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Tre gol e un punto a testa tra Bologna e Inter. L'ultima gara del campionato 2025/26 si chiude in bellezza al Dall'Ara, con l'Inter appena laureatasi campione d'Italia che rimonta gli uomini di Vincenzo Italiano nel finale. Applausi per tutti. Allo splendido gol su punizione di Dimarco, MVP della stagione, che ha aperto le danze, hanno risposto Bernardeschi e Pobega per gli emiliani; nel secondo tempo, invece, dopo l'autorete di Zielinski del momentaneo 3-1, sono arrivate la marcature di Esposito e Diouf all'86' a fissare il risultato finale sul 3-3. Già nel primo tempo il risultato premia meritatamente il Bologna che rientra negli spogliatoi sul 2-1. I ragazzi di Italiano macinano occasioni da gol, sfruttando anche le difficoltà di reparto della difesa interista, poco sul pezzo nelle letture e nell'eludere in costruzione il pressing avversario. A passare in vantaggio, però, sono gli ospiti al 22', grazie alla splendida punizione dal limite di Dimarco. L'1-0 degli ospiti ha vita breve e, al 25', Bernardeschi finalizza una perfetta azione in ripartenza, siglando l'1-1. La rete del sorpasso, invece, arriva al 42' e porta la firma di Pobega, autore di un sinistro dal limite poco potente: la conclusione dell'ex Milan viene deviata involontariamente prima da Sucic e poi da Lautaro, diventando imprendibile per Josep Martinez. Nel mezzo dei due gol rossoblù vanno menzionati i tentativi falliti di Freuler, Rowe e Castro, a conferma dell'enorme mole di gioco prodotta dai padroni di casa. L'Inter inizia male anche la ripresa, facendosi male da sola al 48': il 3-1, infatti, è un autogol goffo di Zielinski che sorprende Martinez nel tentativo di anticipare l'assist di Miranda diretto a Ferguson. A riaccendere la luce in casa Inter, però, è Diouf che al 64' entra in area di rigore, supera due avversari e calcia in porta colpendo il palo: sulla ribattuta è Esposito a segnare il 3-2. Gli ospiti chiudono in crescendo e riescono a salvare l'onore, trovando all'86' la rete del 3-3. Dopo l'assist, Diouf realizza anche il gol del pari in ripartenza e col piede debole: da segnalare l'assist pregiato del giovane Topalovic, entrato per l'infortunato De Vrij. L'Inter chiude così la Serie A con 87 punti: il Bologna di Italiano (del suo futuro se ne saprà di più nei prossimi giorni), invece, è ottavo, a quota 56.
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Emozioni e molte polemiche nella gara sprint del Gran Premio del Canada di Formula 1. Vince George Russell su Mercedes, dietro al pilota britannico, partito dalla pole, si è piazzata la McLaren di Lando Norris, terza l'altra Mercedes del leader della classifica iridata, l'italiano Kimi Antonelli. Quarto posto per Oscar Piastri su McLaren, poi le due Ferrari: quinto Charles Leclerc e sesto Lewis Hamilton. Punti anche per Max Verstappen (Red Bull), settimo, e Arvid Lindblad (Racing Bulls), ottavo. Le scintille però sono tra Russell e Kimi. Una lotta interna alla Mercedes che pare destinata a segnare anche la corsa al Mondiale. "E' stata una battaglia dura con Russell", ha ammesso il 19enne pilota bolognese. "Ho cercato di fare la mia mossa e sono stato spinto fuori, chiaramente poi ho fatto un errore in curva 8 e quello ha compromesso la mia gara". "E' stata una bella gara, non p facile allungare sugli inseguitori", ha affermato il compagno di squadra Russell. "C'e' stata una bella battaglia con Kimi e sono contento di essere con lui sul podio. Sapevo che Miami poteva essere una pista dura per me, la mia stagione sta ripartendo e sto tornando ad avere un buon passo". Anche Toto Wolff, direttore esecutivo e azionista della Mercedes, è intervenuto sul duello tra i suoi due "galletti": "Vogliamo evitare contatti tra i piloti e dobbiamo ricordarci i nostri obiettivi. Semplicemente non vogliamo iniziare una guerra interna tra i piloti. E' un pilota giovane e in molti avrebbero fatto la stessa cosa, va solo gestito". THE SCENES!! #F1Sprint #CanadianGP pic.twitter.com/N12CkUS0RF May 23, 2026
Pessime scene ieri sera al PalaMaggetti di Roseto degli Abruzzi per gara 3 del secondo turno dei play-out di serie A2 di basket. Durante il secondo quarto, dopo un rimbalzo conteso, Jacopo Borra, giocatore del Crifo Wines Ruvo di Puglia, ha preso a pugni mentre era a terra Aristide Landi, tesserato per il Liofilchem Roseto che ha poi vinto la partita portandosi sull'1-2 nella serie. Nervi tesi e rissa in campo, con la società pugliese che nel post gara ha preso "fermamente le distanze da quanto accaduto". "La società desidera scusarsi con il pubblico presente al PalaMaggetti, in particolare con i tanti bambini sugli spalti, e con l'atleta Aristide Landi per quanto verificatosi - si legge in una nota della Ruvo di Puglia -. La società esprime il proprio rammarico nei confronti della Pallacanestro Roseto per l'episodio verificatosi durante l'incontro. Pur nel contesto della tensione agonistica, episodi di questo genere non rappresentano i valori sportivi, educativi e umani che da sempre contraddistinguono il nostro club. La società rispetterà le decisioni che gli organi di giustizia sportiva riterranno opportuno adottare nei confronti del proprio tesserato Jacopo Borra, garantendo piena collaborazione alle autorità competenti". Landi, dal canto suo, ha pubblicato su Instagram una foto del suo volto tumefatto: "11 punti... ci vediamo domani". Anche la Pallacanestro Roseto ha condannato con fermezza l'aggressione subita dal proprio atleta, definendo l'episodio "grave e inaccettabile". Landi ha riportato una ferita lacero-contusa all'arcata sopraccigliare. È stato soccorso dallo staff medico e successivamente trasportato all'ospedale di Teramo, dove una TAC ha escluso lesioni endocraniche. Le sue condizioni vengono definite stabili e monitorate. La società abruzzese ha espresso "sdegno e indignazione" per l'accaduto, sottolineando come gli atleti professionisti abbiano un ruolo di esempio soprattutto verso i più giovani e il pubblico presente negli impianti sportivi. "Un pugno sferrato con tutta la forza a un avversario inerme e a terra - si rileva nella nota - non è un gesto di agonismo esasperato: è un atto di violenza deliberata, premeditata nel momento, che non trova alcuna giustificazione né sportiva né umana. È un gesto che disonora la disciplina, svilisce il sacrificio di chi pratica questo sport con dedizione e rispetto, e — cosa che ci addolora profondamente — è avvenuto davanti agli occhi di numerosi bambini presenti in tribuna, ai quali lo sport dovrebbe trasmettere valori di lealtà, coraggio e rispetto dell'avversario". Nella nota la Pallacanestro Roseto ha inoltre annunciato pieno sostegno al proprio tesserato, anche in vista di eventuali iniziative in sede di giustizia sportiva e ordinaria, chiedendo che l'episodio venga valutato con la massima severità. Il club ha infine ribadito l'impegno a promuovere iniziative contro ogni forma di violenza nello sport, auspicando che quanto accaduto possa rappresentare un punto di svolta nella sensibilizzazione del movimento cestistico. Rissa a Tortona, rissa a Roseto. È grande basket signori pic.twitter.com/Zp7fr2Oy70 May 22, 2026
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Quella contro il Cagliari a San Siro domenica sera non sarà solo la partita più importante della stagione del Milan, che vincendo si assicurerebbe la qualificazione alla prossima Champions League senza il bisogno di guardare ai risultati di Roma, Como e Juventus. Sarà, quasi sicuramente, anche l'ultima partita in rossonero di Rafael Leao. Il numero 10 rossonero ha vissuto una stagione tormentata dal punto di vista fisico, tecnico, tattico. Il rapporto con mister Massimiliano Allegri, che voleva fare del portoghese un attaccante centrale vero e proprio, terminale offensivo di un Diavolo particolarmente spuntato, non è mai davvero sbocciato. E Rafa ci ha messo del suo, perché oltre all'ormai abituale indolenza ha aggiunto una dose extra di imprecisione in zona gol (anche se le reti, alla fine, sono state 9 in "solo" 28 partite) e soprattutto ha vissuto male il rapporto di amore-odio con i tifosi. Non a caso, alla vigilia di un match che potrebbe iniziare dalla panchina, Leao sui social ha sfoggiato una maglietta che è sembrata una provocazione al pubblico di San Siro che gli ha spesso dedicato boati di fischi nei momenti peggiori di questa stagione: "You hate me. But who are you?", recita la scritta in inglese. Tradotto: "Mi odi. Ma tu chi sei?". Secondo la Gazzetta dello Sport, il 27enne ex Sporting Lisbona e Lille dopo il Mondiale deciderà che fare e soprattutto dove andare. Dopo anni di voci, intorno a lui il mercato sembra essersi ridotto. Sul tavolo, al momento, restano due carte. La prima è il Manchester United, che potrebbe mettere sul piatto Zirkzee, vecchio pallino rossonero. Inavvicinabile invece il gioiellino Sesko. In ogni caso, i rossoneri vogliono solo monetizzare. La seconda, più esotica, è il Fenerbahce in Turchia, campionato assai in ascesa e che paga bene. Tanti campioni, più o meno in declino, hanno scelto di oltrepassare il Bosforo per lanciare o rilanciare le loro carriere. Se però Leao con il Portogallo farà bene in Messico-Usa-Canada, potrebbero esserci sorprese positive. Anche in via Aldo Rossi.
"Tutti possono battere Jannik Sinner". Spacconata o lucida follia? Fanno discutere il mondo del tennis le parole di Francis Tiafoe, talentuoso 28enne francese oggi numero 21 al mondo e padrone di casa al Roland Garros. "Big Foe", probabilmente, vuole incitare i colleghi a non partire sconfitti quando si troveranno di fronte l'altoatesino, anche se i numeri del re del ranking Atp sono impressionanti. In questa stagione ha perso solo 2 partite, in semifinale agli Australian Open e ai quarti a Doha, nei primi due tornei disputati. Poi ha fatto filotto, trionfando nei Masters 1000 disputati a Indian Wells, Miami, Monte-Carlo, Madrid e Roma. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47829141]] "Guardate - ha spiegato Tiafoe ai giornalisti a Parigi -, è un giocatore incredibile. Non starò qui a continuare a metterlo su un piedistallo. È un giocatore straordinario e ovviamente sta facendo qualcosa di monumentale". Tuttavia, ecco il senso della sua provocazione, "credo che si debba entrare in campo credendo davvero di poter fare la cosa più difficile: batterlo. Tutti ne sono capaci, soprattutto i migliori giocatori. Tutti possono riuscirci". "Ripeto: la cosa più importante, secondo me, è toglierlo mentalmente da quel piedistallo. Perché credo che tutti noi lo stiamo mettendo in una dimensione diversa, quasi su un altro pianeta, e in parte è vero, però a volte bisogna anche crearsi una piccola illusione mentale per convincersi di poter superare quel limite". Limite che è un po' anche il suo: nei 6 precedenti contro Sinner, il francese ha vinto solo il primo nel 2021, quando entrambi erano giovanissimi. A Miami, poche settimane fa, Jannik lo ha travolto 2 set a zero lasciandogli solo 4 game. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47839474]] Nello slam parigino mancherà il campione in carica, Carlos Alcaraz: "Un saluto a Carlos, che è un mio grande amico. Il tennis ha bisogno di lui. Dispiace che sia fuori, qui e a Wimbledon. Però non voglio mancare di rispetto al circuito. Ci sono tantissimi grandi giocatori".
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Nemmeno il ricordo di Giovanni Falcone frena Giuseppe Conte dal lanciare l'ultimo, gratuito, bassissimo colpo contro Giorgia Meloni e il governo di centrodestra. Nel giorno del 34esimo anniversario della Strage di Capaci nel quale perse la vita il grande magistrato anti-mafia e gli agenti della sua scorta, il leader del Movimento 5 Stelle parla con i giornalisti al corteo verso l'albero Falcone a Palermo. "La lotta alla mafia è una cosa seria - spiega l'ex premier -, non richiede dichiarazioni retoriche o roboanti ma serietà. Ritorneremo al governo e spazzeremo via questa legislazione, che sta favorendo una classe politica collusa". "La gente in piazza è ancora tanta perché l'esempio di Falcone è indelebile, è un esempio di chi ha combattuto tutta la vita la mafia senza nessun compromesso, con grande chiarezza di idee che oggi sopravvivono". E ancora: "Sono tre anni che la Commissione Antimafia insediata sotto la presidenza di Fratelli d'Italia ha sistematicamente evitato approfondimenti che potrebbero portare a delle risposte sulle stragi del 1992 e invece ha buttato al vento questi anni per fare la guerra a Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho. Una follia totale. Torneremo al governo e recupereremo il tempo perduto e andremo dritti all'accertamento della verità sui mandanti, sugli apparati dello Stato conniventi delle stragi". Frasi che FdI ha definito "avvilenti": "Non riusciamo a credere che in un giorno come questo, che dovrebbe essere dedicato al ricordo commosso e al silenzio deferente per le vittime della strage di Capaci, ci sia chi come gli esponenti del Movimento Cinquestelle in Commissione Antimafia si lasci andare a una polemica dai toni e dai contenuti avvilenti. E' evidente che simili dichiarazioni, strumentali, sterili e preconcette, qualificano chi scrive e non certo chi le riceve. Anzi alla luce di quanto sta emergendo in Commissione, e che vede protagonisti proprio alcuni esponenti del M5s, non accettiamo lezioni". "Il lavoro della Commissione sta finalmente facendo chiarezza - dichiarano in una nota i componenti di FdI della stessa -, e diremmo anche giustizia, su quanto accadde in quegli anni terribili che portarono prima alla strage di Capaci e poi a quella di via D'Amelio. Come in più occasione ha ribadito la stessa premier Giorgia Meloni per Fratelli d'Italia la lotta alla mafia rappresenta un punto imprescindibile della nostra azione politica. Stanno i fatti, il lavoro parlamentare e quello del governo a testimoniarlo, che non possono assolutamente essere messi in discussione da chi ancora oggi si ostina a ostacolare la verità su quanto accadde a due eroi contemporanei del nostro tempo: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino".
La Global Sumud Flotilla esprime "la sua profonda indignazione e condanna in seguito alla violenta aggressione perpetrata dall'Ertzaintza, la polizia basca, contro i partecipanti alla Flotilla appena rientrati all'aeroporto di Bilbao" e chiede un'indagine internazionale sull’accaduto. "Questi attivisti, sopravvissuti a giorni di rapimenti sistematici, torture e gravi violenze fisiche e psicologiche per mano delle Forze di Occupazione israeliane (iOF), non hanno trovato rifugio, ma sono stati immediatamente e miratamente brutalizzati dalla polizia al loro ritorno in patria. Quando un familiare, in attesa con ansia nel terminal arrivi, ha tentato di oltrepassare una barriera per abbracciare i propri cari, l'Ertzaintza ha reagito improvvisamente e in modo scioccante con la violenza. Quello che avrebbe dovuto essere un momento di sollievo e conforto familiare dopo un'esperienza così straziante è stato interrotto da ulteriore brutalità". "Tra coloro che sono stati aggrediti e picchiati dalla polizia basca c'erano persone che erano state dimesse da poco da strutture mediche per tornare a casa in aereo, con gravi e dolorose ferite riportate durante la prigionia in Israele, dopo essere state rapite illegalmente in acque internazionali europee - si legge ancora nel comunicato della Flotilla -. L'impiego della forza da parte dell'Ertzaintza contro cittadini in condizioni di salute critiche rappresenta un'inaccettabile mancanza di umanità e una continua dimostrazione di violenza sistemica e coloniale". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47843202]] Almeno quattro persone, tra cui tre partecipanti alla Flotilla, sono state successivamente arrestate dalla polizia e sono attualmente detenute presso la stazione di polizia di Deusto a Bilbao. La Global Sumud Flotilla "chiede un'indagine internazionale immediata e indipendente sulla violenza coordinata scatenata all'aeroporto di Bilbao, che esamini esplicitamente come le forze di polizia regionali abbiano dato inizio a questi brutali pestaggi e come la polizia statale abbia facilitato gli arresti arbitrari dei sopravvissuti traumatizzati. Chiediamo l'immediata cessazione di tutti i contratti di sicurezza, sorveglianza e tattici tra le istituzioni basche e le società di sicurezza israeliane, interrompendo il canale che importa la guerra di contro-insurrezione nelle nostre comunità".
Sono arrivate all'obitorio dell'ospedale di Gallarate, nel varesotto, le salme dei quattro sub italiani morti alle Maldive. I feretri, atterrati poco prima a Milano Malpensa con il volo TK1895 della Turkish Airways, resteranno composti e sotto sequestro fino a lunedì, giorno delle autopsie. Il primo mezzo a raggiungere la morgue è stato un furgone con la cassa di legno contenente il corpo di Monica Montefalcone, seguito da un secondo con i feretri di Giorgia Sommacal e Federico Gualtieri. Per ultima è arrivata l'auto funebre con la salma di Muriel Oddenino. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47826778]] Non è escluso che le quattro salme e quella di Gianluca Benedetti possano poi essere trasferite a Pavia, presso l'istituto di medicina legale dove dovrebbe essere eseguita l'autopsia, a partire da lunedì pomeriggio. Lo riferisce all'agenzia Agi l'avvocato Antonello Riccio, legale della famiglia Gualtieri. Lo stesso legale fa sapere anche che tutti i materiali recuperati (dalle telecamere GoPro alle attrezzature sub) arriveranno in Italia lunedì e saranno posti sotto sequestro. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47830503]] Nel frattempo proseguono gli accertamenti della squadra mobile di Genova, su delega della procura di Roma, per fare chiarezza sulla morte della professoressa Montefalcone e degli altri quattro sub. Gli investigatori stanno passando al setaccio le mail che la docente si era scambiata con il Distav, il Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e della Vita dell'Università di Genova. In quelle missive dell'università, ipotizzano gli inquirenti, potrebbero esserci i dettagli di quanto avrebbe fatto Montefalcone ogni giorno e le eventuali autorizzazioni alle varie attività scientifiche. Oltre alle mail sarebbe stato acquisito anche il 'documento di missione' contenente gli indirizzi di ricerca. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47832662]] Se dovessero emergere i via libera, è sempre una ipotesi investigativa, la morte della dottoressa e dell'assegnista Oddenino potrebbe essere inquadrata come infortunio sul lavoro. L'ateneo genovese, sin dal primo giorno, ha sempre sottolineato che "l'attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale". A chiarire cosa abbia autorizzato l'Università, potrebbero essere le parole della professoressa Elisabetta Rampone, direttrice del Dipartimento, sentita dagli agenti della mobile. Oltre a lei, in questi giorni, gli inquirenti stanno ascoltando le altre 20 persone che erano a bordo della Duke of York, la nave della spedizione alle Maldive mentre nei prossimi giorni gli agenti potrebbero acquisire tutto il materiale cartaceo e informatico custodito al Distav. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47839038]] Dal canto suo, l'avvocata Rachele De Stefanis che assiste l'entomologo forense e docente del Distav-Unige Stefano Vanin, sottolinea che "né la sottoscritta né il professore Vanin abbiamo mai rilasciato alcuna dichiarazione o riferito il contenuto delle sommarie informazioni di cui peraltro, come di rito, non abbiamo copia. Stiamo leggendo ogni giorno tante notizie inesatte e frasi asseritamente riferite. Valuteremo come tutelarci". Il professor Vanin è stato sentito dagli investigatori della squadra mobile di Genova, su delega della procura di Roma che indaga per omicidio colposo per la morte dei sub nella grotta di Hekunu Kandu, a poca distanza dall'atollo di Vaavu alle Maldive. L'esperto ha chiarito gli aspetti tecnici della vicenda agli investigatori. Vanin ha spiegato che lui e Montefalcone avevano chiesto l'autorizzazione all'Università per farsi riconoscere la missione e che con Albatros erano stati stipulati singoli contratti, da ognuno, come privati. In ogni caso, sempre secondo il docente, l'Ateneo non avrebbe autorizzato immersioni.
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La sanguinosa faida familiare dei Gucci ha sconvolto l'Italia e il mondo dell'alta moda, diventando poi una telenovela giudiziaria. Oggi, a 30 anni di distanza da quei fatti, arriva lo sfogo durissimo di Allegra Gucci, su Instagram. "Non esiste una sentenza che dica che è sbagliato. Il silenzio, in diritto, non è neutralità. E' abbandono. Questa non è una storia chiusa. È una storia che nessuno ha ancora avuto il coraggio di raccontare fino in fondo". Così un post che correda un documento pubblicato sui social, Allegra commenta l'accordo stragiudiziale di 3 anni fa sul contenzioso che vede lei e la sorella Alessandra contro la madre Patrizia Reggiani. La Reggiani e Maurizio Gucci furono i protagonisti della cronaca italiana degli anni '90. Ora la Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha archiviato il ricorso presentato da Allegra e Alessandra. Alla madre Patrizia Reggiani vanno 3,9 milioni, nonostante la condanna come mandante per aver fatto uccidere il marito Maurizio, allora patron dell’omonima casa di moda. Gucci venne assassinato a Milano il 27 marzo 1995. Per quel delitto è stata condannata in via definitiva a 26 anni come mandante, proprio l’ex moglie Patrizia. "Pagare un riscatto non significa aver ottenuto giustizia", si legge in una nota delle sorelle Gucci alla Corte europea dei diritti dell'uomo sulla decisione presa dalla Cedu. Si tratta della decisione di non procedere in merito alla istanza di Allegra e della sorella contro la condanna a rispettare l'accordo di divorzio fra i genitori che contemplava un vitalizio a Patrizia Reggiani. L'amara sintesi di quanto pubblicato sul social da Allegra Gucci è "chi ha ucciso ha incassato. Chi ha perso il padre ha pagato". La Cedu ha deciso di cancellare il ricorso dal ruolo, ritenendo che la controversia non giustificasse un ulteriore esame dopo l’accordo economico raggiunto nel 2023 tra le due figlie e la madre. L’archiviazione si è basata infatti sull’intesa intervenuta nel febbraio di tre anni fa, con cui le sorelle hanno versato alla madre 3,9 milioni di euro per chiudere definitivamente il contenzioso. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Allegra Gucci (@allegragucci_official)
Scene sorprendenti e spiazzanti all'aeroporto di Bilbao: intorno alle 14 gli attivisti della delegazione basca della Global Sumud Flotilla sono tornati in patria, atterrati dopo lo scalo in Turchia. Provenivano da Ashod, il porto di Israele dove erano stati trattenuti un paio di giorni a seguito del fermo in acque internazionali della missione proPal diretta a Gaza. Gli attivisti, provenienti da tutto il mondo, hanno denunciato di essere stati sequestrati dai militari di Netanyahu, tenuti in condizioni durissime tra soprusi e umiliazioni fisiche e psicologiche. Una sorta di macelleria messicana in salsa israeliana. Il video condiviso sui social dal ministro Atamar Ben-Gvir in cui lo stesso dileggiava i militanti della Flotilla che erano stati fatti inginocchiare, bendati, ammanettati e con la testa a terra, ha indignato opinione pubblica e segreterie politiche anche degli Stati alleati di Israele. Proprio per questo, quello che è accaduto nei Paesi Baschi è ancor più choccante. All'aeroporto si sono registrati incidenti e momenti di tensione tra le persone presenti ad accoglierli e la polizia basca dell'Ertzaintza, intervenuta anche con i manganelli. Secondo fonti del dipartimento basco della Sicurezza, agenti dell'Ertzaintza hanno effettuato alcuni interventi e proceduto all'identificazione di alcune persone all'arrivo degli attivisti, senza fornire ulteriori dettagli sull'operazione. Nell'aeroporto di Loiu, in Biscaglia, erano presenti dalle 11 del mattino compagni e sostenitori dei sei attivisti della delegazione basca per dare loro il benvenuto. Il loro rientro era inizialmente previsto per ieri, ma il viaggio è stato rinviato dopo il ricovero in ospedale di due attivisti per le "lesioni" riportate dopo essere stati catturati dalle forze israeliane mentre si dirigevano verso la Striscia di Gaza con aiuti umanitari. A scatenare la bagarre è stata qualche frase di troppo scambiata tra un membro della Flotilla e un poliziotto basco. Quando l'attivista è scattato per frapporsi tra un militare e i simpatizzanti pro-Pal oltre le transenne la situazione è completamente degenerata: diversi attivisti hanno iniziato a correre e sono stati scaraventati a terra dai poliziotti, strattonati, immobilizzati, presi a manganellate. Una scena che potrebbe scatenare l'indignazione della sinistra, se non fosse che ci troviamo in Spagna, la terra dell'idolo socialista del momento, il premier filo-palestinese Pedro Sanchez.
Il tormentone si ritorce contro a Matteo Renzi. La campagna pubblicitaria a favore del 2 per mille a Italia Viva, un attacco diretto e proditorio a Giorgia Meloni, viene "ribaltata" sui social da Fratelli d'Italia che usa lo slogan dal sapore di Ventennio "Quando c'era lei" per colpire Renzi laddove fa più male: nell'orgoglio. Su X FdI ha infatti condiviso varie card sulla falsariga dello spot di IV apparso anche nelle stazioni ferroviarie. "Finché ci sarà lei: nessun inciucio di Palazzo", recita una ricordando la "congiura" ai danni di Enrico Letta che portò Renzi a Palazzo Chigi a inizio 2014, e pure le manovre sotterranee che condussero al più clamoroso dei ribaltoni, quello del 2019, con Matteo Salvini che mollò il governo convinto di tornare alle urne e il Movimento 5 Stelle che sostituì l'alleata Lega con il Partito democratico dell'ex sindaco di Firenze, grande manovratore occulto del secondo governo di Giuseppe Conte, il più trasformista di sempre. Finché ci sarà lei… i rappresentanti dell’Italia risponderanno solo agli interessi dell’Italia. pic.twitter.com/FOEXx00ksK May 23, 2026 E ancora: "Finché ci sarà lei: niente soldi dall'estero ai Parlamentari" con tanto di foto assai evocativa di uno sceicco arabo che porge mazzi di banconote a un uomo in giacca e cravatta. Non ci vuole molta fantasia per cogliere un riferimento alle conferenze molto ben pagate del "senatore semplice di Rignano sull'Arno" in Medio Oriente. Finché ci sarà lei… la volontà popolare verrà rispettata. pic.twitter.com/pvhqR4BmYs May 23, 2026 "Renzi lancia la campagna 'Quando c'era lei', affidandosi all'ironia e alla nostalgia polemica come se la memoria collettiva fosse un esercizio selettivo. Ma quando si decide di trasformare il passato in uno slogan, bisogna mettere in conto che qualcuno quel passato lo ricordi davvero", attacca Letizia Giorgianni, ex presidente Associazione vittime del 'Salva-banche' e oggi deputata di FdI. "E allora sì, viene spontaneo aggiungere un altro manifesto alla serie: 'Quando c'era lui fallivano le banche e migliaia di risparmiatori perdevano i sacrifici di una vita'. Perché, al netto delle campagne social costruite da un ufficio comunicazione, esiste una differenza sostanziale tra la propaganda e le ferite reali vissute dagli italiani. Io quella stagione la ricordo molto bene. La ricordo accanto ai risparmiatori traditi, alle famiglie disperate, alle persone che dall'oggi al domani si ritrovarono senza nulla. Per questo trovo singolare che proprio chi ha attraversato una delle stagioni più drammatiche per il rapporto tra cittadini e sistema bancario oggi provi a impartire lezioni attraverso manifesti pubblicitari. La politica può vivere anche di comunicazione. La memoria degli italiani, fortunatamente, vive ancora di realtà".