In un fascicolo sul centro sociale le intercettazioni che svelano l’autentica natura dei militanti, tra razzismo e violenze di genere. Tutti presi dall’ultimo, inesistente allarme sul ritorno del fascismo a margine delle grottesche scene viste il 25 aprile, i media italiani hanno decisamente trascurato una interessante vicenda giudiziaria che riguarda il centro sociale torinese Askatasuna. Come noto, i militanti antagonisti se la sono cavata tutto sommato bene al processo di primo grado andato a sentenza il 31 marzo 2025 presso il tribunale di Torino. Continua a leggere
Il ministro della Cultura insiste con la sua crociata anti russa e manda a Venezia i funzionari. Il leghista Luca Zaia auspica una tregua tra il capo del dicastero (che però diserterà la Laguna) e Pietrangelo Buttafuoco. Mentre rimbalzano le voci di un possibile commissariamento. Alessandro Giuli nei panni di Leslie Nielsen. La guerra santa di Giuli a Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale e «colpevole» di aver riaperto il Padiglione russo alla prossima Esposizione d'arte, al via il 9 maggio, è infatti persa ancora prima di combatterla. Innanzitutto perché le varie pressioni di Giuli su Buttafuoco affinché si rimangiasse la decisione di riaprire il padiglione russo sono state rispedite al mittente senza troppi complimenti; in secondo luogo perché l’invio di ispettori, decisione di ieri, trasforma quella che era una polemica in una farsa che mette in serio imbarazzo il governo sulla scena internazionale. Continua a leggere
Le opposizioni si stracciano le vesti per i casi Biennale, Beatrice Venezi e Nicole Minetti. L’esecutivo parla con i fatti, tipo il decreto Lavoro. Perché agli italiani interessa di più l’economia. Ombre sul governo Meloni. Il caso Minetti. La bagarre per la Venezi. L’intrigo della Biennale. È il menù quotidiano di giornali e talk show. Sono le priorità delle opposizioni. Il ministro Carlo Nordio deve andarsene. Se torna a casa lui, deve dimettersi anche Giorgia Meloni. Un coro: dal Fatto quotidianoa Debora Serracchiani, da Otto e mezzo a Massimo Giannini, da DiMartedì a Matteo Renzi. Sintonizzarsi su qualsiasi talk di qualsiasi rete di qualsiasi editore. Continua a leggere
Su Rete 4, il conduttore di «Report» sgancia una presunta bomba contro il ministro: «È stato ospite di Giuseppe Cipriani nel ranch in Uruguay». Il Guardasigilli chiama in diretta per smentirlo. Il giornalista inanella errori e gaffe. Ucci ucci, sento odore di Ranucci, nel senso di Sigfrido. Brutta bestia l’invidia: c’è chi c’ha gli Epstein files e chi Nicole Minetti, igienista dentale alla corte di Silvio Berlusconi. L’hanno condannata per favoreggiamento della prostituzione e poi l’hanno graziata. E graziosa lo è. La grazia in questo Paese la concede il presidente della Repubblica (articolo 87 della Costituzione); è una sua esclusiva prerogativa e al Quirinale c’è anche un ufficio apposito che studia le pratiche. Si dà anche il caso che il ministero di Giustizia (gli hanno tolto la dicitura di Grazia proprio perché la Corte costituzionale ha sancito che è incombenza esclusiva del Quirinale) raccolga il fascicolo per gli elementi necessari alla clemenza dopo le indagini della Procura generale e il ministro controfirmi l’atto deciso dal presidente della Repubblica. Ma il grande giornalismo d’inchiesta mica si può fermare ai codici: io, Sigfrido, la giustizia non la faccio, la grido. O magari la sussurro come la rossiniana calunnia: un venticello. Ma sempre per la libertà di stampa! A Rete 4 martedì sera, dalla padrona di casa Bianca Berlinguer, spunta Rula Jebreal che dà la dritta giusta a Ranucci. Sapete che il compagno della Minetti era intimo del pedofilo? Il giustiziere Sigfrido punta subito a Nord-io, nel senso di Carlo ministro della Giustizia iniziatore, ma né istruttore né concessore, della grazia alla Minetti. Cosa rivela Report? «Una voce poco fa mi ha detto che Carlo Nordio in marzo era in Uruguay ospite del ranch di Giuseppe Cipriani dove ci stava anche la Minetti e dove si organizzano festini», interviene Bianca Berlinguer «con le prostitute». Finalmente abbiamo il nostro Epstein. Carlo Nordio va in Uruguay nel ranch dei «Ciprietti» si fa un paio di ragazzotte, poi anche ombre e cicchetti come usa a Venezia, ritiene la Minetti graziosa, cioè meritevole di grazia, torna a casa e convince Sergio Mattarella a farsi clemente. Ma il pathos deve crescere. Sigfrido lumeggia di avvocati uruguaiani bruciati vivi, di una mamma sparita. Perché la Minetti ha adottato un bambino uruguagio che sta male e Mattarella l’ha perdonata per consentirle di accudirlo. Dunque l’adozione deve essere macchiata di sangue e di mistero: la mamma biologica fatta fuori, i legali ostili ai «Ciprietti» carbonizzati. Chi lo dice? La voce, anzi la fonte di Ranucci che stava lì nel ranch insieme a lui, forse a lei e di sicuro con l’altro che sarebbe il ministro. D’improvviso, però, al telefono c’è Carlo Nordio che non l’ha presa benissimo - la querela per Ranucci è già pronta - ed esordisce: «Ero a un concerto e mi hanno avvertito di questa vostra bizzarra menzogna». Sigfrido incalza: «Lei era nel ranch in Uruguay a marzo». Nordio replica: «Marzo di che anno?» Ranucci non lo sa, balbetta, ma ripete «Io ho la fonte, l’hanno vista, lei c’era» E la Berlinguer: la fonte, la fonte! Forse serve perché Ranucci ha la salivazione azzerata quando Nordio puntualizza: «Io a marzo facevo la campagna elettorale per il referendum, in Uruguay ci sono andato in missione di Stato l’anno scorso o due anni fa: due giorni a Buenos Aires e una Montevideo, tutti i miei spostamenti sono registrati. Non conosco la signora Minetti, non sono mai stato nel ranch, nella villa o a casa di questi signori: le vostre sono fantasie infamanti». Un cane da Report magari scodinzola ai sinistri, però non molla la preda: «Nega di essere amico di Enrico Cipriani?». Nordio è perplesso: «Vuol dire Arrigo Cipriani (è il padre di Giuseppe in Minetti, ndr)? Avrò cenato nel suo ristorante almeno una quindicina di volte, ma chi non lo conosce a Venezia? Il figlio non lo ricordo». Enrico, Arrigo, stai a guardà il capello, dicono a Roma. Si dà il caso, però, che Arrigo Cipriani abbia assistito Ernest Hemingway mentre scriveva Di là dal fiume e tra gli alberi; se ordini un carpaccio o un Bellini, opti per una ricetta di Arrigo, non Enrico, Cipriani! Nordio la chiude lì. Ranucci insiste: ho la fonte e domenica a Report sentirete. C’è Epstein (è stato suicidato, sei anni fa) e la Rula incita: «Bravo Sig (abbreviazione di signore?) vai avanti»! La Berlinguer insiste: la fonte, la fonte. Il seguito è l’onorevole Augusta Montaruli - Fdi, vicepresidente commissione vigilanza Rai - che chiede alla Rai di tutelarsi nei confronti di Ranucci; è Nordio che ribadisce la querela; è Sigfrido che fa l’offeso. Bianchina ripete: «Ranucci ha detto che devono verificare, che è una voce». Ma ci si chiede: per sapere della grazia alla Minetti, perché non bussare da Sergio Mattarella che gliel’ha concessa? Ah già: il Quirinale è in salita, meglio puntare a Nord-io. Pro memoria: Ranucci, come capita a quelli del «fatto separato dalla realtà», aveva già rivelato che il ministro della Giustizia aveva introdotto un trojan nei computer dei magistrati per spiarli. Una bufala, ma la voce era seria. Come Enrico Cipriani. Continua a leggere
La sentenza del Tribunale uruguagio che dà il piccolo a Nicole Minetti certifica: difficile attribuire errori di giudizio alle autorità italiane. L’Interpol ha comunicato alla Procura generale di Milano di aver ricevuto la delega e di essersi attivata per svolgere con urgenza gli accertamenti all’estero nel caso della grazia concessa a Nicole Minetti. Non sono stati comunicati dei tempi (si parla della settimana prossima) per le prime risposte ai quesiti sono stati sollevati dopo quanto emerso dall’inchiesta giornalistica de Il Fatto quotidiano. Continua a leggere
I magistrati passeranno al setaccio le relazioni intrattenute in Uruguay per ricostruire le attività dell’ex igienista dentale. Verifiche su eventuali procedimenti penali all’estero e sui documenti sanitari presentati. Il fascicolo s’ingrossa. La Procura generale di Milano riparte da zero effettuando nuove e più approfondite verifiche su Nicole Minetti, l’ex igienista dentale che ha chiesto e ottenuto la grazia per il suo bambino adottato in Uruguay e affetto da una malattia grave. Continua a leggere
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 30 aprile con Carlo Cambi Continua a leggere
L’ex consigliera infranse il basso profilo tenuto fino ad allora con un servizio su «Chi» nel settembre 2024. Dopo pochi mesi parte la domanda di clemenza e il Colle si attiva in soli 10 giorni. Da lì in poi, ministero, Procura e di nuovo Quirinale bruciano le tappe. Come usare un sommergibile nucleare per trasportare una cassa di fucili del secolo scorso. Se si mettono in fila le date e i modi della concessione della grazia all’ex consigliere regionale di Forza Italia, Nicole Minetti, salta all’occhio la notevole sproporzione tra la caratura del personaggio e le cautele, la riservatezza e la rapidità adottate dal Quirinale per cancellare la sua condanna. Continua a leggere
Convocato il 6 maggio con una nuova accusa per l’omicidio Poggi senza il concorso con altri. L’avvocato: «Atti non depositati». Colpo di scena clamoroso nella nuova indagine sul delitto di Garlasco. L’indagine a carico di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, trovata morta nella villetta di famiglia il 13 agosto del 2007, non è più in concorso con ignoti, o con Alberto Stasi, il fidanzato della vittima, condannato come unico esecutore del delitto nel 2014. Continua a leggere
Enrico Gallucci, responsabile dell’ufficio «clemenze» del Colle: la sentenza della Consulta del 2006 «ha spostato il baricentro decisionale» al Quirinale, «imponendo al capo dello Stato l’esame e la valutazione di ogni pratica». Fino a una settimana fa Sergio Mattarella era il custode massimo della Costituzione e dall’alto del Colle vigilava con massimo scrupolo sugli atti parlamentari e le decisioni del governo. Dopo il caso Minetti, invece, il capo dello Stato è all’improvviso diventato un uomo senza poteri e senza strumenti, costretto a firmare un provvedimento di grazia sulla base delle informazioni farlocche fornitegli dal ministro della Giustizia. Qualche giornalista trasformatosi in portavoce del presidente, forse nel tentativo di soffiare il posto a Giovanni Grasso che il compito di portavoce del Quirinale lo fa benissimo, si è perfino spinto a dire che Mattarella non ha strumenti per approfondire le richieste di clemenza che gli vengono inviate. Continua a leggere
Gli stessi che urlavano per l’autonomia dei giudici «a rischio» accusano il ministro di non aver spinto la Procura a fare indagini migliori. Per Re Sergio invece zero critiche. «C’è un punto fermo, nella vicenda della grazia a Nicole Minetti: il ministero della Giustizia non aveva chiesto alla Procura generale di Milano di fare indagini all’estero», scriveva ieri Repubblica. Sul «punto fermo» di Repubblica però la vista si sdoppia: la stessa questione cavallo di battaglia per sostenere le ragioni del No, oggi diventa «il punto fermo» o meglio la clava per menare il governo, soprattutto il ministro Nordio. Una botta in più, una in meno… chissà mai che il Carlo molli per una crisi di nervi, così poi viene giù tutto. Invece il Carletto non molla, tiene il punto ed è pure arrabbiato. Continua a leggere
Il premier è solido, ma circondato da figure non alla sua altezza. Per vincere ancora, deve disfarsene. Inoltre, van ridotte le imposte e rese meno pericolose le città. Mosse costose che richiedono lo sforamento dei vincoli Ue. Stando ai sondaggi Giorgia Meloni gode di buona salute. Alla buona salute di Giorgia Meloni non corrisponde pari salute del centrodestra, sempre stando ai sondaggi. Detto in termini piuttosto crudi e amari, ho l’impressione che stia succedendo a Giorgia Meloni quello che succede a certe piante, anche particolarmente robuste, tanto robuste da non indebolirsi nonostante intorno al tronco si avvolgano altre piante talora infestanti. Ma anche quando non lo siano, rovinano la purezza e la visibilità del tronco stesso. Continua a leggere
È Eithan Bondì, 21 anni, di Roma, il ragazzo che ha preso di mira una coppia nel giorno della Liberazione. Agli inquirenti dichiara di far parte della «Brigata», ma il museo milanese smentisce: «Non lo conosciamo». Accuse alla Comunità: «Squadristi». Il responsabile romano, Victore Fadlun, prende le distanze dal gesto, ma intanto l’Associazione partigiani e Gad Lerner denunciano una «deriva estremistica». Lo speciale contiene due articoli. Continua a leggere
Arbitropoli, oggi Andrea Gervasoni dal pm per rispondere della frode sportiva in concorso. Gianluca Rocchi resta a casa. Testimoni ammettono la combine sui fischietti «graditi» all’Inter. Questa mattina non sarà Gianluca Rocchi a sedersi davanti al pubblico ministero Maurizio Ascione. L’ex designatore degli arbitri di Serie A e B, indagato per concorso in frode sportiva, ha rinunciato all’interrogatorio. Né lui né il suo avvocato, Antonio D’Avirro, si presenteranno a Milano. Continua a leggere
Dialogo di oltre 90 minuti tra i due leader (anche su Kiev). Lo zar: «Accordo vicino». Trump pensa di prorogare il blocco di Hormuz. Il Brent si avvicina ai 120 dollari. E se Donald Trump fosse intenzionato a giocare di sponda con Vladimir Putin per chiudere la crisi iraniana? Ieri, i due presidenti hanno avuto una telefonata di un’ora e mezza. Secondo Ria Novosti, hanno discusso di quanto sta accadendo nella Repubblica islamica e nel Golfo Persico. Continua a leggere
Con il petrolio verso i 120 dollari al barile e la scadenza dello sconto sulle accise, la verde sfiorerà i 2 euro. La proroga allo studio del governo, infatti, impatterà di più sul gasolio. Due mesi. Tanto è trascorso dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e il mercato petrolifero mondiale non ha ancora trovato un equilibrio. Il petrolio Brent ha raggiunto 115 dollari al barile nei mercati europei ieri, mentre il Wti americano viaggia a quota 103 dollari, con rialzi rispettivamente del 3,1% e del 3,5% nelle ultime ventiquattro ore. Continua a leggere
La Commissione vara un piano per fondi di Stato nei settori più esposti: agricoltura, pesca, trasporti, industria pesante. Ma si limita a concedere compensazioni fino al 70%. Giancarlo Giorgetti: «Imbarazzante chiedere deroga al Patto per la difesa e non per famiglie e ditte». Per Bruxelles il rincaro delle fonti fossili è l’occasione per accelerare sulle rinnovabili. Lo speciale contiene due articoli Continua a leggere
Sono le sale di Palazzo Reale di Milano ad ospitare (sino al 17 maggio 2026) una grande monografica dedicata a Robert Mapplethorpe, tra i fotografi più originali e controversi del Novecento. Fra scatti noti e immagini inedite, esposte oltre 200 opere, dai primi collage ai famosissimi nudi. Continua a leggere
Il garante della concorrenza apre un’istruttoria sulle politiche di prezzo dei vari gestori degli impianti, che offrono 30 milioni. I consumatori: «Non è abbastanza». Un dato certo: andare a sciare costa un occhio della testa. I motivi sono tanti, e tra questi, il sospetto che i prezzi degli skipass nei Consorzi di zona e i limiti sulla vendita degli stessi attraverso soggetti terzi siano frutto di un’intesa anticoncorrenziale volta a fare cartello. Continua a leggere
Dopo il nostro scoop sul 5%, audito l’imprenditore che stipulò (e poi risolse) un accordo con Di Donna, ex collega di Giuseppi presentatosi come «facilitatore» di affari con Invitalia. Il quale in Aula conferma i fatti. E siamo a tre. È la terza volta, infatti, che un imprenditore sfila davanti ai membri della commissione Covid confermando sotto giuramento di essere stato avvicinato dall’avvocato Luca Di Donna, ex collega di studio del leader dei 5 stelle Giuseppe Conte, che insieme con il collega professor Gianluca Esposito si proponeva come «facilitatore» di finanziamenti pubblici e affari in cambio di sostanziose provvigioni. Continua a leggere
Occorre intervenire sui criteri base dell’assistenza legale: dalla verifica rigorosa dei redditi prodotti all’estero allo stop ai costi per i ricorsi presentati da chi proviene da «Paesi sicuri». Il convulso bailamme suscitato dalla previsione, nel decreto legge «sicurezza bis», convertito «in extremis», il 24 aprile scorso, nella legge numero 54/2026, dell’incentivo economico a favore dei difensori che si siano adoperati per il rimpatrio volontario di stranieri irregolarmente presenti in Italia, ha lasciato un po’ in ombra tutte le altre disposizioni in materia di immigrazione contenute nel medesimo decreto. Continua a leggere
Ecco #DimmiLaVerità del 29 aprile 2026. Il nostro vicedirettore Giuliano Zulin ci spiega le prospettive della crisi energetica. Continua a leggere
L’Onu approva una nuova forza multinazionale per tentare di stabilizzare Haiti, dove le gang controllano gran parte di Port-au-Prince. Ma tra collasso istituzionale, crisi umanitaria e fragilità politica, la transizione resta estremamente incerta. Continua a leggere
Berlino rimanda dai talebani alcuni pregiudicati irregolari sul suolo tedesco, responsabili di svariati reati tra cui furto, narcotraffico, stupro di gruppo e omicidio colposo. Le Ong protestano per gli accordi con Kabul. La Germania ha ricominciato a rimpatriare criminali in Afghanistan. Dopo gli 81 pregiudicati rimandati a Kabul a metà luglio, ieri ne sono stati spediti altri 25 in aereo direttamente dal carcere, con un volo partito da Lipsia nel cuore della notte. Allo stesso tempo, Berlino continua a trattare con la Siria per svuotare le proprie prigioni dagli immigrati che si sono macchiati di reati, in gran parte violenze e crimini sessuali. Un qualche risultato già si vede come percezione da parte di chi vuole andare nella Repubblica guidata dal cancelliere Friedrich Merz: da fine marzo la Germania non è più la prima destinazione d’asilo d’Europa, grazie al netto calo delle richieste da Ucraina e Siria. Continua a leggere
Sono sei i musulmani nella lista del candidato sindaco dem. Le loro foto sui «santini»: velo islamico e scritte indecifrabili. «Una squadra di donne e uomini competenti, che vivono ogni giorno la nostra città. Persone che la conoscono e che hanno una cosa in comune: la voglia vera di cambiare Venezia», dichiarava il 21 aprile il candidato sindaco di Venezia per il Pd, Andrea Martella, classe 1968, presentando la sua squadra. All’interno della compagine, sei bengalesi: Kamrul Syed e Rhitu Miah per il consiglio comunale del capoluogo; Ali Afay e Sumiya Begum per la municipalità di Mestre-Carpenedo; Tanzima Akter Nisha per quella di Chirignago-Zelarino e Ali Hossain per Favaro Veneto. Continua a leggere