Nel delitto di Garlasco tornano al centro DNA, computer e dinamica dell’omicidio.Ospite a Segreti, il genetista Matteo Fabbri smonta letture forzate: il DNA sulle cannucce e i reperti di cucina non sono databili e non possono riscrivere da soli la scena del crimine. Continua a leggere
Il capo di Coldiretti Ettore Prandini: «L’agricoltura diventa merce di scambio, ma ci perderanno anche altri settori. Falso che ci abbiano dato soldi in più. L’Europarlamento viene esautorato». Il copyright è di Vincenzo Gesmundo, il battagliero segretario generale, ma ormai Ettore Prandini, presidente di Coldiretti in prima linea nella difesa delle imprese agricole (ne associa un milione mezzo), utilizza la battuta per stigmatizzare il pasticciaccio brutto del Mercosur: «Attenzione, si chiama Marcosur!». Cerchiamo di capirne le criticità e una cosa è sicura: il 20 gennaio la Coldiretti sarà a Strasburgo con altre decine di migliaia di agricoltori di tutta Europa per protestaste contro la Commissione Ue che «a quanto pare è del tutto indifferente ai voleri dei cittadini e delle imprese». Continua a leggere
Per evitare le tariffe a Pechino basterà un impegno sui prezzi minimi, che resteranno più concorrenziali dei nostri in ogni caso. E si incentiva persino la creazione di nuove fabbriche del Dragone sul continente. Appena terminato un terribile 2025 per l’industria automobilistica europea, ecco che le quinte colonne attive a Bruxelles tornano a farsi vive. La Commissione europea ha pubblicato ieri uno scarno testo di quattro paginette anonime, ben nascosto tra le pieghe del suo elefantiaco sito web, dal titolo «Documento di orientamento per la presentazione di offerte di impegno sui prezzi». L’atto fa parte del procedimento di indagine anti-sovvenzioni sulle auto elettriche provenienti dalla Cina, avviato nell’autunno 2023 e chiuso un anno dopo con l’imposizione di dazi tra il 7,8% e il 35,3% sulle auto cinesi importate. In questo periodo sono proseguiti i negoziati tra il commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic e il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, poiché ovviamente Pechino sta cercando di evitare che i dazi restino in vigore. Continua a leggere
Le voci di negozianti e frequentatori della zona. Intanto ci sono altri due fermati per la violenta aggressione subita da un funzionario del ministero delle Imprese e del Made in Italy l'altra sera nei pressi della stazione Termini a Roma. Si tratta di altri due cittadini tunisini bloccati dalla polizia dopo aver messo a segno lo scippo di un cellulare in zona Ostiense: un ventenne con precedenti per furto, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e un ventunenne irregolare sul territorio italiano. Continua a leggere
Friedrich Merz vede Nerendra Modi e auspica la firma dell’accordo di libero scambio il 27 gennaio. Secondo uno studio di Bruxelles nel migliore dei casi il Pil europeo salirà dello 0,2%, quello indiano dell’1%. Altra mazzata in arrivo per gli agricoltori, guai pure per il tessile. Sabato prossimo Ursula von der Leyen sarà ad Asunciòn, capitale del Paraguay, per festeggiare l’approvazione lampo da parte della maggioranza degli ambasciatori Ue dell’accordo di libero scambio coi Paesi del Mercosur, ovvero dazi quasi azzerati tra la Ue e Argentina, Brasile, Uruguay e appunto Paraguay. Il 27 gennaio, giorno della Memoria, lo ricorderemo forse per un’altra fregatura in arrivo: la firma dell’accordo commerciale, anche in questo a tariffe commerciali quasi eliminate, tra l’Unione Europea e l’India. O almeno così auspica il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che in conferenza stampa con il premier Nerendra Modi ad Ahmedabad, in India, ha messo fretta alle istituzioni europee. «Possiamo usare questa chance e non vogliamo lasciarla inutilizzata», ha sottolineato spiegando che l'accordo raggiunto sul Mercosur è un «segnale incoraggiante». La Germania ha fretta. Ha bisogno di trovare più mercati dove esportare, in risposta ai dazi Usa. A costo di distruggere ulteriormente la produzione del Vecchio continente. Già perché se il Mercosur farà male agli agricoltori, l’accordo di libero scambio con l’India rischia di dare una mazzata al tessile-abbigliamento oltre che agli stessi contadini europei. E a dirlo non è qualche sovranista, bensì la stessa Commissione Ue. Continua a leggere
È atterrato a Ciampino l’aereo partito da Caracas che ha riportato in Italia Alberto Trentini e Mario Burlò, rilasciati ieri dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela. Ad accoglierli c’erano il premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. A bordo anche il direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, che si era recato nella capitale sudamericana: una presenza che conferma il ruolo svolto dall’intelligence nelle lunghe trattative per riportare a casa i due italiani. Continua a leggere
Mamma Catherine e i suoi tre figli costretti dai giudici a vivere in una struttura protetta dal 20 novembre: mantenerli costa 244 euro al giorno. Eppure non c’era disagio. Il 23 gennaio la perizia psicologica sui genitori. Fortunatamente anche a livello istituzionale sembra che a qualcuno sia rimasto un pizzico di senno. Nei giorni scorsi sono state diffuse - immaginiamo a causa di qualche presunto esperto troppo loquace - indiscrezioni e mezze notizie sulla cosiddetta famiglia del bosco, tutte piuttosto inquietanti. Si è detto, ad esempio, che assistenti sociali e responsabili della casa famiglia in cui ora si trovano i tre piccoli Trevallion stavano valutando l’allontanamento della madre dalla struttura perché eccessivamente riottosa. Sull’argomento si è espressa la garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che ha espresso l’unica posizione di buon senso: «Deve certamente trattarsi di un fraintendimento», ha scritto in una nota. «Non è infatti immaginabile, qualunque sia l’atteggiamento della signora, che ai tre minori si possa infliggere un ulteriore trauma dopo quello del prelevamento dalla loro casa nel novembre scorso». La Terragni ha anche invitato a velocizzare i tempi. Sappiamo infatti che il 23 gennaio inizierà la valutazione psicologica dei genitori richiesta dal tribunale, e che ci sono 120 giorni di tempo per portarla a termine. «Come si sa, quattro mesi - a cui vanno aggiunti i quasi due mesi già trascorsi in casa famiglia - per i bambini sono un tempo infinito, anche se il caso dei minori Trevallion non figura certamente tra i peggiori», ha detto Terragni. «Si conoscono casi di bambini la cui permanenza in struttura supera di gran lunga, causa proroga, il limite massimo di 24 mesi disposto dalla legge. La tempistica dei procedimenti giudiziari purtroppo mal si adatta ai ritmi evolutivi di un minorenne». Di nuovo, sante parole. Le tempistiche sono probabilmente il tema centrale di tutta questa vicenda. Le autorità sono state piuttosto veloci, infatti, nel sottrarre i bambini alla famiglia. Un po’ meno a prendersi cura di loro. Risulta, tanto per fare un altro esempio, che dal 20 novembre i piccoli non stiano svolgendo alcuna attività scolastica. Una insegnante avrebbe dovuto presentarsi nella casa famiglia il 7 gennaio, ma non è arrivata. Ora, stando alle indiscrezioni, sarebbe stata individuata un’altra figura: una insegnante in pensione che sarebbe disponibile a seguire i Trevallion e che dovrebbe iniziare a lavorare a giorni. Vedremo. Le perplessità restano tutte, però: era davvero necessario separare la famiglia per costringere i genitori ad accettare il supporto di una maestra in pensione? Da settimane il padre Nathan e i legali della famiglia dicono di essere disposti a trattare su ogni punto critico sollevato dal tribunale. Eppure i minori restano lontani, reclusi. Quello che prima sembrava un ricatto ora appare come una sorta di punizione. Ed è qui che emerge un argomento che non si può facilmente trascurare, e cioè quello economico. Risulta infatti - lo ha confermato il sindaco Giuseppe Masciulli, che il Comune di Palmoli spenda 244 euro al giorno per mantenere mamma e bambini nella casa famiglia. «Cifra che, grazie all’utilizzo di contributi statali, potrà essere affrontata per un massimo di 4-5 mesi. Viceversa comincerà a gravare direttamente sul bilancio del Comune e allora la situazione potrebbe diventare preoccupante», ha detto Masciulli. Fate due conti: a spanne siamo oltre i 10.000 euro a carico dei contribuenti. Che cosa avrebbero potuto fare i Trevallion se avessero ricevuto direttamente dal Comune quella cifra? Magari sistemare la casa più rapidamente. La stessa domanda si può porre per le altre famiglie a cui sono stati tolti i figli, come l’altra famiglia nel bosco di Caprese Michelangelo (Arezzo), che sta perfino peggio dei Trevallion dato che non sa dove siano finiti i due minori allontanati. L’intero meccanismo degli allontanamenti ha una componente di business che non si può trascurare. Non vogliamo dire che si strappino i bambini ai genitori per arricchire i gestori delle strutture di accoglienza, ma è evidente che per funzionare la macchina del controllo minorile va oliata. Parliamo di rette che vanno dai 100 ai 300 euro al giorno e anche di più. Per i piccoli che rischiano davvero la vita o si trovano in situazioni di gravissimo disagio avere un luogo sicuro in cui stare è di sicuro fondamentale. Ma che famiglie in cui regna l’amore siano separate e si finisca per spendere migliaia e migliaia di euro a beneficio di strutture protette, beh, è decisamente sgradevole. Il sistema, in fondo, non è poi molto diverso da quello vigente nella gestione dei migranti: per ogni ospite delle strutture lo Stato sborsa. Solo che qui parliamo di bambini che una casa ce l’hanno e hanno pure genitori che non li maltrattano. Perché i contribuenti devono spendere 244 euro al giorno per finanziare un ricatto (o una punizione) istituzionale? Nel caso di Palmoli, altri quattro mesi con questo regime metterebbero in seria difficoltà il Comune. E chi ne trarrà beneficio? I Trevallion o il sistema che vuole rieducarli? Continua a leggere
Il tax credit si ottiene con criteri «asettici», ma se un’«opera» del genere percepisce 800.000 euro, nel sistema c’è un problema. Al ministero della Cultura, in particolare alla Direzione generale cinema e audiovisivo, i conti continuano a non tornare. Dal punto di vista dei contribuenti, s’intende. Perché, visti dall’angolazione dei fruitori dei finanziamenti del dicastero di Via del Collegio romano, produttori cinematografici e televisivi, broadcaster e piattaforme multinazionali, i conti tornano alla grandissima, eccome. Dopo la scoperta documentata su questo giornale da Davide Perego con una lunga e meticolosa inchiesta su decine di film e opere di scarso o inesistente interesse pubblico, alcune nemmeno approdate nei cinema, altre programmate in sale deserte, ma sostenute a vario titolo per anni e per svariate decine di milioni dai contributi del ministero della Cultura, prima con Dario Franceschini e poi con i suoi successori Gennaro Sangiuliano e Alessandro Giuli nel governo Meloni, dopo tutto questo si auspicava che i criteri di assegnazione dei medesimi fondi venissero ampiamente revisionati. Purtroppo, sembra di poter dire con una certa dose di rammarico che non è così. Continua a leggere
Caracas rilascia il cooperante, in cella da oltre 400 giorni, e l’imprenditore Burlò. Entrambi ignoravano l’arresto di Maduro: «È stato tutto inaspettato». Il Papa ha ricevuto la Machado, che giovedì incontrerà Trump. Che la cattura di Nicolás Maduro stia ridefinendo i rapporti tra l’Italia e il Venezuela è evidente dalla notizia più attesa: Alberto Trentini torna a casa. Il cooperante italiano, rinchiuso nel carcere El Rodeo a Caracas per 423 giorni, è stato liberato insieme al connazionale Mario Burlò. Ad annunciare la novità, alle 5 di ieri mattina, è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas». Ed è proprio nel luogo della rappresentanza diplomatica italiana che è stata scattata la prima foto dei due: Trentini, che indossa una t-shirt rossa, appare sorridente seppur visibilmente dimagrito. Al suo fianco, Burlò, mostra un volto disteso. I due non erano nemmeno a conoscenza della cattura del dittatore venezuelano: «È stato tutto così improvviso. Inaspettato» ha detto Trentini. Sia il cooperante sia Burlò, che sono in buone condizioni, hanno reso noto di non essere stati «torturati». E mentre aspettava l’aereo per tornare in Italia, l’operatore umanitario ha dichiarato al Tg1: «Desidero ringraziare il presidente del Consiglio, il governo italiano, il ministro degli Esteri Tajani, il corpo diplomatico che si è attivato e ha portato a termine la liberazione mia e di Mario». Continua a leggere
Londra e Berlino valutano l’invio di soldati. Tajani si tira fuori: «Mai parlato di truppe». Sulla Groenlandia Donald Trump sembra intenzionato ad andare fino in fondo. A bordo dell’Air force one, infatti, il tycoon ha ribadito che gli Stati Uniti «si impadroniranno della Groenlandia in un modo o nell’altro». Perché, ha aggiunto, «se non la prendiamo noi, lo faranno la Russia o la Cina». Ieri, peraltro, è stata pubblicata integralmente l’intervista che Trump aveva rilasciato nei giorni scorsi al New York Times, nella quale il presidente ha lasciato intendere che Washington potrebbe trovarsi di fronte a una scelta drastica: «Non voglio dire quale sia la mia priorità assoluta», aveva affermato, «ma potrebbe essere una scelta», suggerendo un’alternativa secca tra il controllo dell’isola artica e la tenuta stessa della Nato. Continua a leggere
L’Iran continua a reprimere le proteste: oltre 650 manifestanti ammazzati. Intanto, però, il governo ha avviato un dialogo con Witkoff: «Resta aperto il canale di comunicazione con gli Stati Uniti». Il tycoon non esclude l’intervento militare, sebbene apra a un accordo. Non si fermano le proteste contro il regime khomeinista. E, mentre continua a fare la voce grossa, l’Iran sta cercando di intavolare trattative con gli Stati Uniti. Ieri, il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, è tornato a usare toni duri, minacciando di impartire a Donald Trump una «lezione indimenticabile» nel caso Washington dovesse effettuare un attacco militare contro la Repubblica islamica. Attacco rispetto a cui il presidente americano potrebbe prendere una decisione oggi nel corso di una riunione, in cui discuterà con i suoi funzionari delle varie opzioni sul tavolo per colpire il regime degli ayatollah: opzioni che vanno dall’inasprimento delle sanzioni all’operazione bellica vera e propria. Continua a leggere
Convalidata la custodia cautelare per il titolare del Constellation. Rogatoria dei pm di Roma: contestato anche il disastro colposo. È arrivata la convalida per tre mesi dell’arresto cautelare di Jacques Moretti, titolare del Constellation, il locale di Crans-Montana dove è avvenuta la tragedia di Capodanno. Con la convalida sono arrivate anche le motivazioni dal tribunale di Sion, che ha confermato «l’esistenza di un pericolo di fuga». Eppure per Moretti si potrebbe aprire uno spiraglio: il versamento di una cauzione. I giudici di garanzia però precisano che «la fissazione delle cauzioni richiede un’istruttoria minuziosa» e nel frattempo «deve prevalere la privazione della libertà». Continua a leggere
L’esecutivo interviene su Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna: «Non hanno approvato i piani di dimensionamento previsti dal Pnrr». Ira del Pd: «Manovra contro i governatori dem». C’è la data del referendum sulla giustizia: 22 e 23 marzo. Habemus data: il Consiglio dei ministri ieri ha deciso di indicare domenica 22 e lunedì 23 marzo come date del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Negli stessi giorni si voterà anche per le elezioni suppletive. Ricordiamo che esiste la possibilità di un ricorso da parte dei promotori di una raccolta firme che chiedono a loro volta il referendum e quindi ritengono che la data debba essere spostata più avanti: «Finalmente c’è la fissazione della data», afferma all’Adnkronos il presidente del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, Gian Domenico Caiazza, «nella speranza che non siano poste in essere ulteriori iniziative dilatorie e speculative visto che il referendum è già indetto e non c’è nessuna necessità della raccolta firme». Continua a leggere
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 13 gennaio con Carlo Cambi Continua a leggere
Rita Dalla Chiesa a «Tivù Verità»: «I magistrati si sentono psicologi. Bloccano le espulsioni per paura dei Paesi d’origine». Clicca qui per vedere il video dell'intervista a Rita Dalla Chiesa. Continua a leggere
I lettori rispondono con grande generosità alla richiesta di aiutare il militare che ha ucciso un criminale per salvare un suo collega. Dimostrano che c’è ancora capacità di indignarsi e reagire a certe sentenze. Il 22 e 23 marzo il referendum sulla giustizia. Cari lettori, oggi devo dirvi grazie. E non perché ogni giorno comprate La Verità, ma per la generosità con cui avete risposto al nostro appello. Giovedì scorso abbiamo raccontato l’incredibile sentenza che ha condannato un vicebrigadiere dei carabinieri non soltanto a tre anni di carcere per aver sparato - uccidendolo - a un ladro che aveva aggredito e ferito un collega, ma anche a risarcire la famiglia del malvivente con una provvisionale di 125.000 euro. Emanuele Marroccella secondo i giudici non avrebbe dovuto premere il grilletto, bensì voltarsi dall’altra parte. Continua a leggere
Nel nuovo libro-intervista con Alessandro Sallusti, l’ex presidente dell’Anm si toglie altri sassolini: «Per chi fa parte dell’intreccio malato tra giudici e media non vale ciò che vale per i comuni mortali». Dopo Il Sistema, Luca Palamara torna a svelare le magagne dei giudici italiani ad Alessandro Sallusti ne Il Sistema colpisce ancora. Come salvare la magistratura italiana dal vizio delle correnti e dalle mani dei politici, in libreria per Rizzoli a partire da oggi. Ne pubblichiamo un estratto. Continua a leggere
Il vicebrigadiere Marroccella si dice commosso per la solidarietà «in un momento così difficile». E sui social gli utenti stanno dalla sua parte: «Meritava promozione e medaglia». Per aderire alla sottoscrizione de La Verità: Conto corrente intestato a Sei SpA Iban: IT 60 R 02008 01628 000107393460 Causale: AIUTIAMO IL CARABINIERE Per chi vuole donare dall'estero: Unicredit Iban: IT 86 S 02008 11200 000104451828 Bic/swift: UNCRITM1090 Continua a leggere
Il Comune, bocciato dal Consiglio di Stato, fa abbattere il cantiere di via Fauché che mascherava una nuova costruzione. Famiglie sospese e Urbanistica scoperta. L’ordine di abbattimento del cantiere di via Fauché 9 segna uno spartiacque nella gestione urbanistica di Milano: la giunta guidata da Beppe Sala si ritrova smentita nei fatti e nelle aule di giustizia. La decisione presa ieri da Palazzo Marino non è soltanto un atto amministrativo. È prima di tutto un atto politico che arriva fuori tempo massimo e su spinta giudiziaria. E che fotografa un’urbanistica guidata dalle decisioni dei tribunali più che da una strategia di governo della città. Continua a leggere
Raid continui, scelto a caso anche il funzionario ministeriale: non è rapina. Sei i fermati. Dietro alle aggressioni alla stazione Termini di Roma ci sarebbe una gang di maranza. Per ora è un’ipotesi. Ma gli inquirenti che hanno messo insieme i filmati acquisiti dalle videocamere di sicurezza, sospettano che un gruppo di giovani nordafricani, in parte pregiudicati o con precedenti e in parte nati in Italia da genitori stranieri, si stia facendo largo, colpendo senza moventi apparenti. Spinti dalla voglia di controllare quella fetta di territorio che per lo Stato è zona rossa e uniti da una forma d’odio per gli occidentali. Continua a leggere
Rita Dalla Chiesa prende posizione sul caso del carabiniere Emanuele Marroccella: chi salva un collega finisce condannato, mentre delinquenti e recidivi tornano liberi. Un atto d’accusa contro una giustizia che scoraggia le divise, ignora le vittime e lascia i cittadini sempre più insicuri. Continua a leggere
Dopo aver organizzato proteste per l’intervento nel Paese sudamericano, Landini & C. hanno la faccia tosta di celebrare i rimpatri. Resi possibili però proprio dal blitz Usa. «È stato tutto così improvviso. Inaspettato. Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l’Italia. Ora posso fumare una sigaretta?». Non sapevano nulla della cattura di Maduro ma è stato proprio grazie a quell’arresto che Trentini è potuto ritornare a casa, assieme agli altri italiani prigionieri. Trentini era diventato un simbolo politico, specie perché a sinistra dava fastidio che il governo avesse già liberato in un blitz Cecilia Sala dalle grinfie di un altro governo di fetenti, l’Iran degli ayatollah; roba che se adesso pensi cosa le avrebbero fatto se il governo non avesse agito con la massima solerzia ti viene la pelle d’oca. Ma appunto Cecilia Sala era stato un grande successo del governo italiano e della rete diplomatica connessa. La stessa che ha agito con il fiato sul collo col passare del tempo, negli ultimi giorni un pochino di più, per riportare a casa Alberto Trentini e Mario Burlò. Non sapevano della cattura di Maduro, loro. Invece quelli della sinistra, la Cgil e Maurizio Landini lo sanno benissimo. Tant’è che nei giorni della cattura hanno allestito frettolosamente una manifestazione contro gli Stati Uniti di Trump. Che però ci ha dato una mano enorme nelle trattative per la liberazione. Continua a leggere
Cacciatore implacabile in mare, a tavola è protagonista di piatti leggendari come il cacciucco alla livornese o la bouillabaisse. Ma occhio alle spine. Si tratta di uno dei pesci più brutti che ci siano, ma al contempo dei più amati e pregiati: è lo scorfano, nome con cui ci si riferisce a varie specie di scorfano, quella più diffusa in primo luogo da noi ha il nome zoologico di Scorpaena scrofa (anche a livello nominativo allo scorfano non va proprio benissimo). Continua a leggere
Il teologo di punta del Vaticano Antonio Staglianò: «La loro natura è essere testimoni. Ma senza senso del Mistero salgono i casi di depressione e stress». Essendo un uomo, anche un sacerdote può sentirsi solo, come il giovane protagonista del romanzo del 1936 di Georges Bernanos, Diario di un curato di campagna, che, destinato in un piccolo villaggio francese, Ambricourt, deve affrontare la dura realtà delle cose e anche l’ostilità di alcuni suoi parrocchiani fino ad ammalarsi di cancro, abbracciando la sua mistica evangelica, «Tutto è grazia». Monsignor Antonio Staglianò, classe 1959, è presidente della Pontificia accademia di teologia, il teologo e filosofo di punta della Santa Sede. Vescovo emerito di Noto, è stato ordinato sacerdote il 20 ottobre 1984 e subito dopo nominato viceparroco della cattedrale di Crotone. Ha appena pubblicato Pop-Christology (ed. Ancora), un volume di 800 pagine al servizio dell’evangelizzazione. Continua a leggere
L'ex re dei paparazzi torna sotto ai riflettori dopo la vicenda giudiziaria con Alfonso Signorini. La docuserie Io sono notizia è in onda da venerdì 9 gennaio. Continua a leggere