Turchi, arabi e iraniani non appartengono agli stessi gruppi etnici. L'universo musulmano è costellato di differenze, spesso non facili da riconoscere. E non c'è solo la spaccatura fra sciiti e sunniti a distinguere i fedeli che seguono la via di Maometto. Continua a leggere
Ad aprile è cresciuta la rata dei mutui variabili: +5 euro su un finanziamento medio, ma le stime indicano ulteriori aumenti nei prossimi mesi. L’Euribor risale e le tensioni globali spingono verso un possibile nuovo giro di rialzi entro fine anno. Continua a leggere
Alberto Gurrisi ci guida alla scoperta dell’organo Hammond, uno strumento che ha fatto la storia, dal rock al jazz. E ci parla del suo grande maestro, Franco Cerri, che verrà ricordato al Blue Note di Milano con un concerto speciale il 31 maggio. Continua a leggere
Dalla «serendipità» agli scroll infiniti, i social non sono neutrali: sono progettati per trattenere l’utente. Studi e ricerche mostrano come gli algoritmi replichino i meccanismi del gioco d’azzardo, con effetti su attenzione, sonno e controllo degli impulsi. Continua a leggere
Da Fischer-Spassky alla Russia di Vladimir Putin, dall’Ucraina ai talebani, da Sara Khadem alle sorelle Polgár: il gioco più silenzioso del mondo resta un campo di battaglia politico, diplomatico e culturale. C’è stato un tempo in cui bastava un’apertura “gambetto di donna” o cavallo in f3 per scatenare i giornali di mezzo mondo, sull’asse Washington e Mosca. I giornalisti arrivavano a mobilitare il Pentagono, il Cremlino e persino la paranoia nucleare. Eravamo negli anni Sessanta, quando Bobby Fischer, un ragazzo di Brooklyn, scontroso e preciso come un revisore dei conti, aveva deciso di sfidare non soltanto i grandi maestri sovietici, ma un’intera idea del mondo. Il duello simbolico arrivò al suo culmine nel 1972, a Reykjavík, quando Fischer batté Boris Spassky e divenne il primo americano nato negli Stati Uniti a conquistare il titolo mondiale, interrompendo la lunga egemonia sovietica sugli scacchi. Dal 1951 al 1969, ricordano enciclopedie e libri, campioni e sfidanti mondiali erano stati cittadini sovietici: gli scacchi erano quasi un ministero informale dell’intelligenza di Stato, quasi un distaccamento del palazzo della Lubjanka, la storica sede del Kgb, il servizio segreto sovietico. A Reykjavík non si muovevano soltanto pedoni. Si muovevano sistemi politici. Fischer era l’individualismo americano portato fino alla nevrosi; Spassky era la scuola sovietica, disciplinata, collettiva, metodica, elegantissima. Uno chiedeva più soldi, più silenzio, meno telecamere, più condizioni; l’altro sedeva, aspettava, difendeva non solo un titolo ma un impero culturale. Da allora gli scacchi sono diventati qualcosa d’altro. Hanno continuato a presentarsi come un gioco — sessantaquattro caselle, due colori, nessun contatto fisico — ma ogni generazione vi ha scaricato sopra le proprie tensioni. Un tempo c’era la Guerra fredda , ora c’è la guerra tra Russia e Ucraina, l’Iran, l’Afghanistan o le rivalità tra islam e occidente. Proprio il mese scorso, nel marzo 2026, il Tribunale arbitrale dello sport ha ordinato alla Federazione russa di scacchi di smettere di organizzare eventi e rivendicare controllo nei territori ucraini occupati entro 90 giorni, pena una sospensione fino a tre anni dalla Fide. Non si tratta di una cosa di poco conto. È una questione di sovranità: se una federazione organizza tornei, affilia circoli, riconosce comitati locali in Crimea, Donetsk, Luhansk, Kherson o Zaporizhzhia, sta implicitamente dicendo a chi appartengono quei luoghi. La Fide, che dovrebbe amministrare il gioco più logico del mondo, si trova così nel posto meno logico e semplice possibile: tra diritto sportivo, diplomazia e guerra. Nel dicembre 2025 aveva votato per riammettere squadre russe e bielorusse nelle competizioni ufficiali, ripristinando i pieni diritti dei giocatori giovanili e lasciando però gli adulti sotto simboli neutrali in attesa di ulteriori consultazioni con il Comitato olimpico internazionale. Dall’altra parte del conflitto, l’Ucraina racconta una storia speculare. Roman Dehtiarov, diciassettenne di Kharkiv, è diventato nel 2026 il primo giocatore nella storia a vincere il Campionato europeo senza essere ancora grande maestro. Tornato in patria, è stato ricevuto da Volodymyr Zelensky e insignito del premio “Future of Ukraine”. La scena è perfetta per un’epoca che ha imparato a trasformare ogni immagine in messaggio diplomatico: un ragazzo, una medaglia e un presidente in guerra. Dehtiarov non è soltanto un talento precoce, è diventato una figura di continuità nazionale. Poi c’è l’Uzbekistan, che dimostra come gli scacchi siano politici anche quando non c’è una guerra in corso. Javokhir Sindarov, ventenne, ha vinto il Torneo dei Candidati 2026 a Cipro e si è guadagnato il diritto di sfidare il campione del mondo indiano Dommaraju Gukesh. El País ha raccontato Sindarov come un prodigio cresciuto a Tashkent, innamorato di ogni gioco da tavolo fin dall’infanzia. Del resto ha chiuso il torneo imbattuto, con sei vittorie in tredici partite, conquistando il match mondiale con un turno d’anticipo. L’Uzbekistan, nazione post-sovietica che cerca spazio nell’immaginario globale, ha trovato così negli scacchi una forma di prestigio pulita, poco costosa e molto efficace. Non servono stadi miliardari né Olimpiadi d’inverno nel deserto. Basta un ventenne che sappia sopravvivere a sei ore di aperture e chiusure per poi sorridere davanti alle telecamere. La politica degli scacchi non riguarda soltanto Stati e bandiere. Riguarda anche le libertà individuali, in particolare delle donne. Sara Khadem, scacchista iraniana oggi cittadina spagnola, vive in Andalusia dopo essersi rifiutata di giocare con il velo al Mondiale rapid di Almaty nel dicembre 2022. In un’intervista del 2026 sempre a El País, ha parlato del suo obbligo morale di continuare a denunciare ciò che accade in Iran. Ma come non ricordare la storia delle sorelle Polgar, raccontate anche in un bel documentario (La Vera regina degli Scacchi) su Netflix. Le sorelle Susan, Sofia e Judit Polgár, cresciute in Bulgaria dal padre László con un esperimento educativo fondato sugli scacchi, demolirono l’idea che il genio scacchistico fosse maschile: Judit divenne la più forte giocatrice della storia e batté anche campioni del mondo come Kasparov, Karpov e Anand. In Afghanistan, invece, la storia è diversa. Qui il potere ha scelto la via più brutale: proibire il gioco. Nel 2025 il governo talebano ha reintrodotto il divieto degli scacchi, sostenendo che possano favorire il gioco d’azzardo, proibito dalla loro interpretazione religiosa. Erano già stati vietati durante il primo regime talebano, tra il 1996 e il 2001, e poi tollerati dopo il ritorno al potere nel 2021, ma soltanto per gli uomini. Ora non si può più giocare. Infine, non si può non citare Wijk aan Zee, uno sperduto villaggio olandese dove ogni gennaio il Tata Steel Chess Tournament viene chiamato, con una certa enfasi, il Wimbledon degli scacchi. Nel gennaio 2026 Extinction Rebellion ha bloccato l’ingresso della sede del torneo e scaricato 2.025 chili di carbone davanti al centro De Moriaan, ritardando l’inizio della competizione. Gli attivisti contestavano il ruolo dello sponsor industriale e hanno portato davanti alla sala da gioco la politica climatica, letteralmente in sacchi neri. Forse Fischer si sarebbe fatto una risata, o forse si sarebbe innervosito. Dopo di lui, nessuno più di Garry Kasparov ha incarnato l’idea che gli scacchi siano una forma di comunicazione politica. Campione del mondo a 22 anni, simbolo dell’ultima grande scuola sovietica, Kasparov lasciò gli scacchi professionistici nel 2005 per entrare nell’opposizione a Vladimir Putin, fondando il Fronte Civico Unito e partecipando alla coalizione “L’Altra Russia”. «Negli scacchi abbiamo regole fisse e risultati imprevedibili. Nella Russia di Putin è esattamente il contrario.» è scritto sul suo sito. Da anni Kasparov vive fuori dalla Russia; nel 2022 Mosca lo ha inserito nella lista degli “agenti stranieri” e nel 2024 lo ha aggiunto all’elenco dei “terroristi ed estremisti”. Ma lui continua a giocare e a farsi sentire, non solo sulla scacchiera. Continua a leggere
L'offensiva austriaca sul fronte trentino fu sottovalutata da Cadorna, esponendo l’Italia al rischio di una Caporetto già al secondo anno di guerra. La tenuta sulle cime e la contemporanea offensiva russa del generale Brusilov fermarono l’avanzata verso la pianura veneta. Continua a leggere
Bangkok e Pechino rafforzano il partenariato strategico con nuovi accordi su tecnologia, green ed economia. La Cina consolida la sua influenza nel Sudest asiatico approfittando delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti e delle incertezze globali. Continua a leggere
Dal Medio Oriente alla Russia, lo shock sull’elio toglie dal mercato oltre il 40% dell’offerta globale. Un gas cruciale per semiconduttori e risonanze magnetiche: rischio rallentamenti per l’IA, meno chip e possibili ricadute dirette su diagnosi e cure. Continua a leggere
Il presidente Usa giudica insufficiente l’offerta di Teheran sul nucleare: «Non sono sicuro che arriveranno alla pace». Sullo sfondo il rischio escalation militare, i piani del Pentagono e le critiche a Italia e Spagna. Continua a leggere
Il riciclaggio tramite criptovalute cresce a ritmo sostenuto: 350 miliardi in 20 anni e controlli ancora inefficaci. Tra Bitcoin e stablecoin, il cybercrime evolve in un sistema globale tra finanza, geopolitica e nuove minacce ibride. Dai ransomware alle truffe sentimentali, passando per i fondi dei regimi ostili: il report della Henry Jackson Society svela l’espansione silenziosa del riciclaggio in criptovalute. Continua a leggere
Di lui si comincia a parlare nel 2010 in quanto uomo della comunicazione di Matteo Renzi. Poi la caduta e quindi la rinascita. Oggi tutti lo vogliono e mezzo mondo della televisione e dell'informazione gira intorno alla sua società, Jump. Firenze, classe 1973, è nel capoluogo fiorentino che cresce come spin doctor di molti politici fiorentini dell'area dem. Tra questi c'è il futuro premier Matteo Renzi. In una recente intervista rilasciata a Mowmag, Marco Agnoletti racconta il suo percorso fatto di cadute e rinascite e della sua società di comunicazione richiestissima: Jump. Continua a leggere
La Gsx8-TT di casa Suzuki ha un design retrò al quale si affianca un ampio contributo della tecnologia che rende più facile la conduzione del pilota. Un tuffo negli anni Settanta e Ottanta, quelli delle grandi moto d’oriente. Come questa, del resto... Esiste un’età dell’oro delle moto. Un’età che rappresenta un punto di svolta per la loro storia e che, proprio come il sole, nasce in Oriente. Più precisamente in Giappone. È quell’età che inizia a metà degli anni Sessanta e che si estende fino a tutti gli anni Ottanta. Gli anni in cui si impongono su scala mondiale le grandi case motociclistiche dell’isola: Kawasaki, Honda e Suzuki. Continua a leggere
I comportamenti vessatori e ostili sul luogo di lavoro non partono sempre dall’alto: spesso sono dinamiche che si attivano tra colleghi. E quando riguardano chi è molto esposto, possono danneggiare persino la psiche. Il termine «mobbing» viene spesso usato in modo generico, ma in realtà indica un fenomeno preciso e complesso, con rilevanza sia giuridica sia clinica. Continua a leggere
Ok della Conferenza Stato-Regioni. Restrizioni da valutare in base a gravità dei virus e impatto economico. Per i farmaci sarà richiesta «appropriatezza prescrittiva». Orazio Schillaci ha battuto un colpo: il nuovo piano pandemico 2025-2029, approvato ieri dalla Conferenza Stato-Regioni, dovrebbe aver archiviato i lockdown alla Conte e le vaccinazioni forzate alla Speranza. Continua a leggere
Ieri la visita del responsabile alla Salute, Varhely: l’Italia vuole l’etichetta d’origine anti-frodi. Coldiretti gli consegna 1 milione di firme. Lollobrigida: servono più verifiche. O l’Europa garantisce controlli severi alle frontiere oppure liberi tutti: non si può stare sul ring mondiale con una mano legata dietro la schiena. Continua a leggere
Per ora resta invariato il costo del denaro, ma per giugno si prevede una stretta. Anche la politica monetaria rema contro. La scena, a volerla guardare senza fretta, sembra girata a teatro: la Bce lascia i tassi al 2% e apparentemente non succede nulla. Sipario immobile, orchestra in silenzio. Pubblico che aspetta senza tossire. Ma dietro le quinte si intravede il vero spettacolo. Perché dietro il voto «all’unanimità» rassicurante come un semaforo in piena notte, si è consumato dell’altro. Continua a leggere
La crisi nel Golfo gonfia i prezzi (ad aprile particolarmente colpita l’Italia) mentre la crescita rallenta o, come nel caso di Parigi, si azzera. Ma Von der Leyen & C. prescrivono ricette omeopatiche e sono disposti a farci morire per i rigidi parametri di Maastricht. Continua a leggere
Gianluigi Paragone smaschera il paradosso del fronte del No: un giorno difende l'autonomia dei giudici come fosse sacra e il giorno dopo, sul caso di Nicole Minetti, si arrabbia perché il Ministero non ha dato ordini ai magistrati o non ha inseguito i colpevoli in Uruguay. Continua a leggere
Via libera del Consiglio dei ministri al piano casa e al ddl sugli sgomberi. Il premier Giorgia Meloni annuncia fino a 100.000 alloggi in 10 anni e procedure più rapide per liberare gli immobili occupati abusivamente. Continua a leggere
Il progetto punta a ristrutturare e creare nuovi immobili per giovani e famiglie che non possono permetterseli. Dimezzati i costi dei notai. Pronti due commissari alla semplificazione. Nascerà un fondo tra pubblico e privato. L’indice di sforzo sul mutuo. Per capire cosa c’è alla base del piano casa da circa 10 miliardi per creare almeno 100.000 alloggi a canone agevolato in Italia, bisogna partire proprio da qui. Dal rapporto, spiegato ieri in conferenza stampa dal premier Giorgia Meloni, tra lo stipendio netto e quanta parte di quel salario bisogna investire per pagare un mutuo o un affitto. Continua a leggere
Massimo Cortesi, responsabile della comunicazione dell’Associazione nazionale Alpini: «L’adunata dell’8-10 maggio è stata voluta dal Comune di Genova. Adesso prevalgono gli interessi di parte. Scuole chiuse? Capiamo il disagio, ma non l’abbiamo chiesto noi». È da più di cent’anni, più precisamente dal 1920, che gli Alpini organizzano la loro adunata. Ogni anno scelgono una diversa città italiana dove ritrovarsi, vedere vecchi e nuovi amici e, infine, ricordare il periodo della naja. Da qualche tempo, però, la loro parata è accompagnata da polemiche. Continua a leggere
In centinaia a Torino, Roma, Milano e Genova. Spunta pure Silvia Salis. I portuali: «Blocchiamo tutto». Pericolo violenze ai raduni odierni. Dal punto di vista della gestione dell’ordine pubblico il lungo weekend del primo maggio che inizia oggi rischia di essere caratterizzato da una imprevista «navigazione a vista». Il blitz della marina israeliana contro le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto a in acque internazionali di competenza dell’Ue ha infatti scombinato, già dal pomeriggio di ieri, il calendario delle manifestazioni previste in questi giorni. Continua a leggere
Trump ha fretta di chiudere la partita con l’Iran e non esclude di superare lo stallo con più pressione economica e militare. Poi un’ulteriore frecciata a Merz: «Dedichi più tempo a porre fine alla guerra in Ucraina e a risanare il suo Paese in rovina». Continua a rivelarsi incerto il destino del processo diplomatico iraniano. Donald Trump punta innanzitutto a mantenere alta la pressione economica sul regime khomeinista, confermando il blocco navale imposto ai porti della Repubblica islamica. Continua a leggere
Il capo dello Stato, in visita alla Piaggio di Pontedera, fa una carezza all’esecutivo lodando la politica di cooperazione con i Paesi africani sul tema dell’immigrazione. E il terzo giorno Sergio Mattarella vide che scaricare su Carlo Nordio la colpa del caso Nicole Minetti non era cosa né buona né giusta. Così, improvvisamente, lodò il governo sulle politiche migratorie e sul piano Mattei per l’Africa. Continua a leggere
Condanna del premier per il sequestro delle navi, con 24 italiani a bordo, in acque internazionali vicino Creta. Le opposizioni, che fischiettano sulla rigidità di Bruxelles sul deficit, ora pretendono un’informativa in Aula. I 175 attivisti arrestati in mare saranno rilasciati in Grecia. Itamar Ben Gvir contrario. Atene: «Noi mai consultati». Lo speciale contiene due articoli Continua a leggere