Rapporto Censis: la maggioranza preferisce la monogamia e si riconosce in un genere. Altro che rivoluzione dei costumi. Se si guarda ai dati, quelli veri, più che alle narrazioni, la fotografia dell’Italia sotto le lenzuola è molto più tradizionale di quanto si racconti. A dirlo è il nuovo rapporto del Censis sulla sessualità degli italiani, che restituisce un’immagine lontana dagli stereotipi più diffusi: oltre l’80% degli intervistati dichiara di avere rapporti esclusivamente con il proprio partner. Un dato che conferma come la monogamia continui a essere la forma relazionale prevalente, nonostante l’evoluzione dei modelli culturali e l’impatto delle nuove tecnologie. Continua a leggere
Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha visitato oggi in Lombardia il comando Pastrengo dei Carabinieri e il 1° Reggimento trasmissioni dell’Esercito, incontrando anche il sindaco Sala e il prefetto Sgaraglia. Domani tappa al 6° Stormo dell’Aeronautica. Continua a leggere
Frammentazione del sapere e incapacità di sintesi, controllo «woke» sulle metafore che descrivono il vero e stagnazione ormai consolidata: l’accademia va ripensata. Come accade sempre nei convegni accademici, i momenti più interessanti non sono le prolusioni ma i capannelli finali o le cene, quando le discussioni diventano più autentiche e ricche. Le recenti Conferenze sull’Anticristo di Peter Thiel a Roma non hanno fatto eccezione e, tra i vari temi trattati dopo il momento centrale, è emerso quello del mondo universitario come realtà ormai destinata al declino. Secondo Thiel, che sostiene questa tesi sin dai tempi di Stanford, l’università non rappresenta più il luogo privilegiato della ricerca intesa in senso ampio, bensì un’istituzione concettualmente obsoleta, momento terminale del percorso dell’Universitas medievale e del modello ottocentesco humboldtiano. Continua a leggere
Gli avvocati del consigliere di Cassazione contestano la pubblicazione degli audio e parlano di ricostruzione «incompleta e lesiva». La redazione ribatte: file integrali o omissati solo per il minore, fatti riportati correttamente e già citati i provvedimenti giudiziari. Continua a leggere
Il direttore dei National Institutes of Health, audito in commissione, fa a pezzi i miti pandemici: nessuna base scientifica dietro le misure liberticide care a Big Pharma. Bisognerà paradossalmente ringraziare i deputati dell’opposizione pd e 5 stelle e le loro surreali domande rivolte alla massima autorità sanitaria americana e forse globale - Jay Bhattacharya, direttore del Nih, l’Istituto superiore di sanità americano - se finalmente possiamo stabilire senza più dubbi che la gestione italiana della pandemia è stata scellerata. E, peggio ancora, improntata sul «falso scientifico», come ha detto testualmente Bhattacharya parlando del green pass, la misura restrittiva decisa dall’ex presidente del consiglio Mario Draghi che ha privato della libertà di circolazione, del lavoro e dello stipendio i cittadini italiani che avevano scelto di non vaccinarsi. Continua a leggere
Ecco #DimmiLaVerità del 25 marzo 2026. Il nostro esperto di politica Usa Stefano Graziosi ci spiega a che punto sono i negoziati per un cessate il fuoco in Iran. Continua a leggere
Catherine, la mamma della famiglia nel bosco, parla dopo mesi di silenzio e racconta la sua versione dei fatti. Ringrazia l'Italia e non rinnega le sue scelte di vita. E si dice pronta a tutto per i suoi figli. Continua a leggere
Il Global Terrorism Index 2026 registra un calo di attacchi e vittime, ma segnala una minaccia più concentrata e letale. Africa epicentro del jihadismo, mentre in Occidente crescono i «lupi solitari» e la radicalizzazione giovanile. Continua a leggere
Le municipali francesi rafforzano il Rassemblement national, ma confermano le difficoltà nei centri urbani e ai ballottaggi, quando le forze rivali si uniscono per arginarlo. Scenario che si riproporrà alle presidenziali. L’esito delle elezioni municipali francesi impone a tutti una lettura meno superficiale di quella che sembra emergere dai primi commenti rilasciati dopo il voto. I riflettori si sono concentrati sull’esito elettorale nei grandi centri urbani, a partire da Parigi, dove il socialista Emmanuel Grégoire ha sconfitto la candidata di centrodestra Rachida Dati. Stesso risultato a Marsiglia, dove ha prevalso Jean Michel Aulas, candidato della sinistra, e a Lione, dove rivince il sindaco uscente dei Verdi, Grégory Doucet, anche se il risultato è contestato. Sono successi certamente importanti da cui sembrerebbe facile dedurre che in Francia stia ritornando una nuova primavera repubblicana. Ma è davvero così? Continua a leggere
Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'Italia a margine dell'evento «Stop the Ets to save the ceramics sector» organizzato dall'eurodeputato Stefano Cavedagna dello stesso partito. Continua a leggere
Bruxelles sigla l’ennesimo accordo che ci sfavorisce: i produttori dell’isola potranno chiamare il loro vino come quello veneto. Lo stesso vale per il «Parmesan». In cambio, il taglio dell’export di carne di agnello e manzo. Ormai Ursula von der Leyen è intenzionata a passare alla storia come colei che ha svenduto l’agroalimentare europeo per far fare quattrini alle industrie automobilistiche tedesche prendendosi una rivincita commerciale su Donald Trump che a nostra signora dell’Unione non sta affatto simpatico. Da Camberra annuncia che oggi firma l’ennesimo «accordo storico» con l’Australia. Anche questo è in gestazione da 18 anni ed è la fotocopia del Mercosur: ci guadagnano industria e finanza, ci perdono gli agricoltori. Per la verità, la Coldiretti, che dopo il sì di Francesco Lollobrigida al Mercosur (bisognava dare l’impressione che l’Italia è europeista e non si può mettere in discussione la Commissione dove siede Rafaele Fitto) si è molto ammorbidita, prova a dire che il patto con i canguri crea opportunità all’agroalimentare italiano facendoci sapere che, mentre noi esportiamo in Australia per quasi 900 milioni loro per ora ci vendono per qualcosa meno di 90. Però è un ragionamento che non guarda lontano. L’accordo azzera in un arco di tempo di almeno dieci anni i dazi su buona parte di prodotti europei e di fatto su tutti i prodotti australiani, ma a un prezzo: consentire a loro di continuare a produrre il falso made in Italy. Continua a leggere
Bruxelles sigla l’ennesimo accordo che ci sfavorisce: i produttori dell’isola potranno chiamare il loro vino come quello veneto. Lo stesso vale per il «Parmesan». In cambio, il taglio dell’export di carne di agnello e manzo. Ormai Ursula von der Leyen è intenzionata a passare alla storia come colei che ha svenduto l’agroalimentare europeo per far fare quattrini alle industrie automobilistiche tedesche prendendosi una rivincita commerciale su Donald Trump che a nostra signora dell’Unione non sta affatto simpatico. Continua a leggere
Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'italia a margine dell'evento «Piumini e catene. Storie di Maranza» al Parlamento europeo a Bruxelles. Continua a leggere
La Rada, poco coinvolta, fa ostruzionismo al governo che non ha ancora un piano anticorruzione. Perché regalargli 90 miliardi? Potrebbe ritrovarselo all’interno, Volodymyr Zelensky, il nemico più ostico da superare. Si chiama Verchovna Rada ed è il Parlamento monocamerale dell’Ucraina. Quattrocentocinquanta deputati, sede Kiev, la Rada rappresenta l’organo legislativo supremo del Paese. Qui si approvano le leggi, si decide la politica estera e hanno il via libera le nomine più importanti. Ma per molti parlamentari da tempo non è più così. Nel senso che non vengono praticamente più consultati e per le riforme che dovrebbero segnare le sorti del Paese si trovano a svolgere un ruolo di meri ratificatori. Schiacciatori di pulsanti rispetto alle decisioni che vengono prese a Bruxelles. Continua a leggere
Il Pentagono ha chiesto una cifra astronomica per continuare le operazioni contro Teheran. Nonostante i proclami di una «vittoria militare», la realtà parla di scorte di munizioni al limite e di una difesa costretta a usare missili da milioni di dollari per abbattere droni iraniani da poche migliaia. È sostenibile? Continua a leggere
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha incontrato a Palazzo Giustiniani Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, genitori della cosiddetta «famiglia del bosco». Continua a leggere
Beirut caccia l’ambasciatore iraniano, ma il ministro della Difesa dello Stato ebraico annuncia l’occupazione fino al fiume Litani. I media: «Lite tra Bibi e il vice di Donald sulle violenze dei coloni». La Casa Bianca nega. Israele tira dritto. I funzionari dello Stato ebraico, interpellati da Reuters, sembrano non scommettere un centesimo sulle possibili trattative tra Donald Trump e almeno un pezzo di classe dirigente iraniana. Continua a leggere
Beirut caccia l’ambasciatore iraniano, ma il ministro della Difesa dello Stato ebraico annuncia l’occupazione fino al fiume Litani. I media: «Lite tra Bibi e il vice di Donald sulle violenze dei coloni». La Casa Bianca nega. Israele tira dritto. I funzionari dello Stato ebraico, interpellati da Reuters, sembrano non scommettere un centesimo sulle possibili trattative tra Donald Trump e almeno un pezzo di classe dirigente iraniana. Le condizioni poste dagli americani - rinunciare al nucleare e ai programmi missilistici, nonché al sostegno dei ribelli in Libano e Yemen - sono troppo dure e, secondo gli apparati di Tel Aviv, è difficile che il regime sciita le accetti. Tant’è che ieri, benché il tycoon spiegasse che i mullah sono d’accordo ad abbandonare l’atomica, fonti di Teheran hanno rivelato alla testata statunitense che il Paese pretenderà riparazioni di guerra, rassicurazioni contro futuri attacchi e il controllo esclusivo dello Stretto di Hormuz, per il quale gli Usa, invece, proponevano una gestione congiunta. Soluzione che, peraltro, scontenterebbe gli israeliani: il quotidiano Haaretz ha scritto che un’intesa del genere equivarrebbe a una «chiara vittoria politica iraniana». Continua a leggere
Il presidente: «Hanno accettato di rinunciare all’arma atomica». Washington pronta a inviare altri 3.000 soldati in Medio Oriente. Donald Trump tira dritto con l’iniziativa diplomatica iraniana. E, per portarla avanti, sembra puntare molto su JD Vance che, dopo tre settimane fuori dai radar, pare stia tornando in auge. Secondo il Guardian, potrebbe infatti essere lui a guidare il team negoziale di Washington nei colloqui con i rappresentanti di Teheran: colloqui che, in caso di risposta positiva dell’Iran, potrebbero tenersi domani (probabilmente a Islamabad, dove è volato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, «con il benestare eccezionale delle autorità statunitensi e israeliane, fanno sapere i media pakistani). Inoltre, l’altro ieri, Vance ha avuto una telefonata con Benjamin Netanyahu sulla crisi iraniana. Ora, non è un mistero che il numero due della Casa Bianca sia sempre stato scettico verso un’operazione militare di vasta portata contro la Repubblica islamica. Tra l’altro, a ottobre, era emerso come, nell’attuale amministrazione statunitense, Vance fosse una delle figure meno morbide nei confronti del premier israeliano. Continua a leggere
Il premier punta a rafforzare il partenariato con il Paese africano, ma le forniture aggiuntive potrebbero subire rincari fino al 20%. Intanto il Qatar conferma la sospensione dei contratti causa guerra. Governo pronto a prorogare il taglio delle accise sui carburanti. Era prevedibile. Le interruzioni parziali dei flussi di approvvigionamento del gas provenienti dal Golfo, i mercati europei che restano esposti a squilibri dell’offerta e la corsa dei Paesi europei a cercare alternative rapide, hanno posto l’Algeria nella posizione strategica di rivedere i prezzi del gas. Continua a leggere
Ogni processo sconterà questa contraddizione. Non c’è piroetta retorica che tenga Continua a leggere
Il sindacato dei magistrati si dice disponibile al dialogo «evitando contrapposizioni frontali», ma intanto elenca le leggi di suo gradimento e chiede assunzioni. Il successore del presidente dimissionario Parodi potrebbe essere eletto già sabato. Il giorno dopo la bocciatura della riforma della giustizia l’Associazione nazionale magistrati da un lato tende la mano alla politica, ma dall’altro passa all’incasso per ottenere quel riconoscimento di interlocutore principale che il centrodestra non ha mai visto di buon occhio. Il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, ha spiegato così la posizione delle toghe associate: «Non ci siamo intestati una vittoria e siamo pronti a tornare sugli otto punti da cui siamo partiti il 5 marzo del 2025 nell’incontro a Palazzo Chigi. Continua a leggere
Solo Schlein spera nell’investitura. La leader però non convince neanche i suoi come anti Meloni. Risalgono le quote di Gentiloni Continua a leggere
Lasciano il sottosegretario, per il suo business con la famiglia di un carcerato, e il capo di gabinetto, specializzato in gaffe. Il premier chiede la stessa sensibilità a Santanchè. Un terremoto annunciato quello scoppiato ieri a via Arenula. Un colloquio con il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e poi le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro delle Vedove e del capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi. Dimissioni attese, annunciate e alla fine consegnate all’indomani dell’esito del referendum. Continua a leggere
L’Istituto Cattaneo smorza l’entusiasmo: «Quei voti sono una maggioranza risicata». Come dopo ogni terremoto è il momento della conta dei danni e della ricerca delle responsabilità. Dopo la scossa tellurica del referendum sulla giustizia, i principali indiziati della vittoria del No sono i giovani dai 18 ai 28 anni. Quella generazione Z che, pur odiando tutto e tutti, della politica conosce poco o nulla. Oltre che i delusi del centrodestra, soprattutto dalle parti di Forza Italia e Lega. Continua a leggere