Un’anomalia nella Certificazione unica per il 730 rischia di creare problemi a migliaia di contribuenti: la Cgil lo ha denunciato al ministero dell’Economia lo scorso 21 aprile. Il tutto a poche ore dalla pubblicazione sul sito dell'Agenzia delle Entrate del modello precompilato 730 per la dichiarazione dei redditi. In particolare il sindacato, attraverso il monitoraggio delle strutture territoriali dell'organizzazione e dei suoi centri di assistenza fiscale, ha segnalato come "una quota significativa di sostituti d'imposta abbia rilasciato ai lavoratori dipendenti certificazioni uniche 2026 in cui risultano dati errati o assenti relativi alla natura del reddito di lavoro (art. 49, co.1 del Tuir), utili per verificare il diritto alla somma che non concorre alla formazione del reddito (cosiddetta somma aggiuntiva) o all'ulteriore detrazione per redditi di lavoro dipendente". Tra i sostituti figurano, ad esempio, le casse edili che hanno corrisposto l'Ape (Anzianità professionale edile), alcune amministrazioni pubbliche e non poche imprese private. Nelle Cu in questione, come si legge su Repubblica, i redditi di lavoro dipendente o loro indennità sostitutive sono stati certificati dal sostituto come redditi di lavoro dipendente non compresi fra i redditi di lavoro ex art. 49, comma 1 del Tuir. "Si tratta di un errore estremamente grave perché tali importi, è il caso di ribadirlo, sono fondamentali per determinare il calcolo della somma aggiuntiva e la corretta detrazione prevista dalla Legge di Bilancio 2025, benefici economici che l'attuale architettura del Modello 730 non permette di recuperare in sede di dichiarazione se il dato di partenza della certificazione è incompleto", ha spiegato la Cgil. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47468571]]
Mentre Beatrice Venezi si prepara alla battaglia legale, il suo caso ora diventa politico. Archiviato (a fatica) l’aspetto artistico della vicenda - con l’annullamento delle collaborazioni tra il teatro La Fenice e Venezi disposto dal sovrintendente Nicola Colabianchi - il centrodestra guarda alle elezioni comunali di Venezia del 25 e 26 maggio (primo turno). Le polemiche sul direttore d’orchestra rischiano di avere effetti sulla sfida - già in salita, stando ai sondaggi per la successione del sindaco Luigi Brugnaro. In quest’ottica vanno lette le dichiarazioni di ieri, a Montecitorio, del capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami. Questa la premessa: «Reputavo arrogante la sinistra quando contestava Colabianchi perché nella sua autonomia aveva nominato Venezi (il 22 settembre 2025, ndr). Non ho intenzione di essere altrettanto arrogante e commentare oggi che, con la solita autonomia, ha scelto diversamente». Prima considerazione: quel che è fatto - la revoca della nomina di Venezi - è fatto (come confermato anche dal presidente della commissione Cultura, Federico Mollicone, pure lui di FdI). Questo non significa, però - ecco l’aspetto politico della vicenda - che la sinistra sia libera di mettere le mani ovunque liberandosi di chi ritiene “sgradito”. Non è un segreto, tanto per dire, che il senatore dem Andrea Martella, candidato del centrosinistra a sindaco di Venezia, abbia già dato il benservito a Colabianchi, nominato dal centrodestra: «Bisogna azzerare tutte le contrapposizioni per il bene della Fenice. Quando diventerò sindaco e presidente della Fondazione me ne occuperò subito per ristabilire un clima di serenità». E visto che oltre a Venezi anche Colabianchi era finito nel mirino di maestranze e pubblico- domenica è stato fischiato con tanto di lancio di volantini dai palchi - il messaggio è chiaro. Ed eccoci al cuore del messaggio di Bignami: «Beatrice è brava e giovane. Fino a oggi ha pagato il non essere figlia di musicisti e non essere di sinistra. Noi ci batteremo sempre per una nazione in cui chi è bravo può andare avanti anche se non è di sinistra». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47477932]] Nel “campo largo” si sentono in una botte di ferro. Giovanni Manildo, capogruppo del Pd in consiglio regionale del Veneto (è stato lo sfidante di Alberto Stefani per la poltrona di governatore) è sicuro che il caso Venezi porterà acqua al mulino progressista: «Avrà un impatto nelle elezioni. Il tema Venezi non è stato gestito nel modo migliore dall’amministrazione Brugnaro». Un “invito” agli elettori a trasferire le polemiche sul direttore d’orchestra nelle urne. Anche Manildo, poi, anticipa l’avviso di sfratto a Colabianchi: «Deve fare un grande mea culpa e assumersi le sue responsabilità». L’attenzione si sposta dunque sui sondaggi a poco meno di un mese dal voto. Il più recente, a opera di Tecnè tra il 16 e il 18 aprile, vede Martella avanti di sei punti su Simone Venturini, assessore della giunta Brugnaro (48% a 42%). Tuttavia quasi la metà del campione interpellato si dice ancora incerto oppure orientato a non recarsi ai seggi. Insomma, nonostante il trionfalismo dell’opposizione, la partita è ancora aperta. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47468024]] Intanto si profila una battaglia legale tra Venezi e il teatro La Fenice. Il direttore d’orchestra avrebbe intenzione di impugnare il licenziamento forte del pre-contratto in base al quale avrebbe dovuto assumere l’incarico il 1° ottobre. La Fondazione, invece, sostiene che l’intesa fosse solo preliminare, senza la firma del sovrintendente Colabianchi. Venezi sta valutando, secondo quanto riferisce l’Adn Kronos, sia di contestare la risoluzione unilaterale del rapporto per carenza di motivazioni, sia di chiedere i danni derivanti dalla cessazione dell’incarico. Un contenzioso ad ampio spettro.
Il timo, piccola pianta aromatica tipica della macchia mediterranea, è da secoli protagonista non solo della cucina, ma anche della tradizione erboristica. Il suo profumo intenso e leggermente pungente racchiude una ricchezza di proprietà che lo rendono un alleato prezioso per il benessere quotidiano. Già nell’antichità veniva impiegato per le sue virtù purificanti, e oggi si riconosce la presenza di sostanze attive come timolo e carvacrolo, note per le loro proprietà antisettiche, antibatteriche e antiossidanti. Viene considerata una pianta riequilibrante per il sistema nervoso capace anche di migliorare la qualità del sonno. In cucina, il timo si distingue per la sua straordinaria versatilità. Fresco o essiccato, è in grado di esaltare carni, pesce, verdure, zuppe e marinature, donando un aroma caldo e persistente. Tuttavia, proprio perché è un’erba intensa, va utilizzato con equilibrio, soprattutto nella versione essiccata, più concentrata. È importante inoltre ricordare che, sebbene sia un ingrediente naturale e generalmente ben tollerato, anche il timo può provocare reazioni allergiche in alcune persone. Chi è sensibile alle piante della stessa famiglia o ha una predisposizione alle allergie alimentari dovrebbe introdurlo con cautela nella dieta, osservando eventuali reazioni dell’organismo. Oltre all’uso gastronomico, il timo continua a essere apprezzato come rimedio naturale. In infuso, può contribuire ad alleviare disturbi delle vie respiratorie come tosse e raffreddore, grazie alla sua azione espettorante e balsamica, e favorire la digestione riducendo gonfiore e fermentazioni intestinali. Viene utilizzato anche sotto forma di olio essenziale, ad esempio nei suffumigi, ma sempre con attenzione e nelle giuste diluizioni. Proprio per la presenza di principi attivi concentrati, è fondamentale non sottovalutare possibili effetti indesiderati. In particolare, chi soffre di allergie o sensibilità alle erbe aromatiche dovrebbe prestare attenzione non solo all’uso terapeutico, ma anche a quello alimentare. In caso di dubbi o condizioni specifiche, è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista della salute. Tra tradizione e modernità, il timo si conferma così una risorsa semplice ma potente: un ingrediente capace di arricchire i piatti e offrire un supporto naturale al benessere, purché venga utilizzato con consapevolezza e attenzione.
«Siete ancora ed oggi, come sempre, dei poveri comunisti». Deve averlo pensato anche ieri, Silvio Berlusconi, mentre dalla sua nuvoletta osservava il consiglio comunale di Bergamo che ha deciso di negare l’intitolazione di una via all’ex presidente del Consiglio. Nonostante un centrodestra compatto nel sostenere la richiesta, la sinistra che governa la città con il sindaco dem Elena Carnevali, non ne ha voluto sapere. Il risultato finale della votazione è stato di 18 a 11 per il no a “via Silvio Berlusconi”. Per il deputato della Lega, Alberto Di Rubba è stata «una decisione che ha il sapore di una scelta ideologica e che rappresenta un’occasione persa. Parliamo di una figura che ha segnato in modo profondo la storia del nostro Paese, da imprenditore e da uomo delle istituzioni, rappresentando milioni di italiani». La proposta era stata avanza dalla consigliera di Forza Italia Giulia Ceci- e sostenuta anche dalla Lega e da Fratelli d’Italia - nel luglio 2024, subito dopo l’insediamento del nuovo consiglio. Due anni dopo, la mozione è arrivata al voto dell’aula. E lo scontro è stato accesissimo, forse complici gli strascichi dell’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa al Cavaliere. Anche in quel caso, la sinistra ha dato battaglia fino all’ultimo: a chiudere la querelle tra i sindaci rossi e la Regione - promotrice dell’intitolazione - è stato il Tar che ha certificato la legittimità e la correttezza della procedura seguita. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47473998]] Ecco quindi che per certa sinistra, l’aula del Comune di Bergamo ha rappresentato il ring migliore in cui rifarsi della sconfitta giudiziaria. La discussione è ruotata attorno, principalmente, alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’ex premier. E se perla sinistra rappresentano la ragione per cui non concedere l’onore delle armi allo storico avversario, per l’ex candidato sindaco del centrodestra, Andrea Pezzotta, sono il motivo principale per cui la proposta dovrebbe essere accolta: «La sua vicenda giudiziaria è proprio l’elemento più forte a favore di un riconoscimento a suo nome. Berlusconi è l’emblema della persecuzione politica: dopo la sua rapida ascesa hanno tentato in ogni modo di ostacolarlo». Un pensiero condiviso anche dalla Lega: «Ridurre tutto alle vicende giudiziarie è profondamente ingiusto e non restituisce la realtà del suo percorso umano e politico. Al di là delle appartenenze, il rispetto per chi ha avuto un ruolo così rilevante dovrebbe unire. Quanto accaduto va purtroppo nella direzione opposta», ha aggiunto Di Rubba una volta che il consiglio comunale ha bocciato la richiesta del centrodestra. Siamo quindi ancora molto lontani dall’avere una sinistra capace di riconoscere i meriti e la statura degli avversari. E ai compagni bergamaschi va pure di lusso: la presenza dell’aeroporto di Orio al Serio gli consentirà di limitare al minimo i voli dal Silvio Berlusconi Airport. Prima o poi il momento di una strada intitolata al Cavaliere arriverà; Silvio saprà aspettare, del resto è consapevole che sono «ancora ed oggi, come sempre, dei poveri comunisti». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47404203]]
Notte di Champions e altra serata di polemiche sul calcio italiano. Mentre le più forti squadre del mondo erano impegnate a darsi battaglia nelle semifinali del massimo torneo europeo, negli studi televisivi di Sky si stava affrontando il tema del momento. No, non stiamo aprlando del soporifero 0 a 0 tra Milan e Juve. Ma del terremoto giudiziario che sta investendo arbitri e Figc. Al momento sono solo cinque gli indagati nell'inchiesta condotta dalla procura di Milano. E, almeno per ora, non figurerebbero club o dirigenti. Anche se, in uno dei capi di imputazione mossi al designatore Gianluca Rocchi, si parlava di una schermatura di Doveri nella semifinale di ritorno di Inter-Milan, e di scegliere al suo posto un fischietto gradito ai nerazzurri. L'accordo realizzato da Rocchi sarebbe avvenuto a San Siro. Ma non con vertici dell'Inter, bensì con altri arbitri. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47471191]] Come detto, se ne è parlato a lungo a Sky Sport. "L'incontro a San Siro sarebbe stato tra Rocchi e altri esponenti del mondo arbitrale, non con i dirigenti dell'Inter", hanno spiegato in studio. In trasmissione c'era anche Alessandro Del Piero, ex capitano di quella Juventus che nel 2006 fu spazzata via dal processo Calciopoli. E la sua faccia di tutto. Come a dire: "Ma chi volete prendere in giro?". Sky: "L'incontro a San Siro sarebbe stato tra Rocchi e altri esponenti del mondo arbitrale, non con i dirigenti dell'Inter". La faccia di Del Piero parla da sola... pic.twitter.com/KSCuEnNYqH April 28, 2026
Come sempre imprevedibile e incontenibile: si parla di Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti, che nel corso dell'evento in omaggio a Re Carlo e alla Regina Camilla si è prestato, dal podio da cui teneva un discorso, al racconto di un clamoroso aneddoto su sua madre e, suo malgrado, sul sovrano britannico. Alla Casa Bianca, davanti a una platea di ospiti e a una delegazione istituzionale di primo piano, Trump ha scelto di snocciolare un ricordo personale che, inevitabilmente, sta facendo parlare. e parecchio. "Mia madre aveva una cotta per il giovane Carlo. Diceva "guarda quant'è carino"...", ha confessato tra le risate dei presenti. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47472586]] Il presidente ha poi proseguito evocando scene domestiche legate alle apparizioni pubbliche della famiglia reale: "Ogni volta che la Regina partecipava a una cerimonia, mia madre era incollata alla televisione e diceva: Guarda Donald, guarda quanto è bello". E ancora: "Amava davvero la famiglia... ma ricordo anche molto chiaramente che diceva: Charles... è così carino... mia madre aveva una cotta per Charles. Ci credete?" Parole di fronte alle quali Re Carlo ha un sorriso, una smorfia che però, in fondo, tradiva un misto di sorpresa e imbarazzo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47461892]] Trump, senza mai tradire il suo stile clamorosamente diretto, ha alternato il racconto a battute di circostanza, accogliendo gli ospiti con un "Che splendida giornata britannica!". Dunque ha rimarcaot: "È per noi un grandissimo privilegio ospitarvi e siamo certi che trascorrerete un breve soggiorno meraviglioso". Tra una battuta e l'altra...
"Le spiagge più economiche per una vacanza estiva in Europa” le ha suggerite il quotidiano inglese Daily Mail, includendo nella lista alcune destinazioni che offrono anche hotel a tariffe particolarmente convenienti. In alcuni casi è possibile trovare soggiorni in hotel a partire da poco più di 40 euro a notte. In cima alla classifica, secondo la graduatoria del tabloid, ci sono Grecia, Croazia e Portogallo. Gli esperti, però, invitano a prenotare con largo anticipo. Le località da prendere in considerazioni invece sono Rodi, Creta, Spalato e Algarve. Queste figurano ai primi posti per rapporto qualità-prezzo. Secondo le analisi, è possibile trovare hotel a partire da poco più di 40 euro a notte, con una media che varia tra 40 e 65 euro nelle destinazioni più economiche. Per quel che riguarda le spiagge, che sono tra le più belle d’Europa, i prezzi bassi non intaccano la qualità dei servizi. E allo stesso tempo è possibile godere di paesaggi di alto livello. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47368642]] Le località in questione offrono spesso lettini, ombrelloni, ristoranti, bar e attività come snorkeling o sport acquatici, mantenendo prezzi accessibili. Molte spiagge, in ogni caso, sono attrezzate, facilmente accessibili e dotate di servizi di sicurezza come bagnini, ideali anche per bambini. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47169100]]
Nicole Minetti rompe il silenzio. Sì ma dov'è? Italia, Ibiza, New York o Uruguay, la sua posizione è un mistero, ma la sua voce risuona e le sue parole sono chiare in una nota dai toni durissimi, in cui parla di “ricostruzioni false e lesive della mia reputazione” e in cui respinge punto su punto le accuse che stanno alimentando il caso relativo alla grazia a lei concessa dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Minetti, lo ricordiamo, era stata condannata a 3 anni e 11 mesi di reclusione nell’ambito del cosiddetto caso Ruby. La grazia, poi, le era stata concessa per un motivo “umanitario”, cioè l’adozione di un minore con gravi problemi di salute e alla necessità di garantirgli cure e assistenza costanti. Dopo la firma del provvedimento, però, alcuni elementi decisivi usati per giustificarlo sono stati messi in discussione ed il clima pesante che si è creato potrebbe, ora, portare alla revoca della grazia. L’ex consigliera regionale non ci sta e – si legge su Repubblica - nega tutto ciò che riguarda i dubbi sul percorso di adozione del figlio. “Non ho mai conosciuto i genitori biologici di mio figlio e smentisco categoricamente di avere intrapreso contenziosi. L’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge, dalla fase di pre-adozione fino all’affidamento definitivo”. C’è, poi, il nodo delle cure mediche, elemento centrale nella vicenda. Secondo alcune versioni, il bambino sarebbe stato seguito in Italia, tra Padova e Milano. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47469800]] Ma qui emergono le smentite: “Non abbiamo mai avuto contatti con la signora Nicole Minetti e non abbiamo mai avuto in cura il bambino”, afferma il professor Luca Denaro. Minetti replica spostando l’asse all’estero: parla di una “struttura altamente specializzata” a Boston, dove il figlio “è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso”. Non solo. L’ex-igienista dentale denuncia anche la diffusione di informazioni sul minore: “Per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori”. Infine il capitolo volontariato, indicato come segnale di un cambio di vita. A Milano, nella parrocchia di San Marco, si era fatta apprezzare: “Seria, puntuale, affidabile e precisa”. Ma dopo gli ultimi sviluppi, la collaborazione è stata “sospesa”. Tra documenti, verifiche e versioni contrapposte, la verità definitiva è ancora tutta da scrivere. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47472095]]
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Un ragazzo di circa 30 anni italiano è morto dopo essere stato accoltellato a Ibiza, nella zona turistica di Playa d'en Bossa. Lo riferiscono a LaPresse fonti della Guardia Civil spagnola. Il Consolato italiano a Barcellona sta seguendo il caso. L'aggressore è fuggito dopo aver colpito il giovane. L'accoltellamento è avvenuto intorno alle 16. I servizi di emergenza si sono recati sul posto e hanno cercato di rianimare il trentenne senza riuscirci. Il ragazzo è morto poco dopo le 17. La Guardia Civil di Ibiza sta indagando sul caso. Non è ancora chiaro il movente dell'aggressione. A trovare il 30enne, secondo El Diario de Ibiza, è stata una donna che stava parcheggiando nella zona e che ha chiamato i soccorsi. L'uomo ferito si è accasciato al suolo in via Alzines, di fronte alla sede dell'associazione di quartiere e al bar El Campito, attualmente chiuso. Alcuni testimoni presenti sul posto hanno riferito al media locale di aver visto la vittima con altre due persone che parlavano una lingua straniera poco prima dell'incidente. Ha ricevuto una "pugnalata brutale", hanno commentato alcuni testimoni. L'uomo sarebbe stato visto da testimoni mentre si teneva la zona tra torace e addome con la mano per poi accasciarsi al suolo.
«Il premio ricevuto è il riconoscimento del lavoro della famiglia della Difesa, ai Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Con le nostre Forze Armate abbiamo creato un modello di cooperazione interforze ed interagenzia senza precedenti; un’espressione piena della “Cultura della Difesa”, una buona prassi esportabile e replicabile nei grandi eventi nazionali ed internazionale». Così il Sottosegretario di Stato alla Difesa con Alla Promozione e al Coordinamento delle attività sportive militari ed Alle Politiche per la disabilità, Isabella Rauti, ricevendo la medaglia del progetto “Backstage Heroes, i volti dietro le medaglie”, conferita per “l’impegno istituzionale, il lavoro quotidiano e il sostegno spesso silenzioso ma essenziale, assicurato al successo dei Giochi”. L’iniziativa è promossa dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, insieme all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, con l’obiettivo di riconoscere e valorizzare i protagonisti “dietro le quinte” dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026. «L’edizione invernale dei Giochi 2026», dichiara il Sottosegretario, «ha rappresentato per la Difesa un duplice impegno, sul piano sportivo, con la partecipazione alle gare degli atleti dei Gruppi sportivi militari e del Gruppo sportivo paralimpico e, sul piano della sicurezza e della logistica, con la Joint Task Force. Il dispositivo interforze, a supporto del Comitato Organizzatore e del Ministero dell’Interno», ricorda la senatrice, «ha coinvolto circa 2.000 militari; quasi 2000 Carabinieri; 1500 (a rotazione) Volontari dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA), 170 mezzi e numerosi assetti operativi dispiegati sulle tre regioni con siti di gara. Questo sistema ha garantito supporto logistico alla XXVa edizione dei Giochi Olimpici ed ha mantenuto lo stesso impegno nella XIVa edizione dei Giochi Paralimpici». «Il premio di oggi che il Ministro Abodi ha voluto conferire ai rappresentanti di tutte le Amministrazioni coinvolte, è un riconoscimento allo sforzo corale del Sistema Italia ed al successo sportivo ed organizzativo ottenuto dal nostro Paese».
La figuraccia delle opposizioni arriva persino su Roma Capitale. E Giorgia Meloni attacca il Partito democratico, esempio di una sinistra costantemente "anti-italiana". Doveva essere uno dei (rari) esempi di scelta bipartisan: dotare Roma dello status di Capitale in Costituzione, mettendola alla pari con le sue omologhe europee per autonomia e risorse. Ma il primo via libera alla Camera diventa invece l'ennesimo terreno di scontro tra maggioranza e il centrosinistra, vittima peraltro di distinguo al suo interno. L'astensione del Pd "amareggia e stupisce", dice la premier che nel voto a Montecitorio - contrari Avs e M5s, astenuta anche Italia Viva e a favore solo Azione - legge una battuta di arresto di un "processo costituente". I responsabili, attacca la premier, "hanno nomi e cognomi" e "il Pd e il sindaco Gualtieri dovranno rendere conto di questa scelta di fronte ai cittadini". Il sindaco dem, dal canto suo, salutando il primo ok come un fatto "positivo", ricorda che quelli che vanno definiti "al più presto" e "in modo condiviso" sono "i contenuti della legge ordinaria" e soprattutto "le risorse necessarie" a dare attuazione alla riforma. E' questo il nodo del contendere e il motivo che ha spinto i dem a una "astensione costruttiva", come ha spiegato Roberto Morassut e come ricorda anche Claudio Mancini, sorprendendosi della sorpresa di Meloni. Si vede "che non è stata bene informata", ironizza, perché i dem si erano astenuti già in commissione, dopo settimane di trattative e tensioni, e avanzando sempre la stessa richiesta. Fare procedere in parallelo alla riforma costituzionale anche la legge ordinaria che la renda operativa. Non ci sarebbe, insomma, da parte di nessuna delle opposizioni, nemmeno di chi ha votato contro, un niet a dotare Roma di poteri che ne riconoscano il ruolo di Capitale. Peraltro, ricordano nel partito di Elly Schlein, sulla legge ordinaria già c'è stato un tavolo tecnico a Palazzo Chigi nei mesi scorsi, ora, è il messaggio, "aspettiamo il testo". L'iter della riforma era stato piuttosto tormentato, con frenate in commissione, riunioni a Palazzo Chigi e mediazione della premier con Gualtieri e con il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, tanto che l'approdo in Aula previsto subito dopo la debacle referendaria era stato rinviato di qualche settimana sui richiesta dei partiti (anche perché, oltretutto sarebbe caduto proprio subito dopo la commemorazione di Umberto Bossi). I dem respingono al mittente quindi l'accusa di "non rispettare gli impegni presi" lanciata da Meloni. "E' impossibile accogliere l'invito del Pd a fare riforme condivise", seguita dal suo partito e da Forza Italia. E se certo, lo stesso Gualtieri ammette che "sarebbe stato auspicabile un consenso più ampio", nel suo partito invitano a guardare anche in casa della maggioranza. Accanto al diluvio di dichiarazioni che sottolineano la portata "storica" e "attesa da anni" del primo sì a Montecitorio, (da FdI a Forza Italia, Antonio Tajani compreso), si registra infatti il distinguo leghista. Il partito di Matteo Salvini ha sì votato il ddl costituzionale ma ha anche subito rilanciato la battaglia per ampliare i poteri delle altri capoluoghi di città metropolitana, a partire da Milano e Venezia (punto dolente anche per una parte del Pd del Nord), annunciando una nuova proposta di legge ad hoc.
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Un'inchiesta da scoprire, dai contorni ancora non del tutto chiari. Sul tavolo c'è un'ipotesi di reato: concorso in frode sportiva. Giovedì, davanti ai pm della Procura di Milano, non ci sarà uno degli indagati, il designatore Gianluca Rocchi, autosospeso dall'incarico dopo l'apertura del fascicolo. Dovrebbe regolarmente presentarsi all'interrogatorio invece il supervisore Var Andrea Gervasoni (anche lui autosospeso), che dovrebbe rispondere alle domande su una partita di Serie B, Salernitana-Modena, dell'8 marzo 2025. L'interrogatorio segnerà di fatto un primo capitolo chiave del caso che ha scosso il mondo arbitrale italiano e che al momento non vede alcun indagato tra i tesserati dei club di Serie A e B. Rocchi voleva accettare l'invito del pubblico ministero Maurizio Ascione, ma il suo avvocato, Antonio D'Avirro, ha scelto una strategia diversa: "Rocchi voleva presentarsi per rendere l'interrogatorio, ma io sottoscritto ho deciso di rinunciare perché, allo stato, non avendo conoscenza del fascicolo delle indagini preliminari, ritengo di non essere in grado di svolgere efficacemente il mandato difensivo", le parole del legale in una nota di ieri. Sull'inchiesta arrivano anche le parole del presidente dimissionario della Federcalcio, Gabriele Gravina, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. "Sul caso arbitri, perché siamo garantisti solo a corrente alternata? Dietro quel ruolo di designatore c'è un uomo, una vita, una famiglia. Dovremmo essere garantisti, stiamo buttando fango senza sapere nulla", dice riferendosi all'inchiesta della procura di Milano che ha portato Rocchi ad autosospendersi. Intanto, oggi sono state pubblicate le prime designazioni di Dino Tommasi, che ha assunto il ruolo di designatore ad interim dopo l'autosospensione di Rocchi. È lui, insieme al vice presidente vicario Aia Francesco Massini, in questo momento a guidare un'Associazione che ha perso anche il suo presidente, dopo la conferma da parte del Collegio di Garanzia dei 13 mesi di inibizione ad Antonio Zappi, che è decaduto così dalla carica. Resterebbe fattibile, sullo sfondo, l'ipotesi di un ricorso al Tar: "È una via crucis e non so se Zappi la vorrà affrontare. Ma si può andare avanti e la battaglia non è finita", ha detto il suo legale Sergio Santoro a Stile TV, nel corso della trasmissione Salite sulla giostra.
"Con Putin abbiamo parlato dell'Ucraina e un po' dell'Iran". Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. "Troveremo una soluzione", ha aggiunto riguardo alla guerra in Europa. Il presidente americano ha quindi riferito di essere stato lui a suggerire al capo del Cremlino una tregua in Ucraina in occasione della giornata della Vittoria, il 9 maggio. "Ho parlato a lungo con il presidente Putin", ha raccontato Trump durante l'incontro con l'equipaggio di Artemis II alla Casa Bianca. "Gli ho suggerito di fare per un pochino un cessate il fuoco e credo che potrebbe farlo", ha detto. "Lo ha annunciato già?", ha chiesto. "Anche se fosse solo una tregua breve, ci sono così tanti morti...". Da Mosca, si sottolinea invece come la telefonata con Trump abbia avuto luogo "su iniziativa di Mosca". I due presidenti "hanno concordato di continuare a mantenere i contatti, sia direttamente che tramite i loro collaboratori e rappresentanti", ha spiegato il portavoce presidenziale russo, Yuri Ushakov. I leader, hanno anche discusso di "progetti reciprocamente vantaggiosi e iniziative su larga scala" nei settori economico ed energetico. "Come hanno osservato i presidenti, sono già in discussione tra i rappresentanti dei nostri Paesi", ha detto Ushakov, citato da Tass. Il colloquio telefonico fra Putin e Trump è durato oltre un'ora e mezza. Ushakov ha dichiarato che Trump "ha positivamente la tregua pasquale recentemente annunciata dalla Russia". "A questo proposito, Vladimir Putin ha informato il suo omologo americano della sua disponibilità a dichiarare un cessate il fuoco durante le celebrazioni del Giorno della Vittoria", ha proseguito il consigliere. "Trump ha sostenuto attivamente questa iniziativa, sottolineando che la festività commemora la nostra vittoria comune sul nazismo nella Seconda guerra mondiale", ha concluso Ushakov. In agenda, come confermato da Trump, anche il Medio Oriente e la guerra in Iran. "La Russia è fermamente impegnata a fornire tutto il supporto possibile agli sforzi diplomatici per trovare una soluzione pacifica alla crisi e ha proposto una serie di proposte volte a risolvere i disaccordi sul programma nucleare iraniano", ha dichiarato Ushakov. "A tal fine, proseguiranno i contatti attivi con i rappresentanti iraniani, i leader dei Paesi del Golfo Persico, nonché con Israele e, naturalmente, con il team negoziale statunitense". Putin "considera corretta la decisione" di Washington di estendere il cessate-il-fuoco con Teheran. Il 21 aprile, Trump ha annunciato un'estensione del cessate-il-fuoco con l'Iran e il rinvio della ripresa degli attacchi contro la repubblica islamica, in risposta alla richiesta dei leader del Pakistan di consentire a Teheran di formulare proposte unificate per la risoluzione del conflitto. Il presidente statunitense ha inoltre sottolineato che il blocco navale di tutti i porti iraniani resta in vigore. "Vladimir Putin ritiene che la decisione di Donald Trump di estendere il cessate il fuoco con l'Iran sia corretta; dovrebbe offrire un'opportunità per i negoziati e, in generale, contribuire a stabilizzare la situazione", ha dichiarato Ushakov.
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