Il proprietario del locale è in carcere, la moglie ai domiciliari. Dovranno rispondere anche dell’accusa di distruzione di prove. Lui in carcere, lei ai domiciliari. Il pericolo di fuga effettivamente c’era e, meglio tardi che mai, lo hanno capito anche le autorità svizzere, che ieri hanno interrogato per oltre sei ore Jaques Moretti e Jessica Maric, titolari del locale Le Constellation di Crans-Montana, che la notte di Capodanno si è trasformato in un rogo mortale per 40 giovanissimi bruciati vivi, mentre altri 116 sono rimasti gravemente ustionati. Continua a leggere
Dopo la conclusione della serie, Gomorra riparte dal passato con Le Origini. La storia segue l’adolescenza di Pietro Savastano a Secondigliano nel 1977, mostrando la nascita del futuro boss e le radici della saga criminale raccontata negli anni. Gomorra è finita, e non vi è possibilità di ritorno. I personaggi della serie televisiva, che per anni si sono trovati parte di un dibattito eterno, circa la fascinazione del male e il suo potere di replica, sono finiti insieme alla storia che portavano sulle spalle. Morti, sepolti, spostati in un altrove che non ammette replica. Immaginare, dunque, un futuro dello show sarebbe impossibile. E impossibile è stato per gli sceneggiatori, che tanto si sono arrovellati per cercare di capire come rivendersi tutta quella sostanza, come tenerla stretta, allungarla, rimaneggiarla. Continua a leggere
Nel 2026 entra a regime la tassa europea sulle emissioni delle navi: rincari fino a 369 euro per mezzo imbarcato e supplementi sui biglietti dei passeggeri. Confindustria regionale e Confitarma avvertono: le spese si scaricheranno su turisti e imprese. La vacanza in Sardegna sarà sempre più cara. I turisti devono prendersela con la normativa sugli Ets che sta portando a un aumento del trasporto delle merci e dei passeggeri. Nel 2026 entra a pieno regime il meccanismo che regola l’acquisto delle quote di emissione da parte degli armatori se emettono CO2. Continua a leggere
Ecco #DimmiLaVerità del 9 gennaio 2026. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare Pd, spiega le ragioni del comitato La Sinistra che vota Si al referendum sulla giustizia. Continua a leggere
Testa attacca il manifesto delle toghe: «Vergognoso affermare che comanderà la politica». Dubbi pure sui soldi al comitato. La campagna referendaria del comitato del No è partita con il piede sbagliato. Il testo del manifesto fuorviante, a pensarla bene, mistificatorio, a pensarla male, ha trasformato il dibattito in un duello in cui vale tutto. Sì perché la frase: «Vorresti giudici che dipendono dalla politica?» per i promotori della riforma corrisponde all’esatto opposto dello scopo della stessa. Chicco Testa, presidente di Assoambiente, su X: «L’ attività dell’Associazione nazionale magistrati nella campagna per il No è semplicemente vergognosa e illecita. Dimostra con chiarezza la prepotenza e la violazione delle regole da parte di coloro che dovrebbero essere i primi a rispettarle. Sotterfugi da magliari e falsità diffuse a piene mani». Per esser chiari, nel secondo Dopoguerra i magliari erano venditori ambulanti, spesso truffaldini, famosi per vendere stoffa e tessuti di bassa qualità, spacciandoli per pregiati. Continua a leggere
Ursula von der Leyen spinge per chiudere l’accordo con gli Stati dell’America Latina, ma la Francia e il gruppo Visegrad minacciano il veto. Oggi a Bruxelles il vertice dei 27 tecnici. Lollobrigida: sì solo con la clausola di reciprocità. È un venerdì di passione per Ursula von der Leyen e la domanda che circola a Bruxelles è: il Mercosur val bene l’Europa? La spaccatura rischia di essere insanabile visto che Emmanuel Macron - pressato anche dai trattori che ieri hanno assediato Parigi - ha annunciato: «La Francia voterà no». Dall’Eliseo viene una velata quanto dura critica all’Italia rea di aver tradito la causa. Dopo aver ottenuto un aumento di 45 miliardi degli stanziamenti Pac futuri Giorgia Meloni ha molto ammorbidito la posizione italiana, peraltro indispensabile per cerare il blocco di minoranza capace di stoppare l’accordo. Continua a leggere
Pronta l’imputazione coatta a carico del capo di Stellantis. Si procede per violazioni fiscali. E ora rischia di saltare il vecchio accordo con la Procura sulla messa in prova. I legali di John Elkann ostentano sicurezza parlando di un «atto dovuto» dopo che nel dicembre scorso il gip Antonio Borretta aveva ordinato alla Procura di Torino (che aveva chiesto l’archiviazione) l’imputazione coatta e ricordano di aver già presentato ricorso in Cassazione. Ma la notizia che la Procura di Torino ha preparato la richiesta di rinvio a giudizio per Elkann e per il commercialista Gianluca Ferrero, nell’ambito dell’inchiesta che ruota intorno all’eredità di Gianni Agnelli (originata dalle rivendicazioni della figlia Margherita), rischia di creare un cortocircuito che potrebbe far saltare l’accordo raggiunto lo scorso settembre tra la Procura ed Elkann, che anche in virtù del versamento di 183 milioni di euro all’Erario, prevedeva il via libera alla messa in prova del nipote dell’Avvocato. L’11 febbraio, infatti, si terrà l’udienza dedicata alla proposta di messa alla prova per Elkann, sulla quale il tribunale potrebbe trovarsi a decidere dopo che il presidente di Stellantis avrà ricevuto la, a questo punto inevitabile, richiesta di rinvio a giudizio. Continua a leggere
Blocco del traffico davanti alla Stazione Centrale: decine di trattori in piazza Duca d’Aosta per dire no all’accordo Ue-Mercosur. Gli agricoltori denunciano concorrenza sleale e chiedono tutele per il settore. Continua a leggere
«Io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei» e «che non converrebbe a nessuno». «L’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa da Rubio e dallo stesso Donald Trump. Io credo che l’amministrazione Trump, con i suoi metodi molto assertivi, stia ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia per i suoi interessi e per la sua sicurezza. È un’area in cui agiscono molti attori stranieri e credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze eccessive di attori stranieri». Così il premier Giorgia Meloni nella conferenza di fine anno. Continua a leggere
«Il governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni, e come sappiamo non è l’unico. Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio». Così il premier nella tradizionale conferenza stampa di fine anno. «È molto doloroso non potere riuscire a dare risposte nei tempi che vorrei». «Saluto con gioia la liberazione degli altri italiani, io sono fiduciosa, voglio dire che il segnale dato dalla presidente venezuelana è nel senso della pacificazione e lo cogliamo e penso anche che possa rappresentare un elemento molto importante nella relazione tra l’Italia e il Venezuela», afferma inoltre il premier parlando del caso Trentini. Continua a leggere
Oltre 140.000 sfollati e decine di morti. Pure la Turchia è pronta a scendere in campo. Da secoli, la vecchia cittadella osserva Aleppo dall’alto. Passano gli eserciti che la scalfiscono e la distruggono ma lei resta. Certo, a volte viene scalfita dalla guerra. Perde pezzi. A volte le vengono sottratti. Ma lei rimane fissa. E, in questi giorni, vive un altro conflitto. L’ennesimo. Continua a leggere
I finanzieri del Comando Provinciale di Genova e i funzionari del Reparto Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova hanno sequestrato nel bacino portuale di Sampierdarena 2.109 panetti contenenti oltre 2 tonnellate di cocaina purissima. L’ingente quantitativo era nascosto all’interno di 87 sacchi di juta variopinti, avvolti in reti di nylon ed è stato trovato dai funzionari doganali e dai finanzieri dentro un container proveniente dal Sud America, partito da uno dei principali porti colombiani. Continua a leggere
Ennesima frattura tra le sigle. Daniela Fumarola bastona Maurizio Landini: «Sosteniamo popolazioni che si ribellano a feroci dittatori». Approvata la risoluzione che blocca eventuali altre azioni militari del tycoon a Caracas. The Donald: «Una vergogna». Liberati diversi prigionieri: si spera per Alberto Trentini. Lo speciale contiene due articoli Continua a leggere
L’avviso del ministro in vista dei 23 miliardi di esborsi, in parte legati al prestito Safe. «Ma la spesa sociale non verrà toccata». Il nuovo indebitamento andrà votato in Aula. Lega e M5s ribollono. Il Pd tace imbarazzato. C’è una regola di ferro che governa i Paesi che hanno adottato l’euro: i conti pubblici vanno tenuti sotto controllo, il debito va domato, il limite del 3% fra deficit di bilancio e Pil non deve essere superato. A meno che non serva per acquistare un cannone. In quel caso, miracolo: le regole diventano elastiche, le eccezioni fioriscono come margherite a primavera e lo scostamento di bilancio (che significa aumentare il debito che poi peserà sul deficit) da peccato mortale, si trasforma in atto di responsabilità atlantica. Continua a leggere
Friedrich Merz: «Per la missione serve il consenso di Mosca». Che minaccia: «Le truppe saranno un obiettivo». Che le truppe occidentali in Ucraina fossero aria fritta, lo si era intuito. La novità è che, a trarre vantaggio dalla messinscena dei volenterosi - con Emmanuel Macron che pontifica di autonomia strategica europea, mentre Keir Starmer, previo consenso del Parlamento, non ci metterebbe più di 7.500 soldati britannici per 60.000 chilometri quadrati di territorio da sorvegliare - potrebbe essere una potenza in tutti i sensi levantina, abituata a tenere i piedi in due scarpe e a condurre la sua partita con disinvolto cinismo: la Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Continua a leggere
Il centro di Manhattan ormai sembra una città mediorientale. L’Islam vuol uscire dalla sfera privata, i cristiani si nascondono. È l’Occidente che aveva descritto lo scrittore Michel Houellebecq: premier islamici (Humza Yousaf, ex primo ministro di Scozia), sindaci islamici (Sadiq Khan e Zohran Mamdani, primi cittadini delle metropoli occidentali più influenti e globali, Londra e New York) e adesso nella Grande Mela è sbarcato anche il canto del muezzin diffuso con l’altoparlante. Pochi giorni fa, un video girato a Midtown, a un solo isolato dal Madison Square Garden, è diventato virale: il commento fuori onda della donna che riprende la chiamata alla preghiera (Adhan, che in arabo vuol dire annuncio), talmente ad alto volume da sovrastare il trambusto del traffico newyorkese, riassume lo sconcerto di chiunque guardi quelle immagini: «Mai nella mia vita avrei immaginato di poter ascoltare l’Adhan a New York». Soprattutto a quel volume, a dispetto delle regole che stabiliscono che i dispositivi siano impostati su livelli di decibel adeguati (fino a 10, rispetto al livello sonoro). Continua a leggere
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 9 gennaio con Carlo Cambi Continua a leggere
Surreale interrogatorio del peruviano accusato di aver abusato e poi ammazzato la diciannovenne a Milano. «L’ho strangolata, non sapevo d’averla fatta fuori. Pensavo fosse in dormiveglia». Il giallo dei precedenti spariti. Non si conoscevano. Si sono incrociati per caso su una banchina della linea 2 della metropolitana di Milano, stazione Cimiano. Lei, Aurora Livoli, 19 anni, gli avrebbe chiesto qualche euro per comprare le sigarette. Lui, Emilio Gabriel Valdez Velazco, 57 anni, peruviano, in carcere per rapina, ieri, durante un interrogatorio a tratti surreale e zeppo di particolari, ha confessato di averla uccisa nel condominio di via Paruta. Continua a leggere
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià: «Rubio è il primo Segretario di Stato a capire il mio Paese. Gli ayatollah presto cadranno». Anche i Mojahiddin del popolo rilanciano: «Teheran è ormai corrotta fino al midollo, non è più in grado di soddisfare nessuno». Il presidente statunitense Donald Trump ha più volte messo in guardia l’Iran, ventilando un possibile intervento militare nel caso in cui il regime intervenisse con violenza contro i manifestanti che da settimane protestano contro il caro vita. Le parole di Trump non sono piaciute a Teheran che ha parlato di una linea rossa da non superare e il Maggior Generale Amir Hatami, capo delle Forze armate degli Ayatollah, ha minacciato un’azione militare preventiva contro infrastrutture americane presenti in Medio Oriente. Continua a leggere
Al vicebrigadiere negate anche le attenuanti generiche. In sede penale, oltre ai 36 mesi di carcere per aver ucciso l’aggressore, gli è stato inflitto pure l’obbligo di risarcire 125.000 euro. Ma il processo civile potrebbe aumentare ancora la cifra fino a 1 milione. La Verità apre una sottoscrizione in favore del militare ingiustamente condannato e offre a tutti i lettori la possibilità di far sentire la propria vicinanza concreta a Emanuele Marroccella. Conto corrente intestato a Sei SpA Iban: IT 60 R 02008 01628 000107393460 Causale: AIUTIAMO IL CARABINIERE Continua a leggere
Quattro ragazzi di Gioventù nazionale sono stati assaliti da un gruppo di Antifa, ma la sinistra politica per lo più tace. O punta il dito contro le braccia tese di Acca Larentia. Chiedono sempre alla Meloni di rispondere della «matrice»: adesso riconoscano la loro. Stavolta non si può nemmeno dire che bisogna attendere chissà quale indagine o inchiesta giornalistica: il video diffuso dai militanti di Gioventù nazionale è piuttosto chiaro. Si vedono i cosiddetti Antifa avanzare in gruppo, una decina, verso quattro ragazzi di destra, e poi via con le legnate. Hanno le spranghe, mollano calci e pugni, casomai le armi non bastassero. Tutto si è svolto a Roma, nel parcheggio di un supermercato. I militanti meloniani stavano attaccando manifesti nel giorno della commemorazione di Acca Larentia, e sono stati assaltati da un commando nella migliore tradizione della violenza politica da anni di piombo. Vedremo poi se la Digos fermerà qualcuno per l’aggressione. Continua a leggere
Matteo Renzi attacca il ministro Piantedosi pensando di cavalcare il tema dell’«insicurezza» ma il titolare del Viminale dimostra numeri alla mano che, con la destra al governo, il contrasto ai reati aumenta. Sono i magistrati che rimettono in circolo i criminali. Il pifferaio di Firenze andò per suonare ma tornò suonato, sbeffeggiato perfino dal prudente ex prefetto Matteo Piantedosi. Il ministro dell’Interno, chiamato in causa dal senatore semplice Matteo Renzi e dai suoi compagni sul tema della sicurezza, ha infatti risposto al fondatore di Italia viva confrontando i dati del 2025 con quelli di quando al governo c’era proprio lui, il Bullo di Rignano. Una comparazione da cui l’esecutivo guidato dall’ex segretario del Pd non esce proprio benissimo. Continua a leggere
La sinistra usa il caso di Assane Thiaw per attaccare l’esecutivo ma si fa un autogol. Bivaccano nelle nostre città, provenienti da chissà dove, e talvolta non si sa chi siano o perché si trovino lì. Milano, Roma, Firenze, Bologna, non c’è città italiana che, negli ultimi mesi, non sia stata coinvolta in casi di violenza commessa da immigrati clandestini che si trovano in Italia senza una ragione. Il caso più recente è quello di Marin Jelenic, che per motivi abietti, ha ucciso alla stazione di Bologna il capotreno Alessandro Ambrosio. Poi il clandestino stupratore, Emilio Gabriel Valdez Velazco, accusato di aver ucciso la giovane Aurora Livoli a Milano lo scorso 29 dicembre. Oppure il nordafricano Fady Helmy Abdelmalak Hanna, regolare in Italia ma senza fissa dimora e con una lunga lista di reati alle spalle, che prima ha seminato il panico in corso Buenos Aires a Milano e poi ha ferito un poliziotto. Continua a leggere
Nei guai per la truffa dei somali, il governatore cavalca le proteste per la tragedia di Minneapolis, dove una donna, violando un posto di blocco dell’Ice, è stata uccisa. Gli Stati Uniti rischiano, ancora una volta, di diventare una polveriera pronta a scoppiare. Come già accadde nel 2020, quando la morte di George Floyd innescò un’ondata di proteste violentissime in tutto il Paese, anche oggi la miccia si è riaccesa a Minneapolis. A provocarla è stata l’uccisione di Renee Nicole Good per mano di un agente dell’Ice, le forze federali anti immigrazione. La dinamica è ancora da chiarire in tutte le sue sfaccettature, ma la polemica politica tra repubblicani e democratici ha già assunto toni particolarmente aspri, mentre le manifestazioni si sono diffuse ben oltre i confini del Minnesota, arrivando in grandi metropoli come New York, Miami e San Francisco. Continua a leggere
Già nel 1985 gli inuit mollarono l’Unione: a Bruxelles non importò di perdere una terra strategica. Che, alla fine, l’America otterrà. L’Europa ha scoperto la Groenlandia, ma ormai è decisamente tardi. Del resto che fosse un amore di ghiaccio gli inuit lo avevano messo nero su bianco con un referendum nell’85 che sancì l’uscita dalla Cee pur restando sorellastra del Regno di Danimarca, Paese Ue (non nell’euro) e Nato. A Bruxelles non si stracciarono le vesti: che volete che gliene importasse di quella isola gigantesca di ghiaccio; loro avevano altre mire, altre ambizioni. Continua a leggere