Le nostre giornate sono piene di impegni e spesso non abbiamo tempo per fermarci a riflettere. Per questo fissare i propri pensieri su un’agenda può essere terapeutico. Viviamo in un’epoca in cui la carta e la penna hanno perduto la loro centralità, per la massa: banalmente, prima esistevano solo penne e matite per scrivere su carta, ora alla carta si è affiancata la «carta digitale» degli schermi touch sui quali interagiamo col dito, come se fosse una penna non solo cliccando, ma anche - alcuni - scrivendo e disegnando, anche con le penne per tablet e smartphone, chiamate appunto penne o matite digitali. Continua a leggere
Negli spazi espositivi del Mudec di Milano (sino al 28 giugno 2026 ) una mostra di 100 immagini racconta due secoli di storia attraverso l’obiettivo dei più grandi fotografi di sempre. Al Museo delle culture di Milano la fotografia non si espone solo per essere ammirata. È antropologia visiva, reperto, testimonianza, storia. E la mostra attualmente in corso nei suoi spazi ne è la conferma già a partire dal titolo: 100 anni di fotografia per ereditare il Mondo. Continua a leggere
Ha fatto scalpore il video degli attivisti della Flotilla insultati dal ministro israeliano Ben-Gvir. Ma l’Occidente non si è mai mobilitato per l’agonia riservata da Hamas alla soldatessa Noa Marciano, catturata il 7 ottobre. La cui storia orribile qui nessuno conosce. Sarebbe il caso di abolire il ministero della Cultura. Potremmo liberarci di una serie di ministri che alternano mediocrità sempre presente a saltuarie storie pruriginose. Potremmo risparmiare i soldi spesi a sovvenzionare film inguardabili e difatti non guardati. Potremmo evitare di profanare Venezia e la sua irraggiungibile bellezza con quella infame boiata che è la Biennale, dove lo zuzzurellone di turno - questa volta è una tizia finlandese - viene a esporre degli escrementi. Potremmo finalmente abolire Festival della letteratura di Mantova e Salone del libro di Torino, oramai capisaldi della sottocultura di sinistra, parco giochi di chi crede che ascoltare Saviano o vedere la Littizzetto in persona sia cultura. Continua a leggere
Ecco #DimmiLaVerità del 25 maggio 2026. Con la nostra Flaminia Camilletti commentiamo i risultati elettorali e le ultime dichiarazioni di Vannacci. Continua a leggere
Dall’intelligenza artificiale ai microchip, fino alle restrizioni sui capitali americani: Pechino accelera verso l’autonomia tecnologica e risponde a Washington blindando startup e asset strategici. Continua a leggere
Ieri gli specialisti dell’Esercito hanno fatto brillare tre ordigni a Orbetello, Eboli e Livorno. Le operazioni e la storia dei bombardamenti sulle tre località durante la Campagna d'Italia. Continua a leggere
Uno scheletro di Stegosauro è stato recentemente venduto per 44,6 milioni di dollari. Quella che pochi anni fa era un’attività per scavatori occasionali è oggi un mercato che coinvolge fondi di investimento e gallerie d’élite. Il paleontologo: «Un tempo la compravendita era selvaggia, ora molti Paesi stanno introducendo regole stringenti. Però negli Usa chi rinviene un reperto nel proprio terreno ne può ancora disporre liberamente». Lo speciale contiene due articoli Continua a leggere
Il generale: «Kiev sostituisce i droni agli uomini, ma non basterà. Merkel ha ideato la trappola di Minsk, non può trattare con Putin». Generale Fabio Mini, ex capo di Stato Maggiore del Comando Nato del Sud Europa, e già comandante della missione internazionale in Kosovo. Oggi molte cosa sono cambiate, nel momento in cui Trump annuncia il ritiro di 5.000 uomini dalla Germania. L’Europa deve fare da sola? Continua a leggere
L’ex ministro se la prende con la popolazione troppo attaccata a «casa e pensioni». Ma evita bene di criticare i veri potentati «conservatori» e tutelati, come gli Elkann. «Il conservatorismo sociale italiano che blocca crescita e investimenti». Questo era il titolo del commento firmato dalla professoressa Fornero, pubblicato ieri sulla Stampa. Un titolo che, confessiamo, ci aveva immediatamente fatto storcere il naso per quell’odore di snobismo che emanava. Però - ci siamo detti - mica possiamo essere proprio noi a cadere nell’errore di accoppiare titolo e articolo come fossero usciti dalla stessa mano, quindi ci siamo scrollati di dosso il pregiudizio e abbiamo cominciato la lettura del commento. Continua a leggere
Molte concessioni e il rinvio della questione cruciale: il nucleare. In Medio Oriente, il tycoon sconta uno smacco. La Cina se la ride, anche se conferma alcuni punti deboli. L’accordo Usa-Iran premia più la resistenza del regime che la campagna bellica di Donald Trump. Hormuz, intanto, resta chiuso fino alla firma del trattato. E nel frattempo Vladimir Putin compie una dura rappresaglia sulla capitale ucraina. Se non è una sconfitta, poco ci manca: l’accordo che si profila tra Usa e Iran conquisterebbe la pace, o comunque una lunga tregua, al prezzo di un sostanziale fallimento militare, politico e diplomatico. Con il rinvio alle calende greche della discussione sul nucleare, che è stato il casus belli, una profonda incertezza sul destino di Hormuz, il graduale sblocco di fondi congelati e il superamento delle sanzioni. Continua a leggere
I pasdaran smentiscono un’intesa sul materiale radioattivo, il numero uno di Teheran invece apre. Israele borbotta. L’accordo tra Stati Uniti e Iran per chiudere il conflitto nel Golfo persico restava ancora ieri sera sul filo del rasoio. Potrebbe essere firmato «nei prossimi giorni», secondo un funzionario americano citato dai media israeliani Channel 12 e Times of Israel. La base sarebbe la riapertura dello stretto di Hormuz, ma prevederebbe anche «lo smaltimento di tutto l’uranio iraniano» e l’impegno di Teheran a non arricchire uranio per un periodo da stabilire. Continua a leggere
Traffico di droga e di esseri umani, riciclaggio, mercato nero delle armi. L’evoluzione della criminalità organizzata in Argentina preoccupa il presidente. I cartelli brasiliani infiltrano il territorio e «fanno scuola». L’analista Lorenzo Cianti : «La “politica della motosega” funziona: ha abbattuto la povertà e spinto il Pil. Ora si punta a blindare le frontiere». Lo speciale contiene due articoli Continua a leggere
Volontario anti-borseggi colpito alla testa alla stazione Centrale: «Volevo avvisare la security». La destra attacca il sindaco: «Fallite le politiche sulla sicurezza». Magari i reati a Milano durassero appena una «week» come i tanti eventi mondani in cui si specchia il sindaco Sala, quello che «il problema della sicurezza» è frutto di «una campagna politico-mediatica» contro la metropoli, quindi non esiste, sbagliano i giornalisti a riportare gli episodi di microcriminalità che poi cambiano la «percezione» dei cittadini. Continua a leggere
Volontario anti-borseggi colpito alla testa alla stazione Centrale: «Volevo avvisare la security». La destra attacca il sindaco: «Fallite le politiche sulla sicurezza». Magari i reati a Milano durassero appena una «week» come i tanti eventi mondani in cui si specchia il sindaco Sala, quello che «il problema della sicurezza» è frutto di «una campagna politico-mediatica» contro la metropoli, quindi non esiste, sbagliano i giornalisti a riportare gli episodi di microcriminalità che poi cambiano la «percezione» dei cittadini. Continua a leggere
L’analista: «Le parole di Descalzi sul gas russo non hanno nemmeno aperto un dibattito La Commissione perde tempo e i singoli Stati europei si muovono per proprio conto». «Una crisi come quella di Hormuz doveva essere messa in conto. È stato riduttivo e miope pensare che l’area dove transita il grosso delle forniture di greggio mondiale potesse essere immune da squilibri geopolitici e che, chiusi i rubinetti della Russia, si potessero compensare facilmente i mancati approvvigionamenti, rivolgendosi altrove. Un altrove che secondo Bruxelles avrebbe dovuto essere immutabile nel tempo». Francesco Sassi, professore in geopolitica dell’energia all’Università di Oslo, fa uno scenario delle prospettive del conflitto nel Golfo. Continua a leggere
L’amministrazione Trump punta a ricucire i rapporti con Nuova Delhi. È in questo quadro che va letto l’arrivo di Marco Rubio, sabato, in India. Nell’occasione, il segretario di Stato americano ha avuto un incontro con il premier indiano, Narendra Modi. “Il segretario ha sottolineato l'importanza strategica del partenariato tra Stati Uniti e India, fondato sui valori democratici condivisi, sulle profonde opportunità economiche e commerciali e sui forti legami personali tra il presidente Trump e il premier Modi”, si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato americano, secondo cui Rubio ha anche invitato il leader indiano a visitare la Casa Bianca. Continua a leggere
L’ex banchiere che ora spopola sui social: «Questa città respinge tutti, tranne influencer e super ricchi. Io candidato sindaco? Non voglio correre per perdere». Roberto Parodi, sarà lei il primo sindaco influencer di Milano? «Già la parola mi fa girare i maroni». Continua a leggere
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 25 aprile con Carlo Cambi Continua a leggere
A Parma docenti malmenati da studenti stranieri, ma il dirigente invita alla comprensione. Dando un perfetto messaggio di resa. Sarebbe interessante capire dal provveditore di Parma fino a che punto si debba arrivare. Che cosa si deve aspettare? Che i professori vengano linciati nella pubblica piazza? Che li si accoltelli o gli si dia fuoco? O forse che li si investa con una macchina in mezzo alla strada? A Parma due professori sono stati aggrediti in un parco da un gruppo di maranza. Il primo spintonato e malmenato, il secondo intervenuto per difenderlo bastonato e forse preso a cinghiate. Picchiato anche un ragazzo che si era schierato dalla parte dei due insegnanti. Il tutto mentre i picchiatori sghignazzavano e riprendevano soddisfatti la scena col telefonino. Continua a leggere
Qualche settimana fa l’azienda Jeppesen ha annunciato una piccola rivoluzione. Smetterà di stampare le sue celebri carte di navigazione e quelle degli aeroporti, per passare definitivamente al formato digitale. Ma chi le aveva inventate? Continua a leggere
Altro che vittima della mancata integrazione, come ci vorrebbero far credere Elly Schlein e compagni, i quali, dopo la strage di Modena, invece che maggior rigore contro i fondamentalisti reclamano l’assunzione di psicologi per aiutarli. La trasmissione Fuori dal coro, con un servizio in esclusiva andato in onda ieri sera, dimostra che in almeno un telefono in uso a Salim El Koudri la polizia ha trovato immagini di violenza che fanno sospettare che quello di sabato scorso non sia stato il gesto di un pazzo, ma l’atto consapevole di un terrorista. Continua a leggere
Inchiesta choc di «Fuori dal coro»: nei dispositivi di Salim è stato trovato almeno un video di violenza «molto significativo». Il padre, inoltre, redigeva scritti in arabo contro l’Occidente. E sui canali jihadisti si esulta: «Un’operazione nel cuore della terra dei crociati». Non c’è da ironizzare: ci sono ancora in ospedale i feriti, due in gravissime condizioni, e la turista tedesca è tornata in Germania ma ha perso le gambe. Però di fronte al goffo tentativo di negare che Salim El Koudri sia un terrorista serve Totò: è la «sunna» che fa il totale! «Sunna» con due enne è la vita secondo il Corano. Continua a leggere
Francesco Petrelli (Unione camere penali): «Subiamo un attacco generalizzato, c’è denuncia pure sulla vicenda Stasi». Alessandro Cannevale, l’avvocato che ha sollevato la storiaccia del capoluogo umbro: «I pm disprezzano i difensori». Due mesi fa la magistratura ha vinto il referendum che ha bocciato la riforma costituzionale che aspirava a separare le carriere delle toghe. Secondo alcuni i pm potrebbero avere interpretato il voto come un tacito via libera a un’esondazione del proprio potere a discapito delle garanzie delle difese. Gli avvocati, ancora un po’ intontiti a causa della sonora batosta, sembrano essersene accorti e dopo due mesi di analisi della sconfitta hanno deciso di reagire alle presunte prevaricazioni. In primo luogo hanno protestato per le intercettazioni effettuate nelle salette dei colloqui del carcere di Perugia, captazioni che hanno registrato le conversazioni di circa una dozzina di legali con i loro clienti in modo illegittimo, non avendo l’autorizzazione del gip. L’Unione delle Camere penali ha indetto una manifestazione nazionale per l’11 giugno e cinque giorni di «astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale», tra l’8 e il 12 giugno. Ma ad agitare gli avvocati è anche la scoperta, presso la Procura di Napoli, di un’informativa della polizia giudiziaria che, sospettando l’inquinamento di alcune testimonianze processuali, ha messo sotto controllo, fotografato e intercettato tre avvocati del foro campano, due dei quali difensori ufficiali di un presunto camorrista. Un’attività di «spionaggio» che ha convinto l’avvocato Raffaele Esposito, un legale quasi novantenne dalla carriera irreprensibile (al punto da essere iscritto all’albo d’onore degli avvocati di Napoli), a presentare un esposto denuncia dopo essere stato «spiato» in Tribunale durante l’esercizio del suo mandato difensivo. Il procuratore Nicola Gratteri ha spiegato che le video-riprese e le intercettazioni nel corridoio di fronte all’aula della Corte d’Assise dove si sta svolgendo un processo di camorra è stata autorizzata da un gip (e quindi le captazioni non sarebbero illegittime come quelle di Perugia) e i testi dell’accusa sono stati posti sotto controllo per il reato di induzione a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria con il fine di favorire la criminalità organizzata. Non è chiaro se uno o più avvocati siano stati iscritti per la medesima ipotesi. Gratteri, alla nostra domanda, ha replicato serafico: «Lei sa bene che se rispondessi alle sue domande mi aprirebbero un procedimento disciplinare». L’ordine degli avvocati di Napoli si è però schierato con forza al fianco dei colleghi, «condividendo appieno le preoccupazioni e le censure dell’Unione delle Camere penali» e ritenendo che le indagini degli inquirenti (che hanno passato al setaccio parole e, persino, gesti degli avvocati fuori dall’aula d’udienza) «minano la serenità del collegio difensivo» e «alimentano un inaccettabile clima di sospetto sulla correttezza professionale degli avvocati ed espropriano di fatto la signoria del giudice sul processo». Il presidente nazionale dell’Unione delle Camere penali, Francesco Petrelli, ci spiega: «Nell’articolo 103 del Codice di procedura che vieta le intercettazioni delle conversazioni fra l’avvocato e il proprio assistito è stato opportunamente inserito nel 2024, su nostra richiesta, il comma 6-ter che in particolare obbliga il pm e agli operatori a “interrompere” immediatamente qualsiasi captazione nel momento in cui ci si accorge che si tratta di un colloquio fra assistito e il proprio legale». Nel caso di Perugia, per Petrelli, non poteva esserci «alcuna incertezza sulla natura dell’intercettazione»: «La violazione ha qui del clamoroso in quanto i colloqui eseguiti nella saletta di un carcere sono inequivocabilmente colloqui tutelati dalla norma, che ha, a sua volta, una duplice copertura costituzionale negli articoli 15 e 24 della Costituzione». I magistrati che sventolano il testo della legge fondamentale ogni volta che possono sembrano tenerlo, però, poco in considerazione quando, se rispettata, essa può limitare il potere dei pm. Il presidente dell’associazione dei penalisti mette in guardia da possibili abusi: «Occorre ricordare in proposito come il diritto di difesa, dichiarato inviolabile dalla nostra Carta suprema, sia fondamentale in una democrazia liberale in quanto costituisce la garanzia di tutela di ogni altro diritto: se cade quello entrano in crisi le basi dello Stato di diritto. Nel caso delle intercettazioni perugine sarebbe stato agevole interrompere l’ascolto quando nelle salette erano presenti soggetti non coinvolti nell’indagine e questo rende la violazione inescusabile». Petrelli chiede che le violazioni abbiano conseguenze: «Se è vero che le intercettazioni sono proseguite per mesi con dispositivi collocati in molteplici salette di colloquio e hanno riguardato decine di avvocati la questione deve essere oggetto di una risposta sollecita da parte di tutte le autorità competenti». L’avvocato romano non dimentica nemmeno quanto accaduto in Campania: «Ciò che preoccupa è che le violazioni del diritto di difesa non sono casi isolati. L’attacco alla funzione difensiva è un vero e proprio fenomeno: a Napoli, sia pure in un contesto differente, si è assistito di fatto a una generalizzata intercettazione dei difensori nell’adiacenza dell’aula e a una conseguente pericolosa criminalizzazione dell’attività difensiva nelle successive informative di polizia giudiziaria». Con il suo ragionamento Petrelli prova a chiedere ai magistrati un esame di coscienza: «Credo che non solo debbano svolgersi indagini ed accertamenti solleciti e rigorosi, ma che l’intera magistratura debba interrogarsi su come sia stato possibile un simile disprezzo delle regole processuali e si sia venuti meno alla esecuzione di quei doverosi controlli che precedono e anticipano l’ovvio giudizio di inutilizzabilità prevista dal nostro Codice». Per il presidente non si può affermare solo a parole la parità di accusa e difesa davanti al giudice: «Il giusto processo si tutela e si promuove nei fatti, durante le indagini e nelle aule di giustizia, e non nelle retoriche affermazioni di principio». E che qualche garanzia stia venendo meno è evidente anche nella trattazione del processo dell’anno, se non nel decennio, quello per l’omicidio di Chiara Poggi: «Abbiamo fatto un’analoga denuncia per la pubblicazione delle intercettazioni fra Alberto Stasi e il suo precedente difensore (il professor Angelo Giarda, ndr)». Nei giorni scorsi due trasmissioni Mediaset hanno trasmesso in esclusiva gli audio del 2007 in cui l’ex fidanzato di Chiara Poggi e il suo vecchio avvocato discutevano del Dna, delle tracce ematiche e in cui il legale chiedeva conto al suo assistito dei tempi tra l’ultimo squillo a Chiara e la chiamata alla Croce Rossa. Per questo il 14 maggio scorso l’Unione delle Camere penali ha diramato un duro comunicato in cui si leggeva quanto segue: «La pubblicazione […] dell’audio e della trascrizione di conversazioni intercorse tra Alberto Stasi e il suo difensore, il professor Angelo Giarda, pone una questione di straordinaria gravità sotto il profilo del rispetto delle garanzie costituzionali e della tutela del rapporto difensivo […]. La questione non muta, né si attenua, per il fatto che la conversazione venga oggi presentata come elemento favorevole alla posizione di Stasi. Il problema non è il carattere accusatorio o difensivo del contenuto diffuso, ma il fatto stesso della pubblicazione di un colloquio tra imputato e difensore, che non può essere trasformato in materiale mediatico in assenza della volontà dell’interessato e, per quanto consta, senza che quel contenuto sia stato utilizzato nel processo o riprodotto in un provvedimento giudiziario». Per tale motivo l’associazione presieduta da Petrelli ha chiesto la rimozione degli audio da alcuni siti Web. A dieci giorni di distanza l’avvocato chiosa: «Si tratta di fenomeni che non possono che essere collegati e che impongono, accanto alla denuncia, anche una riflessione da parte del mondo dell’informazione sui rischi che la violazione sistematica delle garanzie di imputati e indagati implica nella tenuta del sistema democratico liberale che trova fondamento proprio nella tutela delle libertà individuali di fronte all’autorità dello Stato». In pratica il sacro diritto alla difesa e la tutela della privacy non possono essere sacrificati sull’altare dell’audience e dell’interesse morboso che l’opinione pubblica sta mostrando per un omicidio efferato, ottenendo in pasto anche i dettagli più intimi della vita sessuale della giovane vittima, ormai scomparsa da quasi vent’anni e la cui memoria viene costantemente profanata. Ci offre un’ulteriore riflessione Alessandro Cannevale, l’avvocato che per primo, su questo giornale, ha denunciato lo «scandalo» di Perugia. E le sue riflessioni sono particolarmente significative essendo stato per circa quarant’anni dall’altra parte della barricata, con la funzione di magistrato requirente. Gli abbiamo chiesto, innanzitutto, quali siano, a suo giudizio, i punti di contatto nei casi di Napoli e di Perugia. E Cannevale ha individuato, innanzitutto, questa analogia: «Un profondo disprezzo culturale per gli avvocati, considerati inutili nella migliore delle ipotesi, pericolosi nella peggiore. E mi creda, non cambia molto se l’avvocato non difende l’imputato, ma la vittima del reato». A giudizio dell’intervistato manifestazioni come quella dell’11 giugno devono essere accompagnate da interventi concreti: «Indignazione e protesta sono legittime, ma non serviranno a nulla se non si avvia, subito, una riflessione tecnica e politica sul ruolo delle intercettazioni nel processo penale». La lunga marcia nel deserto di chi crede nello Stato di diritto e nelle garanzie ha portato, grazie al sacrificio di uomini perbene come Enzo Tortora e alla riforma costituzionale sul giusto processo, a una rilettura, con tanto di modifica della Costituzione, delle dichiarazioni dei pentiti. Dopo anni si è capito che andavano analizzate accuratamente e, soprattutto, riscontrate con elementi obiettivi, raccolti con indagini serie, verificabili nel contraddittorio fra accusa e difesa. Per Cannevale è arrivato il momento che venga profondamente riformato anche lo strumento delle intercettazioni e rivisto il peso delle loro risultanze nell’economia processuale: «Nei procedimenti di oggi sono diventate molto più importanti delle dichiarazioni dei pentiti. Bisognerebbe utilizzarle solo quando le parole siano riscontrate dai fatti», assicura l’ex procuratore di Spoleto. Il quale ci aggiorna sull’analisi dei colloqui tra difensori e clienti captati nel carcere di Perugia: «Le riferisco una novità del weekend appena trascorso: abbiamo trovato un altro colloquio della mia assistita con un detenuto estraneo alle indagini, illegittimamente registrato e “incollato” a una registrazione autorizzata». Mancano diciassette giorni alla manifestazione dell’11 giugno. Speriamo che da qui ad allora non arrivino altre sorprese relative alla gestione dei fascicoli d’indagine da parte di una delle Procure più importanti del Paese, quella chiamata a trattare i procedimenti che coinvolgono i magistrati del distretto di Roma. Continua a leggere
Caro Francesco Boccia, caro capogruppo Pd in Senato, le scrivo questa cartolina dopo aver letto una sua dichiarazione in cui dice che «il problema demografico non si risolve facendo fare più figli agli italiani». Mi spiace che pochi abbiano rilevato questa sua illuminazione. Ma soprattutto mi spiace che lei non l’abbia spiegata meglio, lasciandoci nel dubbio. Senza fare figli, come si risolve il problema demografico? Con i robot? Con gli umanoidi? Con gli avatar? Con la clonazione? Oppure aumentando ancora di più l’immigrazione? Nell’ultimo anno in Italia sono venuti al mondo 370.000 bambini e se ne sono andate 700.000 persone. Come si fa a colmare la differenza, se non aumentano le nascite? Ho l’impressione che lei speri nell’invasione degli alieni. O, peggio, dei clandestini. Continua a leggere
Rappresaglia russa, sull’Ucraina il super missile in grado di portare testate nucleari. Nella notte tra sabato e domenica, una pioggia di droni russi ha illuminato i cieli ucraini trasformandoli in un inferno di fuoco. Seicento droni e 90 missili (tra cui almeno uno ipersonico, l’Oreshnik) che hanno provocato quattro morti e più di 80 feriti. I violenti bombardamenti hanno colpito anche un complesso residenziale dove abita l’ambasciatore dell’Albania in Ucraina, Ernal Filo. Il ministero della Difesa russo ha spiegato di non aver «pianificato né effettuato attacchi contro infrastrutture civili in Ucraina»: gli obiettivi sarebbero stati «infrastrutture militari e altri posti di comando delle forze armate ucraine». Continua a leggere