottosopra del sistema politico inglese e il proliferare dei governi in Italia, la tensione in Medio Oriente guidata dall’Iran, l’Unione europea agganciata al treno tedesco che sbanda, gli shock ravvicinati delle pandemie (ieri i pipistrelli e oggi i ratti, tutto scritto e previsto nel 2012 da David Quammen nel libro «Spillover») e la crisi dell’Occidente di fronte al ritorno delle potenze imperiali.  Cosa ci riserva il domani? La «febbre dei topi» e un già preoccupante dibattito dei virologi e dei politici che ripete gli errori del passato; un esecutivo morto a Londra che sopravvive come uno zombie, mentre le élite ineffabili dichiarano il voto del Regno Unito come frutto degli sdentati e ignoranti (i «miserabili» di Hillary Clinton e il «populismo» delle nostre presunte classi colte); il treno della Germania che nel frattempo si è fermato; l’Unione europea che dice solennemente di voler cambiare; la Russia che continua a fare la guerra da più di 4 anni in Ucraina; l’Iran che insegue l’incubo della bomba atomica; Israele che lotta per la sua sopravvivenza come Stato e comunità, gli Stati Uniti che spalancano le porte di una nuova era della tecnologia, cercando un’altra pax americana prima che la proliferazione nucleare travolga tutto e tutti. E poi ci siamo noi, santo cielo, l’Eden dove il «dibattito» straripa nella voglia matta di governicchio in Italia, l’unione degli opposti della sinistra pacifista e della destra diversamente pacifista, il rigor mortis delle riforme, la Biennale di Venezia come manifesto della confusione dei valori e dei livori, la dittatura signora mia e il fascismo permanente. E basta con la Meloni e il secondo governo più longevo della Repubblica, suvvia, è giunta l’ora di tornare a Conte e Schlein, si faccia da parte, si scansi, lasci fare e disfare a chi ha già sfasciato benissimo, perché Trump è un criminale, Bibi anche di più, Bonelli e Fratoianni alle stelle, la destra alle stalle, che riparta il Bingo di Stato, la lotteria del reddito di cittadinanza, il governo parli del virus, prepariamoci a un altro lockdown della mente, tutti a casa davanti alla tv, smartworking e déjà vu. Chiudete questo sipario, gli applausi saranno automatici, i titoli dei giornali tutti uguali. Altrove rifanno il mondo, qui ritorniamo al punto di partenza, è il gioco dell’oca e si sente già starnazzare nelle articolesse con la prosa incipriata. Non c’è bisogno di vederlo, il cigno nero, siamo noi.

Lee Mongerson Gilley accusato di omicidio implora l'Italia: "Datemi asilo, rischio l'esecuzione"
6 ore fa | Dom 10 Mag 2026 03:00

Fino a pochi giorni fa, al Centro per i rimpatri di Torino, era l’unico ospite bianco occidentale. Alto, occhi azzurri, capelli quasi rossicci con un ciuffo sul lato sinistro, barba rasa di qualche giorno. Difficile passasse inosservato. E infatti lo hanno già trasferito: Lee Mongerson Gilley, adesso, si trova nel carcere, al Lorusso e Cutugno, dello stesso capoluogo piemontese. Eppure la sua permanenza lì è tutt’altro che scontata. D’altronde, quando le autorità hanno capito chi fosse, lui si è limitato a dire che non poteva tornare a casa sua, a Houston, sano e l’arrestano. Va avanti ancora per settimane dato che Gilley ottiene la libertà vigilata con l’obbligo del braccialetto elettronico grazie al pagamento di una cauzione milionaria. Solo che, a questo punto, decide di darsi alla macchia. Si disfa, vai a capire come, della cavigliera e prende un aereo per il Canada. Non è Montréal la sua destinazione finale. Usa documenti falsi, si fa passare per un altro, lunedì sbarca (finalmente) al Malpensa-Berlusconi di Milano. Al controllo passaporti prima presenta un documento intestato a Oliver Lejeune, un cittadino belga: evidentemente c’è qualche problema e allora ne allunga un altro, a nome Jan Malet, di nazionalità americana. Che ci sia qualcosa di strano lo capisce all’istante l’agente della Polaria che lo intercetta; Gilley, a questo punto, crolla (cioè confessa le sue vere generalità) e per lui arriva una segnalazione del Federal bureau of investigation, cioè della polizia federale statunitense famosa più che altro col suo acronimo (Fbi), che spiega perché la sua corsa deve finire allo aereo-scalo milanese. Gilley allora scopre tutte le sue carte: «Chiedo protezione per salvare la mia vita», dice, «negli Usa mi perseguitano per un crimine che non ho commesso e sono vittima di un accanimento mediatico pericoloso. Non ho goduto di un trattamento giusto, ho invece rischiato tutto per venire in Italia per salvarmi. La questura di Varese deve formalizzare una richiesta di protezione internazionale, è la procedura: il 5 maggio il texano finisce al Cpr di Torino; qualche giorno dopo la corte d’appello di Milano convalida il suo fermo, l’intervento dell’Interpol lo spedisce al Lorusso e Cutugno, il resto è una pagina ancora da scrivere, in punta di diritto e con più di un cavillo che balla. Sì, è vero, con gli Usa il nostro Paese ha un trattato bilaterale sull’estradizione che la rende fattibile, però esistono anche gli accordi tra Washington e Bruxelles del 2003 circa la pena.

Flotilla, farsa e imbarazzo: chi sciopera (in Italia) per i "crocieristi"
8 ore fa | Dom 10 Mag 2026 01:30

Ma sì, facciamo casino. Come sempre, del resto. C’è la Flotilla da “salvare”? Immancabile l’Usb, con il solito sciopero generale, proclamato per il prossimo 18 maggio: sulle loro spalle ci sono i destini del mondo, le guerre e chi più ne ha più ne metta. State alla larga dalle stazioni, quel giorno, verificate i percorsi cittadini, per non imbattervi nei soliti facinorosi che nel consueto assalto ai poliziotti rischiano di far male anche ai poveri passanti. Chi non scorda violenze e minacce ha il dovere di ricordare tutto. Perché ogni volta la musica è sempre la solita: blocchi stradali e ferroviari, occupazioni temporanee di tangenziali o snodi urbani; blocchi davanti a stazioni o porti. Oltre alle inevitabili tensioni con le forze dell’ordine.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47611847]] Del resto, il clima bellicoso pare annunciato dalle stesso comunicato diramato ieri proprio dall’Usb che ha deciso di raccogliere «l’appello lanciato dalla Global Sumud Flotilla». Il tutto perché «la guerra, il genocidio in Palestina, la corsa al riarmo, l’attacco al diritto internazionale e il restringimento degli spazi democratici impongono un salto di qualità nella mobilitazione» e quindi bisogna puntare il dito anche contro «le conseguenze economiche e sociali che questa guerra produce sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici». «La guerra entra nelle nostre vite. Entra nei salari che perdono valore, nella sanità pubblica svuotata, nella scuola impoverita, nel welfare tagliato, negli affitti che aumentano, nei prezzi che corrono, nella benzina che pesa sempre di più sulle famiglie. Ogni euro destinato al riarmo è un euro sottratto a chi lavora, a chi studia, a chi si cura, a chi vive del proprio salario», fa sapere Usb che aggiunge: «A questa scelta si accompagna un attacco sempre più duro alle libertà sindacali e democratiche». Con lo sciopero generale, Usb chiede al governo italiano di «rompere la complicità dell’Italia con la guerra, fermare il riarmo, bloccare ogni filiera economica, industriale, logistica, tecnologica, accademica e commerciale» e che le risorse «vengano tolte alla guerra e rimesse dove servono: salari, servizi pubblici, pensioni, sicurezza nei luoghi di lavoro, diritto alla casa, sanità territoriale, scuola pubblica, ricerca». Che dire?   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47591160]] Speriamo bene... anche se non c’è ottimismo. Dicono gli addetti alla sicurezza che sono da attendersi disagi nei trasporti e servizi pubblici. Si svolgeranno cortei e manifestazioni in varie città (soprattutto grandi centri come Roma, Milano, Napoli) con la possibile presenza di gruppi più radicali. Non sono preoccupazioni esagerate, ma semplici considerazioni dovute agli episodi più recenti verificatisi in occasione di altri raduni coincisi con scioperi. Troppo spesso elementi facinorosi - in particolare dell’estrema sinistra- decidono di provocare disordini e danneggiamenti anche gravi. E la sicurezza - pur se adeguatamente preparata - rischia di andare in tilt. Finché agli agenti di polizia e ai carabinieri viene sostanzialmente impedito - anche per le campagne di stampa a ripetizione - di potersi difendere per bloccare gli incidenti, il film non muta copione. È il triste fascino dell’assalto al palazzo. Che non ferma le guerre ma solo le città... Tutto questo per la Flotilla.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47577865]]

Giorgia Meloni, l'affondo contro la Ue: "Adesso basta ideologia contro l'Italia"
8 ore fa | Dom 10 Mag 2026 00:45

La crisi internazionale fa male alla nostra agricoltura e mai come in questo momento è forte l’appello all’Europa affinché consenta ai Paesi membri di sforare il Patto di stabilità. Se poi non si può più contare come prima sull’aiuto degli Stati Uniti per la nostra sicurezza, sulla Russia per le risorse energetiche e sulla Cina per le materie prime, è evidente che la situazione si complica e per questo dobbiamo rafforzare noi stessi. Dice così la premier Giorgia Meloni dal palco della Triennale di Milano, ospite d’onore della tre giorni “L’Agricoltura, il futuro”, organizzata da Confagricoltura in collaborazione con l’Università Bocconi. «Per decenni abbiamo pensato di poter vivere comodi in un’Europa nella quale appaltavamo» agli altri le nostre esigenze. Ora invece, «ci siamo dovuti svegliare in un mondo nel quale se tu non controlli le cose fondamentali, dipendi da chiunque altro. E non ce lo possiamo permettere», scandisce la leader di Fratelli d’Italia ricordando quando «ci dicevano che volevamo isolare l’Italia e l’Europa», mentre «noi volevamo solo che l’Italia e l’Europa avessero la forza propria delle grandi potenze. Gli agricoltori lanciano l’allarme sulla «peggiore crisi alimentare» causata dalla la chiusura dello Stretto di Hormuz e dal contesto bellico, ma il governo è forte delle buone notizie che arrivano riguardo l’occupazione. Secondo i dati Eurostat/Istat, infatti, dal 2022 al 2025 la quota di popolazione a rischio povertà o esclusione sociale, è diminuita dell’1,8% e l’anno scorso si è toccato il minimo storico, grazie soprattutto all’aumento dei contratti a tempo indeterminato. Per Fdi è la prova che le politiche di Palazzo Chigi funzionano, a dispetto di chi sperava nella prosecuzione di bonus e reddito grillino. In quanto all’agricoltura, Meloni e il ministro competente, Francesco Lollobrigida, sanno bene che quanto sia importante il settore, che vive un periodo «imprevedibile» a causa delle guerre, ma può contare sul sostegno dell’esecutivo che ha stanziato «15 miliardi in tre anni mettendo a disposizione risorse che nessun altro governo nella storia repubblicana aveva stanziato», dichiara la premier.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47642145]] Meloni è reduce dall’incontro «franco» con il segretario di Stato americano Marco Rubio, ai cronisti che la aspettano fuori dal palazzo della Triennale si concede qualche minuto per spiegare che «l’Italia difende i propri interessi nazionali esattamente come fanno gli Stati Uniti ed è bene che su questo ci si trovi d’accordo». Di sicuro lei difende gli agricoltori italiani dalla «narrazione ideologica» di Bruxelles, che spesso, ingiustamente, li ha descritti come «nemici della natura», mentre sono «i custodi dell’ambiente. La domanda della selva di giornalisti se è pace fatta tra Roma e Washington rimane nell’aria mentre con passo deciso la premier varca l’ingresso della Triennale accompagnata dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che nel suo intervento ha ricordato come il settore con il suo peso sul Pil nazionale (700 miliardi di euro con 71 miliardi di export) rappresenti il principale comparto dell’economia italiana. In prima fila ci sono le autorità locali, il sindaco Beppe Sala e il governatore Attilio Fontana con il prefetto Claudio Sgaraglia, il ministro Lollobrigida (che oggi chiuderà l’evento) e il collega dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin; c’è la vicepresidente azzurra del Senato Licia Ronzulli, e il capo delegazione di Fdi all’Europarlamento Carlo Fidanza, oltre al capo della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato. C’è, soprattutto, una platea piena di addetti ai lavori: produttori, sindaci, risicoltori, imprenditori, amministratori delegati e dirigenti di Tim, Enel, Edison, Arera e Ita Airways, per citarne solo alcuni.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47632739]] Per la presidente del Consiglio quella di ieri è stata «una giornata intensa, tanto per cambiare, ma volevo esserci». E così, se Matteo Salvini è andato alla Biennale di Venezia, Meloni è venuta alla Triennale a parlare agli agricoltori ben sapendo che il momento «non è facile» per la categoria, a causa della «concorrenza sleale» che proviene dall’estero, ma «noi ci siamo impegnati a proteggere la nostra eccellenza dall’Italian sounding», spiega, «perché dietro ogni etichetta che non dice il vero si nasconde un danno per noi». Se l’agricoltura italiana è «tornata protagonista il merito non è del governo, ma soprattutto vostro. Quello che il governo si è limitato a fare» rimarca la premier, «è individuare i meccanismi e gli strumenti più efficaci per liberare il potenziale, soprattutto quando quel potenziale rischia di essere inespresso. Nel negoziato sul Quadro finanziario pluriennale europeo, che è ancora lungo e sarà complesso», conclude, «cerco di spiegare ai miei colleghi che è difficile difendere la competitività europea se non si riesce a difendere la Politica agricola comune e la Coesione. Senza agricoltura e coesione fra territori non avremmo neanche competitività».

Giuseppe Sempio, l'intercettazione esplosiva: cosa rivela (in auto) su Mario Venditti
10 ore fa | Sab 9 Mag 2026 23:00

Il mosaico dell'inchiesta che punta Andrea Sempio si arricchisce di un nuovo tassello, un'intercettazione che riguarda il padre di quello che per la Procura di Pavia è l'assassino di Chiara Poggi, Giuseppe Sempio. Un'intercettazione in cui riceve alcune rassicurazioni da Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, oggi nel mirino della procura di Brescia che contro di lui muove l'accusa di corruzione.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47640203]] La conversazione captata dagli investigatori risale al 17 marzo 2025, poche settimane dopo il nuovo coinvolgimento di Andrea Sempio nell'inchiesta sul delitto di Garlasco. Giuseppe Sempio si trova in auto con una giornalista e, senza sapere di essere intercettato, torna con la memoria alle prime indagini che tra il 2016 e il 2017 avevano travolto la sua famiglia. Nelle sue parole emerge un rapporto definito dagli inquirenti di "insolita vicinanza" con Venditti, il magistrato che secondo la procura bresciana avrebbe favorito l'archiviazione del procedimento.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47641444]] "L'unica persona che ha detto guardi questa cosa finirà presto perché non c'è niente è stata lui", racconta Giuseppe Sempio riferendosi all'ex procuratore aggiunto. E ancora: "Io non so... la giustizia per me non è niente, non conta nulla...". Nel dialogo, trascritto nell'informativa dei carabinieri di Milano, il padre di Andrea ricostruisce un incontro con Venditti dopo un interrogatorio: "No... c'è uno solo guardi, ma glielo dico sinceramente... Venditti... che dopo che ci ha ascoltato, io ero là, mi ha detto... va beh ha fatto tutte... ha fatto tutte le domande, ho risposto, e poi mi dice questa cosa finirà presto... che era il gip di Pavia". Gli investigatori annotano come Giuseppe Sempio confonda spesso la figura dell'ex procuratore aggiunto con quella del gip.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47640385]] Poi il passaggio che per gli inquirenti assume un peso particolare: "Io non sapevo niente va beh... io... spererei insomma... però è stata l'unica persona, rispetto agli altri, che poi... dai carabinieri poi quando hanno fatto a lui il... i vari, i vari giri... è stata l'unica persona che ha detto "guardi questa cosa finirà presto, perché non c'è niente"...". Successivamente la procura di Brescia ha disposto perquisizioni e interrogatori nelle abitazioni di Venditti, dei Sempio e di alcuni carabinieri che collaboravano con la procura pavese all'epoca della prima indagine. Nel fascicolo sono finite anche annotazioni come "Venditti GIP archivia X 20-30 euro". L'ipotesi investigativa è che la famiglia Sempio abbia versato tra i 50 e i 60mila euro per ottenere l'archiviazione del procedimento deciso dal gip su richiesta della procura di Pavia.

Juve, basta il gol di Vlahovic: Lecce ko, sorpasso sul Milan e +4 sulla Roma
12 ore fa | Sab 9 Mag 2026 21:07

Alla Juventus basta un gol di Vlahovic al 1' per battere il Lecce al Via del Mare. Grazie a questo successo la squadra di Luciano Spalletti, che ha sbagliato tante occasioni per chiudere la gara, si porta a 68 punti, scavalca il Milan impegnato domani a San Siro con l'Atalanta e stacca la Roma, portandosi a +4 in attesa della sfida dei giallorossi a Parma.  La formazione di Di Francesco resta invece a 32 punti a +4 sulla Cremonese che domani gioca con il Pisa per trovare i punti salvezza. La Juve inizia subito con decisione e dopo una manciata di secondi dal fischio d'inizio trova la rete del vantaggio grazie a Dusan Vlahovic che sfrutta un preciso assist di Cambiaso. Il Lecce prova a reagire e va vicino al pareggio al 3' con Cheddira, ma è pronto Di Gregorio a respingere con la gamba destra.  Al minuto 4', ancora pericolosa la Juventus, stavolta con Conceicao che colpisce il palo. Poi ritmi elevati ma poche occasioni di rilievo. Ad inizio ripresa di nuovo Juve in avanti con due reti annullate per fuorigioco a Vlahovic e Kalulu. Il Lecce cerca il pari e al 77' N'dri approfitta di un'indecisione della difesa bianconera, soffia il pallone a Kalulu ma a pochi passi dall'estremo juventino calcia sull'esterno della rete. Nel finale doppia occasione con Boga e Zhegrova ma si salva Falcone.

'Alzate il volume del microfono' su Camera con Vista su La7 di Alexander jakhnagiev
13 ore fa | Sab 9 Mag 2026 20:13

Torna a fiorire il Giardino delle Rose affacciato sul Circo Massimo a Roma, riapre fino al 14 giugno
13 ore fa | Sab 9 Mag 2026 20:06

Vladimir Putin, sondaggi-choc dal Cremlino: la fine dello Zar si avvicina?
14 ore fa | Sab 9 Mag 2026 19:10

Nel "Giorno della Vittoria", celebrato a Mosca in tono minore, filtrano sondaggi punitivi per Vladimir Putin. Già, lo Zar sembrerebbe non essere più tale: il suo popolo lo mette in discussione, non è più il leader inscalfibile e osannato dalla Russia. Un segnale che emerge non soltanto dal malcontento diffuso sui social e nei canali Telegram vicini all'area nazionalista, ma anche da rilevazioni effettuate da istituti considerati vicini al Cremlino. Negli ultimi mesi la stretta sulle comunicazioni online e le limitazioni all'utilizzo di internet mobile hanno alimentato tensioni sempre più evidenti. Blogger, influencer e perfino figure che in passato avevano sostenuto apertamente la linea militare del governo hanno iniziato a criticare le scelte dell'esecutivo russo. Tra i casi più clamorosi c'è quello di Ilya Remalo, storico alleato di Putin, che su Telegram ha elencato le ragioni della sua opposizione al presidente russo, prendendo apertamente le distanze dal Cremlino.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47626972]] A fotografare il calo di consenso sono anche i numeri. Secondo un sondaggio pubblicato il primo maggio dalla Fondazione per l'Opinione Pubblica (FOM), il 73% dei cittadini approva ancora l'operato del Cremlino. Un dato che, pur restando elevato, rappresenta il livello più basso registrato dall'inizio della guerra in Ucraina. Nel 2022, durante la fase iniziale dell'invasione, l'indice era precipitato al 71%. Anche il Centro Russo per la Ricerca sull'Opinione Pubblica, controllato dallo Stato, segnala segnali negativi per il presidente: quasi un russo su quattro dichiara di non avere fiducia in Putin, altro dato considerato il peggiore degli ultimi anni. Secondo quanto riportato dal Kyiv Independent, però, questi sondaggi vanno interpretati con cautela. Gli esperti ricordano infatti il peso della censura e della propaganda bellica nella raccolta delle opinioni. Dietro il malcontento, inoltre, ci sarebbe pure la crescente frattura interna tra l'ala "civile" del governo e quella legata agli apparati di sicurezza, tensione accentuata proprio dalla repressione sul web.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47573734]]

Famiglia Poggi, le clamorose telefonate notturne: cosa sta emergendo
14 ore fa | Sab 9 Mag 2026 18:55

Nell'inchiesta della procura di Pavia che accusa Andrea Sempio dell'omicidio di Chiara Poggi hanno un ruolo di rilievo alcune telefonate notturne, chiamate effettuate proprio da Sempio alla casa della famiglia Poggi. Telefonate che hanno innescato una serie di sospetti. Gli investigatori, infatti, ritengono quei contatti un elemento significativo nel nuovo filone d'indagine. Uno dei passaggi chiave emerge da un'intercettazione del 9 febbraio 2017. In auto, Andrea Sempio è insieme ai genitori Giuseppe e Daniela e si parla di un colloquio con il legale. A un certo punto il padre osserva: "Addirittura loro hanno trovato telefonate dell'Andrea di sera tardi". La madre, sorpresa, domanda: "Come le telefonate dell'Andrea?". E il figlio spiega: "Praticamente 'sti investigatori, praticamente sono andati a ripescare dei vecchi tabulati dove io, tipo nove mesi prima, chiamavo verso l'una di notte".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47649014]] A quel punto i genitori chiedono chiarimenti: "E chi chiamavi verso l'una di notte?". Sempio replica: "Io in teoria chiamavo casa dei Poggi verso l'una, Però, mi fa, mi dice (l'avvocato ndr.): Non è che Marco aveva chiamato a casa tramite il tuo cellulare? Probabilmente sì, però non mi ricordo se io gli avevo prestato il mio cellulare. Può essere, chi c... si ricorda". Secondo gli investigatori, dalle conversazioni intercettate emergerebbero due aspetti rilevanti. Il primo è che "Andrea Sempio sin dalla sera del 9 febbraio era a conoscenza di alcuni aspetti ed elementi che venivano riportati nell'istanza e dei relativi allegati presentata dalla difesa di Stasi". Il secondo riguarda invece il padre Giuseppe: "Per ammissione del padre, Giuseppe, erano già a conoscenza quantomeno dagli argomenti e delle domande che gli sarebbero state fatte".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47647785]] Nelle informative si sottolinea inoltre che "i Sempio fossero già quantomeno dal 17 gennaio 2017 in possesso illecitamente dell'esposto dei legali di Stasi". Un dettaglio che gli investigatori considerano centrale nel quadro ricostruito dagli inquirenti. È vero che già all'epoca alcuni articoli di stampa riferivano dell'esposto presentato dalla madre di Alberto Stasi contro Sempio e citavano telefonate verso casa Poggi. Tuttavia, come annotano i carabinieri, "mai si faceva riferimento a telefonate fatte in orari notturni", circostanza che invece sarebbe emersa dalle intercettazioni e dalla relazione redatta dagli investigatori incaricati dalla difesa di Stasi.

Roma, Jannik Sinner liquida Ofner e apre il torneo con questo punto pazzesco. Paura sugli spalti: 2 malori
15 ore fa | Sab 9 Mag 2026 18:20

Inizia nel migliore dei modi, Jannik Sinner. All'esordio agli Internazionali d'Italia contro Sebastian Ofner vince senza troppi sforzi: la partita finisce con una netta vittoria in due set, il punteggio è di 6-3, 6-4. Gli basta un break in entrambi i set per volare al secondo turno. Qualche sbavatura al servizio, per il ragazzo di San Candido e numero 1 al mondo, ma nel complesso una partita molto solida, in cui non ha lasciato varchi all'avversario. Ancora dominante, sempre dominante. A tratti Jannik ha proposto un tennis celestiale, il tutto contro un avversario che si è dimostrato più solido e strutturato rispetto a quanto ci si poteva immaginare. L'obiettivo dell'altoatesino è chiaro: vincere il torneo di casa, che ancora manca nella sua bacheca. Una partita che nel finale ha spaventato, ma per vicende extra-tennistiche: due malori in rapida successione sugli spalti. Il primo malore poco prima delle 20.30, partita ovviamente interrotta. Dunque si riparte e Sinner si porta sul 5-3 nel secondo set, ma alle 20.39, quando Jannik è chiamato a servire per il match, un secondo malore sugli spalti del Centrale. Circostanza inquietante, oltre ad essere più unica che rara. Il secondo malore ferma la partita più a lungo, i soccorsi sono più complessi, ma tutto si risolve: la signora che si era sentita male lascia le tribune sulle sue gambe. Poi si riparte e il numero 1 archivia la pratica. Impeccabile, dominante, Sinner ha fatto capire come stavano le cose sin dal principio, sin dal primissimo punto del torneo di questi Internazionali 2026. Era al servizio, il tabellone segnava zero minuti di gioco ed ecco che sgancia subito un siluro, Ofner risponde come può, dunque un paio di scambi interlocutori, quindi il dritto che non può lasciare scampo a nessuno, un siluro che l'avversario non potrà mai raggiungere. Un primo punto che è una roboante e clamorosa dichiarazione d'intenti: per Sinner, il torneo romano, conta molto, moltissimo. L'obiettivo è chiaro, la concentrazione è massima, la potenza tennistica totale. Sinner getting things started early https://t.co/04I3E6G9ZH#IBI26 pic.twitter.com/tY8hKxCYzD May 9, 2026

Inter dominante, tris contro la Lazio all'Olimpico: segnali verso la Coppa Italia
15 ore fa | Sab 9 Mag 2026 18:11

L'Inter batte la Lazio all'Olimpico, ritrova il gol di capitan Lautaro e lancia un forte segnale ai biancocelesti in vista della finale di Coppa Italia. Successo nerazzurro per 3-0 nell''antipasto' della partita che si giochera' ancora in questo stadio mercoledi' sera. Proprio in vista della finale, sia Chivu che Sarri propongono un leggero turnover: i nerazzurri si schierano con Diouf e Carlos Augusto esterni di centrocampo e Mkhitaryan mezzala; torna titolare Lautaro, che va a comporre la coppia con Thuram.  Sarri, invece, schiera dall'inizio Pellegrini e Dele-Bashiru al posto dei diffidati Tavares e Taylor, mentre a sinistra nel tridente trova spazio Pedro, visto l'infortunio di Zaccagni (che "dovrebbe farcela per mercoledi'", ha detto Sarri nel prepartita). Lo 0-0 dura appena sei minuti, fino alla rimessa lunga di Bisseck per la testa di Thuram, che prolunga al centro dove e' puntuale il tiro al volo di Lautaro, che batte Motta sfruttando gli errori in marcatura di Gila e soprattutto Marusic. Il primo tiro in porta dei padroni di casa arriva al 14' con una punizione centrale e non pericolosa di Noslin, ma in generale la Lazio e' spenta e passiva, e soffre continuamente l'iniziativa dei campioni d'Italia, in totale controllo e sempre pericolosi con il loro gioco in verticale. Al 39', Lautaro e Diouf fanno quello che vogliono in area avversaria con una rete di passaggi che coglie di sorpresa la difesa a dir poco blanda della Lazio, servendo al limite Sucic che firma il raddoppio con un mancino preciso. A inizio ripresa, Motta e' bravo a chiudere in due tempi su Bisseck, ma al 59' la Lazio rimane in dieci: Romagnoli commette un brutto fallo su Bonny che inizialmente viene giudicato da giallo da Abisso; richiamato all'on-field review, l'arbitro trasforma il cartellino in rosso e il difensore saltera' il derby della prossima giornata.  Paradossalmente con l'uomo in meno arrivano le prime palle gol per i biancocelesti, entrambe sui piedi del neoentrato Isaksen: sulla prima, e' super l'intervento di Carlos Augusto a Martinez battuto, mentre sulla seconda il tiro al volo del danese esce troppo strozzato e finisce sul fondo. Negli ultimi venti minuti la Lazio crea altre occasioni importanti con Isaksen e Noslin, ma al 76', dopo una palla persa da Dele-Bashiru, arriva il sigillo di Mkhitaryan che chiude definitivamente la partita.

Di Paola "Versilia Horse Show importante per la crescita dei nostri binomi"
15 ore fa | Sab 9 Mag 2026 18:05

https://video.italpress.com/play/mp4/video/Op6E

Jasmine Carrisi? "Tranquilli, non metto il velo": clamoroso, chi è il nuovo fidanzato
16 ore fa | Sab 9 Mag 2026 17:36

Un nuovo amore per Jasmine Carrisi, figlia di Al Bano e Loredana Lecciso. Una love-story resa pubblica da poco. Lui si chiama Haitam Belarsa, ragazzo di origini italo-marocchine, con cui Jasmine ha rivelato di essere legata dall'estate del 2025. La ragazza, intervistata dal settimanale Nuovo, ha raccontato come la relazione sia nata in modo naturale, inevitabile, dopo una lunga serie di incontri casuali a Milano, in alcuni locali che entrambi frequentavano. Poi la svolta durante una vacanza in Puglia: "In estate ci siamo incontrati in Puglia, dove lui era in vacanza, e ci siamo guardati con occhi diversi: è sbocciato l’amore". Jasmine ha spiegato che il legame con Haitam si fonda in primis su una forte affinità caratteriale. "Io e Haitam siamo davvero molto simili dal punto di vista caratteriale. Abbiamo una sensibilità comune e anche lo stesso senso dell’ironia. Ma soprattutto, quando siamo insieme, ci divertiamo davvero tanto".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47461898]] Nella coppia, ha aggiunto, il rapporto è costruito sulla fiducia reciproca. "Io non gli controllo mai il telefonino né gli faccio le videochiamate a sorpresa per vedere dov’è - rivela al settimanale - anche perché ho sempre pensato che non abbia alcun senso. Se la persona che ami ti vuole tradire, tu puoi controllarla finché vuoi; se però è quello il suo intento, te la fa anche sotto gli occhi. In amore è bene dare fiducia assoluta, finché non viene tradita", spiega Jasmine. Presto arriverà anche il momento delle presentazioni ufficiali in famiglia. Jasmine infatti spiega: "Questa estate, quando Haitam verrà insieme a me a Cellino San Marco. Del resto nemmeno io ho ancora conosciuto di persona la sua famiglia, che in questo momento vive in Gran Bretagna". La figlia di Al Bano e Loredana Lecciso ha poi voluto rassicurare i genitori con una battuta: "Posso dire comunque a mamma e papà di stare molto tranquilli perché non mi vedranno mai indossare il velo. Io e il mio Haitam possiamo amarci portando avanti ognuno la propria fede, perché questa non è certo una differenza insuperabile. Quindi sono sicura che anche in questo lui e io troveremo il nostro incastro perfetto". Infine uno sguardo al futuro prossimo, il desiderio di regalarsi una prima vacanza insieme: "Abbiamo in progetto di regalarci la nostra prima vacanza romantica insieme". La meta dei sogni? La Grecia, tra Corfù e Santorini.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47566137]]

La Nave Amerigo Vespucci salpa dal Porto di Genova, le immagini dal drone
16 ore fa | Sab 9 Mag 2026 17:35

https://video.italpress.com/play/mp4/video/Qrg5

Garlasco, insulti tra Birindani e Garofano a Ore 14 Sera: "Fonzie!", "Viscido e stupido"
16 ore fa | Sab 9 Mag 2026 17:29

Il giallo di Garlasco surriscalda gli animi. Anche in televisione. Già, perché nello speciale sulla vicenda di Ore 14 sera, una puntata in onda su Rai 2 tutta dedicata alla chiusura delle indagini e a quel che è emerso su Andrea Sempio, è andata in scena una clamorosa rissa tra il giornalista Umberto Birindani e l'ex generale dei carabinieri Luciano Garofano. Il confronto si è infiammato nello studio di Milo Infante quando il direttore di Gente ha preso di mira l'ex comandante del Ris di Parma, in passato consulente della difesa di Sempio. A innescare lo scontro sono state le ultime indiscrezioni filtrate dalla Procura di Pavia e le polemiche sulle indagini legate all'omicidio di Chiara Poggi. Brindani ha scelto l'ironia per affondare il colpo, chiamando in causa un celebre personaggio televisivo: "Te lo ricordi Fonzie?". Infante ha replicato con un sorriso: "Sì, ci siamo cresciuti, no?". A quel punto il giornalista ha rincarato la dose: "Ti ricordi che non riusciva mai a dire 'Ho sbagliato'? Diceva, 'ho sb... Ho sb...': da questa sera chiamerò il generale, il generale Fonzie".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47649014]] Una battuta che ha fatto esplodere la reazione di Garofano. L'ex ufficiale ha immediatamente respinto l'affondo con parole durissime: "Guardi, allora, questo livello di bassezza, perché lei è un maleducato, questo livello di bassezza, la qualifica per quello che è, signor Brindani. Lei non deve essere nemmeno chiamato dottor Brindani, perché è talmente, veramente viscido e stupido che non merita nessuna risposta".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47647854]] Il botta e risposta è proseguito senza esclusione di colpi. Brindani ha provato a stemperare con un sarcastico: "Si contenga, generale, si contenga". Ma Garofano ha ribattuto ancora: "Fonzie lo dirà i suoi parenti e i suoi amici". E subito dopo: "Ma si contenga lei che fa delle uscite veramente fuori di qualsiasi livello, ma il più basso possibile, dottor Brindani". Infine il giornalista è tornato sulle contestazioni alle indagini effettuate dopo il delitto del 13 agosto 2007: "Sono arrivato a 100 errori, glielo comunico". Gelida la chiusura di Garofano: "Conti ancora, conti, conti. Vedrà che farà magari li gioca al lotto, chi lo sa".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47647785]]

Amerigo Vespucci, la nave salpa da Genova: inizia il Tour Mondiale
16 ore fa | Sab 9 Mag 2026 17:16

Paola Turci-choc su Francesca Pascale: "Non resta niente, amore tossico"
16 ore fa | Sab 9 Mag 2026 16:48

Paola Turci torna sulla scena con Vita Mia, un brano per lei molto importante, dal significato profondo. E soprattutto Paola Turci si racconta, tornando anche a parlare della sua relazione con Francesca Pascale, relazione sulla quale spende parole pesanti. La cantante, infatti, ripercorre una fase delicata della sua vita personale e professionale, parlando senza filtri del passato e delle difficoltà affrontate negli ultimi anni. "È un inno a una vita ritrovata", spiega a proposito del nuovo singolo, nato dopo un lungo periodo di blocco creativo. Paola Turci racconta di essersi allontanata dalla musica e dalla scrittura: "Ho smesso di scrivere e suonare, toccavo poco la chitarra, avevo un blocco creativo". Poi qualcosa è cambiato improvvisamente: "È arrivato tutto insieme". Nel suo racconto trova spazio anche il dolore per la morte del padre Ugo, figura centrale nella sua esistenza. "Siamo stati vicini fino alla fine, è stato un dolore molto forte. Mi manca, però sento la sua presenza", confessa. Un pensiero che l'ha accompagnata anche nel ritorno al Festival di Sanremo dopo sedici anni, quando portò sul palco dell'Ariston Fatti bella per te: "Ho pensato a lui ed è andato tutto bene". L'artista affronta poi una pagina dolorosa della sua adolescenza, una molestia subita a 13 anni e mai denunciata. Un trauma elaborato anche grazie a un percorso terapeutico e trasformato in musica: "È frutto del lavoro con lo psicologo, che mi ha tirato fuori tutto". Nel brano dedicato a quell'episodio, racconta di aver immaginato "una specie di rivalsa, di vendetta". Infine il capitolo sentimentale. Dopo il matrimonio con Andrea Amato e quello con Francesca Pascale, oggi Turci guarda alla relazione con la Pascale con maggiore distacco: "Io ci credevo, ma potevo evitare di sposarmi". E ancora: "L’ho fatto per amore, lo voleva lei il matrimonio". Quando le chiedono cosa resti di quella storia, la risposta è netta: "Niente. Un vissuto, un’esperienza. Lei ha detto che è stato un amore tossico? Ha ragione". Poi aggiunge: "Reciprocamente non ci comprendevamo. Non ho ammesso a me stessa la profonda differenza tra di noi".

Garlasco e la famiglia Poggi, "Sempio ha rubato il video con Marco": il tassello che spiega tutto?
16 ore fa | Sab 9 Mag 2026 16:47

Dopo la chiusura delle indagini su Andrea Sempio, ecco che dalla procura di Pavia filtra un'ipotesi, o meglio una convinzione degli inquirenti, utile per completare il puzzle dell'impianto accusatorio in questa nuova inchiesta sul giallo infinito del delitto di Garlasco. Secondo gli investigatori, Sempio avrebbe rubato insieme a Marco Poggi il video intimo di Chiara. E anche per questa ragione i Poggi cercavano un modo per bloccare le indagini. Nell'informativa conclusiva depositata dai carabinieri di Milano emerge infatti un passaggio ritenuto centrale dagli investigatori: il "soliloquio" intercettato nell'auto di Andrea Sempio. Una conversazione definita "a tratti angosciante", dalla quale, secondo gli inquirenti, sarebbe emersa la piena consapevolezza di Sempio rispetto alla situazione in casa Poggi nei giorni del delitto e all'esistenza dei filmati privati e intimi realizzati da Chiara Poggi e Alberto Stasi.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47647854]] Per gli investigatori, quei contenuti non sarebbero mai stati condivisi con altre persone. Eppure, sottolineano i carabinieri, i video erano presenti nel computer dell'abitazione della famiglia Poggi. Da qui il sospetto che Sempio possa averli visti (ed esserne entrato in possesso) in presenza di Marco Poggi oppure appropriandosene di nascosto attraverso una pen-drive trovata nella casa della vittima e riesaminata durante le ultime consulenze informatiche. Nelle carte si legge che "Andrea era perfettamente a conoscenza del fatto che Chiara fosse rimasta sola a casa". E ancora: "Ed è certamente inquietante che fosse a conoscenza dei video che Chiara e Alberto Stasi avevano consapevolmente girato riprendendo la propria intimità che certamente non avevano condiviso con nessuno". Un elemento che, sempre secondo l'informativa, avrebbe spinto Chiara Poggi a proteggere quei file con una password, temendo che "il proprio segreto potesse essere stato violato".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47649014]] Ma non è tutto. Gli investigatori richiamano anche alcune intercettazioni del maggio 2025, successive alla riapertura dell'inchiesta su Sempio. Conversazioni nelle quali emergerebbe, secondo i carabinieri, la volontà della famiglia Poggi di trovare un argine all'attività della procura di Pavia. In particolare Marco Poggi, parlando con il padre Giuseppe, avrebbe auspicato un intervento esterno: "Se non interviene nessun altro... che è al di fuori di questa procura, questi andranno avanti fino a che...". A quel punto Giuseppe Poggi avrebbe replicato spiegando che i legali avevano già presentato una segnalazione alla procura generale di Milano: "Se non interviene la procura generale di Milano a dargli..".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47641444]]

Péter Magyar, il giuramento come primo ministro in Ungheria
17 ore fa | Sab 9 Mag 2026 16:30

Denver, aereo travolge un uomo durante il decollo: gli audio drammatici e il mistero sulla vittima
17 ore fa | Sab 9 Mag 2026 16:05

Un caso con pochi precedenti nella storia dell'aviazione. Una vicenda inquietante che arriva da Denver, Stati Uniti: un aereo della compagnia Frontier Airlines ha interrotto il decollo dall'aeroporto della città dopo aver investito un uomo che si trovava in pista. Il tutto è avvenuto nella serata di venerdì 8 maggio. L'incidente ha coinvolto il volo 4345 della compagnia low cost americana, un Airbus A321 diretto a Los Angeles. Secondo quanto riferito dall'aeroporto internazionale di Denver, il velivolo stava accelerando per il decollo quando, intorno alle 23.19 locali, l'equipaggio ha comunicato alla torre di controllo di aver "travolto un pedone durante il decollo". Subito dopo l'impatto si è verificato anche un principio di incendio a uno dei motori, rapidamente spento dai vigili del fuoco intervenuti sulla pista. Stando a quanto riportato da Abc News, che cita una fonte anonima, la persona investita sarebbe stata almeno in parte risucchiata dal motore dell'aereo. Al momento non sono note le sue condizioni. Drammatiche le comunicazioni diffuse dal sito Atc.com. In uno degli audio registrati, il pilota afferma: "Ci stiamo fermando sulla pista, abbiamo appena colpito qualcuno, c'è un incendio a un motore. C'era una persona che camminava sulla pista". I soccorsi sono scattati immediatamente. I 224 passeggeri e i sette membri dell'equipaggio sono stati trasferiti al terminal con autobus messi a disposizione dallo scalo. Frontier Airlines ha spiegato che "è stato segnalato del fumo in cabina e i piloti hanno interrotto il decollo. Successivamente, i passeggeri sono stati evacuati in sicurezza tramite gli scivoli di emergenza a titolo precauzionale". La compagnia ha aggiunto di essere "profondamente sconvolta" per quanto accaduto.

Genova, ricoperto di insulti da due teppisti e colto da malore: orrore contro l'Alpino
17 ore fa | Sab 9 Mag 2026 16:04

Ancora odio e insulti contro gli Alpini radunati a Genova. Un episodio inquietante: due ragazzi, un uomo e una donna, che a Brignole hanno aggredito una penna nera cardiopatica. L'uomo, 61 anni, è stato preso di mira mentre raggiungeva l'Adunata: i due giovani gli hanno urlato contro dandogli del "guerrafondaio", facendo degenerare rapidamente la situazione fino a che l'alpino è stato colto da un malore, per poi essere soccorso e trasportato in ospedale. Secondo quanto ricostruito, il 61enne si trovava insieme ad altri alpini quando la coppia, descritta come poco più che ventenne, avrebbe iniziato a insultarlo con violenza. Ne sarebbe nato un acceso alterco. A quel punto, complice anche una una patologia cardiaca, l'uomo si è improvvisamente sentito male ed è crollato a terra sotto gli occhi dei presenti. I due ragazzi, invece di fermarsi, si sarebbero allontanati rapidamente facendo perdere le proprie tracce.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47634252]] Sul posto è intervenuta la Croce Bianca Genovese, che ha prestato le prime cure all'alpino prima del trasferimento in codice giallo all'ospedale San Martino. Dopo gli accertamenti medici e i controlli eseguiti dai sanitari, l'uomo è stato dimesso nelle ore successive: gli esami, infatti, hanno dato esito negativo. L'episodio arriva nelle stesse ore in cui Genova è stata letteralmente invasa dalle Penne nere arrivate da tutta Italia per l'Adunata nazionale. Tra canti, cori, momenti di festa e convivialità, la manifestazione si sta svolgendo in un clima sereno, nonostante l'ostilità di parte della popolazione e, in parte, anche del sindaco, Silvia Salis. Il Comune ha predisposto modifiche temporanee alla viabilità e ai trasporti cittadini, ma al momento non si segnalano disagi rilevanti.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47633464]]

Francesco Giorgino insultato dal Fatto Quotidiano: "Cane da compagnia di Giorgia Meloni"
17 ore fa | Sab 9 Mag 2026 16:03

Il metodo del Fatto Quotidiano? Gli insulti. In questo caso insulti che vanno a colpire Francesco Giorgino, bollato come "cane da compagnia di Giorgia Meloni". Una miseria, uno sfregio che, però, è un marchio di fabbrica del quotidiano diretto da Marco Travaglio. Nell’edizione in edicola sabato 9 maggio, il giornale torna infatti ad attaccare il giornalista e conduttore di XXI Secolo. Critica televisiva? No, insulti personali, livore, odio. Il bersaglio è lo stile di Giorgino, accusato dal Fatto di avere un atteggiamento troppo morbido nei confronti del governo e del premier. Una lettura proposti con toni durissimi, infanganti, che scivolano nell’offesa più bieca. Nel testo si arriva infatti a definire il giornalista un "lapdog", letteralmente un "cane da compagnia", riferimento diretto a Giorgia Meloni e alla presunta vicinanza del conduttore alla premier.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47631587]] L’articolo insiste sullo stile pacato del volto Rai, interpretando garbo ed educazione come segnali di subalternità politica. Un modo per delegittimare non solo il professionista, ma anche un certo modo di intendere il servizio pubblico: meno urlato, meno aggressivo, più orientato al confronto che allo scontro permanente.   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47505342]] Il Fatto Quotidiano scrive: "Francesco Giorgino gode di una curiosa, e immeritata, immunità dalle critiche anche aspre che politici o commentatori progressisti indirizzano a quelli. Forte di un alto concetto di sé, definisce il suo giornalismo basato solo su evidenze empiriche, si dice guidato dal massimo rispetto dei valori supremi della libertà e del pluralismo, sottolinea che “la politica deve lasciare in pace l’informazione”. Poi ti accorgi che invece è lui che non lascia in pace la politica, quella al potere, per omaggiarla". Il Fatto al meglio del suo peggio...   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47415369]]

Garlasco, scontro tra la famiglia Poggi e i Carabinieri: "Conversazioni inquietanti", "contesti oscuri"
17 ore fa | Sab 9 Mag 2026 15:44

La famiglia di Chiara Poggi contro la nuova indagine e le accuse ad Andrea Sempio. Non è una novità, ma dopo la chiusura dell'inchiesta e dopo che sono state fatte trapelare alcune intercettazioni, ecco un nuovo affondo dei Poggi: nel loro mirino i Carabinieri e l'attività investigativa. Nell'ultima informativa inviata alla Procura di Pavia, i militari parlano di "conversazioni inquietanti" e descrivono un atteggiamento di "totale opposizione" da parte dei familiari di Chiara rispetto all'inchiesta bis sull'omicidio di Garlasco. Le intercettazioni ambientali, raccolte grazie alle cimici installate per approfondire il ruolo di Andrea Sempio, mostrerebbero una sfiducia radicale verso gli investigatori e verso la riapertura del caso. Secondo gli inquirenti, i Poggi ritengono che l'indagine sia "eterodiretta" e influenzata dal fronte difensivo di Alberto Stasi. I carabinieri scrivono inoltre che emergerebbe "una commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio". Un quadro che ha provocato la reazione immediata dei legali della famiglia, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che parlano di "enorme amarezza" per indagini "gravemente condizionate da contesti poco trasparenti".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47647854]] Nel dossier investigativo viene evidenziata anche la posizione di Marco Poggi, fratello della vittima, definita di netta "contrapposizione". Gli investigatori sostengono che durante l'audizione del maggio 2025 le sue risposte fossero orientate soprattutto a escludere il coinvolgimento di Sempio. Lo stesso Marco, però, avrebbe manifestato il timore di essere condizionato dagli interrogatori, ribadendo: "Andrea Sempio non c'entra niente". Tra i passaggi riportati nell'informativa, anche una conversazione tra Giuseppe Poggi, la moglie Rita e Marco. "La Procura è convinta, sta facendo tutte queste cose qui, si è convinta - dice Marco - a voler trovare a tutti i costi qualcosa". Poi Rita: "Vanno avanti lo stesso". E ancora Giuseppe Poggi: "È inutile insistere, bisogna che loro si picchino una facciata contro il muro".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47647785]] I familiari auspicano anche un intervento della Procura generale di Milano. "Se non interviene nessun altro, che è al di fuori di questa Procura - dice Marco - questi andranno avanti". Giuseppe aggiunge: "Sì, se non interviene la Procura generale di Milano a dargli una calmata". Durissima la replica degli avvocati dei Poggi: "Prendiamo atto del fatto che la procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre a intercettazioni i familiari della vittima". E ancora: "Abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai carabinieri siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici".   [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47647399]]